Vivi al mondo

30.09.2024

Dopo Discomparse di Gian Maria Annovi, Eredità ed Estinzione di Giovanna Frene e Paradiso di Stefano Dal Bianco, Vivi al mondo di Daniela Attanasio (Vallecchi 2023, 126 pp., € 16) è il quarto finalista della seconda edizione del Premio Strega Poesia che, in vista della premiazione a Roma il prossimo 9 ottobre, al Tempio di Venere al Colosseo, presentiamo ai lettori di «Antinomie» con testi che abbiamo chiesto agli autori di “espandere” con immagini di loro elezione; in questo caso Attanasio ha scelto l’opera fotografica Normandia di Claudia Pampinella, che ringraziamo insieme all’autrice.

La presenza di Attanasio, nella couche poetica romana degli ultimi decenni, è stata discreta quanto costante: senza indulgere alle vagues che vi si sono alternate, il punto di riferimento che ha rappresentato e rappresenta si colloca in una dimensione più etica che estetica (ove poi si possano distinguere), come è proprio dei «maestri in ombra». Nella bella quarta di copertina che così la definisce (dovuta probabilmente alla direttrice di collana, Isabella Leardini) si parla pure d’«un ritmo ampio, confinante con la prosa»; e in effetti Vivi al mondo, fra i libri di Attanasio, è quello dove più spesso la prosa si scava un luogo specifico. Non c’è qui spazio per il conclusivo (e bellissimo) “ricordo-racconto”, per dirla à la Umberto Saba, che s’intitola La casa di via del Corallo e che, s’immagina con quanta pesanteur, Attanasio s’è risolta a scrivere in ricordo della sua «grande amica» Amelia Rosselli (Daniela faceva parte del “cordone sanitario” che, in quell’inverno malvagio del ’96, invano tentò di proteggerla da sé stessa). Ma in limine Attanasio ha avvertito la necessità di corredare il suo libro d’una serie di aforismi di poetica (datati all’indomani di quel trauma) che s’innervano, non a caso, sulle riflessioni rosselliane sulla «leggerezza della prosa».

Una leggerezza paradossale, ove (come spesso s’è ideologizzato, a Roma, negli ultimi decenni) si opini la “leggerezza”, più o meno mozartianamente nobilitata, sinonimo di “poesia”. Ma che, conoscendo la personalità di Rosselli e il suo investimento di sé nella forma poetica, psicologicamente si capisce benissimo. E così di nuovo non è un caso che il libro di Attanasio, che per temperamento parrebbe aliena da astrazioni metalinguistiche, formicoli di riflessioni appunto sul significato della poesia, sul suo peso nell’esistenza di chi in sorte abbia avuto il praticarla. La citazione adespota, all’inizio del quarto componimento qui presentato, è da Paul Celan: da quella lettera che prosegue «io non vedo nessuna differenza di principio tra una stretta di mano e un poema». È una questione di presenza: non importa (in questo caso) se reale, nell’esistenza, o virtuale, nella scrittura. Si capisce meglio, allora, come le poesie di questo libro siano equamente divise fra “dichiarazioni di poetica” e, in apparenza più convenzionali, afflati erotici rivolti a un Altro (un’Altra). Le due alterità, «lei» e «la poesia», si confondono tra loro e sono in effetti l’una senhal dell’altra (Lei, la poesia s’intitola l’ultima sezione in versi del libro). Nella «tigre assenza» dell’oggetto d’amore c’è «la più acuta presenza» (per dirla con un altro maestro, Attilio Bertolucci) della poesia vocata, quell’assenza, a pronunciare. «Lei c’è sempre stata», appunto.  

Andrea Cortellessa

‘siamo nascosti nelle cavità del pensiero – dicevi –
Siamo teste che sorridono per compiacere il canto di un’amica’
ma poi qualcosa ha spostato la mia attenzione –
la lagna di un bambino i suoi grandi occhi blu
la fissità infantile dello sguardo
la madre ha cose molto belle da raccontare
in una zona d’ombra della mente cancella parole come male
e parla della vita
oggi c’è il sole che l’aiuta e un giardino curato ricco di piante e acqua
l’acqua della fontana scorre in un percorso di canaline
dove le foglie alzano le vele
ci sono cani che inseguono fantasmi e orme di piedi piccoli per terra
orme di bambini –
ecco da queste orme vorrei ricominciare

*

se sono ancora qui a scrivere di te
è perché la tua assenza non esiste

*

oggi vorrei che tu rintracciassi le mie orme
per custodire la parte giusta del cuore
dove il sangue è rosso e la morte dorme

*

“le poesie sono doni per chi sta all’erta”
ha detto un poeta dell’essenziale
uno di quelli che non perdeva tempo

non perdeva tempo con troppe parole
andava dritto al centro senza vacillare

“all’erta” che vuol dire?
vuol dire che chi ha avuto il dono
di toccare la vita con ogni parte del corpo
e di annusare nel corpo un soffio di realtà spirituale
dovrà tenere sempre aperti i suoi cinque percettori sensoriali
per vedere di più andando oltre le linee secche dei confini
per superare la notte
sorvolando corpi celesti stelle polverose

non dovrà farsi ammaliare dalle apparenze come fanno i bambini
dovrà curare invece le rassomiglianze -questo simile a quello-
una stessa congrega di corpi e di parole
legare insieme petali di diversi colori
le chiome e i fusti arborei che fanno parte del paesaggio naturale
dovrà battere i pugni sulla tavola per farsi ascoltare
impastare la vita di odio di amore senza giudicare

‘ma il poeta non è un pensatore?’
per il poeta la cosa migliore
è fare tabula rasa di quanto ha
pensato durante la giornata –
il pensiero non ha verginità e la nostra testa
è sempre violata da pensieri passati –

il poeta scrive quando ha smesso di pensare

il poeta è un grande osservatore
guarda con lo sguardo del mondo
figura nella mente quanto gli gira intorno
che sia brutto o bello non importa
basta che risalti sui vetri della finestra
per poi sparire senza lasciare impronte

*

la guerra è lontana anzi per noi la guerra non c’è
mai stata ma cortei di filo spinato recingono
ancora l’inferno -campi dove non cresceva erba
né alberi né fiori solo ombre di vittime scalze. Eppure
le tortore continuano il loro canto luttuoso il vento
scorre fra le baracche gli stivali neri degli ufficiali sono
lucidi e loro sorridono perché l’aria è quasi di primavera –
nel tempo della vita si smorza il chiasso della guerra
si distendono i muscoli della memoria ma da un
soffione esce ancora il gas della crudeltà parola plurale
erba scura che cresce sotto la luce bianca -la crudeltà

dei suoi occhi è stretta come la feritoia di una fortezza
marmo freddo che ghiaccia le ossa qualcosa di più duro
della guerra -qualcosa d’irreale che ci schiaccia

*

quella volta a Parigi non ho scattato foto
ero lì per rivedere un’ombra la cercavo sui marciapiedi
nei ristoranti negli angoli delle strade dove tu non c’eri –
chissà se hai ancora lo stesso odore di agrumi nei capelli
se buchi il filtro della sigaretta con lo spillo se quando
fai l’amore stringi gli occhi

Parigi non mi sorprende più è un incanto scomparso
dalle mie piantagioni
ho la testa piena di versi ma non scrivo –
senza di te lo ammetto non accade nulla

*

lei c’è sempre stata
acciambellata in un angolo buio della casa

(da Di volta in volta, 1997)

La poeta o il poeta scrivono su un foglietto di carta mentre camminano, sul margine bianco del libro che stanno leggendo, su un quaderno, sdraiate o sdraiati a pancia sotto sul letto, scrivono un verso sul cellulare stando in piedi in una vettura della metropolitana… In queste posizioni si esercitano a cogliere il dono offerto solo a “chi sta all’erta”.

[…]
Amelia Rosselli ha scritto nella raccolta Documento: “Oh potessi avere la leggerezza della prosa”. La ‘leggerezza’ della prosa è per lei l’altra faccia della scrittura, quella in cui chi scrive non viene buttato senza difese nella realtà piena della vita e del proprio io ma può contare sul confine certo di una storia, immaginata o vera che sia.

Anche la prosa della poeta o del poeta che parla della sua poesia è più ‘leggera’ dei suoi versi e spesso viene utilizzata per spiegare i risvolti dell’ispirazione e della forma. È un esercizio di ‘traslitterazione’ da un sistema linguistico (poetico) a un altro (comunicativo).

Chi come Sylvia Plath o come Amelia Rosselli si addentra nella poesia andando troppo in fondo o troppo in alto, corre un rischio mortale. Meglio sarebbe navigare a vista e in superficie piuttosto che sprofondare nell’oscurità o salire in verticale fino a raggiungere rischiosi limiti. Ma una poeta è ciò che scrive e Amelia, come Sylvia, non ha avuto molta fortuna con la prosa della vita.

Daniela Attanasio

Daniela Attanasio

è tra le voci più alte e stimate della scena romana contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri per Empirìa: “La cura delle cose” nel 1994, “Sotto il sole” nel 1999 (Premio Dario Bellezza, Premio Unione Lettori Italiani), “Del mio e dell’altrui amore” nel 2005 (Premio Camaiore). Con “Di questo mondo” nel 2013 ha vinto il Premio della Giuria Viareggio-Rèpaci. Ha tradotto “Love Poems” di Anne Sexton. Come critica ha collaborato con “il manifesto”. Sue poesie sono presenti in numerose antologie fra cui “Il pensiero dominante. Poesia italiana 1970/2000” (Garzanti 2001) e “Nuovi poeti italiani 6” (Einaudi 2012).

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