Visita alla città di Sodoma

10.09.2024

Come l’anno scorso, per la seconda edizione del Premio Strega poesia (la cui serata conclusiva si terrà anche stavolta a Roma, il 9 ottobre al Tempio di Venere al Colosseo), abbiamo chiesto ai finalisti (Gian Maria Annovi, Daniela Attanasio, Roberto Cescon, Stefano Dal Bianco e Giovanna Frene) di associare una o più immagini, in senso lato “agenti” nella rispettiva immaginazione, a una selezione dai loro libri in lizza. Primo della serie è Annovi, l’unico che ne abbia materialmente incluse diverse nella compagine del suo testo (una cui prima anticipazione era infatti uscita qui). Pubblicato l’anno scorso nella collana «i domani» di Aragno (che dirigo ormai da undici anni insieme a Maria Grazia Calandrone e Laura Pugno), Discomparse (133 pp., € 18 ill. col.) nelle sue cinque multiformi sezioni dà voce agli «svociati, gli sfigurati del margine, che i discorsi dominanti negano, cancellano, dimenticano»: come nella prima parte, La scolta, che (anticipata nel 2013 da nottetempo) è ormai un piccolo classico contemporaneo. 

Nella sezione centrale, dalla quale Gian Maria, che ringraziamo, ha trascelto per i lettori di «Antinomie» la presente selezione di testi e immagini, un allegorico «deserto» è punteggiato da lapidi d’invenzione in ricordo di coloro che persero la vita per la propria sessualità (come «pier paolo», che «lascia la madre / e il mondo stupendo e / maledetto»). Il libro di Annovi è un esempio eloquente di come la testualità più intelligente del nostro tempo possa toccare in profondità temi che pertengono alla nostra esistenza associata, senza per ciò ricadere negli equivoci tribunizi e retorici della «poesia civile» d’antan. La lingua si spezza, come la pietra riarsa dalla luce spietata dell’oggi: si «squaglia» e si «diplasma» – ma solo per «innascere». Come la lingua barbarica della «scolta»: prima o poi destinata a «scalzare dal nostro domani / questo paralizzato italiano». Se tornerà possibile un dialogo finalmente potremo dire, allora, di essere nati.

Andrea Cortellessa

Fu tutto per una
maledetta questione di
alluce.

Sull’autostrada giordana
cinquanta,

direzione Mar Morto,

scendendo dal predellino
l’autista dell’autobus.

Il taglio profondo,
l’arrivo dell’elisoccorso.

Poi fummo soli
nel deserto.

Turisti omosessuali
e sangue sulla sabbia.

*

L’avvocato di Aversa
calvo, sposato col personal
trainer di Avellino,
chiedeva:

continuare? e per dove?

e chi guida ‘sto pulmino?

S’offerse infine
l’istruttore di yoga di Asti,
che disse:

sapevo che un giorno
sarebbe servita
la mia passione per i
camionisti.

*

C’è Sodoma qui sulla carta
a due passi

è di strada

ma cazzo,
facciamo un salto, ragazzi:

geometra di Faenza
con la pancia

con i sandali di plastica.

[…]

Ma è questa?
Il prof di Bologna col pechinese
che lecca la polvere
dal finestrino.
Ma guarda che storia pazzesca.

E discese.

*

Guardiamo tutti dintorno
senza scorgere niente.
Le mani visiere,
ventagli i volantini a parte,
il veronese,
venditore ambulante
col mini ventilatore cinese.

*

Colore di pane bruciato di
ciprie di zolfo di
bitume
all’orizzonte.
L’acqua lontana una lastra di zinco
erosa quasi da rado verde d’erba

da sale.

Sodoma è questa cosa azzerata
e terrosa,
fosse basse le case
e mucchi di pietre rosa
esausti mattoni
e guano e sole

È da qui che veniamo?

[…]

[…]

Inizia uno, prima, poi
altri, come leggendo davanti
a lastre

o cippi

o stele immaginarie:

Tornano spenti
oracoli, sui seggiolini
dell’autobus
in corsa dal niente.

Prima silenzio.

Russa il barista, Renzo,
d’Avellino.

Poi smorto il mare
slarga l’orizzonte
lontano s’avviva.

L’avvocato d’Aversa
si vede
già sulla riva.

Piano si scorgono
strisce bianche
d’alberghi
corpi sull’acqua
distanti
che fanno il morto.

I fanghi! I fanghi!
fa lo yogi che guida.
E poi spiega lo yang

(corre il bus)

e lo yin

(perpetuo e remoto)

Ci sarà l’acquagin?

Gian Maria Annovi

Gian Maria Annovi

(Reggio Emilia, 1978), poeta e saggista. Vive a Los Angeles dove insegna presso la University of Southern California. Tra le sue pubblicazioni, le più recenti includono la raccolta poetica “Persona presente con passato imperfetto” (Lietocolle, 2019), e il saggio “Pier Paolo Pasolini: Performing Authorship” (Columbia University Press, 2018), per il quale ha ricevuto il premio Flaiano e il MLA Howard R. Marraro Prize per l’Italianistica.

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