Napoli, muri

È la foto di un dipinto del 1782 di un artista inglese, Thomas Jones. Titolo alla National Gallery di Londra dove è esposto: A Wall in Naples.

Jones è noto soprattutto per i suoi quadri della città che amava, Napoli. Ma la amava veramente?

In apparenza egli era attratto da case e tetti di Napoli, ma in realtà dipingeva quasi sempre muri. Il muro – a differenza delle calde mura di una casa – è qualcosa che separa, che blocca la vista. Insomma, i quadri di Jones bloccano la vista di Napoli… Come in questo bellissimo che propongo qui. Questo muro ricorda il drappo che Zeusi voleva togliere dal quadro di Parrasio per vedere finalmente… la cosa. In effetti, anche Jones non rappresenta Napoli, dipinge qualcosa che ostruisce Napoli. La si suppone al di là del muro. O Napoli stessa è un insieme di muri?

Quel che in questo quadro fa supporre una casa di cui vediamo solo il muro screpolato sono le tracce di esseri viventi attorno a una finestra singola, un lenzuolo cadente (quello che velava il quadro di Parrasio?), dei panni… Dietro il muro, si presumono degli abitanti… murati. Che tipo di vita potrebbero mai avere questi abitanti? Forse quella finestra-feritoia è un’allegoria della Napoli viva: la si presuppone. Ma non la vediamo. Per Jones, Napoli era una città di morti.

Anna Maria Ortese scrisse Il mare non bagna Napoli. Anche a lei il mare fu sbarrato. Io sono nato a Napoli e ci ho passato la prima gioventù. Ma l’ho mai vista? Jones non vide il cielo, Ortese non vide il mare, e io che cosa ho visto?… Ho visto il muro, sempre. Sapevo di vivere dietro un muro.

Sergio

già ricercatore del CNR a Roma, esercita come psicoanalista e scrive da filosofo. È stato Visiting Researcher alla New School for Social Sciences di New York, insegna psicoanalisi in vari istituti in Russia, Ucraina e Italia. È presidente dell'Istituto psicoanalitico Elvio Fachinelli. Ha fondato nel 1995 l’”European Journal of Psychoanalysis”, di cui è stato direttore fino al 2020. È redattore della rivista di psicoanalisi “American Imago”, e della rivista americano-iraniana “Psychoanalytic Discourse”. Ha collaborato e collabora a varie riviste culturali sparse per il mondo, americane, tedesche, francesi, ungheresi, spagnole, italiane, lituane, ecc. Ha pubblicato vari libri in italiano e in molte altre lingue. Tra i più recenti: “Accidia” (il Mulino), “La gelosia” (il Mulino), “Lacan oggi” (Mimesis), “Leggere Freud” (Orthotes), “Godere senza limiti” (Mimesis), “Conversations with Lacan” (Routledge), "La ballata del mangiatore di cervella" (Orthotes 2020).