Federico Ferrari

(Milano, 1969). Insegna Filosofia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 ha creato e, poi, diretto il biennio specialistico in “Visual Cultures e pratiche curatoriali”. Nel corso degli ultimi venti anni ha indagato le possibili decostruzioni dell’istituzione museale, all’interno di una più vasta perlustrazione sullo statuto ontologico dell’immagine nel mondo contemporaneo. Tra i suoi ultimi libri: “L’insieme vuoto. Per una pragmatica dell’immagine” (Johan & Levi, 2013); “Oscillazioni. Frammenti di un’autobiografia” (SE, 2016) e, con Jean-Luc Nancy, “La fin des fins” (Kimé, 2018).

Mystic Machine

Nell’opera di ogni artista si dà una pietra angolare. Non sempre si tratta di un lavoro monumentale o particolarmente appariscente. Spesso è, anzi, un indice nascosto, discreto, quasi camuffato.

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La promessa mancata

Queste opere di Morris parlano, in primo luogo, di una rimozione del corpo. Una rimozione, naturalmente, anche in senso psicanalitico. Il corpo è il grande rimosso della nostra civiltà.

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Gli occhi rovesciati

C’era in lui un che di stonato. Spesso, quando non stava rintanato in casa ed era costretto a frequentare la società, si poteva vederlo appartarsi e restare silenzioso, anche per ore. Era

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