È stata presentata in anteprima al Salone del Libro di Torino la nuova serie della collana di poesia «I domani» dell’editore Aragno, passata nelle giovani e capaci mani di Bernardo De Luca, Carmen Gallo e Chiara Portesine. I primi titoli sono Traversata notturna del canale di Suez di Raimondo Iemma, Lumina ex Ade di Silvia Tripodi e La scena tagliata di Giovanna Marmo, corredato quest’ultimo dai disegni dell’autrice. Per la cortesia dell’autrice e dei curatori, ne offriamo una scelta ai lettori di «Antinomie».
Una piega nelle labbra
Divagare sempre. Raccontare
la storia migliore, ritardando
i passi. La realtà precede i sensi,
tra le forme indistinte delle cose.
Eppure, ogni palco
è separato dagli altri.
Non abbiate paura:
non esiste inizio,
questo è il motivo.
Mille lampadari sono rimasti accesi,
orologi a pendolo cantano senza fine.
Diapositiva a colori
Lo spettacolo inizia dalla fine.
La scena si riempie e si svuota,
come un cuore stanco.
L’onda delle luci va e viene
sui volti. Ti ho vista,
seduta di spalle al pubblico.
Tra gli specchi di un caleidoscopio.
Senti i colori che
le cose nascondono?

La prima scena
Riconosco la tua voce nell’ombra.
I miei ricordi sono il tuo passato.
Come ti senti ad essere l’ultima?
La mia memoria dipende
dalle tue azioni.
Siamo le uniche persone visibili:
tra ramo e ramo, torniamo sempre
alla prima scena.
Perdiamo la luce che separa
dal mondo reale. Dietro il fondale,
cielo ovunque.
Il palco è un’isola senza vita,
in un abisso di gelo e stelle.
Non siamo noi
è la scena ad essere tagliata.
La belva malata
La belva malata si trascina
in un angolo per
non essere attaccata.
Una pedana taglia la platea.
Prima della fine, l’assassino
si dichiara al suo doppio:
l’assenza ti avvolge,
la solitudine è la tua compagnia.
Finite le prove, resta l’odore
della belva. Vorrei ancora dirti:
non c’è ragione. Il corpo dell’attrice
è solo la tana
in cui qualcosa accade,
e poi muore.
Esco confusa dalla sala,
mi lascio scivolare sulle scale mobili.
Un Senza-Volto
Era lui? Ti ha trovata?
Non riesco a vedere l’interno
della buca del suggeritore.
L’ombra si sposta.
Il presente ha una luce,
che non posso toccare.
Ma, sento un’ospite invisibile.
Un Senza-Volto,
pronuncia le mie battute,
modula la mia voce
dietro le quinte.
Un volto opaco,
con un suono che non ricordo.

Essere domanda
Essere domanda in una stanza
vuota,
con occhi
che non
si staccano da occhi
che ti inseguono.
Ti invitano, ti seppelliscono
in una sola scena
e vorresti sapere perché,
le ombre si confondono
in una stanza vuota.
E tutte quelle controfigure che
si cercano nel buio.
Il gesto sbagliato
Il corpo è in platea. Quando
le luci di sala si spengono,
sale sul palco, prima del pensiero.
Si ferma, fa un passo indietro.
La parola lo segue, cade.
Si taglia sul gesto
sbagliato.
Chi sono quando nessuno mi vede?
Ho provato a restare immobile,
a farmi superficie sul palco.
Il tempo si piega, ma non ritorna.
A volte mi tolgo le scarpe,
per sentire le tracce degli altri,
sotto le mie.
Qualcosa mi aspetta.
Nel fondo cieco, tra le nervature
delle assi che sussurrano
tra le vertebre dei cavi, serpenti
di rame, nel respiro dei fili e vene
che non esistono.
La fame cammina
La fame cammina sotto il tappeto
del proscenio. Sul palco costumi
non indossati si muovono da soli.
Le cuciture si aprono.
Larve vive tra i bottoni, larve
morte nelle scarpe.
Tutti applaudiamo,
con le mani infette.
Tutti respiriamo per
fare entrare le uova.
Il teatro è il nostro nido.

Tutti applaudono come se
Tutti applaudono, come se
il rumore potesse salvarli
prima che il sipario si chiuda,
perché il vuoto non è
solo un buco,
è un orizzonte che respira
e il corpo è troppo piccolo.
Chi guarda la linea rossa
non torna,
diventa
parte del buco vuoto.
Non so chi stia scrivendo
Con quanta forza è
spinta la penna?
Chi sta scrivendo adesso?
Non sono io. Io non scrivo.
Non sono la penna, sono
il confine
che brucia la carta.
La paura è il mio strumento
Ѐ la mia voce fuori campo che vi parla:
Non sopporto la luce,
indosso occhiali scuri.
Non vedrete mai i miei occhi nudi,
sono capovolti: guardano dentro,
è il negativo del mondo.
Lo so, può sembrarvi io stia
recitando, ma non è così.
Non mi nascondo nel buio,
per voi sono l’oscurità.
La cosa cruda che ci abita tutti.
Mi nutro di granchi
e vi scavo
con fame lenta e feroce.
Inutile fingere che non esisto.
L’inquadratura trema,
qualcosa brucia ai margini:
è la mia lingua riflessa.
La paura è il mio strumento.
Inquadro, taglio su nero,
smonto in sequenza.
Il massacro accade ora,
davanti l’obiettivo,
e l’occhio della macchina
non potrà impedirlo.
Non chiedetemi cosa resterà dopo.
Giovanna Marmo
La scena tagliata
Aragno «I domani», 2026
84 pp. ill. b.n., € 15
