Pesaro

Ora che ho nutrito la legge della mano sinistra, come un bivacco dello sguardo, ora che l’ustione ha sbiancato l’esodo delle palpebre per conservare luminosa la preistoria delle stelle, ora e soltanto ora posso scriverti...

  • Ora che ho nutrito la legge della mano sinistra, come un bivacco dello sguardo, ora che l’ustione ha sbiancato l’esodo delle palpebre

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  • Caro Marco, doveva essere l'alba per leggere il tuo scritto dentro Rubina Giorgi. Leggerlo nel cominciamento, nel sorgivo, nella sterminatezza della luce.

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  • Cara Tess, ricordi quel film di cui ti parlavo, dedicato a Alexander Iolas? Mi è tornato in mente leggendo le lettere di

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  • Costruirsi la propria “carte postale”, costruirsi il proprio sguardo con le rovine di una civiltà.

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Napoli

Napoli d’estate è uno scivolo spaziotemporale. Scendi dal treno e sei in un luogo perduto che il tuo corpo conosce e ne prova spavento ed euforia.

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Tokyo

Cari amici, vi mandiamo una cartolina da dove non siamo. Quest'anno non saremo là, e l'anno prossimo, e quello dopo ancora, chi lo sa.

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Isola d’Elba

Vacanza molto ‘casalinga’, in Toscana, ma in un tratto di costa dell’Elba più selvaggio, senza spiagge, con pochissimi alberghi, molto anni ’50.

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Lascaux

Mia cara, dal fondo della caverna ti mando queste bestie. Spero che tu possa liberarle dove e come vorrai, ma soprattutto nelle biblioteche e nelle librerie.

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La carte postale

“Indirizzarsi” per iscritto comporta, su qualsiasi medium si svolga, «un contatto con fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo.»

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La narrazione fotografica di Chris Marker

La jetée è la piattaforma di osservazione, da cui parte e arriva la visione indotta. È il punto in cui si riattiva continuamente un ciclo infinito, forse quello dell’illusione di tutti i mortali che si proiettano verso altre vite.

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Scrivere, rispondere, risuonare

“Chi scrive risponde” dicevi, diceva, subito aggiungendo, me ne ricordo bene, “chi scrive risuona”, determinando così, come se niente fosse, un programma, il più esigente di tutti – quello che verrà considerato come assoluto a partire dall’esperienza di scrittura dei romantici di Jena.

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Nella tua amicizia c’è trasparenza

Troppo vicino ti sento, caro Jean-Luc, per scriverti. La nostra vicinanza spesso non ha bisogno di parole, perché oltre che di conversazioni su tutto è fatta di abitudini insieme, di piaceri comuni, di paesaggi invernali ed estivi, di opere d’arte viste per la prima volta.

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Inalterabile

L’ultima volta che ci siamo visti, mi hai detto: Sei cresciuta! Ti ho ricordato quanti anni ho e ne hai dedotto che dovevi essere tu ad esserti rimpicciolito. Ma la verità è che non smetti di crescere.

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Kafka, radio naturale

«Vivere è passare da uno spazio all’altro cercando il più possibile di non farsi troppo male». Lo scriveva Georges Perec in 'Specie di spazi', uno strano bestiario uscito nel 1974 che invece di specie di animali rari cataloga e descrive specie di spazi frequenti, comuni, noti e forse, proprio perché noti, talvolta non veramente conosciuti.

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Aspirare la vita. Alejandra Pizarnik

Non si dà nessuna parola finale nella poesia. Non si dà nessuna parola ultima nella vita. Lo sappiamo, ormai. Ma la vita e la poesia si ostinano a voler dire l’ultima parola, a ricercarla, a dare un significato a quel che non ne ha.

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Contro-sole

Come se dagli occhi scivolasse una lacrima di parola e il silenzio prendesse il testimone per cercare un’immagine del suono oltre quell’oltre in cui siamo stati una volta per sempre la terra.

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Il monumento a Felice

Nell’accesa discussione sui monumenti delle ultime settimane, si è trascurato forse un aspetto non secondario: a volte un monumento può suscitare una certa simpatia che il personaggio a cui è dedicato non merita affatto. Così capita che, volendo saperne di più, le statue ci facciano dischiudere orizzonti di storie inaspettati.

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Incipit per Robert Lax

A München nel 1999, grazie a un incantevole video, ho conosciuto Robert Lax. Provai stupore dall’umanità del suo essere, dal suo sguardo anacoretico che inspessiva di significati lo schermo, dalla sua semplicità disarmante.

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Macedonio il fantasmatico

L’«almismo ayoico» di Fernández non si limita, sulla scia di Schopenhauer, ad inseguire i fantasmi e a partecipare alle loro baraonde. Il suo intento è più ambizioso – e disperato. Scrivere fantasmando la scrittura stessa...

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Cosmopolis

Pesaro

Ora che ho nutrito la legge della mano sinistra, come un bivacco dello sguardo, ora che l’ustione ha sbiancato l’esodo delle palpebre

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