Open-end. Le figure di Marlene Dumas

Visitando "Open-end", la prima grande personale in Italia di Marlene Dumas a Palazzo Grassi, si ha la sensazione di trovarsi di fronte alla pittura e al suo continuo farsi, reinventarsi, alla sua inaudita rinnovata capacità di colpire. Ovunque intorno occhi, corpi, mani, schiene, sguardi, apparizioni di figure che ci dicono dell’amore, della morte, della tenerezza e della rabbia, del lutto, dell’umano.

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Le lettere rubate di Sophie Calle

Difficile classificare l’opera di Sophie Calle. Eccentrica, instabile e ripetitiva al tempo stesso, suscita continue domande e oscillazioni. Abita un territorio non solo e non tanto di confine ma di deliberata trasgressione dei confini, a molteplici livelli: formale, operativo, istituzionale, tematico. E in questo tratto trasgressivo sta molto del suo fascino e della sua forza.

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Sono uno scrittore, ma nessuno è perfetto. Billy Wilder reporter

Karl Kraus provocò l’espulsione da Vienna dell’editore che diede lavoro per primo nei suoi giornali di pettegolezzi e scandali a un diciottenne sfrenato arrivato negli anni Venti dalla Galizia polacca. L’umorista corrosivo però gli fu da esempio, probabilmente, con la sua scrittura fatta di ellissi, aforismi e iperboli, fino a contagiarlo con una creatività linguistica spericolata. L’editore era l’immigrato ungherese Imré Békessy, che ricattava i notabili di città minacciando di pubblicare i loro segreti inconfessabili, e il giovane reporter era Billie Wilder, ancora senza la y, prima di arrivare sulle sponde del Nuovo mondo, dopo una tappa a Parigi.

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Talismano Abel Ferrara

“Ogni film è potenzialmente uno snuff movie.” È il 1993 e così Abel Ferrara si esprime nel corso di un’intervista apparsa sul numero 473 dei “Cahiers du cinéma”. È appena uscito "Occhi di serpente", un titolo ch’è la traduzione letterale del titolo originale voluto ma non ottenuto dal cineasta: "Snake Eyes". Nel gioco dei dadi lo "snake eyes" è il doppio uno: il punto più basso, il numero perdente. I produttori della pellicola hanno ritenuto che un titolo del genere portasse sfiga e gli hanno preferito "Dangerous Game". Titolo più generico, non ci piove, ma non fuorviante: il gioco pericoloso è il

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La vita dello schermo

Nel suo saggio "La règle du jeu. I videogiochi tra cultura e design", Daniele Pomilio ragiona sul fatto che, per mezzo delle tecnologie audiovisive, i programmatori (agli antipodi dei tradizionali narratori) sviluppano un vero e proprio processo creativo curato sotto ogni punto di vista: dalla coerenza tematica tra ambiente e protagonista fino alla convergenza tra interattività e intreccio narrativo, in modo da garantire al giocatore un’esperienza di senso compiuto. Senza dilungarci sulla fondatezza delle proposizioni di McLuhan, qui davvero il medium è il messaggio: l’esperienza sublime coincide con l’esperienza videoludica, e scopo del programmatore è quello di motivare il giocatore ad andare

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Dissequestrare Andromeda

Io, queste donne, Andromeda ed Hélène, / che ovviamente non si equiparano – sono due mondi /
remoti – anche se poi, l’una e l’altra, vivono / sullo stesso pianeta, nelle stesse ore, / queste donne avrei voluto / che fossero davvero qui, nella loro massima / concretezza, non vorrei mai, / per un rispetto nei loro confronti, e anche nei miei, / che fossero delle figure troppo cartacee, /
vaghe, fatte di parole allusive, senza i segni distintivi / della vita materiale, della loro classe, del secolo, / ma anche semplicemente della piccola ansa / geografica, in cui i loro corpi,

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Cecità siberiana. Su un film di Clément Cogitore

Si apre con una profezia 'Braguino ou la communauté impossibile', il docu-film della durata di 49 minuti che l’artista visuale francese Clément Cogitore (Colmar, 1983) realizza nel 2017 andando appena oltre il chiasso della Storia, precisamente a circa 700 km di distanza da ogni segno di civiltà umana, nel mezzo della Siberia orientale. In questa terra lontana vivono i Braguine e i Kiline: due famiglie e due villaggi - divisi da un confine in un territorio naturalmente sconfinato - ma anche due sguardi ciechi l’uno verso l’altro, in conflitto permanente. 'Braguino' è la superficie di questa rivalità di vicinato, ma anche un’indagine

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La fotografia come medium estendibile

L’immagine che vediamo è sempre lo specchio di qualcosa che già possediamo[3] nella nostra mente? Cosa sta tra noto e non noto, fra visibile e invisibile, fra immagine e figura, tra corpo e simulacro? Per i cristiani l’incarnazione del Verbo, divino e invisibile, avviene nel figlio visibile. E per la Natura? Ogni giorno il mistero della vita pulsa negli esseri animali, vegetali, minerali. E pure l’azione indifferente e democratica della morte e della fine pulsa in ogni essere che è venuto al mondo. Quindi cosa è veramente una immagine? Agostino si figura una interessante lettura: “Si chiama immagine una tavola e ciò

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La franca sostanza della morte: Ivano Ferrari se ne va

Ivano Ferrari è morto. Il male lo aveva attaccato da tutte le parti. Erano anni che lottava come un toro bravo nell’arena. Erano anni che il suo tercio de muerte si protraeva. Più volte lo avevano dato per spacciato. Il colpo di grazia era stato annunciato. Il quadro clinico generale era precipitato. La carcassa già bella che provata, qui e lì sbranata. Ivano caracollava ma non s’accasciava. Più volte gli abbiamo augurato di andarsene. Più volte chi gli voleva bene ha desiderato che smettesse, una buona volta, di soffrire. Cuore ossa polmoni occhi gambe mani, non c’era un cazzo di

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Giovanni Fontana, o della dismisura

Conosco Gianni Fontana da non so più quanti anni; per brevità dirò che sono una trentina. Cominciai a collaborare, ancora studente d’università, con una rivista, «Dismisura», della quale Gianni era qualcosa di più che il direttore: dal suo cappello a cilindro usciva tutto, le richieste di collaborazione come la confezione tipografica, sempre elegante, sempre funzionale. Perciò, adesso che scrivo, qui, una nota per il catalogo che di Fontana ripercorre l’intero tragitto, do avvertenza al lettore. Si tratta di una testimonianza, non di una recensione. E di una testimonianza faziosa: in essa si troveranno i segni di un’amicizia che continua a distanza; e

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Nell’acqua, o nell’aria. Leggere Enrico Ghezzi

Per Enrico Ghezzi, la tele/visione rimarca innanzitutto uno scarto, un differimento temporale-culturale, il tempo-reale d’una mutazione irreversibile (lo sfasamento in fuori-sync, leggendario e sempre più necessario, come grammatica minimale, ineluttabile, del recepire, de/sintonizzante), ma poi lo sminuzzarsi, forse frattale, d’una indifferenziante enciclopedia: «alfabeto infinito già dato», o «vortice enciclopedico», pure («di nomi teste corpi giochi generi»), all’infinito proposto e riproposto, in cui emerge e si sommerge una memoria, collettiva, del desiderio (del flusso); nel loop del suo ricomporsi nello spazio recludente dietro/dentro il cristallo, può tuttavia fluidificarsi intiera una «banca data di immagini e insiemi di immagini richiamabili a piacere», come tessere

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Rifigurare per autenticare

Mai come in questi giorni (aprile 2022) noi avremmo bisogno di principi generali e di istruzioni procedurali affidabili per orientarci in una “guerra delle immagini” che ci disorienta e ci sgomenta perché i suoi contenuti documentali, le “immagini della guerra”, ormai ci raggiungono nella condizione di una sconcertante destituzione di forza testimoniale. Penso ad esempio all’habitus – consolidato nei servizi televisivi almeno a partire dalla seconda guerra in Iraq – dell’uso intercambiabile e totalmente decontestualizzato di interi repertori di immagini che vengono riproposti in loop dando per scontato che lo spettatore abbia già sottoscritto un patto relativo alla più totale indifferenza per

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Fotosintesi nucleare

La fotografia in bianco e nero, sfocata e poco leggibile, mostra la silhouette di un pesce, con la metà posteriore trasparente e la metà anteriore di un bianco lattiginoso. Così descritta, l’immagine non è di alcun interesse, ma è il contesto a restituirne il ruolo unico nella storia della visualità contemporanea. È pubblicata in "Operation Crossroads. The Official Pictorial Record", un libro del 1946 che, attraverso 228 illustrazioni, racconta il “Miracle of Modern Miracles”. A quale evento si fa riferimento? All’energia atomica, come riporta la bandella senza ombra d’ironia: “Interi popoli sono inorriditi di fronte allo spettro di questo poderoso Colosso di

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David LaChapelle, il pittore della vita postmoderna

LaChapelle mostra quel che è sotto gli occhi di tutti, quello che invade in ogni istante il nostro campo visivo, il cuore pulsante dell’irrealtà nel corpo stesso del reale. Mostra un mondo di rovine. Cerca di salvare il salvabile. Si interroga su cosa sopravviva della nostra storia, artistica e spirituale, nella narrazione in loop e da soap opera dei nostri anni. Ricerca elementi di spiritualità dove non c’è che prosaica ricerca di successo mondano. Inserisce iconografie rinascimentali all’interno di un immaginario da campagna pubblicitaria di una a scelta tra le s.p.a. del mondo del fashion. Talvolta i risultati visivi sono sorprendenti; talvolta

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Into the rewild, o l’Europa ferale

Da alcuni mesi sono immerso negli accesi dibattiti sul 'rewilding' e non ne sono ancora venuto a capo. Per semplificare, in linea generale questo consiste nella cessazione – se non nella cancellazione – di ogni attività umana dalla fauna e dalla flora terrestri, lasciando che l’ecosistema si ricostituisca ed evolva a suo ritmo, in assenza delle nostre sollecitazioni. Un 'laissez-faire' in cui la natura, secondo l’espressione corrente, riprende i suoi diritti. Che si possa creare un immenso rifugio ferale nel cuore dell’Europa? Mi sembra giusto porsi la domanda oggi, 22 aprile, in occasione della cinquantaduesima Giornata della Terra e a pochi giorni

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Lo spazio delle donne nel nuovo cinema francese

Di fronte ad alcuni dei film presentati dalla rassegna "Rendez Vous. Festival del nuovo cinema francese" (iniziativa giunta nei giorni scorsi alla sua XII edizione), accomunati dall’essere incentrati su storie di donne alla ricerca di uno spazio di libertà, indipendenza, visibilità, riconoscimento e felicità, irresistibile è stata la tentazione di ricorrere a una chiave interpretativa da poco proposta da Daniela Brogi in una “Vela” Einaudi intitolata appunto "Lo spazio delle donne". Riflettendo sullo spazio come “campo di espressione e verifica delle identità”, la Brogi sottolinea quanto, specie per le donne, abbia “funzionato come cifra di un destino imposto”. La costellazione di spazi,

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Cadaveri squisiti

'Ils ont tué une femme le printemps été vivante au bord de la piscine': questo è il cadavere squisito che viene alla mente aprendo le pagine 6 e 7 del Corriere della Sera dell’8 aprile scorso: pagine correttamente gender nella preminenza di figure femminili, morte (la mano disseccata con la fede al dito sembra quella di una donna anziana) o vive e splendenti con l’indicazione spring summer 2022 (modelle che incedono sul bordo di una piscina luminosa mentre due maschi efebici, in scala minore, sono relegati in basso). Immagini di vita reale dove la morte irrompe lercia e devastante accanto ad altre

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Celan, cantabili resti

In Celan il Ricercare è il modo in cui la disarmonia trova espressione in una polifonia di voci, in cui si organizza. Ed è qui, a partire da un inedito del 1961 che si chiama proprio 'Ricercar', la scoperta di Miglio dell’attingere distruttivo di Celan da forme musicali del passato. Rimembrare è smembrare. «L’uso meticoloso di relitti di forme metriche comporta anche una distruzione sistematica dei contesti e degli schemi cui esse appartengono, degli ordini valoriali che le hanno sostenute, del loro ethos; la “citazione” di forme come la Fuga, lo Stretto, il Ricercar segnala il loro smantellamento, ma ne mantiene il

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Lorenzo Lotto tra visione e rivelazione

Lotto si affida alla visionarietà per percepire, anche attraverso i sensi, una rivelazione. La cerca attraverso la realtà, come fosse una sfida, in un corpo a corpo continuo con la tangibilità delle cose. La cerca con uno sguardo simile a quello dei più interessanti pittori lombardi del suo tempo, con il lume del verismo di stampo nordico. Però nelle sue opere intende fissare qualcosa che abbia la forza di durare di più di quanto faccia il tempo della realtà stessa. Per questo, aderente alla verità delle cose e della vita stessa, insegue qualcosa che illumini da fuori. Ricerca una sorta di intuizione

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Bambini “anfibi”

A chi parlano i 'picturebook', gli albi illustrati che in libreria troviamo tra gli scaffali di letteratura per l’infanzia? Quest’anno il premio Malerba per l’albo illustrato, alla sua VI edizione, ha rispecchiato perfettamente tale carattere anfibio e anfibolare del genere. La giuria ha infatti votato non solo per tre volumi che hanno queste caratteristiche, ma per un podio che racchiude tutti i pubblici e tutti i soggetti, e la cerimonia di premiazione si è svolta all’interno della Bologna Children’s Book Fair, tra i più importanti eventi al mondo dedicati alla letteratura per bambini e bambine, ragazzi e ragazze (e popolato da adulti,

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L’immagine, l’infante

L’infante non guarda l'immagine, non si commuove nel vederla; l’infante è l'immagine, è la sua infinita genesi, proprio perché lui non la vede fino in fondo, l'immagine, non sa che ogni immagine è un inizio, un destino. E forse non lo sa perché l’infante sa di essere, lui, un inizio, un inizio che può continuamente iniziare e ricominciare senza fine a girare su se stesso, a far girare la propria vita e far girare il mondo, a far sì che non sia lui a dover seguire i movimenti del mondo, ma sia il mondo a girare intorno a lui. Contemporaneamente dentro e

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Le Metaspore di Anicka Yi

"Quando due mani si toccano, quanto sono vicine? Qual è la misura della loro vicinanza?", riflette Karen Barad, "Quali formazioni disciplinari della conoscenza, partiti politici, tradizioni religiose e culturali, autorità competenti per le malattie infettive, funzionari dell'immigrazione e decisori politici non hanno un interesse, se non una risposta commisurata, a questa domanda?". Ogni apertura al mondo, in quanto tensione verso l'Altro da sé, porta a contemplare la propria alterità costitutiva. Dove finisco io e dove cominci tu? Quali implicazioni sociali, politiche, culturali ed etiche e quali potenziali affetti e paure chiama in causa il contatto con l’alterità? Questi interrogativi mi risuonano in

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Lo strano posto della religione nell’arte contemporanea

L'assenza pressoché totale di opere autenticamente religiose nella produzione artistica contemporanea rappresenta ormai una certezza. La fede sembra abbia ceduto il passo a una sorta di ironica irriverenza, apparentemente necessaria per affrontare e rappresentare il proprio credo. Eppure, si tratta, di un fenomeno consolidatosi nel tempo, antecedente al Postmodernismo. Questa falla, infatti, affonda le proprie radici nel Rinascimento, attraversando l'Ottocento e la contemporaneità. In "Lo strano posto della religione nell'arte contemporanea", James Elkins – professore di Storia dell'arte, teorica e critica presso l'Art Institute of Chicago – si propone di comprenderne le motivazioni, prendendo a esempio l'operato di cinque suoi studenti, nell'intento

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Cosmopolis

Imago

Microgrammi

Post-letteratura?

Questo libro di Maria Teresa Carbone, evolutosi nel tempo in parallelo all’evoluzione (o involuzione, come sostiene più d’un interpellato) del social network

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