Gustav Metzger e il “progetto Stoccolma”

Gustav Metzger denuncia senza successo la presunta immaterialità della questione ambientale, proprio in occasione della Conferenza di Stoccolma del 1972, concretizzando in anticipo la teorizzazione del concetto stesso di iperoggetto. Il lungimirante e irrealizzato progetto presentato dall’artista si propone di mostrare al pubblico le possibili e disastrose conseguenze derivanti dall’inquinamento atmosferico, sottolineandone l’apparente immaterialità.

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Dostoevskij, l’occhio e la penna

Dostoevskij fu un grande divoratore di immagini. Utilizzo questa espressione non a caso, perché il rapporto che lo scrittore intratteneva con le immagini d’arte fu talmente intenso da provocare in lui emozioni e reazioni fisiche talvolta convulse. La meticolosa Anna Grigorevna, nel suo libro di memorie, annota fedelmente il ricordo del momento in cui Dostoevskij incontra due delle opere che più influenzeranno la sua immaginazione, la Madonna Sistina di Raffello e il Cristo morto di Holbein. Come spesso capitava allo scrittore dopo un’emozione intensa, la sua mente cedeva a quegli stati di quasi incoscienza che accompagnavano gli attacchi epilettici cui era soggetto.

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Dimenticare la ‘coolness’, disfare la rendita

La frustrazione aleggia non solo tra gli architetti e gli ingegneri, ma anche tra tutti gli smaniosi adepti del fare, e in generale tra gli attoniti spettatori del grande spettacolo globale della crescita urbana neoliberista. Cooptati in una gara perenne tra metropoli situate in regioni, stati e persino continenti diversi, i cittadini si sentono sminuiti, addirittura deprivati, se sul territorio non atterrano nuovi quartieri smart e green, musei ibridi e polifunzionali, torri iconiche in grado di alimentare il proprio “orgoglio”. Non è più una pura questione di traffici locali, di affari e appalti da spartire tra la borghesia consolidata e i nuovi,

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Il silenzio dell’arte, tra mistica e interpretazione

Se dovessi riassumere in due parole cos'è il silenzio dell'arte che Federico Ferrari ha scelto come titolo del suo ultimo libro, direi che è, allo stesso tempo, una malattia e una terapia. Il mondo dell'arte soffre di un «eccesso di volontà di significazione» che non dice più nulla: l'ipertrofia della chiacchiera è diventata un rumore bianco che equivale al silenzio. La terapia è restituire il vero silenzio all'arte. In cosa consista questo vero silenzio è il nucleo essenziale del libro.

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Ortopedica, pedagogica, didascalica

Una Biennale sotto la duplice, sinistra insegna della pandemia e della guerra in Europa – il padiglione russo chiuso e vuoto come segno inequivocabile del ritorno della Storia, i lutti, la paranoia, l’anomia degli scorsi due anni ancora ben vivi nella memoria. A contrasto, l’esposizione internazionale curata da Cecilia Alemani, "Il latte dei sogni", si presenta come un’indagine intorno a un tema-feticcio del decennio prima – la politica e l’estetica dell’identità –, oggi fatalmente eclissato dall’irruzione di eventi cataclismatici che trasformano in forme impreviste e violente le relazioni tra individui e comunità, tra narrazione e verità, tra umanità e natura. Dalla sfasatura

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‘Tenet’. Futuro e presente in conflitto

Dal principio dell’Evo moderno e per molti secoli, presente e futuro sono parsi muoversi nella stessa direzione. L’armonia non era forse sempre perfetta, ma non c’era presente che non preludesse di buon grado al futuro, che non vi si proiettasse fiducioso. Non c’era futuro che non facesse da orizzonte delle coerenti speranze del presente, che non le benedicesse come fauste. Tra le ideologie moderne c’erano differenze di superficie, ma tutte, liberali o libertarie, come alcune si sono pretese, o totalitarie, come altre si sono annunciate o, sovente, rivelate, condividevano nel loro presente l’idea di un “sol dell’avvenir”.

Da un po’, da quasi mezzo

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Lotman tra le muse

Indefesso propugnatore di un modello sistemico di cultura in cui tutto circola, interagisce e si modifica, Jurij Michajlovič Lotman, essendo inviso alle autorità sovietiche e pertanto privo di un passaporto per l’estero, non aveva mai varcato le frontiere del suo paese. Finché nel 1989, grazie alla fondazione Alexander von Humboldt, poté recarsi in quella che per qualche mese ancora sarebbe stata la Germania dell’Ovest. A Monaco, costretto ad aprire un conto in banca, nell’attesa si auto-ritrasse in un ironico schizzo, pluri-semanticamente intitolato 'Lotman v banke' – 'v banke' in russo può significare “in banca”, ma anche “nel barattolo”. E un contenitore trasparente,

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Luci sulla guerra. ‘Bellum’ di Carlo Valsecchi

Quando Carlo arriva, sto perdendo tempo a rimirare lo scaffale davanti ai miei occhi, carico di bottiglie di vino che disegnano la mappatura del nebbiolo. Carlo indossa una giacca impermeabile, con cappuccio sulla testa. Come si scopre, si illuminano i suoi occhi color nocciola, magnetici e vivaci. Alza le sopracciglia folte e fa un ampio sorriso. Si accomoda e comincia a raccontarmi delle ultime dolorose urgenze familiari e dell’ultima intervista che deve rilasciare, che gli sta imponendo una ricerca non facile di materiali. Un po’ distratto dal cellulare e da altri pensieri, piano piano si scalda davanti al piatto. Ci hanno messo

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La passione dell’iconografia

Risprofondando nella poesia di Ortesta ci si rende conto di quanto vi conti – vi abbia sempre contato, sin dal principio – l’immagine. Innesco magari infine secretato, nel testo d’arrivo, che a esso conferisce però tanta della sua intensità (un po’ come in uno dei suoi maestri più decisivi, Beckett). "Piccola immagine", appunto, suona il titolo di un componimento di "Serraglio primaverile", l’ultima raccolta autonoma licenziata dall’autore, nel 1999: titolo che si estende (con sua movenza tipica) a designare una sezione dell’autoantologia del 2006,[...] "La passione della biografia", la quale a sua volta prende il titolo da quello «inevitabile» della vulnerante sezione

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Dormizioni

Momentaneamente 'domiciliata' nel proprio trapasso, con l'anima già consegnata al Cristo nella forma di una bambina avvolta in fasce di lino, per Maria la morte è un sonno che non si vuole addormentato in se stesso: il sonno di chi si trova, cioè, in uno stato di imminente resurrezione. L'icona della Koimesis, mostrandoci una morte che è nascita al cielo, ci presenta allo stesso tempo l'immagine della dormizione  come quell'arresto in tensione entro il quale le cose del mondo si mantengono nell'attesa di uno sguardo che sappia portarle a resurrezione. La poesia a ogni passaggio osa questa opera del risveglio, serbando a

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Marianne von Werefkin. A margine del cuore dell’Europa

Quando Marianne von Werefkin arriva ad Ascona è il 1918, ancora non sospetta che di lì a breve aderirà alla fondazione di un museo che come fiore all’occhiello, dopo cento anni, porterà il suo nome. L’esposizione permanente al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona riguarda la sua opera, per lo più tarda, la più forte. Carta su cartone, tempera: pennellate veloci e sicure, mai maldestre; opere che si distinguono non solo per il sapiente uso del colore – là dove le luci sono calde e le ombre fredde – ma anche e soprattutto per un’attitudine, forse più un respiro che oscilla nel

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Nell’abisso le stelle

Nonsuch, isola delle Bermuda, oceano Atlantico, 15 agosto 1934. William Beebe, esploratore, biologo marino, ornitologo e naturalista americano della Wildlife Conservation Society scende a 3028 piedi o 923 metri di profondità. È raggomitolato nella Batisfera, un angusto sommergibile in acciaio realizzato per l’occasione dall’inventore Otis Barton che lo accompagna nell’impresa. Si tratta della prima esplorazione umana della zona pelagica, frutto di una serie di tentativi tra giugno 1930 e agosto 1934, in cui Beebe e Barton s’immergono sedici volte negli abissi. [...] Beebe e Barton galleggiano in un continente sconosciuto mai sondato dallo sguardo umano, e che resta tale perché “meno del

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I rivali invisibili. Paolini e Calvino, evoluzioni fra le cornici  

Prende le mosse giovedì alle 10 per proseguire anche venerdì al Teatro Niccolini di Firenze, il primo convegno mai realizzato su Giulio Paolini. Intitolato "L’artista ringrazia. Genealogie: le fonti artistiche e letterarie di Giulio Paolini", è curato dalla Fondazione Anna e Giulio Paolini unitamente al Museo Novecento, in occasione della mostra a cura di Bettina Della Casa e Sergio Risaliti, "Quando è il presente?" (visitabile sino al 7 settembre), e si concentra sulle «fonti» («modelli e trasfigurazioni»: interventi di Flavio Fergonzi, Claudio Zambianchi e Giuliano Sergio), i «compagni di viaggio» («vicende parallele»: con Denis Viva e Roberta Minnucci), i «parenti lontani e

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Andrea e il vampiro, Andrea è il vampiro. Palinsesto Dreyer

Cos’è il cinema, per Zanzotto? Dal punto di vista socio-tecnologico, una macchina esemplare dell’inumano, istupidente, mortifero progresso che l’ha prodotta: e su questo torneremo. Ma, anche, una lanterna magica capace di materializzare pulsioni, moltiplicare fantasmi, stregare a colpi di fabulazione. Il cinema «brusa» e «illumina», si legge in una sezione di "Filò" (1976) intitolata "No dighe gnént del cine": è un «povero» e insieme «grande» «aldelà de ciaro mort e morta celuloide».

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Uno sguardo gentile. Su Joachim Trier

Joachim Trier è danese, con un nome fin troppo assonante al suo più famoso conterraneo. Il suo cinema, però, ha ben poco in comune con quello di Lars von Trier. Il regista della “trilogia di Oslo” è un autore, allo stesso tempo, più leggero e più profondo. In tutti i film che ha sceneggiato, oltre che diretto, si ha la sensazione di scorgere uno sguardo tanto preciso sulla contemporaneità quanto capace di sospendere il giudizio sui suoi protagonisti. Manca la crudeltà di von Trier, come anche lo sguardo, a volte, moralistico del maestro di entrambi, Bergman. Trier racconta, tesse una trama di

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Il rumore ha vinto ma si è salvato il silenzio. Note sul poeta Alfonso Guida

Ho cercato il poeta Alfonso Guida; abita a San Mauro Forte, in Basilicata, nella fascia lucana della regione. Per raggiungere San Mauro Forte ci si inerpica attraverso le Dolomiti Lucane, si ha modo di annusare l’odore dell’aria sciolta nella ciotola dei pascoli. Il magnetismo del mistero di questi luoghi tira verso l’alto, il paese è nato sulle grotte. Gli uomini da secoli custodiscono in grandi botti il vino della loro terra. Sono certo che nelle notti stellate con forza le stelle si staccano dal cielo e scendono a inebriarsi di un’altra luce, terreste, il vino di San Mauro Forte. Salendo dopo al

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Vivian Maier, non per la fama

La biografia di Vivian Meier sembra scritta da un autore di bestseller, di quelli che chiudono ogni capitolo con un colpo di scena. Un’esistenza carica di suggestioni, una famiglia le cui bizzarre vicende sintetizzano l’eccezionalità e la drammaticità del sogno americano. Un’avventura che aspettava solo di essere raccontata.

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Pasolini acquatico e felice

Nella città che al nativo Sandro Penna ha dedicato una biblioteca di quartiere, impavesando gigantografie di versi sceltissimi – tra i pochi a non esplicitare il tema ossessivo della pederastia (“Sempre fanciulli nelle mie poesie! / Ma io non so parlare d’altre cose. / Le altre cose son tutte noiose. / Io non posso cantarvi Opere Pie”) – si affacciano dalla vetrina di una biblio-galleria del centro 38 quadretti fotografici ritraenti un Pasolini “acquatico e felice”, giusta la titolazione della piccola mostra.

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Esporre l’assenza. Freud Museum, Vienna

“Era molto importante per la storia della psicoanalisi mantenere vivo in ogni singolo dettaglio il luogo in cui essa era nata, per fare in modo ‘di poter costruire un museo quando la tempesta di questi anni sarà terminata’”. Pur nella concitazione di giorni davvero minacciosi – era il maggio 1938, l’Anshluss qualche settimana prima aveva segnato una svolta fatale nella politica del Terzo Reich e nel destino degli ebrei europei – Edmund Engelman non aveva avuto alcun dubbio riguardo alla necessità di garantire un futuro alle stanze ancora per poco abitate da Sigmund Freud al 19 di Berggasse, Vienna. Ingegnere ebreo che

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Di forme mutate in corpi nuovi. ‘Icarus’ di Giorgio Andreotta Calò

La produzione artistica di Giorgio Andreotta Calò (ora in mostra alla Galleria ZERO... di Milano), per quanto eterogenea e mai ripetitiva, sembra emergere costantemente dal dialogo con il buio e la notte, con gli spazi abissali e sotterranei da cui trae ispirazione e in cui intravede la possibilità di un’apertura verso un mondo liminale da immaginare e inventare. L’attenzione di Calò si concentra sui materiali e la possibilità intrinseca di riconsiderarli come qualcosa di diverso da quel che rappresentano o da ciò per cui sono stati prodotti: dal legno al bronzo, dall’argento fino al caranto, lo strato argilloso sottomarino su cui poggia

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L’astrazione iperrealista di Pieter Vermeersch. Una conversazione

Sono sempre stato interessato al complementare e a combinare o collegare elementi, specialmente quando sembrano opposti, per renderli in qualche modo una cosa sola, cancellando la loro definizione binaria. Il termine ossimorico 'astrazione iperrealista' può essere letto in questa prospettiva. L'uso della fotografia e l'idea di rappresentazione contro il mondo dell'astrazione è stato un sottofondo fondamentale nel mio lavoro da quando ho iniziato a sviluppare la mia pratica. Fondere questi elementi l'uno nell'altro senza perdere la loro propria esistenza ed essere trattati egualmente è sempre stato un mio interesse. In altre parole, dipingo letteralmente un quadro astratto in modo iperrealistico.

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Giulia Niccolai mostra la lingua

Ancora una volta nel nome di Giulia Niccolai si sono create geografie fantastiche. Dapprima interessate a portare la voce della stessa Giulia negli spazi del MAMbo, alla sua scomparsa Caterina Molteni e Allison Grimaldi-Donahue hanno rilanciato con un recupero della sua intera dimensione poetico-umana. Questo percorso al tempo stesso intricato e gioioso – come lo descrivono le curatrici nel booklet della mostra – si è sviluppato secondo due linee portanti: una concreta, fatta di materiali conservati nelle più disparate collezioni, e una spirituale, sostanziata della maniera luminosa che aveva Giulia di toccare le persone che incontrava.

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La sorpresa ricominciata del senso. Su Jean-Luc Nancy

Appena dopo la scomparsa di Jean-Luc Nancy, dovendo rispondere in tutta fretta alla richiesta di uno scritto in suo omaggio, che ovviamente non potevo rifiutare, sono stato preso dalla vertigine. In effetti, al di là della difficoltà insita in questo tipo di esercizio, avevo davanti a me, ma è un modo di dire perché spesso era piuttosto dietro di me, e a volte anche molto lontano, un orizzonte di libri davvero considerevole. La fortuna che ho avuto, se posso parlare così, è stata di trovarmi in campagna e quindi materialmente lontano da questa riserva di senso. Non potendo compulsarla, ho dovuto accontentarmi

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Petali. Pier Paolo Pasolini

Non c’è nessuna parodia silenziosa nelle messe in scena sacre della pittura dell’arte italiana del museo mentale di Pasolini. La parodia è altrove, semmai. Nella scelta stessa degli interpreti, nella scelta della faccia, c’è già lo sguardo di un pittore, o di un artista che è stato segnato da altri volti anonimi resi celebri da qualche pala d’altare. Sappiamo grazie ad una scena del Decameron come accadeva la scelta, dell’allievo di Giotto come di Pasolini: un volto incrociato per caso, nella foga di Napoli, al mercato, alla porta di un’osteria a Testaccio, fermato con la cinepresa di quattro dita aperte sopra l’occhio;

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Cosmopolis

Stipe out of joint

Il tempo è out of joint. Mentre aspetta che si riassesti, mentre mormora, Stipe discute. Mentre discute rivendica. Perché vuole uscire dal

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