• Guardano il lato sinistro, dove inizia il muro; si voltano in direzione dell’erba sintetica fuori dall’acquario, guardano le piccole foglie secche che,

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  • Seduta su una sedia sdraio del giardino, mi trovo in mezzo a una edenica corrente d’aria, non nell’hinterland milanese, ma in Sardegna.

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  • Ma è possibile che nessuno l’abbia notato? Possibile che nessuno l’abbia mai scritto? Sembrerà incredibile, eppure non l’ho mai letto da nessuna

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  • Cara Villa i Tigli,
    non ci sei più da qualche anno. Sono riuscito a svenderti a una signora attratta da Pavana e dalla

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Belle-Île-en-mer

Stare su un’isola è l’imperativo delle mie estati. Soprattutto, mi ripeto ogni anno, senza zavorre pensierose: lasciale percolare nel minerale urbano dove vivi. Tuttavia, preso dall’entusiasmo della traversata in nave, mi passa di mente e, assieme a libri e vestiti, di soppiatto salgono a bordo le ombre – come quei roditori e quei semi di piante invasive che proliferano in isole remote, segno che un giorno si sono intrufolate nella stiva assieme all’ignaro equipaggio.

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Stazione zoologica

Cara,
ti ho pensato mentre guardavo la seconda stagione di "Stranger Things". Ricordi l’incontro tra Dustin e il minuscolo essere nascosto nel bidone della spazzatura? Si trasformerà in un nuovo “Demogorgone”, ma per ora sembra innocuo. Ha il fascino esotico delle specie rare. Un po’ come quella strana creatura in Shivers ispirata al candiru e capace di infilarsi sotto la pelle. Qualcosa di simile l’ho visto in una vecchia cartolina dell’Acquario di Napoli. In basso compare una strana entità mutante.

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Instagrammabile

caro d abbiamo fatto il baby shower in questo posto da urlo un campo con le tende indiane le lucine una mongolfiera alla fine è venuto che è maschio il sesso lo abbiamo fatto mettere nella colorazione della crema lei ha tagliato la torta e zac subito è uscita una crema azzurra tutti hanno applaudito hanno fatto la foto con il tramonto i vestiti eleganti la pasta di zucchero tra i denti

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Danza macabra

La morte sale a noi come l’astro al solstizio. Giunge quando siamo innamorati della nostra vita o di quella di chi abbiamo accanto. Si fondono le ere, la terra al cielo, e tutto scompare o risorge in un pensiero ritrovato o più esteso. A un tratto, quando pensiamo di essere soli, senza galassie, senza atomi, per pulsare nell’espansione dei cosmi, qualcuno ci prende a braccetto e ci conduce da un’altra parte.

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Archeologia dell’avanguardia?

Parafrasando il celebre postulato, si può dire che oggi un artista deve ambire alla irriproducibilità tecnica. Proprio per evitare il consumo del suo lavoro, la mercificazione (che ci sarà sempre), l’indiscriminata moltiplicazione. Il nostro è stato il tempo della grande illusione dell’arte per tutti: attraverso l’incisione, il design, il multiplo, si è cercata la qualificazione della gente attraverso l’arte: e siamo arrivati a un’arte squalificata per qualche credulone in più.
«Fatevi i fatti miei» è il motto di questa esercitazione in libertà. Si documenta paranoicamente il flusso della propria esistenza, e l’operatore estetico si è scoperto fonte inesauribile di gesti espressivi partendo da

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Il grattacielo come opera aperta

Nel numero del 1° dicembre 1961, la rivista americana “Life” pubblicò uno speciale illustrato intitolato “Explosion in Style”, interamente dedicato all’Italia. L’articolo affermava audacemente che l’Italia, in pochi anni, aveva cambiato l’aspetto del mondo, soprattutto per quanto riguardava l’industria automobilistica, l’architettura, il design e la moda femminile. Il testo era illustrato dalle splendide fotografie di Mark Kauffman che mostravano modelle vestite all’ultima moda in contesti assolutamente inusuali, ma affascinanti e modernissimi: la stazione ferroviaria modernista di Santa Maria Novella a Firenze, l’iconico grattacielo Pirelli di Gio Ponti e Pier Luigi Nervi a Milano e il Palazzo del Lavoro a Torino.

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Obbligato allo zero

Caro Hans, sono molto in imbarazzo: tu sai, credo, che c’è in Germania una rivista che si chiama ZERO. Questa è la rivista dei pittori monocromi, acromi ecc. quindi è una pubblicazione con la quale io sono obbligato per natura a collaborare. Capisci dunque che non posso lavorare con due ZERO contemporaneamente: non sarebbe serio e creerebbe molta confusione.

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Mariano Bàino, furor stenopeico

Avanzare come di traverso, come posizionati in un fuori-quadro che rivolti la normata coerenza d’un paradigma; infuturandosi su un rostro, la punta a sbalzo d’una prora, non scorgendo davanti a sé, se non la piattezza struggente o ottusa d’un orizzonte finito, saturo del bagliore della cenere; come per la muta derelizione di plotoni sbandati nel gelo d’una fanghiglia radioattiva, alla conquista d’una posizione da cui essere ringoiati lentamente. Oppure avanzare come truciolo, uno scampolo, un incarto, un ritaglio di lamiera, un residuo appassito di cibo (avanzo di tavola, scarto di cucina), o altrimenti una scheggia schizzata via come un oggetto contundente, una

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L’ombra di ciò che unisce. Bousquet e Magritte

Nella e dalla camera con le imposte quasi sempre accostate al civico 53 di Rue Verdun nel centro antico di Carcassonne (e abitata all'inverosimile da opere d'arte contemporanea, in particolare surrealiste) Joë Bousquet costruì un'amicizia solidissima e per lui determinante con René Magritte il quale, in seguito all'invasione nazista del Belgio, trovò rifugio prima a Parigi, poi nella Francia meridionale, soggiornando a Carcassonne dal 23 maggio al 5 agosto 1940 dove conobbe Bousquet. In quegli anni bui la camera del poeta divenne luogo d'incontro di moltissimi artisti e intellettuali, da lì Bousquet teneva contatti epistolari numerosi e frequenti, lì studiava e scriveva,

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Solastalgia, o le emozioni della Terra

Non una variante australiana della saudade o dell’unheimlich, non un semplice stress post-traumatico, piuttosto un mal du pays lontano dalla nostalgia. Lontano dalla nostalgia perché il paese d’origine che si rimpiange non è situato a una distanza siderale ma coincide con quello in cui si vive e che si calpesta ogni giorno, lo stesso in cui si (ha) dimora e che tuttavia subisce una trasformazione tale da renderlo irriconoscibile. Detto altrimenti una nostalgia che, perso il legame col domicilio fisico e spaziale, si estende alla dimensione temporale, a quel momento storico precedente il divampare dell’incendio. La solastalgia è insomma un sentimento che

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Le forme del tempo

"Le forme del tempo" sono un viaggio al di là del mondo presente. Un viaggio strutturato in forma di dialogo per immagini che solleva gli interrogativi più antichi del mondo: chi siamo? o piuttosto, che cosa siamo? Le fotografie di Fabio mostrano forme geologiche in perenne evoluzione, fin dall’origine del tempo profondo della Terra. Quelle di Domingo affondano le loro radici nella pietra dell’arcaico, in segni e rovine i cui significati si sono perduti o si perderanno nel tempo.

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Alfred Kubin, un’allucinazione permanente

L’attribuire un significato a questo mondo strettamente imparentato a quello del sogno, indagandone la genealogia attraverso numerosi confronti, ma suggerendo anche la possibilità di «abbandonarsi all’impensabile, di toccarlo, di catturare con gli occhi le visioni e di guardare, guardare, guardare», come Kubin stesso scrive in un testo del 1922 (pubblicato con altri in una silloge apparsa qualche anno fa da Castelvecchi, col titolo "Disegnatore di sogni"), è l’intento che anima la mostra organizzata presso il Leopold Museum di Vienna, e che si concentra in particolare sulla produzione grafica di Kubin degli anni Dieci e Venti del secolo scorso.

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Traslato, spaesato – in presenza di un dolore remoto

Al centro di 'The Lebanese House: Saving a home, Saving a city', evento presentato dal Victoria & Albert Museum di Londra (fino al 22 agosto 2022), c’è la ricostruzione della facciata di un edificio di Beirut. Nello specifico, si tratta della copia a grandezza naturale di una trifora del diciannovesimo secolo, esempio raffinato dello stile ottomano-veneziano che caratterizza un gran numero di edifici della capitale libanese. La facciata originaria era stata gravemente danneggiata dalla drammatica esplosione avvenuta nell’area del porto di Beirut il 4 agosto 2020, proprio mentre l’ente museale londinese ne stava sovvenzionando il restauro. Nella trifora si ricostituisce una scena

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Donatello, la scultura in movimento

Dopo aver visto la grande esposizione a Palazzo Strozzi e al Museo Nazionale del Bargello, ho capito l’intento della mostra: restituire a Donatello tutto ciò che gli spetta. Un’occasione unica per vedere opere da sempre ancorate ai luoghi d’origine, ora presentate a così poca distanza l’una dall’altra. Ho incontrato il curatore a Firenze e gli ho rivolto alcune domande.

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Donatello, questi fantasmi

"Donatello, il Rinascimento", la mostra a cura di Francesco Caglioti a Palazzo Strozzi e al Museo Nazionale del Bargello, esprime, già nel titolo, la centralità assoluta assegnata allo scultore quale genio indiscusso dell’arte del Quattrocento in un progetto definito dallo stesso curatore «molto ambizioso, per dimensioni e scopi», che riunisce circa centotrenta tra sculture, dipinti e disegni con prestiti unici, provenienti da oltre sessanta sedi italiane e straniere, e con numerosi restauri compiuti per questa occasione. Dopo Firenze, la mostra si sposterà nei due musei in collaborazione coi quali la mostra è stata concepita, gli Staatliche Museen di Berlino e il Victoria and Albert

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Alberto Lattuada, la fotografia come biografia

Quando esce 'Occhio quadrato', nel 1941 per le edizioni di Corrente, Alberto Lattuada non è ancora il regista che insieme a Roberto Rossellini, Luchino Visconti e Vittorio De Sica avrebbe diretto alcune delle pellicole più rappresentative del neorealismo cinematografico. Aveva comprato la sua Rolleiflex 6x6 insieme all’amico Luigi Comencini nel ’37 e alla fotografia si è dedicato attivamente per circa un decennio, ma del lavoro di quegli anni rimangono oggi pochissime stampe e perfino le fotografie confluite in 'Occhio quadrato' restano a lungo dimenticate, evocate più che studiate e sostanzialmente non disponibili. Si tratta di 26 scatti in bianco e nero che

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Sul filo del conflitto. Le ‘inter-visioni’ di Christina Forrer

Sono trascorsi alcuni giorni dal nove giugno, data di inaugurazione della mostra dei sei finalisti del Mario Merz Prize, che alla sua quarta edizione vede esposte le opere e le visioni di Yto Barrada, Paolo Cirio, Anne Hardy, He Xiangyu, Koo Jeong A e Christina Forrer. L’espressione ‘alcuni giorni’ indica qui una precisa indefinitezza: la giusta dilatazione di tempo che permette di ritornare e ricostruire, misurare un’esperienza e provare a restituirla nella scrittura. Occorre allora concentrarsi su alcune densità, scovare nella matassa i fili che, per motivi per lo più ignoti, ci si trova a dipanare. Nel mio caso si tratta di

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Google Alert. Jean-Luc Nancy

Jean-Luc Nancy è deceduto il 23 agosto 2021, a Strasburgo. Ciononostante, continui a ricevere alert, rimani iscritto al servizio che rileva e notifica nuovi risultati corrispondenti ai termini di ricerca impostati dall’utente. Questi aggiornamenti riproducono un legame simbolico, differito e indifferibile, rappresentano la prestazione di un rituale apotropaico, anche religioso, e comunque cattolico perché transustanziale: 'corpus' e spirito, tutto in un’email. Decostruzione del cristianesimo informatico.

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Il mostro

Il cartellino di artaudiana memoria che intitola il libro di Marco Belpoliti, "Pasolini e il suo doppio", ammicca intanto alla nuova edizione che raddoppia, quasi, la mole di "Pasolini in salsa piccante" (2010); più in generale allude però alla doppiezza sottesa a ogni atto espressivo (e prima esistenziale) di Pasolini: lo «scandalo di contraddirsi» che Fortini gli rimproverava – in essa riconoscendosi – come «sineciosi». La fantasmagoria di sdoppiamenti di "Petrolio" – anticipata da quella meno spettacolare, ma più travagliata, della "Divina Mimesis" – sarà la sintesi più icastica di un percorso, dunque, paradossalmente coerente.

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Filippo Tuena, cartigli di sogni

"La voce della Sibilla" ricostruisce, con la consueta forma di prosimetro narrativo, le vicende biografiche, storiche ed editoriali che hanno condotto il giovane T.S. Eliot dagli Stati Uniti, attraverso Parigi, verso Londra, da una promettente cattedra in filosofia ad Harvard alla frequentazione bohemienne della casa – decisiva – di Ezra Pound, «lo migliore fabbro» (con calcolata aggiunta dell’articolo determinativo che nell’originale dantesco non c’è), dalla tragedia della Grande Guerra ai primi stentati ma già impressionanti passi verso la maturità espressiva. Insomma, il tortuoso cammino verso la scrittura di quel poemetto di «ordine e mito» (espressione dello stesso Eliot rivolta a un altro

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Mariangela Gualtieri, dell’arte orale

Per Mariangela Gualtieri scrivere per il teatro è stato l’impulso originario e per il Teatro Valdoca (da lei fondato insieme al regista Cesare Ronconi nel 1983) i suoi testi sono, reciprocamente, le fondamenta. Da questa relazione fra poesia e teatro, inscindibile unità fra testo e spettacolo (il cui rapporto segna sempre una vitale contraddizione) si evince che la poesia, prima di essere testo scritto sulla pagina, è oralità: come per gli antichi aedi, poggia sulla presenza viva del corpo voce che la proferisce. E questo è il tratto teatrale della scrittura di Mariangela Gualtieri, che porta in prima persona i suoi

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