Dalla Polonia con amore. Szeemann a Varsavia

Per chi si interessa d’arte contemporanea, Harald Szeemann non ha bisogno di presentazioni. Vale però la pena ricordare il suo contribuito alla creazione di una pratica curatoriale così com’è intesa oggi, oltre ad una visionarietà che nel corso del tempo gli ha permesso di mettere a punto veri e propri microcosmi di immagini. Si tratta di «intense intenzioni» che trasformano lo spazio espositivo tradizionale in un laboratorio relazionale tra curatore, artista e pubblico; When Attitude Becomes Form del 1969 e la Documenta di tre anni più tardi, Le macchine celibi (1975) e le Biennali del 1999 e 2001, Le mammelle

...

“Make friends, not art!”

Quest'anno sono tornato alla Biennale di Venezia dopo aver saltato le ultime due edizioni; poi, due mesi dopo, ho visto la Biennale di Berlino e la quindicesima edizione di Documenta. In quei giorni mi è sembrato che qualcosa si fosse radicalizzato ulteriormente. L’aspetto che mortificava l'opera d'arte attribuendole la funzione di trasferire un messaggio, lo spostamento verso la sua dimensione comunicativa a scapito di quella conoscitiva in senso ontologico, aveva trovato nell'attivismo il suo senso finale, rendendo l’incontro con l’opera d’arte un'esperienza utile, al punto che se venisse affidata la direzione della prossima Documenta a Greta Thunberg la cosa non farebbe una

...

Geoff Dyer, fermare il tempo

Il Saggiatore ripubblica con una significativa modifica "L’infinito istante" di Geoff Dyer, già uscito in Italia nel 2007 da Einaudi. Se in quell’edizione si privilegiava l’aspetto fotografico del libro grazie all’inserimento nella collana 'Saggi', quella col dorso arancione, per intenderci, che ne faceva soprattutto un saggio e un libro di immagini, qui l’editore di via Melzo compatta il testo nell’abituale formato dei suoi libri, che siano saggi, romanzi o ibridi all’interno dell’onnicomprensiva collana ‘La Cultura’. Il lettore dunque si trova, principalmente, a 'leggere parole che raccontano una storia' più che a 'osservare immagini che la illustrano'. Il che cambia notevolmente l’approccio al

...

Lo spaccapietre. Itinerario per un mosaico

Il volo di un uccello si stempera nel volo, scompare e si confonde con il fondo. Così dovrebbe un lavoro, confondersi e scomparire. Ed è proprio con la sua scomparsa che appare la composizione della sua forma in un itinerario visivo; ha la disinvoltura di prenderci con la mano degli occhi e lanciarci nel vuoto di ciò che non sappiamo. Ammirandoci dopo in ciò che scopriamo di sapere. E nasce il lavoro senza sapere del lavoro. Nel calamaio della luce ci sono colori di pietra, ne esce fuori il mosaico.

...

Vasta e Fazel, gli occhi del ciclone

Cos’è "Palermo. Un’autobiografia della luce", il recente libro di Giorgio Vasta (testi) e Ramak Fazel (fotografie), edito con la consueta eleganza da Humboldt Books? È una creatura che nasce dall’incrocio di due corredi genetici: per metà libro testuale, per altra metà libro fotografico. Parole e immagini hanno una cronologia interna (e di composizione) differente, peraltro separate da un netto salto di bianco. La luce, alla fine, pare aver traforato – in un chiarore allucinatorio – il pensiero: quello che viene dopo non potrà che contenere la miniatura di quell’abbaglio crescente, l’impressione retinica dell’ultima immagine vista e visitata. L’esplosione della propria incarnazione.

...

Olafur Eliasson, il cielo in una stanza

S’intitola Beauty, programmatica, l’opera-manifesto realizzata nel 1993 da un ventiseienne Olafur Eliasson. In una sala in penombra lo spettatore fende una nebbiolina artificiale che un faretto produce illuminando una lieve pioggia d’acqua: a seconda del tempo che impieghiamo ad attraversarla intravedremo o meno, attorno a noi, un arcobaleno. Non l’immagine proiettata di un arcobaleno: bensì un, microscopico e personale ma autentico, arcobaleno. Il cielo in una stanza, insomma.

...

Ennio Flaiano, la pittura, l’arte

Appare ora evidente come le riflessioni sull’arte che Flaiano ci ha lasciato hanno attraversato tutta la sua esistenza e la sua opera, offrendoci alla fine un insieme forse non troppo coerente, ma sicuramente variegato e illuminante. Resta comunque il grande rammarico che lo scrittore sia morto prima di aver potuto lasciarci un volume specifico su un argomento cui aveva ancora molte cose da dire. A noi piace immaginare che, anziché morire di infarto a 62 anni in una triste clinica romana, Flaiano sia morto - proprio come Bergotte - davanti a un quadro, chissà magari proprio una veduta di Delft dipinta da

...

La fotografia italiana nello sguardo di Teju Cole

Teju Cole, classe 1975, è una delle menti più brillanti dell’America di oggi e tra le coscienze critiche più lucide di questo nostro fragile e contraddittorio Occidente. Scrittore, storico dell’arte e fotografo, con il suo primo romanzo “Città aperta”, pubblicato da Einaudi nel 2013, ha vinto il PEN/Hemingway Award; per anni è stato il critico di fotografia del “New York Times Magazine”. La fotografia è la sua vera passione, insieme alla storia dell’arte, soprattutto italiana, che ha studiato alla Columbia University, dove si è laureato. Proprio la fotografia è stata l’occasione del nostro incontro.

...

La rivoluzione “copernicana” dell’arte contemporanea

Con una sintesi un po' tranchant, la tesi principale di Nathalie Heinich si potrebbe formulare così: l'arte contemporanea sta a quella che l'ha preceduta come il sistema copernicano sta al sistema tolemaico. Ovvero: ciò che le distingue è un cambiamento di paradigma, nel senso teorizzato in ambito scientifico dallo storico e filosofo della scienza Thomas S. Kuhn.

...

Appetito per il mondo. Su Peter Handke

Più si avanza negli anni e più si ha piena consapevolezza di aver colmato solo qualche lacuna nella propria ignoranza. Magra consolazione sia che, pur approssimandosi all'inverno della vita, si hanno ancora tanti mondi da scoprire. Così, nelle scorse settimane, dopo essermi fatto turbare dalla multiforme produzione cinematografica di Michael Haneke, di cui avevo visto solo qualche bellissimo film, mi è capitato di leggere un libro del 1972 del suo connazionale e quasi omonimo Peter Handke, "Infelicità senza desideri".

...

Masaki Iwana. Solitary body

Tokyo 1945, Reveillon 2020. Tra queste due date si inscrive il percorso terreno di Masaki Iwana, danzatore butoh, performer, regista cinematografico, autore, scomparso l’11 novembre – di ormai due anni fa – in un rapido evolversi di fatti.

...

Cibarsi di nuvole. Walter Benjamin

Nella sala Labrouste della Bibliothèque nationale Walter Benjamin raccoglie idee e citazioni per i 'Passages' sotto un cielo che, sebbene dipinto e impolverato, è tersissimo; qui si illude di nutrirsi di nebbia e di nubi come i pittori di paesaggio cinesi e forse di vivere ancora a lungo come loro.

...

Architettura forense, o le crepe della verità

Forensic Architecture è un’agenzia di ricerca che Weizman ha fondato nel 2010 insieme a un folto gruppo di collaboratrici e collaboratori, stabili o meno. La pratica al centro del lavoro dell’agenzia – l’architettura forense – consiste principalmente nella raccolta di elementi probatori di natura architettonica e del loro impiego in sede giudiziaria o politico-istituzionale. L’obiettivo principale di Forensic Architecture è far luce su casi di violenza perpetrata, in particolare dagli stati, in contesti di guerra e guerra civile, insurrezione e controinsurrezione, resistenza e terrorismo, ma anche in contesti segnati da pratiche industriali inquinanti e tossiche o siti di violenze passate ma coperte

...

L’immagine (in)fedele

In occasione della quinta mostra di Forensic Architecture, tenutasi al Louisiana Museum di Copenaghen dal 20 maggio fino al 23 ottobre, ho incontrato il fondatore dello studio d’architettura forense, Eyal Weizman, al quale ho rivolto alcune domande.

...

Bałka e Mirra: attraverso lo specchio

L’atto di riflettere, nelle diverse declinazioni, costituisce una delle componenti fondamentali delle esposizioni presentate negli spazi della Galleria Raffaella Cortese; qui le opere di Mirosław Bałka (Varsavia, 1958) e di Helen Mirra (Rochester, 1970) invitano i visitatori a compiere un’esperienza di conoscenza degli artisti, tra mitologie tradizionali e personali.

...

Perché non possiamo non essere iconoclasti

Vediamo un cervello, ma quel cervello non è all’interno di un barattolo pieno di formalina sullo scaffale di un museo di anatomia e non è nemmeno quello di uno sfortunato animale non umano, esposto senza tanti riguardi sul banco lattescente di una macelleria; no, il cervello che vedi è il ‘tuo’ cervello. È l’esperienza centrale del libro del neuroscienziato Stanislas Dehaene, "Vedere la mente" (Raffaello Cortina Editore 2022)

...

Vento dell’ovest / Jean-Luc Godard

Durante la fase più radicale e frontale del suo impegno post-sessantottino, Jean-Luc Godard inaugura un manifesto dal titolo leninista – “Que faire?” (1970) - con una nota iniziale che stabilisce: “fare film politici”. Ma questa ingiunzione non era sufficiente, e nella nota successiva essa riceve un’aggiunta o correzione tramite un secondo imperativo: “fare film politicamente”. Sottolineando l'avverbio nella sua frase, Godard andava evidenziando l'importanza delle pratiche e dei modi di fare: il cinema non è semplicemente una questione di “testi” visivi, ma anche (e forse soprattutto) di “contesti” attraverso i quali le immagini vengono realizzate.

...

Un’estetica della trasformazione. Umberto Eco scrive d’arte

La definizione dell’arte e il suo potere modificatorio, come lo chiamava Eco, sono solo alcuni degli argomenti che attraversano il corposo volume "Sull’arte. Scritti dal 1955 al 2016", curato da Vincenzo Trione per la Nave di Teseo: un’opera monumentale di oltre mille pagine che raccoglie saggi teorici e metodologici, articoli di critica e interventi scritti da Eco su giornali e riviste come "L’Espresso".

...

Giuseppe Capogrossi, il segno

“Al primo che ha colto nel segno” è l’unica frase scritta nella cartolina inviata dal Grand Hotel Bellevue di Milano Marittima nel 1963 da Palma Bucarelli, Giulio Carlo Argan, Umbro Apollonio e Getulio Alviani a Giuseppe Capogrossi (Roma, 7 marzo 1900-9 ottobre 1972), protagonista della puntuale antologica curata da Francesca Romana Morelli alla Galleria Nazionale in occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte dell’artista.

...

Eredità del fascismo

Questo sintagma, EREDITÀ DEL FASCISMO, è impresso nella mia psiche a grande profondità. Giorno dopo giorno, devo averlo letto migliaia di volte: negli anni in cui, dall’inizio degli Ottanta alla fine dei Novanta, quasi tutti i giorni appunto approdavo nel quartiere dove ho frequentato il Liceo e poi l’Università. Era scritto in carboncino, a caratteri cubitali, sul muro di un edificio lesionato di via dei Reti, nel quartiere romano di San Lorenzo.

...

Saint-Ouen, il mercato

Per «conquistare all’uomo (alla sua poesia, alle sue mistiche e incanti) dei nuovi territorî», intorno al 1943 l’imprenditore nel commercio di vini Jean Dubuffet (Le Havre, 1901-Parigi, 1985), destinato a diventare uno degli artisti più influenti del secondo Novecento, dichiara guerra agli specialisti, all’idea di un’arte assennata, alla tradizione cartesiana del suo Paese e alla cultura accademica 'tout court'.

...

Proiezioni cosmo(bio)logiche di Nino Migliori

Le immagini pseudo-astratte di Migliori evocano residui fisici, ecologici e ambientali, che ci circondano e hanno una connessione con il nostro esistere nel mondo e con tutto quello che ancora non conosciamo. Potrebbero essere anche solo delle visioni possibili, proiezioni di qualcosa che germina nella vita, microcosmi che esistono potenzialmente nel nostro cervello o in quello di una intelligenza naturale più estesa o forme del possibile che devono ancora prendere corpo, o cianobatteri che forniscono ossigeno per il respiro di tutti i viventi. La visionarietà di Nino mette a disposizione gli equilibri di scale temporali differenti tra varie forme viventi. Si tratta

...

Imago

Microgrammi

Cosmopolis

Scrizioni

Ritratti