Peter Handke, al ritmo dell’adesso

A partire dai primi anni Settanta, Peter Handke sviluppa una nuova pratica dell’annotazione, emancipata dai suoi progetti letterari paralleli e consistente nel registrare ciò che percepisce in modo immediato e «senza un fine specifico», cioè nel raccogliere «riflessi linguistici» degli «eventi della coscienza». E così accade che certe volte egli viva «attimi della parola» in cui nella sua mente il linguaggio subisce come un rimescolamento, e si anima, diventa quasi «un oggetto palpabile», perché sfugge ai meccanismi consueti della significazione e a ogni connotazione privata, facendosi anonimo, quindi «universale».

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Solo il cuore resta giovane

Due foglie di palma speculari, una in stato di decomposizione, l’altra ormai imprigionata nel regno minerale; una conosce la forza dell’elasticità cangiante, l’altra quella della rigidità immobile. Sono davanti a noi, ci accolgono all’interno di uno spazio rarefatto. Spazio non umano, inumano. Altre forme geometriche, poliedri irregolari di bronzo ricoperto d’argento, riverberano linee e traiettorie luminose. Tracce di un disegno non del tutto intelligibile, ma perfettamente razionale, ortogonale, lineare. Come pietre d’inciampo per rammemorare un’etica, un ethos che travalica l’umano, ma che, per l’appunto, è 'more geometrico demonstrata'.

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Rappresentare/produrre lo spazio. Su Luca Vitone

Qualsiasi rappresentazione consiste in una via d’accesso alla realtà che passa attraverso uno specifico punto di ancoraggio. Nel caso della cartografia moderna, almeno a partire dalla rivoluzione scientifica, questo punto è l’isotropia dello spazio. Se attraverso la sottrazione dei toponimi si elimina il fine di questa rappresentazione, cioè l’identificazione e la manipolazione efficace degli oggetti nello spazio, quello che rimane è un dispositivo rotto [...]. Le "carte atopiche" sono il primo passo di Vitone in questo territorio teorico che continua ad attraversare lungo tutta la sua carriera, offrendo spunti d’indagine ben oltre le "Carte".

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Le parole in bottiglia

Nella Psicoenciclopedia c’è la parola scritta che è come fosse un alfabeto. Poi ad un certo punto iniziano le immagini, ci sono le immagini che non c’entrano niente, non significano niente, non rispondono a un input. Sono state messe insieme, scelte come si crea una cosa quando si disegna, come si fanno cose bizzarre, curiose che aspetti ti dicano qualcosa. Non dici tu con le parole, le immagini ti dicono. Non c’è stato prima un tema, non sono partito da una parola per scegliere le immagini. Così è venuto fuori l’insieme delle immagini dell’Enciclopedia, che è una cosa per me senza precedenti.

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Cesare Brandi, restaurare il futuro

Il restauro costituisce per Brandi “il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro”. È quindi essenzialmente un atto critico che prevede, innanzitutto, il riconoscimento dell’opera d’arte nella sua unità. Tra istanza storica e istanza estetica si gioca allora la difficile, sempre emozionante partita del restauro, che non deve annullare il tempo ma riconoscerne tutta la complessità, o meglio la pluralità.

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Prisma

E.F. F. Chladni è stato un fisico del XVIII secolo che ha studiato gli effetti del suono. Osservò che una membrana o una lastra, cosparse di sabbia o polvere di licopodio, potevano avere modi di vibrazione diversi in base alla sollecitazione acustica, che corrispondevano a disegni geometrici. Alle figure di Chladni fa riferimento la cimatica di Hans Jenny. Questo poema immagina le figure di suono in poesia attraverso gli effetti sonori del linguaggio.

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Non raccontiamoci storie

Credo che le immagini fotografiche debbano dialogare, accettando ed elaborando un possibile contraddittorio, parlandosi anche a distanza con rimandi, rimbalzi o anche arrestandosi, ma rimanendo in disparte, assolute e taglienti al loro interno.

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Nuovi illuminismi?

Con ritmo sempre più forsennato si succedono parole d’ordine dell’intellettualità del secolo. Una delle ultime, forse ormai già un po’ bollita, è inclusione. Non c’è progetto culturale, museo, teatro, università, assessorato, pro loco che non trovi il modo di inserire nei propri comunicati la magica parolina. La cultura deve essere inclusiva. Come non rallegrarsene? Impossibile non farlo per chi dopo l’indigestione da collettivizzazione dell’intera esistenza degli anni settanta del secolo defunto, con tutti i suoi grotteschi corollari, ha assistito all’orrendo e narcisistico edonismo individualista protrattosi dalla metà degli anni ottanta fino a un buon decennio del nuovo millennio. Ma come

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Manganelli, Serafini e un fumetto “non nato”

In un’intervista rilasciata alla rivista “Linus” nel 2017, Luigi Serafini – l’autore del famoso Codex (1981) – ha dichiarato che a metà degli anni Ottanta insieme a Giorgio Manganelli avevano progettato di realizzare una sorta di graphic novel di argomento noir, di cui resta traccia solo nella memoria del disegnatore. Si tratta di una rivelazione assai suggestiva, perché questo progetto sarebbe stato l’unica incursione diretta dello scrittore nel mondo del fumetto, genere verso il quale provava un forte interesse, senza mai giungere alla realizzazione di risultati concreti.

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Godard oltre la notte

«Il principio del cinema: andare verso la luce e rivolgerla verso la nostra notte», udiamo in Notre Musique, opera godardiana del 2004. Il più grande cineasta vivente è morto oggi a Parigi, quasi novantaduenne e soprattutto, mi ripeto, vivente. Fino alle soglie della fine Jean-Luc Godard non ha smesso di creare, il suo Gulliver di scintillare, la sua pupilla di saettare.  Il vulcano s’è spento, okay, ma c’ha lasciato fiumi d’inestinguibile cine-lava su cui surfare come sognava di fare il filmmaker vulcanologo Maurice Krafft sul sangue incandescente della terra. Sulla pensante musica visionaria di JLG si sono accordati gli occhi

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Expanded Warburg

"Aby Warburg e il pensiero vivente" non è solo un preciso regesto cronologico e concettuale della ricezione italiana di Warburg  in questi quasi cento anni, ma esso stesso una testimonianza di «pensiero vivente» applicato al suo caso: sia perché proviene dall’ampio e ricchissimo laboratorio teorico-interpretativo di «Engramma» e del Centro Warburg Italia, di cui è instancabile e puntuale animatrice Monica Centanni; sia perché – e soprattutto – esso stesso mostra le stesse correnti vitali, presenti sin dal 1930 nel tessuto interpretativo apparso in lingua italiana, che innervano una ricezione sempre attiva, produttiva, vitale. In tal modo, pur sulla soglia di quella «dolce

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Materializzazione del linguaggio. Su Mirella Bentivoglio

Avrebbe compiuto cento anni quest’anno Mirella Bentivoglio (nata a Klagenfurt, in Austria, il 28 marzo 1922). Artista verbovisiva e curatrice tra le più raffinate, scomparve nel 2017 quando stava per compierne novantacinque. Vissuta a Milano e poi a Roma, parlava più lingue e si muoveva con disinvoltura tra passato e presente coltivando sempre gli interessi che potessero stimolare la sua creatività: questi spaziavano dalla poesia lineare a quella di ricerca, dalla storia dell’arte alla linguistica. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla ha potuto apprezzare la sua sottile intelligenza, assistita da una memoria invidiabile che le consentiva di tessere racconti

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Breve e veloce. Per Mariella Mehr

Il 5 settembre se n’è andata, dopo lunga malattia, Mariella Mehr. Era fra le voci più alte della “letteratura tedesca” di oggi, ma tutto era meno che “tedesca”. Non in quanto cittadina svizzera (a Zurigo era nata nel 1947), ma perché di etnia Jenish. Una “zingara”, insomma: in quanto tale orribilmente perseguitata dal governo della Confederazione, sottoposta (come sua madre prima di lei) al programma eugenetico Kinder der Landstrasse, in vigore in Svizzera sino agli anni Settanta.

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Autobiografia di un polpo. Intervista con Vinciane Despret

"Autobiografia di un polpo" di Vinciane Despret è un libro inusuale. Come scrive Emanuele Coccia in un’introduzione che va dritta all’essenziale, Despret pratica una sorta di “etnografia del non umano”, in cui tenta di “rileggere e immaginare la scienza come una forma di etnografia o meglio di mitografia comparata”. Vi ritroviamo Karl von Frisch che studia l’habitat degli animali e le loro infrastrutture – strade, cunicoli, segnaletiche, monumenti, corridoi migratori – soprattutto nelle api e nelle termiti, fondando di fatto la teroarchitettura. Ma anche Donna Haraway, con cui Despret ha instaurato da tempo un dialogo fruttuoso.

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La fiamma ossidrica dei Dardenne

Tutto nasce dalla luce, così leggiamo in un passo di "Addosso alle immagini", il diario che Luc Dardenne scrive dal 1991 al 2014, già pubblicato in Francia in due volumi e ora edito in Italia dal Saggiatore. L’intervallo simultaneo tra luce e buio, nel quale bianco e nero sono compresenti, è palesemente, la meccanica del cinema, con i 24 fotogrammi al secondo che corrispondono esattamente alla velocità con la quale essi debbono essere proiettati perché sia resa sullo schermo l’illusione del movimento: così, con quel passo, le immagini fisse, isolate nella pellicola, creano il magnifico inganno del cinema. Ma tutto ciò, naturalmente,

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Douglas Sirk, l’imitatore della vita

Nessuno è alla sua altezza, così sentenzia Rainer Werner Fassbinder. Oggetto della sentenza un altro regista, anche lui nella storia del cinema ma in una posizione più nascosta: Douglas Sirk, nato Hans Detlef Sierck nel 1897. Nonostante Fassbinder lo riconosca come suo maestro e abbia contribuito non poco alla sua rivalutazione (insieme a qualcuno del gruppo dei 'Cahiers du cinéma', Godard in testa), ancora oggi si stenta a riconoscere in Sirk uno dei grandi registi hollywoodiani del secondo dopoguerra.

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Jean Painlevé tra scienza e arte

A Parigi il museo Jeu de Paume presenta "Les pieds dans l’eau", la prima mostra dedicata a Jean Painlevé (1902-1989), cineasta di reputazione internazionale e specialista di film scientifici e nuove tecniche cinematografiche. Il 9 e il 10 settembre il museo, assieme al CNAM (Centro Nazionale Arti e Mestieri), dedicherà due giornate di studio all’opera di Painlevé dal titolo "Cinema e scienza". Dopo aver visto la mostra ho incontrato la curatrice alla quale ho rivolto alcune domande.

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Estasi e psicanalisi. Su Elvio Fachinelli

Fachinelli cercava di contaminare i saperi, in primo luogo il proprio sapere, perché credeva che i luoghi in cui l’inconscio poteva emergere fossero molto più vasti di quello della parola. In questa sua ricerca si allontanava anche dall'insegnamento lacaniano, a cui tanto era debitore. Egli cercava, infatti, “la parola contaminata, per così dire, vale a dire una parola non scissa, o il meno scissa possibile, da ciò che non è parola”. Pensava, ad esempio, a un linguaggio prelinguistico del corpo. E, sicuramente, mirava al rapporto tra la parola e ciò che la trascende o, meglio, che la inquieta dall’interno, proiettandola oltre se

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Una sinfonia di persone

Già dal titolo la mostra "Allemagne / Années 20 / Nouvelle objectivité /August Sander" si presenta come un oggetto multiplo: una serie di cerchi concentrici, o meglio di insiemi che si intersecano, coincidendo fra loro in tutto o in parte. Siamo comunque all’interno di un territorio, la Germania, e di un arco temporale che ci porta indietro di un secolo esatto, agli inquietissimi anni Venti del Novecento – dentro il perimetro, insomma, della repubblica di Weimar, nata all’indomani della pesante sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale e finita nel 1933 con la Machtergreifung, la “presa del potere” di Hitler. “Una nuova età

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Sparkling movies. Il perlage cinematografico

Quel che qui si vuol portare a galla sono le bollicine nel cinema, l’effervescenza di un perlage poco conosciuto. Tre film di epoca diversa (1946, 1966, 1976), di autori diversi (Carol Reed, Jean-Luc Godard, Martin Scorsese), di origini diverse (Inghilterra, Francia, Stati Uniti d’America). Cosa lega tra loro questi film? Un espediente registico introdotto nel 1946 dal regista londinese Carol Reed: le bollicine. Ovvero, una materia gassosa che pensa e fa pensare, agisce e fa agire le coscienze.

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Siralos

Dunque Siralos esiste. Questa rivelazione è ora definitiva, limpida come poche, o nessuna, mai. È proprio lì dove uno se l’aspetta, ci vogliono ore di curve, tornanti, saliscendi, seconda, terza, seconda, ma alla fine eccola, una città turrita a picco su una collina scoscesa, rossa sotto la luce di un sole immobile che non finirà mai di tramontare.

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Notizie da Folgaria

Ieri stiamo stati a cena a Folgaria e, mentre tornavamo a casa in auto, abbiamo visto una figura strana ai lati, lungo il ciglio della strada. Camminava lentamente, come dondolando, quasi stesse cercando qualcosa o titubasse. “Guardate là in fondo, un cervo!” Anna e Giulio hanno esclamato all'unisono, dirigendo gli sguardi verso il centro della strada per osservarlo.

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Paestum

Caro Andrea, la cartolina che ti avevo promesso dal luogo che non esiste è andata perduta. Così, ho deciso di scriverti da un tempo che è stato già scritto. Oggi mi sento come colei che ritornando a vivere dopo una morte apparente non trova le parole per descrivere quell’esperienza. Sull’orlo del linguaggio, sono nel corpo di mia figlia.

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Parchiule

La lucidità, la fierezza di sapersi ancora vivi, si dipana con l’abbreviarsi smaccatamente visibile delle giornate estive. La vita ristagna nei corpi. L’olezzo è intollerabile. Il sole si staglia sui resti del profilo della 'gorga'.

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Imago

L’inosservanza

L’inosservanza manifesta in ogni visione la presenza di un “non-ancora manifesto”, di un nascondimento che impone di vedere diversamente: per avvicinamento, oppure

Microgrammi

Cosmopolis

Nuovi illuminismi?

Con ritmo sempre più forsennato si succedono parole d’ordine dell’intellettualità del secolo. Una delle ultime, forse ormai già un po’ bollita, è

Scrizioni

Prisma

E.F. F. Chladni è stato un fisico del XVIII secolo che ha studiato gli effetti del suono. Osservò che una membrana o

Ritratti