Verso la fine degli anni ’80 e negli anni ’90 ci vedevamo spessissimo con Rocco Carbone, Pia Pera ed Emanuele Trevi. Viaggi, lunghissime serate, discussioni infinite, feste; ancora non riuscivamo esattamente a capire cosa avremmo fatto. Tutti e quattro partecipammo alla stesura del libro “Millelire” sui ritratti delle statue; primo e ultimo libro fatto insieme. Molti anni dopo ci ritrovammo nel bellissimo libro di Emanuele Due vite. Feci questi ritratti di statue nel 1988 e nel 1995 le esposi al Warburg Institute di Londra; ora con questo nuovo testo di Emanuele ripubblico il libro a colori. 200 copie numerate, basato sulle polaroid 809 di formato 20x25cm. 50 euro.
Marco Delogu
Questi Ritratti di Marco Delogu, frutto di pazienti e ingegnosi esperimenti con un formato decisamente inconsueto della Polaroid 20x25cm, esposti alla Nuova Pesa, storica galleria dell’avanguardia romana, furono pubblicati anche in uno dei libretti della mitica collana «Millelire» inventati da Marcello Baraghini per la sua Stampa Alternativa. Per la stessa collana – era il 1992 – Marco aveva firmato la copertina dell’edizione speciale del primo titolo, la Lettera sulla felicità di Epicuro, con uno scatto del busto del filosofo (assorto e severo come lo descrive Lucrezio) conservato ai Musei Capitolini. E nelle Sale dei Musei Capitolini, pochissimo visitate a quei tempi, Marco avrebbe continuato a lavorare a lungo, scegliendo uno a uno, tra i tanti busti romani conservati lì, i suoi modelli: esattamente come un ritrattista in genere fa con delle persone in carne e ossa. Ma già il divino Herman Melville, nel suo diario romano, aveva notato che a Roma le statue sono una vera e propria popolazione, degna di un censimento più che di un catalogo.

I Ritratti uscirono esattamente trent’anni fa, nel 1994: l’anno dell’Oscar a Schindler’s List di Spielberg e del Nobel per la letteratura a Kenzaburo Oe. Alle dodici foto, stampate sulle pagine dispari, corrispondevano altrettante “didascalie” firmate da scrittori, in versi o in prosa. A cominciare la serie fu Erri De Luca, che meditava sul busto di Agatone e sul pensiero greco, arrivando in poche righe fino a Giorgio Agamben. Come sempre accade in questi casi, qualcuno riuscì a scegliere un’immagine particolarmente capace di ispirarlo, altri dovettero adattarsi a ciò che era rimasto: ma in ognuno di quei volti di pietra, a saperlo interrogare, c’era il mondo intero. Ricordo perfettamente che mi ero conteso con Marco Lodoli il ritratto di Salonina, la bella e viziata moglie di Eliogabalo. Questo ritratto rimane il mio preferito tra tutti, anche riguardandoli oggi, ma è bellissima anche l’immagine di Seneca che alla fine mi era toccata.

Per me, questa piccola opera riveste significati affettivi molto profondi e radicati nella memoria, a partire dal fatto che tra gli autori arruolati da Marco ci sono Pia Pera e Rocco Carbone, che molti anni dopo sono diventati i protagonisti di un mio libro, Due vite, che riguarda anche la mia vita e quella di Marco. Più in generale, direi che in queste pagine c’è una miniatura, un’immagine credibile della nostra gioventù, che non è stata solo un tempo, ma un mondo, vale a dire un reticolo fittissimo di relazioni e interazioni, di influenze e suggestioni reciproche. Gli altri ci incuriosivano perché in ognuno di loro potevamo vedere un’immagine eloquente dell’unicità, che forse è la più umana delle qualità umane, ed è la stessa sostanza preziosa che Marco cercava nel silenzio polveroso e venerabile dei Musei Capitolini.

Anche le nostre vite, in tutti questi anni, come tutte le vite che ci hanno preceduto, sono state soggette alle potenti forze centrifughe e isolanti dell’invecchiare, del disincanto. E proprio questo mi rende così cara quest’operetta mista di immagini e parole. Eravamo in tanti, eravamo giovani, e soprattutto, per una breve stagione, siamo stati in grado di vedere e amare le stesse cose: che fossero un libro, un film, una musica, o i tesori nascosti nella nostra città. Tutto il resto, lo abbiamo imparato dai libri, ma forse è meno importante.
Emanuele Trevi
Tutte le fotografie sono di © Marco Delogu
