Talismano Korine

12/05/2026

In questa brutalità c’è una magia che m’incanta.

yeah, oh yeah… dance dance… dance bitches… oh yeah… dance… dance bitch… oh yeah, c’mon… yeah yeah ohhh… yeah yeah ye… dance whores… dance dance dan… yesss… oh fuck…

…mentre il demonio danza

…danza osceno con le sue fottute ali nere di gangsta steroideo, con i suoi pettorali ballerini e i suoi trapezi spioventi, con il pelo sullo stomaco e il grasso al cuore, con l’ansimo pesante dell’arrapamento e la bestialità che intride ogni fibra della sua complessione di predatore famelico

…abominio della natura partorito per via anale da Dwayne Johnson alias The Rock ingravidato per via orale dal Colonnello Gheddafi, che lo ha svezzato vomitandogli in gola la cocaina disciolta nei liquami aspirati dal pavimento d’un rave californiano

…mentre danza come se sciasse, impugnando come racchette le stesse spade che maneggia per squartare, orco protervo circondato da amazzoni botox, pompato dai culi pompati delle puttane che incita ad abballare con la sua voce baritona ingolfata dalla foia, caricato dai bulbi delle natiche che si profondono in occhiolini rizzacazzi come se non ci fosse un domani, le chiappe di cui dirige il teatrino danzante, le chiappe che tiene al guinzaglio e in gabbia, le chiappe e le tette e le cosce delle troie zaffanti di fica che scanna a suo tiramento di culo e a monte di cazzo

…mentre danza dimenando il pube, mimando l’amato su e giù, sferrando colpi pelvici con i quali no, non simula d’ingropparsi una femmina, s’incula la morte piuttosto, la morte di cui è il bruto faccendiere, la morte panettiere di cui è l’ottuso garzone

…Toto, si chiama così quest’orrido dimònio autodopato della violenza prodotta dalla sua pura esistenza, questo cenerentolo anabolizzato attorniato dalla sua scorta di nani psicopatici, infidi nani voltagabbana, sgorbi sanguinari che a dargli in custodia è stato Werner Herzog, regista di nani e giganti

…mentre danza con i bassi di AraabMuzik che gli salgono su per il colon smerdato, il suo e pure il nostro tubo semintasato, cioè mentre insieme a lui veniamo impalati dal pilone EDM che ci sbatacchia come una bandierina, dalla disco elettronica che ci tamburella come un uccello semimoscio – taka-taka-taka

…mentre danza con gli infrarossi che trasfigurano l’inquadratura in un quadro allucinogeno allucinato, un Munch lisergico animato da un Disney depravato

…mentre l’intelligenza artificiale scatena addosso al massacratore testosteronico un virus algoritmico, tatuandogli come lebbra l’epidermide

…mentre danza e danzando il suo corpo s’inturgidisce fino a personificare il cazzo dritto d’uno stupratore del cazzo, un violatore fisico e metafisico, uno slabbratore di sfinteri e aureole

…un cazzo autocratico con le palle gonfie e depilate, vanitoso frocio della minchia, un cazzo auratico che odora di sangue e schizza abiezione e sangue, un cazzo istoriato da arterie pixelari che disegnano sul ruvido tegumento venoso mappe astrali che vediamo trasformarsi in sordide simbologie sataniste che vediamo trasformarsi in circuiti cyborg alla Tsukamoto che vediamo trasformarsi in piccole fiche che gocciano sperma indesiderato sussurrando pietà e assieme alla pietà uno spruzzo di tenerezza che vediamo trans…

…mentre danza e io mi ciuccio il delirio dove mi sono cacciato ovvero – contestualizzo, è Il momento – Aggro Dr1ft (2023), il penultimo lungometraggio nonché ennesima dissonanza armoniosa di Harmony Korine, deriva aggressiva (il titolo rende l’idea) girata con camere a infrarossi avanzate dotate di sensori modificati, oculata follia occhiata montata con dosi massicce di tecnologia 3D e AI

…e pensare che con The Beach Bum (2019) lo avevo dato per finito, quell’ex enfant prodige di HK, ero cioè convinto che con l’atto inutile di sfornare quel polpettone frivolo, quel reportage decerebrato di una villeggiatura divertentista per star sfavate (nella fattispecie Matthew McConaughey, Snoop Dogg, Zac Efron), Harmony avesse ultimato la digestione del frappé del suo cervello di bambinone viziato e tirato lo sciacquone

…mentre mi conquisto il 27esimo minuto di questa tempesta fluoroscopica di un’ora e 20, inclusi i 4 minuti dei titoli finali, conquistato dall’esperimento geniale, deposta la circospezione, vinto nelle mie resistenze, abbandonato al flusso

frame di Aggro Dr1ft (i nani)

…bang
ecco la prima fitta
la fitta dell’accensione

…una fitta che localizzerei nella regione del plesso solare, con tanto di rinculo nell’area custodita dalla calotta craniale

…una fitta ch’è come un dito in una piaga o, se preferisci, dove non batte il sole

…una fitta ch’è un indice premuto su un interruttore: la fitta che accende il film in me e accendendolo mi accende

…e no, non guardare a me come all’intenditore di merda che sta sottoponendo a vaglio critico l’ultima arditezza del geniaccio californiano, col cazzo che lo sono, che mai vorrei esserlo e, se lo sono stato e me ne sono accorto, mi sono vergognato – niente puzzette sotto al mio naso del cazzo

…non è passata nemmeno mezz’ora di Aggro Dr1ft e mi ci ritrovo dentro fino al collo

…questa sbobba mi prende ma non come qualcosa che funziona, mi prende come qualcosa che m’intriga perché mi riguarda, questa merda s’è fatta largo in me e mi possiede perdindirindina, è un cazzo di fatto

…il film s’è aperto e aprendosi m’ha aperto e aprendomi mi predispone a uno scarto di conoscenza

frame di Aggro Dr1ft (Bo)

…aribang
ecco la seconda fitta
la fitta della comprensione

…una fitta che è arrivata con le parole della voce fuoricampo:

there is magic in this brutality, I’m mesmerized by it

…parole che attaccano sulle bitches che danzando sbevazzano

…parole di Bo, il protagonista interpretato da Jordi Mollà, classe sessantotto ex belloccio e pancetta munito, il cui status è quello del killer number one su piazza, una piazza cisternosa dove il delitto gorgoglia, il castigo latita, l’uomo è lupo all’uomo, il cane mangia il cane…

…parole di chi sa ammazzare e nondimeno essere padre accudente e marito amorevole, di chi vediamo strizzare il culone-fornito-di-vita-propria della mogliettina e filosofeggiare col sottoposto Zion, sicario cogitabondo interpretato dal coolissimo rapper Travis Scott

…parole di chi ha per bersaglio uno tale da far tremare le vene e i polsi di chi è grosso il doppio di Bo e non meno cattivo: il demoniaco Toto – è proprio lui che Bo deve accoppare e tutto conduce inesorabilmente al duello finale, perché pure Toto – provvisto anch’egli di voce fuoricampo – non aspetta altro

…parole dell’eroe la cui parabola è limpida e lineare come quella di un John Wayne diretto da un John Ford, ambedue naturalmente fatti come coccodrilli sotto acido

…parole del cineasta indipendente che si autoritrae da killer

…parole del cineasta killer che stende il demonio e non soddisfatto gli taglia la testa, lasciandola in primo piano a dissanguarsi fluo

…parole del cineasta killer che non si limita al bersaglio prestabilito, perché prima ha sgozzato quel porco di Pepe, il proprio mandante, il plutocrate che crede di aver fatto di Bo il suo giocattolo mortifero

…parole del cineasta killer che allestisce la carneficina della creazione

…dove il demonio rappresenta il demone interiore

…il demone con e contro cui ogni artista conduce una lotta intestina, il persecutore che il creatore d’immagini può placare solo facendogli la pelle, nel doppio senso di metterlo a morte e fornirgli una superficie

…e può placarlo solo temporaneamente, il demoniaco demone della necessità fattasi urgenza e ispirazione: dopo ogni uccisione esso rinasce e più forte rinasce se più grandiosa è l’uccisione

…dove il mandante rappresenta il produttore

…ogni produttore che specula sul regista comandandolo a bacchetta e tagliandoli le palle, sul regista che non abbia il fegato di rivoltarsi e farlo fuori, metaforicamente parlando, il produttore, per difendere, assieme ai coglioni, concretamente parlando, l’anima – un’anima che, una volta venduta, non si riscatta, nemmeno per il ca…

…dove centrare il bersaglio significa creare per sé

…creare per dare senso alla vita e salvarsi l’anima e non per ingrassare chicchessia, darci dentro sotto gli impulsi del proprio oscuro ideale interiore, perseguire il proprio mandato artistico: il mandato della bellezza da acciuffare, un’idea di bellezza del tutto personale

…dove l’uccisione è l’opera

…o meglio: l’opera d’arte è quel che resta dell’uccisione

…l’opera è una testa tagliata, la testa del demonio, come no, ma pure la testa dell’artista, l’artista  che si autodecolla per divenire fuoco

…una termo-testa che gronda calore ergo luce

…una testa che non è soltanto (per chi ha il pallino della mitologia) la parte per il tutto di Oloferne e Golia (guerrieri decapitati di cui Toto è una sottospecie di crasi criminale), è soprattutto Medusa nonché (zompando nel Vangelo) quel fico di Giovanni Battista

in questa brutalità c’è una magia che m’incanta

…parole, per interposta persona, di Harmony Korine in persona

 …parole che sono una chiave per la serratura dell’anima del cineasta nato a Bolinas, cittadina senza municipalità di circa 1.500 anime, a 400 chilometri circa da Hollywood, LA

…una dichiarazione di poetica bella e buona, una delle scatole nere di Korine, se non LA

…parole attraverso cui possiamo leggere una serie di fatti e presenze tipo, con una manciata disordinata:

…i gatti ammazzati, le scazzottate casalinghe e altre amenità di Gummo (1997)

…James Franco che in Spring Breakers (2012) impersona un derivato di Riff Raff, l’hippopparo texano col logo di MTV tatuato sul collo che canta «Only Fuck with hoes who rock Dolce & Gabbana», «Fotto solo con troie che vestono Dolce e Gabbana»

…le violenze domestiche di Julien Donkey-Boy (1999) e – in particolare – gli accanimenti sadici del crucco Herzog, pater familias che aizza tra loro i figli incestuosi e canta le lodi di Dirty Harry (1971, la pellicola di Don Siegel con Clint Eastwood distribuita in Italia col titolo Ispettore Callaghan: il caso Skorpio è tuo!), esaltandone il finale brutale in quanto «real stuff» o – come la metterebbe il connazionale Walter Benjamin – in quanto depositario d’un rimarchevole «contenuto di verità»

…Ninja e Jolandi Visser, alias Die Antword, che in Umshini Wam (2011) scorrazzano in sedia a rotelle stecchendo chi si frappone tra loro e il loro grottesco sogno gangsteristico in salsa Zef Side, sorta di orgoglio coatto sudafricano

…gli assassini mascherati da vecchiacci in Trash Humpers (2009) e gli assassini mascherati da infanti paffuti in Baby Invasion (2024), saltando da maschere di plastica a maschere AI, dall’infima analogia VHS all’onnipotenza digitale del GAMING, mediante impieghi artistici al contempo virtuosi sino alla santità e viziosi sino all’infamità

Due frame di Trash Humpers (2009) con in mezzo un frame di Baby Invasion (2024), entrambi di Harmony Korine

…in questa brutalità c’è una magia che m’incanta

…parole nelle quali, accanto a questo carrozzone triviale e raffinato, a monitorarlo con la coda dell’occhio e col meato della mente, in viaggio a velocità di crociera, ci sono pure io

…parole che rendono esplicito un richiamo: il richiamo esercitato dal grumo rovente dove la vita pulsa e agonizza al suo stadio basico

…già perché c’è magia nella brutalità, una magia aberrata aberrante eppur candida, c’è la magia elementare del mors tua vita mea, c’è il gusto primigenio dell’imporsi e del sopraffare

…e chi meglio di me lo può sapere, io che sono il figlio bastardo e transfuga del culto del prevaricare, della prontezza all’urto, dell’incassare per reagire e fracassare

…io cresciuto nei visceri d’una subcultura divenuta il cuore nero e inconfessato della cultura che ha vinto, una cultura di cui dobbiamo riconoscere dentro di noi la spina o la miccia o la sorgente o la scheggia infetta o fai tu, altrimenti siamo fottuti

…siamo fottuti se non la riconosciamo e riconoscendola non la consapevolizziamo e consapevolizzandola non la sfoghiamo e sfogandola non la esorcizziamo ed esorcizzandola non la coccoliamo e coccolandola non le torciamo il collo, brutalmente o delicatamente, continua a far tu

…non c’è differenza tra la ‘Ndrangheta e Donald Trump, o forse una: con la sua mostruosità normativa e colonialistica, nonostante la spaventosità del suo parrucchino termoreattivo, Donnie NON possiede il fascino dei principi della notte, dei demòni alati e danzanti, tanto più se circonfusi da culi twerkanti

…da questa brutalità magica io sono affabulato affatturato, io stregone stregato, io col mio sangue cattivo,

…io e chi, come me, può sentirsi parimenti riguardato e scosso da entrambe le seguenti schegge di Arthur illuminato infernale Rimbaud:

ritornerò, con membra di ferro, la pelle scura, l’occhio furente:
dalla mia maschera mi giudicheranno di razza forte
avrò dell’oro: sarò ozioso e brutale

per delicatezza ho perduto la mia vita

…sordida e violenta, la poesia di Aggro Dr1ft è grazia raggiunta a colpi di tamarragine, delicatezza trasfusa in ottusità, sporca e contundente sublimità

Aggro Dr1ft è lirismo della brutalità

…fascismo dell’immagine?

…col cazzo: rivolta dell’immagine, guerriglia dell’immagine

…la guerra della visione è in corso da un pezzo, morti e feriti con la motopala, vincerà chi perde, come sempre, da sempre – è la legge della poesia

frame di Aggro Dr1ft (Bo e Zion)

…tribang
ecco la terza fitta
la fitta dell’espansione

…la fitta della duplice espansione: l’espansione dei confini del cinema e l’espansione dei miei orizzonti di fruitore e creatore di cinema, in un ripensamento generale di ciò che sono e siamo abituati a chiamare cinema, intendendo con esso l’infinito intrattenimento del cinema, il gioco sempre più interattivo del cinema

…quel poppante del cinema, con i suoi 131 anni scarsi di vita

…un poppante perlomeno rispetto al teatro che – alla luce dei suoi 2.600 anni (individuando la sua nascita nell’Atene pre-periclea) risulta 20 volte più vecchio del cinema

…per non parlare rispetto a quella decrepita della pittura che con i suoi circa 36.000 anni (basandosi sulle più antiche incisioni parietali conosciute, quelle della grotta francese di Chauvet) vanta 275 volte l’età del cinema, secolo più, secolo meno

…solo per restare nell’ambito dell’arte dell’immagine

…un ripensamento – quello incoraggiato da Aggro Dr1ft – radicalizzato e incrudelito dal successivo Baby Invasion, a oggi ultimo azzardo koriniano e opera ancora più spericolata, fosse solo per la cortocircuitante invasione del MOVIE da parte del GAME

…un cinegioco – Baby Invasion – che l’amica filmmaker Ilaria Fabbrocino legge quale riepilogo dei primi 30 anni del cinema di Harmony, ma forse ogni suo film è una stramba e perversa summa di tutto ciò che ha fatto prima e tutto ciò che farà poi

…una fitta – questa della duplice espansione – che razionalizzo a posteriori con un pensiero del barone Montesquieu, l’Illuminista cui è stato dedicato un asteroide, un pensiero estrapolato dal suo saggio incompiuto e postumo sul Gusto:

sovente la sorpresa dell’anima consiste nel fatto di non poter contemperare quello che vede con quello che ha già visto…

…un pensiero di quelli che ti riallineano le categorie estetiche, ricordandoti se non rivelandoti che questo tipo di esperienza è la cosa, la cosa a cui tendere, la cosa per cui stare all’erta

…è la cosa

…nella misura in cui la novità impatta sulla nostra anima creandole un problema di contemperamento con «quello che ha già visto»

…nella misura in cui la novità shocka un’anima che suole catalogare i fenomeni secondo ventagli di possibilità predefinite, un’anima abituata a sostentarsi di nutrimenti già assimilati, rientranti cioè senza attriti nei canoni acquisiti, accogliendo il conosciuto e rifiutando lo sconosciuto

…nella misura in cui l’anima accresce il proprio bagaglio non-solo-visivo facendo esattamente il contrario ovvero superando la frizione per contemperare

…dove contemperare significa

…abbracciare la visione inedita integrandola – previa debita digestione o indigestione – nel proprio immaginario

…è la cosa in sintesi

..nella misura in cui l’anima coglie la chance, offertale dalla sorpresa, di ampliare e rinnovare il proprio orizzonte di percezione, il proprio orizzonte di attesa, il proprio orizzonte di ospitalità, il proprio orizzonte di comprensione

…la chance che l’anima si dà di ampliarsi e rinnovarsi nella visione, arrivando al punto di sbalordirsi di se stessa, quasi drogandosi della vertigine di sé avventurosamente spenzolata – se non del tutto lanciata – nell’ignoto

frame di Aggro Dr1ft (il duello)

…voglio dire

Aggro Dr1ft è una benedizione per la nostra visione spompa e stremata, smaniosa di confinare rimpicciolire negare: non è cinema, non è parmigiana, non si fa così, non è romanzo, non è uncinetto, non si fa colì

…una dannata benedizione per la nostra visione pronta ad aggredire tutto ciò che spiazza o sballa o disturba o picca il nostro squallido palato d’ingurgitatori visuali di semolini anodini e formaggini rigurgitini, il nostro gusto corrotto di borghesi piccoli piccoli di bocca buona e buon gusto

…per cui

…benedetto sia chi ci provoca autentiche coliche oculari, strappandoci di faccia la maschera, mostrandoci cosa siamo dietro la nostra facciata stizzita o imbellettata o stralunata: trash humpers o fottitori d’immondizia, cariatidi camuffate da bambinetti, facce di merda che mangiano merda, che si abbuffano di merda, che impiastricciati di merda si scambiano merda attraverso connessioni di merda su social di merda

…benedetto e lodato sia il cattivo gusto che agisca come una siringata assassina di merda sparata nelle vene del politicamente corretto che tiene sotto scacco la concretezza della vita con sguardi omogeneizzati, lingue in scatola, pensieri sotto vuoto

…benedetta oggi e sempre sia la scorrettezza disallineata con lo sfasciume imperante e la narcosi planetaria, a condizione che non sia metadone che stordisce bensì al contrario la sostanza con cui è stata tagliata un’overdose di roba buona

…dove la roba buona è un’arte selvaggia e sofisticata in corso di reinvenzione

…per cui per dio

…sovradosiamoci a regola d’arte!

Werner Herzog in due frame di Julien Donkey-Boy (1999) di Harmony Korine

…e benedetta dunque la turpità – la turpità dell’eloquio, la turpità dell’immaginazione, la turpità della riflessione, la turpità della visione – contro il galateo dell’artificialmente intelligente e la sua applicazione inerte delle censure più demenziali

…e benedette pure l’intelligenza del male e l’intelligenza con il nemico, se lucidamente condotte, a fini di sconfinamento artistico ergo spirituale

…e benedetto infine Tommaso Landolfi per questo pensiero espunto da Rien va:

…non si tratta per nulla di far mutare natura alla lingua, ma di forzarla a rivelare tute le sue possibilità nascoste, che sono lungi dall’essere sfruttate

…voglio dire

evviva il mal di sguardo
se attraverso la fovea
rigettiamo lo schifo
che siamo

evviva le feci
prima persona
abietta e remota
del verbo fare
risoluto a divenire

evviva il fallo
seconda persona tra
l’imperativo e l’esortativo
del farsi cazzo dell’occhio
nonché del linguaggio
al fine di penetrare

…voglio dire

il cinema è il cinema e non è il cinema

frame di Aggro Dr1ft (ultima inquadratura)

In copertina: Frame di Aggro Dr1ft (2023) di Harmony Korine (Toto che danza)

Jonny Costantino

Jonny Costantino

è cineasta e scrittore. Nel 2000 si laurea in Giurisprudenza con tesi in Criminologia (“Il grande criminale tra criminologia e cinema”) e subito avvia una collaborazione biennale con Vittorio De Seta (il regista di “Banditi a Orgosolo”). Nel 2005 fonda con Fabio Badolato la BaCo Productions e nel 2019 con Rita Deiola la Salamander Giant, entità produttive entrambe attive. È l’ideatore e il direttore artistico di Ultracinema Art Festival e insegna Regia alla Blow-up Academy di Ferrara, di cui è vicedirettore artistico. Vive a Bologna.

Tra i film: “Just Play and Never Stop. Un viaggio spericolato nel jazz” (2025), “Sbundo” (2020-24), “Carnale Carnale” (2023), “Dallarte” (2023), “La lucina” (2018), “Il firmamento” (2013), “Beira Mar” (2010), “Le Corbusier in Calabria” (2009), “Jazz Confusion” (2006).

Tra i libri: “Piressia” (2024), “Cormac Blood Dance” (2023), “Giovanni Blanco” (2023), “Ultraporno” (2021), “La mano bruciata. Scrittori, pittori, elezioni” (2021), “Un uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista” (2020), “Nella grande sconfitta c’è la grande umanità” (con Michael Fitzgerald, 2020), “Mal di fuoco” (2016), “Volti a fronte” (con Domenico Brancale, 2013).

Tra le riviste: è stato redattore di “Cineforum” e caporedattore di “Carte di Cinema”; nel 2009 ha fondato “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre” e nel 2010 “Rivista”; attualmente è redattore del “Primo amore” e collabora con “Antinomie”.

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