Lunedì 10 novembre 2025, al Cinema Modernissimo di Bologna, sarà presentata l’anteprima italiana di Sbundo di Fabio Badolato e Jonny Costantino, opera che appare sugli schermi nazionali a dodici anni dalle riprese in Calabria. Il film, presentato come evento speciale del festival Visioni Italiane, sarà introdotto, insieme agli autori, dal direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli. In concomitanza con la proiezione avrà luogo, al Caffè Pathé del Modernissimo, la mostra Behind Sbundo. Il viaggio fotografico di Lorenzo Spagnolo attraverso il film di Fabio Badolato e Jonny Costantino. Pubblichiamo qui di seguito il testo che accompagna la mostra, assieme ad alcune delle fotografie di Lorenzo Spagnolo.
I giorni di Sbundo sono giorni che hanno stabilito un prima e un dopo nelle nostre vite. La vita di Fabio Badolato e la mia. Giorni di funambolismo. Giorni di naufragio. Giorni di conquista.
Funambolicamente, abbiamo camminato sul filo di una lama, violando tutte le regole del gioco del cinema, mettendo in gioco non solo la nostra arte. Abbiamo visto naufragare la concezione del film che pensavamo di volere, per assecondare i rovesci della tempesta che ci ha travolto. Con le spalle al muro, senza guardare in faccia niente e nessuno, incassando i colpi bassi che ci spingevano nell’angolo della regia, sferrando i nostri colpi proibiti, non di rado alla cieca, abbiamo conquistato la nostra idea di bellezza, abbiamo dato forma e corpo alla nostra sporca e selvaggia idea di bellezza. Nella vita di ogni artista che non tradisce il fuoco c’è un punto di non ritorno: il nostro è Sbundo.
Lorenzo Spagnolo c’era. In quelle folli e spericolate settimane di settembre e ottobre 2013, Lorenzo era al nostro fianco. In quel bizzarro spaziotempo calabrese – spalancatosi tra Catanzaro Lido e il quartiere rom Pistoia, mentre facevamo avanti e indietro sulla statale costiera 106, già tragitto di nostre precedenti audacie filmiche – questo fotografo è divenuto, ma forse lo era da prima, un’entità polimorfa.

Svolazzando con la grazia di una farfalla, Lorenzo ha abitato luoghi dove polizia e carabinieri non osavano addentrarsi; l’esercito, ogni tanto, sì. Con stupore lo abbiamo visto smaterializzarsi per farci infine l’abitudine, agli sfioramenti fantasmatici e agli spostamenti d’aria prodotti dalla sua ectoplasmica persona. Talvolta, ciò che pareva un ammasso di stracci in un cantuccio in ombra era lui, appallottolato e in agguato, pronto a scattare.
Quando la faccenda si metteva davvero male – come quando la troupe era sul punto di ammutinarsi dopo una giornata di paura e delirio, ignara di cosa cazzo avrebbe fatto l’indomani, mentre io e Fabio ci sbattevamo la testa l’uno contro l’altro, cercando di capire cosa cazzo avremmo fatto l’indomani – Lorenzo salvava il film. Lo salvava letteralmente, preparando per tutti una deliziosa cenetta a base di pesce.
Lorenzo Spagnolo non era lì per il backstage. Avevamo già chi. Lorenzo era lì per fare quello che gli pareva e così è stato. Armato di Nikon (Fe) e Contax (St), sue fidate compagne, ha fatto quello che il grande Henri Cartier-Bresson esige da ogni fotografo degno di questo nome: ha colto l’istante decisivo. Dal medesimo brodo primordiale da cui è nato Sbundo, Lorenzo ha tratto un’opera visuale che possiede vita autonoma. Le immagini in mostra – finalmente, a dodici anni dalla loro realizzazione – sono appena una veduta, una tra le tante possibili, dell’organico corpus di Behind Sbundo.

È uno spettacolo in sé vedere questo fotografo in azione: un’azione dalla proverbiale discrezione. Lorenzo trattiene il respiro, si gusta il sentimento del luogo e della situazione, convoca tutte le sue facoltà percettive per ghermire l’istante che minaccia di fuggire, appunto: l’istante decisivo. Non mitraglia, mai. Se pure gli venisse la tentazione, la pellicola, a differenza del digitale, avrebbe qualcosa da obiettare. Cecchino ipersensibile, Lorenzo scruta, si apposta e bang: non spara sperando di prenderci, spara quando sente che occhio cuore mente si sono allineati per colpire nel segno.
Comparse trascurate sono diventate personaggi chiave del suo trip personale e adesso irradiano con una flagranza che sfida la bidimensionalità del 35mm: la flagranza di presenze e sguardi che aprono brecce su mondi, esteriori e interiori. Di atmosfere impalpabili, questo segugio ricettivo, ha carpito ora il brivido ora il brillio. Apparizioni che ci erano sfuggite, grazie ai suoi lampi, le abbiamo ritrovate. Tensioni distensioni frizioni disperazioni abbandoni, epifanie del set e preludi di catastrofe sono stati fissati, e lo restano per sempre, nei suoi bianchi e neri.
Metto agli atti – in qualità di correo dell’impresa nonché di soggetto ritratto, nove volte su dieci inconsapevole di essere ritratto, ma forse dovrei dire: in qualità d’ignara preda braccata – che queste fotografie sono soltanto in parte il documento di dinamiche filmiche atipiche, la testimonianza di accadimenti anche umani, la traccia di emanazioni esorbitanti la sfera del cinema.
Queste foto sbundate sono soprattutto un distillato: il distillato di un’esperienza che il fotografo ha vissuto a 360 gradi insieme agli autori del film. Un distillato di convivenza creativa che risuona e vibra della qualità desiderante della sua osservazione partecipante.
Penso di poter dire che pure per Lorenzo Spagnolo Sbundo stabilisca un prima e un dopo cruciali nel suo itinerario di fotografo. E penso anche che quanto abbiamo condiviso in quelle azzardose e intensissime giornate autunnali sia di un genere raro: quello che ti lega a vita.

