Sette cadaveri eccellenti ballano al cospetto di immagini sospese tra la vita e la morte all’interno della Collezione Maramotti, al piano terra di quell’edificio, immerso nel verde di una periferia urbana ai margini della pianura padana, che fu la prima sede della casa di moda Max Mara a Reggio Emilia. Sono più di cinquanta le foto, oltre a una video installazione, che così prendono posto nello stabilimento, dando forma a This Body Made of Stardust, la personale di Viviane Sassen che rientra nella programmazione del festival Fotografia Europea. La rassegna, tra le più importanti del settore delle arti visive, è giunta quest’anno alla sua ventesima edizione; l’anniversario in questione riecheggia già nel titolo Avere vent’anni e nelle scelte espositive della fotografa olandese, curatrice della sua stessa mostra.

Le opere presentate, infatti, sono state realizzate dal 2005 al 2025, molte vengono dall’archivio privato dell’artista, mentre altre sono state create appositamente in dialogo con il luogo e con alcune opere della collezione Maramotti che si trovano sparse per la mostra temporanea (come l’installazione di giacche da uomo From Generation to Generation del 2001 di Kaarina Kaikkonen o Klosklas_74HR z.kkot del collettivo di artisti croati Tarwuk, realizzato nel 2021 mettendo insieme i materiali più svariati – dai classici argilla e corda a una protesi dentaria – e sembiante a una sorta di angelo del bizzarro ad altezza uomo).

Le cadavre exquis boira le vin nouveau scrivevano nel 1925 i surrealisti di Parigi. E da quel momento, da quella – si dice – prima volta, l’espressione cadavre exquis ha dato vita al gioco che libera l’inconscio al caso e all’anonimia di una pagina bianca. E ben sette opere (collage su carta) intitolate cadavre exquis, e numerate rispettivamente #19, #11, #12, #20, #17, #14, #16, si trovano sparse per la mostra di Viviane Sassen, costituendo il fil rouge che guida lo sguardo del visitatore nelle sale tra volti sconosciuti e spesso nascosti, corpi in pose insolite quanto artificiali, situazioni spiazzanti, inquadrature scomposte, mises en scène inattese, acque torbide, colori acidi. Perché niente, nelle foto di Viviane Sassen, è come dovrebbe essere. Elementi naturali e artificiali si uniscono per generare figure, corpi morti che paiono vivi. Nel testo che accompagna la pubblicazione realizzata in occasione della mostra (edita da Dario Cimorelli Editore), Marco Scotini chiama questa atmosfera perturbante «tanatografia», perché «ciò che inquieta maggiormente è la presenza fantasmatica dell’immagine: il suo carattere di sineddoche per cui una parte sta per il tutto». Le scarpe stanno per gli uomini (Four shoes, 2005, c-print), le foglie per un albero (Dust, 2005, c-print), le mani per un corpo (Prehendere, 2019, c-print), l’assenza per la presenza.

La lotta tra l’immagine e lo stato in luogo dello scatto avviene all’interno di atmosfere esotiche ed enigmatiche: paesaggi lontani, assolati, dove l’ombra – quando c’è – è protagonista della scena definendo dettagli e sagome (Heliotrope, 2005, c-print). Viviane Sassen infatti, nonostante ora viva ad Amsterdam, ha vissuto la sua fanciullezza in Kenya. E quel luogo emerge dall’è stato, sotto forme puntuali e frammentate, come un batter di ciglia, tra il buio e la luce che scotta. L’Africa dell’infanzia, il continente delle memorie, dei desideri, delle melodie lontane è il palcoscenico del delitto. Cadavres exquis come mannequins (Viviane Sassen è anche una nota fotografa di moda), corpi di scena che si muovono in bilico tra incubi e paradisi perduti, sfidando la logica del senso. Eppure nonostante l’ambiguità dell’assenza aleggi nelle stanze, è il gioco a predominare attraverso il colore, la luce, le figure bislacche. Oggetti immaginari costruiscono ponti con la realtà che concretizza quegli stessi oggetti in immagini vivide, rubate ai luoghi con la parvenza del bambino che, sotto l’egida dell’adulto, nasconde e presenta, presenta e nasconde, in un’infinita caccia al senso delle cose dal sapore surrealista.

Ancora oggi, a quasi due secoli dalla sua nascita, la fotografia ricorda l’eterna sfida dell’uomo con il tempo, rinnovando l’intatta capacità – nonostante la smaterializzazione imperante – di imprimere su carta la tragica, quanto miracolosa, transitorietà dell’esistenza. Come la polvere di stelle che cade sui corpi nudi, accoccolati all’ombra della morte.
Viviane Sassen.
This Body Made of Stardust
Reggio Emilia, Collezione Maramotti
dal 27 aprile al 27 luglio 2025
catalogo Dario Cimorelli Editore
80 pp. ill. col., € 30
In copertina: Viviane Sassen, Phoenix / Revisited, 2009 – 2023, vernice posca su c-print / posca paint on c-print, 100 x 137,5 cm © Viviane Sassen. Courtesy of the artist and Stevenson (Cape Town, Johannesburg, Amsterdam)
