Per una pausa dal trambusto di via del Tritone, col suo traffico incessante di auto, pellegrini, pullman turistici e romane in friulane di velluto dirette alla Rinascente, basta svoltare in via Francesco Crispi. Dietro una facciata discreta, nel bianco minimale e chirurgico dei suoi spazi, la Gagosian Gallery accoglie la mostra Italian Days, prorogata fino al 27 giugno, che presenta per la prima volta nella sua interezza la serie Italy (1946-48) di Richard Avedon: un corpus di oltre venti fotografie che testimoniano il profondo legame tra il fotografo statunitense e il nostro Paese.

Il periodo che va dal 1946 al 1948 rappresenta per Avedon una fase di passaggio: da un lato l’ingresso nel mondo della moda, con le prime collaborazioni per Harper’s Bazaar; dall’altro una fotografia ancora libera dagli stilemi editoriali. Il viaggio in Italia porta Avedon a Roma, in Sicilia e a Venezia. Qui osserva lo splendore decaduto, la vita quotidiana che ricomincia, la dignità dei passanti. È un’indagine libera, quasi diaristica, che si muove tra le macerie della Seconda guerra mondiale.

Le fotografie del biennio italiano sono in dialogo con altri ritratti iconici della carriera di Avedon, come la celebre immagine di Marilyn Monroe del 1957 o quella di Ruby Nell Holden del 1980, parte della serie In the American West. L’allestimento, curato da Cécile Degos, evita la cronologia lineare e cerca connessioni tematiche, compositive, emotive. Il risultato è una narrazione che suggerisce la coerenza del linguaggio di Avedon, giustapponendo immagini diverse per periodo e soggetto, ma affini nell’intenzione, sia essa formale o sentimentale. Una strategia che ricorda la teoria della metafora visiva di Charles Forceville, come un modo per costruire significato attraverso la giustapposizione: per cui ogni immagine, posta in relazione a un’altra, innesca associazioni che vanno oltre il contenuto letterale dell’inquadratura.

Penso, in particolare, all’accostamento tra la foto di un guanto di pelle appeso a una barra di ferro, tesa come un braccio nel vuoto tra i palazzi (Italy #16, Palermo, 1947), e quella che mostra due mani tormentate dall’acido (Napalm Victim #2, Saigon, 1971) o anche la foto di un trampoliere (Italy #15, Palermo, 1947) affiancata alle lunghe gambe di Penelope Tree (fotografata a New York nel 1967), o ancora i tuffi e i giochi acquatici sulle spiagge di Venezia e quelle di Santa Monica.

Zazi, performer di strada ritratta da Avedon a Roma nel ’46, è protagonista indiscussa di questa mostra: non solo soggetto catturato nella sua quotidianità, ma corpo che si espone, che agisce davanti all’obiettivo. Si riconoscono i prodromi di un interesse tenace per la costruzione dell’identità attraverso la posa. La forza del montaggio espositivo sta proprio in questo: nel suggerire che lo stile avedoniano – fatto di frontalità, intensità, sospensione – si è costruito anche nel confronto con una realtà polverosa, scrostata, dolente. Non l’Italia dei grandi monumenti e dei paesaggi pittoreschi, quella del Grand Tour, quanto un’Italia povera e vivace, segnata dalla fatica, dal conflitto, ma che nelle fotografie di Avedon suggerisce il senso della speranza e della ripartenza e che fonderà un nuovo immaginario. Senza esotismo né compiacimento.

La mostra di Gagosian non è dunque solo l’omaggio a un maestro. Audrey Hepburn, Jacqueline Kennedy, Sophia Loren, Bette Midler e Samuel Beckett, insomma i “miti”, incontrano il “mito” italiano che la guerra ha spazzato via, ma che dalla guerra si è ricostruito; e gli scatti stessi di Avedon contribuiscono a mitizzare quell’italianità macilenta e teatrale che, per una serie semplificazioni successive, è arrivata fino ai caroselli e ai reels su Instagram e TikTok. Uno storytelling codificato, che forma tuttora lo sguardo del turista ma anche, ormai, quello di molti che nel Bel Paese ci vivono. Così chi guarda queste “giornate italiane” non può che riconoscersi, almeno in parte: perché ci parlano di noi, oggi, da un passato che non è affatto concluso.
Richard Avedon: Italian Days
a cura di Cécile Degos
Gagosian Gallery, Roma
dal 12 marzo al 27 giugno 2025
In copertina: Richard Avedon: Italian Days, Gagosian, Roma, 2025. Installation view. Artwork © The Richard Avedon Foundation. Photo: Martina Magno, M3 Studio
