Si è aperta il 13 novembre (e sarà visitabile sino al 22 gennaio) a Napoli, da Frame Arts Artes, la mostra Frammenti di esistenza, a cura dell’Archivio Luciano Caruso nelle persone di Paola Pozzi e Michele Maria Caruso. Una trentina di opere per lo più risalenti agli anni Novanta, dell’artista napoletano e fiorentino protagonista (sia in quanto produttore in proprio che come storico e interprete) della migliore tradizione della poesia visiva, illustrano i temi da lui prediletti del frammento e del viaggio. Dal catalogo edito da Maschietto, e aperto da un saggio di Silvia Piffaretti, proponiamo ai lettori di «Antinomie», per la cortesia dei curatori, un raro testo dell’artista da lui scritto per una sua mostra del 1993 (i cui lavori sono in parte presenti ora a Napoli).
(a Sonia)
Tutta la poesia dell’Occidente nasce da un viaggio, in cui messaggi d’ombra s’intrecciano al tema del ritorno e della fine. Ma Ulisse è anche l’unico eroe letterario che davvero raggiunge Itaca. Da allora, la memoria dell’inganno, la caduta e il sistema di specchi, che è diventata la nostra cultura, spingono semmai verso l’esotismo, cedendo al richiamo di terre lontane. Il “viaggio” nasconde o svela la verità dell’assenza e della rivolta: è una domanda posta al mondo con più o meno riluttanza, approdando spesso ad una meccanica e monotona ripetizione e svolgendosi in un tempo che è violento, immobile, così simile a noi.

Anche le tavole de La via della seta e di Atlante appartengono al viaggio e all’avventura. Documentano una ricerca del segno originario cominciata quasi trent’anni fa e che ricomincia da capo sempre, come risposta alle ferite della sensibilità offesa dall’esistente: “un sogno costruito/ un gesto una perdita: o confidenze d’ombra”. La negazione della scrittura e dello stesso “viaggio”, tentata con Atlante del 1966, si lega così idealmente all’esaltazione del viaggio attraverso la scrittura de La via della seta del 1993.

Eppure i due momenti di questo mio personale percorso sono più vicini ed intrecciati di quanto non sembri ad una lettura solo formale. Mentre cancellavo paesi e continenti, corredando ogni tavola di un “commento”, fatto di cortecce d’albero, supporto di una scrittura volutamente assente e che era tutta racchiusa nel gesto di cancellare, con il mio amico Franco Visco progettavo in/credibili fughe, che prevedevano traversate del deserto da Marrakech a Timbuctù o il percorso della via della seta.

Poiché anche in queste cose “le responsabilità vere incominciano dai sogni”, quando ho sentito che questo viaggio adolescenziale non avverrà mai più, ho cominciato a tracciare le tavole / e le mappe di un viaggio “da San Leucio a Pechino” che si conclude tutto nella scrittura: “un racconto continuo / con figure chiare in movimento che si affacciano / dalle nuvole dipinte in lontananza – nel silenzio /: allusione della morte: / ritmo incantatorio: / parole sconosciute che si intrecciano: metamorfosi / obbligata: l’erotismo sottile dell’attesa: / solo un viso in ombra ricorda il trionfo del / nulla e la città che si stende con le sue cupole / dipinte in primo piano –”. Anche questo è un viaggio, per strade e cammini non meno intriganti e pieni di pericoli e sorprese del sogno di allora.
da Luciano Caruso, Atlante / La via della seta, pieghevole della mostra (Galleria Aglaia, Firenze, dal 24 aprile 1993)

Luciano Caruso – Frammenti di Esistenza
a cura di Paola Pozzi e Michele Maria Caruso
Galleria FrameArsArtes, Napoli
13 novembre 2024 – 22 gennaio 2025
In copertina: Luciano Caruso, Cantuum asirenum, 1965, collage e china su carta, cm 19 x 25,5, foto © Leonardo Morfini. Collezione Archivio Luciano Caruso
