Che succede se Jorge Luis Borges incontra Philip Kindred Dick? Per la verità non è escluso che il secondo avesse letto il primo (quando negli anni Quaranta, precocemente, lo tradusse negli U.S.A. l’amico Tony Boucher), ma siamo portati a considerare irriducibilmente distanti l’ispirazione “metafisica” del primo da quella “politica” del secondo, la cancellazione della dimensione storica sprezzantemente operata da Borges dalla sua fantasmagorizzazione (specie in forma di ucronia) brevettata da Dick. Eppure non mancano (come ha sottolineato da ultimo Emanuele Trevi nel curare i «Meridiani» di PKD), fra l’immaginario dei due, punti di contatto suggestivi. Fatto sta che un serissimo studioso, fra il molto altro di fantascienza, e un cineasta inquieto dall’ispirazione storica, si sono coalizzati per realizzare un libro abbastanza unico: L’uomo dall’altro mondo. Fantascienza di un’Italia (im)possibile, edito da Machina Libri (96 pp. ill. col., € 12). Se già Roberto Bolaño aveva sistematizzato nel 1996 l’attitudine borgesiana allo pseudobiblionin un piccolo capolavoro delizioso (che ci si augura di non dover riconoscere, fra qualche tempo, assai più realistico di quanto l’autore potesse immaginare) come La letteratura nazista in America– una cui sezione era debitamente riservata alla fantascienza –, il sotto-format della filmografia d’invenzione è stato praticato, da noi, dall’Emanuele Canzaniello dei Migliori film mai girati (Oèdipus 2019; ma già il mitico Corrado Costa aveva intitolato una sua raccolta dell’83 The Complete Films, basata sul condivisibile assunto per cui «la realtà non esiste, ma esiste il cinema»).
Oltre al gusto deliziosamente rétro col quale hanno corredato le sinossi delle relative locandine, campionate sui modi e le maniere della grafica del tempo (non siamo lontani, certo, dal feticismo d’autore del Michele Mari delle Copertine di Urania), e a quello anche masochistico di fare il verso ai tic e agli stili intellettuali d’una tradizione accademica alla quale magari si abbia in sorte di appartenere, il giro di vite di Barzaghi e Comberiati consiste nel dedicare la propria pseudo- (o u-) erudizione alla fantascienza (non senza pagare il proprio tributo al predecessore più immediato, nella sinossi del film che presta loro il titolo del libro): in particolare nella declinazione ucronica e, come nell’Uomo nell’alto castello di Dick, meta-ucronica. L’uomo dall’altro mondo, il film prodotto nell’Italia dittatoriale degli anni Settanta che ne immagina una alternativa nella quale il potere non sia stato preso da una giunta militare nel decennio precedente, è infatti l’equivalente perfetto, in Dick, della Locusta si trascinerà a stento: il romanzo di fantascienza ucronica concepito dallo scrittore dissidente Hawthorne Abendsen nel quale s’immagina un’America che non ha perso la Seconda guerra mondiale e nonè governata da nazisti e giapponesi.
Dove la sorpresa è che lo strappo fantastico non si produce solo nel continuum storico “alternativa” dell’ucronia, ma anche in quello della “realtà” che crediamo di conoscere meglio. Perché sì, ripetiamo il mantra: un altro mondo è possibile.
Andrea Cortellessa
Nell’Italia degli anni Sessanta, la possibilità di un colpo di stato militare era reale, come dimostrano fra gli altri il tentativo del golpe Borghese (1960) e il Piano Solo (1964). Nel libro che avete tra le mani, abbiamo immaginato che cosa sarebbe successo se una giunta militare avesse davvero preso il potere. Probabilmente non ci sarebbe stato un nuovo fascismo, almeno con le forme politiche del ventennio mussoliniano; le dittature dell’Europa meridionale di quegli anni (Spagna, Portogallo, negli anni successivi anche Grecia) mostravano modalità di gestione autoritaria del potere più sottili. Ma come sarebbe stata la produzione culturale sotto questo ipotetico regime militare? Abbiamo preso come esempio il cinema di fantascienza per raccontare la nostra ucronia – dunque un’ucronia nell’ucronia – perché il genere si presta perfettamente a immaginare e costruire mondi nuovi e in quel decennio (l’allunaggio è del 1969, non dimentichiamolo) era particolarmente popolare. Quella che segue è una cronologia immaginata (ma possibile, e forse per questo anche reale) della dittatura militare italiana dal 1965 al 1979, quella che noi chiamiamo l’era della “giunta Paoloni”, dal nome del consulente del Ministero dell’Interno, molto vicino ai servizi segreti del Sifar, che si ritrovò a capo del governo.
1965: De Lorenzo rimane generale dell’Arma e il 6 gennaio appoggia il colpo di stato militare capitanato da Giovanni Paoloni, consulente del Ministero dell’Interno, che viene aiutato dai servizi segreti del Sifar. Gli Stati Uniti la sera stessa riconoscono il governo Paoloni come governo ufficiale dell’Italia. Il Presidente della Repubblica (lo stesso Paoloni) rimane in carica sette anni e acquisisce un potere esecutivo inedito.
1966: L’esondazione dell’Arno provoca decine di vittime. Il primo governo Paoloni (un governo misto, con sette ministri militari e sette civili, fra cui Andreotti) lancia un appello all’unità nazionale e riceve consistenti aiuti dagli Stati Uniti. Aldo Moro si ritira dalla scena politica e il Partito Comunista viene dichiarato illegale. Il Partito Socialista si spacca, perché la parte moderata appoggia in Parlamento alcuni decreti sicurezza di Paoloni astenendosi.
1967: Il Papa Paolo VI non appoggia apertamente la giunta militare, che trova invece ampi consensi nelle alte gerarchie ecclesiastiche, specie quelle più tradizionaliste e avverse alle aperture del pontefice alla società contemporanea.
Per la morte del cantante Luigi Tenco il governo accusa alcuni esponenti del Partito Comunista clandestino. Da Parigi il comitato centrale del Pci in esilio si dichiara estraneo ai fatti e contro ogni tipo di azione violenta e terroristica.
1968: Viene stigmatizzato tutto quello che arriva dalla Francia. Il ’68, come in Spagna, non arriva, se non marginalmente. Solo a Catanzaro, in gennaio, vi è un piccolo tentativo di rivolta, ben presto represso nel sangue e in seguito occultato.
1969: Gli Stati Uniti attuano una sorta di Secondo Piano Marshall (2MP) per rinforzare economicamente l’Italia, evitare l’inflazione e legittimare la giunta Paoloni. Grazie ad un piccolo aiuto economico elargito alla NASA, Paoloni si prende un merito esagerato per l’allunaggio. Cineasti e intellettuali francesi stilano un documento contro il governo Paoloni. Il governo francese, pur appoggiando nei fatti Paoloni o comunque non ostacolandolo, per mantenere consensi nell’opinione pubblica riduce gli incontri ufficiali e i contatti con l’esecutivo italiano.
1970: Il presidente statunitense Nixon in visita ufficiale a Roma promette a Paoloni ulteriori aiuti. La sua visita avviene in una città deserta, blindata e controllata dall’esercito e dalla polizia. Aprono tre centrali nucleari (con fondi privati Usa) e cinque nuove raffinerie: inizia il Grande Piano Energetico Nazionale.
1971: Il generale Giovanni De Lorenzo viene premiato da Paoloni come esempio di lealtà verso la patria. La giunta concentra ingenti sforzi economici nella propaganda, attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili.
1972: Hanno luogo le prime (e uniche) elezioni in cui Paoloni vince, con percentuali superiori all’ottanta per cento: l’Italia mantiene lo statuto di Repubblica Presidenziale “forte” (parlamento a una camera; Presidente della Repubblica eletto ogni sette anni e con il controllo diretto del Ministero dell’Interno; rimangono cinque ministri militari). Il governo è appoggiato da Democrazia Cristiana, Partito Liberale e Movimento Sociale Italiano. Il Partito Socialista è all’opposizione, ma si tratta di un’opposizione più che altro formale (il partito ha presentato un giovane Bettino Craxi come possibile presidente, ben sapendo che avrebbe perso).
1973: Nixon fa sapere a Paoloni che, vista la situazione internazionale (in particolare la sconfitta nella guerra in Vietnam e la pressione dell’opinione pubblica pacifista), per la prima volta dal 1965 gli USA diminuiranno gli aiuti all’Italia. Gli Stati Uniti hanno ora nel Cile un alleato strategicamente più utile.
Si riscontrano nell’Italia settentrionale i primi attentati di matrice comunista, grazie a gruppi provenienti dalla Germania.
1974: La situazione economica peggiora, anche a causa del contesto internazionale. Il terrorismo arriva al Sud, in Puglia, Calabria e Campania con i tre attentati firmati dal gruppo “Primula Rossa”. Paoloni prova a investire maggiormente nella propaganda per mantenere e rinforzare il consenso, soprattutto nella televisione. L’interesse per il cinema invece si riduce e aumentano gli spazi per film portatori di una critica, seppur velata, al regime.
1975: Cinque anarchici, collegati al gruppo “Terra libera” di Matera, vengono arrestati al confine con la Svizzera con l’accusa di aver ucciso due proprietari terrieri in Basilicata. Il malcontento nei confronti del regime aumenta.
1976: Oltre a Seveso, altre tre fabbriche rilasciano diossina. Si riscontra il primo sciopero dal 1965, a Catanzaro, in una fabbrica di gazzosa al caffè.
1977: Su pressione del nuovo presidente americano Jimmy Carter, Paoloni indice nuove elezioni da tenersi nel 1979, dopo alcune riforme della legge elettorale. In cambio il Fondo Monetario Internazionale concede all’Italia un prestito di 530 milioni di dollari, a patto che il paese consolidi la politica liberista di apertura al mercato globale.
1978: Il Papa Giovanni Paolo II, eletto in ottobre, elogia ufficialmente le elezioni democratiche italiane indette per l’anno successivo.
1979: Le elezioni vengono posticipate a giugno. Vince la Democrazia Cristiana, che governa in coalizione con la corrente di centro-sinistra del Partito Socialista di Bettino Craxi. La presenza di Craxi, presentatosi sette anni prima come avversario di Paoloni – che rimane comunque consulente dei servizi segreti – in un certo senso sdogana la Democrazia Cristiana che si propone come forza di cambiamento, pur avendo appoggiato Paoloni – con varie sfumature – per ben quattordici anni. Il Partito Comunista viene riammesso fra le forze politiche ufficiali.

Contagiare gli umani (1968)
Regia: Arrigo Speri
Sceneggiatura: Arrigo Speri, Gaetano Marchesi
Attori: Italo Quassi (medico), Andrea Bigri (leader dei superstiti), Rocío Pérez (leader dei superstiti).
Produzione: Rai Cinema, TV Arriba
Montaggio: Pau Vidal
Musiche: Banda degli Ottoni
In un ospedale militare alcuni medici si prendono cura di un prigioniero nemico. L’uomo è malato: ha il volto pallido, le mani tremanti e continui spasmi. Le cure dei dottori non sembrano fare effetto e quando il malato muore si scopre che non era un essere umano, ma proveniva da un altro pianeta. Per questo motivo le terapie non funzionavano.
Uno dei dottori che lo aveva in cura torna in seguito a casa e riprende la sua vita normale. Senza saperlo, ha però contratto un pericoloso virus che ben presto contagia gran parte della popolazione. I sopravvissuti si rinchiudono nell’ospedale militare della prima scena, creando una micro-comunità perfettamente funzionante, dove alcuni scienziati cercano disperatamente di trovare l’antidoto.
All’esterno la città è silenziosa e ben presto fra i sopravvissuti inizia a nascere il dubbio: chi ha portato il virus fra gli uomini? Le persone all’esterno sono davvero tutte morte? O questi “alieni”, i contagiati venuti da altri pianeti, stanno solo aspettando che gli ultimi esseri umani escano dal rifugio per sterminarli?
Il film ha avuto una ricezione molto particolare, perché, pur essendo una produzione ufficiale – si tratta in effetti della prima coproduzione italo-spagnola dopo l’arrivo al potere della giunta militare, tra l’altro l’unica di fantascienza – annovera fra gli sceneggiatori Gaetano Marchesi, scrittore e poeta avverso al regime che morirà in esilio in Belgio nel 1974. La morale del film è infatti ambigua: se da una parte è palese la costruzione del nemico esterno e la volontà da parte dei superstiti di chiudersi e arroccarsi su posizioni identitarie, dall’altra la micro-comunità che vive nell’ospedale militare è presentata come una società semi-utopica, con valori quali l’ecologia, il femminismo (una delle leader è infatti una ragazza) e l’abolizione della proprietà privata, tutti elementi invisi alla politica della giunta militare.
Per questa ragione, probabilmente, la Rai nel 1981, già in piena “seconda Repubblica”, trasmise il film in seconda serata, senza che la scelta generasse particolari polemiche, al contrario di quanto era accaduto alla messa in onda di alcune commedie prodotte durante gli anni Sessanta con fondi del Ministero della Propaganda. Difficile dire con esattezza quale fu l’influenza di Marchesi sul risultato finale, quel che è certo è che le chiavi di lettura per interpretare Contagiare gli umani sono diverse e talvolta contraddittorie.
Bibliografia
B. Rico, Francisco Franco se va al cine. Producciones y películas durante la dictadura, www.cccma.org (ultimo accesso 24 maggio 2024).
A. Zago, Scrittura contraria. Gaetano Marchesi e la politica italiana (1965-1974), Aracne, Roma 2009, pp. 45-51.

Il sopravvissuto (1975)
Regia: Alberto Rulli
Sceneggiatura: Alberto Rulli
Attori: Angelo Fabris (il sopravvissuto)
Montaggio: Giuseppe Fagiani
Musiche: Cuginata rustica
Produzione: Rai Cinema
Il sopravvissuto di Alberto Rulli, per tematiche ed estetica, sembra anticipare alcuni fra i più noti film post-apocalittici americani della fine del decennio e dell’inizio degli anni Ottanta. In realtà, prodotto in fretta grazie all’interesse del Ministero della Propaganda, l’atmosfera post-apocalittica con venature post-atomiche sembra richiamare il particolare clima politico della giunta Paoloni di quegli anni. Il governo veniva infatti dalla vittoria delle elezioni del 1972 – le uniche elezioni vinte da Paoloni, grazie ad una gigantesca coalizione intra-partitica, appoggiata da tutti i partiti tranne il Psi, che però, per non creare problemi, presentò come candidato alla presidenza un giovanissimo Bettino Craxi, allora poco conosciuto e destinato alla sconfitta. La situazione internazionale però era radicalmente cambiata: nel 1973 Nixon aveva ufficialmente comunicato all’Italia che, visto il momento complicato in cui si trovavano gli Stati Uniti, per la prima volta dal 1965 gli aiuti del Secondo Piano Marshall dovevano essere sensibilmente ridotti. La giunta Paoloni si sentiva dunque isolata, mentre in Europa finivano la dittatura franchista in Spagna con la morte del dittatore nel 1975, quella dei colonnelli in Grecia e nel 1974 si era conclusa quella in Portogallo. L’Italia rimaneva così l’unico stato autoritario occidentale della costa settentrionale del Mediterraneo.
Il film di Rulli rispecchia perfettamente questo isolamento della nazione. All’indomani di una catastrofe nucleare – di cui gli sceneggiatori non specificano le cause – un uomo solo si aggira per Roma, armato di tutto punto per proteggersi dalle radiazioni e da eventuali nemici. La città che si erge ai suoi occhi è spettrale: gli edifici sono quasi tutti ancora in piedi, ma sono vuoti e sembra che la capitale più che distrutta sia stata semplicemente svuotata e abbandonata. Le giornate dell’uomo hanno una routine molto precisa (oggi sembrano quasi ironiche le scene in cui mette da parte dell’acqua non contaminata per radersi), per evitare che sprofondi nella follia da isolamento. Ogni nuovo quartiere, ogni nuova strada, ogni nuovo edificio diventano presto sinonimi della speranza di incontrare altri esseri viventi. L’ultima immagine, di fronte ad un complesso abitativo vuoto, mostra però la situazione reale: le uniche compagne di vita del protagonista sono le mosche, che gli ronzano intorno infastidendolo e manifestandogli al tempo stesso che la città non appartiene più agli esseri umani.
Considerato negli anni Ottanta un film critico contro la giunta Paoloni, pur essendo stato prodotto dalla Rai, Il sopravvissuto è in realtà un film di regime che mostra però, probabilmente in maniera involontaria, l’inizio del declino dello Stato autoritario. Nonostante il consueto ricorso all’uomo forte come protagonista, nel film le sue azioni sembrano prive di senso e non portano a nessun risultato. Un’epoca sta infatti finendo, come verrà sancito definitivamente dalle elezioni del 1979, in cui Paoloni uscirà sconfitto.
Bibliografia
A. Turi, L’autoritarismo tardo nelle rappresentazioni cinematografiche e televisive, Mondadori, Milano 2017, pp. 203-211.
D. Torratta, I film post-apocalittici italiani. Legami e indipendenza dalle produzioni statunitensi, ESI, Torino 1993, pp. 119-140.

L’uomo dell’altro mondo (1977)
Regia: Aldo Moiso
Sceneggiatura: Franco Pelti, Matteo Rastan (liberamente ispirato a The Man in the High Castle di Philip K. Dick).
Attori: Carlo Grisi (l’alieno), Franca Sarti (Alberta), Renato Curzi (Ivo, il caporedattore), Simone Acini (lo psichiatra), Ray Amati, Luca Masti, Ugo Torre.
Produzione: Rai
Musiche: Mnemonic Band
Montaggio: Davide Coppi
Colore: Telecolor
L’uomo dell’altro mondo è una produzione ufficiale della Rai, pensata inizialmente per un passaggio televisivo e finanziata con soldi pubblici del ministero della Propaganda, eppure venne recepito come un film ostile alla giunta militare e molti elementi della trama fanno pensare che effettivamente gli autori abbiano voluto criticare il regime con tale narrazione. Questo “cortocircuito” nasce innanzitutto dal soggetto del film, ispirato molto lontanamente al romanzo The Man in the High Castle (tradotto in italiano come La svastica sul sole) di Philip K. Dick e, in misura minore, a Il Fascio sulla Luna di Benito Mussolini di Aldo Cremi, due narrazioni ucroniche che immaginano un mondo alternativo lontano ma al tempo stesso simile a quello reale. In secondo luogo va tenuto in considerazione il mutato clima politico: nel 1977 il Fondo Monetario Internazionale aveva concesso un cospicuo prestito all’Italia, in crisi economica almeno dalla fine del 1973, imponendogli però una presenza maggiore di imprese private, uno scatto più deciso verso il libero mercato e l’organizzazione di nuove elezioni democratiche, anticipando di fatto la fine della giunta Paoloni. Anche le maglie della censura si erano allargate e una sceneggiatura come quella de L’uomo dell’altro mondo, che solo pochi anni prima non sarebbe mai stata accettata né prodotta, aveva passato indenne il controllo del Ministero.
Nel film si immagina che in un’azienda statale adibita al controllo dei media arrivi un nuovo impiegato. L’uomo, di nome Flavio (interpretato dall’attore di fotoromanzi Carlo Grisi) è particolarmente misterioso e affascinante ed entra nelle grazie della bella collega Alberta (Franca Sarti). La donna si rende presto conto però che Flavio ha qualcosa che non va: soffre di violente emicranie, ha spesso gli incubi, a volte dimentica cose banali e sembra sempre in difficoltà nel rispondere a domande riguardanti il suo passato. Alberta ne parla così con il suo ex fidanzato, il caporedattore Ivo (Renato Curzi). Ivo, ancora legato sentimentalmente ad Alberta, decide di sottoporre Flavio ad una seduta di ipnosi presso un noto psichiatra. Sarà nel corso di questa seduta che si scoprirà che Flavio viene in realtà da una dimensione parallela, molto simile a quella in cui vivono gli altri personaggi, ma con alcune piccole differenze. È la percezione inconscia di queste differenze a fargli perdere i punti di riferimento abituali e a causargli incubi e sofferenze. Su consiglio dello psichiatra, Flavio decide di registrare la sua storia sotto ipnosi e in seguito di trascriverla. Alberta, preoccupata per ciò che potrebbe accadere all’uomo che ama, vorrebbe distruggere il manoscritto, ma Ivo, su pressione dello stesso Flavio, decide di farlo pubblicare sul maggior quotidiano nazionale. “Il dramma personale di un uomo” dirà Ivo “deve diventare un monito per la popolazione. Esistono altri mondi intorno a noi, la gente deve saperlo”. Questa frase, con cui si chiude il film, diventerà l’emblema della fine del regime. Una fine ancora non effettiva (le elezioni in cui la giunta Paoloni perderà il potere avranno luogo due anni più tardi, anche se erano già state indette ufficialmente), ma che nel 1977 appariva vicina e ineluttabile.
Ultima nota per la colonna sonora originale, composta interamente dalla “Mnemonic Band”, la stessa formazione che nel 1981, cambiato il nome in “Italian Giants”, sarà alla base del rinnovamento del progressive rock italiano.
Il film sarebbe dovuto essere trasmesso su Raidue in due puntate, a cadenza settimanale, ma il Ministero della Propaganda ritenne più prudente consentire solo il passaggio in sala, per evitare un seguito maggiore.
Bibliografia
G.C. Mirabile, Film e romanzi dell’altro mondo. La linea ucronica nella fantascienza italiana, Prospero, Brescia 2016, pp. 69-98.
P. Milanese, Innesti, incroci e tangenziali. Narrativa e cinema di fantascienza negli ultimi anni della giunta Paoloni (1977-1979), Cesati, Firenze 2000, pp. 289-303.
Daniele Comberiati, Eugenio Barzaghi
L’uomo dall’altro mondo. Fantascienza di un’Italia (im)possibile
Machina Libri, 2025
96 pp. ill. col., € 12
In copertina: la fabbrica
