Dario Borso

ha insegnato Storia della filosofia all’Università degli Studi di Milano ed Estetica alla Facoltà di Architettura del Politecnico. Studioso di Hegel e Kierkegaard, di cui ha curato parecchie opere in italiano, è noto soprattutto per le sue traduzioni da Arno Schmidt e Paul Celan (“Microliti”, Zandonai 2010 e in edizione accresciuta come e-book Mondadori 2020; “Oscurato”, Einaudi 2010; “Poesie sparse pubblicate in vita”, nottetempo 2011; “La sabbia delle urne”, Einaudi 2016; Blok-Celan, “I dodici”, L’arcolaio 2018). Editore in proprio all’inizio del millennio con la microcasa editrice Il Ragazzo Ubiquo, ha finora animato cinque edizioni del premio di poesia Baghetta, e adesso che è in pensione s’interessa di fotografia (curatela di Ugo Mulas, “Danimarca 1961”, Humboldt 2018) e design (Aa.Vv., “Saft”, Corraini 2019). Sue fatiche recentissime: la curatela di Marion Poschmann, “Le isole dei pini” (Bompiani) e di Lev Šestov, “Sradicamento” (con Valentina Parisi, Morcelliana) e la pubblicazione di suoi antichi “Tre quadernetti indiani” (Exòrma).
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