“Io non sono un architetto, sono un drago”: così si definisce Alessandro Mendini in un autoritratto del 2006, in cui si raffigura in maniera davvero singolare – testa da designer, mani da artigiano, piedi da artista, gambe da grafico, coda da poeta, corpo da architetto, petto da manager e pancia da prete. Una chimera colorata e imprevedibile, insomma, che riflette la multidimensionalità della figura di Mendini e il suo approccio interdisciplinare alla creatività. Architetto, designer e artista, tra gli innovatori del progetto italiano nella seconda metà del Novecento, Alessandro Mendini (1931-2019) brillava per il suo spirito innovativo e per una complessità, tanto artistica quanto umana, fuori dal comune.
E proprio Io sono un drago. La vera storia di Alessandro Mendini è il titolo della retrospettiva che la Triennale di Milano gli dedica fino al 13 ottobre prossimo, offrendo un’esplorazione profonda del lavoro e della vita di uno degli italiani più influenti di ieri come oggi. Curata da Fulvio Irace con un allestimento di Pierre Charpin, la mostra è un viaggio nell’interiorità di Mendini attraverso opere, progetti architettonici, oggetti della quotidianità e prototipi diventati celebri nel corso del tempo; il percorso espositivo è organizzato in sezioni tematiche aperte, che esplorano le diverse fasi della carriera di Mendini per darne una visione d’insieme bella e vera.

All’interno del Cubo di Triennale, il metodo Mendini si svela ai visitatori con un colpo d’occhio e, allo stesso tempo, richiede di essere scoperto pian piano, lavoro dopo lavoro. La sezione Identikit è particolarmente affascinante, con una serie di autoritratti realizzati da Mendini nel corso della sua vita che rivelano il suo interesse per l’autorappresentazione, insieme alla sua capacità di giocare con la propria immagine, integrando elementi del design, dell’arte e della grafica. Non un esercizio di stile fine a sé stesso, insomma, ma una riflessione sulla sua identità professionale e personale, di uomo e di creativo.

Se La sindrome di Gulliver esplora il concetto di scala attraverso una successione di oggetti fuori misura, come la celebre Poltrona di Proust del 1978 e Petite Cathédrale di un paio di decenni più tardi, Architetture presenta alcuni dei progetti architettonici più significativi realizzati dall’Atelier Mendini – tre stazioni del metrò a Napoli, il Museum Groninger nei Paesi Bassi e l’Olympic Stadium a Seul solo per citarne alcuni. Qui è messo in luce l’approccio innovativo di Mendini all’architettura: i colori sfidano le convenzioni estetiche tradizionali e così le forme. Quella di Alessandro Mendini, del resto, è una visione integrata dell’arte e del design, in cui gli edifici diventano scenari narrativi ricchi di significato.
Fragilismi invece è dedicata alla ricerca che ha portato Mendini a stendere, o meglio disegnare, il Manifesto del Fragilismo nel 2002: si tratta di un elogio della fragilità della terra in un mondo segnato dalla guerra e dalla violenza, oggi più attuale che mai. Radical Melancholy esplora i ruggenti anni Settanta del design radicale, di cui Mendini è stato uno dei principali teorici; una critica delle convenzioni estetiche e funzionali, proponendo soluzioni innovative che mescolano arte, design e performance. Le opere di questo periodo riflettono un desiderio di rompere con il passato e di esplorare nuove possibilità espressive, umane, esistenziali.

Infine, Stanze presenta ambienti immersivi progettati da Mendini, dove si accumulano citazioni, ricordi, visioni: la Stanza del secolo, la Chambre à souvenir e quella Banale offrono ai visitatori un’esperienza sensoriale totale, in cui l’arte diventa un luogo di meditazione e introspezione, spazi di sogno e poesia che ci fanno riflettere sul rapporto tra il singolo e l’ambiente, tra presente e passato. Un punto di forza della mostra è senz’altro la sua efficacia comunicativa: la filosofia progettuale di Mendini arriva al pubblico in presa diretta, senza mediazioni invasive né facili banalizzazioni. Qui non c’è posto per l’aridità, creativa o di sentimenti: Io sono un drago. La vera storia di Alessandro Mendini celebra degnamente la curiosità, l’intelligenza calda e l’empatia di un vero maestro.

Io sono un drago. La vera storia di Alessandro Mendini
a cura di Fulvio Irace
Triennale Milano
fino al 13 ottobre 2024
In copertina: Alessandro Mendini, Io non sono un Architetto sono un Drago, 2006, disegno, pennarello e matite colorate su carta, cm 21 x 29,7, Archivio Alessandro Mendini (particolare)
