“Lo stile del romanzo non dev’essere un
continuum, ma una costruzione suddivisa in
ciascun periodo, il quale sarà un intero a sé.”
(Novalis)“Nessun continuum, nessun continuum!:
così scorre la mia vita, così i ricordi.”
(Arno Schmidt)
Per un inquadramento generale di Arno Schmidt e del suo romanzo breve Paesaggio lacustre con Pocahontas, appena uscito a mia cura per Del Vecchio, rinvio al video che ho appositamente girato:
Qui vale soffermarsi sulla forma, ossia sul modo in cui è congegnato il romanzo. Ci soccorre Schmidt stesso in un saggio sdoppiato in Calcoli I e Calcoli II, che apparve in appendice alla prima edizione del 1955. È suddiviso in paragrafi, da cui estrapolo raccordandoli:
§ 1. Le forme di prosa finora da noi più usuali provengono al più tardi dal XVIII secolo; e già in quegli anni sono stati dati esempi perfetti per ciascuna di esse. Distintivo per tutte senza eccezione è che vennero sviluppate come imitazione di consuetudini sociali.
Romanzo o novella, romanzo epistolare, diario – forme niente affatto superate o invecchiate, ma per descrivere il mondo attraverso la parola sarebbe un grave errore restare ai modi classici di costruire.
§ 2. Particolarmente necessario era ed è sviluppare una buona volta le forme di prosa esattamente corrispondenti a certi moti di coscienza diversi sempre riproducentisi.
Le forme di prosa sono più d’una, esattamente come i moti di coscienza corrispettivi.
§ 3. L’avvio per il calcolo della prima di queste forme di prosa è stata la riflessione sul processo del ricordarsi: ci si ricordi di un qualsiasi piccolo vissuto, sia esso scuola elementare, antico viaggio estivo – sempre compaiono dapprima, in accelerazione, singole immagini molto chiare (mia designazione abbreviata: foto), attorno alle quali poi si pongono nel corso successivo del ricordo piccoli frammenti d’integrazione esplicativa (testi): una miscela siffatta di varie unità foto-testo è insomma il risultato finale di ogni tentativo cosciente di ricordo.
La prima forma nuova di prosa, che prevede l’uso della barra obliqua per distanziare i singoli frammenti, Schmidt la designa album di foto (ossia il romanzo intero i cui capitoli sono le singole unità foto-testo) e la specifica così:
§ 4. Per numero e lunghezza delle foto e dei testi, come per la loro rifinitura ritmica e verbale, a risultare decisivi sono: curva di movimento e velocità degli agenti nello spazio. È una differenza appunto fondamentale se un luogo devo attraversarlo rapidamente oppure posso girarci attorno lentamente.
È questo secondo il caso di Paesaggio lacustre con Pocahontas (dove il tema è una vacanza al lago) rispetto al primo, ossia al romanzo breve I profughi uscito due anni prima (dove il tema è un viaggio in treno).

Nel 1950 per il suo primo romanzo breve, Leviatano o il migliore dei mondi, Schmidt ottenne il prestigioso Premio letterario Città di Magonza dalle mani stesse di Alfred Döblin, e col denaro accluso pensò bene di comprarsi una Bonafix, rischiando così di ritrovarsi ben presto in bolletta.

Con questo apparecchio scattò per quindici anni centinaia di foto 6×6 in bianco e nero, tra cui quelle documentanti la breve vacanza estiva con la moglie Alice sulle rive del Dümmer See, che dette spunto e materia per la redazione di Paesaggio lacustre con Pocahontas.

Un’applicazione automatica dei Calcoli in campo iconico potrebbe far pensare a uno Schmidt cacciatore dell’attimo à la Cartier-Bresson; ma un conoscitore profondo dell’Illuminismo tedesco e in particolare di Lessing (tra l’altro pluricitato nel romanzo) non poteva soprassedere al dissidio tra pictura e poiesis rilevato per primo dal filosofo nel suo Laocoonte – anzi, Schmidt lo spinge all’estremo, e a ben vedere già nei Calcoli stessi, dove in questione è il movimento, ossia l’incrocio tra tempo e spazio.

Di tale incrocio vive la scrittura, che si nutre di res gestae traducendole in historia rerum gestarum, mentre ciò è vietato alla pictura, nella fattispecie photografica, che secondo Schmidt ha a che fare esclusivamente con lo spazio, ossia con l’immota natura sempre uguale. E di questa convinzione è intriso persino il titolo del suo romanzo, che pone a soggetto il paesaggio e a complemento la protagonista.
Ecco come e perché gli scatti radicali di Schmidt (considerato ormai in patria un fotografo tutt’altro che dilettante) denotano la presenza di una mano (o un dito) diretta da un pensiero forte, al punto che l’unica foto “umana” della serie, la sala da pranzo della pensione in cui egli alloggiava, è vuota, o meglio popolata di uccelli solo imbalsamati, ossia immobili e tendenzialmente eterni.

Arno Schmidt
Paesaggio lacustre con Pocahontas
cura, traduzione e commentario di Dario Borso
Del Vecchio Editore, 2026
184 pp., 20 €
Bibliografia essenziale:
Arno Schmidt
Leviatano o il migliore dei mondi
A cura di Dario Borso
Mimesis 2013, 76 pp., 10 €
Arno Schmidt
I profughi
a cura e con un commento di Dario Borso
Quodlibet 2016, 160 pp., 16 €
SchwarzWeißAufnahme: Fotografien von Arno und Alice Schmidt
Suhrkamp 2009, 123 pp., 25 €
Arno Schmidt als Fotograf. Entwicklung eines Bildbewusstseins
Edizione bilingue tedesco-inglese a cura di Janos Frecot
Hatje Cantz 2013, 160 pp., 9,95€
In copertina: Arno Schmidt fotografato dalla moglie Alice
