La storia, grande tessitrice

15/04/2025

Quando all’Esposizione Universale del 1937, a Parigi, i padiglioni russo e tedesco si fronteggiarono innalzando all’orizzonte l’uno l’aquila nazista e l’altro un operaio e una contadina con in mano la falce e il martello, Guernica di Pablo Picasso ed Etiopia di Hannah Ryggen prendevano posto nei rispettivi e adiacenti padiglioni, lo spagnolo e il norvegese.

Hannah Ryggen, Etiopia, 1935, The National Museum of Applied and Decorative Arts, Trondheim Collection, Photo: Anders S. Solberg.

Sorti diverse toccheranno alle due monumentali opere, una tela e un arazzo. Fin dalla sua prima esposizione Guernica acquisterà uno statuto simbolico tale da essere considerata ancora oggi una delle maggiori opere di denuncia dei crimini di guerra; Etiopia invece verrà in parte coperta, censurata per il suo contenuto “scabroso”. Entrambe muovevano da eventi storici: Guernica dal bombardamento della città perpetrato dalla Legione Condor nazista, con la partecipazione dell’Aviazione Legionaria fascista, in appoggio alle truppe di Francisco Franco; Etiopia dalla conquista di quel Paese da parte del Regio Esercito, agli ordini di Benito Mussolini. Guernica, commissionata ufficialmente dalla Repubblica spagnola, eternizza le forme cubiste e sintetiche di Picasso; Etiopia, un arazzo di 160 x 380 cm nato da una committenza privata, raffigura in maniera geometrica, stilizzata ma ben riconoscibile, le teste del re Vittorio Emanuele III, del negus Hailé Selassié, di un africano e di Mussolini con una lancia che gli trapassa il capo.

Vista dell’esposizione Mater: Mother’s Heart. Foto: Nordenfjeldske Kunstindustrimuseum / Lili Zaneta.

Lo scorso 4 aprile si è aperta a Trondheim, in Norvegia, la quarta Triennale dedicata proprio a quell’Hannah Ryggen che osò sfidare col suo telaio le teste armate d’Europa. La HRT (Hannah Ryggen Triennale) è un ciclo di mostre organizzate dal Nordenfjeldske Kunstindustrimuseum National Museum of Decorative Arts and Design dal 2015 e si sviluppa in collaborazione con altre istituzioni della scena artistica locale che si collegano al programma principale con mostre ed eventi. Ogni edizione della HRT presenta una selezione di opere di Hannah Ryggen, nonché opere d’artigianato contemporaneo e di arti visive che si connettono alla pratica dell’artista. Quest’anno sono sette le istituzioni coinvolte, ognuna delle quali con un’esposizione differente, tra gli artisti presenti anche Louise Bourgeois nella mostra Passing Motherhood al Trondheim Kunstmuseum. Mater è difatti il titolo scelto per questa edizione: un richiamo esplicito alla matrice latina del nome che porta con sé i concetti di creazione, origine, trasmissione delle tradizioni ma anche cura delle cose che ci circondano. In mater si trovano espressi infatti tanto l’etimo di «madre» che di «materia», e a questa duplicità nominale si vuole ricondurre l’indistricabile aspetto simbolico e concreto che caratterizza l’Art and Craft. Hannah Ryggen è difatti una tessitrice di monumentali arazzi colorati che raccontano il sentire di una donna nella storia del suo tempo.

Hannah Ryggen, 1964

Hannah nasce in Svezia nel 1894 ma dopo aver sposato Hans Ryggen, nel 1924, si trasferisce in Norvegia dove trascorre il resto della vita. Nella sua fattoria, immersa nei fiordi e lontana dalle grandi città, lavora su un telaio verticale costruito dal marito, utilizzando dei fili tinti con essenze vegetali del luogo, procedura che adotta grazie a una precisa conoscenza della chimica e all’uso di agenti naturali come l’urina e la luce del sole. Da autodidatta ha appreso l’arte del telaio e, nonostante non utilizzi schizzi o disegni preparatori, i suoi lavori sono perfetti, identici al recto e al verso. Utilizzando il tessuto come medium artistico al servizio del suo impegno politico e sociale, in una trentina d’anni Hannah Ryggen tesse arazzi di grande formato, concepiti come fossero pitture, composti sia da elementi figurativi che astratto-decorativi. Diversamente dai lavori delle artiste del Bauhaus, il cui approccio al tessuto precorre il design industriale, le opere di Hannah Ryggen si caratterizzano per la narrazione storica e gli elementi figurativi dallo stile statico e monumentale, nonché appunto per una sperimentazione legata più ad aspetti chimico-naturali che tecnici; il loro è un racconto visuale dispiegato in scomparti – come nei grandi cicli pittorici del passato.

Hannah Ryggen, Drømmedød, 1936, The National Museum of Applied and Decorative Arts, Trondheim Collection. Photo: Anders S. Solberg

Etiopia è solo uno dei grandi arazzi a tema storico tessuti dall’artista. Allo stesso periodo e a uno stile similare si può ricondurre anche il cupo Drommedod (235 x 271 cm), che si presenta diviso orizzontalmente in due parti: l’area inferiore, più grande, è dominata dal colore e dai motivi decorativi; quella superiore, più piccola, dalle figure. Ai lati ci sono busti di uomini dietro le grate, mentre al centro un uomo a figura intera pende nel vuoto come soffocato dalla triade composta da Hitler, Goering e Goebbels, coi volti e le mani dal colore del sangue mentre il resto del corpo, vestito dalla divisa, è nero. Qualche anno più tardi, nel 1938, l’artista realizza un arazzo ispirandosi a sua volta alla Guerra civile spagnola: Spania. La hora se aproxima (196 x 226 cm). Anche questo si presenta diviso in tre parti; da sinistra a destra si scorgono rispettivamente: il generale Franco con indosso una maschera nera, i soldati disperati in una trincea, e infine un uomo nudo: con ogni probabilità simbolo del popolo, nella sua invulnerabilità ma anche nella sua forza.

Hannah Ryggen, Lise Lotte Hermann halshuggen (Liselotte Hermann Beheaded), 1938, The National Museum of Applied and Decorative Arts, Trondheim Collection, Photo Anders S. Solberg, © Hannah Ryggen / BONO 2021

Oltre ai grandi protagonisti della storia, nelle sue opere trovano posto pure eroi minori come l’antifascista tedesca Liselotte Hermann, ritratta con quel figlio dal quale fu allontanata a forza quando venne incarcerata, condannata a morte e giustiziata per mezzo della ghigliottina nel 1938 (Lise Lotte Hermann Executed, 1938), e poi Jul Kvale, che si oppose all’adesione della Norvegia alla NATO (Jul Kvale, 190 x 170 cm, 1956). In quest’ultimo arazzo predomina il colore blu, molto caro all’artista; la sua particolare tonalità deriva probabilmente dall’indaco mescolato con l’urina e fermentato al sole.

Hannah Ryggen, Jul Kvale, 1956, The National Museum of Applied and Decorative Arts, Trondheim Collection. Photo: Anders S. Solberg.

Dopo la Seconda guerra mondiale, nel suo Paese Hannah Ryggen acquisisce una certa notorietà, tanto che le vengono commissionate opere pubbliche destinate all’Università di Oslo e alla nuova sede del Governo. We are living on a star (400 x 300 cm, 1958) è tra queste, si dice ispirata all’odissea spaziale Aniara, dello scrittore svedese Harry Martinson. Rappresenta un omaggio all’amore e al progresso: una donna e un uomo nudi si abbracciano all’interno di una cornice ovale, mentre ai lati due neonati sono cullati da stelle, teste, mani, e il blu abbraccia l’intera scena.  

Hannah Ryggen, Vi lever på en stjerne (We are Living on a Star), 1958. Owned by Statsbygg, on loan to Nordenfjeldske Kunstindustrimuseum (National Museum of Decorative Arts and Design), Trondheim © H. Ryggen, VG Bild-Kunst, Bonn 2019, Photo: Thor Nielsen

Nel corso della sua vita Hannah Ryggen ha creato circa cento grandi arazzi. Prima di morire nel 1970, alcune sue opere vengono esposte al Moderna Museet di Stoccolma, nel ’62, e alla Biennale di Venezia del ’64, nel Padiglione Norvegese; più di recente otto suoi arazzi sono stati installati in una grande sala durante dOCUMENTA (13), nel 2012, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev. Oggi la maggior parte delle sue opere è conservato al Nordenfjeldske Kunstindustri Museum, a Trondheim in Norvegia.

E nel 2015 questo museo ha inaugurato una Triennale dedicata proprio alla nostra tessitrice della storia che, nonostante non abbia mai distolto lo sguardo dalle atrocità degli uomini, nelle sue opere ha orgogliosamente espresso il sentire delle donne, restituendo al genere umano i tratti di compassione e dignità che la guerra aveva sfigurato. 

MATER. Hannah Ryggen Triennale
Trondheim, Nordenfjeldske Kunstindustri-Museum
dal 4 aprile al 14 settembre 2025

Serena Carbone

Serena Carbone

(1981) si occupa di storia e critica d’arte contemporanea, con particolare riguardo alla relazione che intercorre tra arte, storia e società. PhD in Studi Culturali Europei, è autrice del libro “Marcel Broodthaers. Poetiche dell’ombra” (Mimesis 2018). Ha curato la mostra “No, Oreste, No. Diari da un archivio impossibile” al MAMbo con la relativa pubblicazione (2019) e insegna presso la Fondazione Accademia Internazionale di Imola. Ha scritto saggi e articoli su diverse riviste di settore, collabora con il quotidiano “il manifesto”.

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