L’istante tessuto: Małgorzata Mirga-Tas

21.10.2025

Chioccetta, pigolio stellare e Carro
in cielo ai rom il futuro predicono.

Bronisława Wajs (Papusza)

Małgorzata Mirga-Tas, l’artista rom polacca nota per aver rappresentato la Polonia alla 59a Biennale di Venezia nel 2022, è tornata in Italia con una mostra appositamente concepita per la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, città con la quale l’artista s’è posta in dialogo sin dall’inizio del progetto, incontrando le comunità sinte del territorio per conoscerne tanto la storia, quanto il tessuto umano e la vita dei singoli protagonisti. E propriamente tali sono divenute queste persone che hanno accolto l’artista, protagonisti, appunto, delle opere esposte, nelle quali li ritroviamo ritratti, immortalati nella vitalità cromatica delle stoffe sapientemente accostate e cucite da Mirga-Tas.

Nell’universo figurativo dischiuso dall’artista prendono forma scene di vita quotidiana delle comunità sinte e rom in Emilia: tra giostre a cavallini e tradizionali caravan, emerge tutta la familiarità d’una vita condivisa tanto nelle attività, quanto nei momenti di riposo e di svago.

Małgorzata Mirga-Tas, The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma, 2025 (dettaglio)
Patchwork tessile, acrilico, tecnica mista © Małgorzata Mirga-Tas. Courtesy of the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Frith Street Gallery, London; and Karma International, Zurich. Ph. Marcin Tas

Donne e uomini, anziani e ragazze, tutti rapiti dall’entusiasmo del rivedersi nell’opera, hanno partecipato all’inaugurazione della mostra, della loro mostra, con la spontaneità e il candore tanto necessari all’arte anche nei suoi cerimoniali ufficiali: i più vanitosi si fanno fotografare accanto alla loro figura ritratta, altri indicano e commentano conoscenti o parenti riconosciuti nell’opera similmente a quando si guardano le vecchie fotografie di famiglia, alcuni uomini celano l’emozione dietro un passo di fiera indifferenza, qualcuno sfiora la superficie dell’opera con le dita e qualcun altro corre ad abbracciare l’artista come ritrovando un parente al ritorno da un lungo viaggio.

Intorno alla giostra allestita da Mirga-Tas con le superfici cucite di scene di vita figurate, i protagonisti ritratti hanno dato origine a un vivissimo e imprevedibile carosello umano, per nulla artistico e per questo profondamente vero. Nessuna performance, né azione, né happening, semplicemente la vita in circolo nell’identità d’un popolo; una ragazza, ritrovandosi ritratta nell’opera, ingenuamente esclama: “Guarda, sono famosa!”.

L’inaugurazione s’è scongelata in festa, l’arte è stata riconsegnata all’umano e a coloro che di diritto, con le loro vite e le loro storie, hanno lavorato con l’artista collaborando più o meno intenzionalmente alla realizzazione dell’opera e della mostra tutta. In questo senso l’arte, per Mirga-Tas, trascende il mero concetto di ricerca individuale, divenendo quasi una missione antropologica, cassa di risonanza identitaria delle gioie e delle sofferenze di un popolo, del suo popolo.

Małgorzata Mirga-Tas, The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma, 2025 (dettaglio)
Patchwork tessile, acrilico, tecnica mista © Małgorzata Mirga-Tas. Courtesy of the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Frith Street Gallery, London; and Karma International, Zurich. Ph. Marcin Tas

La pratica di creazione figurativa per mezzo di frammenti eterogenei di stoffe cucite insieme l’un l’altra diventa specchio dell’instancabile capacità umana di reinventarsi, riassemblare, arrangiarsi, improvvisarsi un vestito d’Arlecchino se un vestito non esiste. L’azione di cucire, probabilmente ancor più radicalmente umana di quella di disegnare o dipingere, assume anche il valore metaforico di ricucire i pezzi d’una identità mobile e sfaccettata, cucire per legare insieme, collegare, instaurare legami invisibili ma emotivamente stabili, fondare infine, tramite l’arte, il senso di appartenenza d’un popolo storicamente nomade per tradizione o congiunture d’eventi.

“Per me, il tessuto – dice Mirga-Tas – ha un significato profondo: diventa vettore di emozioni ed energia. Le storie che raccontiamo sono letteralmente cucite nel materiale. Ogni filo cuce insieme vite individuali, storie personali e traumi condivisi. Il filo stesso diventa una sorta di connettore, una forma di terapia. Ogni aspetto del cucire è importante.”[1]

Erede di una pratica artistica tradizionalmente antica e recuperata in chiave moderna dai collages cubisti e in particolare dalla celeberrima Natura morta con sedia impagliata di Picasso, Mirga-Tas introduce nell’opera parti di realtà fisica come alternativa alla loro rappresentazione; gli orecchini indossati dalle sue figure sono veri e propri orecchini ancorati al tessuto del viso, il colletto della camicia degli uomini è un vero colletto con tanto di bottoni, la stoffa dei vestiti coincide col tessuto vestito, il dato reale presenta se stesso manifestandosi paradossalmente come perfetta mimesi di se stesso.

I materiali inseriti dall’artista nelle opere introducono in queste ultime anche un elemento invisibile, ma umanamente denso di vita vissuta, di memoria: oggetti e frammenti tessili sono infatti recuperati presso amici, conoscenti o parenti, persone che hanno condiviso con Mirga-Tas la loro storia e le loro emozioni e delle quali confluisce nell’opera la spoglia oggettuale, l’orpello indossato.

Małgorzata Mirga-Tas, The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma, 2025 (dettaglio)
Patchwork tessile, acrilico, tecnica mista © Małgorzata Mirga-Tas. Courtesy of the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Frith Street Gallery, London; and Karma International, Zurich. Ph. Marcin Tas

All’attualità delle scene presenti s’accosta sovente il ricordo di scene passate, ricavate da vecchie fotografie o documenti storici, come il grande quadro tessile che pende come un arazzo isolato di lontano la giostra: in esso vediamo un uomo compunto di fronte al suo caravan e sul lato sinistro una bimba passare, immagini distanti nello spazio come pure nel tempo.

La fascia superiore della giostra esagonale ricostruita in mostra dall’artista riporta passi di testi romaní trascritti con lettere irregolari ritagliate in tessuto e intervallate come un fregio da sagome di cavallini da luna park; tra questi testi compaiono anche alcuni versi della poetessa e cantante rom Bronisława Wajs (1908-1987), nota come Papusza, da un verso della quale ha origine il titolo di questa mostra: The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma. La poetessa canta il cielo stellato e il Carro celeste, ricettacoli del mistero d’una previsione sul destino d’un popolo errante.

Il cielo. Nelle opere di Mirga-Tas è assente una qualsivoglia linea dell’orizzonte che separi nettamente la terra dal cielo, le sue figure fluttuano immobili in un mare ibrido di multicolori onde di stoffa, paesaggio celeste, utopia d’un cielo terrestre. Questa assenza del limite spaziale convenzionale allude probabilmente anche alla transitorietà abitativa e identitaria d’un popolo senza precisa patria né confini geografici stabili, i cui riferimenti esistenziali sono radicati in un profondo senso di condivisione d’ogni aspetto della vita, un senso oramai totalmente estraneo a noi storicamente imbrigliati da confini d’ogni tipo.

Małgorzata Mirga-Tas, The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma, 2025 (dettaglio)
Patchwork tessile, acrilico, tecnica mista © Małgorzata Mirga-Tas. Courtesy of the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Frith Street Gallery, London; and Karma International, Zurich. Ph. Marcin Tas

Nell’opera che è anche immagine della mostra vediamo un gruppo di tre persone sostare accanto a una tradizionale giostra con cavallini bianchi; di tale giostra, come della teoria di cavalli in circolo, colpisce la prospettiva imperfetta, schiacciata e appiattita similmente alle architetture dei dipinti medievali, cartoni teatrali posticci, finzione pittorica palesata. Dei cinque cavalli uno sbuca da dietro il pilastro portante e il successivo s’occulta celato dalla figura dell’uomo, come se le restanti parti visibili d’entrambi i cavalli, la posteriore e l’anteriore, formassero i pezzi scomposti d’un solo cavallo smembrato, illusione magica, cavallo impossibile. Inoltre il cavallino nascosto dall’uomo sembrerebbe suggerire una sua fuoriuscita prospettica ben oltre la giostra, evasione spaziale confermata anche dallo zoccolo aggettante del primo cavallo diretto a sinistra, che pone la zampa non più sul basamento rotante, ma sul tessuto floreale su cui poggia i piedi l’uomo stesso. Nei pochi centimetri bianchi di quello zoccolo in fuga si materializza la magia scenica d’una narrazione sognante, dove il tocco di quello zoccolo sul prato di stoffa parrebbe innescare l’improvvisa anarchia spaziale e cromatica di colline celesti sorgenti, di cieli terrestri fluttuanti. E in uno slancio futuro i cavalli migrare, disertare la giostra.

L’arte di Małgorzata Mirga-Tas fonde elegantemente l’afflato fiabesco del cromatismo onirico di Chagall con una pratica pittorica concepita come azione di ritaglio di forme cromatiche piatte, percorrendo un sentiero che parte dalle ultime opere di Matisse, passando per le figure sagomate, essenziali e sospese di David Hockney e Alex Katz.

Nello spazio espositivo troviamo anche tre cavalli in legno che sembrerebbero avere già disertato la giostra e pure la dimensione del quadro, trottando liberamente in posa tra i visitatori presenti. È significativo notare come Mirga-Tas concepisca la scultura similmente alla pratica di ritaglio e assemblaggio utilizzata per i quadri tessili; l’artista realizza i cavalli come se fossero puzzle tridimensionali in legno povero, incollando tra loro sagome piatte scontornate nel legno, similmente ai giocattoli didattici che insegnano ai bambini a comporre le forme. Le imperfezioni del materiale sono sempre presenti, così come i nodi evidenti del legno grezzo, che l’artista ha curiosamente portato a coincidere, in una scultura, con gli occhi del cavallo, rotondi come i nodi del legno. Questa attitudine a dar voce al materiale, lasciando che siano le sue caratteristiche a emergere e lavorare pittoricamente nell’opera, è quanto mai primordiale e antichissima, basti pensare alle pitture rupestri che integravano e sfruttavano le sporgenze della grotta per definire la forma animale o le coeve sculturine in osso, dov’era la forma naturale dell’osso a suggerire la figura che veniva resa manifesta grazie ad essenziali ed esigui interventi scultorei.

La ricerca storica condotta da Mirga-Tas sulla presenza di Rom e Sinti in Italia risale fino al 1422, anno in cui è documentata la più antica presenza dei Rom a Bologna, città che ha recentemente dedicato una targa a questa importante testimonianza contenuta nella Cronaca Rampona del XV secolo. Nonostante abbia origine da una scrupolosa e colta indagine storica, l’arte di Mirga-Tas ha il raro pregio di non gravare sul visitatore con le ardite concettosità che spesso serpeggiano nell’arte contemporanea; la forza delle sue opere risiede in una irriducibile dimensione umana, che ha il potere di risvoltare le difficoltà e il dolore nella gioia imprevista di colori e tessuti.

Małgorzata Mirga-Tas, The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma, 2025 (dettaglio)
Patchwork tessile, acrilico, tecnica mista © Małgorzata Mirga-Tas. Courtesy of the artist; Foksal Gallery Foundation, Warsaw; Frith Street Gallery, London; and Karma International, Zurich. Ph. Marcin Tas

Małgorzata Mirga-Tas
The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma
Collezione Maramotti, Reggio Emilia
12 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026


[1] Dall’intervista a Małgorzata Mirga-Tas di Valeria Tassinari, Il Giornale dell’Arte, ott. 2025.

Michele Savino

Michele Savino

è nato a Bergamo nel 1989. Ha studiato all’Accademia Carrara di Bergamo e all’Accademia di Brera. Scrive, dipinge e coltiva bonsai.

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