Pubblicato da Viaindustriae in coproduzione con Xing, Popoli di Vetro è un romanzo d’artista di Francesco Cavaliere, artista visivo, scrittore e sound artist italiano. La sua pratica si distingue per la sensibilità con cui combina scrittura, suono, voce, disegno e scultura, realizzando opere che intrecciano alchimia e fantascienza. Popoli di Vetro è un’opera ibrida in cui la scrittura si trasforma in un dispositivo immaginifico capace di costruire mondi altri. È un libro per immagini, eppure è fatto esclusivamente di parole, un paradosso che si chiarisce solo leggendo, quando ci si confronta con la forza evocativa del testo, tanto potente da trasformare le descrizioni in visioni nitide, lente riprese cinematografiche che scorrono nella mente di chi legge.
La narrazione si svolge in un tempo distante, ma non in senso storico: è una distanza percettiva, una diversa modalità di stare al mondo, in cui l’esistenza si misura attraverso i sensi e la loro amplificazione. È un tempo rarefatto e poroso, dove accade poco, ma si sente tutto. A spezzare questa sospensione sensoriale, a riportare il lettore in una parvenza di realtà concreta, sono solo pochi frammenti temporali: una sveglia che suona, un orario, un istante di tempo reale che irrompe nel flusso dilatato della narrazione.
In questo universo, il protagonista Metastasio – detto anche Tan – si confronta con la ricerca quasi ossessiva dell’acqua: “Alcune volte ci finivo dentro; altre volte l’ascoltavo… (iniziai ad appassionarmi alle fontane, alle sorgenti, ai canali. Li collezionavo, ci volevo entrare. Capire da dove provenisse lo scorrere della loro funzione)”. Sorgenti, fontanelle, perché per Tan l’acqua è un elemento naturale che rievoca un trauma infantile; da bambino, infatti, ha ingoiato accidentalmente un frammento di vetro, un evento che ha segnato la sua esistenza dando origine a un rapporto ambivalente con la materia liquida.
Da questo episodio prende forma un viaggio di esplorazione fisica ma, forse soprattutto, interiore, dove ogni paesaggio attraversato racchiude un mutamento: Tan si cerca e si perde in un mondo di trasparenze, rifrazioni e dissolvenze. Del resto, questo destino sembra già inscritto nel suo nome. Metastasio – dal greco μεταστάσιον (metastásion), composto da μετά (metá), “oltre” o “dopo”, e στάσις (stásis), “stato” – è, letteralmente, “colui che attraversa una trasformazione”. Il nome è già una dichiarazione: esistere significa cambiare stato, farsi e disfarsi, come il vetro che si fonde e si solidifica, come l’acqua che scorre e diventa vapore.

Il romanzo si sviluppa attraverso un susseguirsi di visioni fantasmagoriche, metamorfosi materiche, miraggi abbaglianti e oscurità. In questo scenario, Tan incontra entità ibride: creature che mescolano caratteristiche umane, animali e oggettuali i popoli di vetro.
“Ora breve, ora lunga e acuta. Se aprivo le mani e allungavo le braccia, quella punteggiatura di soffio la potevo leggere, il palmo lo potevo interpretare. Poi nella mia testa si aprì un altro vuo-to. Era fondente, quasi metallico. Presi a scendere. Il salto si aprì all’orizzonte.
Delle formazioni particolari, scuri dossi ossidianici, traforati in molteplici direzioni, affondavano in pertugi dalle colorazioni verdi scure, sopratutto nelle curvature.
Al di fuori di questi, delle colonne cristalline verticali assomigliavano a quelle astratte manifesta-zioni stratosferiche che mi avevano alzato e inabissato poc’anzi.
Il cielo di vetro nero nuvolante, si staccava gassoso dal firmamento. Mi avvolgeva, o meglio ci avvolgeva, perché attorno c’erano persone che mi pareva riconoscere, mi circondavano per metri. Le espressioni, i ritagli degli occhi, la porosità della pelle, si spostavano vitrei scintillando lucide. Erano popoli di vetro”
Si tratta di esseri che sfidano ogni definizione, in una zona di confine tra il tangibile e l’impalpabile, tra il corpo e la trasparenza, tra la presenza e l’evanescenza. In questo passaggio, è evidente come il protagonista viva una condizione liminale, sospesa tra la realtà e la sua percezione, in cui il mondo diventa fluido e mutevole. La “punteggiatura di soffio” che Tan legge attraverso i palmi delle mani non è solo una mera scelta stilistica dal tono evocativo dell’autore, ma serve a suggerire quell’idea di tempo e spazio come condizioni mobili, plasmabili, frutto di una sensibilità intensa e fuori dal comune.
Il vetro, elemento di trasparenza e rifrazione, diventa ciò che incarna e racchiude la trasformazione, la dilatazione della percezione e la fragilità della realtà. Il popolo di vetro è una figura centrale, manifestazione dei mutamenti in corso e, allo stesso tempo, metafora della ricerca incessante di Tan, che non è solo fisica, ma riguarda anche la sua identità, la possibilità di comprendere e trasformare se stesso. La materia stessa diventa così il linguaggio attraverso il quale Tan esplora se stesso e il mondo.

Espressioni come i “ritagli degli occhi” e la “porosità della pelle” che “si spostano vitree scintillando lucide” ci restituiscono bene la fisicità delle immagini costruite da Cavaliere. Già da queste poche righe si capisce infatti il testo sia caratterizzato da una dimensione visiva e sensoriale di grande intensità. L’artista costruisce il suo universo con una scrittura ricercata e materica, in cui le descrizioni, lunghe e dettagliate, riescono a suggerire con precisione i mutamenti di stato dei materiali. Sabbia, polvere, acqua, gas, e simili, tutti elementi instabili, sfuggenti, in continua metamorfosi.
È proprio questo gioco tra trasformazione ed evanescenza, tra liquido e solido, a costituire l’aspetto più interessante di Popoli di Vetro. La fascinazione di Cavaliere per i processi di trasformazione dei materiali, che si trova nelle sue opere visive, si riflette anche nella scrittura, dove esplora il momento di passaggio e il divenire continuo che accompagna ogni stato della realtà. In Popoli di Vetro, la parola scritta e la ricerca visiva si sovrappongono, in un’esperienza sinestetica in cui il lettore proprio mentre legge arriva a percepisce la materia stessa della narrazione.

Curiosa è anche la scelta della struttura del testo, che alterna dialoghi interiori e voci fuori campo, generando una polifonia di punti di vista, come in un allestimento ritmico di immagini. Le note a margine, poi, aprono ulteriori spazi immaginativi, creando piccole parentesi da percorrere come sentieri laterali in un racconto principale che si espande. La scrittura di Cavaliere è infatti una scrittura che non chiude, ma che apre continuamente. A questo aspetto sembra dunque legarsi la scelta di far coincidere il libro con l’uscita del vinile I-A-K Interplanetary-Abyssal-Kite, edito dall’etichetta Xong. L’ascolto del disco, infatti, è pensato per arricchire l’esperienza della lettura, accompagnandola con suoni e silenzi che si integrano perfettamente con la dimensione evocativa del testo. La relazione tra voce, parola e musica non è però solo una soluzione per il lettore/ascoltatore, ma va intesa come una sorta di performance artistica, in cui l’autore lascia interagire diversi linguaggi, trasformando l’insieme in un’esperienza immersiva e multisensoriale.
Francesco Cavaliere
Popoli di Vetro
Viaindustriae/Xing, 2024
112 pp., 15 €
In copertina: Francesco Cavaliere, Abyssal Creatures – Body0 Xilema – in conversation with Abram Deslauriers – ISSUE Project Room at UrbanGlass, NY, 13.04.2024 – Ph. Cameron Kelly McLeod, courtesy ISSUE Project Room.
