La mostra Seasons di Maurizio Cattelan, visitabile a Bergamo fino al 26 ottobre, si presenta come un’esposizione diffusa, ponendosi in dialogo con la storia della città e di alcuni suoi luoghi in particolare.
Il percorso espositivo si articola tra Bergamo Bassa, dove è presente l’installazione One (2025), appositamente concepita dall’artista per la statua di Garibaldi presso la storica Rotonda dei Mille, e Città Alta, dove la scultura November (2024) accoglie i visitatori circondata dagli affreschi della Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione. A fare da trait d’union tra i due livelli cittadini troviamo la GAMeC e il vicino Ex Oratorio di San Lupo, entrambi affacciati su via San Tomaso, strada che conduce, appunto, verso le Mura Veneziane.

Sulle spalle di Garibaldi Cattelan pone un singolare bambino con la maglietta rossa, che mima con la mano destra il gesto della pistola: nano sulle spalle dei giganti, piccolo rivoluzionario, teppistello che si prende gioco della storia, figura enigmatica in cui si stratificano diversi e contrastanti livelli d’interpretazione.

Il tema del potere e dei suoi limiti traspare dalle opere esposte in GAMeC: nella scultura No (2021) la celebre figura di Hitler inginocchiato con fattezze infantili si mostra con un sacchetto di carta che ne copre il volto, una rivisitazione dell’opera Him (2001), originatasi dalla censura della stessa in occasione di una precedente esposizione in Cina. Di fronte ad essa è collocata, su un plinto, una bottiglia in vetro contenente un mattone recante la scritta “EMPIRE”, da cui l’opera prende il nome: il peso del potere e di un impossibile messaggio in bottiglia, destinato inesorabilmente ad affondare.

L’Ex Oratorio di San Lupo, in passato luogo di sepoltura, ospita Bones (2025), un’aquila in marmo sovradimensionata che giace a terra in seguito a un’ipotetica rovinosa caduta: se da un lato questa scultura opera una decostruzione di uno dei tradizionali simboli di forza e potere, dall’altro si pone in dialogo con l’aquila commissionata dalla Dalmine nel 1939 allo scultore Giannino Castiglioni per il ceppo commemorativo del discorso tenuto da Mussolini nel 1919 agli operai dell’azienda.

Le opere disseminate da Cattelan in città agiscono come dispositivi di smitizzazione e ridimensionamento della storia in quanto costruzione arbitraria del potere.
Nell’opera esposta a Palazzo della Ragione il tema del potere è trattato nella sua forma di coercizione sociale, quell’insieme di norme e abitudini comportamentali condivise dagli individui in società.
La scultura in marmo del senzatetto che si urina addosso, se non fosse per l’inusuale scelta del soggetto, potrebbe apparire come una tradizionale fontana, costituita, appunto, dall’antitesi materica di acqua e pietra, acqua che sgorga dalla pietra, ciclicamente ed artificialmente.

La controversa scultura di Cattelan intitolata November, nella sua temporanea collocazione presso Palazzo della Ragione, sembrerebbe dialogare involontariamente con la celebre Fontana Contarini, anch’essa in marmo, che domina la piazza sottostante il palazzo. Forse non è casuale che proprio la statua di Garibaldi su cui troneggia One abbia occupato in passato il posto della Fontana Contarini, ricollocata in situ solo nel 1922.
Indipendentemente dalla tematica sociale presente nell’opera, ciò che amplifica la forza disturbante di November è il suo ruolo di fontana imperfetta, che disattende il consueto processo ciclico di recupero dell’acqua: dalla panca su cui giace il senzatetto, una parte dell’acqua sgocciola sul pavimento. Il tradizionale incanto di qualsiasi fontana risiede, appunto, nel suo prodigioso ed impeccabile funzionamento, dove l’acqua si manifesta educatamente delimitata dai confini fisici della fontana stessa; osservando una fontana può quasi sembrare che quell’acqua al suo interno, magicamente in movimento, condivida una parte dell’aura della fontana in quanto oggetto scultoreo, diventando sostanzialmente parte di tale dimensione estetica.

La scultura di Cattelan ha lo sconvolgente potere di presentarci qualcosa di intollerabile: una fontana maleducata, che rompe l’incanto dell’acqua, traslando quest’ultima dal contesto dell’opera alla realtà quotidiana del pavimento su cui camminano i visitatori. Quella pozza di acqua ai piedi della scultura diventa il vero e proprio elemento osceno, che, in quanto tale, si colloca oltre la scena dell’opera, oltre la bolla della rappresentazione, che, scoppiata, libera una porzione di realtà inaccettabile, talmente vera da bagnare il pavimento.
Un particolare non irrilevante è che l’acqua, in November, si presenta come immagine dell’urina, caricandosi di un ruolo mimetico e di una valenza simbolica; questa lettura si sovrappone, quindi, a quella dell’acqua come pozza ready made e reimmette quest’ultima nel processo di rappresentazione innescato dall’opera, amplificandone, in tal modo, la potenzialità sovversiva.
Si potrebbe individuare in November un parallelismo tra la figura del senzatetto come persona socialmente emarginata e l’opera stessa come fontana difettosa: entrambi meccanismi difformi e improduttivi, superbamente riscattati in virtù del loro assurgere al ruolo di oggetto privilegiato, monumento imperfetto alla marginalità.
Maurizio Cattelan – Seasons
Bergamo, sedi varie (GAMeC, Ex Oratorio di San Lupo, Palazzo della Ragione, Rotonda dei Mille)
fino al 26 ottobre 2025
In copertina: Maurizio Cattelan, November, Palazzo della Ragione, Bergamo, photo Lorenzo Palmieri
