{"id":8447,"date":"2020-07-04T00:01:15","date_gmt":"2020-07-03T22:01:15","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=8447"},"modified":"2024-06-06T16:21:38","modified_gmt":"2024-06-06T14:21:38","slug":"iconografia-del-se-autoimmune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/07\/04\/iconografia-del-se-autoimmune\/","title":{"rendered":"Iconografia del S\u00e9 autoimmune","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">L\u2019attuale pandemia di Covid-19 irrompe come una nota stonata nel panorama della transizione epidemiologica, che ha visto l\u2019umanit\u00e0 lasciarsi progressivamente alle spalle le malattie infettive per piombare nel mondo di quelle cronico-degenerative. Tratto distintivo della malattia infettiva \u00e8 la presenza di un agente patogeno esterno, che entrando in contatto con l\u2019organismo ospite, lo ammala. Il virus ha cos\u00ec riacceso in noi il terrore della contaminazione, della penetrazione dell\u2019Altro, generando ci\u00f2 che Arthur e Mari-Louise Kroker \u2013 nel loro <em>Body invaders<\/em> (1988) \u2013 chiamerebbero \u2018corpi in panico\u2019, ossessionati dal rischio del contagio. Gli \u2018invasori\u2019, protagonisti della teoria dei germi di Louis Pasteur, sono denotati da sempre attraverso metafore, e segnatamente metafore belliche, che dipingono l\u2019orizzonte batteriologico ed immunologico in termini di difesa di Ego dagli attacchi di Alter. Invasore \u00e8 anche, al di fuori dell\u2019infettivologia, il cancro, contro il quale si combattono battaglie, si auspicano vittorie, si ricercano nuove e pi\u00f9 efficaci armi, si condanna socialmente la resa<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Il linguaggio medico \u00e8 costellato di dispositivi metaforici di stampo militare, e il sistema immunitario, avamposto del nostro corpo minacciato da ci\u00f2 che lo circonda, viene antropomorfizzato e investito di quella stessa agentivit\u00e0 propria dei microrganismi che lo assediano: per l\u2019appunto, gli <em>agenti<\/em> patogeni. Gli anticorpi, come soldati al fronte, al confine fra noi e il mondo, disegnano i contorni del nostro \u2018io immunitario\u2019, capace anzitutto di distinguere ci\u00f2 che ci \u00e8 proprio, il <em>self<\/em>, da ci\u00f2 che ci \u00e8 estraneo, il <em>non-self<\/em>. L\u2019immunologia mobilita in questo modo il concetto di identit\u00e0 e \u2013 nelle parole del biologo Frank MacFarlane Burnet (1969) prese a prestito dalle teorie psicoanalitiche \u2013 si fa vera e propria \u00abscienza del s\u00e9 e del non-s\u00e9\u00bb, carica di connotazioni filosofiche.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i1.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?fit=778%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-8454 lazyload\" width=\"554\" height=\"728\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?fit=778%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-8454\" width=\"554\" height=\"728\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=228%2C300&amp;ssl=1 228w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=778%2C1024&amp;ssl=1 778w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=768%2C1010&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=1168%2C1536&amp;ssl=1 1168w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=1557%2C2048&amp;ssl=1 1557w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=60%2C79&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/t-cell-spooky-pooka.jpg?resize=480%2C632&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 554px) 100vw, 554px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Dramatis personae 2. T-Cell<\/em>, realizzata dall\u2019illustratore Spooky Pooka \u00a9, raffigurante uno dei protagonisti del morbo di Crohn \u2013 un linfocita T \u2013, patologia autoimmune da cui \u00e8 affetto.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dibattito interno all\u2019immunologia contemporanea, magistralmente ricostruito dall\u2019antropologa Roberta Raffaet\u00e0 in <em>Identit\u00e0 compromesse. Cultura e malattia: il caso dell\u2019allergia<\/em> (2011), ha progressivamente abbandonato la dicotomia <em>self\/non-self<\/em>, inadatta a spiegare reazioni immunitarie pi\u00f9 complesse come, appunto, quella allergica. La distinzione tra le due entit\u00e0 non \u00e8 infatti possibile in termini assoluti, poich\u00e9 il <em>self<\/em> si definisce solo all\u2019interno della sua relazione con l\u2019alterit\u00e0: non \u00e8 un oggetto statico ma piuttosto un processo complesso in costante ridefinizione e adattamento al contesto. Ciononostante, la metafora del sistema immunitario come fortezza attorno alla nostra persona biologica permane nel senso comune e nel linguaggio che consente al sapere specialistico di dialogare con quello profano, ad esempio nel momento della comunicazione di una diagnosi. La capacit\u00e0 delle metafore di veicolare immaginari familiari, e con ci\u00f2 di facilitare la comprensione immediata di fenomeni oscuri o sconosciuti, si rivela particolarmente utile quando le patologie diagnosticate sono caratterizzate da meccanismi complessi e controintuitivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il concetto di immunit\u00e0 \u2013 e in particolar modo di quella acquisita attraverso l\u2019esposizione al patogeno stesso, fondamento dell\u2019efficacia dei vaccini \u2013 \u00e8 da questo punto di vista paradigmatico in quanto <em>strutturalmente aporetico<\/em>. Il male, per poter essere fronteggiato e vinto, deve essere incorporato, e rappresenta la condizione necessaria per la predisposizione della sua stessa rovina: \u00abnon potendo raggiungere direttamente il proprio obiettivo, [la procedura immunitaria] \u00e8 costretta a perseguirlo rovesciato. Ma cos\u00ec facendo, lo trattiene nell\u2019orizzonte di senso del proprio opposto: pu\u00f2 prolungare la vita solo facendole di continuo assaggiare la morte\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tale intrinseca antinomia si somma quella dei fenomeni che maggiormente hanno contribuito a mettere in crisi il modello dell\u2019immunologia classica basata sulla dicotomia <em>self\/non-self<\/em>: l\u2019allergia \u2013 che implica una reazione spropositata a un elemento estraneo ma generalmente innocuo \u2013 e l\u2019autoimmunit\u00e0 \u2013 processo che vede rivolgersi l\u2019azione degli anticorpi contro i tessuti sani dello stesso organismo, in altre parole contro il <em>self<\/em>. Quest\u2019ultimo meccanismo \u00e8 stato a lungo negato all\u2019interno della comunit\u00e0 scientifica proprio in ragione della sua natura ossimorica, non rispondente al principio di <em>horror autotoxicus<\/em> secondo cui la natura ha orrore dell\u2019auto-tossicit\u00e0. L\u2019esistenza di auto-anticorpi, afferma Paul Ehrlich nel 1902, sarebbe massimamente <em>disteleologica<\/em>. Storicamente, le teorie dell\u2019auto-intossicazione sviluppate a fine Ottocento scompaiono totalmente dal dibattito scientifico degli anni compresi tra le due Guerre Mondiali, perch\u00e9 associate \u2013 secondo la filosofa e immunologa Anne-Marie Moulin \u2013 a quelle \u2018tendenze di morte e di distruzione\u2019 che i biologi dell\u2019epoca tentavano pi\u00f9 o meno consciamente d\u2019ignorare. Solo negli anni \u201950 l\u2019autoimmunit\u00e0 acquisir\u00e0 un nome e una legittimit\u00e0, sulla scorta di una lunga lista di patologie \u2013 come l\u2019artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi multipla \u2013 la cui eziologia pur contraddittoria non pot\u00e9 pi\u00f9 essere negata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019immagine aberrante di un corpo che si autodistrugge colonizza inevitabilmente le narrazioni che le persone affette da patologie autoimmuni producono. \u00c8 l\u2019antropologia medica, attraverso le voci di Arthur Kleinman e Byron J. Good e gli strumenti della fenomenologia, a condurci nel pi\u00f9 affascinante dei viaggi attraverso l\u2019esperienza di malattia: il dolore, incomunicabile e resistente a ogni conferma sociale, irrompe nella vita del soggetto minacciando di sovvertirne il mondo della vita quotidiana e isolarlo dalla realt\u00e0 di senso comune che lo lega al resto dell\u2019umanit\u00e0. Alla necessit\u00e0 di contrastare tale dissolvenza il sofferente risponde tentando di oggettivare il dolore, di localizzarlo, di dargli un nome, e di collocarlo all\u2019interno della propria traiettoria biografica riconoscendogli un significato. La sua simbolizzazione non solo rappresenta ma contribuisce a evocare e dare forma a un certo modo di esperienza, a una certa realt\u00e0. Ecco che, nel caso delle malattie autoimmuni metaforicamente descritte come un assalto che il corpo rivolge a s\u00e9 stesso, <em>il male acquisisce il nome del sofferente stesso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eloquenti sono in tale senso le parole di una giovane donna affetta da lupus, che chiamer\u00e0 Eloisa, la quale mi racconta: \u00abIo mi auto-combatto, lo so, l\u2019ho sempre fatto. [Il lupus] rispecchia molto il mio modo di essere, il mio auto-combattermi. Io sono una persona che si autocontrolla, molto, e che si impone delle cose. Abituata per cultura, per famiglia, nel modo in cui son cresciuta, sono comunque una persona che si infligge di non fare quello che la rende felice ma di fare sempre quello che possa rendere felici gli altri. Invece di seguire quello che veramente, che realmente mi potrebbe fare stare bene ho sempre fatto quello che poteva rendere felice mia madre, come succede tante volte. E quindi la malattia autoimmune ci sta, cade a pennello. Io ho una forte autoconsapevolezza di quello che ho, dell\u2019espressione della malattia che rispecchia perfettamente la mia scissione interna. Non mi sarebbe potuta venire un altro tipo di malattia\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. L\u2019impulso autodissolutivo o pulsione di morte dell\u2019autoimmunit\u00e0, per Derrida \u00absuicidio reale e simbolico\u00bb, viene incorporato nella narrazione di Eloisa come emblema della propria tendenza all\u2019autodistruzione, alla soppressione dei conflitti interiori ferocemente riemersi sotto forma trasfigurata di auto-anticorpi. In un complesso scambio simbolico tra fenomeno biologico, rappresentazione metaforica e biografia, la malattia \u00e8 al tempo stesso esito e icona di un\u2019identit\u00e0 intimamente controversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La didascalia che accompagna l\u2019illustrazione esplicita l\u2019origine interna del male e il senso di tradimento da parte del proprio stesso corpo, designando la malattia come \u2018una cospirazione cieca dei linfociti T\u2019, \u2018una dissonanza interna\u2019, \u2018il doloroso abbaiare di interiora fameliche\u2019.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?fit=553%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-8456 lazyload\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1384\" height=\"2560\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?fit=553%2C1024&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-8456\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?w=1384&amp;ssl=1 1384w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=162%2C300&amp;ssl=1 162w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=553%2C1024&amp;ssl=1 553w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=768%2C1421&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=830%2C1536&amp;ssl=1 830w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=1107%2C2048&amp;ssl=1 1107w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=60%2C111&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Quod-me-nutrit-scaled.jpg?resize=480%2C888&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/noscript><figcaption>Illustrazione di Spooky Pooka \u00a9<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La distruzione del mondo \u2013 che \u2018trema\u2019 e vede \u2018annullato ogni ricordo\u2019 \u2013 \u00e8 pi\u00f9 che mai vivida davanti ai nostri occhi, incarnata in quella \u2018esegesi di viscere\u2019 che rende la sofferenza tangibile eppure incontrastabile. Nel caso del morbo di Crohn, l\u2019infiammazione cronica dell\u2019intestino \u00e8 acutizzata dal tipo di alimentazione che si adotta, da cui il titolo della tavola \u2018<em>ci\u00f2 che mi nutre mi distrugge<\/em>\u2019, ma anche <em>ci\u00f2 che mi protegge mi distrugge<\/em>. &nbsp;Il rapporto tra alimentazione e semiosi \u00e8 stato oggetto d\u2019analisi in ambito antropologico (\u00e8 il caso dei \u2018gustemi\u2019 teorizzati da Claude L\u00e9vi-Strauss all\u2019interno dell\u2019analogia tra linguaggio e cucina), sociologico (le preferenze alimentari e quindi culturali che costituiscono l\u2019<em>habitus<\/em> per Pierre Bourdieu), e semiologico (\u00e8 Roland Barthes a parlare del cibo come di un sistema di comunicazione e corpo di immagini governato da contestuali \u2018grammatiche alimentari\u2019). L\u2019individuazione di un alimento o classe di alimenti dannosi e quindi da non consumare si configura come un principio classificatorio individuale, in una societ\u00e0 che ha visto progressivamente allentarsi le norme culturali sancenti la commestibilit\u00e0 delle diverse sostanze e regolanti le loro modalit\u00e0 di assunzione. In questo contesto di <em>gastro-anomia<\/em><a href=\"#_ftn6\">[4]<\/a>, prescrizioni e proscrizioni alimentari indicate dal sapere biomedico per una patologia o un\u2019allergia divengono bussole ordinanti un mondo altrimenti minaccioso, potenzialmente letale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cibo non \u00e8 l\u2019unico elemento \u2018altro\u2019 che, penetrando la frontiera tra il fuori e il dentro del nostro organismo, diviene parte del \u2018s\u00e9\u2019 secondo un principio di incorporazione<a href=\"#_ftn7\">[5]<\/a>. Lo stesso avviene per il sangue trasfuso, proveniente da un altro individuo, e per quello sottoposto a plasmaferesi, che addirittura esce dal nostro corpo per poi rientrare in forma \u2018purificata\u2019, attraversando due volte il confine con il mondo esterno. Lo racconta bene Sarah Manguso, affetta da polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica, nel suo <em>Two Kinds of Decay<\/em> (2008): \u00abTutte le malattie autoimmuni evocano la metafora del suicidio. Il corpo si distrugge dall\u2019interno. Secernevo veleno nel mio sangue. Il veleno veniva rimosso e sostituito con il sangue di altre persone e altre sostanze. Con il mio sangue in me, non ero in grado di sentire, n\u00e9 di muovermi, ma con il sangue altrui, e le altre sostanze, potevo farlo. Il sangue nuovo diventava mio nel momento stesso in cui entrava in me. O forse impiegava un momento per mescolarsi a quello che gi\u00e0 c\u2019era. Ci metteva forse un\u2019ora, oppure un giorno. Il mio sangue usciva sporco e rientrava pulito. Usciva caldo e rientrava freddo. Usciva vecchio e rientrava nuovo. E il sangue nuovo, freddo e pulito era meglio del sangue che producevo da me\u00bb. Le dicotomie su cui poggia la narrazione di Manguso \u2013 che rimandano immediatamente all\u2019opposizione fra crudo e cotto individuata in ambito alimentare da L\u00e9vi-Strauss e alla metamorfosi che conduce dall\u2019uno all\u2019altro \u2013 evocano la trasformazione simbolica che quel passaggio tra l\u2019interno e l\u2019esterno induce nel sangue corrotto dalla malattia, e poi purificato attraverso la mediazione di una tecnologia biomedica che sfuma i contorni tra l\u2019altro e il s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l\u2019immunologia ha tratto spunto dalle teorie filosofiche e psicoanalitiche per mettere in forma i propri oggetti, \u00e8 altrettanto vero che il vocabolario e il <em>framework<\/em> concettuale immunologici sono divenuti metafore entro riflessioni pi\u00f9 ampie su fenomeni sociali e politici odierni. Jacques Derrida, ad esempio, ha parlato di una \u00ablogica generale autoimmunizzante\u00bb che investe la contemporaneit\u00e0 in ogni suo aspetto, in particolar modo quello politico. La democrazia, sostiene lo studioso in <em>Stati canaglia<\/em>, \u00e8 intrinsecamente autoimmunitaria dal momento che comprende dentro di s\u00e9 il principio per la sua distruzione: la possibilit\u00e0 che dal voto espresso grazie al suffragio universale il potere sia conferito a forze politiche antidemocratiche. Al tempo stesso, nel tentativo di difendersi dai nemici della libert\u00e0, essa potr\u00e0 vedersi costretta a restringere l\u2019esercizio di alcuni diritti, finendo per opporsi a s\u00e9 stessa nell\u2019atto di salvarsi. Questa logica autoimmunitaria non \u00e8 per\u00f2 interpretata da Derrida in chiave negativa <em>tout court<\/em>: vulnerabilit\u00e0 e apertura all\u2019alterit\u00e0 sono infatti l\u2019essenza della vita e la condizione di possibilit\u00e0 del suo progredire. Al contrario un io vivente impermeabile, invulnerabile, si preclude la possibilit\u00e0 della morte ma anche la possibilit\u00e0 della vita, secondo una legge di conservazione autodistruttrice per la quale <em>conservarsi \u00e8 sempre alterarsi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le metafore prese a prestito dall\u2019immaginario biologico immunitario possono inoltre finire per naturalizzare determinati assunti culturali e meccanismi sociali. \u00c8 ancora un\u2019antropologa, Emily Martin, a osservare come la rappresentazione del corpo come una fortezza protetta dal mondo esterno, e al tempo stesso come uno stato di polizia capace di riconoscere ed eliminare eventuali intrusi, rendesse la distruzione violenta dell\u2019estraneo un processo naturale, ordinario, essenziale alla vita. Per contro, l\u2019evoluzione del paradigma immunitario verso il riconoscimento di uno scambio tra il s\u00e9 e l\u2019altro, e la valorizzazione della capacit\u00e0 di adattarsi rapidamente all\u2019ambiente, richiama le caratteristiche di flessibilit\u00e0 considerate desiderabili nell\u2019economia capitalista del mondo contemporaneo. L\u2019immunologia appare cos\u00ec come una disciplina dai confini porosi, in cui il dialogo tra scienza e societ\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 visibile che altrove, e la contaminazione concettuale pi\u00f9 intensa. Quando, nell\u2019ambito dell\u2019attuale pandemia, parliamo di virus provenienti dall\u2019estero<a href=\"#_ftn8\">[6]<\/a>, di distanziamento dei corpi, di passaporti sanitari che traducono un presunto stato di salute in un giudizio di legittimit\u00e0 a partecipare o meno alla vita sociale e a muoversi liberamente, stiamo \u2013 parafrasando Martin \u2013 &nbsp;&nbsp;osservando come le immagini sviluppatesi nelle menti degli scienziati introducano all\u2019interno del corpo modelli provenienti dalla pi\u00f9 generale societ\u00e0, o stiamo osservando gli scienziati dare vita a un modello biologico che esce dalla scienza per entrare nella societ\u00e0 e ispirarne l\u2019organizzazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82\"><em>L&#8217;immagine di copertina e le illustrazioni nel testo sono tratte dal <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/spookypooka.com\/stickman-the-vicissitudes-of-crohns\" target=\"_blank\">sito personale<\/a> dell&#8217;illustratore Spooky Pooka.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Fu Susan Sontag fra i primi a sottolineare, in <em>Malattia come metafora<\/em>, gli esiti colpevolizzanti dell\u2019impiego di metafore cariche di significato moralistico in ambito medico. La psicosomatica e i processi di psicologizzazione del cancro l\u2019hanno dipinto come \u201cla malattia di chi vuole morire\u201d, mentre la guarigione viene presentata come un traguardo al cui raggiungimento concorrono forza di volont\u00e0 e indole combattiva. Si tratta inoltre di retoriche che individualizzano gli ambiti della salute e del diritto ad essa, oscurandone la dimensione collettiva. Ci\u00f2 pu\u00f2 tradurre il sentirsi inermi di alcuni malati in senso di colpa e di inadeguatezza, dipingendo l\u2019insuccesso delle cure come una sconfitta personale. Come ci ricorda il linguista George Lakoff, le metafore non sono soltanto strumenti del linguaggio, ma strutturano le nostre modalit\u00e0 di pensiero e, di conseguenza, di azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> La citazione \u00e8 tratta dall\u2019introduzione al saggio del filosofo Roberto Esposito, <em>Immunitas. Protezione e negazione della vita<\/em>, edito da Giulio Einaudi nel 2015.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> L\u2019intervista \u00e8 stata condotta nell\u2019ambito della tesi di laurea in Sociologia dal titolo <em>\u00abPerch\u00e9 mi autodistruggo?\u00bb: Dare un senso alle malattie autoimmuni<\/em>, discussa nel 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\">[4]<\/a> Il termine \u00e8 proposto dello studioso Claude Fischler in <em>Food, self and identity<\/em>, pubblicato sulla rivista <em>Social Science Information<\/em> nel 1988 (numero 27, volume 2, pagg. 275-292).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\">[5]<\/a> Ibidem.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\">[6]<\/a> In <em>L\u2019altra faccia di venere. La sifilide dalla prima et\u00e0 moderna all\u2019avvento dell\u2019Aids<\/em> (2006), la storica della medicina Eugenia Tognotti racconta che la sifilide diffusasi in et\u00e0 moderna fu per i francesi il \u00abmale napoletano o italiano, per gli italiani mal francese, per i portoghesi morbo castigliano, per i giapponesi morbo portoghese, per gli olandesi vaiolo ispanico, per i polacchi mal dei tedeschi, per i moscoviti mal dei polacchi, per i persiani morbo dei turchi, per gli africani mal spagnolo, per i turchi morbo dei cristiani&#8230;\u00bb. L\u2019apparizione di qualunque nuova malattia \u00e8 sempre stata storicamente identificata con nemici esterni, popolazione antagoniste, cio\u00e8 con untori invariabilmente \u2018foresti\u2019.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Quod me nutrit me destruit&#8221;<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":156,"featured_media":8453,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[79],"tags":[646,645,644,647],"coauthors":[1869],"class_list":["post-8447","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosmopolis","tag-antropologia-medica","tag-autoimmunita","tag-eleonora-rossero","tag-spooky-pooka","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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