{"id":7827,"date":"2020-06-05T18:20:45","date_gmt":"2020-06-05T16:20:45","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=7827"},"modified":"2024-06-06T16:26:22","modified_gmt":"2024-06-06T14:26:22","slug":"sempre-troppo-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/06\/05\/sempre-troppo-umano\/","title":{"rendered":"Sempre troppo umano","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">\u00c8 possibile fare il punto? Non mettere un punto fermo, ovviamente, ma cogliere alcuni punti d\u2019orientamento nella nostra navigazione attraverso l\u2019oceano virale? Che pure \u00e8 divenuto un oceano di discorsi e la logorrea che accompagna tutte le epidemie non ha mancato di innervosirci. Troppi sono i discorsi, s\u2019intrecciano e turbinano al punto che la parola \u00abfilosofia\u00bb assomiglia ai viticci della vigna o agli anelli di un serpente sibilante. \u00c8 umano, troppo umano \u2013 ma forse avevamo bisogno proprio di un po\u2019 troppo d\u2019umano per meglio comprendere noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 andata cos\u00ec? Dal maelstr\u00f6m sono usciti alcuni oggetti curiosi, degni d\u2019interesse? Credo di s\u00ec. Senza parlare di scoperte, mi pare che possiamo scorgere qualche segnale, qualche traccia per proseguire nelle nostre rotte di lungo corso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ce ne sono almeno cinque, che si dispongono secondo cinque titoli: 1) l\u2019esperienza; 2) l\u2019autosufficienza; 3) la biocultura; 4) l\u2019uguaglianza; 5) il punto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sviluppiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) L\u2019esperienza. Abbiamo fatto, stiamo ancora facendo, un\u2019esperienza, ovvero la prova di una realt\u00e0 inedita. Ci\u00f2 che \u00e8 stato propriamente inedito \u00e8 il fenomeno di un contagio virtualmente mondiale e particolarmente subdolo, complesso e labile. Ogni esperienza \u00e8 esperienza di un\u2019incertezza. La certezza, il sapere garantito da se stesso e per se stesso, rappresenta il marchio distintivo della verit\u00e0 cartesiana. Questa certezza, lungi dall\u2019essere solo francese, ordina tutte le nostre rappresentazioni del sapere, scientifico, tecnico, sociale, politico e persino culturale. \u00c8 dunque l\u2019ordine intero delle nostre certezze e fiducie che \u00e8 messo alla prova. Per questo motivo, facciamo davvero un\u2019esperienza: siamo spinti fuori dalla nostra pianificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nulla di nuovo: l\u2019incertezza si agitava gi\u00e0 da molti decenni, il volto del mondo non cessava di modificarsi, i nostri inciampi e i nostri disastri ci prendevano sempre di pi\u00f9 alla sprovvista. Ma i segnali politici, ecologici, migratori e finanziari non riuscivano a dare forza d\u2019esperienza a quello che invece un minuscolo parassita ha dotato della virulenza dell\u2019inaudito. L\u2019inaudito, il pi\u00f9 delle volte, lo avevamo in verit\u00e0 gi\u00e0 sentito, ma non l\u2019avevamo percepito o recepito. L\u2019esperienza ci obbliga a riceverlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fare un\u2019esperienza vuol dire sempre smarrirsi. Si perde il controllo. In qualche modo non si \u00e8 mai veramente il soggetto della propria esperienza. \u00c8 lei, piuttosto, a suscitare un nuovo soggetto. Un altro \u00abnoi\u00bb \u00e8 in gestazione. Un\u2019esperienza sconfina, deborda, oppure non \u00e8 tale. Travalica il suo oggetto con il suo soggetto. Comprendere l\u2019esperienza, identificarla, significa integrarla a un programma di sperimentazione, che \u00e8 del tutto differente. Senza un programma, si tocca l\u2019incalcolabile che \u00e8 per definizione senza prezzo e ha un valore intrinseco, assoluto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) L\u2019autosufficienza. Assieme alla certezza e alla fiducia non sorprende che abbiamo sentito scalfirsi anche l\u2019autosufficienza. Quella dell\u2019individuo, quella del gruppo, quella dello Stato o di una qualche istituzione internazionale, quella delle autorit\u00e0 scientifiche o morali. In ogni caso si \u00e8 ravvivata una interdipendenza: quella del contagio cos\u00ec come quella della solidariet\u00e0, quella del distanziamento cos\u00ec come quella della considerazione reciproca, quella della coesione che rispetta le regole cos\u00ec come quella dell\u2019anarchia che spinge a reinventare tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto di riferimento pi\u00f9 forte nell\u2019ambito di questa destabilizzazione dell\u2019autosufficienza \u00e8 il motivo dell\u2019\u00abauto\u00bb. L\u2019automobile \u2013 con il suo andare in panne e in crisi, la questione scottante della sua trasformazione e del suo ruolo sociale \u2013 potrebbe da sola fornire un simbolo molto concreto di questo motivo. L\u2019auto-, il&nbsp; \u00abda se stesso\u00bb (altro grande tema cartesiano), la volont\u00e0 autonoma, la coscienza di s\u00e9, l\u2019autogestione, l\u2019automazione, l\u2019autarchia sovrana segnano gli angoli pi\u00f9 esposti della fortezza occidentale-mondiale, tecnologica e autoproclamatasi democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa fortezza che oggi si crepa e si riconfigura al tempo stesso. Avevamo atteso un uomo totale e ci ritroviamo con una moltitudine che totalizza invece una disumanit\u00e0 o, perlomeno, una gravosa inquietudine rispetto alla sua capacit\u00e0 di bastare a se stessa. Da qualsiasi punto la si guardi, essa \u00e8 troppa o troppo poca: troppo informata e troppo ignorante, troppo numerosa e troppo poco raccolta, troppo potente e troppo poco capace. Troppo autonoma, soprattutto, e troppo poco autoregolata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autosufficienza \u2013 che nessun filosofo, nemmeno Cartesio, nemmeno Hegel ha sostenuto e che il pensiero da Nietzsche in poi ha messo in discussione \u2013 potrebbe essere proprio ci\u00f2 su cui la modernit\u00e0 si \u00e8 intestardita. Dal \u00abconosci te stesso\u00bb (Socrate) all\u2019\u00abincidi su te stesso\u00bb (Schlegel) si manifesta quell\u2019ambiguit\u00e0 che ci fa dimenticare che lo \u00abstesso\u00bb \u00e8 sempre un altro. Per questo gli appelli all\u2019altruismo sono sempre sterili: invocano un altro esterno, estrinseco. Mentre \u00e8 un\u2019alterit\u00e0 intrinseca che crea la struttura e l\u2019energia di un\u2019identit\u00e0 \u2013 che si tratti di una persona, di un popolo o del genere umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019\u00abauto\u00bb, la \u00absufficienza\u00bb in generale si mette in discussione: che cosa pu\u00f2 bastare, soddisfare, colmare?<span class=\"has-inline-color has-black-color\"> Qu<\/span>el che \u00e8 sempre troppo e troppo poco, che invece di accontentarsi di essere diviene, desidera e muore, ovvero che vive e esiste?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) La biocultura. Intendo con essa non l\u2019esame dei tessuti viventi fatto in laboratorio ma la nostra cultura in cui il semi-significante \u00abbio\u00bb lampeggia senza tregua. Dando a \u00abbio\u00bb il senso di \u00abvita organica\u00bb (al posto del suo senso attico di \u00abcondotta di vita\u00bb) l\u2019abbiamo messa al centro delle nostre preoccupazioni dopo aver indebolito l\u2019insieme dei viventi. Il \u00abbio\u00bb deve essere preservato, curato, coltivato, e attribuivamo molta importanza alle minacce mosse dalla \u00abbiopolitica\u00bb, termine che stigmatizzava il calcolo delle condizioni di rendimento produttivo di una popolazione. Ecco invece che la pandemia porta agli onori la gestione pubblica (che sia autocratica o libertaria, poco importa da questo punto di vista) della salute e dunque, in linea di principio, dell\u2019<em>insieme delle condizioni della vita sociale e dunque individuale.<\/em> La biopolitica \u2013 concetto gi\u00e0 dubbio \u2013 si \u00e8 capovolta, permettendoci di vederci pi\u00f9 chiaro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un certo senso, questo rovesciamento non fa altro che unirsi a un movimento gi\u00e0 antico verso un ideale di salute in cui l\u2019asintoto sar\u00e0 \u2013 la cosa non sorprende \u2013 un\u2019auto-mantenimento illimitato della vita umana (che contrasterebbe del resto con le condizioni concesse alle altre forme di vita). Possiamo allora domandarci se dobbiamo ormai riporre la speranza di una democrazia realizzata in una politica biologista. Una politica della vita e della cura provveder\u00e0 al \u00abvivere bene\u00bb (<em>eu z\u00e8n<\/em>) che Aristotele pone come fine della citt\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sappiamo bene che non \u00e8 cos\u00ec: la pandemia ci mostra che evitare il virus non definisce il bene di una vita, n\u00e9 individuale n\u00e9 collettiva. Il <em>bio<\/em> non fa l\u2019<em>eu z\u00e8n. <\/em>Ma se al contempo ci rifiutiamo di essere trascinati nella spirale della produzione e del consumo, \u00e8 nostro dovere ridefinire un \u00abvivere bene\u00bb che non pu\u00f2 eludere la morte, la malattia e pure l\u2019incidente e l\u2019imprevedibile che sono parte (ancora) intrinseca della vita. In altri termini, e nella misura in cui la nostra societ\u00e0 non offre pi\u00f9 la rappresentazione di un\u2019\u00abaltra vita\u00bb, dobbiamo pensare la vita al di l\u00e0 del \u00ab<em>bio<\/em>\u00bb. Dobbiamo affrontare quanto Derrida coglieva nella polisemia della parola \u00absopra-vivere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta quindi di qualcosa di pi\u00f9 della politica, se solo smettessimo di abusare di questa parola, che identifichiamo con una vaga totalit\u00e0 di senso dove non si distingue pi\u00f9 tra la governance e l\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Bios, polis, <\/em>vita e citt\u00e0 sono divenuti i nostri significanti pi\u00f9 opachi, e nessun algoritmo potr\u00e0 produrre dei nuovi sensi. Dovremo parlare un\u2019altra lingua invece del nostro greco malconcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4) L\u2019uguaglianza. Quanto scritto finora conduce a questo punto. Coinvolti in un\u2019esperienza dove saggiamo i limiti della nostra autonomia e della nostra vita, siamo anche messi a confronto con l&#8217;idea di uguaglianza, che certamente crediamo di professare ma che, in realt\u00e0, \u00e8 continuamente &#8211; e violentemente \u2013, compromessa, da tutti i punti di vista e da ogni parte. D\u2019altronde, le reazioni legate alla libert\u00e0 \u2013 alle nostre piccole libert\u00e0 di deambulazione \u2013 sono state molto pi\u00f9 accese nei paesi sviluppati che le prese d\u2019atto imposte dalle disuguaglianze, principalmente in materia di protezione sanitaria e sociale. Nessuno ha mai evocato il concetto di \u00ab\u00e9galibert\u00e9\u00bb di Balibar.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come se non sapessimo fin troppo bene che la disuguaglianza non \u00e8 mai stata cos\u00ec stridente, ovvero mai cos\u00ec forte e mai cos\u00ec intollerabile. Poich\u00e9 ci sono gi\u00e0 state delle disuguaglianze incorporate a delle gerarchie sociali che non sostituiscono, al contrario, le scale tecno-finanziarie reali, simboliche e immaginarie<a>.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra civilt\u00e0 stabilisce in linea generale un\u2019uguaglianza che suppone fondata su un uguale valore (o dignit\u00e0) delle vite umane (lascio da parte la questione indubbiamente essenziale di altre forme di vita). \u00c8 la vita che in sostanza conferisce automaticamente l\u2019uguaglianza. \u00abGli uomini nascono liberi e uguali\u00bb recita la Dichiarazione del 1789. Il verbo \u00abnascere\u00bb porta qui un carico considerevole. Nascere \u00e8 un atto o un\u2019operazione biologica? E qual \u00e8 la posta in gioco? Mi fermo qui, senza omettere pertanto di notare che le stesse domande si ripresentano a proposito del morire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una cosa diventa oggi evidente: non sappiamo che cosa ci rende uguali. Cos\u00ec la maggior parte delle volte ci accontentiamo di postularlo o di proiettarlo in un \u00abmondo migliore\u00bb. Ma l\u2019ineguaglianza reale ci obbliga a non rimandare ulteriormente una risposta. Quanto non corrisponde pi\u00f9 esattamente alle dinamiche di una lotta di classe non \u00e8 meno spinto da una pressione altrettanto dirompente: non c\u2019\u00e8 nessuna ragione affinch\u00e9 ci siano dei \u00abdannati della vita\u00bb (e dunque delle vite dannate) se la nostra ragione d\u2019essere \u00e8 di nascere e di morire e non di acquisire dei beni, dei poteri e dei saperi. O ancora: se la nostra ragione di vivere non pu\u00f2 trovarsi che nel <em>senza-ragione <\/em>di un <em>pi\u00f9-che-vivere<\/em> paragonabile a quello della rosa di Angelus Silesius: \u00abLa rosa \u00e8 senza perch\u00e9, fiorisce perch\u00e9 fiorisce; non pensa a s\u00e9, non si chiede se la si veda oppure no\u00bb<a>.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche questo non \u00e8 molto umano? Troppo? Ma chi pu\u00f2 dare la misura del nascere e del morire, del comparire e dello scomparire?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5) Il punto. Non mi dilungher\u00f2, si tratta giusto di fare il punto. \u00c8 un punto, in effetti, senza dimensione. Solo un punto di svolta, d\u2019inversione o di rivoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo fare del \u00absenza perch\u00e9\u00bb una misura di civilt\u00e0? Se non possiamo, forse non andremo ancora molto lontano nella nostra traiettoria gi\u00e0 vacillante. Tutto il resto \u00e8 agitazione virale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Saremmo troppo umani per fare a meno del \u00abperch\u00e9\u00bb? Ma \u00e8 in fondo ci\u00f2 che gi\u00e0 comprendiamo, oscuramente, confusamente, vivendo le nostre vite di tutti i giorni? Sappiamo a nostra insaputa, spontaneamente, che il \u00absenza ragione\u00bb \u00e8 pi\u00f9 forte, pi\u00f9 intenso di ogni ragione. Come lo splendore di un fiore, come un sorriso o come una canzone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><span style=\"color:#878787\" class=\"has-inline-color\">Traduzione di Ottilia Braccini<\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>In copertina: Henry Fantin-Latour, Rose, 1871<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile fare il punto? 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