{"id":76346,"date":"2026-06-22T00:01:00","date_gmt":"2026-06-21T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=76346"},"modified":"2026-06-19T14:47:28","modified_gmt":"2026-06-19T12:47:28","slug":"teorema-o-del-dipingere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/06\/22\/teorema-o-del-dipingere\/","title":{"rendered":"&#8216;Teorema&#8217;, o del dipingere","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:0px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Recensendo il romanzo di Pasolini <em>Teorema<\/em> (pubblicato nello stesso 1968 in cui esce il film omonimo, solo parzialmente sovrapponibile) scriveva Cesare Garboli: \u00abla confessione artigianale \u00e8 importante, aiuta a raccapezzarsi in un testo che sembra scritto con il pennello\u00bb<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. La \u00abconfessione artigianale\u00bb sarebbe la dichiarazione di Pasolini, che nella quarta di copertina rivela: <em>Teorema <\/em>\u00ab\u00e8 nato come su fondo oro, dipinto con la mano destra, mentre con la mano sinistra lavorav<em>a<\/em> ad affrescare una grande parete (il film omonimo)\u00bb. La costruzione del testo sembrerebbe dunque articolarsi mediante uno spostamento verso la dimensione visuale e artistica, in opposizione a un canone letterario \u00abfin troppo testolatrico\u00bb<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti l\u2019idea di una scrittura pittorica, realizzata \u00abcon il pennello\u00bb, suggerisce la volont\u00e0 di ridurre al minimo la parola. Come osserva Zanzotto \u00absi tratta di un teorema (etimologicamente) che si svolge appunto lungo una linea teorica del passare in rassegna, del raccogliere e del mettere a fuoco\u00bb<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. In questa prospettiva risulta necessario tenere in considerazione la componente visuale \u00abdistesa sotto il tessuto\u00bb (cos\u00ec sempre l\u2019autore nella quarta di <em>Teorema<\/em>) dell\u2019opera. Tale elemento emerge nella costruzione di un testo che ibrida la scrittura con una dimensione scopica. Scrive ad esempio Pasolini, conglobando la figura del ricettore in un lettore-spettatore che anticipa <em>Teorema<\/em>-film: \u00abcome vedremo meglio fra un po\u2019 \u2013 quando, seguendo gli sguardi che lo guardano \u2013 gli saremo vicini\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Date queste premesse si propone di applicare ai capitoli di <em>Teorema <\/em>che presentano un discorso di matrice artistica (<em>Vocazione e tecniche <\/em>e<em> Dove si descrive come il signorino Pietro finisca col perdere o tradire Dio<\/em>) la tassonomia ecfrastica elaborata da Michele Cometa<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. Si intende in questo modo esplicitare le modalit\u00e0 attraverso cui il lettore-spettatore accompagna Pietro nei suoi tentativi artistici, seguendo la progressiva genesi dell\u2019immagine, che risulta, per\u00f2, perpetuamente insoddisfacente. L\u2019inappagamento, infatti, costituisce la matrice di una continua sperimentazione artistica, che termina con l\u2019oscuramento della vista del personaggio. A seguito dell\u2019accecamento di Pietro si verifica l\u2019interruzione della cooperazione ecfrastica richiesta al lettore.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Vocazione e tecniche<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ecfrasi presente in <em>Vocazione e tecniche<\/em>, per dirla con Cometa, si focalizza sulla \u00abdinamizzazione del processo compositivo\u00bb, rivelando la \u00abgenesi dell\u2019immagine\u00bb. La creazione \u00e8 sottolineata insistentemente dalla ripetizione della descrizione della posizione del ragazzo: \u00abPietro \u00e8 chino sui fogli. Disegna\u00bb; \u00abPietro \u00e8 ancora chino a disegnare\u00bb; \u00abancora gobbo sui fogli, Pietro prova nuove tecniche\u00bb; \u00abispirato, pazzo, rapito, il ragazzo \u00e8 chino sul materiale\u00bb. I primi tentativi artistici del giovane ricordano un ricordo della propria adolescenza dello stesso Pasolini: \u00absuddivisi il foglio in una decina di spicchi e vi figurai [\u2026]. La cucina era il teatro delle mie sfrenate avventure, mi vedeva chino su quel foglio, assillato semplicemente dal puro problema del rapporto tra il reale ed il finto\u00bb<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. La reminiscenza pasoliniana avvicina i tentativi artistici di Pietro a un\u2019esperienza del giovane autore: la falsificazione della rappresentazione e del rapporto tra la realt\u00e0 e la sua riproduzione. \u00c8 evidente che non si possa assimilare totalmente il personaggio all\u2019autore, ma tra i due esistono dei punti di contatto: l\u2019autore infatti afferma in un\u2019intervista: \u00abje dirais que c\u2019est mon contraire, il y a des analogies entre nous dans la mesure o\u00f9 il y en lui cette vocation esth\u00e9tique\u00bb<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Effettivamente Pietro \u00e8 un negativo di Pasolini, un doppio peggiorato perch\u00e9 le sue vocazioni artistiche sono \u00abtr\u00e8s superficielles et malgr\u00e9 ces ressemblances fatales, je suis en conflit avec lui parce qu\u2019il repr\u00e9sente certains intellectuels vell\u00e9itaires\u00bb<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019autocommento<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le sperimentazioni del giovane intento a ricreare le fattezze dell\u2019ospite sono affiancate, durante l\u2019intero capitolo, da un monologo: Pietro \u00absi dimentica di essere solo, e parla forte, commentando e giudicando quello che fa\u00bb. Il giovane accompagna l\u2019atto figurativo con un commento simultaneo, volto, soprattutto, all\u2019auto-svilimento. Il primo elemento introdotto e significativamente mantenuto per tutto il capitolo \u00e8 l\u2019auto-esegesi. Nel quadro della riflessione critica \u00e8 rilevante notare che nessuna opera d\u2019arte contemporanea viene pi\u00f9 realizzata senza un supporto discorsivo. L\u2019opera d\u2019arte, infatti, inizia a necessitare di un discorso che la accompagni e la giustifichi, perch\u00e9, con le nuove sperimentazioni, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di significare autonomamente. In questo senso, i commenti di Pietro, anche se privi di volont\u00e0 teorica, si inseriscono in una tendenza per cui il discorso sull\u2019arte diventa parte dell\u2019opera stessa: ne risulta un valore implicitamente ermeneutico. In un periodo in cui la rappresentazione tradizionale \u00e8 in crisi, il senso si costruisce mediante la riflessione discorsiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019iterazione<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pasolini introduce nell\u2019ecfrasi un secondo elemento destinato a ricorrere per tutto il capitolo: l\u2019iterazione. A questo proposito la descrizione in apertura: \u00abPietro \u00e8 chino su dei fogli bianchi. Disegna. \u00c8 cos\u00ec accanito e intento a disegnare (disegna una testa [\u2026])\u00bb introduce la stasi del giovane, il senso di esistenza bloccata. L\u2019atto di dipingere non porta a un progresso, ma \u00e8 un movimento circolare, metafora di immobilit\u00e0 interiore. Il lettore di <em>Teorema<\/em> si sente fortunato a dover assistere \u201csoltanto\u201d a sei tentativi pittorici, laddove in <em>Petrolio<\/em> sar\u00e0 costretto confrontarsi con nove rapporti sessuali, narrati con una variazione minima. L\u2019iterazione sembra corrispondere all\u2019idea espressa nel componimento<em> La realt\u00e0<\/em>, dove \u00abla realt\u00e0 non ha altro indizio \/ che la sua brutale ripetizione\u00bb<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. Tale concetto viene esplicitato anche in un dialogo tra Pietro e l\u2019ospite: \u00abcol piacere di ripetere anche cento volte le stesse cose, fieri della propria ribellione a ogni tradizione, e colmi di una passione pulita e profonda \u2013 <em>che si ha una sola volta nella vita<\/em> \u2013 i due ricominciano a parlare di letteratura e pittura\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76380 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"489\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-1.jpg?resize=900%2C489&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-76380\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-1.jpg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-1.jpg?resize=768%2C417&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-1.jpg?resize=60%2C33&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il sodalizio con Zigaina<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come rivelato dai titoli di testa del film, Pasolini si \u00e8 rivolto all\u2019amico pittore Giuseppe Zigaina per indeterminate \u00abconsulenze per le tecniche pittoriche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Utili alla ricostruzione del ruolo svolto da Zigaina sono le dichiarazioni rilasciate da Andr\u00e9s Jos\u00e9 Cruz Soublette, che nel film interpreta il personaggio di Pietro. Racconta l\u2019attore: \u00abZigaina era la mia mano. Io fingevo di dipingere ma la mano era la sua. Oppure preparava i dipinti su cui poi intervenivo io\u00bb<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Quando le scene girate lo riguardavano, Pasolini lo inquadrava in primo piano. Nel momento in cui, invece, la scena mostrava la mano intenta a realizzare il ritratto dell\u2019ospite, il ragazzo si toglieva il maglione e lo passava a Zigaina, consegnandogli anche il suo orologio. Il problema era che la mano del pittore non era una mano da ragazzo, bens\u00ec una mano da uomo e quindi da quel maglione \u00abuscivano tutti i peli neri\u00bb<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76383 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"485\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-2.jpg?resize=900%2C485&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-76383\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-2.jpg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-2.jpg?resize=768%2C414&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-2.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella traduzione dalla narrazione alle realizzazioni di Zigaina si verifica un passaggio da quella che per convenzione, nella letteratura critica, si definisce ecfrasi \u00abnozionale\u00bb a quella \u00abmimetica\u00bb. L\u2019opera, infatti, esiste inizialmente solo attraverso la descrizione presente sulla pagina, e prende forma unicamente nella mente del lettore. Dal momento in cui Pasolini decide di realizzare <em>Teorema<\/em>-film, l\u2019opera appare nella sua materialit\u00e0 di oggetto. L\u2019ecfrasi, partecipa, dunque a una \u00abtrasduzione intersemiotica\u00bb<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>, parte del progetto pasoliniano del superamento del confine tra i codici. Va ribadito che chi realizza i disegni che si vedono nel film \u00e8 un pittore riconosciuto dal sistema dell\u2019arte: i suoi tentativi assumono un valore legittimato dall\u2019<em>artworld<\/em>. Tuttavia la convalida artistica, data dalla realizzazione del pittore, appare vanificata dal fatto che non \u00e8 noto dove tali opere siano conservate \u2013 e anzi, nemmeno \u00e8 certo che siano state conservate. In questo senso l\u2019intervento di Zigaina non sposta il baricentro dal piano interpretativo a quello autoriale: la sua partecipazione non viene acclamata come riscrittura o variazione del tema pasoliniano.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Collage<\/em> e assemblaggio<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una successiva prova artistica, il giovane cerca di superare la sua impotenza creativa mediante l\u2019ausilio di \u00abun foglio enorme (formato da vari fogli incollati su del compensato)\u00bb. Il supporto appare un <em>collage<\/em>, tecnica aderente alle sperimentazioni effettuate dalla \u00absontuosa civilt\u00e0 del cubismo\u00bb. \u00c8 a questo punto che il giovane sperimenta la tecnica pi\u00f9 mista tra quelle provate:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTraccia con un pennello sul cartone di fondo la forma di una testa (sempre la testa dell\u2019ospite?); poi incolla sopra il cartone cos\u00ec segnato (la colla \u00e8 giallognola; ed egli non si cura delle sbavature dell\u2019olio ancora fresco), un velo di garza, e con un pennello intinto in un azzurro turchese, segna due macchie al posto dove presumibilmente dovrebbero trovarsi gli occhi; poi ancora, sempre senza curarsi delle possibili sbavature, appoggia, sopra il cartone e il velo di garza, un grande pezzo di vetro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pietro \u00e8 descritto intento a cercare di riprodurre il volto dell\u2019ospite e il suo \u00ab\u0153il brillant\u00bb. La dimensione della visione, esasperata dalla rappresentazione di due macchie azzurre, appare per\u00f2 artificiale e mediata. L\u2019atto pittorico infatti si fonda anche, e soprattutto, sulla tattilit\u00e0: l\u2019artista \u00e8 mostrato nel suo essere <em>bricoleur<\/em>. L\u2019imitazione, la <em>mimesis<\/em> del reale, risulta impossibile, e insoddisfacente; per questo il ragazzo, attraverso l\u2019assemblaggio, cerca di dare origine a un\u2019opera che non riproduca fedelmente il reale, ma che sia capace di evocarlo. L\u2019arte diventa dunque una forma di meditazione conoscitiva: la realt\u00e0 appare come un sistema complesso che richiede una forma di elaborazione per essere compresa, una forma di costruzione. Scrive Brecht, nel<em> Cinema ha bisogno dell\u2019arte<\/em>, che \u00abuna semplice \u201criproduzione della realt\u00e0 concreta\u201d, attualmente, \u00e8 men che mai suscettibile di dire qualcosa di concreto sulla realt\u00e0. [\u2026] Bisogna dunque \u201ccostruire qualcosa\u201d, qualcosa di \u201cartificiale\u201d [\u2026]. Effettivamente, quindi, anche l\u2019arte \u00e8 altrettanto necessaria\u00bb<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. La descrizione ecfrastica di Pietro, intento a incollare frammenti grezzi \u2013 come la garza, il cartone e il cellophane \u2013 mostra una forma di composizione che non mira a realizzare una coerenza, n\u00e9 una ricomposizione armonica del reale. In questo senso l\u2019arte non deve nascondere la disgregazione o fingere la sua riconciliazione, bens\u00ec mostrare la rottura e la disarmonia, rivelando un\u2019esperienza estetica<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>. Pasolini, narrando \u201cumoristicamente\u201d Pietro e i suoi tentativi artistici, apre uno spazio critico in cui riconosce l\u2019impotenza di una modalit\u00e0 rappresentativa conciliata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il personaggio, inoltre, \u00e8 descritto in modo che il lettore possa effettuargli autonomamente una diagnosi clinica: il giovane dipinge \u00abcon la lingua di fuori, gli occhi esaltati e una vergogna terribile che invade tutto il corpo adoprato come un manichino\u00bb, \u00abispirato, pazzo, rapito\u00bb, \u00abcome un matto, s\u00ec, come un matto\u00bb. Le tecniche artistiche di Pietro sembrano conformarsi a quanto sostenuto da Brandon Taylor: \u00abcollage deliberately evoked the cognitive and technical standards of the child, the playful, or the mad \u2013 suggesting that anyone can shape material this way, that anyone can practice in the field of the fine arts\u00bb<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019anticipazione del procedimento artistico della sovrapposizione tipica del <em>collage<\/em> \u00e8 presente nel capitolo intitolato <em>Miseria degradante del proprio corpo nudo e potenza rivelatrice del corpo nudo del compagno<\/em>, in cui Pasolini rivela la conformazione della stanza del ragazzo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa camera di Pietro [\u2026] ha ancora un po\u2019 i caratteri fantasiosi della camera di un bambino primogenito borghese (\u00e8 arredata, cio\u00e8, col gusto che le madri attribuiscono ai propri figli \u2013 per cui si modernizza attraverso loro, e il nido dei sogni infantili diventa una citazione di pittori fauves, di fumetti e di eroi americani per l\u2019infanzia). Nel tempo stesso, per\u00f2, la camera \u2013 trasformandosi con l\u2019et\u00e0 del figlio \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 quella di un bambino, ma quella di un giovane, sovrapposta alla precedente, cos\u00ec come due diversi stili si sovrappongono nella facciata di una stessa chiesa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stratificazione appare un\u2019anteprima del processo di composizione artistica del giovane. In effetti, nella vita reale ci sono degli elementi che si combinano spontaneamente, creando delle sovrapposizioni, dei <em>collage<\/em> (si potrebbe portare l\u2019esempio dei muri su cui sono attaccati i manifesti pubblicitari, ma anche la camera di Pietro sembra seguire questa logica di sovrapposizione e accumulo). Gian Carlo Ferretti, inoltre, ricorda che Pasolini menzionava spesso le facciate degli edifici, sottolineando la stratificazione della citt\u00e0 e la necessit\u00e0 del passaggio del tempo per la sua costruzione<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. Allo stesso modo il passaggio dall\u2019et\u00e0 infantile a quella adulta non \u00e8 fatto di cesure nette, bens\u00ec di una graduale sovrapposizione, capace di ricordare e conservare gli elementi passati, proprio come avviene nei tentativi artistici di Pietro, e nelle tarde opere pasoliniane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019artificio della sovrapposizione \u00e8 utilizzato anche, in seguito, nell\u2019evocazione della serva, interpretata nel film da Laura Betti, e introdotta mediante il sintagma \u00abla nuova Emilia\u00bb, che si inserisce nell\u2019ordigno dell\u2019opera \u201ca strati\u201d: la cameriera \u00e8 menzionata evocando anche chi l\u2019ha preceduta. Questa scelta rende compresenti le due figure alla stessa maniera delle prove artistiche di Pietro \u201cvetro su vetro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76385 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"486\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-4.jpg?resize=900%2C486&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-76385\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-4.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-4.jpg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-4.jpg?resize=768%2C415&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-4.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il monocromo<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La \u00abdinamizzazione del processo compositivo\u00bb prosegue nel nuovo studio del giovane borghese. Pasolini sceglie di utilizzare un\u2019ecfrasi <em>in medias res<\/em> per rendere i tentativi artistici del giovane, introducendo immediatamente il fruitore a una superficie monocromatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lettore, a questo punto, non \u00e8 pi\u00f9 confrontato con la \u00abdinamizzazione del processo compositivo\u00bb, bens\u00ec con un tentativo di \u00abdinamizzazione dello sguardo\u00bb (sempre per usare le categorie di Cometa), procedimento complesso nel caso di un monocromo. Infatti scrive Pasolini: \u00absi tratta semplicemente di una superficie dipinta di azzurro\u00bb. Ma aggiunge subito una puntualizzazione riguardo il colore utilizzato: \u00e8 \u00ablo stesso azzurro con cui sono stati solitamente dipinti gli occhi dell\u2019ospite\u00bb. L\u2019insistenza sulla cromaticit\u00e0 dello sguardo \u00e8 presentata esplicitamente altrove, come in <em>Al\u00ec dagli occhi azzurri<\/em> o ancora in una battuta contenuta in <em>Uccellacci e uccellini<\/em> che sembra anticipare l\u2019epifania dell\u2019ospite, due anni dopo in <em>Teorema<\/em>: \u00abun giorno verr\u00e0 un uomo dagli occhi azzurri e dir\u00e0: sappiamo che la giustizia \u00e8 progressiva e sappiamo che man mano che progredisce la societ\u00e0 si sviluppa la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76387 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"498\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-5.jpg?resize=900%2C498&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-76387\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-5.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-5.jpg?resize=300%2C166&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-5.jpg?resize=768%2C425&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-5.jpg?resize=60%2C33&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Puer mingens<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A seguito dell\u2019ammissione della propria impotenza, il personaggio esprime la sua inabilit\u00e0 creativa attraverso l\u2019atto di minzione: \u00abpreso da un impeto feroce di odio \u2013 eppure con la calma un po\u2019 volgare di chi ha fatto un calcolo \u2013 da accucciato che era davanti al suo quadro, si alza dritto, si sbottona i calzoni e vi piscia sopra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La descrizione ecfrastica \u00e8 qui un po\u2019 anomala, poich\u00e9 il gesto di minzione \u00e8 elevato a \u00abprocesso compositivo\u00bb. L\u2019autore si esprime sull\u2019azione del suo personaggio spiegando a Jean Duflot che l\u2019episodio in cui Pietro urina sulle tele \u00e8 l\u2019esasperazione di un \u00abestremismo [\u2026] tipico delle avanguardie classiche o della neoavanguardia. Esse coltivano abitualmente la creazione poetica, cifrata, l\u2019azione provocatoria. Si vogliono in rottura con qualsiasi psicologia. Non appena la reintroducono le conferiscono un carattere oltranzistico, blasfematorio, a volte escremenziale\u00bb<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>. L\u2019arte \u00e8 qui condannata in quanto \u00e8 ridotta ad \u00abazione provocatoria\u00bb che ha come scopo principale quello di scioccare e scandalizzare. Effettivamente l\u2019arte contemporanea privilegia eccentricit\u00e0 e bizzarrie, suggerendo un primato dell\u2019originalit\u00e0 sul rispetto delle convenzioni. L\u2019accettazione della trasgressione dei confini imposti dal senso comune fa s\u00ec che i processi provocatori vengano accettati dalle istituzioni, originando un paradosso permissivo che spinge gli artisti ad alzare sempre di pi\u00f9 la posta dello scandalo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abl\u00e0 dove tutto \u00e8 diventato trasgressione non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 pericolo: il momento della lotta, quello dove si muore, \u00e8 al fronte. Mentre la produzione artistica deliberatamente destinata a \u201cpochi\u201d [\u2026] supera la linea del fuoco, e si trova dall\u2019altra parte, in territorio nemico [\u2026] dentro il Lager dove tutto \u00e8 trasgressione, e il nemico \u00e8 sparito: sta combattendo altrove\u00bb<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti il termine \u00ablager\u00bb torna spesso nelle tragedie pasoliniane, accompagnato dall\u2019insistenza sulla descrizione degli spazi chiusi, claustrofobici, e alla tematica borghese, proprio come avviene in <em>Teorema<\/em>: \u00abil piccolo borghese non pu\u00f2 immaginare altro se non ci\u00f2 che vede; \u00e8 chiuso nel proprio \u201clager\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>. Forse \u00e8 proprio per questa ragione che Pietro si priva della vista: tanto gi\u00e0 prima dell\u2019accecamento la sua visione sulla realt\u00e0 appariva parziale.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un\u2019ecfrasi \u00abcon gli occhi chiusi\u00bb<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel capitolo intitolato<em> Dove si descrive come il signorino Pietro finisca col perdere o tradire Dio<\/em>, Pasolini crea un contrasto tra la descrizione ecfrastica del \u00abprocesso compositivo\u00bb e la privazione della visione. Pietro \u00e8, infatti, intento a realizzare un quadro \u00abcon gli occhi chiusi\u00bb. Pasolini reitera pi\u00f9 volte il sintagma \u00abcon gli occhi chiusi\u00bb e l\u2019attributo \u00abcieco\u00bb, riferendosi a Pietro. Il quale si muove per l\u2019appunto \u00aba tentoni, e tastando le cose\u00bb, realizzando una riconfigurazione del rapporto tra l\u2019occhio e la mano. Inoltre, evocando il senso del tatto, Pasolini opera quella che Cometa definisce un\u2019\u00abintegrazione sinestetica\u00bb, articolando un\u2019esperienza capace di sollecitare la sensibilit\u00e0 del fruitore, in modo da rafforzare il \u00abpatto ecfrastico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cecit\u00e0 \u00e8 motivo centrale in un\u2019altra opera di Pasolini che con <em>Teorema <\/em>ha un rapporto genetico. Un finale alternativo pensato per il suo film precedente, <em>Edipo re<\/em>, e poi scartato, si sovrappone all\u2019inizio di <em>Teorema<\/em>-film, alla fine di <em>Teorema<\/em>-libro: \u00ab\u00c8 tornata la pace. Tutto \u00e8 quieto e deserto. Le fabbriche grigie, il sole grigio. [\u2026] C\u2019\u00e8 uno sciopero. Gli operai sono fermi, in file, lungo i muretti delle fabbriche i cigli asettici delle strade. Le camionette della polizia girano intorno. Altre colonne di operai sopravvengono, con in testa dei cartelli\u00bb<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. Due elementi-chiave, canonici nella vicenda edipica, risultano significativi in <em>Teorema<\/em>: l\u2019accecamento e la colpa. Nell\u2019<em>Edipo re<\/em> innocenza e colpevolezza si intrecciano paradossalmente: Edipo \u00e8 innocente perch\u00e9 ignora, ma allo stesso tempo responsabile perch\u00e9 compie davvero il parricidio e l\u2019incesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una condizione analoga caratterizza Pietro e tutti gli altri membri della famiglia borghese di cui fa parte. Essi vivono in una sorta di innocenza fittizia: sono affetti dalla \u00abmalattia della borghesia\u00bb, ma la subiscono passivamente.&nbsp; La cecit\u00e0, in effetti, non affligge soltanto Pietro. Anche Odetta, la sorella di Pietro, ne \u00e8 affetta, prima in senso metaforico (nel capitolo <em>Il Primo Paradiso, Odetta<\/em>: \u00abTu non sai scegliere, tenera Odetta, perch\u00e9 sei cieca: cos\u00ec sei scelta; cos\u00ec sei vissuta; e tu recalcitri inutilmente, persa tra un ricordo ch\u2019\u00e8 troppo bello e una realt\u00e0 che ti porta dal sogno alla pazzia\u00bb) e poi letterale: in <em>Dove si descrive come Odetta finisca col perdere o tradire Dio <\/em>viene raccontato come la ragazza non riesca a percepire sensorialmente Emilia: \u00abnon la vede e non la sente\u00bb. Lo stesso succede alla domestica: \u00abla gente intorno a Emilia sembra non ascoltare e non vedere niente; come del resto Emilia stessa\u00bb e ancora \u00abEmilia sembra non vedere niente\u00bb. Anche il padre \u00e8 afflitto da una simile condizione: \u00abLucia non si rende conto di quello che succede \u2013 e lui le \u00e8 gi\u00e0 sopra, come un cieco che corre a tentoni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla ripresa di <em>Edipo re<\/em>, va ricordata la vicinanza con alcuni passaggi evangelici, in particolar modo provenienti dal <em>Vangelo secondo Matteo<\/em>, portato al cinema da Pasolini quattro anni prima. In <em>Matteo<\/em> 13,14-15 Ges\u00f9 racconta la profezia di Isaia: \u00abVoi udrete e non comprenderete; guarderete e non vedrete; perch\u00e9 il cuore di questo popolo si \u00e8 fatto insensibile: sono diventati duri d\u2019orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinch\u00e9 non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il destino subito da Pietro richiama per\u00f2 solo in parte quello di Edipo. Se il giovane si fosse accecato con la cintura dei pantaloni dell\u2019ospite, o magari infilandosi un pennello nell\u2019occhio, il parallelismo sarebbe stato pi\u00f9 aderente. La cecit\u00e0 del ragazzo \u00e8 invece parziale e reversibile: egli sperimenta brevi momenti di oscuramento, sintomo forse dell\u2019incapacit\u00e0 di punirsi davvero. Similmente, anche allo spettatore di <em>Teorema<\/em>-film la visione risulta parzialmente preclusa. Durante l\u2019intera sequenza, Pasolini sceglie di inquadrare Pietro attraverso angolazioni che ne offuscano in parte la figura. Tale scelta registica avvicina lo sguardo dello spettatore a quello del personaggio: il giovane che avanza nel suo atelier con le mani sugli occhi diventa il correlativo di uno spettatore che pu\u00f2 vedere solo parzialmente la scena, occlusa dall\u2019interposizione di elementi come travi e pilastri che occultano parte del corpo di Pietro. La figura del giovane artista \u00e8 resa a intermittenza, come se lo spettatore osservasse lo schermo attraverso le proprie dita, esattamente fa Pietro avanzando nel suo atelier. Pasolini in questo modo produce una convergenza tra la percezione del personaggio e quella del fruitore, riducendo la distanza tra chi guarda e chi \u00e8 guardato.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76389 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"485\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-8.jpg?resize=900%2C485&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-76389\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-8.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-8.jpg?resize=300%2C162&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-8.jpg?resize=768%2C414&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/IMM-8.jpg?resize=60%2C32&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> C. Garboli, <em>La stanza separata<\/em>, Milano, Mondadori, 1969, p. 265.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> M. Cometa, D. Mariscalco,<em> Al di l\u00e0 dei limiti della rappresentazione: letteratura e cultura visuale,<\/em> Macerata, Quodlibet, 2014, p. 49.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> A. Zanzotto, <em>Aure e disincanti nel Novecento letterario<\/em>, Milano, Mondadori, 1994, p. 161.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Cfr. &nbsp;M. Cometa, <em>La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale<\/em>, Milano, Cortina, 2012.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Cit. inF. Galluzzi, <em>Pasolini e la pittura<\/em>, Roma, Bulzoni, 1994, p. 154.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Cit. in A. Marchesini, <em>Citazioni pittoriche nel cinema di Pasolini: da Accattone al Decameron<\/em>, Firenze, Nuova Italia, 1994, p. 116.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> P.P. Pasolini, <em>Poesia in forma di rosa<\/em>, Milano, Garzanti, 1964, cit. inF. Galluzzi, <em>Iconologia di \u00abTeorema\u00bb. La scrittura di Pier Paolo Pasolini e la pittura degli anni Sessanta<\/em> <em>in <\/em>\u00abAntologia Vieusseux\u00bb, maggio-agosto 1995, p. 21.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> F. Agostinelli, <em>Zigaina e Pasolini in scena<\/em>, Udine, Forum, 2016, p. 94.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> R. Jakobson, <em>Saggi di linguistica generale<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1970, p. 57.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> B. Brecht, <em>Scritti sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, Milano, Meltemi, 2019, p. 100.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> P. B\u00fcrger, <em>Theory of the Avant-Garde<\/em>, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1987, p. 78.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> B. Taylor, <em>College: The Making of Modern Art<\/em>, London, Thames &amp; Hudson, 2014, p. 9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Si cita da un incontro con Gian Carlo Ferretti (<em>Bellezza imperfetta<\/em>) tenutosi il 5 marzo 2025 presso il cinema Modernissimo di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> P. P. Pasolini, <em>Il sogno del centauro <\/em>[intervista a Jean Duflot] , Roma, Editori Riuniti, 1983, p. 102.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a> Id., <em>Il cinema impopolare <\/em>[1970], in Id., <em>Empirismo eretico<\/em>, Milano, Garzanti, 1972; ora in Id., <em>Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, a cura di W. Siti e S. De Laude, Milano, Mondadori, 1999, tomo I, p. 1609.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> A. Sebastiani, <em>Sul lessema umorismo: uso e significato in \u00abTeorema\u00bb di Pier Paolo Pasolini<\/em>, in \u00abStudi e problemi di critica testuale\u00bb, 2007, 75, p. 176.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a><\/a><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a> S. Mart\u00edn Guti\u00e9rrez, <em>\u00abEdipo Re\u00bb de Pier Paolo Pasolini (1967)<\/em><em>: \u00abAl di l\u00e0\u00bb de la autobiograf\u00eda<\/em>, tesi di dottorato, Universidad aut\u00f3noma de Madrid, 2019, p. 166.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensendo il romanzo di Pasolini &#8220;Teorema&#8221; (pubblicato nello stesso 1968 in cui esce il film omonimo, solo parzialmente sovrapponibile) scriveva Cesare Garboli: \u00abla confessione artigianale \u00e8 importante, aiuta a raccapezzarsi in un testo che sembra scritto con il pennello\u00bb. La \u00abconfessione artigianale\u00bb sarebbe la dichiarazione di Pasolini, che nella quarta di copertina rivela: &#8220;Teorema&#8221; \u00ab\u00e8 nato come su fondo oro, dipinto con la mano destra, mentre con la mano sinistra lavorava ad affrescare una grande parete (il film omonimo)\u00bb. 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