{"id":75867,"date":"2026-06-05T00:01:00","date_gmt":"2026-06-04T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=75867"},"modified":"2026-05-25T14:55:54","modified_gmt":"2026-05-25T12:55:54","slug":"mario-schifano-il-cinema-espanso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/06\/05\/mario-schifano-il-cinema-espanso\/","title":{"rendered":"Mario Schifano: il cinema espanso","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 un capitolo importante, della fortuna di Schifano nonch\u00e9 della storia espositiva della Capitale, la <a href=\"https:\/\/www.palazzoesposizioniroma.it\/mostra\/mario-schifano\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">grande mostra<\/a> dell\u2019artista curata da Daniela Lancioni al Palazzo delle Esposizioni. Dal <a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/mario-schifano-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">catalogo<\/a>, che a sua volta appare rilevante per la storia della critica, per la cortesia di autore, curatrice ed editore si propone ai lettori di \u00abAntinomie\u00bb una sintesi dell\u2019intervento di Stefano Chiodi dedicato alla sperimentazione audiovisiva di Schifano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Battito cardiaco. Bande colorate, vibrazione, rosso, giallo, nero. UMANO NON UMANO. Schermo TV: immagini grigie, sgranate, sovrapposte, strade, volti, veicoli, soldati. Dritti o di traverso, scorrono il ritratto giovanile di Albrecht D\u00fcrer, quadri di Goya, Watteau, Vel\u00e1zquez, Caravaggio. Fotogrammi colorati, rapidi, sottosopra, di traverso: armi-corpi-volti. I primi, folgoranti minuti di <em>Umano non umano<\/em>, secondo capitolo della trilogia che corona l\u2019attivit\u00e0 di <em>filmmaker<\/em> di Mario Schifano, ricapitolano temi, motivi, ossessioni ricorrenti nel suo cinema. Anzitutto, un\u2019anarchica, irrequieta verifica sul campo di caratteri e possibilit\u00e0 del medium cinematico, la cui sintassi (inquadratura, movimento di macchina, taglio, montaggio, bianconero, colore, ecc.) \u00e8 sottoposta a torsioni e strappi violenti; poi, l\u2019onnipresente flusso delle immagini elettroniche, la cui simultaneit\u00e0 e dislocazione spaziotemporale \u00e8 gi\u00e0 componente irreversibile dell\u2019immaginario; infine, la relazione incestuosa e vampirizzante tra cinema e pittura \u2013 esemplata nella galleria di quadri che apre il film, accompagnata dalla voce fuori campo dello storico d\u2019arte Maurizio Calvesi \u2013, e la dimensione polimorfa dello schermo, divenuto punto di scontro, di riconfigurazione e di sintesi di tutti i media.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver fatto deflagrare il medium pittorico, trasformato, grazie alla fondamentale mediazione dell\u2019esempio di Jasper Johns in un \u201cpiano\u201d di accumulazione iconica, il cinema diviene per Schifano un\u2019estensione parossistica del quadro, un ultrasensibile dispositivo ottico-cognitivo capace di cogliere in presa diretta il nuovo, ibrido paesaggio circostante, un concentratore dell\u2019inconscio ottico collettivo, un sismografo con cui catturare le minime convulsioni del proprio tempo. Le antiche distinzioni sono abolite e l\u2019orizzonte di esperienza comune al pittore e al cineasta diviene ora irreversibilmente la nuova, disumana alchimia dei media di massa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/05_Grande-angolo_1963_Coll-privata_ph-Paolo-Terzi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75971 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"555\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/05_Grande-angolo_1963_Coll-privata_ph-Paolo-Terzi.jpg?resize=900%2C555&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75971\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/05_Grande-angolo_1963_Coll-privata_ph-Paolo-Terzi.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/05_Grande-angolo_1963_Coll-privata_ph-Paolo-Terzi.jpg?resize=300%2C185&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/05_Grande-angolo_1963_Coll-privata_ph-Paolo-Terzi.jpg?resize=768%2C474&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/05_Grande-angolo_1963_Coll-privata_ph-Paolo-Terzi.jpg?resize=60%2C37&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mario Schifano, <em>Grande angolo<\/em>, 1963, smalto e grafite su carta applicata su tela, 160 \u00d7 260 cm, dittico. Collezione privata, Roma. Foto Paolo Terzi \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Umano non umano<\/em> allestisce una sorta di tenzone autobiografica, in cui il pittore Schifano si misura con il filmmaker suo doppio. Anzich\u00e9 proporsi come un re spodestato, l\u2019artista si reinventa come il levatore inquieto di una pratica nuova, fondata su fotogrammi instabili e sequenze ricomposte che attingono a una realt\u00e0 gi\u00e0 mediata dallo schermo cinematografico e televisivo. Emblematica in questo senso \u00e8 la sequenza in cui nel film un bambino si avvicina allo schermo e lo lacera con un taglierino. Il gesto richiama precedenti illustri: <em>Les carabiniers<\/em> di Godard, dove lo schermo viene strappato nel tentativo di afferrare l\u2019immagine proiettata; i celebri tagli di Fontana, gesti paradigmatici di un artista-demiurgo colto nel climax del suo mestiere; <em>Persona<\/em> di Bergman, dove un bambino si protende verso un grande volto sullo schermo. Tutti casi in cui l\u2019immagine proiettata appare come soglia, promessa di presenza e prova della sua impossibilit\u00e0. In Schifano il taglio non \u00e8 soltanto distruzione: \u00e8 al tempo stesso ferita e apertura, aggressione iconoclasta ma anche tentativo di riportare lo schermo verso la materialit\u00e0 del quadro, verso una pittura possibile oltre la pittura. Da qui nasce una delle tensioni pi\u00f9 profonde del suo cinema: il contatto tra quadro e schermo, tra pittura e cinema, resta possibile solo nella forma di una coesistenza conflittuale. Il cinema rende avvertibile la frizione tra ci\u00f2 che appare e ci\u00f2 che, nell\u2019apparire, resta inafferrabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0 cinematografica di Schifano risale al 1964, con i cortometraggi <em>Reflex<\/em> e <em>Round trip<\/em> girati durante i suoi viaggi a New York. La cinepresa attraversa strade, grattacieli, viadotti, insegne, bandiere, folle, musica; registra e deforma, fino a coricarsi in orizzontale sotto la spinta della mano. Nei corti realizzati negli anni successivi scorrono interni, conversazioni, riprese televisive, amici e compagni di strada. \u00c8 un cinema d\u2019affezione, fondato sulla camera a mano e su un montaggio convulso, vicino ai <em>diary films<\/em> di Jonas Mekas. Come scriveva Maurizio Fagiolo nel 1966, Schifano guarda con un \u201cocchio-obiettivo\u201d che vede il mondo gi\u00e0 inquadrato in uno schermo e ne restituisce gli ultimi dispersi frammenti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/15_Paesaggio-TV_1970_Courtesy-Gio-Marconi_ph-Fabio-Mantegna.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75972 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"670\" height=\"544\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/15_Paesaggio-TV_1970_Courtesy-Gio-Marconi_ph-Fabio-Mantegna.jpg?resize=670%2C544&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75972\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/15_Paesaggio-TV_1970_Courtesy-Gio-Marconi_ph-Fabio-Mantegna.jpg?w=670&amp;ssl=1 670w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/15_Paesaggio-TV_1970_Courtesy-Gio-Marconi_ph-Fabio-Mantegna.jpg?resize=300%2C244&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/15_Paesaggio-TV_1970_Courtesy-Gio-Marconi_ph-Fabio-Mantegna.jpg?resize=60%2C49&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mario Schifano, <em>Paesaggio TV<\/em>, 1970, smalto, anilina e perspex su tela emulsionata, 114 \u00d7 146 cm. Collezione privata. Courtesy Gi\u00f3 Marconi Gallery, Milano. Foto Fabio Mantegna \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La complessa relazione tra quadro e schermo, l\u2019esibizione del dispositivo cinematografico e dei suoi strumenti tecnici tornano nella \u201ctrilogia\u201d \u2013 composta oltre che da <em>Umano non umano<\/em>, da <em>Satellite<\/em> (1968) e <em>Trapianto, consunzione e morte<\/em> <em>di Franco Brocani <\/em>(1969) \u2013 che avrebbe dovuto segnare il definitivo riconoscimento di Schifano come autore cinematografico ma che si rivel\u00f2 invece il momento finale di una intensissima stagione creativa. Nel primo episodio, <em>Satellite<\/em>, prevale un punto di vista che coincide con la prospettiva degli apparati tecnici capaci di trattenere e riconfigurare il visibile. La parola sembra inizialmente dominare, ma presto lo spazio si satura di proiezioni, voci, canzoni, immagini televisive: Vietnam, Martin Luther King, Africa, Medio Oriente. Ambiente reale e spazio immaginale si fondono. La casa dell\u2019artista diventa metafora del suo cervello, radiografia dei processi che trasformano le impressioni esterne in nuove sintesi iconiche. Se le prime sequenze sembrano affidare alla parola un ruolo guida presto prevale il pieno dispiegarsi delle immagini: le proiezioni invadono l\u2019ambiente, voci e materiali televisivi si sovrappongono, i viraggi cromatici saturano la stanza.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/07_Suicidio-no.1_1965_Coll-Giancarlo-e-Danna-Olgiati-Lugano.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75973 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"626\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/07_Suicidio-no.1_1965_Coll-Giancarlo-e-Danna-Olgiati-Lugano.jpg?resize=500%2C626&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75973\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/07_Suicidio-no.1_1965_Coll-Giancarlo-e-Danna-Olgiati-Lugano.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/07_Suicidio-no.1_1965_Coll-Giancarlo-e-Danna-Olgiati-Lugano.jpg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/07_Suicidio-no.1_1965_Coll-Giancarlo-e-Danna-Olgiati-Lugano.jpg?resize=60%2C75&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/07_Suicidio-no.1_1965_Coll-Giancarlo-e-Danna-Olgiati-Lugano.jpg?resize=480%2C600&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mario Schifano, <em>Suicidio no. 1<\/em>, 1965, smalto e grafite su tela, 300 \u00d7 250 cm, dittico asimmetrico. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Umano non umano<\/em> osserva invece il mondo esterno da un punto di vista \u201csiderale\u201d. Alla borghesia, emblema di un Occidente anestetizzato dal consumo compulsivo, chiusa nei suoi freddi rituali e nei suoi fallimenti affettivi, si contrappongono gli oppressi, le lotte operaie, le guerre di liberazione, sempre per\u00f2 visti a distanza, attraverso lo schermo televisivo. la successione delle scene converge tuttavia verso un centro di gravit\u00e0 tematico: il corpo, ambivalente, erotico e politico, gioioso e luttuoso al tempo stesso, esplorato nelle sue manifestazioni pubbliche e private, nel suo potenziale sessuale, nella sua apoteosi narcisista, come agente od oggetto di violenza, come epicentro di un doppio movimento di emancipazione individuale e collettiva. Infine, in <em>Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani<\/em>, il clima cambia ancora. A dominare \u00e8 la disillusione. Il contatto con la realt\u00e0 non conferma nulla: essa appare sbiadita, anemica, enigmatica. Si consuma cos\u00ec la fine dell\u2019utopia politica e della fiducia nel potere rigenerativo dell\u2019avanguardia. Il cinema, che in <em>Satellite<\/em> era ancora potenza di sguardo, diventa ora prigione ossessiva.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75974 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"601\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg?resize=600%2C601&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75974\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/06_Senza-titolo-Beebe_s-tree_1963_Coll-privata_foto-BENNI.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mario Schifano, <em>Senza titolo (Beebe&#8217;s tree)<\/em>, 1963, smalto e grafite su carta applicata su tela, 200 \u00d7 200 cm, dittico. Collezione privata. Foto Giorgio Benni \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trilogia resta un tentativo straordinario di trascendere le tradizionali forme narrative del cinema per trasformarlo in dispositivo di cattura di un presente concepito come continuum polisensoriale, un iperpresente sempre gi\u00e0 inquadrato all\u2019interno di uno schermo, eppure sempre gravido di futuri imprevedibili. Se gli schermi avevano agito da collettori iconici per una nuova modalit\u00e0 di figurazione pittorica, il medium cinematografico diventa per Schifano lo strumento con cui far migrare la pittura all\u2019interno del nuovo paesaggio mediale e cos\u00ec facendo tentare una sfida al contrarsi di ogni esperienza nel gelido trionfo dei simulacri, dell\u2019avanzare inesorabile di una spettacolarit\u00e0 in apparenza invincibile. A questa dimensione \u00e8 possibile opporre \u2013 senza illusioni e senza sconti \u2013 la possibilit\u00e0 di scoprire nuove, insospettate costellazioni, configurazioni intuitive in cui si rinnova la scommessa creatrice dello sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.palazzoesposizioniroma.it\/mostra\/mario-schifano\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mario Schifano<\/a><\/em><br>a cura di Daniela Lancioni<br>Roma, Palazzo delle Esposizioni<br>con il supporto della Fondazione Silvano Toti<br><em>17 marzo-12 luglio 2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/mario-schifano-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Catalogo Electa<\/a><br>344 pp. ill. col., \u20ac 45<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: Mario Schifano, <\/em>Compagni compagni<em>, 1968, spray, grafite e perspex su tela, 200 \u00d7 303 cm, trittico. Collezione privata. Courtesy Gi\u00f3 Marconi Gallery, Milano. Foto Fabio Mantegna \u00a9 MARIO SCHIFANO, by SIAE \u00a9 Archivio Mario Schifano<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver fatto deflagrare il medium pittorico, trasformato, grazie alla fondamentale mediazione dell\u2019esempio di Jasper Johns in un \u201cpiano\u201d di accumulazione iconica, il cinema diviene per Schifano un\u2019estensione parossistica del quadro, un ultrasensibile dispositivo ottico-cognitivo capace di cogliere in presa diretta il nuovo, ibrido paesaggio circostante, un concentratore dell\u2019inconscio ottico collettivo, un sismografo con cui catturare le minime convulsioni del proprio tempo. 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