{"id":75721,"date":"2026-05-22T07:45:21","date_gmt":"2026-05-22T05:45:21","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=75721"},"modified":"2026-05-22T07:45:26","modified_gmt":"2026-05-22T05:45:26","slug":"eludere-il-passaggio-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/05\/22\/eludere-il-passaggio-del-tempo\/","title":{"rendered":"Eludere il passaggio del tempo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">\u201cNoi\u201d, scriveva Nietzsche in un appunto dell\u2019estate del 1886 mentre si trovava in Svizzera a Sils Maria, \u201ccollochiamo una parola l\u00e0 dove comincia la nostra ignoranza, dove non possiamo vedere oltre, per esempio la parola \u2018io\u2019, la parola \u2018fare\u2019, la parola \u2018patire\u2019: queste saranno forse le linee dell\u2019orizzonte della nostra conoscenza, ma non <em>verit\u00e0<\/em>\u201d (Friedrich Nietzsche, <em>Frammenti postumi 1885-1887<\/em>, Adelphi, Milano 1975, p. 175). Ci osserviamo in uno specchio, e crediamo di scorgervi un volto umano, e quel volto, almeno cos\u00ec ci hanno insegnato, \u00e8 il \u2018nostro\u2019 volto; poi dal volto, attraverso un passaggio temerario e inconscio, evinciamo che quello che stiamo vedendo \u00e8 il \u2018nostro\u2019 <em>io<\/em>. Ma se quello che vediamo nell\u2019immagine riflessa siamo noi, se cio\u00e8 vediamo noi stessi fuori di noi, chi \u00e8 allora che propriamente vede s\u00e9 stesso, cio\u00e8 il cosiddetto \u2018proprio\u2019 corpo, l\u00e0 fuori? Come fa, propriamente, un corpo a vedersi? In effetti se quello che vedo \u00e8 il \u2018mio\u2019 corpo, se cio\u00e8 quello sono <em>io<\/em>, chi \u00e8 che lo sta vedendo? Il mio <em>io<\/em>, ci viene da rispondere (se non avessimo paura di pensarci gi\u00e0 il sintagma \u201cil mio io\u201d \u00e8 assolutamente misterioso: se l\u2019<em>io<\/em> \u00e8 \u2018mio\u2019 questo vuol dire che chi pronuncia le parole \u2018il mio io\u2019 \u00e8 distinto dall\u2019<em>io<\/em> di chi si dichiara proprietario. Ma questo, allora, \u00e8 forse un altro io?). Ma allora l\u2019io non coincide con il corpo, dal momento che lo pu\u00f2 vedere dall\u2019esterno. Quel volto, che sarebbe il \u2018mio\u2019 volto, il volto dell\u2019<em>io<\/em> che sono, allo stesso tempo vede e viene visto, \u00e8 dentro e fuori di s\u00e9. Ma allora quello che vedo nell\u2019immagine non posso essere <em>io<\/em>, perch\u00e9 \u201cio\u201d \u00e8 unico, mentre qui ci sono almeno due \u201cio\u201d. E se ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 di uno, allora forse possono essercene tantissimi. Che cos\u2019\u00e8 l\u2019io, allora?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci accorgiamo cos\u00ec, ed \u00e8 qualcosa che accade all\u2019improvviso, in modo inaspettato e piuttosto sgradevole, che il cosiddetto \u2018mio\u2019 corpo in realt\u00e0 mi sfugge del tutto, al punto che lo posso vedere fuori di me: al punto che lo posso vedere solo se \u201cio\u201d e il \u201cmio\u201d corpo non formano un\u2019unit\u00e0, solo se sono separati da una distanza che mi accorgo improvvisamente essere affatto incolmabile. \u00c8 la scoperta che facciamo osservando i corpi femminili messi in scena da Aneta Grzeszykowska nella mostra <em><a href=\"https:\/\/www.fondazionedarc.it\/mostre\/allimprovviso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">All\u2019improvviso<\/a><\/em> (a cura di Giuliana Benassi, Fondazione D\u2019ARC, Roma, aperta fino al 24 maggio 2026). \u00c8 allora l\u2019abisso che separa l\u2019<em>io<\/em> \u2013 qualunque sia ci\u00f2 a cui questo pronome pretende di riferirsi \u2013 dal corpo che quello stesso <em>io<\/em> dice di essere il \u201csuo\u201d corpo che Aneta Grzeszykowska mette in mostra.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Self-portrait-of-Aneta-Grzeszykowska.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75724 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"704\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Self-portrait-of-Aneta-Grzeszykowska.jpg?resize=900%2C704&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75724\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Self-portrait-of-Aneta-Grzeszykowska.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Self-portrait-of-Aneta-Grzeszykowska.jpg?resize=300%2C235&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Self-portrait-of-Aneta-Grzeszykowska.jpg?resize=768%2C601&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Self-portrait-of-Aneta-Grzeszykowska.jpg?resize=60%2C47&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Aneta Grzeszykowska, <em>Self-portrait<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si prenda il caso dell\u2019<em>Autoritratto<\/em> di Aneta Grzeszykowska. C\u2019\u00e8 il suo viso (o almeno, lei ci dice che questa \u00e8 il \u2018suo\u2019 autoritratto), e c\u2019\u00e8 una maschera di un viso che vagamente le somiglia, anche se \u00e8 senza occhi (o forse le somiglia proprio perch\u00e9 \u00e8 senza occhi. Non \u00e8 forse lo statuto dello sguardo ad essere in questione in questi lavori?): \u00e8 lei e non \u00e8 lei, proprio come succede nell\u2019immagini riflesse da uno specchio, o in un autoritratto, in un <em>selfie<\/em>. Non \u00e8 tanto la scontata opposizione fra l\u2019originale e la copia, \u00e8 piuttosto la radicale messa in questione della stessa presunzione che esista un \u2018originale\u2019, che cio\u00e8 esista una \u2018lei\u2019 in carne ed ossa distinta dalle sue repliche pi\u00f9 o meno fedeli (dalle \u2018sue\u2019 copie). In effetti che cosa giustifica la credenza che quello che vediamo in un autoritratto siamo proprio noi? Ce lo hanno insegnato da bambini; ad esempio quando per primo un adulto ci espose al rito terribile di mettere una piccola umana di fronte ad uno specchio, dicendole \u2013 attraverso un atto linguistico che somiglia pi\u00f9 ad un ordine che ad una descrizione \u2013 che quella l\u00e0 davanti, cio\u00e8 fuori del corpo, in realt\u00e0 \u00e8 lei, \u00e8 proprio lei. Aneta Grzeszykowska, ossia quella che per l\u2019anagrafe di Varsavia si chiama appunto \u201cAneta Grzeszykowska\u201d, finisce cos\u00ec per svanire. O meglio, ne svanisce ogni solidit\u00e0 sostanziale. E senza \u201cio\u201d, cio\u00e8 senza poter pi\u00f9 affidarsi alla fondatezza dell\u2019<em>io<\/em>, anche lo statuto del corpo entra in crisi. In realt\u00e0 pensiamo sempre al corpo come al \u2018nostro\u2019 corpo, mentre nei lavori di Aneta Grzeszykowska il corpo \u00e8 affatto autonomo. \u00c8 un corpo senza \u201cio\u201d. \u00c8 un corpo, e basta. \u00c8 questo lo scandalo di questa mostra, la messa in scena di corpi che non hanno bisogno di essere abitati e tantomeno posseduti da un <em>io<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intesa in questo modo si comprende perch\u00e9 l\u2019intera mostra ruoti attorno a Clock, l\u2019installazione video in cui il suo corpo diventa lancetta vivente in uno spazio delimitato da un pesante tendaggio nero &#8211; da cui proviene un potente battito regolare &#8211; che raggiunge ogni spazio della mostra. Al suo interno un video che dura per dodici ore mostra il corpo della stessa Aneta impegnata in movimenti regolari con le braccia e le gambe, a simulare le lancette di un orologio. Un tempo corporeo, incredibilmente inumano, perch\u00e9 \u00e8 umano il tempo dell\u2019<em>io<\/em>, mentre quello del cuore e del corpo-orologio \u00e8 un tempo meccanico, ripetitivo, ossessivo: inumano, appunto. Perch\u00e9 il corpo \u00e8 questo, \u00e8 inumano, il corpo sfugge sempre all\u2019<em>io<\/em>. Il corpo, propriamente, \u00e8 l\u2019impotenza dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/02_edited.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75729 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"800\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/02_edited.jpg?resize=600%2C800&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75729\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/02_edited.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/02_edited.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/02_edited.jpg?resize=60%2C80&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Aneta Grzeszykowska,<em>\u00a0Daughter #04<\/em>, 2025, inchiostro pigmentato su carta cotone,160 x 120 cm.\u00a0Courtesy l&#8217;artista e Raster Gallery, Warsaw.\u00a0Realizzato durante la residenza d&#8217;artista presso Fondazione D&#8217;ARC <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma che succede quando il corpo si libera dell\u2019<em>io<\/em>? Succede che vengono meno anche le gerarchie umane in cui collochiamo i corpi: i ruoli, ad esempio, come la distinzione fra madre e figlia, fra chi viene prima e chi viene dopo. In <em>Daughter #04<\/em>, ad esempio, vediamo la figlia di Aneta accanto a quella che sembra essere una sua coetanea che le somiglia dagli occhi stranamente fissi; in \u2018realt\u00e0\u2019 si tratta sempre del corpo di Aneta, con il volto coperto da una maschera che riproduce il suo viso di quando aveva l\u2019et\u00e0 della figlia stesa accanto a lei sul letto. Parlando, in un\u2019intervista ad Alessandro Mancini (<em>Art-frame<\/em>, 8 maggio 2026), proprio della serie Daughter \u00e8 la stessa Aneta Grzeszykowska a mettere in evidenza questo aspetto, questa fondamentale anarchia dei corpi: in questa serie di lavori infatti \u201cci sono alcuni aspetti che per me sono molto importanti. Il primo \u00e8 ovviamente la relazione con la famiglia, in cui ribalto l\u2019ordine dei rapporti. Capovolgo la situazione famigliare: in pratica divento sorella di mia figlia, figlia di mio marito, nipote dei miei genitori. Era importante per me mostrare quanto siamo incasellati nei ruoli che la famiglia ci assegna\u201d. I ruoli stabiliti dalla famiglia sono i ruoli stabiliti dall\u2019<em>io<\/em>. E senza <em>io<\/em> non ci pu\u00f2 pi\u00f9 essere nemmeno la famiglia. Un corpo non sa cosa voglia dire essere \u201cmadre\u201d, o \u201cfiglia\u201d, un corpo \u00e8 soltanto un corpo. Un corpo non ha bisogno di ruoli e di parole.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/07_edited.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75731 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"840\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/07_edited.jpg?resize=600%2C840&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75731\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/07_edited.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/07_edited.jpg?resize=214%2C300&amp;ssl=1 214w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/07_edited.jpg?resize=60%2C84&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Aneta Grzeszykowska, <em>Domestic Animals #32<\/em>, 2022, inchiostro pigmentato su carta cotone, 98 x 70 cm.\u00a0Courtesy l&#8217;artista e Raster Gallery, Warsaw.\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un punto del tutto evidente in un\u2019altra serie, quella denominata <em>Domestic Animals<\/em>. Si prenda il lavoro intitolato <em>Domestic Animals #32<\/em>, in cui vediamo un cane sdraiato su un fianco, che sembra dormire in una stalla, con il muso coperto da una maschera dalla forma umana. Anche questa, come quella dell\u2019Autoritratto, \u00e8 priva di occhi, perch\u00e9 i nostri occhi non riescono mai a vedere, nei corpi, quello che i corpi sono effettivamente: vediamo \u2018Aneta Grzeszykowska\u2019, oppure una \u2018madre\u2019 e una \u2018figlia\u2019, o ancora vediamo un \u2018cane\u2019 (Lacan direbbe che vediamo solo dei \u2018significanti\u2019). In effetti vediamo solo dei \u2018ruoli\u2019, ad esempio vediamo appunto una \u2018madre\u2019, oppure un \u2018cane\u2019. Per forzarci a vedere un corpo, un semplice corpo, Grzeszykowska lo deve rendere irriconoscibile, per questo deve mettere in mostra l\u2019impensabilit\u00e0 del corpo. E allora un cane e una maschera umanoide, che cos\u2019\u00e8 che stiamo vedendo? Ci rendiamo conto che non \u00e8 pi\u00f9 importante sapere che cos\u2019\u00e8, propriamente, che cosa sia quello che stiamo vedendo, quello che conta \u00e8 rimanere in presenza di un corpo, al di qua del suo nome e dei pensieri che ogni nome trascina con s\u00e9. La maschera rende appunto irriconoscibile quello che vediamo, e solo cos\u00ec possiamo vederlo. In questo modo, infine, il corpo si mostra come pura presenza, massa spaziale, materia estesa. Cos\u00ec come in Daughter #04 non ci sono pi\u00f9 n\u00e9 madre n\u00e9 figlia, cos\u00ec qui non vediamo pi\u00f9 un cane, vediamo soltanto un corpo. Ma che cos\u2019\u00e8 un puro corpo? Torna qui l\u2019estraneit\u00e0 che sentivamo battere in Clock, in cui il tempo del corpo, in realt\u00e0 e paradossalmente, era senza tempo, elementare ripetizione meccanica. Fare a meno del tempo, \u00e8 questo in fondo quello che Aneta Grzeszykowska vuole farci sentire, ch\u00e9 i corpi, appunto, sono questo, massicci blocchi di spazio, e nient\u2019altro. E cos\u00ec, a Giuliana Benassi che le chiede del suo rapporto con il tempo, pu\u00f2 rispondere semplicemente: \u201cl\u2019uso di determinati oggetti di scena nella mia pratica artistica fa s\u00ec che l\u2019ibrido risultante eluda il passaggio del tempo: il vivente si fonde con il morto, i corpi con gli oggetti, la vecchiaia con la giovinezza\u201d (<em>Aneta Grzeszykowska. All\u2019improvviso \/ Out of the Blue<\/em>, Silvana Editoriale, 2026, p. 120). Di questo si tratta, di eludere \u201cil passaggio del tempo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.fondazionedarc.it\/mostre\/allimprovviso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Aneta Grzeszykowska. All\u2019improvviso \/Out of the Blue<\/em><\/a><br>a cura di Giuliana Benassi<br>Roma, Fondazione D\u2019ARC<br><em>1 marzo &#8211; 24 maggio 2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina:<\/em> Aneta Grzeszykowska. All\u2019improvviso \/ Out of the Blue<em>, installation view, Fondazione D&#8217;ARC, Roma, 2026<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci accorgiamo, ed \u00e8 qualcosa che accade all\u2019improvviso, in modo inaspettato e piuttosto sgradevole, che il cosiddetto \u2018mio\u2019 corpo in realt\u00e0 mi sfugge del tutto, al punto che lo posso vedere fuori di me: al punto che lo posso vedere solo se \u201cio\u201d e il \u201cmio\u201d corpo non formano un\u2019unit\u00e0, solo se sono separati da una distanza che mi accorgo improvvisamente essere affatto incolmabile. \u00c8 la scoperta che facciamo osservando i corpi femminili messi in scena da Aneta Grzeszykowska nella mostra &#8216;All\u2019improvviso&#8217; (a cura di Giuliana Benassi, Fondazione D\u2019ARC, Roma, fino al 24 maggio 2026). \u00c8 allora l\u2019abisso che separa l\u2019io \u2013 qualunque sia ci\u00f2 a cui questo pronome pretende di riferirsi \u2013 dal corpo che quello stesso io dice di essere il \u201csuo\u201d corpo che Aneta Grzeszykowska mette in mostra.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":1,"featured_media":75735,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[108],"tags":[3553,1221],"coauthors":[1737],"class_list":["post-75721","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mostre","tag-aneta-grzeszykowska","tag-felice-cimatti","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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