{"id":75295,"date":"2026-05-11T00:01:00","date_gmt":"2026-05-10T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=75295"},"modified":"2026-05-11T17:16:47","modified_gmt":"2026-05-11T15:16:47","slug":"amabili-resti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/05\/11\/amabili-resti\/","title":{"rendered":"Amabili resti","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Presentiamo qui di seguito una riflessione di Gabriele Doria a partire dalla mostra <\/em><a href=\"https:\/\/capodimonte.cultura.gov.it\/mostra\/metamorfosi-di-bertozzi-casoni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Metamorfosi<\/a><em> di Bertozzi &amp; Casoni, da poco conclusasi al Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">In una vecchia intervista radiofonica del 2002 <a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, Achille Bonito Oliva definiva Napoli \u201cnon virtuosa, ma virtuale\u201d, colta in un rapporto profondo con il proprio \u201czoccolo duro di surrealt\u00e0\u201d. Nella Sala 34 del Museo di Capodimonte, un grosso fauno appeso al soffitto tiene ancora tra le mani la corda con cui si \u00e8 impiccato. L\u2019opera \u00e8 in ceramica policroma, materiale d\u2019elezione della coppia di artisti Bertozzi &amp; Casoni. Proprio qui a Capodimonte &#8211; informa la didascalia che introduce <em><a href=\"https:\/\/capodimonte.cultura.gov.it\/mostra\/metamorfosi-di-bertozzi-casoni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Metamorfosi<\/a> &#8211;<\/em> i due artisti, allora poco pi\u00f9 che ventenni, ebbero l\u2019intuizione di tornare a questo materiale impastato di passato, dopo avere visitato la storica mostra <em>La civilt\u00e0 del Settecento<\/em> (1980). Cos\u00ec la mostra attuale, inaugurata dal solo Paolo Bertozzi (Stefano Casoni \u00e8 morto nel 2023) e che raccoglie trenta opere tra prestiti e materiale realizzato per l\u2019occasione, rappresenta un po&#8217; la plateale, funerea chiusura del cerchio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avvicinandomi al fauno, mi accorgo che il volto \u00e8 incredibilmente somigliante a quello di Denis Lavant, attore feticcio del regista francese Leos Carax (da <em>Gli amanti del Pont Neuf<\/em> al capolavoro <em>Holy Motors<\/em>) e che ha il pene moscio. Una certa iconografia e una quantit\u00e0 di materiale filmico associa il corpo dell\u2019impiccato a una tensione residua: a un\u2019erezione. Lo si vede ad esempio in <em>\u00c8 difficile essere un dio<\/em> di German, e \u2014 in forma ben pi\u00f9 esplicita \u2014 in <em>L\u2019impero dei sensi<\/em> di Oshima. Che proprio il fauno, con tutta la sua tradizione classica di rapimenti ed estasi, si presenti invece inerte, mi sembra una scelta precisa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75313 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"889\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1.jpg?resize=500%2C889&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75313\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1.jpg?resize=169%2C300&amp;ssl=1 169w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1.jpg?resize=60%2C107&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bertozzi &amp; Casoni, <em>La morte dell\u2019Eros<\/em>, 2000-2023, ceramica policroma. Foto di Aurora Savella. Propriet\u00e0 Bertozzi &amp; Casoni<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutta la mostra \u00e8 impastata di cinema, mi sembra inevitabile \u2013 siamo sempre nel virtuale: l\u2019immagine scelta per aprire il percorso espositivo, <em>Rocco<\/em> (2025), che si trova nel salotto pompeiano del Palazzo, \u00e8 una composizione floreale montata su un iperrealistico vaso di tentacoli costellati di occhi. L\u2019occhio, <em>wide shut<\/em> immobilizzato in questa parodia (del) kitsch, corre a Cthulhu, certo, ma anche a Cronenberg. Il regista canadese \u00e8 sempre contortamente lucido nella sua ossessione per la mutazione: il suo cinema lavora sull\u2019oscenit\u00e0 esibita di corpi impossibili, su una carne che \u00e8 gi\u00e0 sempre altra, sempre virtuale. In <em>Crimes of the future <\/em>(2022) la chirurgia diventa l\u2019ultima frontiera per liberare l\u2019eros. Nello spazio di ambiguit\u00e0 e di gioco costruito da Bertozzi &amp; Casoni, l\u2019Eros \u00e8&nbsp; &#8211; letteralmente \u2013 mutilato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al piano superiore, un vassoio con sopra la testa di un Gorilla (Grottesca, 2013) si fa spazio in una sala che contiene due opere della pi\u00f9 raffinata scuola ceroplastica dell\u2019orrido napoletano: si tratta di <em>Figura femminile in decomposizione o Vanitas<\/em> (ultimo quarto del XVII \u2013 inizi XVIII secolo ) e di <em>Testa decollata<\/em> (seconda met\u00e0 del XVIII secolo ) con capelli naturali e occhi in vetro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intero percorso, distribuito tra primo e secondo piano degli appartamenti reali, si propone in dialogo \u2014 anche ironico \u2014 con modelli settecenteschi archetipici. Non \u00e8 irrilevante che ci\u00f2 avvenga proprio a Capodimonte, luogo simbolo della porcellana. Eppure la testa di Gorilla impallidisce, quasi scompare, di fronte a tanto trash originario, in qualche modo gi\u00e0 interno a quella tradizione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75315 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"889\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/2.jpg?resize=500%2C889&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75315\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/2.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/2.jpg?resize=169%2C300&amp;ssl=1 169w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/2.jpg?resize=60%2C107&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bertozzi &amp; Casoni, <em>Oracolo<\/em>, 2024, ceramica policroma, bronzo e alluminio. Foto di Aurora Savella<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra prosegue fra altri esemplari perfettamente cinematografici: <em>pink flamingos<\/em> degli stracci, omaggio e quasi offesa, sorta di ponte tra le Veneri \u2013 a Napoli combuste<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a> &#8211; di Michelangelo Pistoletto e il cinema di John Waters, vero teologo della \u201cmunnezz\u201d.<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c\u2019\u00e8 resto che (non) avanzi, in questa serie di vassoi preparati per noi ai margini degli splendidi appartamenti reali: uova fritte, dollari, resti di un <em>petit d\u00e9jeuner sur l\u2019herbe<\/em>, sul fango, tra la merda &#8211; agglomerati di bucce, crani e carni, terriccio, medicinali. Piattini, tazze e femori abbandonati sotto preziose collezioni, in un angolo di marmo, accanto ad aristocratici ritratti di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Metamorfosi<\/em>, nel titolo, rimanda certamente ai processi di trasformazione termica della ceramica, ma mi sembra inevitabile finire per pensare a Kafka. Tutta la sua prosa \u00e8 stupendamente visiva: quel racconto lo \u00e8 in particolare; una visivit\u00e0 nello stordimento, nello schifo. La famiglia di Gregor non se la passa certo bene, lo sappiamo: devono subaffitare una camera dell\u2019appartamento; il padre ha avuto un recente fallimento economico; la madre passa il tempo a cucire biancheria per pochi spiccioli. C\u2019\u00e8 questo rito tutto piccolo borghese della lettura del giornale ad alta voce, a famiglia riunita. Ecco, nel visivo, i dati sonori: se penso a quel racconto penso all\u2019insopportabile bussare del padre \u201cdebolmente, ma con il pugno\u201d a una delle porte laterali; a quell\u2019irritante \u201cciabattare\u201d della madre per le stanze, sempre fuori campo. Le ciabatte, le scarpe del padre che solo ora noter\u00e0 sorprendentemente grandi, sono tutto ci\u00f2 che dei genitori percepir\u00e0 infine il protagonista, all\u2019altezza di uno scarafaggio. Destandomi da sogni inquieti penso alla successione di vassoi che l\u2019amata sorella deve portare a Gregor &#8211; interdetto dalla sua propria vergogna &#8211; sempre muovendosi tra la piet\u00e0 e l\u2019orrore, fino a che lei stessa non ne sopporter\u00e0 pi\u00f9 la vista. Lo scarafaggio dovr\u00e0 nascondersi sotto un lenzuolo che immaginiamo lacero, sporco, putrescente, impastato della sua mortale vergogna. Simili residui di abiezione si esibiscono tra queste ceramiche, dove certamente non sarebbero fuori posto: tutti i vassoi lasciati dall\u2019amata sorella a Gregor cercando di trattenersi il meno possibile; il lenzuolo sotto al quale lo scarafaggio cercher\u00e0 senza troppa fortuna di nascondersi agli occhi famigliari; le orride ciabatte che testimoniano la povert\u00e0 di sua madre, tra una colazione e una filatura serale; i giornali vecchi consumati dalla saliva del padre nelle letture ad alta voce; le mele che saranno lanciate addosso al protagoniste al culmine dell\u2019orrore, e che gli provocano un dolore atroce penetrandogli nella schiena. La camera del rifiuto e della rimozione \u00e8 aperta. In Kafka, come in queste ceramiche, la vita \u00e8 sempre altrove, appartiene sempre agli altri.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75316 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"889\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/3.jpg?resize=500%2C889&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75316\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/3.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/3.jpg?resize=169%2C300&amp;ssl=1 169w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/3.jpg?resize=60%2C107&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bertozzi &amp; Casoni, <em>Grand Hotel<\/em>, 2025, ceramica policroma. Foto di Aurora Savella<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora, il vero orrido sono i segni di un\u2019esistenza piccolo borghese calati all\u2019interno di vecchie memorie aristocratiche? L\u2019emergenza del rimosso?L\u2019abietto \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 espulso e continua a tornare; ne parla Julia Kristeva in <em>Powers of Horror<\/em><a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. La lucidit\u00e0 delle ceramiche di Bertozzi e Casoni fotografa il rifiuto e lo rende immutabile, immedicabile. \u00c8 come se non si morisse mai abbastanza. Non si tratta di mettere in cortocircuito il Settecento, dove gi\u00e0 Diderot con i suoi <em>Salons<\/em> metteva in vista il quarto di carne e il suo putridume, o il moralismo impastato di sudiciume della pittura di Greuze. Non \u00e8 un sabotaggio. E\u2019 portare a compimento &#8211; un compimento consapevolmente tardivo e ripulito &#8211; ci\u00f2 che era gi\u00e0 profondo amore per il marcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec proprio al centro della grande e splendidamente rifinita Sala della culla viene posta la <em>Chicco House<\/em> (2025) dove una casetta per bambini plasticosa e colorata viene riempita di scimmie e oggetti sessuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019abietto, per Julia Kristeva, non \u00e8 semplicemente ci\u00f2 che provoca il disturbo ma ci\u00f2 che \u201cmette in crisi i confini del soggetto\u201d disturbando un\u2019identit\u00e0, un sistema, un ordine. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75317 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"889\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-1.jpg?resize=500%2C889&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-75317\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-1.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-1.jpg?resize=169%2C300&amp;ssl=1 169w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/4-1.jpg?resize=60%2C107&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bertozzi &amp; Casoni, <em>Resurrezione<\/em>, 2014, ceramica policroma. Foto di Aurora Savella<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Bertozzi &amp; Casoni la putrefazione ha una catabasi materica: diventa porcellana. Ci\u00f2 che \u00e8 processo visibile (un film ancora: <em>Lo zoo di Venere<\/em> di Greenaway, con le riprese dal vero di carcasse di animali che marciscono un fotogramma dopo l\u2019altro) viene \u201cfotografato\u201d nel simbolo. Kristeva \u00e8 molto netta: il disgusto ci protegge. Ci\u00f2 che impedisce l\u2019 espulsione, questa forma di autodifesa, \u00e8, nonostante tutto, la contemplazione di noi stessi. Amabili &#8211; forse &#8211; resti fra i resti.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a><em> Damasco 50<\/em>, su Rai Radio 3.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Mi riferisco alla <em>Venere degli stracci<\/em> in Piazza del Municipio, inaugurata nel 2023 come parte del progetto Napoli contemporanea e distrutta nel giro di pochi giorni da un incendio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Da William Burroughs soprannominato \u201cPope of trash\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> Julia Kristeva, <em>Powers of Horror. An Essay on Abjection<\/em>, trad. ingl. di Leon S. Roudiez, Columbia University Press, New York 1982 (ed. orig. francese <em>Pouvoirs de l\u2019horreur<\/em>, \u00c9ditions du Seuil, Paris 1980).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: Bertozzi &amp; Casoni, <\/em>Dove come quando<em>, 2014, ceramica policroma<\/em>.<em> Foto di Aurora Savella<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>In una vecchia intervista radiofonica del 2002, Achille Bonito Oliva definiva Napoli \u201cnon virtuosa, ma virtuale\u201d, colta in un rapporto profondo con il proprio \u201czoccolo duro di surrealt\u00e0\u201d. Nella Sala 34 del Museo di Capodimonte, un grosso fauno appeso al soffitto tiene ancora tra le mani la corda con cui si \u00e8 impiccato. L\u2019opera \u00e8 in ceramica policroma, materiale d\u2019elezione della coppia di artisti Bertozzi &#038; Casoni. Proprio qui a Capodimonte &#8211; informa la didascalia che introduce &#8220;Metamorfosi&#8221; &#8211; i due artisti, allora poco pi\u00f9 che ventenni, ebbero l\u2019intuizione di tornare a questo materiale impastato di passato, dopo avere visitato la storica mostra &#8220;La civilt\u00e0 del Settecento&#8221; (1980). 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