{"id":74562,"date":"2026-04-15T00:01:00","date_gmt":"2026-04-14T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=74562"},"modified":"2026-04-14T23:56:55","modified_gmt":"2026-04-14T21:56:55","slug":"tracce-della-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/04\/15\/tracce-della-fuga\/","title":{"rendered":"Tracce della fuga","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.xing.it\/opera\/1126\/laltro_hotel_lp_xong_collection\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L\u2019altro Hotel<\/a><em> \u00e8 l\u2019ultimo progetto discografico del coreografo Michele Di Stefano (mk), uscita conclusiva di <\/em><a href=\"https:\/\/www.xing.it\/event\/572\/xong_collection_box\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">XONG collection &#8211; dischi d&#8217;artista<\/a><em>, progetto editoriale di Xing avviato nel 2021 con creazioni originali di personalit\u00e0 legate al mondo della performativit\u00e0. In occasione della presentazione pubblica del cofanetto che raccoglie 19 vinili bianchi, che avverr\u00e0 <strong>sabato 18 aprile al Castello di Rivoli<\/strong>, ho raggiunto Di Stefano, per conversare attorno a questa sua architettura di tracce -in fuga, della fuga.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Per il launch Michele Di Stefano attiver\u00e0 performativamente <\/em>Surplace Radio <em>trasmettendo da una posizione estemporanea e nomade un palinsesto di \u2018novit\u00e0 discografiche\u2019 e deliri etnomusicali, e presentando in diretta la raccolta di brani di musica \u2018situazionata\u2019 dal suo LP, con altri interventi degli ospiti Margherita Morgantin<strong>, <\/strong>Mette Edvardsen e Cesare Pietroiusti, per passare il testimone a Luca Trevisani.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74587 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"614\" height=\"614\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg?resize=614%2C614&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-74587\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg?w=614&amp;ssl=1 614w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8478_xx19_fotodummy_michele_di_stefano_l_altro_hotel_xing.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 614px) 100vw, 614px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\"><em><strong>Questa nostra sar\u00e0 una conversazione un po\u2019 sbilenca, esattamente come quelle che tu hai raccolto in questo vastissimo archivio di frammenti intitolato \u201cL\u2019altro Hotel\u201d . Io partirei proprio da questa riprogettazione del formato \u201cdiario\u201d, trasformata in trasmissione radiofonica, in edificio sonoro di memorie. \u00c8 molto interessante per me, da ascoltatore, la tua scelta di considerare il proprio&nbsp; \u201cpalazzo della memoria\u201d in una dimensione comunque coreografica. Mi sembra che tu combinando, falciando,&nbsp;unendo geografie paesaggi e registrazioni cos\u00ec diverse abbia in fondo trattato tanto la memoria quanto la radio come un mezzo coreografico\u2026<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Penso di s\u00ec, coreograficamente lavoro con le categorie del vicino e del lontano, e ho cercato di ottenere una nuova prossimit\u00e0 con queste che io chiamo \u201ctracce della fuga\u201d. Sono materiali grezzi, memo vocali ottenuti in giro per il mondo, radicalmente diversi fra di loro: ho provato a restituirli senza una forma troppo definita &#8211; di renderli un oggetto di interesse al di fuori della mia sola biografia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Questo \u00e8 un lavoro granuloso e volutamente attaccato alla propria imperfezione &#8211; alle contingenze tecnologiche, se vuoi. Oggi la presa in diretta del mondo \u00e8 divenuta facilissima e al contempo estremamente vulnerabile, piena di difetto. Ti chiedo:&nbsp; una continua moltiplicazione dei propri ricordi li rende pi\u00f9 accessibili, o invece ne facilita lo smarrimento immediato?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 una domanda che coglie un aspetto fondamentale del lavoro. Diciamo che mi permetto di non dare una risposta, cio\u00e8 di lasciarla volutamente come una interrogazione aperta. C\u2019\u00e8 sempre la questione di voler inventare uno spazio, e invece di muoversi in un \u201cdata space\u201d al quale si vorrebbe restituire instabilit\u00e0 e porosit\u00e0. Appropriarsi di questa dimensione porosa, coreografarla persino, ma come vertigine.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8489_3_foto_michele_di_stefano_cards_collector_s_edition_l_altro_hotel_lp_xong_collection_xx19_xing_2025.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74592 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8489_3_foto_michele_di_stefano_cards_collector_s_edition_l_altro_hotel_lp_xong_collection_xx19_xing_2025.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-74592\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8489_3_foto_michele_di_stefano_cards_collector_s_edition_l_altro_hotel_lp_xong_collection_xx19_xing_2025.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8489_3_foto_michele_di_stefano_cards_collector_s_edition_l_altro_hotel_lp_xong_collection_xx19_xing_2025.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8489_3_foto_michele_di_stefano_cards_collector_s_edition_l_altro_hotel_lp_xong_collection_xx19_xing_2025.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8489_3_foto_michele_di_stefano_cards_collector_s_edition_l_altro_hotel_lp_xong_collection_xx19_xing_2025.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Porosit\u00e0, approssimazione, ma anche una sorta di guerriglia dei segni, che tu monti talvolta in completa contraddizione, in scontro tra loro. Da questo punto di vista il tuo \u00e8 anche una specie di diario di guerra, o meglio dell\u2019assalto sonoro. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche questa dimensione di assalto, per chi ascolta: una sconfusione che emerge sopratutto dal narratore stesso, dall\u2019archivista-presentatore della trasmissione discografica che tu inventi, che dovrebbe portare ordine e invece procede nel compito opposto: aumentare la febbre d\u2019archivio.<\/em><\/strong> <strong><em>\u00c8 come se l\u2019archivista fosse un complicatore piuttosto che un facilitatore\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sposo in piena questa visione. Silvia Fanti di Xing ha insistito molto perch\u00e9 questa lavoro nascesse, e mi \u00e8 servito approfondire perch\u00e9 volevo assumesse la forma di una rivolta contro la dimensione turistica del viaggio, dell\u2019ascolto cronachistico, dell\u2019accumulo di memorie. Non ho voluto chiarire, ma complicare, mostrare questo scompiglio, assecondare le derive. Il materiale si sposta e, spostandosi, cambia dimensione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo momento mi sto molto interessando alla figura problematica del deliverer, di colui che fa consegne. Sono tutti modi per stare nel problema dello spazio, senza fuggirlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi s\u00ec: le cose, rimescolandosi, si complicano, si smisurano. \u00c8 stato anche il mio modo per rispondere alla domanda: qual \u00e8 la mia posizione all\u2019interno dell\u2019archivio?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io ho&nbsp; raccolto materiali ovunque \u2014 sui mezzi, negli spazi pubblici, nei contesti pi\u00f9 diversi, dalle navi di crociera agli autobus ai deserti \u2014 e a un certo punto avevo bisogno di scaricarli, di differenziarli, di farli reagire. Di farli stare in questa rivolta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Ti faccio un\u2019altra domanda, perch\u00e9 \u00e8 una cosa che mi sta ossessionando in questi giorni, anche a seguito di una conversazione che ho avuto a Venezia con con Lina Bolzoni proprio sull\u2019arte della memoria. Tu dici che ne hai raccolti tantissimi frammenti, e&nbsp; questo lavoro \u00e8 stato anche un modo per disappropriarli, per lasciare andare l\u2019accumulo, per fargli avere altra vita, per dimenticare.<\/strong><\/em> <strong><em>Anni fa Umberto Eco voleva proporre, di fronte a questo eccesso di informazione del contemporaneo, non un\u2019arte della memoria quanto dell\u2019oblio. Senti ancora questa stessa necessit\u00e0?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una tensione che resta aperta.&nbsp;Dimenticare \u00e8 l\u2019ardore pi\u00f9 bello, si dice. Questi miei oggetti trovati (ne ho pi\u00f9 di 400) sono sempre in fuga &#8211; sono appunto tracce di una fuga che non \u00e8 pi\u00f9 possibile ricostruire integralmente. Qui sta la forza del lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74594 lazyload\" style=\"width:556px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"650\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg?resize=650%2C650&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-74594\" style=\"width:556px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/8487_1_foto_lp_michele_distefano_l_altro_hotel_xong_collection_xx19_xing_2025_by_soundohm.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Questo progetto esce dentro una collana di Xing che ha una sua struttura, una sua poetica legata a una tecnologia come quella del vinile &#8211; in apparenza molto in contrasto con gli strumenti di registrazione che hai utilizzato. Tornare al formato vinile \u00e8 una nostalgia oppure&nbsp; un riapprodo a una forma di materia estremamente concreta, un tentativo di non cedere a a una \u201cpolverizzazione\u201d generale delle cose (polverizzazione a cui pure molta arte del secolo scorso ha contribuito in maniere formidabili) ?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io non parlerei di nostalgia. Direi piuttosto un rilancio della materialit\u00e0. Stare nel solco, ancora. Io sento la necessit\u00e0 di incarnare qualunque cosa, lo dico da coreografo. Per me la consistenza dell\u2019organico rimane il territorio pi\u00f9 vasto possibile. Dove c\u2019\u00e8 questa vastit\u00e0 , io riesco a trovarmi, a trovare, paradossalmente, delle manovre di intimit\u00e0. E insieme, ci\u00f2 che accade nel punto pi\u00f9 profondo di te stesso contiene sempre una perdita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Michele di Stefano \u2013 L\u2019altro Hotel  (Xong collection - artist records)\" width=\"1080\" height=\"608\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Lx1BxtOIA2s?list=PL2K68eSnz7IgCIiPGZj-_g6BCLg7CUcds\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\">Michele di Stefano \u2013&nbsp;<em>L\u2019altro Hotel<\/em> (XX19 Xong collection \u2013 artist records, Xing 2025)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;L\u2019altro Hotel&#8221; \u00e8 l\u2019ultimo progetto discografico del coreografo Michele Di Stefano (mk), uscita conclusiva di &#8220;XONG collection &#8211; dischi d&#8217;artista&#8221;, progetto editoriale di Xing avviato nel 2021 con creazioni originali di personalit\u00e0 legate al mondo della performativit\u00e0. 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