{"id":73771,"date":"2026-03-20T00:01:00","date_gmt":"2026-03-19T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=73771"},"modified":"2026-03-18T15:55:19","modified_gmt":"2026-03-18T14:55:19","slug":"svetlana-alpers-rothko-nei-sotterranei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/03\/20\/svetlana-alpers-rothko-nei-sotterranei\/","title":{"rendered":"Svetlana Alpers. Rothko nei sotterranei","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il 24 marzo esce <\/em><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/rothko-secondo-natura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Rothko. Secondo natura<\/a> <em>(Electa) di Riccardo Venturi, un libro che, grazie a fonti inedite e opere insolite, racconta il pensiero e il fare artistici di Mark Rothko attraverso i quattro elementi naturali \u2013 terra, acqua, fuoco, aria \u2013 e un approccio eco-critico. Per gentile concessione dell\u2019editore, anticipiamo alcune pagine tratte dal capitolo sulla terra e sulla natura notturna, se non sotterranea, della sua pittura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Pochi critici hanno colto lo spirito sotterraneo e il lavoro del negativo nell\u2019opera di Mark Rothko (1903-1970), e nessuno lo ha fatto meglio di un artista lontanissimo per sensibilit\u00e0 e approccio: Mike Kelley, l\u2019unico che associa due spazi lontani quali la cappella e la grotta \u2013 la Rothko Chapel non ha una natura ipogea? Qui tuttavia vogliamo indugiare nei sotterranei in compagnia di un\u2019altra figura d\u2019eccezione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rothko-Untitled-1959.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-73798 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"862\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rothko-Untitled-1959.jpg?resize=700%2C862&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-73798\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rothko-Untitled-1959.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rothko-Untitled-1959.jpg?resize=244%2C300&amp;ssl=1 244w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rothko-Untitled-1959.jpg?resize=60%2C74&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mark Rothko, <em>Untitled<\/em>, 1959, olio&nbsp;su carta da acquerello montata&nbsp;su pannello rigido, 75.9 x 55.6 cm, New York, collezione privata <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Untitled<\/em> (1959) \u00e8 un\u2019opera su carta incollata su un supporto di legno, mai esposta n\u00e9 pubblicata fino allo scorso anno. Se la fortuna delle opere d\u2019arte \u00e8 in genere legata ai passaggi di propriet\u00e0 di cui restano in sostanza solo date e carte amministrative, in questo caso possiamo ripercorrerne le vicende grazie a una testimone che nessuno assocerebbe a Rothko: Svetlana Alpers. Una storica dell\u2019arte specializzata nel periodo d\u2019oro olandese ma promotrice anche di quell\u2019intelligenza figurativa (<em>pictorial intelligence<\/em>) propria di alcuni artisti \u2013 come Tiepolo nel suo caso e, aggiungiamo, come Rothko \u2013, che si esplicita nel modo di servirsi del loro medium visivo. Alpers non ha mai sovrapposto la sua brillante vita professionale e accademica alla sua vita personale e per questo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Roof-Life-Svetlana-Alpers\/dp\/0300182759\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Roof Life<\/em>,<\/a> da cui quanto segue \u00e8 tratto, \u00e8 una <em>\u00e9criture de soi <\/em>singolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alpers ricorda di aver incrociato Rothko nel Vermont, anche se era soprattutto un amico di famiglia e di Wassily Leontief, pap\u00e0 di Svetlana, russo-americano, presidente della Society of Fellows di Harvard, dove insegnava economia. \u00c8 lui a facilitare, nel 1960, la commissione dei murali per il refettorio del nuovo Holyoke Center di Harvard, senza essere responsabile dell\u2019esito disastroso di questo secondo tentativo fallito di creare uno spazio rothkiano (missione compiuta solo con la cappella di Houston). Per ringraziare Leontief, nei primi anni sessanta Rothko gli offre <em>Untitled<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1975, dopo il trasferimento della famiglia da Cambridge a Washington Square, nel cuore del Greenwich Village a New York, <em>Untitled<\/em> viene installato in salotto, sopra il camino dell\u2019appartamento, in compagnia di altri oggetti della collezione Leontief, tra sculture, stampe e disegni, icone e tappezzeria francese moderna, candelabri veneziani e ciotole peruviane. Sebbene il Rothko di medie dimensioni (75.9 x 55.6 cm) primeggi tra tali <em>mirabilia<\/em>, Alpers ammette la sua indifferenza: il quadro, che aveva sotto agli occhi, era poco pi\u00f9 o poco meno di un\u2019indistinta macchia di colore sul muro, qualcosa che apparteneva alla sua vista periferica, un <em>d\u00e9cor<\/em> che non meritava quello sguardo lenticolare che esercitava sul corpus di opere olandesi o veneziane su cui stava lavorando per i suoi corsi e le sue pubblicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa situazione, comune anche tra chi per lavoro esercita incessantemente lo sguardo, cambia agli inizi degli anni novanta, quando la propriet\u00e0 del dipinto passa ad Alpers e ai suoi figli. Terminata la transizione, siamo nell\u2019estate 1997, l\u2019avvocato le consiglia di rimuovere l\u2019opera dall\u2019appartamento per conservarlo in un luogo pi\u00f9 sicuro. Cos\u00ec il bene storico-artistico viene fotografato, valutato dal direttore di una galleria newyorkese, avvolto in un telo di plastica e trasportato in un deposito ignifugo e climatizzato nel sottosuolo di una casa di Greenwich Village, dotato di allarmi contro fenomeni naturali (incendio) e umani (furto).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A casa Alpers il Rothko viene rimpiazzato da una stampa di Piranesi, ma le rovine ammassate lungo le strade sciupate di Roma sono cos\u00ec lontane dalle campiture rosse del Rothko che la sua assenza \u00e8 palpabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo Alpers, che a sessant\u2019anni si muove da profana nel mercato dell\u2019arte contemporanea, confronta le quotazioni di opere simili di Rothko passate recentemente all\u2019asta, finch\u00e9 contratta la vendita con un gallerista di New York. Da studiosa che ha consacrato la vita a osservare, ricercare e scrivere di arti visive, la commistione di valore artistico e valore di mercato l\u2019infastidisce. Fatto sta che il gallerista, fortemente interessato al Rothko inedito, decide di andarlo a vedere in deposito il 3 settembre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spossessata del suo dipinto \u2013 cio\u00e8 di un\u2019opera cui non ha mai prestato alcuna attenzione \u2013, Alpers ha un sussulto e sente il bisogno impellente di recarsi al deposito prima del gallerista. Nei sotterranei del Greenwich Village toglie l\u2019imballaggio di plastica, poggia il quadro contro un muro e, sotto un\u2019algida luce artificiale, lo osserva. Ha l\u2019impressione di vederlo per la prima volta. Non \u00e8 pi\u00f9 uno dei tanti pezzi della collezione paterna, una superficie colorata e inquadrata sopra il camino di casa, ma un\u2019opera d\u2019arte singolare che, nel luogo pi\u00f9 improbabile e lontano dal suo <em>int\u00e9rieur<\/em> o dalle sale di un museo, si mette a pulsare. \u201cPer la prima volta, il lavoro della pittura era reale: era stata una mano che impugnava un pennello a realizzarla. Nei suoi grandi dipinti, almeno ai miei occhi, l\u2019effetto trascende l\u2019arte. Ed \u00e8 proprio il connubio tra arte ed effetto che rendeva questo piccolo dipinto cos\u00ec bello. Tenendolo tra le mani, mi ha sorpreso che un oggetto cos\u00ec piccolo potesse avere un effetto cos\u00ec grande\u201d (<em>Roof Life<\/em>, Yale University Press, 2013).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alpers \u00e8 colpita dallo sfondo arancione del dipinto che fa coesistere due forme cos\u00ec diverse; il colore omogeneo di tanti sfondi rothkiani fa le veci di un palco, di una scena teatrale dove le bande colorate possono compiere la loro lentissima danza. La forma in alto, che agli occhi di Alpers tende al quadrato malgrado i contorni sfilacciati, le interessa poco rispetto a quella in basso, dove un bordo bianco tracima per cos\u00ec dire all\u2019estremit\u00e0 superiore e, in modo meno visibile nella riproduzione, all\u2019estremit\u00e0 sinistra e inferiore, generando quella pulsazione temperata tipica delle opere su tela. Siamo nel 1959, periodo in cui Rothko non aveva ragioni stringenti per lavorare su carta, come far\u00e0 a seguito dell\u2019aneurisma, in cui lo sforzo fisico per produrre le sue grandi tele era diventato insostenibile e le opere su carta, dalle dimensioni pi\u00f9 contenute e dalla stesura semplificata, cercavano, con risultati alterni, di ricrearne l\u2019effetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di <em>Untitled<\/em> Alpers coglie anche le imperfezioni, ad esempio sul margine destro, come se Rothko non fosse interessato a trattare con la stessa intensit\u00e0 tutta la superficie disponibile, o come se l\u2019effetto ricercato richiedesse un trattamento non omogeneo, soprattutto ai margini, delimitati senza indugi in un dipinto classico. \u201cIn our inheritance we have space, a box in which things are going on. In my work there is no box: I do not work with space. There is a form without the box, and possibly a more convincing kind of form\u201d, esclamava Rothko nel 1961.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo ora, nei sotterranei del Greenwich Village, nella sua grotta di Lascaux, Alpers coglie l\u2019esecuzione coinvolgente del dipinto o la sua <em>radiance<\/em>: \u201c\u00e8 in queste circostanze che l\u2019ho vista per la prima volta. Era se stessa. La sua distanza dalla famiglia e da me, e la sensazione di lasciarla andare: \u00e8 stato allora che mi ha davvero colpito in quanto opera d&#8217;arte\u201d. Ma tale esperienza richiede uno scarto con la quotidianit\u00e0, con lo spazio domestico. Si tratta, in finale, di una vicenda legata alla perdita, sia quella dell\u2019oggetto materiale presto battuto all\u2019asta e imballato per finire chiss\u00e0 dove, sia quella affettiva (Alpers non ama indugiare nei dettagli biografici, ma tra le righe \u00e8 chiaro che la vendita \u00e8 legata alla scomparsa del padre). Questa perdita \u00e8 tuttavia indispensabile affinch\u00e9 avvenga l\u2019incontro elettivo con l\u2019opera, siglato da una dimensione sotterranea miticamente associata all\u2019Ade.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019excursus sotterraneo segna cos\u00ec una breve parentesi, dettata dai tempi del mercato dell\u2019arte sconosciuti a quegli studiosi che, come Alpers, indugiano diversi anni a studiare il corpus (o una sua piccola parte) di un artista. Il 19 settembre <em>Untitled<\/em> \u00e8 venduta direttamente al gallerista-mercante, non trovando un accordo su un eventuale restauro: per lui i piccoli buchi della tela sono imperfezioni da rammendare, per ragioni pi\u00f9 commerciali che estetiche viene da sospettare; per lei non \u00e8 necessario alcun intervento e la patina non fa che rendere visibile il passaggio del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se ne convince confrontando attentamente <em>Untitled<\/em> con altre opere su carta di Rothko pubblicate in <em>Works on paper<\/em> (1984) di Bonnie Clearwater, in particolare con <em>Untitled<\/em> (1959), e visitando i Rothko conservati al MoMA di New York.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo quel lasso di tempo trascorso nei sotterranei di Manhattan, avulso dall\u2019atmosfera concitata della citt\u00e0 ma prossimo alle scene metropolitane del giovane Rothko, Alpers non ha pi\u00f9 rivisto <em>Untitled<\/em>. Cos\u00ec scrive perlomeno nel 2013, anche se immagino che non abbia mancato la mostra di opere su carta di Rothko alla National Gallery di Washington dello scorso anno. Che Alpers abbia rimpianto la sua esperienza intima e sotterranea? Non \u00e8 lei ad aver affermato \u201ceverything in a museum is put under the pressure of a way of seeing\u201d (<em>The Museum as a Way of Seeing<\/em>, 1991)?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/libro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-73793 lazyload\" style=\"aspect-ratio:0.6876894639556377;object-fit:cover;width:350px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"436\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/libro.jpg?resize=300%2C436&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-73793\" style=\"aspect-ratio:0.6876894639556377;object-fit:cover;width:350px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/libro.jpg?w=300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/libro.jpg?resize=206%2C300&amp;ssl=1 206w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/libro.jpg?resize=60%2C87&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riccardo Venturi<br><em><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/rothko-secondo-natura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Rothko. Secondo natura<\/a><\/em><br>Electa, 2026<br>112 pp., 26 \u20ac<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: Mark Rothko, <\/em>Untitled<em>, 1959, olio\u00a0su carta da acquerello montata\u00a0su pannello rigido, 75.9 x 55.6 cm, New York, collezione privata (particolare)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Untitled&#8221; (1959) \u00e8 un\u2019opera su carta incollata su un supporto di legno, mai esposta n\u00e9 pubblicata fino allo scorso anno. 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