{"id":73686,"date":"2026-03-17T00:01:00","date_gmt":"2026-03-16T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=73686"},"modified":"2026-03-13T16:56:42","modified_gmt":"2026-03-13T15:56:42","slug":"paesaggio-come-esperienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/03\/17\/paesaggio-come-esperienza\/","title":{"rendered":"Paesaggio come esperienza","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il paesaggio in America \u00e8 sempre stato una promessa, in Europa quasi sempre una questione aperta. Da un lato un orizzonte da attraversare, occupare, conquistare senza fine. La promessa americana parte da questo: dalla percezione di una terra disponibile su cui proiettare il futuro, rimuovendo il gesto originario della sottrazione. Dall\u2019altro lato, qui in Europa, ogni porzione di paesaggio \u00e8, prima ancora che un luogo, un\u2019eredit\u00e0. Anche solo considerarlo significa misurarsi con una stratificazione di narrazioni e una bellezza codificata. Come guardare senza idealizzare? Come descrivere senza trasformare il territorio in una cartolina o in un lamento nostalgico?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 nello spazio aperto da queste domande, pi\u00f9 che dentro una scuola o uno stile, che prende forma il pensiero di Roberta Valtorta. I suoi scritti, oggi raccolti da Electa nella <em><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/valtorta-roberta-valtorta-scritti-1983-2024-la-fotografia-e-il-paesaggio\/\">Fotografia e il paesaggio<\/a><\/em>, attraversano quarant\u2019anni di fotografia italiana e guardano a quella americana degli anni Settanta, da Evans ai New Topographics. Storica e critica della fotografia, curatrice e docente, il ruolo svolto da Valtorta \u00e8 stato decisivo nella costruzione della cultura fotografica contemporanea in Italia. Lavorando con istituzioni pubbliche e musei, ha contribuito a definire strumenti critici e metodologie di lettura del paesaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo incontro con Luigi Ghirri segna un passaggio fondamentale: l\u2019affermazione di uno sguardo che, come scrive, \u00abnon \u00e8 pi\u00f9 la poetica del momento decisivo: \u00e8 invece l\u2019apertura, il disagio del ricucire insieme segnali e momenti, nel tentativo di ricreare il senso di una natura sgomenta, di un mondo frammentato, stratificato: n\u00e9 rurale n\u00e9 urbano, ieri contadino, oggi industriale, domani chiss\u00e0; giunto dalla lenta parola parlata e poi scritta alla fulminante comunicazione televisiva; un mondo, si dice, oggi tutto espresso in immagini, e domani chiss\u00e0\u00bb (da <em>Viaggio in Italia<\/em>, 1983).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Superato un approccio alla realt\u00e0 di tipo narrativo, la fotografia \u00abne indaga i segni e le ambiguit\u00e0 con nuova coscienza critica, ne osserva, oltre i contorni, l\u2019\u201cimmagine\u201d\u00bb. In questo senso, interroga le condizioni stesse di esistenza di un territorio. Le strade secondarie, le periferie, le architetture anonime fotografate da Ghirri, Basilico, Guidi o Jodice non cercano di riaffermare un\u2019idea di bellezza \u2013 quell\u2019ideale che in Europa continua a orientare lo sguardo, ieri nella tradizione pittorica e oggi nelle estetiche della \u201cvita lenta\u201d e del paesaggio condivisibile \u2013 ma segnano \u00ablo stacco tra la fotografia di reportage, e quella che potremmo definire fotografia d\u2019ambiente, in cui l\u2019uomo non parla pi\u00f9 attraverso le sue azioni ma attraverso i segni che lascia nei luoghi in cui vive\u00bb (da <em>Senza titolo<\/em>, 1987).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segue un passaggio ulteriore, quasi necessario: lo sguardo non pu\u00f2 restare confinato all\u2019autonomia dell\u2019autore. Tra la fine degli anni Ottanta e l\u2019inizio dei Novanta, la riflessione di Roberta Valtorta si misura cos\u00ec con la dimensione del progetto e della committenza pubblica. <em>Archivio dello spazio<\/em>, avviato nel 1987 e sviluppato nel corso di un decennio, nasce come un grande laboratorio collettivo dedicato alla lettura del territorio lombardo, inteso non come caso locale ma come campo esemplare delle trasformazioni del paesaggio italiano contemporaneo. Valtorta segue il progetto fin dall\u2019inizio come curatrice e teorica, aiutando a definirne l\u2019impianto metodologico: lavoro collettivo, serialit\u00e0, tempi lunghi, rifiuto dell\u2019immagine definitiva. \u00abL\u2019idea guida \u00e8 stata quella di spostare il concetto di \u201cspazio\u201d in avanti rispetto a come questo era stato inteso in precedenza [\u2026] sganciare del tutto il concetto di \u201cspazio\u201d dal genere di fotografia definito \u201cpaesaggio\u201d, rendendolo pi\u00f9 aperto e disponibile a un\u2019accezione pi\u00f9 simbolica e per cos\u00ec dire indiretta: quindi Milano come aggancio per il lavoro fotografico, seppur aggancio reale, come \u201cmotivo\u201d e non necessariamente come \u201cluogo\u201d da osservare e riportare in quanto tale\u00bb (da <em>E infine Milano<\/em>, 2000).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Archivio dello spazio<\/em> ha rappresentato insieme un punto di arrivo e un punto di partenza: molti i progetti di committenza fotografica che gli hanno fatto direttamente seguito e sono diventati veri e propri dispositivi di promozione di progetti artistici sempre pi\u00f9 diversificati, a rispecchiare la crescente frammentazione sociale, culturale, esistenziale che segna la contemporaneit\u00e0. Tentativi di rispondere una domanda pi\u00f9 generale sul senso stesso della fotografia oggi, sulla sua funzione sociale e culturale, sulla sua collocazione fra le altre discipline. Tentativi di ridefinire lo statuto delle arti in un paese che ha sempre riconosciuto alla pittura e all\u2019architettura la centralit\u00e0 culturale, ma ha faticato a considerare la fotografia come bene pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paesaggio come genere, quindi, ma anche come esperienza. Valtorta chiarisce che l\u2019\u00abosservazione privilegiata del paesaggio (del mondo) prende in questa luce il significato soprattutto di una verifica dell\u2019operazione fotografica, dell\u2019esperienza che si compie attraverso la fotografia, dell\u2019atto fotografico, diremo con Philippe Dubois, nella relazione con il mondo: il paesaggio non \u00e8 pi\u00f9 un genere, come era stato in pittura e come la fotografia lo aveva giocoforza adottato nell\u2019Ottocento e nella prima parte del Novecento, ma diventa tutto ci\u00f2 che \u00e8 esterno, e il rapporto con l\u2019esterno ha le caratteristiche di un viaggio in tutti i sensi, di un\u2019avventura dello sguardo s\u00ec, ma anche e soprattutto, e in modo rilevante, del pensiero\u00bb (da <em>Viaggi organizzati. Appunti per una ricostruzione della cultura fotografica contemporanea lungo la Via Emilia<\/em>, 2000).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco perch\u00e9 parlare di paesaggio significa parlare dell\u2019uomo. La fotografia del territorio non \u00e8 mai neutra perch\u00e9 non \u00e8 mai solo geografica: \u00e8 sociologica, antropologica, perfino psicologica. Parla dell\u2019uomo e parla all\u2019uomo. Qui si riconosce un tratto tipico del lavoro di Valtorta, ovvero la capacit\u00e0 di intrecciare linguaggi internazionali e memoria locale, cultura popolare e cultura di massa, progetto intellettuale e responsabilit\u00e0 istituzionale. Mettere in pratica e collegare alla dimensione sociale gli insegnamenti della storia e della geografia. Fotografare il territorio pu\u00f2 essere un modo di imparare ad abitarlo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019eredit\u00e0 di Luigi Ghirri continua a essere letta come un esercizio di attenzione verso il mondo vicino, uno sguardo che rende visibile quello che l\u2019abitudine tende a cancellare. Saranno molti i fotografi italiani ad addentrarsi in questa direzione, trasformando l\u2019atto del guardare come atto etico ed estetico, una pratica fondata sul tempo, sulla permanenza, sulla pazienza dell\u2019osservazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dalla grande fotografia documentaria del Novecento, dalla linea di discendenza Eug\u00e8ne Atget-Paul Strand-Walker Evans-Lee Friedlander, fino ai New Topographics e ad altri autori americani contemporanei, questa responsabilit\u00e0 dello sguardo trova un saldo riferimento nel lavoro del fotografo americano Robert Adams, spesso citato in questi saggi. Le sue immagini, sobrie e prive di enfasi, mostrano come il paesaggio contemporaneo, segnato dalla presenza umana e dalle sue trasformazioni, possa essere osservato senza nostalgia n\u00e9 giudizio, ma con lucidit\u00e0, rispetto e misura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo modo di fotografare e di guardare alla fotografia \u00e8 un modo di stare al mondo, una forma di cittadinanza. Non tanto concepire paesaggi immaginari, miti e retoriche, quanto imparare a pensare e progettare il nostro abitare quelli che gi\u00e0 esistono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberta Valtorta<br><em><a href=\"https:\/\/www.electa.it\/prodotto\/valtorta-roberta-valtorta-scritti-1983-2024-la-fotografia-e-il-paesaggio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Scritti 1983-2024. La fotografia e il paesaggio<\/a><\/em><br>Electa, 2025<br>336 pp., \u20ac 34<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: Mario Cresci, <\/em>Salandra, Campo di calcio<em>, 1982<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paesaggio in America \u00e8 sempre stato una promessa, in Europa quasi sempre una questione aperta. Da un lato un orizzonte da attraversare, occupare, conquistare senza fine. La promessa americana parte da questo: dalla percezione di una terra disponibile su cui proiettare il futuro, rimuovendo il gesto originario della sottrazione. Dall\u2019altro lato, qui in Europa, ogni porzione di paesaggio \u00e8, prima ancora che un luogo, un\u2019eredit\u00e0. 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