{"id":73348,"date":"2026-03-03T00:01:00","date_gmt":"2026-03-02T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=73348"},"modified":"2026-03-01T16:18:56","modified_gmt":"2026-03-01T15:18:56","slug":"rifare-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/03\/03\/rifare-il-mondo\/","title":{"rendered":"Rifare il mondo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">L\u2019immagine di copertina di un libro non \u00e8 mai innocente, e questo \u00e8 ancor pi\u00f9 vero per un saggio di storia dell\u2019arte. \u00c8 legittimo vederci un contrassegno dell\u2019autore, un\u2019effigie che riassume ma in alcuni casi rilancia le tesi difese nelle pagine che contiene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cTo What End\u201d, \u201cPer quale fine\u201d, \u00e8 scritto con un pigmento lapislazzuli in caratteri maiuscoli, in stampatello e a cannocchiale su una carta per libri contabili, affissa con quattro puntine su un pannello da ufficio. \u00c8 un\u2019opera di William Kentridge che esiste anche sotto forma di lettura-performance. Illustra <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/arte-e-musica\/arte\/rifare-il-mondo-vincenzo-trione-9788806256715\/\"><em>Rifare il mondo. Le et\u00e0 dell\u2019avanguardia<\/em><\/a> (Einaudi 2025, pp. 562) di Vincenzo Trione, una scelta singolare per un saggio sulle avanguardie artistiche, perlomeno rispetto a quelli che trattano lo stesso argomento, puntualmente citati dall\u2019autore. Per limitarci al panorama italiano: James Ensor o, a seconda delle edizioni, Lyubov Popova o Kandinsky (Mario De Micheli, <em>Le avanguardie artistiche del Novecento<\/em>); Francis Picabia (Peter B\u00fcrger, <em>Teoria dell\u2019avanguardia<\/em>); Carlo Carr\u00e0 (Renato Poggioli, <em>Teoria dell\u2019arte d\u2019avanguardia<\/em>), Malevi\u010d o Giacomo Balla (Jolanda Nigro Covre, <em>Le avanguardie storiche<\/em>) fino al pi\u00f9 contemporaneo Roy Lichtenstein (Maurizio Calvesi, <em>Le due avanguardie. Dal Futurismo alla Pop Art<\/em>).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/cover.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-73355 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"633\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/cover.jpg?resize=400%2C633&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-73355\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/cover.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/cover.jpg?resize=190%2C300&amp;ssl=1 190w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/cover.jpg?resize=60%2C95&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggendo <em>Rifare il mondo <\/em>in pi\u00f9 sedute e richiudendolo ogni volta sulla sua copertina, ho l\u2019impressione che l\u2019opera di Kentridge entri in dialogo col suo contenuto su tre livelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo \u00e8 quello autobiografico: perch\u00e9 scrivere un libro sulle avanguardie artistiche a pi\u00f9 di un secolo di distanza da quella temperie ormai tramontata? <em>Rifare il mondo<\/em>, che adotta il passo lento dell\u2019argomentazione e non ha fretta di giungere a una conclusione, si apre con una prefazione, una serie di epigrafi commentati e una ventina di pagine autobiografiche. La nozione di avanguardia attraversa infatti la riflessione di Trione da sempre, perlomeno dall\u2019incontro con Luciano Anceschi nel 1985 quando era adolescente, e dalla mostra <em>Apollinaire critique d\u2019art<\/em> al Pavillon des Arts di Parigi nel 1993. <em>Rifare il mondo <\/em>ha avuto una gestazione lunga una decina d\u2019anni; il primo scartafaccio risale al 2015, accantonato per lasciar spazio ad altri progetti che prendono il sopravvento, fino al giorno in cui s\u2019impone come non ulteriormente rimandabile. Si tratter\u00e0 di fare i conti tanto col movimento, in tutte le sue sfaccettature, quanto con una passione che ha segnato il percorso storico e critico dell\u2019autore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non mancano cos\u00ec letture provenienti da campi lontani dalla storia dell\u2019arte, o non legati all\u2019avanguardia <em>stricto sensu<\/em>, capaci di gettare nuova luce sulle opere. Del resto niente nelle avanguardie rispetta il principio dello <em>stricto sensu<\/em>; la loro strategia \u00e8 quella dello sconfinamento sistematico, dell\u2019eccesso senza limiti, della trasgressione d\u2019ogni ordine imposto dalle convenzioni. Non sorprende che <em>Rifare il mondo<\/em> convochi nella prime pagine i <em>Passages<\/em> (uscito postumo nel 1982) di Walter Benjamin, il <em>Messaggio all\u2019anno 2000 <\/em>(1962)di Jean Cocteau, <em>Crimes of the Future <\/em>(2022) di David Cronenberg e un discorso di Francesco Arcangeli in occasione del conferimento del premio Feltrinelli all\u2019Accademia dei Lincei nel 1969. O che la letteratura rivesta un ruolo cos\u00ec centrale: Italo Calvino, Antonio Tabucchi, Walter Siti, Claudio Magris, Roberto Calasso; Iosif Brodskij e Jorge Luis Borges, e soprattutto Milan Kundera. Le citazioni tratte dai suoi romanzi non sono una pezza d\u2019appoggio o un paragone nel vecchio stile della <em>ut pictura poesis<\/em>, ma snodi concettuali, sorprendenti quanto illuminanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo livello \u00e8 quello politico-sociale: <em>To What End <\/em>rimanda alle finalit\u00e0 degli artisti d\u2019avanguardia, al progetto utopico di rifondazione sociale, alle loro fughe in avanti e ai tentativi frenetici di accelerare la storia. \u201cL\u2019<em>en avant<\/em> dell\u2019avanguardia vorrebbe [\u2026] realizzare il futuro nel presente, precorrere il corso della storia\u201d (Enzensberger). Come considerare lo scarto abissale tra i progetti (ambiziosi e a volte velleitari) e i risultati concreti (al di sotto delle aspettative quando non deludenti)?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSegnata dall\u2019affievolirsi del conflitto con il pubblico, orfana della rabbia che l\u2019aveva generata, sfumata la follia nichilistica degli esordi, condannata a operare in una societ\u00e0 che tende ad assimilare ogni antitesi, l\u2019avanguardia si muove in un mondo che non \u00e8 pi\u00f9 il suo. Tende ad ammalarsi. Ad invecchiare in fretta\u201d. Colpa anche del museo che, da istituzione sul banco degli imputati, ha saputo assimilare le provocazioni artistiche e disinnescarne la carica esplosiva, diventando esso stesso il committente o l\u2019istigatore della sua mercificazione. L\u2019arte come provocazione <em>pr\u00eat-\u00e0-porter<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per mettere in prospettiva tali vicende, <em>Rifare il mondo <\/em>\u00e8 ripartito in cinque et\u00e0, sul modello di <em>Le opere e i giorni <\/em>di Esiodo: l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, d\u2019argento, di bronzo, degli eroi e del ferro. Ogni et\u00e0 \u00e8 introdotta da uno schema riassuntivo con i nomi degli artisti, degli interpreti, delle opere, dei movimenti e delle idee. Le prime et\u00e0 sono tese tra due forze contrastanti, una distruttrice e una creatrice: la modernolatria futurista e una visione umanistica, il futuro che brucia la storia e il futuro che custodisce il passato. Da un lato, il polo de Chirico: la memoria come promessa d\u2019avvenire, la corrispondenza tra storia e modernit\u00e0, la gestione pacata del peso della tradizione: \u201cUccidere i padri, senza perdere la coscienza di essere figli\u201d. Dall\u2019altro, il polo dadaista, contrassegnato da parole d\u2019ordine quali <em>tabula rasa<\/em>, choc e frattura, mito del progresso tecnologico, e una postura intransigente e spregiudicata \u2013 \u201cSu tutto ci\u00f2 che fu creato \/ pongo il mio \u2018nihil\u2019\u201d (Majakovskij).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo livello, meno evidente, \u00e8 legato alla storia. In che modo l\u2019avanguardia, nelle sue oscillazioni vertiginose, ha saputo sopravvivere, proseguendo la sua missione sotto mentite spoglie, ibridandosi con altri medium, adottando strategie provenienti da universi alieni come quello della comunicazione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 l\u2019et\u00e0 dell\u2019argento \u00e8 contraddistinta dal culto del presente, dal gusto per l\u2019eclettismo, dal disincanto verso ogni utopia e progettualit\u00e0 moderna (da Warhol a Damien Hirst, da Jeff Koons a Francesco Vezzoli). Gi\u00e0 l\u2019et\u00e0 del bronzo esaurisce lo slancio degli esordi e muove verso un\u2019arte senza opere. Ma sono le ultime due et\u00e0 \u2013 le pi\u00f9 sperimentali e audaci di <em>Rifare il mondo <\/em>\u2013 a restituire meglio questo punto. L\u2019et\u00e0 degli eroi passa con disinvoltura dall\u2019architettura (il Guggenheim di Bilbao) alla musica (<em>The Sphere<\/em> degli U2), dal videogame (dagli Atari alla Play Station) alla moda (Alessandro Michele). L\u2019et\u00e0 del ferro \u00e8 caratterizzata da una estetizzazione della vita e da \u201cun\u2019avanguardia <em>all over<\/em>. Aperta, fluida, diffusa\u201d: la trasmissione televisiva di Rai 3 <em>Blob <\/em>(1989), il militantismo ecologico di Ultima Generazione, la street art, il tatuaggio (\u201cmolti vogliono trasformare se stessi in un impero dei segni\u201d), Snapchat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da movimento artistico a prassi quotidiana: ecco la parabola dell\u2019avanguardia. Ma dove tutto \u00e8 estetico, si corre il rischio che l\u2019arte si dissolva o sparisca, secondo la profezia di Baudrillard.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Rifare il mondo<\/em> \u00e8 \u201cun racconto critico per figure, fondato sul bisogno di pensare non <em>a partire <\/em>dall\u2019avanguardia, ma <em>con<\/em> l\u2019avanguardia, analizzandone ipotesi e discontinuit\u00e0, contraddizioni e aporie, inciampi e sentieri impervi\u201d. Il saggio commenta un numero molto ristretto di opere, scelte per la loro natura sintomatica, simili a caleidoscopi attraverso cui si riflette un\u2019epoca intera (e a volte pi\u00f9 epoche). Poche opere per una miriade di temi convergenti. Un taglio che permette a Trione di sorvolare vasti territori geografici e storici, tematici e mentali, ma anche d\u2019indugiare in affondi vertiginosi sul selezionatissimo corpus. Come nel caso dell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, dove a partire dal manifesto sull\u2019antitradizione di Apollinaire scaturisce un sillabario critico di oltre cento pagine. Una mappatura che richiede una doppia focale: quella dello sguardo panoramico ad ampio raggio e quella dello sguardo lenticolare che sa indugiare sui particolari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autore dialoga con gli interpreti delle avanguardie (Mario Perniola, Jean Baudrillard, Boris Groys) e soprattutto con la crisi della modernit\u00e0 di Giulio Carlo Argan: \u201cGli artisti inquilini della storia scuotono il passato sperando che diventi storia: ma si muovono senza una direzione, si agitano senza agire\u201d. Ma laddove un Argan pessimista non scorge un granch\u00e9 all\u2019orizzonte al di l\u00e0 del progetto moderno, Trione scruta con <em>curiositas<\/em> il presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vero: fiera della sua impopolarit\u00e0 e del suo isolamento, l\u2019avanguardia \u00e8 \u201ccondannata ad accogliere la sconfitta come una vittoria e il successo come un fallimento\u201d. O, per dirla con Zygmunt Bauman: \u201cSe l\u2019avanguardia soffre per mancanza di riconoscimento sociale, la popolarit\u00e0 e l\u2019applauso la fanno soffrire molto di pi\u00f9\u201d. Aggiunge Trione: \u201cL\u2019avanguardia, perci\u00f2, sceglie il suicidio come destino. Dopo aver distrutto i nemici, ha distrutto se stessa\u201d. Tuttavia alcuni tratti sopravvivono, come dimostra il movimentismo o il proliferare di piattaforme, coppie d\u2019artisti e collettivi: dai finalisti del Turner Prize del 2021, tutti collettivi, a Ruangrupa. Senza dimenticare gli attivisti di Ultima generazione, rispetto ai quali ci si affretta a prendere posizione a favore o meno delle loro azioni, senza mai interrogarsi sulla loro eredit\u00e0 avanguardistica se non su una sua involontaria riscrittura, sulle continuit\u00e0 col fenomeno dell\u2019\u201cartivismo\u201d, sulla pratica artistica in quanto \u201cdesign politico\u201d. Una tendenza che l\u2019autore lega abilmente a un inciso di Apollinaire: \u201cNon si \u00e8 mai verificato in tutta la storia dell\u2019arte che un intero gruppo abbia sbagliato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trione non \u00e8 interessato tanto a fornire una definizione storica dell\u2019avanguardia che circoscriva la sua vicenda nell\u2019alveo della storia dell\u2019arte \u2013 un approccio contrario allo spirito della stessa avanguardia che si \u00e8 sempre battuta per una indistinzione tra arte e vita, affascinante quanto difficile da mettere in pratica. Trione s\u2019interessa piuttosto a cosa <em>fa<\/em> l\u2019avanguardia, ai gesti e alle operazioni che l\u2019hanno resa possibile e ne hanno tradito gli assunti originali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 leggere <em>Rifare il mondo<\/em> come saggio sulle avanguardie ma anche come manuale sul tentativo del secolo scorso di <em>diventare moderno<\/em>. Che la fine dell\u2019avanguardia coincida con la fine dell\u2019arte? Non proprio, secondo Octavio Paz: \u201cle sue negazioni sono ormai ripetizioni rituali; la rivolta \u00e8 diventata procedimento; la critica, retorica; la trasgressione, cerimonia. La negazione ha cessato di essere creativa. Non dico che viviamo la fine dell\u2019arte: viviamo la fine dell\u2019idea di arte moderna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se non si tratta pi\u00f9 di rifare il mondo, tante restano le strade da percorrere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vincenzo Trione<br><em><a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/arte-e-musica\/arte\/rifare-il-mondo-vincenzo-trione-9788806256715\/\">Rifare il mondo. Le et\u00e0 dell\u2019avanguardia<\/a><\/em><br>Einaudi, 2025<br>pp. XXIV &#8211; 568, 34 \u20ac<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: William Kentridge, <\/em>Blue Rubrics (To What End)<em>, 2019, pure Afghan Lapis Lazuli water color pigment on found pages &#8211; hand painted multiple, 32,3 \u00d7 40, 5 cm. Frame included, Edition of 3. Courtesy Lia Rumma<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019immagine di copertina di un libro non \u00e8 mai innocente, e questo \u00e8 ancor pi\u00f9 vero per un saggio di storia dell\u2019arte. \u00c8 legittimo vederci un contrassegno dell\u2019autore, un\u2019effigie che riassume ma in alcuni casi rilancia le tesi difese nelle pagine che contiene. \u201cTo What End\u201d &#8211; \u201cPer quale fine\u201d &#8211; \u00e8 scritto con un pigmento lapislazzuli in caratteri maiuscoli, in stampatello e a cannocchiale su una carta per libri contabili, affissa con quattro puntine su un pannello da ufficio. \u00c8 un\u2019opera di William Kentridge che esiste anche sotto forma di lettura-performance. Illustra \u201cRifare il mondo. 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