{"id":72929,"date":"2026-02-16T00:01:00","date_gmt":"2026-02-15T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=72929"},"modified":"2026-02-15T17:13:16","modified_gmt":"2026-02-15T16:13:16","slug":"il-punctum-del-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/02\/16\/il-punctum-del-nulla\/","title":{"rendered":"Il &#8216;punctum&#8217; del nulla","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La finestra, nella tradizione occidentale, \u00e8 sempre una finestra <em>aperta<\/em>. Aperta innanzitutto sul mondo: la finestra crea il <em>quadro<\/em>. Poi sul tempo, perch\u00e9 dal lontano al vicino, entrambi visti dalla finestra, si accede a un <em>prima <\/em>e a un <em>dopo<\/em>: il posto che occupano il motivo, il luogo, il soggetto rappresentati lascia intravedere uno spostamento dal passato inaccessibile in lontananza a quanto avviene a portata di mano, qui e ora. Infine, la finestra si apre anche sulla storia, sul <em>racconto<\/em>, sull\u2019intrigo: la composizione percepita dalla cornice \u00e8 una macchina per inventare sviluppi, traiettorie con un inizio, una parte centrale e soprattutto una fine. La finestra, in questo senso, \u00e8 un dispositivo che rassicura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Finestre<\/em>, raccolta che tratta della microsociet\u00e0 ospedaliera contemporanea e che mescola brani di testo e serie di immagini (lontane tuttavia dall\u2019estetica del testo illustrato nel senso convenzionale del termine), Francesco Deotto libera la finestra da questo dovere di narrazione, pur sembrando ritrovarlo altrove, pi\u00f9 precisamente con l\u2019aiuto delle parole che la pittura, quella \u00abparola muta\u00bb, ha a lungo sognato di sostituire. Ma tale \u00abparagone\u00bb, che oppone il potere delle parole a quello delle immagini, non \u00e8 pi\u00f9 la posta in gioco dell\u2019incontro tra il leggibile e il visibile oggi, e questo libro \u00e8 la diagnosi perfetta, ma anche il risultato perfetto, di questa mutazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La finestra \u00e8 superficie e spesso, anche quando mostra qualcosa, superficie opaca. \u00c8 anche schermo, macchia, rettangolo, ostacolo, colore: blocca e ostruisce lo sguardo senza mai restituirlo a quello sguardo che si scontra con essa. La finestra, tuttavia, non \u00e8 mai sola. \u00c8 un concetto che implica una teoria della superficie e, paradossalmente, della superficie come finestra. Cos\u00ec come la finestra nel senso letterale del termine si trasforma in pura superficie, vuota e impenetrabile, cos\u00ec le superfici, che finiscono per inglobare le finestre stesse, si trasformano in cose viste capaci di creare racconti che le finestre da sole non sono pi\u00f9 in grado di fare. Questa metamorfosi di ogni superficie, che riprende e generalizza le antiche funzioni della finestra, riguarda tutti gli agenti e gli aspetti delle storie come le immaginiamo di solito: gli <em>esseri<\/em>, umani e non; i <em>luoghi<\/em>, inseparabili dal <em>tempo<\/em>; e le <em>azioni<\/em>, ovvero quanto accade all\u2019intersezione di agenti, luoghi e tempi \u2013 che le motivazioni dei loro incontri ci siano immediatamente chiare o meno.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72941 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-04.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72941\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-04.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-04.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-04.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-04.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel libro di Francesco Deotto, che rappresenta con forza molte delle grandi tendenze della poesia contemporanea, le finestre trasformano innanzitutto i luoghi. A contatto con esse, ogni superficie diventa finestra, dai muri ai cieli, dai pavimenti di un corridoio d\u2019ospedale alle suppellettili di una sala d\u2019attesa, per non parlare del rettangolo delle foto stesse, immagini propriamente riflesse da non confondere con le rappresentazioni tradizionali della pittura (che pu\u00f2 \u201ccopiare\u201d il reale senza per\u00f2 poterlo riprodurre meccanicamente con la stessa precisione della fotografia). Questa conversione dei luoghi li apre immediatamente al tempo, e ci\u00f2 in modo tanto pi\u00f9 visibile quanto meno il libro si discosta dalla fissit\u00e0 pi\u00f9 rigorosa. La macchina fotografica registra soggetti immobili e rifiuta di ricorrere a ci\u00f2 che potrebbe diminuire la calma dell\u2019inquadratura frontale, apparentemente priva di operatore sensibile (il regime visivo di <em>Finestre <\/em>non pu\u00f2 non ricordare quello di una telecamera di sorveglianza, anche se la risoluzione delle foto contraddice la povert\u00e0 di questo tipo di immagini). La finestra rende opaco il mondo, creando al contempo un registro temporale di un\u2019acutezza senza pari, quasi dolorosa, che \u00e8 quella <em>dell\u2019attesa<\/em>: si attende in un vuoto, che si mantiene e perdura oltre il sopportabile; allo stesso tempo ci si aspetta in qualsiasi momento lo scoppio di un evento che ovviamente non si verifica mai: e questa assenza non fa che acuire il \u201cpunctum\u201d del nulla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In secondo luogo, le finestre cambiano gli attori della narrazione o non-narrazione (nel caso di una narrazione incentrata sull\u2019attesa, pi\u00f9 la narrazione manca, pi\u00f9 si fa sentire il suo potere). <em>Finestre <\/em>confonde cos\u00ec il confine tra lo <em>status<\/em> inanimato delle cose e il carattere animato di quello che non si mostra mai, per cos\u00ec dire: gli uomini e le donne, iperpresenti proprio perch\u00e9 invisibili, ma visibili in quanto evocati da ci\u00f2 che contrasta con la rigidit\u00e0 delle finestre. Perch\u00e9 in queste immagini apparentemente immobili tutto continua a traboccare, il minimo dettaglio fa tremare la cornice: bastano una nuvola, un albero, un colore fuori posto per provocare un minimo di disordine nel cuore di un universo totalmente asettico. A ci\u00f2 si aggiunge il fatto che le finestre non rimangono mai le stesse: si spostano da un\u2019immagine all\u2019altra, ogni nuova immagine le smantella per ricostruirle altrove, sempre in modo provvisorio, come personaggi che cambino costume tra un atto e l\u2019altro.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-12.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72942 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-12.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72942\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-12.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-12.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-12.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-12.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, le finestre modificano anche quello che si definisce comunemente \u201cazione\u201d. L\u2019attesa, il <em>fort-da<\/em> di esseri e oggetti, l\u2019impossibile stallo che tuttavia non si ripete mai, ci immergono nel cuore di un ciclone e di un silenzio assordante che spingono i lettori a chiudere gli occhi \u2013 comunque un altro modo di vedere \u2013 o a spingere lo sguardo oltre i confini rassicuranti della cornice. Anche per questo <em>Finestre <\/em>ha ragione a basarsi sulla fotografia piuttosto che su altre forme di figurazione come il disegno, l\u2019incisione, la pittura, eccetera, dove la questione del fuori campo non si pone con la stessa urgenza. Proprio come la finestra trabocca sul muro, sul paesaggio, sul mondo, le foto delle finestre e delle superfici diventate finestre dirigono la nostra attenzione sul testo, con la stessa aridit\u00e0&nbsp; illusoria e passeggera delle inquadrature fisse sui pi\u00f9 immobili dei soggetti rappresentati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia dispiegata da questi frammenti di scrittura, anch\u2019essi presentati in serie di rettangoli come finestre o superfici di parole sulla parete dei fogli, tocca non meno intensamente le diverse componenti del racconto. L\u2019attore umano, in questo caso la madre del poeta, ma anche lui stesso e tutti coloro che lo assistono nel lavoro di cura di un membro della famiglia, diventa cosa, cifra, statistica, orario, programma o ancora formula chimica. L\u2019individuo si confonde cos\u00ec con le istituzioni che lo strutturano, mentre l\u2019intimo si dissolve in regole e costrizioni. Le persone, anche nella forma del diario teoricamente intimo scelto da Francesco Deotto, diventano nomi di luoghi, dettagli di onorari, puri punti di passaggio tra l\u2019inizio e la fine di una fase del trattamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimane tuttavia una differenza fondamentale. Per quanto i testi siano disposti in blocchi di lettere, contengano informazioni mediche redatte in una lingua praticamente straniera (il che ovviamente non fa che aumentare la loro qualit\u00e0 di tracce grafiche da vedere pi\u00f9 che da leggere), e possano infine essere letti come finestre stampate, non sono mai finestre del tutto cieche. Per quanto oscuri possano essere di tanto in tanto, rimangono sempre fonti di informazione, offrendo precisazioni che le immagini da sole, iperrealistiche e allo stesso tempo imperfette, non sono in grado di fornire. Cos\u00ec i testi acquisiscono lo <em>status<\/em> di didascalie, aprono le finestre e le altre superfici iconiche del libro a un nuovo eccesso di significato, simbolico o meno, senza che sia possibile determinare una gerarchia. I testi illustrano le immagini (era gi\u00e0 la grande rivoluzione intravista da Roland Barthes nei suoi primi testi sulla fotografia), ma queste non illustrano meno i frammenti del diario, in un continuo botta e risposta che fa esplodere ogni forma classica di illustrazione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-17.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72943 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-17.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72943\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-17.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-17.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-17.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/finestre-foto-17.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ordinamento clinicamente lineare di <em>Finestre <\/em>\u00e8 una trappola: il libro pu\u00f2 essere letto solo a spirale, avvicendando le sequenze di testi e immagini, in quanto l\u2019unit\u00e0 compositiva \u00e8 la serie e non la pagina o la voce del diario. Ogni volta si fa un altro giro della voluta del racconto e dell\u2019universo visivo in fase di elaborazione. Il testo non \u00e8 una linea, dunque, bens\u00ec una spirale. La linearit\u00e0 del tempo e la frontalit\u00e0 delle foto contribuiscono curiosamente a questo effetto, che riconcilia i due poli del <em>ristagno <\/em>e della <em>svolta<\/em>: tutti i testi dicono in definitiva la stessa cosa, ma senza mai ripetersi; tutte le immagini sono variazioni sulla finestra, che scivola poco a poco verso <em>l\u2019idea <\/em>di finestra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questa costruzione a spirale, <em>Finestre <\/em>supera la contrapposizione fra rappresentazione minuziosa e astrazione eterea. Anche se contiene solo testi e foto in cui ogni minimo dettaglio \u00e8 riconoscibile e nominabile, arriva un momento in cui l\u2019insieme si trasforma in astrazione, per mettere a nudo la falsit\u00e0 del nostro desiderio di sovrapporre parole sulle immagini e immagini sulle parole. Il massimo risultato del libro \u00e8 quello di fornire sempre nuovi stimoli per perderci nella lettura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Francesco Deotto<br><em><a href=\"https:\/\/www.industriaeletteratura.it\/prodotto\/finestre\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Finestre<\/a><\/em><br>Industria e Letteratura, 2025<br>148 pp., \u20ac 17<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La finestra, nella tradizione occidentale, \u00e8 sempre una finestra aperta. Aperta innanzitutto sul mondo: la finestra crea il quadro. 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