{"id":72559,"date":"2026-02-03T00:01:00","date_gmt":"2026-02-02T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=72559"},"modified":"2026-02-02T18:13:38","modified_gmt":"2026-02-02T17:13:38","slug":"francesca-woodman-limmagine-fantasma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/02\/03\/francesca-woodman-limmagine-fantasma\/","title":{"rendered":"Francesca Woodman, l\u2019immagine fantasma","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">\u201cFrancesca Woodman conosceva bene l\u2019arte di sparire\u201d scrive Brian Dillon nel suo breve saggio sull\u2019opera della fotografa statunitense. Nel primo autoritratto di Francesca Woodman all\u2019et\u00e0 di tredici anni, l\u2019artista si fotografa insieme dentro e fuori l\u2019immagine, come ha rilevato gi\u00e0 un\u2019altra critica: la sua mano sinistra aziona il tasto di scatto in remoto mentre la sua testa \u00e8 girata nell\u2019altra direzione. Il soggetto \u00e8 sia dentro che fuori dall\u2019immagine, sia all\u2019interno che all\u2019esterno dell\u2019opera.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-1.-Francesca-Woodman-Autoritratto-a-tredici-anni-1972.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72602 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"827\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-1.-Francesca-Woodman-Autoritratto-a-tredici-anni-1972.jpg?resize=800%2C827&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72602\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-1.-Francesca-Woodman-Autoritratto-a-tredici-anni-1972.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-1.-Francesca-Woodman-Autoritratto-a-tredici-anni-1972.jpg?resize=290%2C300&amp;ssl=1 290w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-1.-Francesca-Woodman-Autoritratto-a-tredici-anni-1972.jpg?resize=768%2C794&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-1.-Francesca-Woodman-Autoritratto-a-tredici-anni-1972.jpg?resize=60%2C62&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francesca Woodman, <em>Autoritratto a tredici anni<\/em>, 1972<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il 1972 e il 1982, Francesca Woodman ha rappresentato attraverso centinaia di fotografie in bianco e nero la sua metamorfosi: il suo corpo bianco e nudo attorcigliato attorno a un cesto di anguille, sotto le radici scure di un albero, o dietro dei fogli di carta da parati. Nei suoi autoritratti Francesca Woodman subisce una trasformazione: dalla fotografa alla fotografia, dal soggetto vivente all\u2019oggetto fantomatico dell\u2019immagine. \u201cSono io nella foto? Ci sto entrando o ne sto uscendo?\u201d, scrive nel suo diario. \u201cPotrei essere un fantasma, un animale o un corpo senza vita\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fotografia, cos\u00ec come l\u2019arte in generale, \u00e8 una relazione con la morte. L\u2019etimologia della parola immagine \u00e8 fatta risalire al latino <em>imago<\/em>, la maschera funeraria degli antichi aristocratici romani. La morte, per parafrasare <em>La camera chiara<\/em> di Roland Barthes, non \u00e8 altro che la seconda natura della fotografia. Anche le fotografie di Francesca Woodman riguardano la morte: dalle ambientazioni (cimiteri, case abbandonate e cos\u00ec via) alla riproduzione di immagini oltramondane per mezzo di lunghi tempi di posa e doppie esposizioni. Nei suoi autoritratti, la fotografa scompare per mettere in scena la propria morte.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-2.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-1977\u20131978.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72571 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"772\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-2.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-1977%E2%80%931978.jpg?resize=800%2C772&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72571\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-2.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-1977%E2%80%931978.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-2.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-1977%E2%80%931978.jpg?resize=300%2C290&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-2.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-1977%E2%80%931978.jpg?resize=768%2C741&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-2.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-1977%E2%80%931978.jpg?resize=60%2C58&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francesca Woodman, <em>Senza titolo<\/em>, 1977\u20131978<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La metamorfosi in un\u2019immagine \u00e8 sempre una forma di trapasso. Quando Gregor Samsa si risveglia una mattina dopo sogni irrequieti, si ritrova trasformato in un insetto gigantesco. Gregor Samsa \u201cin persona\u201d non \u00e8 pi\u00f9 vivo. Tuttavia, l\u2019insetto ha raggiunto l\u2019ultimo stadio della sua metamorfosi, quello che gli entomologi chiamano l\u2019<em>imago<\/em>. In contrasto con il parassita di Franz Kafka, Francesca Woodman prende la forma di qualsiasi cosa sia davanti all\u2019inquadratura della macchina fotografica. Per esempio, in una fotografia in bianco e nero, il suo corpo \u00e8 sospeso dallo stipite di una porta nello stesso modo in cui un panno bianco \u00e8 appoggiato su una sedia in primo piano. In un\u2019altra fotografia, <em>Senza titolo, Providence, Rhode Island, 1976<\/em>, \u00e8 seduta di fronte all\u2019ombra lasciata dal suo corpo su un pavimento impolverato di bianco. Non \u00e8 pi\u00f9 altro che la sua stessa immagine, ma allora non \u00e8 neanche pi\u00f9 Francesca Woodman \u201cin persona\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-3.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-Providence-Rhode-Island-1976.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72570 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"777\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-3.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-Providence-Rhode-Island-1976.jpg?resize=800%2C777&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72570\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-3.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-Providence-Rhode-Island-1976.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-3.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-Providence-Rhode-Island-1976.jpg?resize=300%2C291&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-3.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-Providence-Rhode-Island-1976.jpg?resize=768%2C746&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-3.-Francesca-Woodman-Senza-titolo-Providence-Rhode-Island-1976.jpg?resize=60%2C58&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francesca Woodman, <em>Senza titolo, Providence, Rhode Island<\/em>, 1976<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo commentario alla <em>Metamorfosi<\/em>, Maurice Blanchot parla della padronanza della morte nell\u2019arte e del piacere che ne consegue. Questo \u00e8 apparente tanto nei <em>Diari<\/em> di Franz Kafka quanto nell\u2019opera di Francesca Woodman. In un cortometraggio che documenta quella fotografia scattata nel Rhode Island, esclama: \u201cChe bella ombra! Oh, sono davvero contenta!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una nota dei suoi <em>Diari<\/em>, Franz Kafka scrive che i suoi lavori migliori sono quelli che ha scritto nei momenti in cui sarebbe morto con un sorriso. Per sviluppare la tesi di Blanchot sulla letteratura, l\u2019artista sarebbe colui che fa arte \u201cper poter morire\u201d. Ma, paradossalmente, il potere stesso di fare arte \u201cderiva da una relazione anticipata con la morte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella fotografia di Francesca Woodman niente sopravvive all\u2019immagine <em>eccetto che come uno spettro<\/em>. Nelle sue cosiddette \u201cimmagini fantasma\u201d del 1976, il corpo dell\u2019artista \u00e8 sfocato grazie ai lunghi tempi di esposizione e alla messa a fuoco, diventando insieme parte del primo piano e dello sfondo. Il corpo \u00e8 pi\u00f9 o meno vincolato a una certa invisibilit\u00e0; l\u2019artista, allora, ritorna come uno spettro che ha perso la materialit\u00e0 del corpo ma non la sua forma immateriale, allo stesso tempo apparendo e scomparendo dalla stampa ai sali d\u2019argento. In tutte queste opere, la posizione della fotografa rispetto all\u2019obiettivo fotografico \u00e8 sconosciuta. \u201cNon puoi vedermi da dove mi guardo\u201d, un critico ha detto una volta in riferimento a un suo autoritratto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come <em>medium<\/em> tra i vivi e i morti, la pellicola fotografica \u00e8 prima di tutto una <em>tecnologia gotica<\/em>. Se l\u2019arte di Francesca Woodman \u00e8 talvolta paragonata al lavoro di artiste femministe come Ana Mendieta, Friedl Kubelka e Cindy Sherman, \u00e8 perch\u00e9 il suo lavoro riguarda la sovversione del rapporto prevalentemente maschile con \u201cla donna come immagine\u201d (e \u201cl\u2019uomo come supporto dello sguardo\u201d, secondo la definizione di Laura Mulvey). Allo stesso tempo, si tratta anche della rappresentazione di un\u2019altra relazione con il mezzo visivo. \u00c8 femminismo gotico, in assenza di un altro nome: nella fotografia di Francesca Woodman, il corpo femminile ritorna ancora e ancora come il corpo di un fantasma.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72572 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"801\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?resize=800%2C801&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72572\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?resize=768%2C769&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Figura-4.-Francesca-Woodman-Casa-3-Immagine-fantasma-1976.jpg?resize=480%2C480&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francesca Woodman, <em>Casa #3 (Immagine fantasma)<\/em>, 1976<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la morte dell\u2019autore, per come l\u2019ha teorizzata Roland Barthes, Francesca Woodman \u00e8 l\u2019artista che ora <em>diventa<\/em> l\u2019opera della morte nella sua fotografia. Nei suoi autoritratti, Francesca Woodman \u00e8 insieme l\u2019oggetto dell\u2019<em>imago<\/em> e il soggetto che la stampa sul proprio corpo. Seguendo Michel Foucault, allora, \u201cbisognerebbe [\u2026] individuare lo spazio lasciato vuoto dall\u2019autore scomparso, seguire con lo sguardo la ripartizione delle lacune e delle crepe e scrutare i luoghi e le funzioni liber[e] che tale scomparsa ha reso visibili\u201d, in altre parole, le tracce spettrali che l\u2019autore ha lasciato dietro di s\u00e9. Anche queste non sono altro che <em>immagini<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1982, Francesca Woodman \u00e8 morta suicida all\u2019et\u00e0 di ventidue anni. Nell\u2019ultima nota del suo diario scrive: \u201cecco perch\u00e9 ero un\u2019artista. Stavo inventando un linguaggio che facesse vedere alle persone le cose quotidiane che anch\u2019io vedo e per mostrare loro qualcosa di diverso. [\u2026] Nient\u2019altro che l\u2019altra parte\u201d. In centinaia di autoritratti, ha dimostrato che un\u2019immagine riguarda meno ci\u00f2 che \u00e8 visibile quanto, piuttosto, ci\u00f2 che \u00e8 invisibile in ogni rappresentazione: l\u2019immaginario.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>Riferimenti<\/em><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Barthes, R. (1988). &#8220;La morte dell\u2019autore&#8221;, in <em>Il brusio della lingua. Saggi critici IV<\/em> (pp. 51-56), trad. B. Bellotto, Torino: Einaudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Barthes, R. (2003). <em>La camera chiara. Nota sulla fotografia<\/em>, trad. R. Guidieri, Torino: Einaudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Blanchot, M. (1967). <em>Lo spazio letterario<\/em>, trad. G. Zanobetti, Torino: Einaudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Dillon, B. (2024). <em>Affinit\u00e0. Perch\u00e9 l\u2019arte ci affascina<\/em>, trad. A. Sirotti, Milano: Il Saggiatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Foucault, M. (1971). <em>Che cos\u2019\u00e8 un autore?<\/em>, in C. Milanese (ed.), <em>Scritti letterari<\/em> (pp. 1-21), Milano: Feltrinelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Mulvey, L. (1978). <em>Piacere visivo e cinema narrativo<\/em>, trad. D. Lodi, <em>Nuova DWF<\/em>, <em>8<\/em>, 26\u201341.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Kafka, F. (1977). <em>Diari. 1910\u20131923<\/em>, trad. E. Pocar, Milano: Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Kafka, F. (2014). <em>La metamorfosi<\/em>, trad. E. Ganni, Torino: Einaudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Pedicini, I. (2015). <em>Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola<\/em>, Roma: Contrasto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Townsend, C. (2006).<em> Francesca Woodman<\/em>, New York: Phaidon.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Wiley, C. (2024). The Unseen Sides of Francesca Woodman, <em>The New Yorker<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Willis, C. S. (regia) (2010), <em>The Woodmans<\/em>, C. Scott Films LLC.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <a href=\"https:\/\/alienocene.com\/2025\/04\/04\/the-phantom-image-on-francesca-woodmans-self-portraits\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">versione originale<\/a> di questo articolo \u00e8 stata pubblicata in inglese su \u201cAlienocene\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: Francesca Woodman, <\/em>Casa #3 (Immagine fantasma)<em>, 1976<\/em> <em>(particolare)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Come &#8216;medium&#8217; tra i vivi e i morti, la pellicola fotografica \u00e8 prima di tutto una &#8216;tecnologia gotica&#8217;. 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