{"id":72084,"date":"2026-01-21T00:01:00","date_gmt":"2026-01-20T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=72084"},"modified":"2026-01-20T22:55:13","modified_gmt":"2026-01-20T21:55:13","slug":"talismano-sokurov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/","title":{"rendered":"Talismano Sokurov","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Essere autore vuol dire non avere paura per la propria vita.<\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019Universo Omeostatico<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parto dicendo qualcosa del romanzo <em>Un miliardo di anni prima della fine del mondo <\/em>(1975) di Arkadij e Boris Strugackij, i fratelli per antonomasia della fantascienza russa, in quanto matrice letteraria del terzo lungometraggio narrativo di Aleksandr Sokurov, <em>I giorni dell\u2019eclisse <\/em>(1988), epicentro domandoforo delle riflessioni che sto per snocciolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il personaggio principale si chiama Maljanov ed \u00e8 un astrofisico, come Boris, lo Strugackij minore. Siamo a Leningrado, oggi San Pietroburgo, e l\u2019uomo di scienza viene ostacolato nella propria ricerca da una serie di distrazioni e disturbi che divengono \u2013 progressivamente \u2013 minacce. Non \u00e8 l\u2019unico in questa situazione. A essere deviati dall\u2019essenziale ci sono altri tre studiosi di sua conoscenza: un genetista, un matematico e un orientalista \u2013 orientalista (in qualit\u00e0 di traduttore dal giapponese) \u00e8 anche Arkadij, lo Strugackij maggiore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa diavolo sta accadendo a questi poveri cristi di ricercatori nella Russia di met\u00e0 anni Settanta? Gli autori non lo chiariscono del tutto, non attendiamoci risposte univoche, nemmeno alla fine del libro. Una cosa per\u00f2 \u00e8 certa: una diabolica entit\u00e0 opera, mediante emissari, a tutela di ci\u00f2 che viene chiamato Universo Omeostatico o Omeostatica dell\u2019Universo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per intenderci: l\u2019omeostatica o omestasi \u00e8 la capacit\u00e0 di un organismo di autoregolarsi al fine di mantenere un ambiente interno stabile e costante a dispetto di variazioni esterne. La nostra temperatura corporea \u2013 per esempio \u2013 tende a mantenersi sui 37 gradi centigradi a prescindere dagli sbalzi circostanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019equilibrio tutelato dall\u2019Omestatica dell\u2019Universo \u00e8 l\u2019equilibrio tra l\u2019aumento dell\u2019entropia e lo sviluppo della ragione. Detto altrimenti: la tendenza al disordine del sistema deve bilanciarsi con la sua organizzazione razionale. Detto ancora diversamente: Caos e Cosmos, il principio di distruzione e il principio di costruzione non possono prevaricarsi a vicenda, devono preservare un rapporto di crescita e decrescita commisurate, alla maniera dei vasi comunicanti. Se questo delicatissimo bilanciamento si altera, va in vacca il principio di conservazione d\u2019un Universo cui interessa una sola cosa: perpetuare la propria struttura cos\u00ec com\u2019\u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fantascienza di <em>Un miliardo di anni <\/em>non ha nessuno degli attributi classici della fantascienza. Non ci sono alieni n\u00e9 astronavi. <em>Bye bye Space Odyssey<\/em>. Concreti, tremendamente concreti, i suoi risvolti. Tenendocela, per amor di convenzione, la parola fantascienza, teniamo pure presente che questa fantascienza tutta terrena \u2013 in parte fantantropologia, in parte fantasociologia \u2013 \u00e8 la copertura della politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non inganniamoci dunque: l\u2019Universo \u00e8 il Potere. Pi\u00f9 nello specifico, (era chiaro all\u2019epoca come lo \u00e8 oggi, naturalmente al buon intenditor, che) l\u2019Universo Omeostatico \u00e8 il Socialismo Sovietico. Il Socialismo Sovietico: emblema e sineddoche di ogni Universo Totalitario (George Orwell, tra i diversi, docet). Non meno chiaro era ed \u00e8 che, quando gli scrittori parlano di scienza e scienziati, in realt\u00e0 parlano di loro stessi, ossia di arte e artisti pensanti.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">I tempi cambiano<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Un miliardo di anni prima che il mondo finisca<\/em> esce nel 1975.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il \u201875 \u00e8 l\u2019undicesimo anno del mandato di Leon\u00edd Il&#8217;\u00ed\u010d Br\u00e9\u017enev come Segretario Generale del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica. Il mandato termina sette anni dopo, nell\u201982. Siamo nel vivo di quella che fu definita <em>Zastoj \u2013 Stagnazione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Realizzato nel 1987, <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em> esce all\u2019inizio del 1988.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u201988 \u00e8 il terzo anno del mandato di Michail Gorba\u010d\u00ebv nella carica che fu di Br\u00e9\u017enev. Il mandato termina tre anni dopo, nel \u201991. Gorba\u010d\u00ebv \u00e8 ricordato come il paladino della <em>Glasnost\u2019<\/em> e della <em>Perestrojka \u2013 <\/em>rispettivamente: <em>Trasparenza<\/em> e <em>Ristrutturazione<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72101 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1.jpeg?resize=800%2C752&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72101\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1.jpeg?resize=300%2C282&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1.jpeg?resize=768%2C722&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1.jpeg?resize=60%2C56&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Due frame de <em>I giorni dell\u2019eclisse <\/em>(il personaggio ritratto nel busto \u00e8 Br\u00e9\u017enev).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Forza maggiore?<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1986 iniziano i lavori dei <em>Giorni dell\u2019eclisse\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026<em>il primo e ultimo lungometraggio che Aleksandr Sokurov abbia realizzato con ogni mezzo della produzione di Stato di cui avesse bisogno (o quasi) e senza pi\u00f9 alcuna restrizione ideologica (o quasi\u2026)<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le parole sono quelle di Alexei Jankowski che dal 1985 ha collaborato con Sokurov a vario titolo: aiuto regista, coordinatore di produzione, addetto alla vendita dei diritti, responsabile della promozione all\u2019estero dei film, curatore delle versioni straniere. La fonte \u2013 qualora volessi approfondire \u2013 \u00e8 una lettera del 15 novembre 2000<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le parole sono quelle di Alexei Jankowski e la fonte \u00e8 una lettera del 15 novembre 2000 (contenuta nel catalogo del 2003 <em>Aleksandr Sokurov. Eclissi di cinema<\/em>, a cura di Stefano Francia di Celle, enrico ghezzi e Alexei Jankowski, volume collegato alla rassegna dedicata al cineasta durante la 21esima edizione del Torino Film Festival). Dall\u201985 Jankowski ha collaborato con Sokurov a vario titolo: aiuto regista, coordinatore di produzione, addetto alla vendita dei diritti, responsabile della promozione all\u2019estero dei film, curatore delle versioni straniere. Un portavoce, dunque, affidabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo anni di censura, traversie produttive e blocchi distributivi, Sokurov fu messo dalla Goskino \u2013 la Commissione di Stato per il Cinema \u2013 in condizione di girare a una condizione: lavorare su \u00abun argomento del tutto inoffensivo\u00bb, come il regista ebbe a dire in un\u2019intervista rilasciata nel 2003 (anch\u2019essa presente nel catalogo menzionato), donde provengono pure le citazioni che seguono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo una serie di progetti rifiutati perch\u00e9 sospetti, <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em> pass\u00f2. Era stato reputato, con ogni evidenza, sufficientemente inoffensivo. Premettendo che a Sokurov non fregava (e continua a non fregare) un tubo della fantascienza in quanto tale, due furono gli aspetti del romanzo che lo coinvolsero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Primo aspetto: i punti di contatto con la sua situazione del momento, ovverosia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019uomo che subisce una pressione esterna e cerca di trovare una via d\u2019uscita\u2026 Ero proprio io, letteralmente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo aspetto: il problema della scelta, cio\u00e8 quando \u00abuna forza insormontabile o un ostacolo d\u2019insormontabile entit\u00e0\u00bb mette l\u2019individuo, nella fattispecie l\u2019artista, alle corde del seguente quesito:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u2026si deve rinunciare alle proprie convinzioni, smettere di vivere sui principi su cui prima era impostata la propria vita, della cui giustezza non vi era e non vi pu\u00f2 essere alcun dubbio, se l\u2019alternativa \u00e8 la perdita dei propri cari?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In pratica:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u2026la tragedia di Sol\u017eenicyn e di molte altre persone che oggi vengono definite dissidenti\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u2026la collisione pi\u00f9 spaventevole che possa porsi a un essere umano\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcosa, insomma, che va oltre la questione del conflitto tra lo Stato Comunista e l\u2019individuo: una faccenda universale.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La provincia degli ultimi<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fronte di una risonanza e di uno stimolo cos\u00ec potenti, Sokurov pone in secondo piano la lingua e la materia del romanzo, per focalizzarsi sui luoghi e sui personaggi. Sente di doverli rendere pi\u00f9 comprensibili, pi\u00f9 sentiti, luoghi e personaggi: deve farli suoi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parto dal dove. L\u2019azione si sposta da Leningrado al Turkmenistan, nella citt\u00e0 portuale di Krasnovodsk (dal 1991 T\u00fcrkmenba\u015fy). Qui Aleksandr trascorse la tarda adolescenza, dai 15 ai 17 anni, portando a termine le scuole superiori. Con la sua scenografa, Elena Am\u0161inskaja, lavor\u00f2 meticolosamente per ricreare i dettagli storici di fine anni Sessanta, una dimensione decisiva nella formazione della sua sensibilit\u00e0 di futuro regista. Tuttavia, pi\u00f9 che una cornice documentaria, l\u2019ambiente della pellicola \u00e8 una brace: una brace dove crepita una provincia che \u00e8 sia una provincia dell\u2019impero in sfascio (cos\u00ec esotica per un occidentale), sia una provincia dell\u2019uomo (ergo assoluta). La Krasnovodsk di Sokurov \u00e8 una provincia degli ultimi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E con ci\u00f2 vengo al chi: gli smarriti e i malati, i marginali e gli emarginati, i relitti e i dannati, i rotti e gli inutili, gli unici e i perduti, gli atterrati e gli atterriti della Terra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 sempre la <em>povera gente \u2013 <\/em>col titolo del primo romanzo (1846) di F\u00ebdor Dostoevskij \u2013 a destare l\u2019apprensione del cineasta. \u00c8 cos\u00ec persino nei film dove viene lasciata dietro le quinte o in una profondit\u00e0 di campo che \u00e8 la profondit\u00e0 della Storia. Resta cos\u00ec soprattutto quando il fuoco dell\u2019opera \u00e8 su colui che la schiaccia senza nemmeno vederla, la povera gente: il tiranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Il tiranno ovvero l\u2019essere la cui potenza si cristallizza, con lo scemare di ci\u00f2 che rende umano un umano, negli oppressivi atti di quella sclerosi della potenza che chiamiamo potere. Il tiranno ovvero la personificazione della mediocrit\u00e0 pi\u00f9 orrorifica del sentimento di un dato tempo. Il tiranno ovvero l\u2019insignificante ometto che s\u2019arrampica sino in vetta usando come gradini le schiene di coloro che affossa affogandoli nel proprio sangue.)<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72108 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"506\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-3.jpg?resize=900%2C506&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72108\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-3.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-3.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-3.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-3.jpg?resize=60%2C34&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto di Aleksandr Sokurov (con i baffi) e Aleksej Anani\u0161nov (Maljanov) durante le riprese de <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Adolescente a vita<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il midollo de <em>I<\/em> <em>Giorni dell\u2019eclisse<\/em> \u00e8 la relazione delle ultime ruote (antropiche) del carro (planetario) con l\u2019artista (ossia Maljanov, l\u2019alter ego del regista).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se nel romanzo Maljanov \u00e8 un astrofisico che si occupa di densit\u00e0 siderale e distanze planetarie, nel film \u00e8 un medico e uno scrittore. Pi\u00f9 nello specifico: un medico dei poveri (<em>in primis<\/em> bambini) e un indagatore della religione (lo vediamo alle prese con uno studio sull\u2019influsso dell\u2019ipertensione giovanile nelle sette ortodosse dell\u2019Europa centrale).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altra differenza: se il Maljanov di cellulosa \u00e8 un uomo sposato e un padre di famiglia con problemi da adulto (un adulto che partecipa alla quotidianit\u00e0 di \u00abastratti scienziati\u00bb, \u00abcon funzioni del tutto sconosciute per me\u00bb, constata Sokurov, sempre nel 2003), il Maljanov di celluloide \u00e8 un adolescente cresciuto ma rimasto in fondo ci\u00f2 che ogni artista rimane: un adolescente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un adolescente per\u00f2 \u00absenza sesso n\u00e9 desiderio\u00bb, come lo definisce Fredric Jameson, l\u2019autorevole analista del Postmoderno, nel capitolo (\u201cOn Soviet Magic Realism\u201d) che dedica ai <em>Giorni dell\u2019eclisse <\/em>all\u2019interno di una sua raccolta del 1992 (<em>Geopolitical Aesthetic: Cinema and Space in World Cinema<\/em>), capitolo fruibile in italiano in <em>Aleksandr Sokurov. Eclissi di cinema.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un adolescente, Maljanov, nel quale non sbagliamo a cercarvi tratti del giovane Sokurov, come peraltro c\u2019invita a fare Alexei Jankowski nella menzionata lettera del 2000, alludendo ai \u00abmolti dettagli precisi dell\u2019adolescenza di Aleksandr Sokurov\u00bb e suggerendo, di conseguenza, che tale personaggio sia un autoritratto parziale del regista da cucciolo: un-cucciolo-di-dottore-cristiano-dell\u2019anima-ferita.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Film giallo<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fotografia de <em>I<\/em> <em>Giorni dell\u2019eclisse<\/em> \u00e8 gialla, come se il film fosse intriso d\u2019una variabile nebbia gialla, gialla d\u2019un giallo ch\u2019\u00e8 molteplici gialli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giallo polvere, giallo fumo, giallo fummo siamo torneremo, giallo nube atomica, giallo polverone post-atomico, giallo fungiforme, giallo dopobomba come dopobomba \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 che abita l\u2019opera e che vi annaspa, giallo brodo primordiale andato a male, giallo acido, giallo tirannosaurico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giallo itterizia, giallo tumorale, giallo epato-biliare, giallo fegato fottuto assassino, giallo venato di rosso, giallo sclere di sangue, sclerotico giallo multiplo, giallo piscio e decubito, giallo convalescenza negata, giallo che corre sui fiumi della non vita e ristagna nelle sue latrine, giallo fuoco che inciampa e cade con me, giallo sfuoco ammorbato, giallo metastatico, giallo metadinamico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giallo seppia, giallo polipo di una morte che intacca i corpi funamboli di tradizioni tradite, giallo angelo febbricitante strascicato verso l\u2019ignoto, giallo sospensione disperata, giallo grigio e nero, giallo sbianco, giallo smagliato e smangiato della Storia, giallo Storia gallata che svanisce nel <em>puff<\/em> di una dissolvenza incrociata sotto nostri occhi abbagliati, giallo Storia violentata da cui la civilt\u00e0 vilmente vilipesa se l\u2019\u00e8 svignata, giallo Storia storta dalla presa flebile come anonimi trisavoli ingialliti in foto perdute in cassetti tarmati, giallo evanescenza, <em>aripuff<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giallo oro, giallo pioggia dorata, giallo splendore di una porta regale, giallo arciprete Florenskij, giallo icona russa, giallo lusso che lussa il profilmico per riarticolarlo nella lingua dell\u2019arte, giallo trasfiguratorio di una luce sontuosa, giallo che fa luce alle tre del mattino, giallo tempesta di sabbia, giallo Turner incazzato, giallo Van Gogh attenuato, giallo campo di grano nebulizzato, giallo fluorescenza dell\u2019anima scontornata tracimata, giallo stratigrafia di un sogno insonne, giallo fiaba che riscatta l\u2019etnografia ingiallita di un\u2019isola che non c\u2019\u00e8 o forse non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 o peggio non c\u2019\u00e8 mai stata, giallo Isola dei Morti e dei Morituri erosa dal mare del Tempo, giallo naufragio, giallo fata morgana, giallo abbacinamento, giallo rosa del deserto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72131 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"747\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-3.jpg?resize=800%2C747&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72131\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-3.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-3.jpg?resize=300%2C280&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-3.jpg?resize=768%2C717&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-3.jpg?resize=60%2C56&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Due frame da <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La restanza di Maljanov<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Maljanov letterario resta e restando cede, infine. Si vende l\u2019anima per quieto vivere. Esposto allo spaventoso pressing d\u2019un potere che non riesce a capire donde provenga, pressato e minacciato nei suoi affetti pi\u00f9 preziosi, l\u2019astrofisico non ha il coraggio di andarsene, resta dov\u2019\u00e8 e restando molla la ricerca e mollando abiura in un velato, ma nemmeno troppo, disprezzo di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pure il Maljanov cinematografico resta. Il suo restare \u00e8 per\u00f2 di segno diverso. La sua non \u00e8 una soccombenza. Tra l\u2019andarsene proteggendo il rispetto di s\u00e9 e il rimanere perdendolo, facendosi cio\u00e8 silenziare dal potere, costui imbocca una terza via, la via perseguita da Sokurov come dagli Strugackij nelle rispettive vite: la via della restanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui non posso non chiamare in causa il massimo teorico e pratico della restanza di mia conoscenza, l\u2019antropologo e scrittore, nonch\u00e9 fratello d\u2019elezione, Vito Teti. Da un influente saggio del 2022, intitolato appunto <em>La restanza<\/em>, leggo in sequenza un brano della copertina e uno della quarta:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Restanza <em>significa sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e insieme rigenerare radicalmente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se problematicamente assunta, non \u00e8 una scelta di comodo o attesa di qualcosa, n\u00e9 apatia, n\u00e9 vocazione a contemplare la fine dei luoghi, ma \u00e8 un processo dinamico e creativo, conflittuale ma potenzialmente rigenerativo tanto del luogo abitato, quanto per coloro che restano per abitarlo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Etica ed epica al contempo, la restanza \u00e8 cura, innanzitutto cura: cura intesa quale \u00abamore che accetta, perch\u00e9 possiamo amare in modo maturo solo ci\u00f2 che conosciamo nella sua verit\u00e0 e nudit\u00e0\u00bb. La restanza si fonda sulla presa in cura di ci\u00f2 che amiamo di un amore fondato su una conoscenza che implica dei s\u00ec e dei no. Curare significa fare i conti, senza paura, col dolore: con il dolore degli altri, con il nostro. Curare implica farsi carico di verit\u00e0 drammatiche: le verit\u00e0 che i poteri tacciono o edulcorano o nascondono o rifiutano\u2026 Curare \u00e8 verifica, estetica e morale, del restare. In quanto cura attiva e critica, la restanza \u00e8 un atto inventivo e reinventivo, un atto creativo, con una parola: arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il restare del Maljanov di Sokurov \u00e8 dunque il contrario dell\u2019arrendevole abiura rappresentata dal restare del suo modello romanzesco. Il suo restare \u00e8 un atto di fedelt\u00e0 a se stesso e alla propria missione, contro una partenza che avrebbe avuto il sapore del perseguimento di una libert\u00e0 astratta. \u00c8 pienezza, volont\u00e0 di riscoperta, rilancio, impegno alla ficcanza: \u00e8 l\u2019arte della restanza!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dottor Maljanov resta nella terra cui ha scelto di appartenere, a stretto contatto, fisico e spirituale, con coloro \u2013 i reietti, gli invisibili: gli ultimi \u2013 che ha scelto di curare. Egli \u00e8 colui che restando abbraccia la dolcezza e la durezza, la perseveranza e l\u2019oltranza, l\u2019<em>odi et amo<\/em> della restanza. \u00c8 l\u2019artista che restando si prende cura di chi deve, laddove la tragedia si consuma.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Scriver\u00e0 ancora?\u00a0<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 da scommetterci: Maljanov continuer\u00e0 a scrivere come hanno continuato a scrivere i fanta-Fratelli connazionali, i quali hanno scritto aguzzando l\u2019ingegno per non attirare l\u2019attenzione degli aguzzini, assumendosi enormi rischi non solo letterari, sudando freddo e patendo inghippi dolosi, digerendo ansiogeni intoppi che li avranno forse rallentati ma non distolti dalle verit\u00e0 che s\u2019erano dati il compito di scandagliare, mimetizzando con cose dell\u2019altro mondo la critica politica del loro mondo, imboscando enzimi di rivolta nei loro ultraromanzi, confondendone le acque mediante involucri fantascientifici, mediante ingegnosi paraventi che sono come il dito sul quale lo sguardo dello stupido si ferma, incapace di guardare in direzione di ci\u00f2 che il medesimo dito indica, ossia la luna, mentre lo sveglio guarda al contempo il dito e la luna.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72138 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"603\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-2.jpg?resize=800%2C603&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72138\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-2.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-2.jpg?resize=300%2C226&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-2.jpg?resize=768%2C579&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-2.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto dei fratelli Alkadij (il pi\u00f9 alto) e Boris Strugackij.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Epilogo\u00a0<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella terzultima inquadratura de <em>I<\/em> <em>Giorni dell\u2019eclisse, <\/em>l\u2019ultima che contempla una presenza umana, il volto di Maljanov orla il filocampo inferiore di un\u2019inquadratura larga del paesaggio turkmeno. Quanto riceviamo \u00e8 il dono di un piccolo grande viaggio nello scenario cangiante di una faccia che diviene parte per il tutto nonch\u00e9 approdo dell\u2019intero film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripreso da sopra il torace, col busto rivolto verso di noi e il collo all\u2019indietro, Maljanov scruta l\u2019orizzonte alle sue spalle. Quindi si gira verso l\u2019obiettivo, abbassa gli occhi, alza la testa, guarda in alto. Tutto con lentezza. \u00c8 pensieroso e serio, Maljanov, prima d\u2019inondare il quadro con un sorriso. Un sorriso che si apre graduale fino alla smaglianza e poi si spegne. Un sorriso che si spegne di concerto col velarsi generale dell\u2019espressione. Un velarsi che principia nella regione dello sguardo. Uno sguardo che, dopo essersi posato al suolo, si rialza per lanciarsi con fermezza fuoricampo, a sfiorare la cinepresa radendo la nostra tempia sinistra. Qui il flusso temporale si altera, subisce una contraffazione ai limiti dell\u2019impercettibile: trasmigrato nel montatore, il regista manda in <em>reverse<\/em> il segmento finale dell\u2019inquadratura, affinch\u00e9 la calamita del terreno ripolarizzi gli occhi di Maljanov.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ultime due riprese hanno per oggetto quello che prima era sfondo: la vallata. Si tratta di due speculari campi lunghissimi della distesa delimitata dalla brullezza di alture ondulate. Ma tra l\u2019uno e l\u2019altro campo quanto si verifica \u2013 mediante transizione \u2013 \u00e8 una sparizione: il villaggio si dissolve, la valle si svuota, il paesaggio si spopola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 per\u00f2 un problema di Maljanov, questo reset della civilt\u00e0 al suo stato solido, n\u00e9 dovrebbe essere un problema nostro: \u00e8 uno dei messaggi che Aleksandr Sokurov tende a trasmetterci con tutta la sfumatezza di uno stile cui repellono i manicheismi, ratificando peraltro il monito contenuto nel titolo del romanzo degli Strugackij Brat\u2019ya.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come a dire: se il futuro \u00e8 un indecifrabile bambino antico (un fantolino del quale non ci prenderemo la cura che vorremmo, purtroppo per noi, non potremo perch\u00e9 sul pi\u00f9 bello ci verr\u00e0 sottratto di prepotenza, interrompendo il nostro accudimento), sul presente qualche margine di manovra ce l\u2019abbiamo, possiamo rimboccarcele eccome le maniche \u2013 diamine, manca un miliardo di anni prima della fine del mondo!<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72144 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"850\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-3.jpg?resize=600%2C850&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72144\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-3.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-3.jpg?resize=212%2C300&amp;ssl=1 212w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-3.jpg?resize=60%2C85&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tre <em>frame<\/em> della sequenza finale (versione 1988) de <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Epilogo 2025<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La versione originaria, quella apparsa nel 1988, dura 2 ore e 10 minuti. Un\u2019ora e 52 minuti dura invece la versione 2025, il <em>director\u2019s cut<\/em> che ho avuto l\u2019onore di presentare in anteprima mondiale a Bologna, al cinema Arlecchino, il 5 novembre 2025, e che Aleksandr Sokurov ha ultimato una settimana prima della proiezione emiliana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ha solo tagliato il Maestro in questo neonato rimontaggio, ha anche aggiunto e dilatato, spostando e aberrando inquadrature preesistenti, intervenendo sul colore e \u2013 in generale \u2013 potenziando sia la componente pittorica sia la componente trascendente dell\u2019opera, sulla base di un rapporto di diretta proporzionalit\u00e0 tra pittoricismo e trascendenza. Ma il fatto pi\u00f9 eclatante \u00e8 l\u2019inserimento \u2013 assommato al finale precedente \u2013 di un finale ulteriore, nuovo di zecca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I titoli di coda con cui termina l\u2019opera dell\u201988 non sono pi\u00f9 il capolinea: uno zoom all\u2019indietro li ricontestualizza, mostrandoci lo scorrimento dei credits in una sala di San Pietroburgo (dove ricordo che il romanzo \u00e8 ambientato) o Piter (nomignolo col quale i suoi abitanti chiamano la citt\u00e0) nel settembre 2025. Il luogo della proiezione \u00e8 un cinema privato e non poteva essere altrimenti, considerato che i film di Sokurov non hanno accesso al circuito cinematografico pubblico della Russia odierna, in quanto creazioni di \u00abpersona non grata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019obiettivo si sofferma sull\u2019uscita dalla sala degli spettatori, per lo pi\u00f9 giovani e storditi dalla visione. Tra loro c\u2019\u00e8 il 63enne Aleksej Anani\u0161nov, autentica icona del cinema sokuroviano, essendo sia il Figlio di <em>Madre e figlio<\/em> (1997) sia \u2013 rullo di tamburi \u2013 Maljanov.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono passati la bellezza di 38 anni dai fatti dei <em>Giorni dell\u2019eclisse<\/em>. Il regista entra in scena. Va incontro al suo attore, gli chiede del film che ha appena rivisto. \u00abLa storia di un uomo la cui vita sia stata ostacolata da qualcuno?\u00bb, rileva Aleksej con una domanda retorica. \u00abGi\u00e0\u00bb, constata Aleksandr, consapevole di quanto questa sia la storia di milioni e milioni di compatrioti oltre che \u2013 in parte \u2013 la propria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sinceratosi che la vita del suo Aljosha proceda bene, Aleksandr lo congeda, chiedendogli di non sparire. E mentre esce di scena, noi lo sappiamo: sappiamo che Alekseij alias Maljanov non sparir\u00e0 finch\u00e9 vivr\u00e0 nel film. Un film che, in virt\u00f9 di questo trattamento ricostituente, ha ripreso colore e vigore, scoppia di salute artistica. Dunque, pure volesse, Maljanov non potr\u00e0 sparire, \u00e8 destinato a restare: se non fino alla fine del mondo, almeno fino alla fine del cinema.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il regista del toccare<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima dell\u2019arrivederci, mentre parla al suo alter ego ritrovato, il regista lo tocca, lo tocca affettuosamente. Il braccio, la spalla, il colletto del giubbino di pelle. Aleksandr tocca Alekseij come fosse il personaggio d\u2019un proprio film, dove ogni suo film pare essere fatto \u2013 pi\u00f9 di tutto, in qualit\u00e0 differenti e in quantit\u00e0 variabili \u2013 di esseri umani che toccano, che si toccano, che vengono toccati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Toccando l\u2019attore, l\u2019autore conferma una mia personale rivelazione. La rivelazione ricevuta vedendogli toccare la mano di Aleksandr I. Sol\u017eenicyn, vedendogli tastare con commovente amorevolezza le mutilazioni della mano dello scrittore, nel documentario <em>Dialoghi con Sol\u017eenicyn <\/em>(1998). La rivelazione che i personaggi dei suoi film si toccano come Aleksandr \u2013 uomo, nella vita, fuori dallo schermo \u2013 tocca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una rivelazione, questa, della quale ho avuto la decisiva conferma dal vivo, letteralmente sulla mia pelle, per il modo in cui l\u2019artista ha stretto la mia mano e mi ha abbracciato a pi\u00f9 riprese, con pressione crescente col crescere del riconoscimento, nei giorni novembrini che abbiamo condiviso tra Bologna e Ferrara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tatto \u00e8 senza dubbio il senso principale dello sguardo sinestesico di Aleksandr Sokurov. Il suo toccare \u00e8 spesso e volentieri un accarezzare: Aleksandr accarezza Alekseij, lo accarezza teneramente. C\u2019\u00e8 tanta tenerezza in Sokurov, nel suo cinema. La parola francese <em>tendre<\/em> significa sia <em>tenero<\/em> sia <em>tendere<\/em>, un aggettivo e un verbo, ambedue sostantivabili, che condividono una radice: la radice del tenere. Il cineasta tiene in mano e tiene per mano. Tiene, ci tiene, Sokurov.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo tenerci \u00e8 un prendersi cura di quel che tocca. Il suo tenerci \u00e8 altres\u00ec un tentare. Tentare: medesima radice, duplice accezione: con-tiene tentativo e tentazione. Sokurov tenta di estendere, a ogni tocco, il confine d\u2019un toccare che \u00e8 insieme il guarire di Cristo e il credere di Tommaso. Col proprio esempio ci tenta: ci provoca e provocandoci ci sfida.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sokurov ci tenta a mettere le mani nella pasta dell\u2019altro, tenendo d\u2019occhio la ferita aperta dell\u2019altro. Ci tenta a giocare a mani nude, e occhi lucidi, col fuoco dell\u2019altro. Ci tenta a scorticarci i polpastrelli, e abradere le cornee, nel contatto con l\u2019altro. Ci tenta a toccare e a lasciarci toccare da qualcosa che \u00e8 pi\u00f9 forte di noi, che \u00e8 pi\u00f9 debole di noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Toccare, in Aleksandr Sokurov, contempla innumerevoli livelli di tocco, anche solo tentato o mancato, ed \u00e8 sinonimo ora di tenere ora di accarezzare ora di abbracciare ora di brancicare ora di guarire ora di credere ora di verificare ora di consacrare ora di spellare ora di fare ammattire per arrivare alla saggezza della carne ora\u2026&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Toccare \u00e8 tentare di colmare un burrone. L\u2019infimo o infinito il burrone della mia distanza con l\u2019altro. L\u2019altro o l\u2019alto che sovente sta in basso. Colmare il burrone tra me e l\u2019altro prima di reintegrarmi nella mia solitudine. La mia solitudine inaggirabile, incolmabile: toccabile per\u00f2. Toccabile: maneggiabile plasmabile grattabile. La mia solitudine macellabile al punto da farmi divenire un\u2019unica carne con la notte fonda del mio amante o del mio dio o dell\u2019amante ch\u2019\u00e8 il mio dio o dell\u2019amico o dello sconosciuto che\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tocco dunque sono. Tocco dunque sono ergo sento e vedo: io ti sento, io ti vedo. Occhio per\u00f2: nel cinema di Sokurov bisogna s\u00ec tenere conto della portata connettiva e della vocazione tattile del vedere, ma parimenti non bisogna ignorare lo statuto visivo e la valenza visionaria del toccare. Gli occhi toccano, le mani vedono. Occhi come mani, mani come occhi, in Sokurov. Premendo e scrutando con tenerezza, toccano il limite, gli occhi e le mani, il limite non solo corporeo rappresentato dall\u2019altro. E toccando tendono: le mani all\u2019invisibile, gli occhi all\u2019intoccabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019arte di Aleksandr Sokurov rinnova la consistenza tattile e visuale di una suggestiva locuzione di Maurice Merleau-Ponty: <em>palpazione con lo sguardo<\/em>. Toccante \u00e8 sempre il tocco di questo sommo palpatore oculare. Dovendo indicarne uno solo, direi che \u00e8 lui, lo direi senza esitare, il regista del toccare.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72150 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"958\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-3.jpg?resize=500%2C958&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72150\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-3.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-3.jpg?resize=157%2C300&amp;ssl=1 157w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-3.jpg?resize=60%2C115&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">A scendere: due frame della sequenza finale (versione 2025) de <em>I giorni dell\u2019eclisse <\/em>(con Sokurov e Anani\u0161nov) e un frame da <em>Dialoghi con Sol\u017eenicyn <\/em>(1998) di Aleksandr Sokurov.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019orologio meccanico<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pongo una domanda cui rispondo a fine paragrafo: a che pro ritoccare un proprio film, aggiungendo un nuovo epilogo, a distanza di quasi quarant\u2019anni dalla realizzazione?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina di marted\u00ec 25 novembre 2025 Aleksandr Sokurov ha fatto un\u2019incursione alla Blow-up Academy di Ferrara, la scuola di cinema dove tengo il corso di Arti della Regia, per incontrare circa duecentoventi studenti dei corsi regia acting sceneggiatura montaggio e direzione della fotografia. Quella che trascrivo di seguito in tre blocchi&nbsp; arieggiati \u00e8 la risposta data alla domanda di un aspirante montatore: \u00abQual \u00e8 il finale migliore per un film?\u00bb. Pubblicamente, di solito, Sokurov si esprime in russo. Ecco la versione consecutiva di Aliona Shumakova, sua traduttrice e principale referente in Italia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il miglior finale \u00e8 come un orologio a carica manuale. Quindi non elettronico, non digitale: un orologio meccanico, un orologio che se non viene caricato con la chiave, dalla mano del regista, non va. Il finale ideale permette all\u2019opera cinematografica di continuare a vivere oltre lo schermo, nel cuore e nella mente dello spettatore. Anche il titolo del film aiuta: esso deve essere vasto, pieno di energia, come una palla lanciata nello spazio, deve aprire al nostro film le strade del futuro. Avanti! Avanti! Avanti!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finale e titolo: propulsori nel futuro. Ben detto! Due:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nel cinema siamo tutti colpiti dalla stessa malattia. Il cinema invecchia tremendamente: centinaia di film sono invecchiati e morti mentre il loro autore era ancora in vita. Un film morto non serve a nessuno. Se tramite il titolo e il finale aiutiamo il nostro film a vivere nelle sfere spaziotemporali venture, sar\u00e0 la cosa giusta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Okay, il cinema \u00e8 <em>la morte al lavoro<\/em>, con la formulazione indelebile di Jean Cocteau, ma lo \u00e8 almeno quant\u2019\u00e8 <em>la vita in gioco<\/em>. Il cinema \u00e8 un gioco che coniuga la messa a rischio della vita, la seriet\u00e0 estrema dell\u2019arte, la pratica del riso davanti alla morte\u2026 E tre:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il problema del finale \u00e8 presente anche in musica e letteratura, tanto che spesso anche i grandi autori non riescono a risolverlo. Una volta sola un compositore tent\u00f2 di risolverlo incorporandolo nel titolo e chiamando la sua sinfonia <\/em>Sinfonia degli addii<em>: Franz Joseph Haydn. Ogni opera musicale pu\u00f2 durare all\u2019infinito. Haydn, dopo aver detto tutto in questa sinfonia, non sapeva come condurla a termine. Ha cos\u00ec inventato una nuova maniera: quando un gruppo di strumenti termina la sua parte, i musicisti si alzano e se ne vanno dal palco. Alla fine restano a suonare solo due violini, cos\u00ec solitari, cos\u00ec impotenti da non sapere pi\u00f9 cosa fare, che infine tacciono. Questo s\u00ec che \u00e8 un finale onesto. Tutto \u00e8 detto. La vita \u00e8&nbsp;vissuta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un film finisce <em>e<\/em> <em>la vita continua<\/em>, facendo sponda sul titolo di uno splendido film realizzato nel 1992 da Abbas Kiarostami.Un film finisce ma \u2013 quando quell\u2019atto di arbitrio registico che chiamiamo finale \u00e8 valido \u2013allora un finale non \u00e8 pi\u00f9 una fine (fra le tante possibili) bens\u00ec un ricominciamento (quello giusto). Valido \u00e8 il finale in cui l\u2019arbitrio dell\u2019autore ci d\u00e0 l\u2019idea di corrispondere all\u2019unica scelta possibile per la fisiologia dell\u2019opera, o per la sua patologia assecondata. Pi\u00f9 stringatamente: quando l\u2019arbitrio non ci appare pi\u00f9 come arbitrio, bens\u00ec come necessit\u00e0 stringente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torno al quesito posto in apertura, anticipando di essere in procinto di esplicitare qualcosa che Sokurov ha appena detto tra le righe, ma nel dubbio\u2026 Ebbene: a che pro rifare il finale di un proprio film a distanza di anni, se non di decenni? Per ricaricare il film, <em>this is the answer<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per ricaricare il film affinch\u00e9 non smetta di ticchettare nella coscienza e nell\u2019immaginazione dello spettatore, di una categoria di spettatore in particolare: lo spettatore dove il ragionamento e il sentimento, la riflessione e la sensazione stabiliscono tra loro quel miracoloso accordo fusionale che Clarice Lispector \u2013 sublime scrittrice brasiliana di origine ucraina \u2013 chiama <em>pensare-sentire. <\/em>Un film ben (ri)caricato non finisce, continua a vivere nella vita interiore di chi lo ha vissuto, <em>in primis<\/em> dello spettatore <em>pensante-senziente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La vita \u00e8 ancora la via d\u2019uscita?<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Io censurato in Russia: qui per i valori umanistici si pu\u00f2 finire in carcere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il titolo di un\u2019intervista rilasciata da Aleksandr Sokurov a un quotidiano italiano e non negli anni Settanta o Ottanta, bens\u00ec circa tre mesi fa, mercoled\u00ec 12 novembre 2025. Otto giorni dopo (e qualche giorno prima della venuta del cineasta nell\u2019accademia ferrarese), gioved\u00ec 20 novembre 2025, ho partecipato una cena bolognese con altri cinque convitati: la citata Aliona, i filosofi Francesco Cattaneo e Marcello Barison, Dimitri, un allievo siberiano di Sokurov, e il Maestro in persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cena s\u2019\u00e8 svolta nel ristorante dell\u2019Hotel Roma, dove il Russo alloggiava, mentre al cinema Arlecchino fluiva <em>Fairytale<\/em>, presentato dall\u2019autore che \u00e8 rimasto in sala il quarto d\u2019ora d\u2019ordinanza dall\u2019inizio della proiezione, quello in cui si controlla che tutto fili liscio. Quanto a me, dopo aver pazientemente atteso che il cineasta finisse di lavorarsi la sua cotoletta alla bolognese con patatine fritte, non mi sono trattenuto dal formulargli la domanda che da un pezzo avevo in canna:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La pensa ancora come la pensava quando ha realizzato <\/em>I giorni dell\u2019eclisse<em>, ossia che \u00abla via d\u2019uscita\u00bb dalla \u00abtragedia della vita\u00bb sia \u00abla VITA STESSA\u00bb?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(Specifico che Sokurov parla di \u00abtragedia della vita\u00bb, con riferimento al <em>Faust<\/em> di Goethe, per indicare sinteticamente qualcosa di preciso: \u00abla tragedia della vita\u00bb \u00e8 la morsa costituita dall\u2019incastro tra \u00abil dramma delle circostanze\u00bb e \u00abil dramma delle idee\u00bb. Preciso altres\u00ec che la fonte di provenienza delle locuzioni virgolettate e delle maiuscole sono le note di regia dei <em>Giorni dell\u2019eclisse<\/em> contenute nel pluriattinto volume del 2003 <em>Aleksandr Sokurov. Eclissi di cinema.<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aliona Shumakova ha tradotto la mia domanda e mi ha restituito la laconica replica del Maestro, seguita al silenzio meditativo di un incasso che ha bloccato il tempo, perlomeno per i commensali in ascolto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sokurov mi ha fissato, come a verificare l\u2019impatto della sua uscita sulla mia persona, poi ha abbassato lo sguardo. Ha aggiunto, dopo un altro silenzio pregnante:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non \u00e8 facile oggi.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E io intanto pensavo: non \u00e8 facile oggi in Russia per uno come lui; per un artista censurato e silenziato che, ciononostante, non rinuncia a dire la verit\u00e0; per un pensatore cui il regime non si dimentica di fare il deserto intorno, in patria e fuori, fin dove pu\u00f2, fin dove si estende la sua <em>longa manus<\/em>; per uno che, quando si sveglia la mattina, non ha la certezza, non pu\u00f2 averla, che non sar\u00e0 proprio quello il giorno, il giorno in cui verranno a prenderlo \u2013 vengono la mattina, di norma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sempre la vita \u00e8 la via d\u2019uscita. Non sempre pu\u00f2 esserlo. La vita \u00e8 una via che pu\u00f2 occludersi. La vita \u00e8 una cruna che, se occlusa, s\u2019incrosta e s\u2018impiastra. Come pu\u00f2 esserlo \u2013 la vita, una via d\u2019uscita \u2013 se viene serrata murata offesa mutilata inibita snaturata, fino a ridursi a nuda vita biologica o poco pi\u00f9? Se essa non rispecchia pi\u00f9, nemmeno in minima parte, l\u2019idea di vita che abbiamo scelto e rivendicato, la vita per cui abbiamo lottato? No, non \u00e8 pi\u00f9 la via d\u2019uscita, non pu\u00f2 esserlo, una vita mortificata al punto di perdere ogni bellezza, ogni tensione nobilitante, ogni tenerezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quella cena sono trascorsi quasi due mesi, siamo sbordati nel nuovo anno e questo rovello ha continuato a lavorare da basso continuo nella mia orchestrina encefalica. Quando mi spingo troppo in l\u00e0, Charles Baudelaire mi chiama all\u2019ordine, ricordandomi che il poeta, cio\u00e8 l\u2019artista, possiede due diritti inalienabili: contraddirsi e andarsene. Il richiamo a quest\u2019ordine dell\u2019essenziale non sortisce per\u00f2 l\u2019effetto di placarmi, nemmeno per il ca\u2026volo. Sollecita, al contrario, un\u2019altra domanda, la domanda che d\u00e0 il titolo all\u2019imminente paragrafo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/7.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72154 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"740\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/7.jpeg?resize=800%2C740&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72154\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/7.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/7.jpeg?resize=300%2C278&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/7.jpeg?resize=768%2C710&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/7.jpeg?resize=60%2C56&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Due frame dei <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Quando restare non ha pi\u00f9 senso?<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Fratello, c\u2019\u00e8 un limite, un punto in cui il restare perde senso e valore, per diventare altro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la domanda che venerd\u00ec 26 novembre 2025 ho posto via Whatsapp a Vito Teti. A chi altri avrei potuto porla? La mia pungolata ha attivato un flusso, un flusso critico fino all\u2019autocritica, destinato a continuare e continuando a ingrossarsi, nella forma del dialogo tra il calabrese che \u00e8 restato (Vito) e il calabrese che \u00e8 partito (io, transfuga domiciliatosi nella lingua della letteratura e del cinema). Della riflessione del passionale antropologo restituisco appena qualche rivolo eloquente:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Credo ci sia un limite, un punto \u201cin cui il restare perde senso e valore, per diventare altro\u201d. Se restare ha un senso e un valore quando qualcuno vuole \u201ccacciarti\u201d dal luogo, non ha pi\u00f9 un senso n\u00e9 un valore quando &#8220;restare&#8221; non \u00e8 pi\u00f9 una scelta, ma un&#8217;imposizione. Non ha un senso se, ad esempio, una potenza, una dittatura, una mafia onnipresente ti impediscono di partire, di viaggiare, di andare via.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se non \u00e8 una scelta, restare si trasforma in una prigione, in un luogo invivibile e irriconoscibile, dal quale bisogna fuggire (come \u00e8 accaduto agli esuli durante le dittature). Penso anche che nel momento in cui il patto che tu hai stabilito con i luoghi, o che tu immagini di avere stabilito con essi, viene meno, per qualche ragione a te non imputabile, restare diventa altro: adattamento, rassegnazione, pigrizia.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se qualcuno (le mafie, gli speculatori, i locali) hanno reso irriconoscibile il luogo che si \u00e8 scelto, penso si debba andare via. Ci si pu\u00f2 sentire stranieri in patria perch\u00e9, forse, questa \u00e8 una nostra condizione, ma non si pu\u00f2 essere stranieri perch\u00e9 gli altri devastano i luoghi, li rendono inabitabili, invivibili. In altri termini, \u201cquando tu non servi pi\u00f9 a un luogo\u201d perch\u00e9 esso possa vivere, quel luogo non &#8220;serve&#8221; (brutto verbo) pi\u00f9 a te.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se noi siamo il luogo, se lo scegliamo, se ci sentiamo scelti, possiamo, anche con dolore, con disagio, con desiderio di fuga, restare. Se il luogo diventa \u201cretorica\u201d, trappola, prigionia, causa di sofferenza, se non \u00e8 scelto liberamente, ma imposto o stravolto da persone o eventi, ALLORA RESTARE NON HA PI\u00d9 SENSO.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Certo, poi segue la domanda: dove andare, qual \u00e8 il luogo di una nuova forma di \u201cappaesamento\u201d possibile? La Citt\u00e0 e il Mondo sono, essi stessi, luoghi abitabili e che accolgono. Alla fine mi pare che la domanda cruciale non sia pi\u00f9 \u201cChe ci faccio qui\u201d (alla Chatwin) ma \u201cDove sono?\u201d (alla Latour). Dove posso affermare la mia&#8221;presenza&#8221; e la sensazione di essere nel mondo, in una piccola parte di mondo, che continua ad esistere indipendentemente da me e, forse, anche di tutta la nostra specie di Sapiens Insipiens?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il patto col luogo \u00e8 tradito, se il sentimento del luogo \u00e8 distorto, restare non \u00e8 pi\u00f9 restare ma diventa \u2013 ancora con Vito \u2013 \u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u2026slogan, gadget, pretesto per fare affari e usare i luoghi in maniere non \u201cdecenti\u201d\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiunque sia restato dovrebbe avere la lucidit\u00e0 d\u2019individuare quel punto franante il cui restare \u00e8 diventato insensato e disvaloriale, in quanto partecipazione al degrado, in quanto impotenza della cura al cospetto dell\u2019incuria o \u2013 ancora pi\u00f9 tragicamente \u2013 in quanto autodistruzione sacrificale in un\u2019economia dissacrata di segni viventi e morenti, cio\u00e8 in una dimensione dove il sacrificio si riduce a rituale che non sacralizza pi\u00f9 nulla, dove sacrificarsi equivale a compiere un harakiri in un micro o macrocosmo la cui bussola samuraica \u00e8 infranta senza rimedio, dove quel che resta del sacrificio di una vita sono la puzza e lo sporco di uno sbudellamento vano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando il restare \u00e8 con queste brutte cose che si va a lordare, allora s\u00ec che \u00e8 venuto il momento di partire. Partire verso uno spaziotempo che accolga lo spaesamento, il cercarsi persino nel disconoscimento, il perdere pezzi che non si riformano come code di lucertola, la presenza ferita, il cicatrizzarsi progressivo, il contraddirsi fino al nucleo d\u2019una pi\u00f9 remota coerenza, una coerenza che sia dote gravosa e radiosa dell\u2019esilio, un esilio magari cronico e autoimmune come il lupus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si chiudono porte, in continuazione, ma resta socchiuso un portone: il portone del mondo. Se abbiamo la capacit\u00e0 di passare dalla fessura (se non addirittura la forza di spalancarla e non solo <em>pro domo nostra<\/em>), allora andarsene pu\u00f2 essere una salvezza. La salvezza di quel che conta. La salvezza del trapiantabile e del vivificabile. La salvezza del salvabile-malgrado-tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andarsene \u00e8 una salvezza condizionata. Andarsene \u00e8 una salvezza a condizione che mettersi in movimento sia ancora un\u2019opzione percorribile, che non sia troppo tardi, che la campanella stia ancora suonando per noi, che il portone del mondo non sia stato sbarrato, brutalmente o surrettiziamente sbarrato. A condizione che non ci abbiano chiusi dentro. Come in una tomba.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Questione di vitarte<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mercoled\u00ec 19 novembre, Il giorno prima della suddetta cena, nel vivo della <em>lectio magistralis<\/em> tenuta da Aleksandr Sokurov in una sala all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, con la regia del prof visionario Francesco Cattaneo, una studentessa russa ha posto al cineasta un quesito di cui restituisco il succo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Cosa dobbiamo fare noi giovani in questo mondo incasinato?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec parl\u00f2 Sokurov:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Diventate maestri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Solo allora conquisterete il diritto di essere ascoltati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Come si acquista la maestria?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Con lo studio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ma essere maestro non vuol dire automaticamente essere autore, essere artista, si pu\u00f2 restare un valente artigiano.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Essere autore vuol dire non avere paura per la propria vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Un autore non teme per la propria vita perch\u00e9 quello che fa, quello che deve fare, \u00e8 pi\u00f9 importante della vita stessa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho arieggiato le frasi con salti di riga per fare respirare la risposta nella sua portata sapienzale. Vengo alla sostanza. Personalmente sono convinto che \u00abautore\u00bb sia una parola neutra, senza segni pi\u00f9 n\u00e9 segni meno. Essere autore, al grado zero, significa essere portatore di tre cose: visione consapevolezza responsabilit\u00e0. Partendo da questa base, possiamo individuare autori che hanno qualcosa da dirci, e da farci sentire, e autori che invece non ce l\u2019hanno, che non sono la nostra tazza di t\u00e8, con un modo di dire corrente: da questo assunto in avanti si entra nell\u2019orbita della qualit\u00e0, del criterio valutativo, della prospettiva epistemologica, eccetera. Sono per\u00f2 d\u2019accordo con Sokurov sul fatto che \u2013 se c\u2019\u00e8 una razza d\u2019autore cui spetti a priori un grado di superiore considerazione morale \u2013 si tratti dell\u2019autore che non tema per la propria vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo spavaldo di un autore \u00e8 uno che, alla fine della fiera, non si sia arreso, non abbia perso il rispetto di s\u00e9, non si sia sconfessato per salvarsi la pelle, non abbia compiuto la vigliaccheria di tornare indietro dove altri paventavano parate di morte, non si sia smarrito nei cupi e tortuosi sentieri di una vita tradita, abbia mantenuto il diritto di guardarsi allo specchio e di dirsi non solo maestro, non solo artigiano, ma reggente d\u2019un regno, officiante d\u2019un culto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Reggente d\u2019un regno: il regno dell\u2019opera, laddove non smettono d\u2019imperare le sue istanze sovrane, scatenatamente e ragionatamente sovrane. Officiante d\u2019un culto: quel culto che, mentre mette a repentaglio la vita, la rende meritevole in grado supremo di essere vissuta; quel culto eversivo e politeista che si pu\u00f2 chiamare con un numero di nomi che supera i novantanove appellativi di Allah \u00e8 che io chiamo vitarte per brevit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa angolazione, la frase \u00abEssere autore vuol dire non avere paura per la propria vita\u00bb \u00e8 un inno alla vita vissuta nel sogno dell\u2019arte, di un\u2019arte esperita nel segno della vita: un inno alla vitarte.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Fino alla fine dell\u2019uomo<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Meglio, allora, morire combattendo che vivere, trallallero, in ginocchio&#8230;<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una frase che compare a pagina 178 dell\u2019edizione italiana di <em>Un miliardo di anni prima della fine del mondo<\/em>, il cui pulpito \u00e8 quello del matematico Vajngarten, uno degli scienziati che si sono inginocchiati sotto il pressing del sistema, uno di quelli che intimiditi si sono afflosciati, appecorinati al potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 una frase che Aleksandr Sokurov non avrebbe difficolt\u00e0 a sottoscrivere, mi ci gioco il press-book italiano di <em>Moloch<\/em> (1999), a patto per\u00f2 di potarla di quel sordido trallallero \u2013 il trallallero sarcastico fino al cinismo di colui che ha mollato, un trallallero pi\u00f9 velenoso dell\u2019Eternit \u2013 e cos\u00ec completarla:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Meglio morire combattendo che vivere in ginocchio tradendo la vitarte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec decementata, tale frase assurge a pensiero non indegno di essere dissodato con le zappate ben ritmate di una seriet\u00e0 serenamente giocosa, di essere sementato coi chicchi del nostro peculiare creare, di essere deinquinato e bonificato senza posa. Un pensiero, in sintesi, di cui prenderci cura al fine di farlo durare. Proprio cos\u00ec, durare: un durare che sta al tempo come allo spazio sta il restare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durare \u2013 forse non esattamente <em>sub specie aeternitatis<\/em>, essendo scavalcabili d\u2019un sol balzo dall\u2019ordine di grandezza dell\u2019eternit\u00e0, noi ancora umani, come nel gioco della cavallina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durare \u2013 perlomeno finch\u00e9 sopravvivremo come specie su questa palla rotante avviata alla boa del suo quinto miliardo di anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durare \u2013 magari per il prossimo miliarduccio di capodanni o gi\u00f9 di l\u00ec, volendo essere ottimisti, era in pi\u00f9, era in meno, dipende dai pronostici.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-nuova.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72160 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"855\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-nuova.jpg?resize=600%2C855&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72160\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-nuova.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-nuova.jpg?resize=211%2C300&amp;ssl=1 211w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-nuova.jpg?resize=60%2C86&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tre frame de <em>I giorni dell\u2019eclisse<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: frame da <\/em>I giorni dell\u2019eclisse<em> (1988) di Aleksandr Sokurov<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La fotografia de \u201cI Giorni dell\u2019eclisse\u201d di Aleksandr Sokurov \u00e8 gialla, come se il film fosse intriso d\u2019una variabile nebbia gialla, gialla d\u2019un giallo ch\u2019\u00e8 molteplici gialli. Giallo polvere, giallo fumo, giallo fummo siamo torneremo, giallo nube atomica, giallo polverone post-atomico, giallo fungiforme, giallo dopobomba come dopobomba \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 che abita l\u2019opera e che vi annaspa, giallo brodo primordiale andato a male, giallo acido, giallo tirannosaurico. [\u2026] Giallo oro, giallo pioggia dorata, giallo splendore di una porta regale, giallo arciprete Florenskij, giallo icona russa, giallo lusso che lussa il profilmico per riarticolarlo nella lingua dell\u2019arte, giallo trasfiguratorio di una luce sontuosa, giallo che fa luce alle tre del mattino, giallo tempesta di sabbia, giallo Turner incazzato, giallo Van Gogh attenuato, giallo campo di grano nebulizzato, giallo fluorescenza dell\u2019anima scontornata tracimata, giallo stratigrafia di un sogno insonne, giallo fiaba che riscatta l\u2019etnografia ingiallita di un\u2019isola che non c\u2019\u00e8 o forse non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 o peggio non c\u2019\u00e8 mai stata, giallo Isola dei Morti e dei Morituri erosa dal mare del Tempo, giallo naufragio, giallo fata morgana, giallo abbacinamento, giallo rosa del deserto.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":26,"featured_media":72092,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[102],"tags":[3446,118,159],"coauthors":[1948],"class_list":["post-72084","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-aleksandr-sokurov","tag-cinema","tag-jonny-costantino","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Talismano Sokurov - Jonny Costantino<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La fotografia de \u201cI Giorni dell\u2019eclisse\u201d di Aleksandr Sokurov \u00e8 gialla, come se il film fosse intriso d\u2019una variabile nebbia gialla, gialla d\u2019un giallo ch\u2019\u00e8 molteplici gialli. 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Nel 2000 si laurea in Giurisprudenza con tesi in Criminologia (\u201cIl grande criminale tra criminologia e cinema\u201d) e subito avvia una collaborazione biennale con Vittorio De Seta (il regista di \u201cBanditi a Orgosolo\u201d). Nel 2005 fonda con Fabio Badolato la BaCo Productions e nel 2019 con Rita Deiola la Salamander Giant, entit\u00e0 produttive entrambe attive. \u00c8 l\u2019ideatore e il direttore artistico di Ultracinema Art Festival e insegna Regia alla Blow-up Academy di Ferrara, di cui \u00e8 vicedirettore artistico. Vive a Bologna. Tra i film: \u201cJust Play and Never Stop. Un viaggio spericolato nel jazz\u201d (2025), \u201cSbundo\u201d (2020-24), \u201cCarnale Carnale\u201d (2023), \u201cDallarte\u201d (2023), \u201cLa lucina\u201d (2018), \u201cIl firmamento\u201d (2013), \u201cBeira Mar\u201d (2010), \u201cLe Corbusier in Calabria\u201d (2009), \u201cJazz Confusion\u201d (2006). Tra i libri: \u201cPiressia\u201d (2024), \u201cCormac Blood Dance\u201d (2023), \u201cGiovanni Blanco\u201d (2023), \u201cUltraporno\u201d (2021), \u201cLa mano bruciata. Scrittori, pittori, elezioni\u201d (2021), \u201cUn uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista\u201d (2020), \u201cNella grande sconfitta c\u2019\u00e8 la grande umanit\u00e0\u201d (con Michael Fitzgerald, 2020), \u201cMal di fuoco\u201d (2016), \u201cVolti a fronte\u201d (con Domenico Brancale, 2013). Tra le riviste: \u00e8 stato redattore di \u201cCineforum\u201d e caporedattore di \u201cCarte di Cinema\u201d; nel 2009 ha fondato \u201cRifrazioni. 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Giallo oro, giallo pioggia dorata, giallo splendore di una porta regale, giallo arciprete Florenskij, giallo icona russa, giallo lusso che lussa il profilmico per riarticolarlo nella lingua dell\u2019arte, giallo trasfiguratorio di una luce sontuosa, giallo che fa luce alle tre del mattino, giallo tempesta di sabbia, giallo Turner incazzato, giallo Van Gogh attenuato, giallo campo di grano nebulizzato, giallo fluorescenza dell\u2019anima scontornata tracimata, giallo stratigrafia di un sogno insonne, giallo fiaba che riscatta l\u2019etnografia ingiallita di un\u2019isola che non c\u2019\u00e8 o forse non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 o peggio non c\u2019\u00e8 mai stata, giallo Isola dei Morti e dei Morituri erosa dal mare del Tempo, giallo naufragio, giallo fata morgana, giallo abbacinamento, giallo rosa del deserto.","og_url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/","og_site_name":"Antinomie","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","article_author":"http:\/\/www.facebook.com\/RIFRAZIONI.dalcinemaalloltre\/","article_published_time":"2026-01-20T23:01:00+00:00","og_image":[{"width":1100,"height":627,"url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Testa-Nuova.jpeg?fit=1100%2C627&ssl=1","type":"image\/jpeg"}],"author":"Jonny Costantino","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@antinomie_it","twitter_site":"@antinomie_it","twitter_misc":{"Scritto da":"Jonny Costantino","Tempo di lettura stimato":"38 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/"},"author":{"name":"Jonny Costantino","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/ad3c1c1a8f04ba179135017da647cd0f"},"headline":"Talismano Sokurov","datePublished":"2026-01-20T23:01:00+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/"},"wordCount":6873,"publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Testa-Nuova.jpeg?fit=1100%2C627&ssl=1","keywords":["Aleksandr Sokurov","Cinema","Jonny Costantino"],"articleSection":["Cinema"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/","name":"Talismano Sokurov - Jonny Costantino","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/21\/talismano-sokurov\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Testa-Nuova.jpeg?fit=1100%2C627&ssl=1","datePublished":"2026-01-20T23:01:00+00:00","description":"La fotografia de \u201cI Giorni dell\u2019eclisse\u201d di Aleksandr Sokurov \u00e8 gialla, come se il film fosse intriso d\u2019una variabile nebbia gialla, gialla d\u2019un giallo ch\u2019\u00e8 molteplici gialli. 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Nel 2000 si laurea in Giurisprudenza con tesi in Criminologia (\u201cIl grande criminale tra criminologia e cinema\u201d) e subito avvia una collaborazione biennale con Vittorio De Seta (il regista di \u201cBanditi a Orgosolo\u201d). Nel 2005 fonda con Fabio Badolato la BaCo Productions e nel 2019 con Rita Deiola la Salamander Giant, entit\u00e0 produttive entrambe attive. \u00c8 l\u2019ideatore e il direttore artistico di Ultracinema Art Festival e insegna Regia alla Blow-up Academy di Ferrara, di cui \u00e8 vicedirettore artistico. Vive a Bologna. Tra i film: \u201cJust Play and Never Stop. Un viaggio spericolato nel jazz\u201d (2025), \u201cSbundo\u201d (2020-24), \u201cCarnale Carnale\u201d (2023), \u201cDallarte\u201d (2023), \u201cLa lucina\u201d (2018), \u201cIl firmamento\u201d (2013), \u201cBeira Mar\u201d (2010), \u201cLe Corbusier in Calabria\u201d (2009), \u201cJazz Confusion\u201d (2006). Tra i libri: \u201cPiressia\u201d (2024), \u201cCormac Blood Dance\u201d (2023), \u201cGiovanni Blanco\u201d (2023), \u201cUltraporno\u201d (2021), \u201cLa mano bruciata. Scrittori, pittori, elezioni\u201d (2021), \u201cUn uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista\u201d (2020), \u201cNella grande sconfitta c\u2019\u00e8 la grande umanit\u00e0\u201d (con Michael Fitzgerald, 2020), \u201cMal di fuoco\u201d (2016), \u201cVolti a fronte\u201d (con Domenico Brancale, 2013). Tra le riviste: \u00e8 stato redattore di \u201cCineforum\u201d e caporedattore di \u201cCarte di Cinema\u201d; nel 2009 ha fondato \u201cRifrazioni. 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