{"id":72039,"date":"2026-01-26T00:01:00","date_gmt":"2026-01-25T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=72039"},"modified":"2026-01-26T10:47:55","modified_gmt":"2026-01-26T09:47:55","slug":"florenskij-e-le-api-vedere-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/26\/florenskij-e-le-api-vedere-la-vita\/","title":{"rendered":"Florenskij e le api: vedere la vita","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">\u00abLa vita dell&#8217;ape \u00e8 come un pozzo magico: pi\u00f9 ne attingi, pi\u00f9 si riempie d\u2019acqua\u00bb. \u00c8 una delle citazioni pi\u00f9 famose del biologo austriaco Karl von Frisch (1886-1982), contenuta nel suo testo <em>Bees: Their Vision, Chemical Senses and Language<\/em>, pubblicato nel 1950, revisionato in una seconda edizione nel 1971 e concepito come introduzione al grande pubblico delle sue ricerche sulle sensorialit\u00e0 e modi di comunicare delle api<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Von Frisch dedic\u00f2 tutta la sua vita allo studio e alla comprensione dei misteriosi imenotteri, cercando di dimostrare scientificamente l\u2019esistenza di strutture e codici consolidati alla base dei loro movimenti, scambi e pattern comportamentali \u2014 prima fra tutte, la decifrazione del significato della \u201cdanza dell\u2019addome\u201d, cruciale nel comunicare la presenza esterna di nettare, polline e acqua e nel reclutare altre api dall\u2019alveare per assicurare l\u2019approvvigionamento, quindi la sopravvivenza dell\u2019intero gruppo. Insieme a Konrad Lorentz e Nikolaas Tinbergen, von Frisch contribu\u00ec alla diffusione dello studio scientifico e comparato del comportamento animale: una branca disciplinare conosciuta poi come etologia, il cui primo riconoscimento pi\u00f9 importante avvenne nel 1973, quando i tre biologi vinsero il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si ripercorre la genealogia di quest\u2019ultimo termine, \u201cfisiologia\u201d, si arriva a un piccolo testo composto probabilmente ad Alessandria d\u2019Egitto tra la fine del II e l\u2019inizio del III secolo: si tratta del <em>Physiologus<\/em>, una delle prime testimonianze di esegesi simbolica della natura, la cui traduzione latina forn\u00ec in seguito la base per la nascita dei bestiari germanici, francesi e italiani del XII e XIII secolo. Il trattato svolge una funzione dottrinale, identificando la natura dei modi di vivere di numerosi animali \u2014 dal leone all\u2019upupa, passando per sirene, ippocentauri e il leggendario Caradrio, l\u2019uccellino bianco che si diceva vivesse nei giardini reali \u2014 prima come allegoria morale e poi nel suo significato propriamente teologico \u2014 diretta rivelazione dell\u2019intelligenza divina \u2014 trasponendo nella natura i \u00abTre sensi della Scrittura\u00bb teorizzati da Origene per l\u2019esegesi Biblica. Tra i tre \u2014 letteralit\u00e0, morale e spiritualit\u00e0 \u2014 \u00e8 interessante in questo caso il primo: quello relativo al corpo della natura bestiale, fisica, e organica che viene considerato lo specchio della realt\u00e0 celeste: un mistero svelato nel movimento dei corpi viventi, come se si assistesse a una segreta corrispondenza tra la terra e il cielo. Non \u00e8 un caso che, nello stesso periodo del <em>Physiologus<\/em>, stessero nascendo i primi movimenti gnostici, e neanche che, in questi secoli, il primo cristianesimo si ibridasse con essi declinando una comune tensione ermetica nel <em>vedere <\/em>il mondo fisico come manifestazione visibile di una volont\u00e0 altra, prodigiosa e imperscrutabile se non tramite, appunto, le sue espressioni terrestri.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72056 lazyload\" style=\"aspect-ratio:1.287911456087394;width:596px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"660\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-2.jpg?resize=850%2C660&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72056\" style=\"aspect-ratio:1.287911456087394;width:596px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-2.jpg?w=850&amp;ssl=1 850w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-2.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-2.jpg?resize=768%2C596&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/2-2.jpg?resize=60%2C47&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Rappresentazione della danza dell\u2019addome, tratta dal testo di Karl Von Frisch <em>Tanzsprache und Orientierung der Bienen <\/em>(\u201cIl linguaggio della danza e l\u2019orientamento delle api\u201d [N.d.R.]), Berlino, 1965.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 di <em>vedere<\/em> si tratta: soffermarsi sul movimento di corpi viventi e non umani che circondano lo sguardo. Farlo attraverso una contemplazione partecipata, anteriore alle diverse declinazioni che l\u2019interpretazione di questo movimento pu\u00f2 prendere. Vedere la vita intorno: che sia filtrata dalla spiritualit\u00e0 esoterica del <em>Physiologus<\/em> (e delle altre religioni antiche) o dal vetrino delle metodiche osservazioni di Karl von Frisch. Disvelare scientificamente la struttura comportamentale degli animali o renderla riflesso teologico di un\u2019altra volont\u00e0, ulteriore e invisibile: le domande prime riguardano il come la vita autodetermini se stessa, nella sua forma e nel suo fluire, come confrontarsi \u2014 ritornando ad essa \u2014 con quella `\u00abletteralit\u00e0\u00bb del mondo vivente e, soprattutto, come imparare a vederla in tutta la sua selvatichezza senza riposo, sempre in movimento, in fuga da qualsiasi trappola formale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 possibile allora un punto di incontro tra spiritualit\u00e0 e scienza, tra la dilatazione celeste e l\u2019affondo tecnico-scientifico, quando si cerca di capire come vedere ci\u00f2 che vive intorno a noi? Forse anche per l\u2019ignoto mago-fisiologo alessandrino il mondo si poneva davanti come un pozzo \u00abmagico\u00bb, allo stesso modo delle api danzanti per von Frisch?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimanendo nell\u2019ambito della \u00abletteralit\u00e0\u00bb, teologia e scienza si incontrano nella storia di un apicoltore greco chiamato Isidoros \u0162iminis che, nella ex regione di Kapandriti \u2014 territorio nella periferia dell\u2019Attica vicino ad Atene e dal 2011 compreso nel comune di Oropos \u2014 ogni privamera posiziona nelle sue arnie icone di Cristo e della Vergine Maria con lo scopo di benedire le api e favorire la produzione del miele<a id=\"_ftnref2\" href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardando alle fotografie delle fasi finali di questo processo, si assiste tuttavia a un curioso cortocircuito, che di anno in anno si ripete: l\u2019architettura dei favi esagonali costruiti dalle api si interrompe sempre intorno alle icone, le circonda \u2014 evitando meticolosamente di ricoprirle \u2014 e le preserva \u2014 lasciandole sopravvivere come latenze silenziose e centri di discontinuit\u00e0. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1-Le-api-venerano-i-22Volti-Santi22.-Limmagine-del-Signore-rimane-scoperta.jpg.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72051 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"238\" height=\"400\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1-Le-api-venerano-i-22Volti-Santi22.-Limmagine-del-Signore-rimane-scoperta.jpg.jpg?resize=238%2C400&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72051\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1-Le-api-venerano-i-22Volti-Santi22.-Limmagine-del-Signore-rimane-scoperta.jpg.jpg?w=238&amp;ssl=1 238w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1-Le-api-venerano-i-22Volti-Santi22.-Limmagine-del-Signore-rimane-scoperta.jpg.jpg?resize=179%2C300&amp;ssl=1 179w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1-Le-api-venerano-i-22Volti-Santi22.-Limmagine-del-Signore-rimane-scoperta.jpg.jpg?resize=60%2C101&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>[Le api venerano i &#8220;Volti Santi&#8221;. L&#8217;immagine del Signore rimane scoperta.]<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In queste fotografie \u00e8 impossibile distinguere i due \u201ccorpi\u201d dell\u2019immagine: quello temporale, immanente, processuale e formalmente metodico del tappeto di esagoni realizzato dalle api, e quello a-temporale, trascendente e sintetico delle icone. Risulterebbe inoltre vano il tentativo di linearizzare queste immagini, cercando di definire se ci si trovi davanti a un processo di concentrazione (i favi che tendono verso il nucleo centrale di Cristo) o di dilatazione (l\u2019immagine sacra che si estende, incarnandosi nella forma naturale, attraverso le pareti organiche dell\u2019alveare, come testimonianza di un\u2019unica ed esoterica intellezione divina).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due \u201ccorpi\u201d inducono piuttosto a soffermarsi sulla loro porosit\u00e0, invitando a sostare nella \u201cletteralit\u00e0\u201d di queste immagini discontinue in cui morfologia naturale e gesto spirituale collidono e si intrecciano su uno stesso piano fisico e simbolico.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72053 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"230\" height=\"400\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-1.jpg?resize=230%2C400&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72053\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-1.jpg?w=230&amp;ssl=1 230w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-1.jpg?resize=173%2C300&amp;ssl=1 173w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-1.jpg?resize=60%2C104&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>[Le api venerano i &#8220;Volti Santi&#8221;. L&#8217;icona della Vergine Maria rimane scoperta.]<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soffermandosi sul perimetro indefinito dato dall\u2019interruzione dei favi \u2014 il circondario di enzimi, secrezioni e proteine che costeggia i bordi delle icone \u2014 si nota l\u2019accenno del volume di questa struttura, che proietta le sue dimensioni oltre il piano della tela-arnia: come in un collage ento-umano che spontaneamente condivide quella stessa tensione all\u2019incorporazione del reale che, nel 1912, si era materializzata nel primo collage cubista di Pablo Picasso \u2014 <em>Natura morta con sedia impagliata <\/em>\u2014 radicalizzando quella diffrazione della percezione iniziata con <em>Les Damoiselles d\u2019Avignon <\/em>(1907) e <em>Case all\u2019Estaque<\/em> (1908) ad opera di George Braque. Il tempo e li movimento entravano, sfigurandola, nella planarit\u00e0 della rappresentazione, portando a compimento quel tradimento della verosimiglianza mimetica iniziato con il post-impressionismo: il ritorno alla superficializzazione del piano pittorico e alla negazione dell\u2019efficacia della pretesa naturalistica \u2014 con il conseguente affondo nei reami della meccanica percettiva, dell\u2019astrazione, del simbolismo e dell\u2019espressionismo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72060 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"611\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-2.jpg?resize=800%2C611&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72060\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-2.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-2.jpg?resize=300%2C229&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-2.jpg?resize=768%2C587&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-2.jpg?resize=60%2C46&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Pablo Picasso, <em>Natura morta con sedia impagliata<\/em>, 1912, collage di pittura a olio, tela cerata, carta e corda su tela, 29 x 32 cm, Mus\u00e9e National Picasso, Parigi.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quelli delle avanguardie storiche sono anche gli stessi anni in cui Pavel Florenskij scriveva <em>La prospettiva rovesciata<\/em>, pubblicato nel 1919 insieme ad altri scritti relativi al tema dell\u2019icona, in difesa del patrimonio sacro della Lavra della Trinit\u00e0 di San Sergio, di cui Florenskij era diventato, nel 1918, responsabile della Commissione per la tutela dei monumenti dell\u2019arte e dell\u2019antichit\u00e0 (unico modo per assicurarne la sopravvivenza a fronte delle requisizioni forzate ad opera del neonato regime bolscevico di Lenin).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la dimostrazione matematicamente argomentata dell\u2019illusione della naturalezza prospettica, Florenskij scrive \u00abIn sintesi: <em>rappresentare uno spazio su un piano \u00e8 possibile, ma non lo si pu\u00f2 fare senza distruggere la forma di ci\u00f2 che \u00e8 rappresentato<\/em>. [\u2026] <em>Il naturalismo \u00e8, una volta per tutte, impossibile. <\/em>Imbocchiamo cos\u00ec immediatamente la via del simbolismo [\u2026]. In un colpo solo rinunciamo all\u2019essenza spaziale delle cose [\u2026] e ci concentriamo esclusivamente sul loro <em>involucro<\/em>: d\u2019ora in avanti parlando delle cose, non intenderemo affatto le cose stesse, ma solo le superfici che delimitano certe regioni dello spazio. [\u2026] Alla realt\u00e0 abbiamo sostituito la sua scorza.\u00bb<a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72062 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"620\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-2.jpg?resize=500%2C620&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72062\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-2.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-2.jpg?resize=242%2C300&amp;ssl=1 242w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/5-2.jpg?resize=60%2C74&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Georges Braque, <em>Case all\u2019Estaque<\/em>, 1908, olio su tela, 73 x 59,5 cm, Kunstmuseum Bern<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono parole che potrebbero ricordare, anche se scritte in un contesto diverso, le stesse urgenze dietro le macchie \u2014 scorze \u2014 delle tele di C\u00e9zanne, o dietro le linee dei fili della vera sedia impagliata nel collage di Picasso, seguendo quella tensione di incorporazione della realt\u00e0 nelle sue infinite fluttuazioni, \u201cperdendola\u201d e ricostruendola <em>sul<\/em> piano dell\u2019immagine, come se Florenskij e le avanguardie si incontrassero nel condividere un certo ritorno alla \u201cletteralit\u00e0\u201d dinamica del mondo \u2014 e al suo mistero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlando delle icone, le stesse che nelle arnie di \u0162iminis sono circondate dalle tracce di un reale movimento di una vita non umana, Florenskij affronta proprio il mistero del movimento vivente e della sua forma, parlando della \u00abnatura sintetico-spirituale\u00bb delle immagini: \u00abCi\u00f2 che si chiama immagine visiva dell\u2019artista \u00e8 la sintesi psichica delle infinite percezioni visive realizzate dai <em>diversi <\/em>punti di vista [\u2026] D\u2019altro canto, <em>in quinto luogo<\/em>, le cose cambiano, si muovono, volgono verso lo spettatore lati diversi, crescono e si rimpiccioliscono: il mondo \u00e8 vita, non gelida staticit\u00e0. [\u2026] L\u2019artista non raffigura una cosa, ma la vita di una cosa in base all\u2019impressione che ne riceve. [\u2026] D\u2019altronde, \u00e8 esattamente questa la percezione della realt\u00e0 pi\u00f9 consueta e pi\u00f9 viva e, sia detto pur di sfuggita, \u00e8 proprio questo tipo di percezione che d\u00e0 una pi\u00f9 profonda conoscenza della realt\u00e0. L\u2019espressione pittorica di questa conoscenza \u00e8 l\u2019obiettivo naturale dell\u2019artista. Ma \u00e8 possibile?\u00bb<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. (p. 108.109).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La possibilit\u00e0 di un\u2019immagine che intercetta la vita: \u00e8 questo il centro dell\u2019interrogativo di Florenskij e del suo approdo all\u2019importanza tanto dell\u2019icona quanto, in generale, di una visione decentrata, processuale, organica, animale, allo stesso tempo selvatica e divina, terrestre e spirituale. Su queste ultime congiunzioni \u00e8 possibile allora guardare le immagini delle arnie di \u0162iminis, dove lo scardinamento della visione unica \u00e8 innescato dalla stessa morfologia naturale dei favi e del loro spazio non euclideo, allo stesso modo della costruzione policentrica, \u00abrovesciata\u00bb e discontinua delle icone al centro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Probabilmente, la mancata copertura delle icone sar\u00e0 dovuta alla composizione chimica dei pigmenti, che in qualche modo interrompe il movimento delle api. Oppure queste immagini amatoriali potrebbero essere delle diapositive di un processo pi\u00f9 esteso, immortalato da \u0162iminis poco prima che le icone vengano ricoperte dal lavorio delle api. Ma se ci si sofferma su questa accidentalit\u00e0, sulla \u00abletteralit\u00e0\u00bb e sulla carne di tali fotografie, si intuisce allora la possibilit\u00e0 di aprire questa loro porosa antinomia di due movimenti riuniti, manifestazioni dei due \u201ccorpi\u201d citati all\u2019inizio di questo vagabondare per immagini: il movimento visibile delle api e quello invisibile, evocato e sintetizzato dalla costruzione dell\u2019icona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambi coesistono nello spazio intermedio (quello in cui potrebbero riunirsi la mistica di Florenskij e il materialismo delle avanguardie) di una condivisa dimensione fisiologica: tanto dell\u2019oggetto della visione \u2014 la realt\u00e0 mai conchiusa in un\u2019immagine unica \u2014 quanto nello sguardo che vi si posa \u2014 processuale, animale, vivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimane, infine, nella profondit\u00e0 di questa condivisione, l\u2019enigma della forma: di come rendere e tradurre in immagine questo corpo selvatico e creaturale del mondo, di come non soffermarsi in una visione unica e accettare che le cose cambino, e cambiando con loro rimanere in movimento in quel punto in cui l\u2019ecologia della visione coincide con l\u2019ecologia della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli studi scientifici di Karl von Frisch sulle api hanno esplorato le dinamiche segrete di questi movimenti viventi; le arnie sacre di \u0162iminis li hanno fatti incontrare con le immagini del divino; le avanguardie storiche hanno reso la diffrazione della realt\u00e0 un metodo e una promessa di conoscenza; la mistica di Florenskij si flette nell\u2019apertura radicale all\u2019infinit\u00e0 di forme della natura, come se immagini, visione e realt\u00e0 si fondessero in un unico corpo espanso. Che questo breve itinerario a salti, guidato dalle risonanze delle immagini, possa estendersi in una pi\u00f9 ampia riflessione sul rapporto tra ecologia e spiritualit\u00e0, rimane una possibilit\u00e0 aperta. Per ora pu\u00f2 essere un invito a sostare in quel mondo ossimorico che, prendendo in prestito la sensibilit\u00e0 di Anna Maria Ortese, si presenta come \u00abcorpo celeste\u00bb. Qui, in questa antinomia, nella soglia tra la \u00abletteralit\u00e0 delle cose\u00bb e le loro possibilit\u00e0 ulteriori, pu\u00f2 costruirsi una pragmatica della meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl mondo <em>\u00e8 un corpo celeste<\/em>, e tutte le cose, nel mondo e fuori, sono di materia celeste, e la loro natura<em>, <\/em>e il loro senso \u2014 tranne una folgorante dolcezza \u2014 sono insondabili\u00bb<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Resta da capire se, in questa \u00abfolgorante dolcezza\u00bb e insondabilit\u00e0 selvatica della vita, ci sia una possibilit\u00e0 per uno sguardo e una politica che intercettino tale movimento continuo, lo rispettino e lo incorporino, accettando anche la distruzione delle loro forme consolidate.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72064 lazyload\" style=\"aspect-ratio:1.0093754577860248;width:395px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"323\" height=\"320\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-2.jpg?resize=323%2C320&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-72064\" style=\"aspect-ratio:1.0093754577860248;width:395px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-2.jpg?w=323&amp;ssl=1 323w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-2.jpg?resize=300%2C297&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-2.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/6-2.jpg?resize=60%2C59&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 323px) 100vw, 323px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Le api ritornano ai loro alveari in tre file ordinate, miniatura tratta dal <em>Bestiario di Aberdeen<\/em>, f. 63r, XII secolo.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Per la prima traduzione italiana del testo si veda: K. Von Frisch, <em>Il linguaggio delle api<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 1976.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Si veda: <em><a href=\"https:\/\/aleteia.org\/2017\/07\/05\/the-mysterious-icon-preserving-bees\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">The mystery of icon-preserving bees<\/a> <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Pavel Florenskij, <em>La prospettiva rovesciata<\/em>, Adelphi, Milano, 2020, p. 87.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> <em>Ivi<\/em>, pp. 107-108.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Anna Maria Ortese, <em>Dove il tempo \u00e8 un altro<\/em>, in <em>Corpo Celeste<\/em>, Adelphi, Milano, 1997, p. 61.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: Le api ritornano ai loro alveari in tre file ordinate, miniatura tratta dal <\/em>Bestiario di Aberdeen<em>, f. 63r, XII secolo (particolare)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile un punto di incontro tra spiritualit\u00e0 e scienza, tra la dilatazione celeste e l\u2019affondo tecnico-scientifico, quando si cerca di capire come vedere ci\u00f2 che vive intorno a noi? 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