{"id":71952,"date":"2026-01-16T00:01:00","date_gmt":"2026-01-15T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=71952"},"modified":"2026-01-25T10:19:45","modified_gmt":"2026-01-25T09:19:45","slug":"i-fasmidi-didi-huberman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/16\/i-fasmidi-didi-huberman\/","title":{"rendered":"I fasmidi &amp; Didi-Huberman","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Da anni convivo con i Fasmidi, ossia gli insetti stecco. Mi prendo cura di loro e li studio, da entomologo e scrittore. In appositi terrari mantengo in casa una colonia composta da svariati esemplari di <em>Sungaya inexpectata<\/em>, <em>Eurycantha horrida<\/em>, due specie di <em>Phyllium<\/em>, <em>Bacillus rossii<\/em>, <em>Ramulus artemis<\/em> ed altre specie ancora. Per capire meglio questa altrimenti inspiegabile fascinazione ho affiancato ai libri e alle pubblicazioni di entomologia una nutrita biblioteca di studi antropologici e di storia della scienza. Ho deciso di affiancare agli strumenti d\u2019analisi della scienza quelli mutuati dall\u2019analisi iconografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un testo \u00e8 risultato centrale, tanto spesso viene citato e ricorre nei repertori bibliografici sul tema. Nel 1989, sul numero tredici della \u201cRevue litt\u00e9raire de photographie\u201d, usc\u00ec il saggio del filosofo francese Georges Didi-Huberman (1953) dal titolo <em>Il paradosso del fasmide<\/em>. Il breve e assai citato scritto introdurr\u00e0 poi la raccolta <em>La conoscenza accidentale. Apparizione e sparizione delle immagini<\/em>, in cui l\u2019autore analizza \u201cimmagini trovate\u201d, opere d\u2019arte e fotografie, sviluppando il metodo d\u2019analisi estetica ideato agli inizi del Novecento dallo storico dell\u2019arte tedesco Aby Warburg.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019articolo (citato oltremodo dai letterati e artisti ma negletto dagli scienziati) cosa comunica se interrogato con l\u2019attitudine dell\u2019entomologo? L\u2019incipit \u00e8 folgorante: \u201cSoltanto ci\u00f2 che all\u2019inizio fu capace di dissimularsi pu\u00f2 apparire\u201d. Didi-Huberman fa emergere un paradosso perch\u00e9 l\u2019apparente, per un solo momento, rende accessibile qualcosa che evoca il lato nascosto del mondo visibile, il lato nascosto della foglia, il territorio della dissomiglianza. \u00c8 appunto lo spazio vago che apparenta il Fasmide al rovo, sua pianta nutrice negli spazi coatti dei fauna box.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le pagine che compongono il breve testo raccontano di un\u2019esperienza evenemenziale, la sua visita ai terrari del Jardin des Plantes di Parigi. Il filosofo francese &#8211; per quanto dotato di un occhio entomologico e pur avendo seguito le tracce intermittenti delle lucciole in <em>Lucciole: una politica delle sopravvivenze<\/em> (2010) \u2013 s\u2019imbatte fortuitamente nei Fasmidi, non si reca al museo con l\u2019intento di studiarli. L\u2019insetto \u00e8, nel suo discorso (ed ancor pi\u00f9 in quello degli epigoni), una metafora dell\u2019apparizione e della scomparsa dell\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa apparenta l\u2019immagine del Fasmide a quella del rovo \u00e8 stata una domanda ricorrente e perturbante anche per me. Per Freud il perturbante \u00e8 quella sorta di sentimento spaventoso che risale a quanto ci \u00e8 noto da lungo tempo, a ci\u00f2 che ci \u00e8 familiare ossia \u00e8 qualcosa che inquieta e atterrisce perch\u00e9 lo conosciamo gi\u00e0, ma non sappiamo riconoscerlo. Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 di pi\u00f9 familiare di un ramoscello di rovo? Eppure, ecco, nega la sua stessa forma, \u00e8 un insetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019enigma del Fasmide \u00e8 sia l\u2019apparizione che elettrizza (la rivelazione di un\u2019assenza) che il movimento dialettico dell\u2019occultarsi, che confonde il profilo (l\u2019identit\u00e0) fino a farlo svanire. Ci\u00f2 che strania, in tale creatura, \u00e8 il fatto che quando l\u2019insetto si sta per rivelare, \u00e8 sul punto di farlo, ecco che si mostra acefalo, senza capo n\u00e9 coda. L\u2019insetto stecco confonde l\u2019osservatore invertendo la disposizione nello spazio. Capo e coda, come in un gioco di prestigio, possono essere al contempo l\u00e0 dove sono ma anche all\u2019estremit\u00e0 opposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Didi-Huberman ci\u00f2 che sembra una data cosa, proprio nell\u2019istante in cui si mostra, si vota anche alla dissimulazione. Cos\u00ec il Fasmide non \u00e8 pi\u00f9 un corpo ma un rametto, una cosa inespressiva, inanimata. I Fasmidi sono insetti solo all\u2019apparenza simili ad esseri viventi, tendenze imitatrici della materia che, dotata di memoria, ripete le forme specchiando ci\u00f2 che la circonda. La loro vita, sta scritto nel succitato saggio, \u00e8 quella stessa della scenografia che fa da sfondo. Le vite degli insetti stecco sono la vita stessa dell\u2019habitat in cui vivono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Didi-Huberman definisce il Fasmide il suo animale preferito in quanto capace di provocargli il terrore pi\u00f9 squisito, quello del dissimile. Il Fasmide \u00e8 un Fantasma, come l\u2019etimologia stessa suggerisce. Ma \u00e8 chiamato cos\u00ec anche lo stadio intermedio e incerto della larva che precede l\u2019individuazione: \u00e8 l\u2019apparizione, il segno degli dei, il fenomeno prodigioso (per non dire mostruoso), il simulacro. Infine, \u00e8 il presagio. Il Fasmide si nutre della pianta della quale sussume la forma e della quale assumer\u00e0 la sostanza come nutrimento. Non si limita ad imitarne il colore e la forma. Fa del suo stesso corpo lo scenario in cui nascondersi, incorporando l\u2019habitat in cui vive. Sempre secondo Didi-Huberman \u201cil Fasmide \u00e8 ci\u00f2 che esso stesso mangia e ci\u00f2 in cui esso abita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur realizzando una specie di perfezione imitativa il Fasmide infrange cos\u00ec la gerarchia che ogni imitazione esige. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un modello e una copia. La copia divora il modello che quindi non esiste pi\u00f9. \u00c8 il modello imitato che si trasforma in un \u201caccidente\u201d della sua copia, un accidente \u201cfragile, che rischia di essere fagocitato\u201d. L\u2019insetto stecco imita il rovo e mangiandolo ne assume le caratteristiche. Cos\u00ec il Fasmide non si mimetizza solo assumendo il colore o la forma, ma incorpora in s\u00e9 lo scenario in cui vive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In senso esteso, tutti gli insetti sono mimetici e il Fasmide sarebbe solo l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante. Proprio per questo l\u2019avvento di ci\u00f2 che appare accompagna l\u2019emozione estetica dell\u2019entomologo ogni volta che trova l\u2019insetto desiderato. La \u201ccaccia sottile\u201d di cui parla Ernst J\u00fcnger, i sui \u201cavvicinamenti\u201d all\u2019epifania, sono emblemi dell\u2019attesa di quest\u2019apparizione, di un disvelamento improvviso di qualcosa d\u2019impensato e al contempo desiderato, la possibilit\u00e0 che qualcosa accada senza la certezza che l\u2019epifania possa veramente darsi. E quando l\u2019incontro avviene \u00e8 una scossa, un colpo di fulmine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma alcune vetrine del vivario del Jardin des plantes di Parigi in cui curios\u00f2 Didi-Huberman quando comp\u00ec l\u2019esperienza che origin\u00f2 il suo saggio erano realmente vuote (forse in manutenzione) in attesa della venuta del Fasmide. Capita infatti che l\u2019entomologo se ne vada senza aver trovato nulla. Tutti gli insetti sono mimetici e ogni forma, in natura, imita e si trasforma nelle contigue, in un colloquio infinito. Il <em>Systema Naturae<\/em> \u00e8 tramato di citazioni, traduzioni, somiglianze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cercando raffigurazioni di Fasmidi nella storia dell\u2019arte ho indagato i repertori delle nature morte del Seicento, con particolare attenzione a Rachel Ruysch e Maria Sibylla Merian, senza trovare alcuna occorrenza. Per lo pi\u00f9 privi di colori sgargianti gli insetti stecco e gli insetti foglia non danno nell\u2019occhio, passano inosservati nell\u2019illustrazione naturalistica delle origini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse allora gli insetti stecco non perturbavano l\u2019osservatore? Quella del Fasmide \u00e8 una traccia concettuale che, per essere apprezzata, deve oltrepassare il positivismo, la scissione tra natura e cultura. La sua forza straniante si attiva con quanta pi\u00f9 forza tanto maggiore \u00e8 l\u2019impostazione finalista e teleologica dell\u2019osservatore. Come mai quindi, a seguito di una sostanziale indifferenza di artisti del passato nei confronti del Fasmide, dopo la pubblicazione de <em>La conoscenza accidentale<\/em> il Fasmide \u00e8 stato citato innumerevoli volte nei testi di eco-critica ed \u00e8 diventato un esempio che molti creativi odierni hanno mimato?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La feconda nota di Didi-Huberman suggerisce una riflessione su come il suo metodo di analisi iconologica converga con certi recenti risultati scientifici. I Fasmidi affascinano per ragioni che vanno oltre quelle della \u201cconoscenza accidentale\u201d, dell\u2019essere forme che aprono l\u2019analisi delle immagini a prospettive impensate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In uno studio dal ricercatore israeliano Zvi Sever pubblicato nel 2024 dal dipartimento di biologia dell\u2019Universit\u00e0 di Indianapolis, risulta come l\u2019approccio di mettere in relazione il camuffamento mostrato dall\u2019animale coi colori e le forme dell\u2019ambiente (come se l\u2019insetto rispecchiasse il contesto) sia frutto di un pregiudizio cognitivo antropocentrico. L\u2019idea del camuffamento \u00e8 un mito culturale della specie umana, un caso aneddotico non riscontrabile alla prova empirica dei fatti. Lo straniamento risiede nell\u2019occhio di chi osserva, nei suoi vizi percettivi di predatore rafforzati, nella specie umana, da pregiudizi sociali e culturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fenomeno del mimetismo criptico quale risposta evolutiva ha radici meno unidirezionali: non \u00e8 la preda che imita un contesto statico, bens\u00ec predatore e preda costituiscono una dinamica \u201ccoppia evolutiva\u201d e di conseguenza s\u2019identificano a vicenda poich\u00e9 co-evolvono assieme, plasmati entrambi dalle retroazioni di un contesto in perenne cambiamento, variato dalle mutazioni a-biotiche ed eco-fisiologiche. Non \u00e8 solo il Fasmide a essere selezionato dal rovo, ma anche il rovo sviluppa le sue caratteristiche morfologiche in relazione agli animali e agli insetti che lo abitano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incessante processo evolutivo genera agli occhi di chi osserva un ordine che solo a posteriori, nel ricordo, viene motivato come mimetico ma che \u00e8 piuttosto necessario, chimico, a-biotico appunto. Il Fasmide non solo non sceglie il mimetismo ma la selezione non avviene neppure sulla sua pelle bens\u00ec attraverso l\u2019interscambio chimico col contesto, a partire dalle sostanze nutrienti della pianta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non avviene solo una selezione evolutiva che premia i Fasmidi capaci di mimetizzarsi con un ambiente di sfondo fisso, quindi, ma un contesto vivente diffuso, fatto di iperspecializzazioni talvolta lente e cumulative, talvolta repentine, quella che Richard Dawkins nel celebre libro <em>L<\/em><em>\u2019<\/em><em>orologiaio cieco<\/em> (di pochi anni precedente rispetto alla pubblicazione del saggio di Didi-Huberman, in quanto edito in inglese nel 1986) defin\u00ec la \u201cselezione genetica cumulativa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019immagine di successo, diffusa da Didi-Huberman, del Fasmide che non si mimetizza gerarchicamente ma che \u00e8 alla lettera \u201cl\u2019ambiente in cui abita\u201d continua ad affascinare perch\u00e9 ruota attorno al superamento delle visioni antropocentriche e finalistiche, convergendo su una prospettiva naturalistica e deterministica del mondo per cui la mente non \u00e8 confinata al cervello individuale ma \u00e8 immanente nei circuiti di informazione dell\u2019intero sistema ecologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019affermazione \u201cdell\u2019essere il Fasmide tutt\u2019uno con l\u2019ambiente\u201d, ganglio di una rete pi\u00f9 vasta di intrecci, offre spunti olistici che rimandano al panteismo immanentista di Baruch Spinoza (<em>Deus sive Natura<\/em>) e al contempo al materialismo evolutivo di Richard Dawkins, passando attraverso gli studi di cibernetica e la teoria dell\u2019\u201cecologia della mente\u201d di Gregory Bateson, una visione sistemica dove l&#8217;uomo \u00e8 solo una parte di una mente pi\u00f9 vasta, appunto quella della natura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec a distanza di oltre trent\u2019anni dalla pubblicazione del saggio di Didi Huberman, osservando nel terrario le animule vaghe degli amati Fasmidi con occhio quieto e per nulla turbato dall\u2019immagine mentale che ho di loro si stratifichino significati antropologici ulteriori, evolvano continuamente sottili e plurime rispondenze filosofiche.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Emanuele Alloa, <em>Il pensiero fasmide<\/em>, in \u201caut aut\u201d, 348, 2010.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Georges Didi-Huberman, <em>La conoscenza accidentale. Apparizione e sparizione delle immagini<\/em>, Torino, Bollati Boringhieri, 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Richard Dawkins, <em>L&#8217;orologiaio cieco. Creazione o evoluzione?<\/em>, traduzione di Libero Sosio, Milano, Rizzoli, 1988.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Zvi Sever, <em>What If I Told You Camouflage is a Myth? Animal Coloration is Mainly A-biotic and not Biotic (Camouflage)<\/em>, in \u201cResearch in Ecology\u201d, Volume 06, Issue 01, March 2024.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-style:normal;font-weight:200\"><em>In copertina: disegno di Tommaso Lisa<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni convivo con i Fasmidi, ossia gli insetti stecco. Mi prendo cura di loro e li studio, da entomologo e scrittore. 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