{"id":71916,"date":"2026-01-14T00:01:00","date_gmt":"2026-01-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=71916"},"modified":"2026-01-13T21:38:58","modified_gmt":"2026-01-13T20:38:58","slug":"anne-carson-limprevisto-di-unimmagine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/14\/anne-carson-limprevisto-di-unimmagine\/","title":{"rendered":"Anne Carson, l\u2019imprevisto di un\u2019immagine","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Gli ultimi mesi del 2025 hanno visto \u2013 replicando quanto gi\u00e0 accaduto nel 2023 \u2013 il lancio pressoch\u00e9 contemporaneo di due volumi di Anne Carson, entrambi tradotti da Patrizio Ceccagnoli, in origine pubblicati invece a una certa distanza di tempo. Da Crocetti \u00e8 ora disponibile <em>Come l\u2019acqua<\/em>, che porta in Italia il carsoniano <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/12\/05\/tu-sei-acqua-dialogo-e-dissolvenza-tra-roni-horn-e-anne-carson\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Plainwater<\/em><\/a> a ben trent\u2019anni di distanza dall\u2019uscita in lingua originale (solo una parte di quel volume era gi\u00e0 apparsa per i tipi di Donzelli con il titolo <em>Antropologia dell\u2019acqua<\/em>, a cura di Antonella Anedda, Elisa Biagini ed Emmanuela Tandello). La casa editrice Utopia prosegue la pubblicazione dei libri apparentemente pi\u00f9 \u201csaggistici\u201d di Carson proponendo la traduzione dell\u2019ultima e pi\u00f9 recente opera dell\u2019autrice canadese, ovvero <em>La Norma sbagliata <\/em>(<em>The Wrong Norma<\/em>), che nel 2024 (anno dell\u2019edizione in lingua originale) \u00e8 stata finalista del National Book Award for Poetry.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La simultanea comparsa di <em>Come l\u2019acqua <\/em>e della <em>Norma sbagliata <\/em>sugli scaffali delle nostre librerie avrebbe potuto offrire la possibilit\u00e0 di mettere a confronto le prime prove e gli ultimi esiti di una scrittura che ha sancito, senza volerlo, anche l\u2019attestazione, da parte della critica, di un genere letterario decisamente instabile come il \u201csaggio lirico\u201d. Si sarebbe potuto fare un bilancio della traiettoria letteraria di un\u2019autrice che non si stenta a definire \u201cdi culto\u201d \u2013 seppure all\u2019interno di una nicchia di pubblico, come lo \u00e8 pur sempre quella che legge opere caratterizzate da un certo grado di sperimentalismo \u2013, andando alla ricerca delle costanti e delle varianti delle sue marche stilistiche. <em>A latere<\/em>, ci si sarebbe anche potute interrogare sul perch\u00e9 Anne Carson stia trovando proprio ora, in Italia, un ascolto cos\u00ec fecondo \u2013 anche se diverse sue opere erano gi\u00e0 state tradotte e pubblicate nei decenni scorsi, si \u00e8 trattato di manifestazioni editorialmente pi\u00f9 sparse, meno risonanti e riconoscibili di quelle apparse negli ultimi cinque anni. E invece, tutti questi buoni propositi sono naufragati a fronte di un imprevisto: mentre le pagine di <em>La Norma sbagliata <\/em>si susseguivano in un crescendo di interrogazioni e domande in merito alla forma <em>incognita<\/em> \u2013 termine caro a Carson \u2013 che potesse raggruppare i vari testi in esso raccolti, a un certo punto di fronte agli occhi di chi scrive si \u00e8 posto il ricordo visivo di una serie di opere di un\u2019autrice poco nota in Italia, di nome Katrien De Blauwer.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Katrien De Blauwer \u00e8 un\u2019artista belga che si definisce \u00aba photographer without a camera\u00bb: le sue creazioni sono collage, o <em>cut-up<\/em>, che nascono dal taglio e dalla ricomposizione di fotografie gi\u00e0 esistenti pubblicate all\u2019interno di riviste e di foto- o cineromanzi degli anni Cinquanta e Sessanta. Il gesto ha un preciso riferimento memoriale: l\u2019archivio paterno di album fotografici che, quando l\u2019artista era bambina, non le era consentito avvicinare. Ecco allora la necessit\u00e0 di creare i propri, di album, a partire da un materiale gi\u00e0 dato. De Blauwer lavora secondo accostamenti potenzialmente narrativi, come si legge in un racconto di s\u00e9 in terza persona: \u00abelle d\u00e9coupe et assemble. Elle combine ces images et cr\u00e9e des petites histories\u00bb (da <em>Les photos qu\u2019elle ne montre \u00e0 personne<\/em>, 2022). L\u2019artista prende alcune fotografie in bianco e nero con soggetti prevalentemente femminili e le taglia, per poi ricomporle al contrario, oppure per montarle insieme a qualcosa di eterogeneo, eliminando quasi sempre il volto e aggiungendo, molto spesso, un segno cromatico \u2013 simile a uno scarabocchio a pastello, o a pennello \u2013 che taglia ulteriormente la figura. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71932 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"373\" height=\"480\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_1.jpg?resize=373%2C480&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71932\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_1.jpg?w=373&amp;ssl=1 373w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_1.jpg?resize=233%2C300&amp;ssl=1 233w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_1.jpg?resize=60%2C77&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 373px) 100vw, 373px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Copertina di <em>Les photos qu\u2019elle ne montre \u00e0 personne <\/em>di Katrien De Blauwer (Textuel, 2022)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La narrazione \u2013 ellittica, enigmatica, lacunosa, <em>incognita<\/em> \u2013 si sviluppa tanto nella dimensione della singola immagine quanto in quella della serie. Nelle edizioni in volume delle sue opere (se ne pu\u00f2 avere uno sguardo <a href=\"https:\/\/www.katriendeblauwer.com\/books\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>), talvolta ci sono anche dei testi (manoscritti oppure stampati a latere) che inframezzano la sequenza visiva. La <em>forma <\/em>che conferisce senso, che <em>unisce<\/em> i vari elementi, \u00e8 dunque un atto di separazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse, l\u2019irruzione di queste immagini durante la lettura della<em> Norma sbagliata <\/em>di Anne Carson non \u00e8 stata casuale: se De Blauwer \u00e8 una fotografa senza macchina fotografica, forse allora Carson \u00e8 una narratrice che si mette alla prova con le possibilit\u00e0 della narrazione nel momento in cui rinuncia alle forme generalmente narrative, come il racconto o il romanzo. Forse Carson \u00e8 una narratrice <em>di taglio<\/em>: colpisce la materia del narrare in maniera laterale e obliqua per creare un preciso effetto divergente; narra <em>attraverso<\/em> tagli e ricomposizioni, ma narra anche <em>di<\/em> tagli, che non sempre trovano ricomposizione. La \u201ctentazione del racconto\u201d potrebbe allora disporsi esattamente accanto all\u2019immagine visiva come strumento di taglio fra i due generi che sono pi\u00f9 spesso stati accostati all\u2019opera di Carson, la poesia e il saggio. Proviamo allora ad attraversare di taglio <em>La Norma sbagliata <\/em>e <em>Come l\u2019acqua<\/em>, seguendo il suggerimento di questa immagine imprevista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo dalla fine. <em>La Norma sbagliata <\/em>\u00e8 per prima cosa un iconotesto: racchiude 23 testi, di cui uno, <em>Thret<\/em>, \u00e8 suddiviso a sua volta in tre parti eponime, mentre un altro, <em>Todtnauberg<\/em>, \u00e8 costituito da una breve serie di collage e disegni che racconta la storia di un incontro fra Celan e Heidegger. Alcuni erano gi\u00e0 stati pubblicati sulla rivista \u00abThe New Yorker\u00bb, in particolare nelle sezioni \u00abFiction\u00bb e \u00abFlash Fiction\u00bb. Inoltre, ad aprire, intervallare e chiudere i 23 titoli ci sono 24 fotografie che sono la riproduzione anastatica di alcuni dattiloscritti, talvolta interpolati con annotazioni a mano. Fra questi c\u2019\u00e8 il frontespizio dell\u2019opera, in cui il nome dell\u2019autrice \u00e8 incollato fra due versioni del titolo manoscritte e in corsivo, di cui la prima \u00e8 capovolta. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71933 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"784\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_2.jpg?resize=500%2C784&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71933\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_2.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_2.jpg?resize=191%2C300&amp;ssl=1 191w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_2.jpg?resize=60%2C94&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Da <em>La Norma sbagliata<\/em>, p. 5.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quelli che a prima vista assomigliano a ritagli, prove, tentativi cancellati \u2013 come quello che reca la dicitura <em>Foreward<\/em> \u2013 hanno nella maggior parte dei casi un andamento ripetuto, quasi si trattasse delle frasi di un coro anonimo che sottopone chi scrive e chi legge a una serie di domande le cui risposte variano in continuazione: <em>what is your philosophy of time<\/em>, oppure<em>how do you sustain morale during a long project<\/em>, ma anche <em>do you like jam <\/em>e <em>do you like the films of Eric Rohmer<\/em>. Qualche volta si tratta di lacerti di avantesti, come il ritaglio che precede <em>Eddy<\/em>, in cui viene riportato un episodio della vita di Virginia Woolf, con alcune correzioni e una nota a margine, che recita \u00abI don\u2019t know\u00bb<em>. <\/em>Questi brandelli testuali vengono presentati in tutta la loro materiale precariet\u00e0: sono parziali, incompleti, spesso illeggibili. Nella traduzione italiana le immagini sono tutte in bianco e nero, a fronte invece di un colore di fondo, nell\u2019edizione originale, che varia dal bianco opaco a un verde che ricorda quello della f\u00f2rmica tipica degli anni Settanta. Frammenti che dispongono all\u2019attesa, questi oggetti che rimandano a una genesi <em>incognita <\/em>della raccolta rappresentano, forse, il suo vero oggetto, il suo centro propulsivo. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71935 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"774\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_3.jpg?resize=500%2C774&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71935\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_3.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_3.jpg?resize=194%2C300&amp;ssl=1 194w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_3.jpg?resize=60%2C93&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Da <em>La Norma sbagliata<\/em>, p. 80.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un\u2019<a href=\"https:\/\/www.theparisreview.org\/blog\/2024\/04\/17\/throwing-yourself-into-the-dark-a-conversation-with-anne-carson\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">intervista<\/a> pubblicata su \u00abThe Paris Review\u00bb all\u2019indomani della pubblicazione di <em>The Wrong Norma<\/em>, Carson parla della traduzione nei termini di \u00aba ditch\u00bb, un fossato (che \u00e8 se vogliamo un\u2019immagine simile a quella di un taglio), ed \u00e8 qualcosa che non riguarda solo la traduzione, ma anche la scrittura stessa: \u00abAlcuni scrittori e scrittrici \u2013 Emily Dickinson ne \u00e8 forse l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante \u2013 sfruttano questo fossATo nella loro stessa lingua. Ad esempio, lei non traduce da un\u2019altra lingua. Traduce s\u00e9 stessa. Scrive alcuni versi e parole e poi li cancella e inserisce un\u2019altra parola, oppure scrive una terza parola a margine, oppure gira il foglio e crea un\u2019altra versione dell\u2019intero testo. E tutto questo coesiste come poesia\u00bb. Carson si riferisce a Emily Dickinson, ma \u00e8 impossibile resistere alla tentazione di vedere un suo autoritratto <em>in incognito<\/em>. Nella stessa intervista, l\u2019autrice riflette anche sull\u2019importanza del tempo dell\u2019esitazione, quella che ad esempio si dischiude nel momento in cui si cerca una parola sul dizionario, aspettando non solo che arrivi \u201cil\u201d significato, ma che trovino spazio anche tutti i significati possibili, immaginati, prefigurati, un tempo di coabitazione che sembra aprire un interstizio di tempo dilatato, oggi azzerato dai nuovi strumenti informatici. Sulla scorta di Simone Weil, il tempo dell\u2019esitazione \u00e8 simile a quello della contraddizione o dell\u2019errore, un vero e proprio <em>taglio<\/em> nella consequenzialit\u00e0 logica o in quella temporale, che spalanca un \u00abpaesaggio diverso\u00bb e che consente alla mente \u00abdi pensare a cose diverse o a cose pi\u00f9 ampie, o a quelle che si trovavano sotto di te. [\u2026] Ed \u00e8 l\u2019errore a consentire questo senso di allentamento, di liberazione\u00bb (traduzione mia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il brano <em>La Norma sbagliata<\/em>, che d\u00e0 il titolo alla raccolta e che \u00e8 posto a chiusura del volume, \u00e8 una sorta di flusso di coscienza che si staglia contro il paesaggio di una notte e di un\u2019alba a New York, e che fronteggia, sulla pagina opposta, la fotografia di un appunto su un quaderno a righe: un elenco di lettere maiuscole che assomiglia a un gioco combinatorio di schemi metrici e rimici, chiusi dall\u2019indicazione \u00abuse all good words sounds\u00bb. Si tratta, forse, del brano pi\u00f9 \u201clirico\u201d della raccolta, nel senso che \u00e8 quello in cui \u00e8 pi\u00f9 facile sovrapporre chi dice \u201cio\u201d alla persona fisica e intima di Anne Carson. Ma proprio la facilit\u00e0 di dire \u201cio\u201d, contro cui Carson sembrava gi\u00e0 ammonirci esplorandone i possibili dissolvimenti nel precedente <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/11\/04\/ode-a-monica-vitti-documentare-antonioni-in-anne-carson-e-viceversa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Decreazione<\/em><\/a>, viene ora tagliata in due: \u00abil s\u00e9 vince comunque\u00bb, scrive Carson dopo essersi immedesimata nella \u00abNorma Desmond sbagliata\u00bb (e come non pensare anche all\u2019altra Norma, Jane Baker, che \u00e8 puro simulacro in <em>Norma Jane Baker of Troy<\/em>, tradotto in italiano da Patrizio Ceccagnoli in <a href=\"https:\/\/www.crocettieditore.it\/poesia\/era-una-nuvola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Era una nuvola<\/em><\/a>, sempre per Crocetti), ma \u00e8 pur vero che la frase successiva recita \u00abla <em>esse<\/em> in s\u00e9 vince\u00bb. \u00c8 l\u2019iniziale di \u201cs\u00e9\u201d, di \u201cself\u201d, un \u201cio\u201d a met\u00e0 o comunque parziale che, pi\u00f9 che assumere maschere, sembra ingaggiare una serie di <em>contro-figure<\/em> grazie alle quali pu\u00f2 finalmente prendersi la libert\u00e0 di <em>sbagliare<\/em>, facendo letteralmente a pezzi la rappresentazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono due testi che pi\u00f9 di altri sembrano mettere in atto questa strategia di tagliare l\u2019\u201cio\u201d e la rappresentazione attraverso qualcosa che non \u00e8 n\u00e9 un personaggio n\u00e9 una proiezione autofinzionale in senso stretto: si tratta di <em>1=1<\/em> e di <em>Ancora Flaubert<\/em>, in cui l\u2019alternanza fra prima e terza persona dispone una \u201cdrammatizzazione\u201d del concetto di s\u00e9 in rapporto al problema della mimesi. Nel primo una donna nuota in un lago, meditando sul rapporto tra nuoto e fallimento, mentre rientrata a casa alcune fotografie e immagini di tragedie mondiali la sfiorano e mentre il suo vicino, un ex-detenuto, disegna sul marciapiede prima alcune pere e poi una volpe immersa in un blu d\u2019acqua \u2013 il disegno di una volpe realizzato da Anne Carson occupa la copertina dell\u2019edizione in lingua originale. Nel secondo, una romanziera si interroga sulla (im)possibilit\u00e0 di scrivere un \u00abromanzo diverso\u00bb da tutti gli altri, mentre ricorda alcuni tentativi di scrittura che le si sono ritorti contro e un viaggio con un\u2019amica in Grecia, durante il quale ha iniziato a disegnare su un taccuino. Nel primo, la prima persona corrisponde a una narratrice onnisciente che racconta e commenta al presente e si interroga dentro e fuori la mente della protagonista. Nel secondo, la focalizzazione interna \u00e8 massima, le intrusioni dell\u2019\u201cio\u201d minime, il tempo si alterna in un saliscendi di passati e presenti di entrata e uscita dai confini di chi cerca \u00able parole adatte\u00bb, quelle che servono a creare tanto il s\u00e9 quanto la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi due testi sono a tutti gli effetti due <em>short stories<\/em> e utilizzano tutti i dispositivi della finzione: trame (per quanto minime), narrazione eterodiegetica, presenza di personaggi secondari (il vicino di casa, l\u2019amica Martha) in dialettica con quelli principali. In entrambi i casi le protagoniste vengono caratterizzate in una maniera piuttosto particolare. Anonime, sono personaggi che agiscono poco (l\u2019azione sembra essere invece il territorio dei personaggi minori) e possiedono una serie di caratteristiche facilmente ascrivibili all\u2019autrice implicita: sono legate all\u2019acqua (la prima nuota, la seconda ripensa all\u2019esperienza del bagno domestico) e alle frasi, riflettono sul concetto di fallibilit\u00e0 e utilizzano il disegno (proprio o altrui) come cronotopo di misurazione del rapporto fra esperienza e possibilit\u00e0 della rappresentazione. Sembrano effettivamente due <em>contro-figure<\/em>: se nel mondo dello spettacolo la controfigura \u00e8 qualcuno che assomiglia (ma non \u00e8 identico) all\u2019attrice o all\u2019attore principale e lo sostituisce nelle riprese pi\u00f9 pericolose, qui si tratta di figure che assomigliano e che si stagliano al contempo <em>contro <\/em>la figura dell\u2019autrice (sia implicita che reale) e <em>contro<\/em> la possibilit\u00e0 stessa di disegnare un personaggio che dica il \u201cvero\u201d della e nella rappresentazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambe le figure sembrano attanagliate da un dilemma morale \u2013 in maniera decisamente consimile a tante delle protagoniste dei film di \u00c9ric Rohmer, evocato a pi\u00f9 riprese nella raccolta \u2013 e questo dilemma ha a che fare con la stessa possibilit\u00e0 di dirsi soggetti, di dirsi personaggi, di dirsi \u201cio\u201d, ma anche di dire la realt\u00e0. Nel nuoto \u00abnon si ha alcuna personalit\u00e0 e l\u2019acqua \u00e8 disinteressata a s\u00e9 stessa, alle pietre non importa se raccontate bene la loro storia\u00bb, dice la narratrice di <em>1=1<\/em>; \u00ab<em>un romanzo diverso<\/em> deve togliere qualcosa, togliere diverse cose: la trama, le conseguenze logiche, il piacere che il lettore trae dalle risposte trattenute, la loro premeditazione. Toglierle, non solo rinunciarvi. [\u2026] Se mai l\u2019<em>avesse scritto <\/em>per davvero, l\u2019avrebbe risucchiata su di s\u00e9 cancellando tutto tranne la decenza di lei. Lei sarebbe corrisposta in tutto e per tutto con la sua storia [\u2026]; [la sua storia] si sarebbe semplicemente raccontata da sola, [\u2026] sarebbe stata, allo stesso tempo, una storia di niente e di tutto\u00bb, pensa la romanziera di <em>Ancora Flaubert. <\/em>Forse il <em>romanzo diverso<\/em> \u2013 il romanzo <em>sbagliato <\/em>\u2013 \u00e8 proprio quello che abbiamo fra le mani: ha tolto \u2013 ha <em>tagliato <\/em>\u2013 quello che ci si aspetterebbe da un romanzo, e ha disposto solo degli affondi \u2013 l\u2019affondo \u00e8 un particolare modo di tagliare \u2013 popolati da <em>contro-figure<\/em> che si rimandano a vicenda in una sottile rete <em>incognita<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcune di queste contro-figure si comportano decisamente come tali: \u00e8 il caso della donna che si fa, letteralmente, controfigura controfattuale di Joseph Conrad in <em>Una serata con Joseph Conrad<\/em> \u2013 \u00abuna volta ho passato un\u2019intera stagione a impersonare Joseph Conrad. Vestita con un ampio cappotto, uscivo dall\u2019ascensore sperando di sorprendermi nell\u2019atto di aspettarmi. Lui aveva caldo nel mio cappotto\u00bb \u2013, ma anche della poeta fallita di <em>Eddy<\/em>, una giovane donna che si trasforma in assistente e amante (non \u00e8 forse l\u2019assistente un\u2019altra forma di controfigura? Non rischia chi ama di diventare controfigura dell\u2019oggetto amato?) di un esperto di scienza forense (in particolare delle macchie di sangue provocate dai tagli), ma non smette di interrogarsi sulla natura ontologica e mimetica dei tagli mentre osserva i ritratti del poeta Ernst Meister: \u00abE lei era a un punto morto da un po\u2019 di tempo, quasi un anno, nel tentativo di scrivere un ciclo di sonetti su un argomento che non si sentiva in grado di affrontare: brandire il coltello e tagliare? [\u2026] <em>Zeitspalt<\/em> \u00e8 una parola che si potrebbe usare per esprimere gratitudine. \u201cFrattura nel tempo\u201d, in cui siamo sospesi tra il nulla e il nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 anche usare il cielo come controfigura, come accade in <em>Lezione sulla storia della scrittura del cielo<\/em>, dove \u00e8 il cielo a parlare, creare, scrivere e ci ricorda che stiamo leggendo il <em>romanzo sbagliato<\/em>, perch\u00e9 \u00abla maggior parte delle idee che si concepiscono sul mondo sono frammentarie, fugaci, autodistruttive e presto dimenticate\u00bb. Oppure si possono usare controfigure di personaggi, come accade in <em>Thret<\/em>, il cui protagonista (che si occupa nuovamente di macchie di sangue e che ingaggia una lotta contro un boss della droga aiutato da una coppia di corvi) assomiglia molto all\u2019Eddy del racconto eponimo \u2013 che terminava non a caso con la visione di un corvo. O come accade anche in <em>\u00abAbbiamo appena iniziato\u00bb<\/em>, la cui protagonista, vittima di un\u2019aggressione domestica insieme al marito, ricorda un viaggio in Grecia proprio come fa la scrittrice in <em>Ancora Flaubert<\/em>. Ma anche quando le controfigure sembrano cedere il passo all\u2019autofinzione \u2013 \u00e8 il caso di <em>La gita<\/em>, <em>Neve, Messico!<\/em> \u2013 o alle maschere della riscrittura del dialogo socratico, della poesia e del saggio nei testi rimanenti, l\u2019impressione \u00e8 sempre quella di trovarsi nel pieno dell\u2019<em>errore<\/em>, come se fronteggiassimo le prove generali di uno spettacolo fatto solo di controfigure e non dei rispettivi personaggi: questo \u00e8 l\u2019effetto della scrittura <em>di taglio<\/em> di Carson, che costantemente imprime una traiettoria deviante, divergente, incongrua e assurda, secondo la lezione di Samuel Beckett (a Beckett e Godard \u00e8 ispirata anche una serie fotografica di De Blauwer).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di una cifra stilistica di lunga durata, in Carson, gi\u00e0 pienamente ravvisabile in <em>Come l\u2019acqua<\/em>, pubblicato originariamente nel 1995. Se quest\u2019opera si iscrive pi\u00f9 facilmente nell\u2019idiosincrasia tipica del \u201csaggio lirico\u201d \u2013 ben ravvisata anche nell\u2019introduzione italiana di Ceccagnoli \u2013, l\u2019ipotesi <em>controfigurale<\/em> (che possiamo interpretare ora anche come controcanto al sistema figurale di Erich Auerbach) \u00e8 pienamente attiva sin dalle prime sezioni. Nella parte intitolata <em>Mimnermo: dipinti eroticocerebrali<\/em> sembra che una controfigura del poeta greco (ri)scriva i pochi frammenti che sono giunti a noi, creando un effetto straniante con il saggio successivo, al punto che non capiamo pi\u00f9 a quali versi si riferisca (a quelli del \u201cvero\u201d Mimnermo? A quelli del \u201cfalso\u201d Mimnermo?). Un Mimnermo controfattuale \u00e8 quello che risponde in un\u2019intervista impossibile e prepostera, ma contraddittorie e incongrue appaiono anche le prose di <em>Discorsi brevi<\/em>, in cui la sequenza logico-causale tipica del saggio viene fatta a pezzi, tagliata dall\u2019esitazione e dalla sorpresa dell\u2019inaspettato \u2013 un esempio il brevissimo <em>Su Gertrude Stein alle 21.30<\/em> <em>circa<\/em>, che recita: \u00abChe curioso. Non ne avevo idea! Oggi \u00e8 gi\u00e0 finito\u00bb. In <em>Canicula di Anna<\/em>, l\u2019omonimia fra il nome di una donna fantasmatica, sospesa fra il tempo del Perugino e quello di un anonimo pittore contemporaneo che racconta mentre ritrae un convegno di fenomenologi, e quello dell\u2019autrice non pu\u00f2 non suggerire una strategia di creare una propria controfigura per guardarsi dall\u2019esterno, attraverso gli occhi di qualcuno che usa la parola e il disegno insieme \u2013 l\u2019incontro fra le due arti sembra anticiparne la centralit\u00e0 successiva nella <em>Norma sbagliata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ultima parte, <em>Antropologia dell\u2019acqua<\/em>, la scrittura di un \u201cio\u201d lirico, che si diluisce nel rapporto con una serie di personaggi maschili (il padre, il mentore, l\u2019amante, il fratello), viene tagliata dall\u2019incursione di immagini dell\u2019irrealt\u00e0 che mimano il farsi a pezzi del linguaggio quando \u00e8 sottoposto alla malattia, alla morte o al dolore di un amore finito. In <em>Tipi d\u2019acqua<\/em>, che assomiglia al resoconto di un viaggio lungo il Cammino di Santiago, la narratrice fa pi\u00f9 volte riferimento a delle fotografie da lei scattate per documentare il tragitto: ma non ci sono immagini inserite, e le fotografie evocate sono spesso illeggibili a causa di errori materiali o di volute manipolazioni, oppure impossibili da scattare per prospettiva o contestualit\u00e0 storica. <em>Solo per il brivido<\/em>, un <em>road movie<\/em> in prosa in cui l\u2019ineffabilit\u00e0 del linguaggio amoroso \u00e8 pari all\u2019incomunicabilit\u00e0 crescente fra due amanti, si chiude con una mappa che non \u00e8 una mappa, ma un elenco di localit\u00e0 inventate di una geografia tutta interiore attribuite a una fantomatica e inesistente Lady Cheng, alter ego della protagonista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abEntrare dalla porta del disegno \u00e8 inquietante\u00bb, dice la donna che parla nel racconto <em>I visitatori <\/em>nella <em>Norma sbagliata<\/em>, e sembra riecheggiare una frase di <em>Decreazione<\/em>, in particolare in <em>Ogni uscita \u00e8 un\u2019entrata (Elogio del sonno)<\/em>, in cui Carson scriveva, a proposito di un sogno del proprio salotto, \u00abci ero entrata dal lato del sonno\u00bb, riferendosi al sonno come a \u00ab<em>qualcosa<\/em> <em>in incognito<\/em>\u00bb. Ecco, tanto <em>Come l\u2019acqua <\/em>quanto <em>La Norma sbagliata<\/em> ci invitano ad affidarci all\u2019errore, all\u2019immagine inaspettata che taglia in due la nostra attenzione, proprio come fa la protagonista dei <em>Visitatori<\/em> che, mentre la sua casa viene invasa da un\u2019improbabile troupe islandese che vuole girare un film, si ricorda di una volpe che compare in un angolo dell\u2019inquadratura nel film <em>Le notti della luna piena <\/em>di Rohmer. La volpe, dettaglio imprevisto nel film come nel racconto, taglia le scene delle assurde riprese ricomponendole nella logica del disegno, che \u00e8 la stessa del sogno e dell\u2019acqua, che \u00e8 l\u2019immagine che si forma nella mente attraverso trame <em>incognite<\/em>, ma non per questo meno importanti. \u00abLa cosa che pi\u00f9 inquieta la mia volpe \u00e8 capire se trover\u00e0 o meno la porta\u00bb, scrive la narratrice, ma l\u2019importante \u00e8 riprendere possesso del tempo dell\u2019esitazione, dello spazio del fossato: \u00abMi siedo al buio, sono paziente. Pi\u00f9 tardi riproveremo a disegnare. La volpe respira con la notte, con le stelle. Inspira ed espira\u00bb. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71938 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"645\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_4.jpg?resize=500%2C645&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71938\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_4.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_4.jpg?resize=233%2C300&amp;ssl=1 233w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig_4.jpg?resize=60%2C77&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Copertina dell\u2019edizione in lingua originale di <em>Wrong Norma<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.crocettieditore.it\/poesia\/come-lacqua\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Come l\u2019acqua<\/a><\/em><br>traduzione di Patrizio Ceccagnoli<br>Crocetti, 2025, 464 pp., \u20ac 25<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/utopiaeditore.com\/prodotto\/la-norma-sbagliata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La Norma sbagliata<\/a><\/em><br>traduzione di Patrizio Ceccagnoli<br>Utopia, 2025, 192 pp., \u20ac 18<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ultimi mesi del 2025 hanno visto \u2013 replicando quanto gi\u00e0 accaduto nel 2023 \u2013 il lancio pressoch\u00e9 contemporaneo di due volumi di Anne Carson, entrambi tradotti da Patrizio Ceccagnoli, in origine pubblicati invece a una certa distanza di tempo. Da Crocetti \u00e8 ora disponibile \u2018Come l\u2019acqua\u2019, che porta in Italia il carsoniano \u2018Plainwater\u2019 a ben trent\u2019anni di distanza dall\u2019uscita in lingua originale. La casa editrice Utopia prosegue la pubblicazione dei libri apparentemente pi\u00f9 \u201csaggistici\u201d di Carson proponendo la traduzione dell\u2019ultima e pi\u00f9 recente opera dell\u2019autrice canadese, ovvero \u2018La Norma sbagliata\u2019 (\u2018The Wrong Norma\u2019), che nel 2024 (anno dell\u2019edizione in lingua originale) \u00e8 stata finalista del National Book Award for Poetry.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":456,"featured_media":71949,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[103],"tags":[1083,508],"coauthors":[2587],"class_list":["post-71916","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri","tag-anne-carson","tag-beatrice-seligardi","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Anne Carson, l\u2019imprevisto di un\u2019immagine - Beatrice Seligardi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Gli ultimi mesi del 2025 hanno visto \u2013 replicando quanto gi\u00e0 accaduto nel 2023 \u2013 il lancio pressoch\u00e9 contemporaneo di due volumi di Anne Carson, entrambi tradotti da Patrizio Ceccagnoli, in origine pubblicati invece a una certa distanza di tempo. 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La casa editrice Utopia prosegue la pubblicazione dei libri apparentemente pi\u00f9 \u201csaggistici\u201d di Carson proponendo la traduzione dell\u2019ultima e pi\u00f9 recente opera dell\u2019autrice canadese, ovvero \u2018La Norma sbagliata\u2019 (\u2018The Wrong Norma\u2019), che nel 2024 (anno dell\u2019edizione in lingua originale) \u00e8 stata finalista del National Book Award for Poetry.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2026\/01\/14\/anne-carson-limprevisto-di-unimmagine\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Anne Carson, l\u2019imprevisto di un\u2019immagine - Beatrice Seligardi","og_description":"Gli ultimi mesi del 2025 hanno visto \u2013 replicando quanto gi\u00e0 accaduto nel 2023 \u2013 il lancio pressoch\u00e9 contemporaneo di due volumi di Anne Carson, entrambi tradotti da Patrizio Ceccagnoli, in origine pubblicati invece a una certa distanza di tempo. 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