{"id":7149,"date":"2020-05-24T00:03:10","date_gmt":"2020-05-23T22:03:10","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=7149"},"modified":"2024-06-06T11:58:06","modified_gmt":"2024-06-06T09:58:06","slug":"nel-medesimo-vetro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/05\/24\/nel-medesimo-vetro\/","title":{"rendered":"Nel medesimo vetro","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">In un groviglio di pesanti segni neri a carboncino s\u2019intravede un volto femminile. \u00c8 alla merc\u00e9 di una violenta pulsione grafica, che non si arrende a lasciar essere quei lineamenti umani. Quel che resta, come si percepisce dalla materialit\u00e0 del disegno, \u00e8 il risultato \u2013 o forse il processo in corso \u2013 di una serie di pentimenti e cancellature. Facile immaginare la mano nervosa dell\u2019artista che, mentre contorna l\u2019ovale del volto, non resiste a graffiarlo; o immaginare i suoi occhi che vedono scomparire, sulla superficie del foglio ma anche nella sua mente, i volti tracciati prima che siano dotati di uno sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il disegno \u00e8 tratto da <em>Gli emigrati<\/em> (1992) di W.G. Sebald. Siamo nella periferia paludosa e deserta di Manchester \u2013 \u201cGerusalemme dell\u2019industria, insuperabile per spirito imprenditoriale e progressismo\u201d \u2013, immersi in una coltre di nebbia o meglio nello smog che esce dalle ciminiere.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/wg-sebald-frank-auerbach.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7151 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"398\" height=\"535\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/wg-sebald-frank-auerbach.jpg?resize=398%2C535&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7151\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/wg-sebald-frank-auerbach.jpg?w=398&amp;ssl=1 398w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/wg-sebald-frank-auerbach.jpg?resize=223%2C300&amp;ssl=1 223w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/wg-sebald-frank-auerbach.jpg?resize=60%2C81&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 398px) 100vw, 398px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un pittore lavora nel suo atelier pieno di cose affastellate, immerso in una luce crepuscolare, dove l\u2019unica cosa a non invecchiare \u00e8 un ritratto di Rembrandt alle pareti. Dedito alla cancellatura, il suo gesto si fa a volte cos\u00ec violento da lacerare i disegni. Dalla fuliggine dello sfondo emergono i tratti di un volto ingrigito, occhi color cenere e senza lucentezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Max Aurach, questo il nome immaginato da Sebald, licenzia un quadro \u201cnon tanto per la convinzione di averlo finito quanto piuttosto per un senso di sfinimento\u201d. Il lavoro artistico \u00e8 un compito inesauribile che avanza per fallimenti, un <em>cupio dissolvi<\/em> in cui Aurach si affratella con Giacometti, cos\u00ec come il racconto di Sebald si affratella a <em>L\u2019atelier d\u2019Alberto Giacometti <\/em>di Jean Genet.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sullo sfondo del racconto pesa il cielo plumbeo di Manchester, col suo skyline di ciminiere che, quando il pittore si trasferisce in citt\u00e0, emanano un fumo giallo-grigio di giorno come di notte. Il protagonista resta scosso \u201cdall\u2019indecenza con cui quella citt\u00e0 color antracite, da cui si era diffuso nel mondo intero il programma d\u2019industrializzazione, esponeva all\u2019osservatore i segni del proprio impoverimento, fattosi evidentemente cronico, e del proprio degrado\u201d. Acqua nera, impianti per il gas in disuso, depositi di carbone, la tetra zona dei <em>docks<\/em> del porto: un paesaggio che viene riflesso dal carboncino di Max Aurach: \u201cLa polvere, diceva, gli era assai pi\u00f9 vicina della luce, dell\u2019aria e dell\u2019acqua\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sideralmente opposto a queste atmosfere \u00e8 l\u2019affresco del Tiepolo a W\u00fcrzburg, pi\u00f9 volte evocato: la sua visione \u00e8 cos\u00ec potente da sbloccare e sbrogliare i ricordi di Max Aurach risalenti all\u2019infanzia. Dice infatti di non aver memoria di quanto accaduto prima dei dieci anni \u2013 e in questo senso Aurach ricorda Austerlitz, il personaggio pi\u00f9 caro uscito dalla penna di Sebald.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come \u00e8 tipico nello scrittore tedesco, tratti autobiografici, finzione e ricerche d\u2019archivio si amalgamano in una scrittura venata di lirismo malinconico. Sebald ha in effetti trascorso un periodo di studi a Manchester, alloggiato a Palatine Road ovvero, come si render\u00e0 conto come fosse un segno del destino, nella stessa strada dove ha vissuto Elias Canetti. Sebald ha inoltre scritto a diverse riprese di artisti contemporanei, da Jan Peter Tripp (<em>Come giorno e notte<\/em>, incluso in <em>Soggiorno in una casa di campagna<\/em>, Adelphi 2012) al nostro Gastone Novelli cheappare in modo inatteso in <em>Austerlitz<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso di Max Aurach \u00e8 tuttavia singolare. Quando, nel 1996, esce la traduzione inglese de <em>Gli emigrati<\/em>, pochi si accorgono di una piccola discrepanza rispetto all\u2019edizione originale tedesca. L\u2019ultimo capitolo, il pi\u00f9 corposo, non si chiama pi\u00f9 \u201cMax Aurach\u201d ma \u201cMax Ferber\u201d. Cosa \u00e8 accaduto? Che per immaginare questo personaggio Sebald si \u00e8 ispirato a due figure distinte realmente esistenti: una \u00e8 il suo <em>landlord<\/em> dei tempi in cui era a Manchester, l\u2019altra un celebre pittore di origini tedesche naturalizzato britannico: Frank Auerbach.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre alla consonanza del nome, Max Aurach riprende, da Auerbach, la tecnica pittorica, quell\u2019incessante rifacimento dei suoi disegni, ma anche alcuni tratti biografici. Ora, se la vita e l\u2019atelier di Aurach si svolgono a Manchester, Auerbach, quello vero, \u00e8 invece incardinato a Camden Town a Londra. Nondimeno, simili sono i traumi dell\u2019infanzia: spedito in Inghilterra nel 1939 a soli otto anni, Auerbach scoprir\u00e0 pi\u00f9 tardi che entrambi i suoi genitori sono rimasti vittime dell\u2019Olocausto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per volont\u00e0 di Auerbach, dalla versione inglese de <em>Gli emigrati<\/em> scomparir\u00e0 anche il suo disegno e un primissimo piano del suo sguardo estrapolato dal catalogo della Tate. \u201cMi tiro indietro se percepisco il disagio della persona\u201d, commenter\u00e0 pacato Sebald (in Maya Jaggi,<em> Recovered Memories<\/em>, in \u201cThe Guardian\u201d, 22 settembre 2001).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?fit=1024%2C698&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7153 lazyload\" width=\"377\" height=\"257\"><noscript><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?fit=1024%2C698&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7153\" width=\"377\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?resize=300%2C205&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?resize=1024%2C698&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?resize=768%2C524&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?resize=60%2C41&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/sebald_4.jpg?resize=480%2C327&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 curioso che questa piccola discrepanza tra le due edizioni sia presente in Italia, dove disponiamo di due diverse traduzioni: nella versione pubblicata da Bompiani a cura di Gabriella Rovagnati nel 2000 il pittore si chiama Max Aurach, in quella dell\u2019Adelphi a cura di Ada Vigliani nel 2007 diventa Max Ferber e scompaiono il suo sguardo come il tormentato disegno. Come se in territorio italiano circolassero due pittori simili ma non identici. Un caso di doppelg\u00e4nger che non potrebbe essere pi\u00f9 sebaldiano. Mi ricorda quel passaggio in cui il protagonista di <em>Vertigini<\/em>, nel bagno della deserta stazione di Desenzano, si chiede se nel 1913 \u201cil dottor Kafka, che arrivando da Verona doveva essere sceso in quella stazione, non si fosse per caso guardato anche lui l\u00ec, nel medesimo vetro. Non ci sarebbe stato di che stupirsi\u201d (<em>Vertigini<\/em>, 1995, tr. it. A. Vigliani, Adelphi, Milano, 2003).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>In copertina: Giambattista Tiepolo, <\/em>Allegoria dei continenti (part.)<em>, affresco,  Residenza di W\u00fcrzburg, 1753-53<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 tipico nello scrittore tedesco, tratti autobiografici, finzione e ricerche d\u2019archivio si amalgamano in una scrittura venata di lirismo malinconico.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":21,"featured_media":7155,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[530],"tags":[532,119,531],"coauthors":[2026],"class_list":["post-7149","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sebald","tag-frank-auerbach","tag-riccardo-venturi","tag-w-g-sebald","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Nel medesimo vetro - Riccardo Venturi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Come \u00e8 tipico nello scrittore tedesco, tratti autobiografici, finzione e ricerche d\u2019archivio si amalgamano in una scrittura venata di lirismo malinconico.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/05\/24\/nel-medesimo-vetro\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Nel medesimo vetro - Riccardo Venturi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Come \u00e8 tipico nello scrittore tedesco, tratti autobiografici, finzione e ricerche d\u2019archivio si amalgamano in una scrittura venata di lirismo malinconico.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/05\/24\/nel-medesimo-vetro\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Antinomie\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2020-05-23T22:03:10+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-06-06T09:58:06+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Tiepolo-residence-wuerzburg-apollon-asia.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"853\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Riccardo Venturi\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Riccardo Venturi\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"4 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/05\\\/24\\\/nel-medesimo-vetro\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/05\\\/24\\\/nel-medesimo-vetro\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Riccardo Venturi\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3a775c37c7b64e9a363bcaf96898314f\"},\"headline\":\"Nel medesimo vetro\",\"datePublished\":\"2020-05-23T22:03:10+00:00\",\"dateModified\":\"2024-06-06T09:58:06+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/05\\\/24\\\/nel-medesimo-vetro\\\/\"},\"wordCount\":897,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2020\\\/05\\\/24\\\/nel-medesimo-vetro\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/05\\\/Tiepolo-residence-wuerzburg-apollon-asia.jpg?fit=1280%2C853&ssl=1\",\"keywords\":[\"Frank Auerbach\",\"Riccardo Venturi\",\"W.G. 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