{"id":71276,"date":"2025-12-22T00:01:00","date_gmt":"2025-12-21T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=71276"},"modified":"2025-12-20T19:24:06","modified_gmt":"2025-12-20T18:24:06","slug":"dal-nero-allinfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/22\/dal-nero-allinfinito\/","title":{"rendered":"Dal nero all\u2019infinito","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il <em>baedeker<\/em> molto personale che Zbigniew Herbert compil\u00f2 nel 1962, in una delle pagine del suo <em>Barbar zy\u0144ca w ogrodzie (Il barbaro in giardino)<\/em>, suggerisce che visitando un Paese si debba girovagare seguendo questa regola: \u00abdritti, la terza a sinistra, poi di nuovo dritti e la terza a destra. Ma si pu\u00f2 andare anche in linea retta\u00bb, o darsi un altro metodo ancora. Ci\u00f2 che conta \u00e8 cercare di lasciarsi invadere da una sensazione \u00abpossente, beata\u00bb: la sensazione infusa da un altrove cui conducono imprevedute apparizioni. Non necessariamente di abbacinante splendore: \u00e8 sufficiente \u2013 nota Herbert \u2013 un\u2019ostinata monotonia senza indiscrezione, che elimini la novit\u00e0 sostituendola con una perpetua sorpresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A rivelarlo ancor pi\u00f9 dei testi odeporici raccolti nella prima raccolta di saggi che sanc\u00ec la fama di Herbert anche fuori dai confini polacchi (sebbene, col titolo <em>Barbarian in the Garden<\/em>, non verr\u00e0 tradotta in inglese prima del 1985), sono quelli che si leggono in <em>Still Life with a Bridle<\/em>  (ora tradotti da Andrea Ceccherelli per Adelphi dall\u2019edizione polacca del \u201993, seguita due anni dopo la prima della newyorkese Ecco Press), dedicati alla pittura olandese del XVII secolo. Cio\u00e8 a quel <em>Monde-Objet<\/em>, di cui Roland Barthes evocava il lucore tanto visivo quanto sostanziale che sembra ingenerarsi grazie ad una specie di sesto senso cenestetico, sollecitato da una parcellizzazione della realt\u00e0 che rivela il limite estremo della concretezza. L\u00e0 dove questa si rivela \u00abdivisa, numerabile, mobile\u00bb. E perci\u00f2 in massimo grado affine a quel modernismo <em>senza acrobazie sperimentali<\/em> di cui Herbert, allievo del filosofo neo-stoico Henryk Elzenberg, \u00e8 interprete a s\u00e9 stante: non potendosi ravvisare in nessuno dei suoi immediati predecessori come dei suoi contemporanei \u2013 osservava Iosif Brodskij presentandone l\u2019opera al lettore italiano \u2013 un estetismo cos\u00ec straordinariamente limpido, pur essendo quanto mai condensato, da deporsi in una percezione radiosa della materia anche quando questa \u00e8 immersa in una sospensione torbida. Quasi che il suo non sia altro che il tentativo di \u00abraccontare il mondo in tonalit\u00e0 nera, perlacea e grigia\u00bb, sebbene solo per campire meglio gli oggetti nel loro nitore e nella loro densit\u00e0, e farne cos\u00ec emergere l\u2019insistente presenza<em>.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71293 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"876\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-1.jpg?resize=600%2C876&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71293\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-1.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-1.jpg?resize=205%2C300&amp;ssl=1 205w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-1.jpg?resize=60%2C88&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Gerard Terborch,\u00a0<em>Autoritratto<\/em>, 1668 ca., Mauritshuis, L&#8217;Aia<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa la prassi che Herbert ritrova nella pittura di Gerard Terboch, nelle cui tele il \u00abdisegno delle figure che emergono dall\u2019oscurit\u00e0 \u00e8 immancabilmente preciso, le pennellate brevi, il ductus sobrio, lento, delicato\u00bb, come a volere trattenere ogni fugacit\u00e0, mostrandone soprattutto gli orpelli, i fronzoli, le trine, gli elaborati accessori \u2013 \u00abla pelle levigata degli oggetti\u00bb avrebbe scritto un altro grande poeta polacco, Adam Zagajewski\u2013, qualunque particolare che ne permetta la persistenza, prima che siano nuovamente inghiottite da una luce atra. Secondo quanto ha notato Svetlana Alpers in <em>Arte del descrivere: scienza e pittura nel Seicento olandese<\/em> (1985, Bollati Boringhieri 1999), come le prime osservazioni al microscopio condotte da Antony van Leeuwenhoek fra Sei e Settecento (ma lo stesso potrebbe dirsi per le illustrazioni abbozzate nel manoscritto del <em>Sidereus Nuncius<\/em> di Galileo Galilei) avevano dimostrato che un fenomeno naturale poteva rivelarsi nella maniera pi\u00f9 perspicua possibile a partire da un fondo nero, cos\u00ec, da Ambrosius Bosschaert a Willem Kalf, i pittori olandesi del secolo XVII accentuarono la visibilit\u00e0 della superficie (in contrasto con la solidit\u00e0 del volume) basandosi esattamente su tale effetto. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71296 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"602\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-2.jpg?resize=600%2C602&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71296\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-2.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-2.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-2.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-2.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Johannes van der Beeck (Johannes Torrentius),\u00a0<em>Natura morta con briglia<\/em>, 1614,\u00a0Rijksmuseum, Amsterdam<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Herbert lo sottolinea a sua volta con riguardo alla <em>Natura morta con briglia<\/em>, l\u2019unico quadro di Johannes van der Beeck (meglio noto col nome di Torrentius) sopravvissuto alla condanna che lo colp\u00ec per i suoi costumi dissoluti e sacrileghi: nel quale la panciuta brocca di terracotta che occupa la parte destra della tela, quella di stagno che ne occupa la sinistra e il <em>R\u00f6mer<\/em> centrale si stagliano su un fondo nero, \u00abprofondo come un abisso e insieme piatto come uno specchio, tangibile e sfuggente all\u2019infinito\u00bb. Come nell\u2019autoritratto di Terboch, ad affascinare Herbert \u00e8 qui di nuovo la quinta bruna e intorbidata che tutto circonfonde, e il cui significato \u2013 ha suggerito Regina Grol-Prokopczyk \u2013 sarebbe da riportare, per l\u2019autore di <em>Studio dell\u2019oggetto<\/em> (antologizzato con altri componimenti in <em>Rapporto dalla citt\u00e0 assediata<\/em>, Adelphi 1993), all\u2019ignoto, al mistero dell\u2019esistenza e al caos da cui emergiamo e in cui ci inabissiamo. Ma sembra altres\u00ec potersi far coincidere con una forma di silenzio, coestensiva al nero denso, quasi inturgidito di certi lavori di Van de Velde o di Vermeer, e che per questo sembra consentire \u2013 avvertiva gi\u00e0 Paul Claudel in un saggio del 1946 (poi posto in apertura di <em>L\u2019\u0153il \u00e9coute<\/em>) \u2013 di meglio percepire l\u2019anima, o quantomeno di ascoltarla come accade nella \u00abconversazione che si instaura, al di l\u00e0 di ogni logica, fra le cose, per il solo fatto della loro coesistenza e della loro intima compenetrazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto ricerca Herbert nel suo confronto con il Secolo d\u2019oro dell\u2019arte olandese non \u00e8 affine, per sua stessa ammissione, ad alcun descrittivismo, ad alcun tentativo di tradurre in parola \u00abil magnifico linguaggio della pittura\u00bb; a ispirarlo \u00e8 piuttosto un desiderio di immergersi, lui figlio di una Leopoli in cui \u00abnon si \u00e8 salvata che \/ una lastra di pietra \/ con un cerchio di gesso\u00bb, in una realt\u00e0 e in tempo in cui \u2013 come recitano i versi contenuti nell\u2019ampia raccolta a pi\u00f9 mani del 1610 <em>Den Nederduytschen Helicon (L\u2019Elicona olandese)<\/em> \u2013 \u00abin ogni citt\u00e0, in ogni villaggio regna la pace \/ nel giardino dell\u2019Olanda liberata, lo vedete \/ tacciono gli scontri, ovunque [regna] dolce quiete\u00bb. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71300 lazyload\" style=\"aspect-ratio:0.6912566830480099;width:548px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"868\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-3.jpg?resize=600%2C868&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71300\" style=\"aspect-ratio:0.6912566830480099;width:548px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-3.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-3.jpg?resize=207%2C300&amp;ssl=1 207w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-3.jpg?resize=60%2C87&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jacob Backer,\u00a0<em>Allegoria della Repubblica olandese<\/em>, 1644-&#8217;45, Castello di\u00a0Oranienburg<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019atmosfera di libert\u00e0 cheper Herbert trova nell\u2019<em>Allegoria della Repubblica olandes<\/em>e, dipinta fra il 1644 ed il 1645 da Jacob Adriaensz Backer, la pi\u00f9 emblematica rappresentazione. L\u2019eroina raffigurata in quest\u2019opera non ha infatti nulla della iattanza eroica propria di analoghi soggetti, ma vuole soltanto incarnare un\u2019idea di libert\u00e0 semplice come il gesto di toccare una mela o il combinare una tonalit\u00e0 particolarmente intensa di cobalto con un luminoso giallo limone o il tastare un tessuto. Manipolare gli oggetti, cercare di trattenerne il pi\u00f9 possibile la materia, permette \u2013 appunta Herbert in una delle brevi prose di Hermes, il cane e la stella \u2013 di interrogarli, comprendendo meglio la nostra incostanza; e al contempo di soddisfare la nostra immaginazione, i nostri sensi pagani, il nostro desiderio d\u2019escogitare \u00abun\u2019immortalit\u00e0 \/ quieta come una tana di topo\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71303 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"728\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-4.jpg?resize=600%2C728&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-71303\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-4.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-4.jpg?resize=247%2C300&amp;ssl=1 247w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Fig.-4.jpg?resize=60%2C73&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Abraham van Beyeren,\u00a0<em>Natura morta con banchetto,\u00a0<\/em>1667,\u00a0Mauritshuis, L&#8217;Aia<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Zbigniew Herbert<br><em><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845940491\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Natura morta con briglia. Il secolo d\u2019oro olandese<\/a><\/em><br>traduzione di Andrea Ceccherelli<br>Adelphi, 2025<br>190 pp., \u20ac 19<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666\"><em>In copertina: Johannes van der Beeck (Johannes Torrentius),\u00a0<\/em>Natura morta con briglia<em>, 1614,\u00a0Rijksmuseum, Amsterdam<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Il baedeker molto personale che Zbigniew Herbert compil\u00f2 nel 1962, in una delle pagine del suo \u201cBarbar zy\u0144ca w ogrodzie\u201d (\u201cIl barbaro in giardino\u201d), suggerisce che visitando un Paese si debba girovagare seguendo questa regola: \u00abdritti, la terza a sinistra, poi di nuovo dritti e la terza a destra. Ma si pu\u00f2 andare anche in linea retta\u00bb, o darsi un altro metodo ancora. Ci\u00f2 che conta \u00e8 cercare di lasciarsi invadere da una sensazione \u00abpossente, beata\u00bb: la sensazione infusa da un altrove cui conducono imprevedute apparizioni. [\u2026] A rivelarlo ancor pi\u00f9 dei testi odeporici raccolti nella prima raccolta di saggi che sanc\u00ec la fama di Herbert anche fuori dai confini polacchi, sono quelli che si leggono in \u201cStill Life with a Bridle\u201d (ora tradotti da Andrea Ceccherelli per Adelphi dall\u2019edizione polacca del \u201993, seguita due anni dopo la prima della newyorkese Ecco Press), dedicati alla pittura olandese del XVII secolo.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":39,"featured_media":71282,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[103],"tags":[243,1208,113,3417,3416],"coauthors":[1795],"class_list":["post-71276","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libri","tag-luigi-azzariti-fumaroli","tag-natura-morta","tag-pittura","tag-seicento-olandese","tag-zbigniew-herbert","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Dal nero all\u2019infinito - Luigi Azzariti-Fumaroli<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il baedeker molto personale che Zbigniew Herbert compil\u00f2 nel 1962, in una delle pagine del suo \u201cBarbar zy\u0144ca w ogrodzie\u201d (\u201cIl barbaro in giardino\u201d), suggerisce che visitando un Paese si debba girovagare seguendo questa regola: \u00abdritti, la terza a sinistra, poi di nuovo dritti e la terza a destra. 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