{"id":70863,"date":"2025-12-11T00:01:00","date_gmt":"2025-12-10T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=70863"},"modified":"2025-12-11T10:23:37","modified_gmt":"2025-12-11T09:23:37","slug":"armin-linke-la-citta-come-archivio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/11\/armin-linke-la-citta-come-archivio\/","title":{"rendered":"Armin Linke, la citt\u00e0 come archivio","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">La generazione di ricercatori, storici dell\u2019arte e artisti a cui appartengo \u00e8 cresciuta nel ventre dell\u2019archivio. Padre e patrigno, l\u2019archivio \u00e8 stato insieme luogo e risorsa, metodo e problema, strumento e opera d\u2019arte, dispositivo di resistenza e macchina di oblio. C\u2019\u00e8 a tal proposito chi ha parlato negli ultimi decenni di una vera ossessione e di una febbre dell\u2019archivio. Altri hanno coniato nuovi termini per definirlo e ridefinirlo (anarchivio, controarchivio, archivio impossibile), lo hanno digitalizzato, pensato come progetto di costruzione dell\u2019identit\u00e0, o vi sono entrati senza pi\u00f9 uscirne, perdendo il contatto con un mondo esterno pi\u00f9 disordinato, rumoroso e sfuggente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo, entrare negli spazi di Palazzo Grifoni Budini Gattai \u2013 splendido edificio affrescato nel primo Novecento e per anni sede della Fototeca del Kunsthistorisches Institut di Firenze \u2013 \u00e8 stato per me particolarmente coinvolgente. Perch\u00e9 qui, un artista raffinato come l\u2019italo-tedesco Armin Linke ha inteso letteralmente <em>illustrare<\/em> un\u2019idea nata in dialogo con le due ricercatrici e curatrici della <a href=\"https:\/\/www.khi.fi.it\/it\/aktuelles\/ausstellungen\/20251111-city-as-archive.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">mostra<\/a>, Hannah Baader e Costanza Caraffa: la \u201ccitt\u00e0 come archivio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inaugurata in occasione dell\u2019ultima edizione di <em><a href=\"https:\/\/www.schermodellarte.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Lo Schermo dell\u2019Arte<\/a><\/em>, il festival fiorentino che da diciotto anni si interroga sul rapporto tra arte e cinema, la mostra sar\u00e0 visitabile fino alla fine di gennaio, in tempo per l\u2019uscita di un catalogo di oltre 450 pagine in fase di preparazione presso la casa editrice Viaindustriae di Foligno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto \u00e8 tanto semplice quanto complesso: la citt\u00e0 \u00e8 contemporaneamente sorgente e risultato di un insieme di archivi e collezioni \u2013 oggetti, documenti e immagini che raccontano la sua storia \u2013 prodotti in prevalenza tra il XVIII e l\u2019inizio del XXI secolo, ma radicati in raccolte molto pi\u00f9 antiche. La mostra srotola ed elenca, uno alla volta, archivi di diverse tipologie e nati per diverse motivazioni, ma accomunati dall\u2019essere fiorentini (Firenze \u00e8 un caso esemplare del resto e non c\u2019\u00e8 bisogno di spiegare il perch\u00e9).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70887 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-70887\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/L6A2145-Copyright-KHI-MPI-Photo-Barbel-Reinhard.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Installation view \u00a9 KHI-MPI Photo Ba\u0308rbel Reinhard<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: il percorso si sviluppa infatti nelle sale del piano nobile del palazzo, tra gli scaffali che fino a poco tempo fa ospitavano la fototeca del Kunst e che oggi, rimasti nudi, fanno bella mostra di s\u00e9. Svuotato dal suo contenuto, questo scheletro si offre come spazio abitabile e labirintico che possiamo immaginare di sovrapporre alla mappa della citt\u00e0 stessa, con corridoi, stanze, piazze e vicoli pi\u00f9 periferici che possono essere attraversati dallo sguardo. Su questa struttura sono appesi fogli A4 che, in numero variabile, accostano immagini storiche e documentarie della Fototeca a fotografie che Linke ha scattato in questi archivi ai quali viene assegnata una lettera dell\u2019alfabeto, dalla A alla W. Che non ci sia una Z mi pare significativo dell\u2019impossibilit\u00e0 di porre un punto finale a un simile progetto, tanto quanto trovo naturale che la sequenza non sia rispettata in modo stringente, una soluzione che rende atto del continuo divenire di questi istituti. Altri fogli A4 contengono testi con informazioni sulla storia e la consistenza di ognuna delle realt\u00e0 citate. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000957_545_B-Patto-di-famiglia-di-Anna-Maria-Luisa-de-Medici.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70880 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000957_545_B-Patto-di-famiglia-di-Anna-Maria-Luisa-de-Medici.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-70880\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000957_545_B-Patto-di-famiglia-di-Anna-Maria-Luisa-de-Medici.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000957_545_B-Patto-di-famiglia-di-Anna-Maria-Luisa-de-Medici.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000957_545_B-Patto-di-famiglia-di-Anna-Maria-Luisa-de-Medici.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000957_545_B-Patto-di-famiglia-di-Anna-Maria-Luisa-de-Medici.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Archivio di Stato di Firenze. Patto di famiglia di Anna Maria Luisa de\u2019 Medici \u00a9 Armin Linke 2022<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un viaggio straordinario attraverso la storia (le storie) della citt\u00e0: alla lettera A corrisponde l\u2019Archivio di Stato di Firenze, che accoglie il visitatore tramite la voce di chi ci lavora e che apre un racconto poi straordinariamente vario e&nbsp; a tratti inaspettato: l\u2019Erbario Centrale e l\u2019Istituto Geografico Militare Italiano, le Gallerie degli Uffizi e l\u2019Osservatorio Astrofisico, l\u2019Archivio Stibbert e la Fondazione Alinari per la Fotografia, il Museo Galileo e l\u2019Archivio Gucci, gli Archivi Storici dell\u2019Unione Europea e il Museo Bardini\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi nomi testimoniano la pluralit\u00e0 di forme di classificazione e conservazione \u2013 gallerie, archivi, musei, fondazioni, erbari, osservatori \u2013 e il vasto e sorprendente contenuto che custodiscono. Immaginiamo tutto questo insieme: fotografie, documenti, abiti, carte geografiche, animali, piante, dipinti, minerali, corpi in cera, armature, pietre, statue monumentali, strumenti scientifici e accessori di moda. E, insieme a questo cumulo di cose e alla vertigine della lista, anche storie personali e collettive, tragedie (come la devastazione della seconda guerra mondiale) e catastrofi naturali (l\u2019alluvione del 1966), vicende locali e cosmopolite.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000958_134_B-Modelli-botanici-in-cera.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70882 lazyload\" style=\"aspect-ratio:0.7497251608484871;width:598px;height:auto\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"867\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000958_134_B-Modelli-botanici-in-cera.jpg?resize=650%2C867&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-70882\" style=\"aspect-ratio:0.7497251608484871;width:598px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000958_134_B-Modelli-botanici-in-cera.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000958_134_B-Modelli-botanici-in-cera.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000958_134_B-Modelli-botanici-in-cera.jpg?resize=60%2C80&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Erbario Centrale. Modelli botanici in cera \u00a9 Armin Linke 2022<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo l\u2019allestimento \u2013 volutamente povero e fatto di fogli e puntine in metallo \u2013 scongiura quella \u201csindrome\u201d che Stendhal visse del resto proprio qui a Firenze o l\u2019esperienza del sublime, la sensazione di fascino e terrore romanticamente attribuita al confronto con la natura e che qui rischia di prendere forma di fronte all\u2019imponenza della storia e della memoria. Sempre lei, del resto: <em>Mnemosyne<\/em> (e certo, ancora Warburg) \u00e8 la regina indiscussa di progetti come questo, che negli ultimi anni hanno visto gli artisti confrontarsi, leggere e rileggere gli archivi e le collezioni per interpretarli e riattivarli. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto \u00e8 del resto il frutto del periodo trascorso da Linke a Firenze come <em>artist-in-residence<\/em> al KHI tra il 2019 e il 2021, anche se molte delle sue fotografie sono pi\u00f9 recenti. Una serie di \u201cfotografie artistiche\u201d di pi\u00f9 grandi dimensioni e incorniciate compaiono tra quelle documentarie realizzate negli anni del progetto e 21 scatti selezionati tra quelle della fototeca (Alinari, Brogi, Braun, Hautmann). Tra esse un gigantesco pesce palla sezionato in tre fette verticali e un monumentale trittico che compone uno scatto del restauro di un altare del Perugino all\u2019Opificio delle Pietre Dure, posto a chiusura della mostra. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggetti dunque, ma anche pratiche della conservazione e della cura, prelevati e scelti dall\u2019artista, che costruisce cos\u00ec, con il suo sguardo, un percorso sovrapposto alla narrazione storica e istituzionale, da cui emerge una sensibilit\u00e0 contemporanea sul significato della conservazione e sull\u2019archivio come strumento volto non solo al passato, ma soprattutto al futuro.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000978_85_B-Osservatorio-Astrofisico-di-Arcetri.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70884 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000978_85_B-Osservatorio-Astrofisico-di-Arcetri.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-70884\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000978_85_B-Osservatorio-Astrofisico-di-Arcetri.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000978_85_B-Osservatorio-Astrofisico-di-Arcetri.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000978_85_B-Osservatorio-Astrofisico-di-Arcetri.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000978_85_B-Osservatorio-Astrofisico-di-Arcetri.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Osservatorio Astrofisico di Arcetri \u00a9 Armin Linke 2023<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Linke ha descritto la mostra come \u00abuna macchina spazio-temporale che viaggia attraverso Firenze\u00bb e come frutto di una fitta trama di dialoghi intrecciati con archivisti e conservatori. <em>The City as Archive<\/em> \u00e8, del resto, anche un omaggio alla figura dell\u2019archivista. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la <em>connoisseurship<\/em> \u2013 la pratica dello sguardo esperto che riconosce, attribuisce, discrimina \u2013 \u00e8 tradizionalmente associata alla storia dell\u2019arte e al rapporto diretto con l\u2019opera, qui essa migra negli istituti di conservazione, sugli scaffali, tra le buste e le scatole. Gli archivisti, come i conoscitori, non si limitano a riconoscere i documenti della storia: li interpretano, li mettono in relazione, ne immaginano il potenziale narrativo. Sono detentori moderni della memoria, i mediatori che rendono possibile la continuit\u00e0 di senso tra passato e futuro.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000600_100_B-Modello-del-Karakorum-con-il-K2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70885 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000600_100_B-Modello-del-Karakorum-con-il-K2.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-70885\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000600_100_B-Modello-del-Karakorum-con-il-K2.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000600_100_B-Modello-del-Karakorum-con-il-K2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000600_100_B-Modello-del-Karakorum-con-il-K2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DIF_000600_100_B-Modello-del-Karakorum-con-il-K2.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Istituto Geografico Militare. Modello del Karakorum con il K2 \u00a9 Armin Linke 2019<br>\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra mette in luce proprio questa intelligenza interpretativa, spesso invisibile: l\u2019archivio non \u00e8 mai neutro n\u00e9 passivo, ma un luogo in cui la conoscenza si esercita attraverso scelte, inclusioni, omissioni, gesti quotidiani di cura che plasmano la storia stessa della citt\u00e0 e il modo in cui viene trasmessa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di qualit\u00e0 e competenze, unite a una responsabilit\u00e0 verso il futuro, che caratterizzano archivi e archivisti, ma che oggi, inutile negarlo, si confrontano con un cambiamento epocale. Ancor pi\u00f9 della rivoluzione digitale, i sistemi di intelligenza artificiale stanno infatti modificando le modalit\u00e0 con cui attribuiamo, descriviamo, colleghiamo e in ultima analisi progettiamo il senso della realt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco perch\u00e9 questa mostra porta con s\u00e9 un\u2019aura di nostalgia nei confronti di quella febbre dell\u2019archivio che ha segnato la mia generazione: tratteggia il ritratto di una storia che siamo ancora in grado di raccontare, ma che sappiamo destinata a trasformarsi radicalmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><a href=\"https:\/\/www.khi.fi.it\/it\/aktuelles\/ausstellungen\/20251111-city-as-archive.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Armin Linke. The City as Archive. Florence<\/a><\/em><br>a cura di Hannah Baader e Costanza Caraffa<br>Kunsthistorisches Institut, Firenze<br>fino al 31 gennaio 2026<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666\"><em>In copertina: KHI n. inv. 92938: John Brampton Philpot, <\/em>Tiratoio di Piazza d&#8217;Arno prima della demolizione<em>, Firenze, negativo su carta 1855-1858, stampa alla gelatina ai sali d\u2019argento della Soprintendenza ca. 1925-1933, 28,4 x 38,4 cm \u00a9 Kunsthistorisches Institut in Florenz 2024<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La generazione di ricercatori, storici dell\u2019arte e artisti a cui appartengo \u00e8 cresciuta nel ventre dell\u2019archivio. Padre e patrigno, l\u2019archivio \u00e8 stato insieme luogo e risorsa, metodo e problema, strumento e opera d\u2019arte, dispositivo di resistenza e macchina di oblio. C\u2019\u00e8 a tal proposito chi ha parlato negli ultimi decenni di una vera ossessione e di una febbre dell\u2019archivio. Altri hanno coniato nuovi termini per definirlo e ridefinirlo (anarchivio, controarchivio, archivio impossibile), lo hanno digitalizzato, pensato come progetto di costruzione dell\u2019identit\u00e0, o vi sono entrati senza pi\u00f9 uscirne, perdendo il contatto con un mondo esterno pi\u00f9 disordinato, rumoroso e sfuggente. Per questo, entrare negli spazi di Palazzo Grifoni Budini Gattai \u2013 splendido edificio affrescato nel primo Novecento e per anni sede della Fototeca del Kunsthistorisches Institut di Firenze \u2013 \u00e8 stato per me particolarmente coinvolgente. Perch\u00e9 qui, un artista raffinato come l\u2019italo-tedesco Armin Linke ha inteso letteralmente illustrare un\u2019idea nata in dialogo con le due ricercatrici e curatrici della mostra, Hannah Baader e Costanza Caraffa: la \u201ccitt\u00e0 come archivio\u201d.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":582,"featured_media":70901,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[108],"tags":[2920,3408,3189,51],"coauthors":[3207],"class_list":["post-70863","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mostre","tag-archivio","tag-armin-linke","tag-elisabetta-modena","tag-fotografia","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Armin Linke, la citt\u00e0 come archivio - Elisabetta Modena<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La generazione di ricercatori, storici dell\u2019arte e artisti a cui appartengo \u00e8 cresciuta nel ventre dell\u2019archivio. Padre e patrigno, l\u2019archivio \u00e8 stato insieme luogo e risorsa, metodo e problema, strumento e opera d\u2019arte, dispositivo di resistenza e macchina di oblio. C\u2019\u00e8 a tal proposito chi ha parlato negli ultimi decenni di una vera ossessione e di una febbre dell\u2019archivio. Altri hanno coniato nuovi termini per definirlo e ridefinirlo (anarchivio, controarchivio, archivio impossibile), lo hanno digitalizzato, pensato come progetto di costruzione dell\u2019identit\u00e0, o vi sono entrati senza pi\u00f9 uscirne, perdendo il contatto con un mondo esterno pi\u00f9 disordinato, rumoroso e sfuggente. Per questo, entrare negli spazi di Palazzo Grifoni Budini Gattai \u2013 splendido edificio affrescato nel primo Novecento e per anni sede della Fototeca del Kunsthistorisches Institut di Firenze \u2013 \u00e8 stato per me particolarmente coinvolgente. Perch\u00e9 qui, un artista raffinato come l\u2019italo-tedesco Armin Linke ha inteso letteralmente illustrare un\u2019idea nata in dialogo con le due ricercatrici e curatrici della mostra, Hannah Baader e Costanza Caraffa: la \u201ccitt\u00e0 come archivio\u201d.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/11\/armin-linke-la-citta-come-archivio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Armin Linke, la citt\u00e0 come archivio - Elisabetta Modena\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La generazione di ricercatori, storici dell\u2019arte e artisti a cui appartengo \u00e8 cresciuta nel ventre dell\u2019archivio. 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Perch\u00e9 qui, un artista raffinato come l\u2019italo-tedesco Armin Linke ha inteso letteralmente illustrare un\u2019idea nata in dialogo con le due ricercatrici e curatrici della mostra, Hannah Baader e Costanza Caraffa: la \u201ccitt\u00e0 come archivio\u201d.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/11\/armin-linke-la-citta-come-archivio\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/11\/armin-linke-la-citta-come-archivio\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/11\/armin-linke-la-citta-come-archivio\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/cover-Modena-Linke.jpg?fit=1000%2C860&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/cover-Modena-Linke.jpg?fit=1000%2C860&ssl=1","width":1000,"height":860},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/12\/11\/armin-linke-la-citta-come-archivio\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Armin Linke, la citt\u00e0 come archivio"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/5adbe01a68d9179db28c233d422befdf","name":"Elisabetta Modena","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/683d6ea6c83e983c920f93c0c94358be34ae57fe467c7e3e48bc1384e8c9bfdf?s=96&d=blank&r=g10311265b32e7c3d657abd07fbed0035","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/683d6ea6c83e983c920f93c0c94358be34ae57fe467c7e3e48bc1384e8c9bfdf?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/683d6ea6c83e983c920f93c0c94358be34ae57fe467c7e3e48bc1384e8c9bfdf?s=96&d=blank&r=g","caption":"Elisabetta Modena"},"description":"PhD, \u00e8 ricercatrice in Storia dell\u2019arte contemporanea all\u2019Universit\u00e0 IULM di Milano. 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