{"id":69312,"date":"2025-10-24T00:01:00","date_gmt":"2025-10-23T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=69312"},"modified":"2025-10-21T19:17:49","modified_gmt":"2025-10-21T17:17:49","slug":"teorie-del-deserto-linfinito-carnale-di-claudia-castellucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/10\/24\/teorie-del-deserto-linfinito-carnale-di-claudia-castellucci\/","title":{"rendered":"Teorie del deserto. \u201cL\u2019Infinito Carnale\u201d di Claudia Castellucci","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Ci voleva la visionariet\u00e0 di <em>Xing<\/em>, la visionariet\u00e0 temeraria e metodica dell\u2019organizzazione culturale bolognese, attiva sulla scena delle <em>live arts<\/em> da pi\u00f9 di trent\u2019anni, per concepire l\u2019ultimo intervento di <em>Hole<\/em>, formato \u2013 e tattica \u2013 di programmazione di arti dal vivo (o, come loro dicono, di arti <em>time-based<\/em>), che individua sulla mappa urbana espansa dei \u201cbuchi\u201d potenziali, dei luoghi che si prestino a momentanei inneschi, per accendere la miccia di un evento e convocare un pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cOccupare e attivare luoghi non istituzionali come ridefinizione temporanea di uno spazio pubblico\u201d \u00e8 di fatto l\u2019intento sobriamente espresso dagli stessi, che dal 2022 hanno avviato un pi\u00f9 ampio cantiere di riflessione sulle prospettive \u2018post-pandemiche\u2019 delle arti dal vivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si inserisce in questo contesto la scelta dell\u2019ex-chiesa di San Barbaziano per ospitare la danza di Claudia Castellucci e della compagnia M\u00f2ra, dal titolo <em>L\u2019Infinito Carnale. Dialogo tra Antonio d\u2019Egitto e Ilarione di Gaza<a href=\"#_edn1\" id=\"_ednref1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/em> in scena il 16 ottobre scorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questo abbinamento, e mutuo innesco, tanto si pu\u00f2 dire e innanzitutto questo: la chiesa, di cui si ha notizia gi\u00e0 a cavallo tra XII e XIII secolo, fu rimodernata tra il 1608 ed il 1618 dall\u2019architetto Pietro Fiorini, periodo durante il quale assunse l\u2019aspetto attuale, per poi essere confiscata nel 1797, sotto Napoleone, assieme al convento dei Girolamini che la officiavano. Venduta a privati, fu abbandonata a un destino un po\u2019 funesto, cambiando pi\u00f9 volte assegnazione ed uso: magazzino di paglia e fieno, deposito militare, autofficina meccanica e autorimessa, nell\u2019ordine, fino agli anni novanta del secolo scorso. Sottratto al degrado dal recente restauro voluto dalla Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna e MIC \u2013 Musei Nazionali di Bologna, l\u2019edificio \u00e8 in attesa del prossimo insediamento della rete associazionistica AICS.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 dunque in un intervallo, in una faglia inoperosa, che l\u2019ex-chiesa, ex-fienile, ex-deposito militare, eccetera, viene a svelare la sua penultima funzione di rifugio, se non proprio la pi\u00f9 esatta vocazione di dimora provvisoria o <em>paroikia<\/em> \u2013 termine che, Giorgio Agamben lo ricorda ne <em>La Chiesa e il Regno<a href=\"#_edn2\" id=\"_ednref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a><\/em>, definisce tecnicamente il \u201csoggiorno come straniero\u201d del cristiano nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non una chiesa, infatti, si addice agli anacoreti del deserto, come storicamente furono Antonio d\u2019Egitto e Ilarione di Gaza, vissuti tra il terzo e il quarto secolo dell\u2019era cristiana, ma questa rovina urbana, memoria di successive spoliazioni, sventrata fino alla pi\u00f9 oblativa ed umile <em>kenosi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quindi, per non digredire troppo a lungo, diremo che Antonio sar\u00e0 arrivato qui, di recesso in recesso, come nel deserto della Tebaide, e sar\u00e0 stato raggiunto dal discepolo Ilarione in cerca di conforto e di consiglio (San Girolamo, nella <em>Vita di Ilarione<\/em>, riferisce che il consiglio richiesto riguardava la fondazione della prima comunit\u00e0 monastica di Gaza, nel porto di Maiuma).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E diremo pure che <em>L\u2019Infinito Carnale<\/em> si spoglier\u00e0 qui della sua veste originaria per generare una nuova potenza, portata dalla poesia del dialogo scritto da Claudia Castellucci, dalla danza dei due interpreti, Sissj Bassani e Pier Paolo Zimmermann, e dal tessuto sonoro e musicale di Stefano Bartolini, che incorpora le voci dialoganti registrate.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69317 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-69317\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/4.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Claudia Castellucci<em>, L\u2019Infinito Carnale<\/em>, presentato al Teatro Metastasio, Prato. Photo: Luca Del Pia.  Courtesy Societas<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella prima veste scenica (e unica, per quanto?), vista al Teatro Metastasio di Prato nel dicembre 2024, era concretamente fatta di velo e luce, impianto evanescente di levit\u00e0 vertiginosa, eretto su metri e metri di drappeggio plissettato e trasparente, lungo i tre lati del palco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l\u00ec lo sguardo trasaliva, in cerca della fine o dell\u2019inizio di quel cielo inaccessibile e perduto, ora a San Barbaziano lo ritrova, e pure altissimo, scavato nella volta dell\u2019unica navata centrale, imbrunito dalle croste degli anni, dalle ustioni di un incendio del 1922 e dai sedimenti delle polveri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell\u2019organismo minerale che si specchiava nei ritmi della luce \u2013 tutte le luci del deserto, dall\u2019oro al rosa al biancogrigio \u2013 ed emanava voci pi\u00f9 lontane, immenso corpo palpitante-fermo, astro esplosivo-fisso, ora \u00e8 dissolto o volato via a Bologna, spazzato da un vento di cui insiste lo spirito soffiato a sfondare porte aperte, cappelle desolate e belle, un presbiterio che qualcuno volle, chiss\u00e0 per quale degli usi sovraesposti, murare parzialmente con archi di un\u2019iconostasi di gesso o di cemento grezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019occhio si abitua alle ombre addensate negli angoli, ma le vedute a tratti si rincorrono, Prato e Bologna, ed \u00e8 difficile non confondersi tra l\u2019ultima e la penultima, lasciare dileguare l\u2019una e non trattenerla, via via che l\u2019altra prende voce e forma. O immaginare, ancora, che Ilarione faccia il suo ingresso proprio nel punto da dove era uscito, sul pi\u00f9 sottile sibilo, e che l\u2019incontro con Antonio si ripeta eterno, all\u2019infinito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che questo cerchio sia la vera pena, tutto quel <em>vivere e vedere vivere<\/em>, di cui la morte non \u00e8 che il minimo intervallo, lo dice Antonio montando lento sulle spalle del discepolo. Meglio: lo dice Antonio, ma non parla, ne \u00e8 parlato, giacch\u00e9 fatti e detti son separati, s\u2019inappartengono come in sogno.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69318 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"599\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg?resize=900%2C599&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-69318\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Claudia Castellucci<em>, L\u2019Infinito Carnale<\/em>, presentato da Xing alla Ex Chiesa di San Barbaziano, Bologna. Photo: Luca Ghedini. Courtesy Xing<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Bologna, i passi dei danzatori poggiano sullo stesso suolo che \u00e8 il nostro, sul piano irregolare del calpestio divelto, e questo mutamento di scala, di gravit\u00e0 e di attrito, ce li avvicina presenti e quasi amici, ma scava un\u2019altra distanza tacita. \u00c8 come se la pantomima si disorienti nel toccare terra, si faccia da celeste umana, subisca una torsione, si diffranga su pi\u00f9 fronti interni al perimetro d\u2019azione. \u00c8 la stessa danza, la stessa quantit\u00e0 di tempo, gli stessi segni, lo stesso patire ed essere disposti, ma pi\u00f9 inquieta l\u2019attenzione si dilata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Antonio e di Ilarione la figura si smargina e si sfoca alla luce pi\u00f9 calda che li incarna, alla polvere che si attacca agli abiti; il gesto, pu\u00f2 darsi, viene a pulsare pi\u00f9 nudo e vivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carattere e maniera, per ciascuno, disegnano un repertorio dinamico diverso: per Ilarione, dal passo leggero, lesto, il fulcro di movimento vuole restare in alto, nel petto, come una marionetta, come un Petru\u0161ka, o come una figurina disegnata da Kafka.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Antonio, di converso, sembra mutare di continuo forma e sostanza, passare da onda a fiamma, esplodere e abbandonarsi, schiantarsi a terra e disarticolarsi, sospendersi a testa in gi\u00f9, inarcarsi, spargersi in circolo, fermarsi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69325 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-69325\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/5.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Claudia Castellucci<em>, L\u2019Infinito Carnale<\/em>, presentato al Teatro Metastasio, Prato. Photo: Luca Del Pia.  Courtesy Societas<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8 nei precisi incontri e nei perfetti agganci che qualcosa trapassa dall\u2019uno all\u2019altro, e insieme li contrae, li addensa e li silenzia. Come quando ritmicamente oppongono a specchio gli avambracci, l\u2019uno scoprendolo a nudo, l\u2019altro solo sfiorando la manica col palmo. O quando l\u2019uno si sfila, volge le spalle, si tende indietro ad arco, l\u2019altro converge e flettendosi chiude il cerchio che sigilla i profili dei due volti combacianti e inversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 l\u2019infinito gioco combinatorio della coreografia che compone e scompone i corpi, li oppone e li raddoppia, simili e simultanei, li cola precisi nel calco di una forma, li travasa e li incastra, li concatena in ideogrammi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il dialogo parlato e il dialogo danzato sembrano darsi misteriosi appuntamenti, inaspettate sincronie. Il loro scarto, percettibile straniamento che pareva all\u2019inizio demarcare una reciproca impassibilit\u00e0, un loro appartenere a ordini eterogenei e distinti regni, permane pur manifestando via via un preciso disegno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle prime note di sala, l\u2019autrice avverte che \u201cil significato delle parole suggerisce e detta la sequenza dei movimenti che il loro suono scandisce\u201d, e forma la spina dorsale e l\u2019innervazione della coreografia. \u00c8 un ordinamento ritmico che intreccia, congiunge e stacca i piani della poesia e della danza, alternandone ordito e trama, cos\u00ec che a volte pare di vedere voci e di sentire i corpi, a volte invece di seguire il lento precipitare, l\u2019esatta coincidenza di verso e gesto in una figura impensata che li avvera entrambi, generata da nulla se non dal loro comune svuotarsi, esalarsi, in un segno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce spicca le immagini, le intaglia e le stacca come uno scalpello; distribuisce appoggi, toni, silenzi e stasi \u2013 un campo di forze psichiche, figurali, simboliche che nella nudit\u00e0 dell\u2019allestimento bolognese diventa il piano f\u00f2rico, il reticolo portante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E d\u2019altra parte, nel pensiero di Claudia Castellucci, consegnato agli appunti drammaturgici di <em>Sahara<a href=\"#_edn3\" id=\"_ednref3\"><strong>[3]<\/strong><\/a>, <\/em>la creazione che di poco precorre <em>L\u2019Infinito Carnale \u2013 <\/em>e, nel mezzo, c\u2019\u00e8 anche il \u201ctableau vivant\u201d del <em>Murillo.<\/em> <em>Lezioni di elemosina<\/em>, a compiere idealmente una trilogia del deserto, spuntata tutta nello stesso anno -, il rapporto tra poesia e danza duplica l\u2019eco e la rima che le precede entrambe, in un moltiplicarsi di specchi che ripetono e deformano, rovesciano l\u2019intimo in estraneo, e inversamente, nella forma spettrale di una conoscenza aliena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8, allora, un\u2019altra riserva d\u2019immagini invisibili, che pare partorita dal ricettacolo d\u2019ogni eco e rima, dal grembo sonoro dello spazio, deposito immemoriale di altre somiglianze, le vere vite dei personaggi e la loro leggenda.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-69326 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"599\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg?resize=900%2C599&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-69326\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/2-1.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Claudia Castellucci<em>, L\u2019Infinito Carnale<\/em>, presentato da Xing alla Ex Chiesa di San Barbaziano, Bologna. Photo: Luca Ghedini. Courtesy Xing<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuoni e tonfi da altezze celesti, fragori atmosferici, scrosci di pioggia, schiocchi di noci che rotolano per terra, vibrazioni e bordoni di altre vastit\u00e0 lontane, e ancora cori sommessi, clamori e canti di gloria, campane a distesa: il materiale sonoro, e infrasonoro, raccoglie e fa esplodere i nuclei narrativi delle vite di quegli anacoreti del monachesimo orientale. Vite che furono gi\u00e0 simboliche, se gli schemi della prima agiografia cristiana, e segnatamente le biografie dei padri del deserto, poggiano su topoi ricorrenti, e cristallizzano in pochi tratti le vicende di quegli uomini e di quelle donne che abbandonarono il mondo per abbracciare una vita celeste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solitudine e preghiera, veglie e digiuni, lavoro manuale, miracoli e guarigioni taumaturgiche, combattimenti con belve feroci e altrettanto feroci dispute e battaglie con i demoni che insidiano il deserto: un implacabile atletismo spirituale. E poi, e soprattutto, i discorsi dottrinali impartiti ai discepoli che cercano il consiglio e il conforto degli insegnamenti dei maestri pi\u00f9 anziani, giacch\u00e9 negli intenti parenetici del racconto delle vite degli anacoreti, i <em>fatti<\/em> sono altrettanto essenziali dei <em>detti<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <em>Vita di Antonio, <\/em>scritta nel 356 da un suo discepolo, il vescovo Atanasio, poco dopo la morte del fondatore del monachesimo eremitico, detta il canone di una tradizione che consegna quelle vite esemplari a sillogi e compendi, come la <em>Storia Lausiaca<\/em> di Palladio, e pi\u00f9 tardi, alla fine del tredicesimo secolo, la <em>Legenda Aurea<\/em> di Jacopo da Varagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una mole importante dell\u2019iconografia di Antonio d\u2019Egitto ha per tema le lotte con i demoni che lo assediano e tormentano: si ritrova nei dipinti del Beato Angelico, nelle tavole di Hieronymus Bosch e di Matthias Gr\u00fcnewald, di Bruegel il Vecchio, tra gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu davanti al quadro di un pittore fiammingo, Jan Verbeeck, visto a Genova nel 1845, che Flaubert decise d\u2019intraprendere il progetto di un romanzo che lo avrebbe occupato per circa trent\u2019anni, <em>La tentazione di sant\u2019Antonio. <\/em>Qui l\u2019eremita \u00e8 accompagnato in una sarabanda infernale, a tratti comica e grottesca, di visioni, allucinazioni e deliri, dove precipitano lunghe schiere di martiri e di santi, di ariani, gnostici, eresiarchi, ma anche divinit\u00e0 e idoli ancestrali, miti e culti arcaici, come se intorno al santo si agitasse tutto un sabba teologico orchestrato dalla figura enigmatica del discepolo Ilarione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La contesa con le potenze tenebrose, che pure occupa cos\u00ec larga parte delle storie dei santi anacoreti, \u00e8 assente nel dialogo de <em>L\u2019Infinito Carnale<\/em>, ma emerge nella partitura coreografica, nelle lotte che Antonio e Ilarione ingaggiano \u2013 insieme e singolarmente &#8211; contro invisibili presenze, nelle corse al galoppo e nei duelli, nelle pantomime di percosse e schermaglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel dialogo, la \u201cquantit\u00e0 abnorme di immagini mentali\u201d, che il deserto agita al pi\u00f9 alto grado d\u2019intensit\u00e0, si riversa nelle visioni e <em>teorie<\/em> che stringono d\u2019assedio la notte di Antonio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono vie, sono incroci di vie, sono case costruite una sull\u2019altra, sono vuote e bianche, sono disabitate e coperte di polvere. Non esistono nella realt\u00e0, n\u00e9 vengono dal sogno, e tuttavia sono da qualche parte, nell\u2019ora senz\u2019ombra che spacca il tempo e contrae nell\u2019abissale sincronia del presente quel che \u00e8 stato e quel che sar\u00e0. \u201cQuello che c\u2019\u00e8, \u00e8 tutto\u201d, dice Antonio, e intende forse \u201c\u00e8 <em>il<\/em> tutto\u201d. Ma da quale lato del taglio del tempo una veduta del genere \u00e8 possibile?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il discepolo incalza di domande il maestro, e le risposte del vecchio eremita diventano sempre pi\u00f9 sconcertanti, nelle loro monumentali reticenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cristina Campo ebbe a dire che tali sentenze furono pronunciate, in realt\u00e0, \u201cper non rivelar nulla, cos\u00ec come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di <em>un uomo che non esiste<\/em>\u201d<a href=\"#_edn4\" id=\"_ednref4\">[4]<\/a>. Ed erano, quasi sempre, \u201cnoci durissime, inscalfibili, da portare su di s\u00e9 tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell\u2019attimo dell\u2019estremo pericolo\u201d<a href=\"#_edn5\" id=\"_ednref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui, nelle collane di frasi che la voce di Antonio sgrana, laconica e grave, il \u201cpreliminare e radicale rovesciamento di tutte le leggi della psicologia naturale\u201d investe il cuore stesso dell\u2019insegnamento sconosciuto e inconoscibile dell\u2019anacoresi. E la misteriosa dottrina allude all\u2019incerto rapporto tra la morte e la vita, alla soglia della loro indiscernibilit\u00e0, una volta che si sia sgomberato il mondo della sua temporale cadenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vivo, Antonio, o \u00e8 morto? \u00c8, la sua, <em>vita fuori dalla vita<\/em>, sottratta al travaglio dell\u2019infinita ripetizione, dell\u2019infinita recita del mondo? Parla, la sua voce, dal versante della morte? Solo il morto sembra avere ricordo, nel breve intervallo della sua veglia, solo il morto \u00e8 al riparo dall\u2019ipnosi del sogno. \u00c8 dunque un morto che parla a un vivo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 trattenerlo, ancora, prima che la sua bocca si saldi e sigilli?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E nell\u2019osculo, nel cospirare e combaciare alterno dei volti, quale conoscenza \u00e8 possibile, che trapassi la soglia, che insepari i mondi? Che permetta di traversare il deserto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019indomani del massacro di Chatila, il 19 settembre 1982, Genet scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuando si guarda fisso un morto, succede uno strano fenomeno: la mancanza di vita in quel corpo equivale a una mancanza totale del corpo, o meglio, a un suo ritrarsi interrotto. Anche se ci avviciniamo, ci sembra che non lo toccheremo mai. Questo se stiamo a guardare. Ma basta un gesto rivolto al morto, chinarsi su di lui, cambiare di posto a un braccio o a un dito, ed eccolo ben presente, e quasi amico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019amore e la morte. Ne scrivi uno e l\u2019altro subito accorre a completare la coppia. Ho dovuto andare a Shatila per cogliere l\u2019oscenit\u00e0 dell\u2019amore e l\u2019oscenit\u00e0 della morte. In ambedue i casi, i corpi non hanno pi\u00f9 niente da nascondere: posizioni, contorcimenti, gesti, segni, anche i silenzi appartengono all\u2019uno e all\u2019altro mondo\u201d.<a href=\"#_edn6\" id=\"_ednref6\">[6]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec i nomi. Il tuo nome di Gaza, Ilarione, il nostro deserto. Il suo nome di Gaza.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref1\" id=\"_edn1\">[1]<\/a> Claudia Castellucci, <em>L\u2019Infinito Carnale. Dialogo tra Antonio d\u2019Egitto e Ilarione di Gaza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Danza della compagnia M\u00f2ra. Interpreti&nbsp;: Sissj Bassani, Pier Paolo Zimmermann&nbsp;; dialogo, coreografia e scene&nbsp;: Claudia Castellucci&nbsp;; composizione sonora e musicale&nbsp;: Stefano Bartolini&nbsp;; recitazione del dialogo&nbsp;: Adele Masciello, Pier Paolo Zimmermann&nbsp;; autore delle luci&nbsp;: Gianni Staropoli&nbsp;; abiti dell\u2019epilogo&nbsp;: Halmana, Moldova&nbsp;; immagine presentazione&nbsp;: \u00ab&nbsp;The Blind Leading the Blind # 10&nbsp;\u00bb (opera distrutta), di Peter Buggenhout&nbsp;; organizzazione&nbsp;: Valeria Farima&nbsp;; produzione&nbsp;: teatro Metastasio di Prato&nbsp;; Soc\u00ecetas, Cesena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref2\" id=\"_edn2\">[2]<\/a> Giorgio Agamben, <em>La Chiesa e il Regno, <\/em>Edizioni nottetempo\/i sassi, Roma 2010<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref3\" id=\"_edn3\">[3]<\/a> Claudia Castellucci, <em>SAHARA. Il deserto come condizione, <\/em>Edizioni Contado, Cesena 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref4\" id=\"_edn4\">[4]<\/a> Cristina Campo, \u201cIntroduzione a <em>Detti e fatti dei Padri del Deserto<\/em>\u201d, in <em>Gli imperdonabili, <\/em>Adelphi, Milano 1987, p. 211-221<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref5\" id=\"_edn5\">[5]<\/a> Ibidem<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref6\" id=\"_edn6\">[6]<\/a> Jean Genet, <em>Quattro ore a Shatila, <\/em>Gamberetti Editrice\/L\u2019Alfabeto Urbano, Roma\/Napoli 2001, p.14<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\"><em>Una versione antecedente di questo testo, dal titolo \u201cConoscenza del deserto. L\u2019infinito Carnale di Claudia Castellucci\u201d \u00e8 stata scritta nell\u2019estate 2025 e distribuita in qualche copia cartacea.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Claudia Castellucci, <\/em>L\u2019Infinito Carnale<em>, presentato da Xing alla Ex Chiesa di San Barbaziano, Bologna. Photo: Luca Ghedini. Courtesy Xing<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci voleva la visionariet\u00e0 di Xing, la visionariet\u00e0 temeraria e metodica dell\u2019organizzazione culturale bolognese, attiva sulla scena delle &#8216;live arts&#8217; da pi\u00f9 di trent\u2019anni, per concepire l\u2019ultimo intervento di &#8216;Hole&#8217;, formato \u2013 e tattica \u2013 di programmazione di arti dal vivo (o, come loro dicono, di arti &#8216;time-based&#8217;), che individua sulla mappa urbana espansa dei \u201cbuchi\u201d potenziali, dei luoghi che si prestino a momentanei inneschi, per accendere la miccia di un evento e convocare un pubblico. \u201cOccupare e attivare luoghi non istituzionali come ridefinizione temporanea di uno spazio pubblico\u201d \u00e8 di fatto l\u2019intento sobriamente espresso dagli stessi, che dal 2022 hanno avviato un pi\u00f9 ampio cantiere di riflessione sulle prospettive \u2018post-pandemiche\u2019 delle arti dal vivo. 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