{"id":6896,"date":"2020-05-15T00:01:00","date_gmt":"2020-05-14T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=6896"},"modified":"2024-06-06T12:00:29","modified_gmt":"2024-06-06T10:00:29","slug":"una-melodia-una-melodia-che-si-canta-da-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/05\/15\/una-melodia-una-melodia-che-si-canta-da-se\/","title":{"rendered":"Una melodia, una melodia che si canta da s\u00e9","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\"><em>Se ho due immagini che mi stanno a cuore (\u2026), le distacco.<br>Ho capito che certi elementi messi a distanza dialogano meglio<br>tra di loro che se fossero messi l\u2019uno accanto all\u2019altro.<\/em><br>Artavazd Pelechian<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Jean-Yves Tadi\u00e9, l&#8217;esperto di Marcel Proust che ne ha curato l\u2019edizione della Pleiade, rispondendo a chi gli chiedeva se ci fossero delle parti della <em>Recherche<\/em> che resistessero ancora allo studio, ha dato una definizione assai interessante dello stile che pu\u00f2 spiegare a prima vista perch\u00e9 il film di Pelechian ci affascini tutt\u2019ora: \u201cNon sono mai riuscito a spiegarmi completamente la questione dello stile. Bisogna che menzioni <em>Studi sullo stile<\/em> di L\u00e9o Spitzer, un libro non proprio nuovo visto che \u00e8 stato scritto negli anni 20. Vi si trova un\u2019analisi superba che va assai lontano. Ma in regola generale crediamo tutti di sapere che un buon libro ha uno stile, senza comprendere esattamente di che si tratti. \u00c8 l\u00ec tuttavia che si trova la letteratura. (E noi potremmo aggiungere l\u2019arte n.d.r.).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile \u00e8 una&nbsp; di quelle piazzeforti che non si arrendono mai. E\u2019 come la comicit\u00e0. Quando cercate di descrivere dove risieda l\u2019aspetto comico di un autore non siete divertenti. Parlare dello humour \u00e8 un\u2019esperienza tragica. Parlare dello stile \u00e8 altrettanto complicato. Se siete troppo tecnico non dite nulla. Alcuni critici poi pensano di esaurire la questione con i loro conti della spesa e con le cifre\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile, in generale, mi semplifica le cose. Vado in libreria, apro molti libri. Constatando la loro assenza di stile di solito li chiudo, come diceva Breton, intorno alla pima pagina. La prima frase di Proust l\u2019avrebbero potuta scrivere in molti. Ma gi\u00e0 alla seconda siete conquistati o la rigettate. Perch\u00e9 lo stile non seduce soltanto. Crea anche repulsione.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 un film girato nel 1970 dal regista armeno Artavazd Pelechian che ha per titolo <em>Gli Abitanti<\/em> [<em>Obitateli<\/em>], della durata di soli 8 minuti e cinquantaquattro secondi, non smette di impressionarci a tanti anni di distanza da quando \u00e8 stato girato ?&nbsp; Per il suo stile. Omaggio alla presenza degli animali sulla terra, <em>Gli abitanti<\/em> ci colpisce se ci interroghiamo su quali possibilit\u00e0 possano dischiudersi per una prospettiva etica non antropocentrica. Ma all\u2019inizio \u00e8 soprattutto il suo stile che ci attrae, la forza con la quale dalle immagini scaturisce una sensazione di oscura meraviglia.<br>Quel che pi\u00f9 sorprende \u00e8 l&#8217;emergere dal cuore delle immagini di un tempo mai perduto che l\u2019uomo scopre nel mondo animale; l\u2019impressione, come sospesa tra il conscio e l\u2019inconscio, di un\u2019esistenza oscuramente minacciata eppure pi\u00f9 libera della nostra ancorch\u00e9 per noi irraggiungibile e lontana.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-vimeo wp-block-embed is-type-video is-provider-vimeo wp-embed-aspect-1-1 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Pelechian-Artavazd Les-Habitants 1970\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/29860043?dnt=1&amp;app_id=122963\" width=\"640\" height=\"512\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; fullscreen\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uomini e animali, questi ultimi visti come legittimi abitanti del pianeta, si affrontano, all\u2019interno di una pi\u00f9 vasta esistenza cosmica alla quale gli animali sembra sappiano avvicinarsi meglio. La maestosit\u00e0 minacciata di cigni, felini, renne, rinoceronti, uccelli, elefanti e altre specie, strabilia lo sguardo.<br><br>L\u2019esistenza dell\u2019animale non solo continua a contenere in s\u00e9 qualcosa per noi di inconoscibile, ma si manifesta in maniera nascosta a chi l\u2019osserva come se fosse sempre sorpresa da qualcosa che la sorpassa.<br>Che ne sar\u00e0 degli animali, giunti sulla terra prima di noi ?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che ne sar\u00e0 degli animali che probabilmente ci succederanno e lasceranno dopo di noi il pianeta ?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E sino a quando conviveremo sul pianeta, come potremo farlo? \u00c8 difficile situare nel tempo, in maniera analoga alla nostra, l\u2019animale, poich\u00e9 il suo stare, se non gli usiamo violenza, permane, ci precede e succede, ma \u00e8 anche, sempre, improvviso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La temporalit\u00e0 intangibile all\u2019incrocio di infinite storie possibili che ci permette di pensare gli animali nella loro presenza da sempre ci sorprende poich\u00e9 si nutre anche dei loro misteriosi momenti d\u2019assenza. Non \u00e8 un caso che l\u2019incontro con l\u2019animale sia sempre stato tema letterario e artistico e che lo sguardo che ha portato l\u2019animale stesso su di noi abbia influenzato con ogni probabilit\u00e0 la nascita dell\u2019arte parietale, il nostro primo sorgere all\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7104 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"647\" height=\"314\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4.jpg?resize=647%2C314&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7104\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4.jpg?w=647&amp;ssl=1 647w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4.jpg?resize=480%2C233&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi non ricorda <em>Cave of Forgotten Dreams, La grotta dei sogni dimenticati<\/em>, il documentario di Werner Herzog sulla grotta di Chauvet nel quale il regista tedesco filma il celebre affresco dei felini come se si potesse scorgere in esso il primo straordinario esempio di arte in movimento, quasi fosse nella storia del cinema il primo piano sequenza. E il legame tra cinema e animale \u00e8 sempre all&#8217;insegna del movimento. \u00c8 la ragione per la quale l\u2019appassionato di cinema finisce con il proiettare in filigrana sulle immagini di Pelechian quelle di altre grandi sequenze animali della storia del cinema (da Ford a Hitchcock, passando per O\u2019 Flaherty )<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tempo animale, \u00e8 possibile formulare quest\u2019ipotesi, \u00e8 forse un tempo pi\u00f9 libero del nostro, il cui spessore ci smarrisce, la cui reale consistenza ci sfugge. Non \u00e8 un caso che persino per gli animali addomesticati e da compagnia, il cui tempo di vita differisce dal nostro, ci si inventino curiose equivalenze per cercare di rapportare il loro tempo al nostro, sentendone emergere profondamente in ogni caso l\u2019assoluta differenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venuta meno la nostra consuetudine all\u2019agricoltura e all\u2019allevamento, nelle quali comunque esiste gi\u00e0 un controllo attivo dell\u2019animalit\u00e0, percepiamo nei contesti urbani\u00a0 sempre pi\u00f9 l\u2019alterit\u00e0 dell\u2019animale per difetto, avvicinandola istintivamente al nostro mondo umano: dalla banalizzazione dei caratteri animali nei cartoons, alle storie a sfondo umanistico del cinema e della televisione, dal moltiplicarsi per immagini dei riferimenti alla fauna, alla cultura consumeristica del pelouche (quella stessa che Michel Pastureau ha ammirevolmente messo in scacco nel suo libro <em>L\u2019ours. Histoire d\u2019un roi d\u00e9chu<\/em>.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma pagando il tributo che tutto il pensiero contemporaneo deve a Nietzsche inconsciamente percepiamo acutamente la nostra differenza : ci rendiamo conto di una maggiore facilit\u00e0 dell\u2019animale a proiettarsi assolutamente in quella che l&#8217;autore della Gaia Scienza avrebbe chiamato la vitalit\u00e0 della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se fossimo dunque noi, ci suggerisce il film di Pelechian, a doverci fermare e a dover ricercare la capacit\u00e0 dell\u2019animale di cogliere l\u2019evento, ogni evento, nella sua potente metamorfosi, nel suo alterarsi, nel suo essere esistenza in movimento?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Collocandoci al tempo stesso nella posizione di testimoni e di cacciatori Pelechian ci suggerisce probabilmente che noi dovremmo riconoscere l\u2019alterit\u00e0 dell\u2019animale come feconda possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riconoscendo all\u2019animale la sua alterit\u00e0, correndo questo rischio, ispirandosi alla sua sensibilit\u00e0 per molti aspetti a lui aliena, l\u2019uomo potrebbe diventare altrimenti uomo attraverso l\u2019animale.<br><br>A una correlazione formale tra singolarit\u00e0 che non appaiono n\u00e9 omologabili n\u00e9 compatibili, succederebbe un processo diverso, una relazione cos\u00ec intensa da essere capace in maniera certo asimmetrica di far accettare all\u2019uomo il moto della vita in maniera animale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pelechian in un suo saggio, Il montaggio a contrappunto o la teoria del montaggio a distanza, si esprime cos\u00ec a proposito del suo film: \u201cIl film Gli abitanti&nbsp; \u00e8 costruito sull\u2019idea di una relazione piena d\u2019umanit\u00e0 con la natura e il mondo animale: \u2018Fermati uomo, e guardati intorno, dove vorresti arrivare?\u2019 E\u2019 chiaramente, osserva Pelechian, la questione delle aggressioni perpetrate dall\u2019uomo&nbsp; contro la natura e della minaccia che costituisce la distruzione dell\u2019armonia naturale.\u201d<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7101 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"644\" height=\"314\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/5.jpg?resize=644%2C314&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7101\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/5.jpg?w=644&amp;ssl=1 644w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/5.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/5.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/5.jpg?resize=480%2C234&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In che tempo si situa questa maestosa fuga d\u2019animali che Artavazd Pelechian ha filmato? L\u2019apparire delle sequenze finisce col formare in noi per immagini un pensiero. Fa di noi spettatori la proiezione di una posizione filosofica nascente sull\u2019animale. Si articola rapidamente l\u2019idea di una minaccia proveniente dall\u2019uomo che plana sul modo personale (ma in che misura l&#8217;animale \u00e8 persona?) che ogni animale ha di abitare il mondo finch\u00e9 l\u2019essere umano non ne limita lo spazio e dunque l\u2019esistenza in maniera pi\u00f9 artificiale di quanto non possano farlo eventi naturali, rivalit\u00e0 interne o leggi endemiche a ogni ecosistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe a questo proposito mettere in rilievo l\u2019esistenza di un legame intimo e formale con il cinema di Roberto Rossellini. Film come <em>I fioretti di San Francesco <\/em>o <em>India <\/em>dovrebbero per altro essere materia&nbsp; indispensabile per qualunque artista o studioso che si interessi al rapporto con l\u2019animale e sarebbe interessante ponderare la portata filosofica nel film India (1959) tanto delle sequenze dedicate agli elefanti che dell\u2019apologo della tigre sui quali in un\u2019altra occasione varrebbe davvero la pena di attardarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma restando a Pelechian, il carattere emotivo e ritmico del suo film <em>Gli abitanti<\/em>, in cui immagini e suoni si esprimono all\u2019unisono senza essere sottomessi a comprensione logica o linguistica, consente all\u2019intuizione dello spettatore di sorgere dal nulla e attraverso la sensibilit\u00e0 a una forma, una durata, una composizione, permette una straordinaria aderenza al mondo dell\u2019animale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7106 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"644\" height=\"314\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/1-1.jpg?resize=644%2C314&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7106\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/1-1.jpg?w=644&amp;ssl=1 644w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/1-1.jpg?resize=300%2C146&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/1-1.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/1-1.jpg?resize=480%2C234&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;animale \u00e8 altro da noi, e come tale percepito in tutta la sua magia: l&#8217;uomo pu\u00f2 diventare capace come l&#8217;animale di aprirsi senza fine al mondo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Merleau Ponty nei <em>Corsi sulla natura<\/em>, tra il 1956 e il 1960 al Coll\u00e8ge de France intuisce che per parlare degli animali non si deve e non si potr\u00e0 far riferimento al senso limitandone la portata all\u2019accezione umana, ma che occorrer\u00e0&nbsp; comprendere l\u2019importanza d\u2019eliminare&nbsp; le nozioni di utilit\u00e0 e teleologia nel comportamento animale aprendosi all\u2019idea che esista tra l\u2019animale e ci\u00f2 che lo circonda una relazione interna di rassomiglianza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un accordo di solitudini capaci di rassomigliarsi (con tutte le conseguenze verso le quali questo verbo fa segno): questo produce nel frattempo la musica che nei film di Pelechian, \u00e8 cosa nota, non accompagna le immagini ma le attraversa agendo di concerto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vorrei brevemente citare anche il commento che il filosofo e scrittore Jean-Christophe Bailly fa nel suo libro <em>Le versant animal <\/em>dei corsi di Merleau Ponty interessandosi in particolar modo ai passi in cui questi si attarda sul concetto di <em>umwelt<\/em> mutuato da Jakob Johann von Uexk\u00fcll, uno dei precursori dell\u2019etologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uexk\u016bll aveva sottolineato come in ogni animale un mondo fosse una sintesi aperta di specialit\u00e0 e spazialit\u00e0, di particolarismo ambientale e dunque qualcosa di affine a un comportamento. Glosa Bailly: \u201cSiamo esattamente giunti al punto al quale era giunto Uexk\u00fcll con il concetto di Umwelt che designa la rete aperta dei possibili intorno a ogni corpo di comportamento, il gomitolo che ogni animale finisce col formare avvolgendosi nel mondo secondo i suoi mezzi, con il suo sistema nervoso, i suoi sensi, la sua forma, i suoi mezzi, la sua mobilit\u00e0.\u201d<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7108 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"647\" height=\"321\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/2.jpg?resize=647%2C321&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7108\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/2.jpg?w=647&amp;ssl=1 647w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/2.jpg?resize=300%2C149&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/2.jpg?resize=60%2C30&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/2.jpg?resize=480%2C238&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuel che si apre (con le riflessioni di Merleau Ponty) non \u00e8 una discussione sull\u2019\u201dintelligenza animale\u201d, con tutto il suo penoso corteo di valutazioni quantitative, \u00e8 la possibilit\u00e0 che ci siano, per il senso, altri tipi di incorporazioni e altre vie rispetto a quelle che&nbsp; l\u2019Umwelt umano imprigiona, e detto altrimenti che non vi sia esclusivit\u00e0 umana del senso. Delle nuvole di intelligibilit\u00e0 fluttuano intorno a noi e si incrociano, si estendono e si ritraggono. \u2018 Il dispiegarsi di un umwelt , scrive Von Uexkull, \u00e8 una melodia, una melodia che si canta da s\u00e9.\u2019\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni animale, rivolto verso quello che si potrebbe definire come tempo possibile nel tempo, sembra allora sottrarsi al nostro desiderio di classificarlo, sembra allontanarsi irrimediabilmente dal nostro desiderio di conoscenza, di catalogazione e di controllo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le immagini che Pelechian utilizza, in gran parte di repertorio, probabilmente scientifico, diventano materia viva di un guardare che non si pone divieti e mescola sensazioni intime a quella musica silenziosa della quale l\u2019uomo sente sempre l\u2019attrazione non appena \u00e8 messo a confronto con un animale. Muscoli, azioni, voli che non hanno alcuna linearit\u00e0 o che piuttosto ne hanno forse una che a noi sfugge ma che circolarmente compongono le nostre sensazioni. Una relazione organica e drammatica che l\u2019immagine elabora sulla scorta del ricordo fisico e sognato e anche inconscio che ognuno di noi ha degli animali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spazio, tempo, movimento: gli animali posseggono un modo loro di abitare il mondo. In che misura lo abbiamo perso, in che misura possiamo ritrovarlo attraverso di loro. Quali vantaggi provengono dall\u2019avere un altro modo di costruire un\u2019unit\u00e0 tra questi elementi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/3-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7110 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"643\" height=\"316\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/3-1.jpg?resize=643%2C316&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7110\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/3-1.jpg?w=643&amp;ssl=1 643w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/3-1.jpg?resize=300%2C147&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/3-1.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/3-1.jpg?resize=480%2C236&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pelechian nel suo film gioca con questi stessi elementi ed esaspera in un certo senso le nostre sensazioni: \u201cTutto il film \u2013 \u00e8 solito dire \u2013 \u00e8 in ognuno dei suoi frammenti\u201d, c\u2019\u00e8 dunque una dimensione cosmica e magnetica che ci porta attraverso il movimento cos\u00ec atipico del suo montaggio cinematografico detto a distanza, a cogliere, in un\u2019agitazione che a tratti scompare, la capacit\u00e0 dell\u2019uomo a farsi paesaggio d\u2019ogni percezione. Potremmo non minacciare l\u2019animale e trovare nel mondo un tesoro di percezioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIo reputo che ci\u00f2 che non vedi, lo devi sentire. E ci\u00f2 che non puoi sentire, devi vederlo\u201d dice Pelechian del suo montaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Man mano che le immagini mettono a contatto i movimenti bestiali di corpi in tensione, l\u2019insieme si modifica portando lo spettatore a pensare a contatto con ci\u00f2 che vede e a confrontarsi e confondersi con l\u2019animale. Lo fa tuttavia nel ruolo di testimone, testimone di una caccia e di un mondo animale&nbsp; turbato e minacciato. Seguendo la lezione del cinema russo di Eisenstein e di Dziga Vertov, Pelechian ci porta a distanziarci attraverso il montaggio da noi stessi e a farci osservatori paradossali e critici del comportamento umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cAnche i rumori pi\u00f9 elementari devono essere portatori d\u2019un\u2019espressivit\u00e0 massima e , in questa prospettiva, \u00e8 necessario trasformarne il registro. \u00c8 per questo motivo che per il momento nei miei film non vi \u00e8 sincronizzazione n\u00e9 commento.\u201d Sono le immagini stesse a portare lo spettatore a pensare senza passare attraverso sintesi e commento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una successione di movimenti, di cadenze, di andamenti animali nei quali dettagli e identit\u00e0 possono variare, un insieme armonico si disegna poco a poco, lasciando vivere allo spettatore un\u2019esperienza emotiva particolarissima in cui osteggiata, complessa, confusa, si staglia la sensazione che l\u2019intesa che esiste tra specie e specie manchi all\u2019essere umano, preda di se stesso e dunque cacciatore (nella migliore delle ipotesi di conoscenza). Un afflato verso la salvezza sembra percorrere trasversalmente queste bestie atterrite e in fuga, una grazia particolare accompagna la loro erranza contrariata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando il ritmo del pensiero accelera, immagini e suono raccontano la forza e l\u2019inquietudine, la capacit\u00e0 confusa e in noi smarrita dell\u2019essere animale; se la rappresentazione si fa pi\u00f9 incalzante \u00e8 per lasciare il tempo al movimento, alla dispersione e al flusso di esprimere in maniera contradditoria i propri opposti e iniziare ad agire su di noi portandoci a riflettere. Nel montaggio cos\u00ec concepito ci \u00e8 consentita la dolce e terribile inquietudine della bestia e questo pu\u00f2&nbsp; in ogni istante portarci a ripensare perch\u00e9 tradizionalmente, anche quando lo addomestica, quando dispone per lui degli spazi definiti, l\u2019uomo tenga a distanza l\u2019animale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ostaggio del desiderio dell\u2019uomo di interpretarlo, di capirlo e dunque di cacciarlo, l\u2019animale costantemente preso tra dubbio e attrazione non esita a mescolarsi istintivamente a ogni alterit\u00e0 che lo accompagna, forse pi\u00f9 abile di noi, da sempre in movimento, a discutere l\u2019identit\u00e0, a rinnovare quanto viene percepito &#8211; ascoltato, assaporato, toccato, gustato, visto \u2013 senza avere paura di perderlo nella vertigine dell\u2019altro. Capace di mirabile pazienza, di un tempo cosmico fatto di lentezza e di velocit\u00e0 sovrana detiene e d\u00e0 la sensazione quasi inesplicabile di comprendere il reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa breve cavalcata in una temporalit\u00e0 libera, di nove minuti appena, che ci oltrepassa nella sua durata aprendosi ad altre temporalit\u00e0, \u00e8 in realt\u00e0 ciclica, dura dal nostro arrivo sul pianeta e proprio il tempo dell\u2019animale, nonostante inconsciamente lo si percepisca scorrere con regole diverse dal nostro, \u00e8 per noi il pi\u00f9 immanente, incarnato, sognato e necessario. C\u2019\u00e8 forse un resto di quel tempo nell\u2019idea che ci facciamo del mistero del nascere e del morire e nel tempo della gestazione. Il tempo come scorrere e come manifestarsi improvviso. L\u2019animale al quale la tradizione filosofica sottrae parzialmente la morte pare anche questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cL\u2019animale non muore\u201d, finisce di vivere, piuttosto, ripete Heidegger a lungo ripreso e ammirevolmente commentato e contestato da Jacques Derrida. E ci sarebbe da citare anche l\u2019ammirevole ricerca del filosofo portoghese Tom\u00e1s Maia che si \u00e8 interessato al ritirarsi dell\u2019animale nell\u2019imminenza della morte (nel suo saggio <em>Apparition de la figure<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/6.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7112 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"645\" height=\"316\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/6.jpg?resize=645%2C316&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7112\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/6.jpg?w=645&amp;ssl=1 645w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/6.jpg?resize=300%2C147&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/6.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/6.jpg?resize=480%2C235&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 645px) 100vw, 645px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma cosa riceviamo, spettatori privati di parola e come attoniti, dalle immagini degli <em>Abitanti<\/em>? Questi animali ci parlano da molto lontano e ci sono vicinissimi; ci indirizzano, forse, un monito. \u00c8 ancora una volta esattamente nel mistero della distanza che gli animali ci sono cos\u00ec vicini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019uomo posseduto dal linguaggio non resta che lo stupore raccontato meravigliosamente da Herman Melville in Moby Dick alla vista del primo albatro: \u201cRicordo il primo albatro che vidi. Fu durante un lungo colpo di vento in acque remote nei mari antartici. Dopo la mia guardia franca del mattino, ero salito sul ponte coperto di nubi e l\u00e0 vidi, gettato sulle boccaporte di maestro, un essere regale, pennuto, di immacolata bianchezza e dal sublime romano rostro adunco. A intervalli esso allargava le ali immense da arcangelo, come per abbracciare qualche arca santa. Stupefacenti palpitazioni e sussulti lo scuotevano. Quantunque incolume materialmente, esso cacciava strida come il fantasma di un re in preda a una soprannaturale disperazione. Attraverso i suoi inesprimibili, stranissimi occhi mi pareva di scorgere segreti che giungevano a Dio. Come Abramo dinanzi agli angeli io mi inchinai: l&#8217;essere bianco era tanto bianco, la sue ali tanto immense, e in quelle acque del perpetuo esilio io avevo perduto le meschine memorie di tradizioni e di citt\u00e0, che ci distraggono. A lungo contemplai quel prodigio di penne. Non posso dire, ma soltanto far sentire, le cose che mi guizzarono allora nella mente.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7114 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"310\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/7.jpg?resize=650%2C310&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7114\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/7.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/7.jpg?resize=300%2C143&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/7.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/7.jpg?resize=480%2C229&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pelechian gioca con una particolare intensit\u00e0 su un\u2019idea dell\u2019immagine affascinante doppio del reale capace di lasciarci cogliere in una spirale di emozioni tra di loro anche contraddittorie l\u2019animalit\u00e0 spaventata dall\u2019incalzare dell\u2019uomo, tiranno e sterminatore, assegnandoci tuttavia il potere di sviluppare un sentire critico dinnanzi allo svolgersi dei fatti tale da farci immedesimare al tempo stesso con chi \u00e8 cacciato e con chi \u00e8 cacciatore. Ogni frammento del racconto, senza dialettizzare o giungere a una sintesi, senza cio\u00e8 ridiventare tirannia del linguaggio, sia esso un testimonianza di prigionia o di liberazione, \u00e8 dinamico e ci\u00f2 fa s\u00ec che con l\u2019aiuto dell\u2019emozione l\u2019unica legge a imporsi sia quella di un sentire che scopra zone di dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019installarsi di un disequilibrio nella vertigine della paura tra vittima e cacciatore, tra animale prigioniero e uomo&nbsp;finisce con il capovolgere l\u2019intensit\u00e0 del sentire come in uno specchio in cui l\u2019uomo e l\u2019animale non possano pi\u00f9, entrambi, sostenere l\u2019insostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scarto o il rovesciamento si pu\u00f2 dunque descrivere in questi termini: se come dice Pelechian l\u2019uomo \u00e8 senza dubbio pi\u00f9 grande della lingua, pi\u00f9 grande e pi\u00f9 complesso delle parole, se si pu\u00f2 credere di pi\u00f9 nell\u2019essere umano che nel suo linguaggio, esiste una trama profonda che potrebbe arrestare l\u2019uomo e cambiarne il comportamento, portandolo a situarsi in una sfera di possibilit\u00e0 per ora fuori dal suo controllo. Sottrarre l\u2019animale dunque al controllo dell\u2019uomo, affidandogli spazio tempo e movimento \u2013 che \u00e8 quanto fa Pelechian attraverso il montaggio giocando su corse liberatorie, voli e ogni forma di emancipazione \u2013 pu\u00f2 voler dire riconoscergli pi\u00f9 che restituirgli un altro modo di pensare l\u2019armonia, ovviamente non in maniera naif, ma contemplandone asperit\u00e0, singolarit\u00e0, dolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Laddove raccontare l\u2019erranza contrariata degli animali fosse anche per Pelechian ancora una potente metafora (dell\u2019Armenia, per esempio, e di un genocidio dimenticato in cui perirono due milioni di persone tra il 1915 e il 1923), nel movimento, nella dispersione, nel flusso, nella fuga, l\u2019uomo Pelechian, questo aspetto non ci deve sfuggire, oltre ad approfondire la ferita vede emergere al di l\u00e0 delle impetuose onde del tempo e dello spazio la potenza per noi irraggiungibile del mondo animale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le curve e i contorni di figure che in tutta la loro sottigliezza sono pi\u00f9 grandi di quanto possa essere l\u2019uomo, struttura e movimento, tempo e spazio si congiungono nell\u2019emozione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il film racconta con immaginazione e sensibilit\u00e0 questo scarto minuscolo e al tempo stesso irriducibile attraverso il quale l\u2019uomo vive l\u2019esperienza di poter capire meglio elementi che messi a distanza parlano meglio tra di loro che se fossero posti l\u2019uno accanto all\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Laddove si scindono in dissidio giudizi e percezioni l\u2019uomo pu\u00f2 ristrutturare il proprio sentire in settori inattesi secondo la coscienza pi\u00f9 o meno dimenticata della propria dignit\u00e0 rivolgendosi agli animali, scoprendo un\u2019esistenza autenticamente nuova nel loro spendersi a lungo estraneo alla fatica, nel loro lasciare pensare la calma e il sangue nell\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Travalicare la differenza tra essere umano e animale nel momento in cui vengono a contatto, ma riconsiderare senza posa l\u2019insieme, dare rilievo nei suoi punti di giunzione e d\u2019intervallo alle infinite possibilit\u00e0 del montaggio, far s\u00ec che il pensare per suoni e per immagini restituisca come una melodia del mondo animale, conduce Pelechian a percepire cinematograficamente il rapporto assente con l\u2019animale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIn presenza di due piani importanti, portatori di senso, mi sforzo non tanto di accostarli, n\u00e9 di confrontarli, piuttosto di creare una distanza tra di essi. Non \u00e8 per la giustapposizione&nbsp; di due elementi, bens\u00ec per la loro interazione, per l\u2019intermediazione di numerosi milioni di elementi che arrivo a esprimere l\u2019idea in maniera ottimale. L\u2019espressione del senso acquista allora una portata ben pi\u00f9 forte e pi\u00f9 profonda che attraverso il collage diretto. L\u2019espressivit\u00e0 diventa dunque pi\u00f9 intensa e la capacit\u00e0 d\u2019informazione del film acquista delle proporzioni colossali. E\u2019 questo genere di montaggio che io chiamo montaggio a distanza\u201d: cos\u00ec Pelechian designer\u00e0 il suo metodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con i tratti, oggi forse per noi soltanto in apparenza desueti, di una relazione brutale e diretta, non unendo ma disgiungendo uomo e animale mi pare che si possa riflettere con voi su cosa ne sia dello spazio esistente che l\u2019uomo accorda all\u2019animale o che l\u2019animale riconquista pazientemente e di quali dinamiche sottendono la sopravvivenza degli animali &#8211; gli uni affini agli altri in possesso nella loro singolarit\u00e0 di un modo unico di far mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno spettacolo di vita : l\u2019animale non interpreta quello che \u00e8. \u00c8 difficile tracciare una linea che divida la sensazione che provoca l\u2019incontro con un animale dal risuonare in noi di un istinto naturale che fa proprio di questo ritrovarsi anonimo uno dei momenti fondatori della nostra identit\u00e0 pi\u00f9 profonda;&nbsp; in che misura ci definiamo pi\u00f9 o meno inconsapevolmente proprio attraverso questo incrocio, di pensiero e muscolare, di tendenze e movimenti dissonanti, di istinti e desideri contraddittori?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile tracciare una linea che divida la sensazione che provoca l\u2019incontro con un animale dal risuonare in noi di un istinto naturale che fa proprio di questo ritrovarsi uno dei momenti fondatori della nostra identit\u00e0 pi\u00f9 profonda;&nbsp;in che misura ci definiamo pi\u00f9 o meno inconsapevolmente proprio attraverso questo incrocio muscolare di tendenze e movimenti dissonanti, di istinti e desideri contraddittori?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Separati dal linguaggio, occorrerebbe, forse, una spinta del caso, per prestare diversamente attenzione alla costellazione di possibilit\u00e0 che appare quando l\u2019uomo incontra l\u2019animale. Come rendere ragione delle sue infinite figure? Come non tralasciare la distanza che distingue ogni specie. Ancora un pensiero a Merleau Ponty e Jakob Johann von Uexk\u00fcll (1864-1944), pioniere dell\u2019etologia da questi commentato, allorch\u00e9 nel suo libro Mondi animali e mondo umano osserva a proposito del \u201criccio di mare\u201d: \u201cIl riccio di mare \u00e8 una \u201crepubblica riflessa\u201d. I movimenti riflessi degli aculei motori non formano un progetto motorio, \u2018 quando un cane corre, \u00e8 l\u2019animale a muovere le zampe; quando un riccio si sposta, sono le sue zampe a muovere l\u2019animale.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni sequenza intermedia ritrova in Pelechian l\u2019importanza del possibile, ovvero la potenza stessa. Nulla ci \u00e8 detto del destino e della provenienza di questi animali, ma quel che ce li racconta \u00e8 un\u2019unione coraggiosa di immagini della loro presenza e della loro costitutiva assenza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7121 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"646\" height=\"313\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/8.jpg?resize=646%2C313&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-7121\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/8.jpg?w=646&amp;ssl=1 646w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/8.jpg?resize=300%2C145&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/8.jpg?resize=60%2C29&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/8.jpg?resize=480%2C233&amp;ssl=1 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 646px) 100vw, 646px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lo stesso Pelechian a dire del proprio montaggio a distanza: \u201cUn\u2019immagine pu\u00f2 essere assente ma presente attraverso la sua aura. Nessuno ha ancora fatto dei montaggi con delle immagini che non esistono. \u00c8 tuttavia un po\u2019 quel che cerco di fare nell\u2019architettura dei miei film: rendere visibile allo spettatore delle immagini che non ci sono. Una rappresentazione assente, \u00e8 ci\u00f2 che fa tutto il mistero del montaggio a distanza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Capace di immaginare senza&nbsp;pi\u00f9 obbedire ad alcune legge stabilita di progresso del racconto ma confrontandosi con la possibilit\u00e0 che ogni singolo frammento di vita animale ci restituisca un sentimento dell\u2019insieme: frammenti, spezzoni, sequenze di dettaglio suggeriscono la vita ed \u00e8 la vita a costruire il progredire del racconto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ammesso che vi si riesca spero che ci sia la possibilit\u00e0 di restituire a questa relazione uomo animale contro ogni circostanza avversa (progresso, inquinamento, esasperata industrializzazione della catena alimentare) il privilegio della libert\u00e0 nell\u2019azione, che non solo ci affascina ma che sembra essere la sola via percorribile nella prospettiva ardua di procedere a una ridefinizione di quello che Gabriele Basilico avrebbe forse chiamato il paesaggio aperto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\"><em>Sino a oggi inedita, si trova qui riunita una serie di semplici appunti inizialmente utilizzati come schema per un ciclo di lezioni tenute da Federico Nicolao al Politecnico di Milano nel 2014 nell\u2019ambito del corso di Stefano Boeri e Michele Brunello &#8220;Down from the stand&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\">Tutte le immagini inserite nel testo sono fotogrammi tratti da <em>Gli abitanti<\/em>, di Artavazd Pelechian, 1970<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px;color:#676d82\">L&#8217;immagine di copertina \u00e8 un fotogramma di <em>Quattro stagioni,<\/em> di Artavazd Pelechian, 1975<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>In che tempo si situa questa maestosa fuga d\u2019animali che Pelechian ha filmato? 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