{"id":68606,"date":"2025-10-06T00:01:00","date_gmt":"2025-10-05T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=68606"},"modified":"2025-10-07T15:12:19","modified_gmt":"2025-10-07T13:12:19","slug":"nicolas-jaar-per-una-nuova-sacra-rappresentazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/10\/06\/nicolas-jaar-per-una-nuova-sacra-rappresentazione\/","title":{"rendered":"Nicolas Jaar, per una nuova sacra rappresentazione","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Al di l\u00e0 del portone di legno, centinaia di persone, perlopi\u00f9 giovani, attendevano composte e avvolte da una penombra studiata. Il mormorio fra le navate definiva un\u2019atmosfera non religiosa, eppure qualcosa, nella pietra d\u2019Angera e nella soglia collettiva d\u2019ascolto, pareva evocare la sacralit\u00e0 del rito. Ci stavamo preparando, tutti insieme, a un evento che resisteva a facili classificazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presenza di Nicolas Jaar alla chiesa di San Fedele a Milano, il 22 e 23 settembre, non ha prodotto un semplice concerto \u2013 con entrambe le serate al completo gi\u00e0 nel giorno dell\u2019apertura e un pubblico in larga parte trentenne \u2013 ma si pu\u00f2 inquadrare come parte di un progetto pi\u00f9 ampio: il tentativo di ridefinire il genere teatrale della \u2018sacra rappresentazione\u2019 in un\u2019ottica neo-rituale.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-gesto-assorto-di-Nicolas-Jaar-in-apertura-della-performance-Makarioi.-\u00a9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68610 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-gesto-assorto-di-Nicolas-Jaar-in-apertura-della-performance-Makarioi.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=500%2C752&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68610\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-gesto-assorto-di-Nicolas-Jaar-in-apertura-della-performance-Makarioi.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-gesto-assorto-di-Nicolas-Jaar-in-apertura-della-performance-Makarioi.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=199%2C300&amp;ssl=1 199w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-gesto-assorto-di-Nicolas-Jaar-in-apertura-della-performance-Makarioi.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il gesto assorto di Nicolas Jaar in apertura della performance <em>Mak\u00e1rioi<\/em>. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sfida nasce dalla riattivazione di un genere antico, nato per tradurre il testo sacro in azione scenica e per imprimersi nella memoria dei fedeli come esempio di <em>Biblia Pauperum.<\/em><a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> La performance <em>Mak\u00e1rioi<\/em>, cuore del festival <em>Inner Spaces<\/em> e dedicata alle Beatitudini evangeliche, \u00e8 una nuova \u2018sacra rappresentazione\u2019 che mette in crisi i confini tra concerto sacro e azione rituale, interrogandone i codici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo processo di reinvenzione \u00e8 un\u2019esperienza recente, che non ha ancora trovato una forma definita. Ogni sacra rappresentazione di <em>Inner Spaces<\/em> finora ha adottato architetture diverse, segno di una ricerca aperta. L\u2019intento, pur nella variet\u00e0 formale, rimane tuttavia costante: realizzare attraverso il suono, lo spazio e il silenzio un\u2019esperienza del sacro in forma non omiletica. Una pratica musicale che, pur richiamando per minimalismo e rarefazione la linea spirituale di P\u00e4rt, G\u00f3recki, Tavener e Kancheli, se ne distingue per l\u2019ambizione di realizzare una vera sacra rappresentazione legata al testo biblico, oltre che per la complessit\u00e0 timbrica elettronica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emerge un rapporto insolito tra performance, ascolto e sacralit\u00e0, rivolto a un pubblico secolarizzato ma ricettivo. Due architetture, quella della pietra e quella della musica elettronica, generano una drammaturgia insieme coesa eppure attraversata dalla tensione tra codice rituale e linguaggio artistico contemporaneo. Non si tratta di riempimento sonoro, ma di una nuova dialettica che interroga la relazione fra spazio sacro e prassi compositiva. Quest\u2019ultima, senza appropriazione n\u00e9 rigetto, si innesta sulla memoria liturgica del luogo, sospendendone le consuetudini e rendendola disponibile a un\u2019esperienza nuova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalla relazione tra chiesa e suono, in questo caso scaturisce una dimensione spirituale fondata su due elementi: lo spazio e il tempo del sacro. Il primo concerne l\u2019esperienza di quei luoghi che paiono evocare sacralit\u00e0 indipendentemente dalla fede di chi li attraversa. Tale propriet\u00e0 non sembra riducibile al contributo individuale di chi li ha concepiti \u2014 quella \u2018cifra umana\u2019 che Todorov ritrova impressa dall\u2019artista in ogni oggetto espressivo<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> \u2014 n\u00e9 alla funzione di essi, al loro essere deputati a pratiche religiose. Si configura, piuttosto, un paradosso percettivo che la performance di Jaar evidenzia: il sacro si manifesta nell&#8217;esperienza come dimensione impersonale e universale che, tuttavia, si d\u00e0 attraverso mediazioni umane specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma lo spazio, da solo, non esaurisce la questione. Il rito introduce un secondo elemento: una temporalit\u00e0 che complica la dialettica. Oltre alla dimensione dell\u2019essere, si apre quella del divenire. Come suggerisce Julien Ries, l\u2019esperienza del sacro non \u00e8 riducibile al dato sensibile, ma corrisponde a una disposizione originaria dello spirito a cogliere il numin\u00f3so.<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Si apre cos\u00ec la questione se il sacro abiti la pietra o si attualizzi nel gesto, e fino a che punto queste dimensioni possano interferire costruttivamente. <em>Mak\u00e1rioi<\/em> indaga tale rapporto, suggerendo che, nell\u2019irriducibile tensione tra spazio antico e performance contemporanea, la percezione del sacro possa amplificarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la riflessione sul sacro si articola nello spazio e nel tempo, \u00e8 la costruzione formale a sostenerla: un mosaico di episodi distinti ma interconnessi, coesi all\u2019ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019evento si apre con otto miniature sonore del duo <em>Ars Discantica<\/em>, che introducono l\u2019ingresso di Jaar. La loro essenzialit\u00e0 funziona come atto di taratura percettiva. Ammorbidire i marmi della chiesa al calore dei campioni sonori, predisporre a una diversa percezione del tempo e del silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il campionamento, assunto qui come principio basilare, \u00e8 la tecnica che sostiene gli otto brani introduttivi. Il duo sottolinea l\u2019intento di ricavare dal campione di matrice acustica un calore e una qualit\u00e0 umana che la sintesi elettronica pura, da sola, restituirebbe con maggior freddezza. Le fonti sonore, processate elettronicamente in tempo reale, provengono in gran parte da strumenti acustici e s\u2019intrecciano a frammenti di corali sacri: <em>Qui seminant in lacrimis<\/em> e <em>Ave verum corpus<\/em> di Liszt, <em>O sacrum convivium<\/em> di Messiaen, <em>Os justi<\/em> e<em> Tota Pulchra es <\/em>di Bruckner. Questi emergono come memorie trasfigurate dal trattamento elettronico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La definizione di un campo armonico ristretto definisce il carattere di ciascun episodio. Ogni brano riduce il materiale sonoro a tre o cinque note, delineando un colore e un\u2019identit\u00e0 armonica propria a ciascuna Beatitudine. Su questo terreno, pressoch\u00e9 ininterrotto, avviene la transizione verso l\u2019intervento di Nicolas Jaar.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-presbiterio-della-chiesa-di-S.-Fedele-durante-la-performance-Makarioi.-@-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68622 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-presbiterio-della-chiesa-di-S.-Fedele-durante-la-performance-Makarioi.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=500%2C752&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68622\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-presbiterio-della-chiesa-di-S.-Fedele-durante-la-performance-Makarioi.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-presbiterio-della-chiesa-di-S.-Fedele-durante-la-performance-Makarioi.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=199%2C300&amp;ssl=1 199w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Il-presbiterio-della-chiesa-di-S.-Fedele-durante-la-performance-Makarioi.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il presbiterio della chiesa di S. Fedele durante la performance <em>Maka\u0301rioi<\/em>. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo una breve pausa, le luci si spengono nuovamente. Restano accese solo le nicchie sopra le porte e i confessionali. L\u2019ingresso di Jaar, preceduto da cinque musicisti, \u00e8 discreto. Abiti semplici e quotidiani, senza teatralit\u00e0 n\u00e9 distanza simbolica con il pubblico o con gli altri performer. Prende posto ai margini del presbiterio \u2013 allestito a spazio scenico \u2013 e siede davanti al suo computer e a una tastiera. Lascia ampio spazio agli altri musicisti, disposti ad arco davanti al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un lungo minuto di attesa. Jaar resta immobile, occhi chiusi, raccolto davanti alla folla. Dal silenzio affiora il primo suono: un accordo ammorbidito dagli echi della chiesa. Poi la voce femminile intona in greco il prologo alle Beatitudini. Sul suo ultimo respiro s\u2019innesta il violoncello, che, strofinando le corde con un panno, genera un suono simile a un soffio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forma \u00e8 dichiaratamente divisa in cinque parti, un prologo e quattro atti, ma senza soluzioni di continuit\u00e0. Eppure ogni versetto \u00e8 trattato come un\u2019entit\u00e0 a s\u00e9, con lentezza e individuazione, e viene scandito da lunghi respiri musicali. A tratti i <em>pianissimi<\/em> si spingono fino al limite della percezione, dissolvendosi nel niente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano formale <em>Mak\u00e1rioi<\/em> non si fonda sulla tecnica o sull\u2019improvvisazione, n\u00e9 sulla manipolazione del materiale sonoro in s\u00e9. Al centro vi \u00e8 la parola. Per la prima volta, Jaar si misura con una prassi compositiva quasi interamente notata, nello sforzo di rispettare il testo sacro in ogni sua articolazione. La volont\u00e0 \u00e8 di stabilire per ciascun versetto un\u2019atmosfera definita, non lasciata al caso n\u00e9 all\u2019improvvisazione. Le quattro intense giornate di prove testimoniano il rigore e le intenzioni che accompagnano questo lavoro. L\u2019attenta preparazione si \u00e8 tradotta nella scansione di ogni episodio in due gesti sequenziali: anzitutto l\u2019enunciazione testuale del canto e quindi la sua resa musicale. Ogni Beatitudine \u00e8 prima pronunciata, sostenuta da un tessuto minimale, e successivamente elaborata dalla sola musica, che ne diventa rappresentazione autonoma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In assenza di attori, la musica sembra agire come corpo unico della rappresentazione, prendendo il posto della figura. Da sola abita il vuoto scenico del presbiterio lasciato libero al centro, con i musicisti disposti ad arco come un coro. Il canto espone, la musica rappresenta, articolandosi in esposizione, climax e dissoluzione. Ogni frase evangelica diventa un episodio, ogni episodio un\u2019incarnazione sonora. Tale costruzione richiama le radici drammaturgiche della \u2018sacra rappresentazione\u2019, ma senza attori, recitazione o gesti. La sola musica si fa soggetto, messaggero e attore.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Cappella-delle-Ballerine-con-affresco-Madonna-del-Latte-detta-anche-dei-Torriani-XIV-secolo.-\u00a9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68615 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Cappella-delle-Ballerine-con-affresco-Madonna-del-Latte-detta-anche-dei-Torriani-XIV-secolo.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=500%2C752&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68615\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Cappella-delle-Ballerine-con-affresco-Madonna-del-Latte-detta-anche-dei-Torriani-XIV-secolo.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Cappella-delle-Ballerine-con-affresco-Madonna-del-Latte-detta-anche-dei-Torriani-XIV-secolo.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=199%2C300&amp;ssl=1 199w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Cappella-delle-Ballerine-con-affresco-Madonna-del-Latte-detta-anche-dei-Torriani-XIV-secolo.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Cappella delle Ballerine con affresco <em>Madonna del Latte<\/em> (detta anche dei Torriani), XIV secolo. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nicolas Jaar \u00e8 una figura insieme sfuggente e coerente, come lo \u00e8 la sua performance. Questa elusivit\u00e0 deriva da un linguaggio originale e difficilmente classificabile in un genere. Raccolto, sobrio, a tratti intimista. Ogni album, ogni brano, sembra indagare lo stesso nucleo da prospettive sempre diverse, ricominciando ogni volta da capo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mutevolezza e coerenza si risolvono in una libert\u00e0 artistica che agisce su due piani. Il primo \u00e8 globale: un linguaggio accostabile all\u2019elettronica sperimentale, con innesti ambient e elementi acustici talvolta resi acusmatici, in cui ogni tentativo di incasellarlo si rivela un esercizio descrittivo che non ne coglie la singolarit\u00e0. Il secondo \u00e8 locale: ciascun lavoro si presenta come una ricerca a s\u00e9. Eppure, nella frammentazione, emerge una coerenza che non si esaurisce nella forma o nella tecnica. Jaar non si sofferma mai sui risultati. Procede per tentativi, mostrandoci i passaggi, senza fermarsi. Questa instabilit\u00e0 \u00e8 la sua forma di coesione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in <em>Mak\u00e1rioi<\/em> ogni Beatitudine si configura come atto di ricerca puntuale, spazio meditativo. In questa prospettiva risuonano le osservazioni di Helmut Loos sulla musica sacra di Penderecki, che adotta figure retorico-musicali in modo esteso e deliberato.<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Similmente, in Jaar, ciascun versetto subisce un trattamento musicale specifico, costruito per restituirne l\u2019affetto e tradurne il senso spirituale in figura sonora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui il sacro non si presenta mediante norme a cui credere, ma come esperienza da attraversare. L\u2019intento non \u00e8 evocare lo spirito religioso affidandosi ai soli mezzi artistici, ma costruire le condizioni percettive affinch\u00e9 possa realizzarsi un incontro con il sacro, anche al di l\u00e0 della fede. Il testo evangelico, pur centrale, \u00e8 al servizio di un ascolto che non spiega, ma ricerca un contatto. Come nota Sebasti\u00e1n Reyes Gil, l\u2019estetica di Jaar si muove in una dialettica tra catastrofe e rigenerazione, in cui l\u2019isolamento sonoro diviene occasione di apertura e comunit\u00e0.<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-\u00a9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68617 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"599\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=900%2C599&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68617\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=768%2C511&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Chiesa-di-San-Fedele-22-settembre-2025-Milano.-%C2%A9-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Chiesa di San Fedele, 22 settembre 2025, Milano. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea di una spiritualit\u00e0 percettiva attiva si riflette nella drammaturgia musicale di <em>Mak\u00e1rioi<\/em>, costruita attorno a una serie di <em>topoi<\/em> \u2013 o <em>topics<\/em>, secondo la formulazione di Monelle \u2013 che la tradizione associa all\u2019esperienza del sacro in musica. Il primo \u00e8 quello del mantra sonoro, che agisce come una trasposizione sonora della preghiera. In alcuni passaggi, <em>Mak\u00e1rioi<\/em> si avvicina liberamente alla tecnica <em>tintinnabuli<\/em> di P\u00e4rt, attraverso una doppia figura iterativa costruita con materiali melodici estremamente semplici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto alla ciclicit\u00e0 variata, ricorre un secondo <em>topos<\/em>: la contrazione dei materiali. La volont\u00e0 di sottrazione, dichiarata durante le prove, si traduce in strutture melodiche essenziali. In questo contesto, il pentatonismo emerge spesso come materiale predominante, senza tuttavia essere trattato con rigore sistemico. L\u2019impiego del tritono e lo sconfinamento in logiche scalari differenti generano un\u2019ambiguit\u00e0 tonale che, sfociando talvolta in <em>cluster<\/em>, non tende alla consonanza estatica ma agisce come un termostato invisibile. Anche qui sembra operare un\u2019oscillazione storica tra fragilit\u00e0 e rovina \u2013 quella che Dylan Trigg individua in Kancheli come polarit\u00e0 tra silenzio e violenza.<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Non vi \u00e8 un centro tonale da affermare, ma una tensione armonica in cui l\u2019affetto possa emergere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una terza figura ricorrente riguarda la forma assegnata a ciascuna Beatitudine. Ogni versetto \u00e8 articolato in due momenti distinti: un\u2019enunciazione iniziale, affidata al canto, e una sezione strumentale che ne sviluppa il senso in musica. La bipartizione richiama le strutture liturgiche responsoriali, ma senza il dialogo tra officianti e assemblea. Il passaggio tra testo e musica avviene senza fratture, la parola si trasforma gradualmente in affetto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Jaar-tra-pietra-e-suono-luoghi-e-linguaggi-diversi.-Chiesa-di-San-Fedele-Milano.-@-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68619 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Jaar-tra-pietra-e-suono-luoghi-e-linguaggi-diversi.-Chiesa-di-San-Fedele-Milano.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=500%2C752&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68619\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Jaar-tra-pietra-e-suono-luoghi-e-linguaggi-diversi.-Chiesa-di-San-Fedele-Milano.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Jaar-tra-pietra-e-suono-luoghi-e-linguaggi-diversi.-Chiesa-di-San-Fedele-Milano.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=199%2C300&amp;ssl=1 199w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Jaar-tra-pietra-e-suono-luoghi-e-linguaggi-diversi.-Chiesa-di-San-Fedele-Milano.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jaar tra pietra e suono, luoghi e linguaggi diversi. Chiesa di San Fedele, Milano. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ultimo, ma non secondario, \u00e8 l\u2019uso strutturale del silenzio come contenuto attivo. La performance respira attraverso di esso, alternando momenti statici a densificazioni progressive, superando l\u2019ora di durata senza mai cedere alla linearit\u00e0. Ne deriva un andamento a fisarmonica, che agisce tanto sulla dinamica quanto sulla percezione del tempo. In questo senso, si avvicina a quanto Alfred Schnittke rilevava nella musica di Kancheli<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>: una sospensione della temporalit\u00e0 ordinaria, l\u2019impressione che il suono fluttui su una durata altra, disancorata dalla misura. Un tempo interiore, quello che Stravinskij chiamava tempo psicologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi elementi, pur declinati personalmente, attraversano l\u2019opera dei maggiori compositori del minimalismo sacro. Ma \u00e8 nell\u2019opera di Tavener che si realizza una delle forme pi\u00f9 compiute di dispositivo esperienziale e spirituale totale, capace di oltrepassare la sola dimensione musicale e i suoi <em>topoi<\/em>. Gi\u00e0 nei suoi lavori degli anni Ottanta emerge l\u2019idea che la musica non debba contenere il sacro narrativamente, ma evocarlo attraverso strutture prossime al rito. Ripetizione, staticit\u00e0, assenza di sviluppo lineare e centralit\u00e0 del silenzio si configurano non come racconto, ma come condizione. Una prospettiva che trover\u00e0 la sua massima realizzazione nel monumentale <em>The Veil of the Temple<\/em>, dove il rito diventa forma totale e il sacro si manifesta come spazio sonoro abitabile.<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Una direzione che trova un\u2019eco forte in <em>Mak\u00e1rioi<\/em>, all\u2019interno di cui Jaar mira a costruire un ambiente percettivo dove il sacro non sia rappresentato ma esperito.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Tra-architettura-e-suono.-Performance-Makarioi-nella-chiesa-di-San-Fedele.-@-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68613 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Tra-architettura-e-suono.-Performance-Makarioi-nella-chiesa-di-San-Fedele.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=500%2C752&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68613\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Tra-architettura-e-suono.-Performance-Makarioi-nella-chiesa-di-San-Fedele.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Tra-architettura-e-suono.-Performance-Makarioi-nella-chiesa-di-San-Fedele.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=199%2C300&amp;ssl=1 199w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Tra-architettura-e-suono.-Performance-Makarioi-nella-chiesa-di-San-Fedele.-%40-Riccardo-Trudi-Diotallevi.jpg?resize=60%2C90&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tra architettura e suono. Performance <em>Maka\u0301rioi<\/em> nella chiesa di San Fedele. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La chiesa gremita, per due sere consecutive, da una folla giovane non \u00e8 un\u2019anomalia culturale. \u00c8 l\u2019effetto di una domanda di senso. L\u2019evento non ha dato risposte n\u00e9 riti da celebrare, e non ha nemmeno offerto un\u2019appartenenza rumorosa. Al contrario, ha chiamato a un\u2019esperienza individuale che si \u00e8 rifratta in una collettivit\u00e0 silenziosa, in condivisione di uno spazio interiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 facile dire se si sia trattato di una forma rituale o dell\u2019adesione a una grammatica religiosa non codificata. Ma il nodo non sta l\u00ec. N\u00e9 in un giudizio sul valore della scrittura musicale o della tecnica compositiva. L\u2019interesse si gioca altrove: nella possibilit\u00e0 che un genere antico, quello della sacra rappresentazione, possa oggi tornare a vivere in una forma nuova, essenziale e non predicativa. Il successo di pubblico, testimoniato da una reazione calorosa, ci dice che \u00e8 accaduto qualcosa. E che, per molti, quell\u2019accadere ha avuto la forma di un\u2019esperienza spirituale.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Ricasoli, C. (2018). Sacred Drama: Performing the Bible in Renaissance Florence (exhibition).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Todorov, T. (2011). Gli altri vivono in noi, e noi viviamo in loro: Saggi 1983\u20132008 (E. Lana, Trad.). Garzanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Ries, J. (1981). Il sacro nella storia religiosa dell\u2019umanit\u00e0. <em>Jaca Book<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Loos, H. (2020). The tonal language of sacred music by Krzysztof Penderecki. <em>Teoria Muzyki<\/em>, 16, 55\u201369.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Reyes Gil, S. (2023). Los paisajes sonoros de Nicol\u00e1s Jaar. Entre la cat\u00e1strofe y la regeneraci\u00f3n. <em>Arboles Y Rizomas<\/em>, <em>5<\/em>(2), 16-29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Trigg, D. (2006). <em>The aesthetics of decay: Nothingness, nostalgia, and the absence of reason<\/em>. New York: Peter Lang.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Unseld, M. (2002). A voice between two worlds: <em>Styx<\/em> by Giya Kancheli. In G. Kancheli &amp; S. Gubaidulina, <em>Styx: Concerto for Viola and Orchestra<\/em> [CD booklet]. Hamburg: Deutsche Grammophon GmbH.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Phillips, P. (1983). The ritual music of John Tavener. <em>Contact: A Journal for Contemporary Music<\/em>, 26, 29\u201330.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Performance <\/em>Maka\u0301rioi<em> nel presbiterio della chiesa di San Fedele. \u00a9 Riccardo Trudi Diotallevi<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>La presenza di Nicolas Jaar alla chiesa di San Fedele a Milano, il 22 e 23 settembre, non ha prodotto un semplice concerto \u2013 con entrambe le serate al completo gi\u00e0 nel giorno dell\u2019apertura e un pubblico in larga parte trentenne \u2013 ma si pu\u00f2 inquadrare come parte di un progetto pi\u00f9 ampio: il tentativo di ridefinire il genere teatrale della \u2018sacra rappresentazione\u2019 in un\u2019ottica neo-rituale.\u00a0La sfida nasce dalla riattivazione di un genere antico, nato per tradurre il testo sacro in azione scenica e per imprimersi nella memoria dei fedeli come esempio di &#8216;Biblia Pauperum&#8217;. 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