{"id":67990,"date":"2025-09-12T00:01:00","date_gmt":"2025-09-11T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=67990"},"modified":"2025-09-10T15:47:51","modified_gmt":"2025-09-10T13:47:51","slug":"molto-e-offeso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/12\/molto-e-offeso\/","title":{"rendered":"Molto \u00e8 offeso","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\"><em>Insieme a Sara Scarafia presenta l\u2019autrice, il 16 settembre alla libreria Panisperna di Roma, la nuova edizione di <\/em><a href=\"https:\/\/www.edizioniambiente.it\/catalogo\/ecologia-letteraria-connessioni\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ecologia letteraria<\/a><em> (Edizioni Ambiente, 336 pp., \u20ac 20), il libro che nel 2006 faceva conoscere Serenella Iovino, pioniera italiana dell\u2019<\/em>Ecocriticism<em> che, dopo il meritato successo di <\/em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/serenella-iovino-da-unartificiosa-terra-carne\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Paesaggio civile<\/a> <em>(il Saggiatore 2022), \u00e8 oggi firma della \u00abRepubblica\u00bb, oltre che un\u2019autorit\u00e0 accademica in quel di Chapel Hill. Come scrive presentando l\u2019ampia appendice di testi dispersi raccolti in questa nuova edizione (su figure d\u2019intersezione come Primo Levi e Piero Gilardi, Tamiko Thiel e Italo Calvino), a distinguere l\u2019ottica di Iovino dall\u2019ambientalismo terribilista che pi\u00f9 si porta in questi tempi amari \u00e8 \u00abun nuovo modo di pensare il racconto del vivente e del non-vivente: non come narrazione sull\u2019ambiente, ma come racconto con l\u2019ambiente\u00bb (dicendolo come il Deleuze dell\u2019<\/em>Immagine tempo<em> e dell\u2019<\/em>Immagine movimento<em> diceva di fare filosofia \u00abcol cinema\u00bb e non, banalmente, sul cinema). Per la cortesia di autrice, prefatrice ed editore si offre ai lettori di \u00abAntinomie\u00bb la prefazione di Antonella Anedda: autrice parte in causa, in questo discorso, se ce n\u2019\u00e8 una.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">A.C.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">A distanza di vent\u2019anni dalla sua pubblicazione nel 2006 il ritorno di <em><a href=\"https:\/\/www.edizioniambiente.it\/catalogo\/ecologia-letteraria-connessioni\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ecologia letteraria<\/a> <\/em>(arricchito da una nuova appendice) conserva inalterata la sua necessit\u00e0 teorica e ribadisce l\u2019originalit\u00e0 di una scrittura in grado di sondare le terre e le acque dei testi fino a restituire a noi lettrici e lettori quei campioni che permettono analisi, diagnosi e forse possibili cure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Strategia \u00e8 la scienza del movimento di un\u2019armata: le miti ma scientificamente agguerrite armate schierate da Serenella Iovino appartengono, nell\u2019ordine, a Anna Maria Ortese, Clarice Lispector, Pier Paolo Pasolini, Jean Giono. A loro si affianca come un corpo solitario e imprescindibile la poesia di Emily Dickinson con un solo testo, <em>Four Trees<\/em>, che fa da stella polare a questa costellazione di nomi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggere (e rileggere) <em>Ecologia letteraria <\/em>implica una scelta libera da pregiudizi fatta di decostruzione e sconfinamento, un immaginare spazi diversi, una possibilit\u00e0 di spalancare radure nella nostra mente per costruire alleanze tra parole e piante, tra animali umani e non umani con uno sguardo inedito, non antropocentrico e non identitario, ma eccentrico: uno sguardo in grado di vedere le opere letterarie senza trasfigurarle o idealizzarle. Iovino non ha una relazione spettrale con le autrici e gli autori di cui parla. Non idealizza n\u00e9 le loro vite n\u00e9 le loro opere, non le usa per forzare un\u2019ideologia. Legge condividendo con noi i loro materiali. Se li prende in esame \u00e8 per far respirare le loro parole, farle agire attraverso la materia di cui sono fatti i loro pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le pagine di <em>Ecologia letteraria <\/em>infatti non sono mai statiche ma brulicano, sono piene di insetti, di foglie, alberi, rettili, pietre, ogni studio disegna \u00abstrategie di sopravvivenza\u00bb anche attraverso quell\u2019\u00abammonimento\u00bb (la parola \u00e8 di Ortese) che pu\u00f2 essere agghiacciante se serve a ricordare un passato non troppo remoto: \u00abAlla fine dell\u2019Ottocento\u00bb, leggiamo nell\u2019esergo al capitolo dedicato all\u2019<em>Iguana<\/em>, \u00abun rapporto annuale sul numero e la natura degli animali uccisi nell\u2019Africa sud-occidentale tedesca apriva cos\u00ec la lista dei mammiferi: \u201cdonne boscimani: 400\u201d\u00bb (Skotnes, 1998).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le donne boscimani sono \u00abmammiferi\u00bb: fanno parte di una lista di animali uccisi e uccidibili, neppure sacrificabili, solo catalogabili. \u00abCi\u00f2 che ogni sterminio implica \u2013 scrive Iovino \u2013 \u00e8 la negazione dell\u2019umanit\u00e0 delle vittime\u00bb. I diritti delle donne sono recenti. Mary Wollstonecraft nel 1792 aveva denunciato l\u2019equazione bestie = donne = schiavi. Alle donne come Estrellita, il nome \u00abumano\u00bb dell<em>\u2019Iguana, <\/em>viene negata l\u2019anima come alle bestie, e le bestie sono schiave e gli schiavi bestie. Tutto si tiene in un sistema di controllo, prevaricazione e sfruttamento economico che passa attraverso i corpi come quello metamorfico ora di scaglie ora di pelle, ora di vecchia, ora di ragazza, ora di bambina, ora di rettile di Estrellita a cui i padroni non riconoscono diritti se non bestiali e non concedono n\u00e9 riposo, n\u00e9 ricompensa per il lavoro, n\u00e9 alcuna tutela.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci viene in mente qualcosa di molto attuale e allo stesso tempo antico se gi\u00e0 Giacomo Leopardi (nome con cui Iovino non smette di confrontarsi e autore amatissimo da Ortese) lo aveva mostrato nello <em>Zibaldone <\/em>riflettendo sul cocchiere che aspettava sotto la pioggia. Sappiamo quanto il dibattito sull\u2019anima delle bestie lo avesse appassionato fino a culminare nel capolavoro sarcastico dei <em>Paralipomeni alla Batracomiomachia<\/em>, e quanto nelle lettere all\u2019amico medico Francesco Puccinotti avesse previsto le condizioni di una nuova schiavit\u00f9 legata alla rivoluzione industriale. Gli schiavi non hanno pi\u00f9 diritti degli animali e delle donne. Sono calpestabili come gli insetti, come le creature minime a cui ci sentiamo superiori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erasmus Darwin, nonno di Charles, aveva ammonito l\u2019orgoglio egoista degli esseri umani in un verso della sua opera pi\u00f9 protoevoluzionistica, <em>Zoonomia<\/em>: \u00abInchinati orgoglio egoista, chiama sorella la formica e fratello il verme\u00bb. Ai vermi, apparentemente creature molto in basso nella scala evolutiva, si rivolger\u00e0 Charles Darwin nell\u2019ultima opera della sua vita indicandoli come i <em>levellors <\/em>della terra, un esempio per gli esseri umani con cui collaborano invisibilmente nei secoli dei secoli. Una visione non gerarchica che abbatte le distinzioni e ci costringe a confrontarci con la materia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La protagonista di <em>La passione secondo G.H. <\/em>di Clarice Lispector, a cui Iovino dedica uno dei capitoli pi\u00f9 belli del libro, inghiottir\u00e0 una blatta in uno sconfinamento che potrebbe disgustare una persona impressionabile ma che pone una serie di questioni sui confini tra i corpi ma anche sulla norma: la donna che scrive, una \u00abnormale\u00bb signora della buona societ\u00e0 brasiliana rappresenta davvero una normalit\u00e0, e a quale norma ubbidisce? Di quale corpo parliamo, e quale corpo \u00e8 possibile inghiottire? \u00c8 possibile una fusione, un inglobare l\u2019apparentemente iningoiabile?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo saggio <em>Pasolini contro Calvino. Per una letteratura impura <\/em>(1998), Carla Benedetti aveva riflettuto sul corpo, sul dolore, sulla materia viva del mondo come elementi fondativi di un\u2019estetica \u00abimpura\u00bb, opposta a ogni idealizzazione razionalista e disincarnata della scrittura. In <em>Ecologia letteraria <\/em>questa prospettiva si concretizza nella rilettura della poesia in friulano di Pasolini il cui linguaggio diventa una strategia di sopravvivenza e resistenza per dire il corpo di un paesaggio splendido e minacciato visto non come sfondo ma come forza interna di un luogo venato da elementi diversi di cui avere cura, come succede a chi pianta alberi. \u00c8 quello che fa il protagonista nell\u2019<em>Uomo che piantava alberi <\/em>di Jean Giono (un altro dei libri seminati in <em>Ecologia letteraria<\/em>), ed \u00e8 anche quello che Sebasti\u00e3o Salgado e sua moglie Leila Wanik hanno fatto in Brasile a partire dal 1998 in un progetto che ha riconvertito in alberi una zona che era diventata deserto per il disboscamento<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come il paesaggio, allora, la stessa scrittura \u2013 e la pi\u00f9 recente lettura di Paul Celan da parte di Camilla Miglio e di Andrea Zanzotto da parte di Andrea Cortellessa lo conferma \u2013 conosce i suoi smottamenti, le sue strategie. La consapevolezza della sua porosit\u00e0 si traduce <em>Ecologia letteraria <\/em>nel lasciarsi attraversare da abeti e formiche, accettare di diventare fossili, pietre sapendo di essere stati pesci, stelle marine, uccelli, ricordando che siamo acqua all\u201980%, che lasciamo scaglie di pelle nella polvere. Un\u2019alleanza che nella letteratura, nelle storie, nella poesia trova il suo pensiero pi\u00f9 attivo, la sua vita e il suo movimento. In questo senso l\u2019ammonimento a noi umani si affianca al loro poter agire con un gesto minimo. Osservare, con attenzione, da vicino un essere vivente uccello, verme, rana, insetto, piante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il frammento 742 di Emily Dickinson parla di quattro alberi, uno scoiattolo, un passante. \u00c8 la prova che la strategia della poesia \u00e8 il suo \u00abstare\u00bb senza bisogno di attuare strategie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quattro alberi \u2013 su un acro solitario \u2013<br>senza disegno<br>o assetto o azione evidente<br>stanno \u2013<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sole \u2013 il vento<br>li incontrano al mattino \u2013<br>non hanno \u2013 vicini<br>tranne Dio \u2013<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019acro d\u00e0 loro \u2013 spazio \u2013<br>Loro \u2013 a lui \u2013 l\u2019attenzione di un passante<br>L\u2019ombra di uno scoiattolo, o per caso \u2013<br>un ragazzo \u2013<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quale sia il loro atto nella natura generale<br>quale piano<br>in sequenza \u2013 promuovano o impediscano \u2013<br>sconosciuto<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque quattro alberi stanno semplicemente su un campo solitario, senza ordine o azione, senza un disegno, piano, progetto. In anticipo sul dibattito intorno al post-umano, Dickinson mostra l\u2019interdipendenza tra il campo, gli alberi, le ombre, i corpi, s\u2019interroga e ci interroga, ci sfida attraverso l\u2019ambiguit\u00e0 calibrata tra Sole\/Vento\/Dio e il ritmo disubbidiente, oscillante tra stasi e fugacit\u00e0 mostrando la dislocazione della mente nel paesaggio, il contrarsi dell\u2019orizzonte sulla pagina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIncontrare la mente di un luogo \u00e8 un difficile cammino di divenire-insieme\u00bb scrive Serenella in <em>Paesaggio civile<\/em>, un libro che al tempo di <em>Ecologia letteraria <\/em>non era stato ancora pubblicato. Qui l\u2019ammonimento e insieme la possibilit\u00e0 di intravedere un varco prender\u00e0 altri nomi e altri testi per provare a disegnare un paesaggio diverso. La strategia di una possibile sopravvivenza attraverso la poesia e affidata tra gli altri a Andrea Zanzotto che in <em>Fu Marghera (?) <\/em>aveva ammonito, mostrando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNel paesaggio ferito di Marghera \u2013 scrive Iovino \u2013 le parole di Zanzotto risuonano come un\u2019eco di resistenza, ricordandoci che la letteratura pu\u00f2 essere un atto di sopravvivenza e di speranza per un futuro pi\u00f9 sostenibile\u00bb (<em>Paesaggio civile<\/em>, Il Saggiatore, 2022)<em>. Fu Marghera (?) <\/em>\u00e8 un lamento funebre, l\u2019apparizione irrespirabile di un luogo cariato. Dirlo \u00e8 una strategia di sopravvivenza? Forse. Molto \u00e8 offeso, poco \u00e8 difeso e tanto meno al riparo. Abbiamo paura? S\u00ec, ma ostiniamoci a pensare provando a rileggere i paesaggi umani, animali e vegetali come fa questo libro, che sia ancora possibile coltivare un acro di coraggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Serenella Iovino<br><em><a href=\"https:\/\/www.edizioniambiente.it\/catalogo\/ecologia-letteraria-connessioni\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ecologia letteraria. E altri scritti di ecocritica<\/a><\/em><br>prefazione di Antonella Anedda<br>Edizioni Ambiente, 2025<br>336 pp., \u20ac 20<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina:<\/em> <em>Jan Van Kessel il Vecchio (1629-1679), Studio di natura morta, acquerello su pergamena<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di vent\u2019anni dalla sua pubblicazione nel 2006 il ritorno di &#8220;Ecologia letteraria&#8221; (arricchito da una nuova appendice) conserva inalterata la sua necessit\u00e0 teorica e ribadisce l\u2019originalit\u00e0 di una scrittura in grado di sondare le terre e le acque dei testi fino a restituire a noi lettrici e lettori quei campioni che permettono analisi, diagnosi e forse possibili cure.<br \/>\nStrategia \u00e8 la scienza del movimento di un\u2019armata: le miti ma scientificamente agguerrite armate schierate da Serenella Iovino appartengono, nell\u2019ordine, a Anna Maria Ortese, Clarice Lispector, Pier Paolo Pasolini, Jean Giono. 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