{"id":67825,"date":"2025-09-05T00:01:00","date_gmt":"2025-09-04T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=67825"},"modified":"2025-08-28T16:21:34","modified_gmt":"2025-08-28T14:21:34","slug":"andante-senza-rimpianti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/05\/andante-senza-rimpianti\/","title":{"rendered":"Andante senza rimpianti","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\"><em>Fuggitivo<\/em> \u00e8 parola (foneticamente, se non ritmicamente, pressoch\u00e9 sovrapponibile tanto in italiano che in inglese e francese) che evoca sin troppe memorie letterarie, dalla Silvia di Leopardi a <a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/le-fuggitive\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Carmen Gallo<\/a>, passando naturalmente per Proust. Ma uscendo dalla magnifica mostra di William Kentridge, al piano nobile del Museo Carandente di Spoleto (sia lode al giovane Saverio Verini, che in pochissimo tempo \u00e8 riuscito a ridargli vita; dell\u2019anno scorso \u00e8 la mostra altrettanto ben allestita di <a href=\"https:\/\/www.chiaracamoni.com\/Pdf\/Inizio-fine.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Chiara Camoni<\/a>, <em>Inizio fine. Rotondo. Tutte le cose del mondo<\/em>), quella che mi ha visitato con insistenza \u00e8 una memoria liceale: parole che non pensavo, dunque, da buoni quarant\u2019anni. \u00abEheu fugaces, Postume, Postume, \/ labuntur anni\u00bb: nella Quattordicesima Ode del Secondo Libro Orazio si rivolge a un amico, quello che porta il nome quanto mai opportuno di Postumo, lamentando lo scorrere irreversibile del tempo (come nel Terzo Libro delle <em>Georgiche<\/em> di Virgilio: \u00abfugit irreparabile tempus\u00bb) che presto coprir\u00e0 il suo corpo di rughe, per condurlo infine all\u2019\u00abindomita morte\u00bb. \u00c8 il risvolto disforico della ben pi\u00f9 nota Undicesima del Primo Libro che, proprio perch\u00e9 \u00abfugerit invida \/ \u00e6tas\u00bb, esorta \u00abcarpe diem\u00bb. Tanto pi\u00f9 facile, da ragazzi, far propria questa morale epicurea; adesso la musica \u00e8 diversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio la musica \u00e8 passion predominante di Kentridge: che nell\u2019ultimo quindicennio ha curato la regia, oltre che la scenografia ovviamente, d\u2019una quantit\u00e0 di opere liriche (dalla <em>Zauberfl\u00f6te<\/em> alla Scala al <em>Naso <\/em>di Shostakovich al Metropolitan, passando per <em>Wozzek<\/em> e <em>Lulu<\/em> di Alban Berg), e che a Spoleto presentava anche in prima mondiale, al Teatro Caio Melisso, il suo <a href=\"https:\/\/www.festivaldispoleto.com\/eventi\/the-great-yes-the-great-no\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>The Great Yes, The Great No<\/em><\/a>: spettacolo di musica e danza, del quale ha scritto anche il libretto, col quale s\u2019\u00e8 concluso il 68\u00b0 Festival dei Due Mondi. E che si propaggina, coi suoi fondali e i suoi oggetti di scena, anche nelle sale di Palazzo Collicola. Come ha scritto <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/william-kentridge-spoleto\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Massimo Marino<\/a> su <em>doppiozero<\/em>, il Kentridge drammaturgo \u00abracconta la fuga e la ricerca\u00bb e \u00abdanza e canta, con infinita forza seducente, sulla rovina\u00bb. Le rovine, come spesso nei suoi lavori, sono quelle del \u00absecolo degli estremi\u00bb (come suona il vero titolo del <em>Secolo breve<\/em> di Eric Hobsbawm), ma mentre a teatro fuggono dall\u2019orrore della storia i suoi profughi utopisti, a una diversa fuga assistiamo nella sala centrale della mostra.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/16-Fugitive-Words-2024-still-video.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67852 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/16-Fugitive-Words-2024-still-video.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67852\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/16-Fugitive-Words-2024-still-video.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/16-Fugitive-Words-2024-still-video.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/16-Fugitive-Words-2024-still-video.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/16-Fugitive-Words-2024-still-video.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">William Kentridge, <em>Fugitive Words, <\/em>2024 (still video). Video a canale singolo \/ Single-channel video, 8\u2019 33\u201d.\u00a0 Veduta della mostra <em>Pensieri fuggitivi<\/em> a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, 2025. Courtesy: l\u2019artista \/ the artist. Foto: Giuliano Vaccai<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019opera che le d\u00e0 il titolo, <a href=\"https:\/\/www.a4arts.org\/works\/rec9kuArYSrqE32Yg-fugitive-words\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Fugitive Words<\/em><\/a>, \u00e8 un video di otto minuti e mezzo: e devo subito confessare che rare volte un\u2019opera d\u2019arte mi ha commosso tanto. Anche il video \u00e8 <em>medium<\/em> d\u2019elezione, per Kentridge: il quale spesso, non senza compiacimento, s\u2019inquadra \u2013 quasi sempre sdoppiato o altrimenti moltiplicato \u2013 mentre, nella tenuta scenica d\u2019ordinanza (pantaloni neri e camicia bianca, a evocare la storica lacerazione del suo Sud Africa), inscena piccoli drammi metalinguistici, dallo <em>humour <\/em>vagamente beckettiano, che negli ultimi anni tanto ci hanno detto della sua ispirazione, sia in termini \u201ctecnici\u201d che \u201cpolitici\u201d (ricordo per esempio lo sterminato film in nove episodi, per la durata complessiva di 270 minuti, intitolato <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2024\/07\/17\/william-kentridge-il-gioco-del-pensiero\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Self-Portrait as a Coffee-Pot<\/em><\/a>, girato per intero nel suo studio di Johannesburg durante il <em>lockdown<\/em> del 2020-22, e presentato l\u2019anno scorso all\u2019Institute for Politics of Representation, all\u2019Arsenale di Venezia). Ma <em>Fugitive Words<\/em> adotta una tecnica diversa, quella dell\u2019animazione in <em>stop motion<\/em>: che, come altri <em>paraphernalia<\/em> dei primordi dell\u2019audiovisivo, a Kentridge offre spesso il destro di mostrarci plasticamente, performativamente, gli effetti di quello che \u00e8 il suo vero, grande tema.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/24-Processione-di-Riparazionisti-2019.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67844 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/24-Processione-di-Riparazionisti-2019.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67844\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/24-Processione-di-Riparazionisti-2019.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/24-Processione-di-Riparazionisti-2019.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/24-Processione-di-Riparazionisti-2019.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/24-Processione-di-Riparazionisti-2019.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">William Kentridge, <em>Processione di Riparazionisti<\/em>, 2019. Acciaio arrugginito \/ rusted steel, 56 x 395 x 27 cm.\u00a0 Veduta della mostra <em>Pensieri fuggitivi<\/em> a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, 2025. Courtesy: collezione privata. Foto: Giuliano Vaccai<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che, si deve dire a questo punto, \u00e8 proprio lo <em>scorrere del tempo<\/em>. Poche espressioni quanto questa sono banalizzate dall\u2019uso (\u00e8 il fenomeno che in retorica si chiama \u00abcatacresi\u00bb, per il quale di certe formule d\u2019uso comune non percepiamo pi\u00f9 la metafora che le ha originate) e invece vanno ripensate da capo, come appunto Kentridge ci esorta a fare. Tutti ricordano il suo <em>exploit<\/em> del 2016, <em>Triumphs and Laments<\/em>: la parata di cinquantaquattro silhouettes monumentali, altrettante icone dell\u2019ininterrotta <em>history of violence<\/em> che \u2013 da Romolo e Remo alla \u00abRana\u00bb Pelosi e Pasolini \u2013 da quasi trenta secoli chiamiamo \u00ab<a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2023\/03\/08\/ferite-di-roma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Roma<\/a>\u00bb. E tutti ricordano quanto rapidamente questo straordinario <em>murale<\/em>, alto dieci metri e lungo cinquecentocinquanta, sia scomparso dagli spalti del Lungotevere, fra ponte Sisto e ponte Mazzini: prima bersagliato dai graffitari pi\u00f9 coatti, poi semplicemente sciolto dagli agenti atmosferici. Nove anni dopo non ne resta pi\u00f9 traccia. Naturalmente l\u2019effetto era previsto dall\u2019artista, e <em>a posteriori<\/em> si rivela proprio questo, il senso della sua opera: per quanto quelle <em>pathosformeln<\/em> ci turbino e ci commuovano, come ogni immagine che produciamo sono destinate, presto o tardi, a <em>sciogliersi<\/em> \u2013 questo il senso proprio del <em>labuntur<\/em> di Orazio \u2013 e cancellarsi nel fluire vorticoso dei pensieri, e delle parole, che sempre pi\u00f9 rapidi ci sfuggono dalle mani e dalla mente. Come fa, eracliteo, il corso d\u2019acqua del fiume: che, testimone muto di quelle speranze e di quelle tragedie, dilava impassibile ogni loro traccia dalla memoria. Nella processione inaugurale del grande fregio sul Tevere, una delle frasi pronunciate a gran voce dai <em>performer<\/em> era il distico iniziale di una poesia di Rainer Maria Rilke (quella introduttiva alle <em>Poesie giovanili<\/em> del 1909): \u00abQuesta \u00e8 la nostalgia: vivere nella piena \/ e non avere patria dentro il tempo\u00bb. Dove la <em>piena<\/em>, con la quale Anna Maria Carpi traduce \u00abGewoge\u00bb, \u00e8 piuttosto il \u201cfluttuare\u201d, o appunto il \u201cfluire\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/38-Quaderni-di-studio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67837 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/38-Quaderni-di-studio.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67837\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/38-Quaderni-di-studio.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/38-Quaderni-di-studio.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/38-Quaderni-di-studio.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/38-Quaderni-di-studio.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">William Kentridge, Quaderni di studio \/ Studio Notebooks (<em>History on One Leg<\/em>), 2024 (dettaglio \/ detail). Stampato da \/ Printed by Pulp Paperworks, Johannesburg, su \/ on Arena Ivory 70gsm, 19 x 25 cm (each) \/ (ognuno). Veduta della mostra <em>Pensieri fuggitivi<\/em> a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, 2025. Courtesy: l\u2019artista \/ the artist. Foto: Giuliano Vaccai<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Fugitive Words<\/em> \u00e8 semplicissimo. Uno degli album impiegati dall\u2019artista come taccuini (tanti ne sono esposti in mostra, collocati su leggii che \u2013 mi spiega Verini \u2013 sono quelli tante volte usati dagli strumentisti del Festival; questo \u00e8 quello che va dal 25 luglio al 3 agosto 2024) viene sfogliato dalle sue mani che vediamo incessabilmente disegnare e cancellare quelle pagine, scrivere e sovrascrivere parole che, sciolte nel flusso, non riusciamo mai davvero a leggere; quelle che percepiamo sono solo poche di esse scritte a caratteri cubitali, \u00abREGRET\u00bb, \u00abJUSTICE\u00bb, \u00abTRUTH\u00bb, ma anche frasi di tenore, forse, pi\u00f9 personale: \u00abYou who never arrived\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spesso il disegnatore esonda dai confini del quaderno, e allora prosegue i suoi segni direttamente sulla superficie del tavolo da lavoro inquadrato dall\u2019alto, cosparso di matite e pastelli, dei prediletti carboncini (ma c\u2019\u00e8 anche una squadra); le sue unghie e i suoi polpastrelli, all\u2019inizio bianchissimi, presto si fanno neri di grafite. Occhieggiano anche disegni di squisita fattura, certo: autoritratti di profilo, a occhi chiusi, quasi maschere funebri; ma anche memorie disordinate della storia dell\u2019arte, dalla barista d\u2019ineffabile malinconia nel <em>Bar delle Folies-Berg\u00e8re<\/em> di Manet all\u2019entusiasta ragazza sovietica (era Lili Brik? ad ogni buon conto Kentridge le incolla accanto il ritaglio di un ritratto di Majakovskij) che grida in una fotografia di <a href=\"https:\/\/www.artchive.com\/artwork\/books-alexander-rodchenko-1924-moscow-russian-federation\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Rodchenko<\/a>. E alberi, tanti alberi: che nelle mani dell\u2019artista proliferano e si disseccano e rinascono incessanti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12-Drawing-for-the-film-What-Will-Come-has-already-come-Iris-2007-dettaglio-detalil.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67841 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"667\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12-Drawing-for-the-film-What-Will-Come-has-already-come-Iris-2007-dettaglio-detalil.jpg?resize=500%2C667&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67841\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12-Drawing-for-the-film-What-Will-Come-has-already-come-Iris-2007-dettaglio-detalil.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12-Drawing-for-the-film-What-Will-Come-has-already-come-Iris-2007-dettaglio-detalil.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12-Drawing-for-the-film-What-Will-Come-has-already-come-Iris-2007-dettaglio-detalil.jpg?resize=60%2C80&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">William Kentridge, <em>Drawing for the film What Will Come (has already come) (Iris)<\/em>, 2007 (dettaglio \/ detail). Carboncino su carta, tavolo in acciaio, disegno e cilindro in acciaio \/ charcoal on paper, steel table, drawing, and steel cylinder, diametro \/ diameter 120 cm. Veduta della mostra <em>Pensieri fuggitivi<\/em> a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, 2025. Courtesy: collezione privata, Roma. Foto: Giuliano Vaccai<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rapinosa \u00e8 per\u00f2 anzitutto, del video, la colonna sonora: il movimento lento, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rGKk7enovfI&amp;list=RDrGKk7enovfI&amp;start_radio=1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Andante cantabile ma per\u00f2 con moto<\/em><\/a>, del Trio per violino, violoncello e pianoforte op. 97 di Beethoven (scritto nel 1811 e noto come \u00abArciduca\u00bb, in ricordo del dedicatario Rodolfo d\u2019Austria). \u00c8 semplicemente irresistibile come il ritmo delle immagini si sposa con quello delle cinque variazioni che, del tema iniziale, si susseguono con ineffabile malinconia. Ogni musica, se ripetuta indefinitamente, pu\u00f2 condurre all\u2019ipnosi; ma in questo caso pi\u00f9 che alla stasi catatonica siamo indotti ad accettare \u2013 accettare <em>davvero<\/em> \u2013 lo scorrere di quel tempo che tanto ci ferisce. Mai notazione musicale, <em>andante<\/em>, fu pi\u00f9 perspicua: \u00e8 l\u2019accettazione, malinconica s\u00ec ma infine serena \u2013 decisamente pi\u00f9 stoica che epicurea \u2013, della nostra finitudine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il senso dell\u2019uso di questo brano (che certo occhieggia a quello celeberrimo del tempo lento del Trio op. 100 di Schubert, alla non meno malinconica fine del <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CTENDRlCBLw\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Barry Lyndon<\/em><\/a> di Kubrick) nel finale di un film bellissimo del 2001, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZLjp7ahdbWc&amp;t=18s\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>L\u2019uomo che non c\u2019era<\/em><\/a> dei fratelli Coen (ringrazio per la dritta Vincenzo Arsillo). Ed Crane, un memorabile Billy Bob Thornton, \u00e8 un uomo che si nasconde dalla vita, un aiuto barbiere che viene condannato a morte per un delitto che non ha commesso (mentre nessuno gli chiede conto di quello di cui davvero \u00e8 colpevole); in una parentesi onirica, nella quale immagina di raccontare la sua storia in un fumetto, avrebbe la possibilit\u00e0 di sottrarsi alla sua sorte ma non lo fa: e si avvia \u2013 tanto triste quanto sereno \u2013 alla sedia elettrica. \u00abI don\u2019t regret anything. Not a thing\u00bb, si dice, con un tono che somiglia a quello di una frase scritta da Kentridge sul suo quaderno: \u00abAnd this you say is my life?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">N\u00e9 \u00e8 un caso che nel capolavoro di Murakami Haruki, <em>Kafka sulla spiaggia<\/em> (2002, Einaudi 2008), proprio questo Trio sia il <em>leitmotiv<\/em> di quel flusso surreale della memoria e dell\u2019immaginazione. A un certo punto ci si preoccupa che la ripetizione cos\u00ec insistita del brano possa infastidire uno dei personaggi, ma per lui \u2013 leggiamo \u2013 \u00abla musica \u00e8 come il vento\u00bb: all\u2019ennesima ripetizione, quelle che non possono non scorrere sono le sue lacrime. Le stesse con cui si esce da questa mostra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">William Kentridge<br><em><a href=\"https:\/\/www.festivaldispoleto.com\/en\/event\/pensieri-fuggitivi\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Pensieri fuggitivi<\/a><\/em><br>a cura di Saverio Verini<br>Spoleto, Museo Carandente a Palazzo Collicola<br><em>28 giugno &#8211; 2 novembre 2025<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\"><em>Una versione pi\u00f9 breve di questo articolo \u00e8 uscita sul \u00abGiornale dell\u2019Arte\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: William Kentridge, veduta della mostra <\/em>Pensieri fuggitivi<em> a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, 2025. Courtesy: l\u2019artista e Lia Rumma Gallery Milano\/Napoli. Foto: Giuliano Vaccai<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8216;Fuggitivo&#8217; \u00e8 parola (foneticamente, se non ritmicamente, pressoch\u00e9 sovrapponibile tanto in italiano che in inglese e francese) che evoca sin troppe memorie letterarie, dalla Silvia di Leopardi a Carmen Gallo, passando naturalmente per Proust. Ma uscendo dalla magnifica mostra di William Kentridge, al piano nobile del Museo Carandente di Spoleto [\u2026], quella che mi ha visitato con insistenza \u00e8 una memoria liceale: parole che non pensavo, dunque, da buoni quarant\u2019anni. \u00abEheu fugaces, Postume, Postume, \/ labuntur anni\u00bb: nella Quattordicesima Ode del Secondo Libro Orazio si rivolge a un amico, quello che porta il nome quanto mai opportuno di Postumo, lamentando lo scorrere irreversibile del tempo ( che presto coprir\u00e0 il suo corpo di rughe, per condurlo infine all\u2019\u00abindomita morte\u00bb. \u00c8 il risvolto disforico della ben pi\u00f9 nota Undicesima del Primo Libro che, proprio perch\u00e9 \u00abfugerit invida \/ \u00e6tas\u00bb, esorta \u00abcarpe diem\u00bb. 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Insegna Letteratura italiana contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre. Ha curato mostre e testi (tra gli altri di de Chirico, Manganelli, Pagliarani, Raboni, Rosselli, Zanzotto, Di Ruscio, Paolini, Parmiggiani e Serafini), realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive, spettacoli teatrali e musicali. Fra i suoi ultimi libri \u201cLe notti chiare erano tutte un\u2019alba. Antologia di poeti italiani nella Prima guerra mondiale\u201d (Bompiani 2018), \u201cAndrea Zanzotto. Il canto nella terra\u201d (Laterza 2021), \u201cFilologia fantastica. Ipotizzare, Manganelli\u201d (Argolibri 2022), \u201cAmelia Rosselli. Con l\u2019ascia dietro le nostre spalle\u201d (Electa 2024), \u201cForse che s\u00ec. Joyce fra Pascoli e Gadda\u201d; (Quodlibet 2025) e \u201cUna ragione di pi\u00f9 per andare all\u2019inferno. Vedere, Pasolini\u201d (Treccani 2025). \u00c8 nella redazione delle riviste \u201cil verri\u201d, \u201cStrumenti critici\u201d e \u201cModerna\u201d, e tra i fondatori di \u201cAntinomie. Scritture e immagini\u201d; collabora al \u201cmanifesto\u201d, al \u201cCorriere della Sera\u201d, alla \u201cDomenica\u201ddel \u201cSole 24 ore\u201d, al \u201cGiornale dell\u2019Arte\u201d e ad altre testate.\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/andrea-cortellessa\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Andante senza rimpianti - Andrea Cortellessa","description":"'Fuggitivo' \u00e8 parola (foneticamente, se non ritmicamente, pressoch\u00e9 sovrapponibile tanto in italiano che in inglese e francese) che evoca sin troppe memorie letterarie, dalla Silvia di Leopardi a Carmen Gallo, passando naturalmente per Proust. 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Ma uscendo dalla magnifica mostra di William Kentridge, al piano nobile del Museo Carandente di Spoleto , quella che mi ha visitato con insistenza \u00e8 una memoria liceale: parole che non pensavo, dunque, da buoni quarant\u2019anni. \u00abEheu fugaces, Postume, Postume, \/ labuntur anni\u00bb: nella Quattordicesima Ode del Secondo Libro Orazio si rivolge a un amico, quello che porta il nome quanto mai opportuno di Postumo, lamentando lo scorrere irreversibile del tempo ( che presto coprir\u00e0 il suo corpo di rughe, per condurlo infine all\u2019\u00abindomita morte\u00bb. \u00c8 il risvolto disforico della ben pi\u00f9 nota Undicesima del Primo Libro che, proprio perch\u00e9 \u00abfugerit invida \/ \u00e6tas\u00bb, esorta \u00abcarpe diem\u00bb. 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Insegna Letteratura italiana contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre. Ha curato mostre e testi (tra gli altri di de Chirico, Manganelli, Pagliarani, Raboni, Rosselli, Zanzotto, Di Ruscio, Paolini, Parmiggiani e Serafini), realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive, spettacoli teatrali e musicali. Fra i suoi ultimi libri \u201cLe notti chiare erano tutte un\u2019alba. Antologia di poeti italiani nella Prima guerra mondiale\u201d (Bompiani 2018), \u201cAndrea Zanzotto. Il canto nella terra\u201d (Laterza 2021), \u201cFilologia fantastica. Ipotizzare, Manganelli\u201d (Argolibri 2022), \u201cAmelia Rosselli. Con l\u2019ascia dietro le nostre spalle\u201d (Electa 2024), \u201cForse che s\u00ec. Joyce fra Pascoli e Gadda\u201d; (Quodlibet 2025) e \u201cUna ragione di pi\u00f9 per andare all\u2019inferno. Vedere, Pasolini\u201d (Treccani 2025). \u00c8 nella redazione delle riviste \u201cil verri\u201d, \u201cStrumenti critici\u201d e \u201cModerna\u201d, e tra i fondatori di \u201cAntinomie. 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