{"id":67750,"date":"2025-09-17T00:01:00","date_gmt":"2025-09-16T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=67750"},"modified":"2026-06-19T15:24:17","modified_gmt":"2026-06-19T13:24:17","slug":"populismo-senza-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/17\/populismo-senza-popolo\/","title":{"rendered":"Populismo senza popolo","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">L\u2019immagine della folla che assalta il Campidoglio di Washington il 6 gennaio 2021 non \u00e8 la rappresentazione di un semplice episodio di cronaca, n\u00e9 soltanto la prova di una radicalizzazione politica: \u00e8 una scena-simbolo, un dispositivo immaginifico attraverso cui la crisi democratica contemporanea si esibisce nella sua forma pi\u00f9 paradossale. Non vi compare il popolo come soggetto storico, organizzato e orientato da un progetto collettivo, ma piuttosto una dispersione atomizzata di individui che, eterodiretti dal pi\u00f9 influente dei lobbisti mondiali, pretende di agire \u201cin nome del popolo\u201d, mentre, di fatto, ne denuncia la scomparsa. \u00c8 a partire da un simile paradosso che Vincenzo Costa, nel suo <em>Populismo senza popolo. L\u2019esistenza nell\u2019epoca della post-politica<\/em>, costruisce la propria analisi: il populismo, lungi dall\u2019essere un soggetto politico compiuto, \u00e8 la spia di un vuoto, il sintomo di un\u2019assenza, il parossismo di un corpo sociale in fase di disintegrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tesi \u00e8 netta e insieme destabilizzante: il populismo non rappresenta una deviazione patologica dalla democrazia liberale, bens\u00ec il sintomo della sua disfunzionalit\u00e0 interna. Non \u00e8 un corpo estraneo che infetta la politica, ma il segnale attraverso cui essa denuncia la propria incapacit\u00e0 di rappresentare la societ\u00e0. Il populismo emerge l\u00e0 dove il sistema politico si sgancia dal <em>mondo della vita<\/em> (per riprendere la categoria husserliana), riducendosi a dispositivo normativo e amministrativo, incapace di raccogliere, tradurre e rielaborare l\u2019esperienza concreta e vivente degli attori. Costa sposta il centro dell\u2019analisi: non si tratta di difendere o demonizzare il populismo, ma di riconoscerlo come segnale di una frattura strutturale, come manifestazione di un processo pi\u00f9 profondo di de-socializzazione e de-politicizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il \u201cpopulismo senza popolo\u201d, in questa chiave, non \u00e8 l\u2019annuncio di un nuovo soggetto, ma il nome della dissoluzione del soggetto collettivo. \u00c8 una ripresa, in mutati contesti sociali, del &#8220;popolo che manca&#8221; a cui gi\u00e0 facevano riferimento, su diversi registri, Gilles Deleuze in <em>L&#8217;immagine-tempo <\/em>e in una conversazione con Toni Negri contenuta nel capitolo &#8220;Politica&#8221; di <em>Pourparler<\/em> o Carlo Galli in <em>Democrazia senza popolo<\/em> o, ancora, Mario Tronti in un libro intervista di qualche anno fa dal titolo <em>Il popolo perduto<\/em>. Ed \u00e8 questo, in fondo, il grande problema dell&#8217;individuazione del soggetto politico, problema che ha ossessionato tutta la tradizione operaista e post-operaista italiana, e che trova, in Costa, una sua ripresa, totalmente disincantata, ma non per questo disperata. Il neoliberismo non ha prodotto soltanto nuove forme di economia e di governance, ma soprattutto una trasformazione antropologica: individui isolati, atomi politici che si rapportano alla politica unicamente come veicolo di rivendicazioni private, spesso in conflitto tra loro. Lungi dall\u2019essere spontaneo, questo atomismo \u00e8 il risultato di quella che Costa definisce la \u201ctrasformazione neoliberale dell\u2019esistenza\u201d: il progressivo smantellamento delle temporalit\u00e0 condivise, delle appartenenze comunitarie, delle reti di solidariet\u00e0 e delle narrazioni collettive. In tal senso, il populismo non produce il vuoto, ma vi si installa: ne \u00e8 conseguenza pi\u00f9 che causa, manifestazione e non fondamento.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ED-Giuseppe-Pelizza-da-Volpedo-Il-quarto-stato-1901-GAM-Milano.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68082 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"491\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ED-Giuseppe-Pelizza-da-Volpedo-Il-quarto-stato-1901-GAM-Milano.jpg?resize=900%2C491&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68082\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ED-Giuseppe-Pelizza-da-Volpedo-Il-quarto-stato-1901-GAM-Milano.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ED-Giuseppe-Pelizza-da-Volpedo-Il-quarto-stato-1901-GAM-Milano.jpg?resize=300%2C164&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ED-Giuseppe-Pelizza-da-Volpedo-Il-quarto-stato-1901-GAM-Milano.jpg?resize=768%2C419&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ED-Giuseppe-Pelizza-da-Volpedo-Il-quarto-stato-1901-GAM-Milano.jpg?resize=60%2C33&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giuseppe Pelizza da Volpedo, <em>Il quarto stato<\/em>, 1901, GAM Milano<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il simbolo della lotta e della coscienza collettiva era il <em>Quarto Stato<\/em> di Pellizza da Volpedo, questa massa compatta che avanza e che avanzando rivendica una propria identit\u00e0 e una propria funzione storica, l&#8217;immagine che meglio rappresenta il nuovo stato d&#8217;animo, atomizzato e angosciato della societ\u00e0 postmoderna e turbocapitalista, \u00e8 <em>L&#8217;Urlo<\/em> di Munch. Questo passaggio iconografico dal noi all&#8217;io, dalla solidariet\u00e0 di classe alla rivendicazione disperata della propria solitaria singolarit\u00e0, non \u00e8 per Costa mera metafora, ma chiave di lettura di un intero sistema politico e sociale in disfacimento: il tramonto del popolo e l&#8217;avvento del singolo. La fine della politica e il dispiegarsi di una societ\u00e0 atomica dove ognuno concorre per affermare se stesso. Dalla lotta di classe (al cui centro \u00e8 la figura dell&#8217;operaio massa che, attraverso il conflitto sociale, si ribella al lavoro alienante) si arriva alla societ\u00e0 della concorrenza totale (con protagonista l&#8217;imprenditore massa che, competendo contro tutti gli altri imprenditori massa all&#8217;interno della societ\u00e0-azienda, realizza se stesso attraverso la costruzione della propria carriera).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Edvard-Munch-Lurlo-1893-Museo-nazionale-di-arte-architettura-e-disegno-Oslo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-68087 lazyload\" style=\"width:500px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"744\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Edvard-Munch-Lurlo-1893-Museo-nazionale-di-arte-architettura-e-disegno-Oslo.jpg?resize=600%2C744&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-68087\" style=\"width:500px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Edvard-Munch-Lurlo-1893-Museo-nazionale-di-arte-architettura-e-disegno-Oslo.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Edvard-Munch-Lurlo-1893-Museo-nazionale-di-arte-architettura-e-disegno-Oslo.jpg?resize=242%2C300&amp;ssl=1 242w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Edvard-Munch-Lurlo-1893-Museo-nazionale-di-arte-architettura-e-disegno-Oslo.jpg?resize=60%2C74&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Edvard Munch, <em>L&#8217;urlo<\/em>, 1893, Museo nazionale di arte, architettura e disegno, Oslo<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne risulta un concetto di popolo svuotato, ridotto a ci\u00f2 che Ernesto Laclau chiamava un <em>significante vuoto<\/em>: un nome fluttuante, suscettibile di essere riempito da strategie egemoniche differenti, senza pi\u00f9 radicamento in una realt\u00e0 sociale coesa. Ci\u00f2 che qui si perde non \u00e8 soltanto la capacit\u00e0 di mobilitare, ma la possibilit\u00e0 stessa di rappresentare. La frammentazione dell\u2019esperienza storica in micro-narrazioni individuali rende impossibile la formazione di un progetto comune. La politica si riduce a gestione dell\u2019esistente (la figura del politico viene a coincidere con quella di un buon amministratore), mentre i populismi diventano il linguaggio effimero attraverso cui il malessere prende parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cecit\u00e0 delle \u00e9lite politiche e culturali progressiste sta nel difendere la democrazia come se fosse una razionalit\u00e0 trascendentale, astorica, senza riconoscere che il suo svuotamento si consuma proprio nel distacco dal &#8220;mondo della vita&#8221;. La <em>Lebenswelt<\/em> rappresenta il mondo in cui viviamo quotidianamente, prima di ogni astrazione scientifica o teorica. \u00c8 l&#8217;orizzonte di tutte le nostre esperienze pre-scientifiche e pratiche; \u00e8 la totalit\u00e0 delle esperienze immediate e soggettive che formano il nostro orizzonte di significato. \u00c8 il mondo che diamo per scontato, il &#8220;sostrato&#8221; su cui si costruiscono tutte le altre forme di conoscenza. \u00c8 nella distanza tra questo mondo concreto, contingente, e il discorso astratto delle \u00e9lite che si radica il fenomeno populista. Il disprezzo che, ad esempio, le \u00e9lite progressiste riversano sulle rivendicazioni populiste genera, per reazione, un amplificarsi dei fenomeni pi\u00f9 esasperati del populismo: il sentimento di una frattura inconciliabile tra il vertice decisionale e la massa che, sempre pi\u00f9, si sente impotente, disprezzata e inascoltata nelle sue rivendicazioni esistenziali. L&#8217;analisi progressista del populismo, non solo non ne comprende le cause, ma ne esaspera a tal punto gli effetti da divenirne essa stessa una radice. Costa radicalizza tale intuizione, mostrando che la politica progressista non fallisce soltanto sul piano delle procedure, ma nel suo radicamento vitale: fallisce come generazione di senso, come articolazione dell\u2019esperienza, come <em>forma formans<\/em>, cio\u00e8 come ricomposizione formale di tutto ci\u00f2 che nell&#8217;esistenza, nelle sue molte dimensioni, genera vitale conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l&#8217;approccio, chiamiamolo, tradizionalista al populismo fallisce. Questo approccio &#8211; di cui l&#8217;opera di Alain De Benoist \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 raffinati &#8211; vede nel populismo l&#8217;ultima possibilit\u00e0 per le masse di esprimere il proprio bisogno di radicamento nella tradizione. Tuttavia, Costa ritiene che, sebbene questa esigenza sia comprensibile, l&#8217;ambiente tradizionale sia quasi scomparso, soppiantato dall&#8217;egemonia ambiental-culturale del neoliberalismo. Viene, anzi, da chiedersi se il rigurgito tradizionalista non sia indice del pi\u00f9 profondo sradicamento, quello inconsapevole, delle masse popolari. In ogni caso, il richiamo a questa tradizione, ormai ridotta a simulacro (Salvini intento a snocciolare il Rosario durante un dibattito parlamentare), viene strumentalizzato dalle classi dirigenti delle nuove destre solo per ottenere consenso politico, consenso che viene poi usato per gestire i grandi affari economici nella lotta competitiva tra clan contrapposti (clan di \u00e9lite &#8211; di destra, di centro e di sinistra &#8211; in fondo, tutti radicati, loro s\u00ec, e ben saldamente, nel mercato neoliberista). Anche in questo approccio da destra al fenomeno populista, si riscontra uno scollamento tra la formazione discorsiva e l&#8217;ambiente, tra l&#8217;ordine del discorso e il mondo della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il merito maggiore del libro sta esattamente in questo slittamento di prospettiva: dall\u2019analisi politologica alla fenomenologia della post-politica. Pi\u00f9 che un contributo alla tassonomia dei populismi, il saggio di Costa \u00e8 un\u2019indagine sulle condizioni esistenziali che rendono possibile la loro proliferazione. Il populismo non \u00e8 un attore politico dotato di autonomia, ma uno specchio che riflette la crisi della rappresentanza, la disgregazione del legame sociale, la perdita di un orizzonte comune di senso. \u00c8 il richiamo nostalgico e allo stesso tempo l&#8217;indice della fine della categoria fondante del politico, quella tra un noi e un loro o, per dirla con Schmitt (a cui Costa non si richiama), quella amico\/nemico. Quella populista \u00e8 spesso una societ\u00e0 nella quale scaltri leader, che in realt\u00e0 difendono interessi particolari (se non, spesso, familiari o di clan), creano molti nemici del popolo senza, per\u00f2, generare reale amicizia popolare: dividono senza realmente unire. Il populismo delle societ\u00e0 neoliberali occidentali \u00e8, cio\u00e8, l&#8217;immagine di una societ\u00e0 monca, capace di ancorarsi ed esprimersi solo attraverso l&#8217;elemento distruttivo (il nemico da combattere) e non quello costruttivo, affermatore di una societ\u00e0 altra (che solo nella dimensione dell&#8217;amicizia potrebbe prendere forma). &#8220;Il neoliberalismo crea una societ\u00e0 atomizzata, senza pi\u00f9 alcun &#8216;noi&#8217;, un insieme di individui soli, impauriti e dispersi, dunque carichi di rabbia impotente, privi di una prospettiva emancipativa, che si aggregano in negativo, contro qualcosa o qualcuno, ma che non \u00e8 possibile aggregare e unificare attorno a un progetto di trasformazione&#8221;. Nessun popolo all&#8217;orizzonte, ma solo una massa indistinta di individui, sempre pi\u00f9 soli, sempre pi\u00f9 rabbiosi, sempre pi\u00f9 sofferenti che cercano disperatamente di salvarsi salendo gli uni sopra la testa degli altri e cannibalizzando i pi\u00f9 deboli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto non consiste, allora, nello stabilire se il populismo rafforzi o indebolisca la democrazia, ma riconoscere che esso segnala una democrazia gi\u00e0 disancorata dalle forme della vita. Non dovremmo pi\u00f9 nemmeno parlare, come poteva fare ancora Heidegger, di un&#8217;esistenza come un essere gettati nel mondo<em>. <\/em>Bisognerebbe piuttosto parlare di un essere-nel-mercato. &#8220;Il mercato ha sostituito il mondo come orizzonte dell\u2019esistere, generando una neoambientalit\u00e0&#8221;. Questo nuovo ambiente \u00e8 l\u2019immagine speculare di una politica che sopravvive come simulacro, amministrazione senza progetto, rappresentazione senza rappresentati. In questo senso, \u201cpopulismo senza popolo\u201d diventa la formula pi\u00f9 precisa per nominare l\u2019epoca neoliberale: un tempo in cui la politica si riduce a superficie di apparizioni, mentre il popolo \u2013 ridotto a frammento, a eco dispersa \u2013 resta privo di una forma collettiva, capace di contenere quel conflitto sociale che genera soggettivit\u00e0 storica e politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scena politica assume cos\u00ec i tratti di una dimensione attraversata da presenze effimere: individui che occupano lo spazio sociale senza costruire progetto politico, parole che si accendono e si spengono senza diventare discorso comune. Come nelle immagini di Capitol Hill, non pi\u00f9 la marcia di un popolo, ma l\u2019affollarsi di immagini che scorrono sullo schermo di uno smartphone: lampi di visibilit\u00e0 immediata, privi di radicamento, incapaci di darsi durata. \u00c8 questa la forma in cui la democrazia sopravvive nell\u2019epoca neoliberale: come flusso di immagini e segni che simulano un legame, ma non lo costituiscono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vincenzo Costa<br><em><a href=\"https:\/\/www.armandoeditore.it\/catalogo\/populismo-senza-popolo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Populismo senza popolo. L&#8217;esistenza nell&#8217;epoca della post-politica<\/a><\/em><br>Armando Editore, 2025<br>90 pp., 10 \u20ac<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: manifestanti pro-Trump mentre assaltano il Campidoglio, 6 gennaio 2021 (fonte Wikipedia)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019immagine della folla che assalta il Campidoglio di Washington il 6 gennaio 2021 non \u00e8 la rappresentazione di un semplice episodio di cronaca, n\u00e9 soltanto la prova di una radicalizzazione politica: \u00e8 una scena-simbolo, un dispositivo immaginifico attraverso cui la crisi democratica contemporanea si esibisce nella sua forma pi\u00f9 paradossale. Non vi compare il popolo come soggetto storico, organizzato e orientato da un progetto collettivo, ma piuttosto una dispersione atomizzata di individui che, eterodiretti dal pi\u00f9 influente dei lobbisti mondiali, pretende di agire \u201cin nome del popolo\u201d, mentre, di fatto, ne denuncia la scomparsa. \u00c8 a partire da un simile paradosso che Vincenzo Costa, nel suo Populismo senza popolo. 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