{"id":67552,"date":"2025-09-01T00:01:00","date_gmt":"2025-08-31T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=67552"},"modified":"2025-08-21T18:22:58","modified_gmt":"2025-08-21T16:22:58","slug":"lo-sguardo-di-wilson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/","title":{"rendered":"Lo sguardo di Wilson","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Per quel pochissimo che ho avuto in sorte di vedere dal vivo (indelebile il ricordo di <\/em>Shakespeare\u2019s Sonette<em>, per la musica di Rufus Wainwright e i complessi del Berliner Ensemble, a Spoleto nell\u2019estate del 2010) Bob Wilson, scomparso a 83 anni lo scorso 31 luglio, non \u00e8 stato solo un gigante del teatro del Ventesimo secolo (e di questo disgraziato spicchio di Ventunesimo), ma anche uno dei massimi coloristi di tutti i tempi. Fra le nostre numerate fortune potremo annoverare quella di essere stati contemporanei, almeno in minima parte, di uno della razza di Pontormo, Turner e Rothko. Negli <\/em>obituaries<em> s\u2019\u00e8 parlato molto, e a ragione, di <\/em>Einstein on the Beach<em> con la musica di Philip Glass, cio\u00e8 dello spettacolo che nel 1976 ha rivoluzionato il teatro musicale come forse solo Monteverdi e Wagner avevano fatto in precedenza; ma assai poco di quello di cinque anni prima, <\/em>Deafman Glance<em>, che per il regista aveva segnato l\u2019acquisizione del proprio linguaggio. Suppongo dipenda dal fatto che di <\/em>Einstein on the Beach<em> si raggiungono con agio immagini a colori e registrazioni integrali, mentre alquanto rare sono le <\/em><a href=\"https:\/\/robertwilson.com\/deafman-glance\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>immagini dello spettacolo<\/em><\/a><em> andato in scena per la prima volta al Center for New Performing Arts di Iowa City (punto di riferimento, allora, dell\u2019avanguardia d\u2019oltreoceano) il 15 dicembre 1970, per approdare a New York all\u2019inizio del \u201971 e poi partire per un <\/em>tour<em> oltreoceano (nel 1981 lo stesso Wilson ne trarr\u00e0 <\/em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Z6lnBjpdAms\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>un estratto<\/em><\/a><em> per la televisione).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dopo la recita del 22 aprile al festival di Nancy, il vecchio Louis Aragon scrisse una celebre lettera aperta al compare Andr\u00e9 Breton (che, scomparso qualche anno prima, s\u2019era perso quella meraviglia): \u00abda quando sono nato, non ho mai visto niente di tanto bello al mondo. Mai, mai un\u2019opera \u00e8 arrivata seppur lontanamente dove giunge questa, perch\u00e9 questa \u00e8 al tempo stesso la vita da svegli e la vita ad occhi chiusi, la quotidianit\u00e0 confusa col sogno. Lo spettacolo di Bob Wilson non \u00e8 surrealista com\u2019\u00e8 nell\u2019accezione comune del termine, ma \u00e8 ci\u00f2 che noialtri, che abbiamo dato i natali al surrealismo, abbiamo sognato che sorgesse dopo di noi, oltre a noi\u00bb. La <\/em>tourn\u00e9e<em> prosegu\u00ec a Parigi e ad Amsterdam, ma fece tappa anche in Italia. Il 27 aprile <\/em>Deafman Glance<em> and\u00f2 in scena al Teatro Eliseo di Via Nazionale, dove il trentenne Wilson era stato invitato da Gerardo Guerrieri (ricchissima la documentazione disponibile <\/em><a href=\"https:\/\/www.gerardoguerrieri.com\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>qui<\/em><\/a><em>, del <\/em>curriculum<em> straordinario di questo personaggio troppo dimenticato) nell\u2019ambito del \u00abPremio Roma\u00bb nato due anni prima in prosecuzione del \u00abTeatro Club\u00bb, che<\/em> <em>in citt\u00e0 aveva portato per la prima volta semplicemente il meglio del teatro internazionale, tanto di tradizione che d\u2019avanguardia (dal Bread and Puppet Theatre a Peter Stein, passando per l\u2019Odin Teatret e Tadeusz Kantor). Si devono al Teatro Club, in particolare, le prime due tourn\u00e9e da noi del Living Theatre: quella del \u201961 e soprattutto quella scandalosa del \u201965, che tanto sal\u00f2 il sangue agli spettatori italiani (non solo ai teatranti).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In quella primavera del \u201971 Franco Cordelli aveva ventotto anni. E in un\u2019<\/em><a href=\"https:\/\/happylibnet.com\/doc\/704035\/sette-domande-sul-teatro-d-avanguardia-a-franco-cordelli-...\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>intervista<\/em><\/a><em> del 2000 a Simona Cigliana (uscita sul numero 2-3 della rivista fondata quell\u2019anno da Walter Pedull\u00e0, \u00abL\u2019illuminista\u00bb) a quell\u2019epifania ha associato la propria vocazione di critico teatrale. Un\u2019attivit\u00e0 che svolgeva per la verit\u00e0, ma un po\u2019 per caso, gi\u00e0 dal \u201968: quando, venticinquenne, era stato chiamato da Elio Pagliarani a fargli da Vice nella rubrica teatrale di \u00abPaese Sera\u00bb. \u00c8 proprio lui in effetti l\u2019\u00abamico\u00bb innominato che \u2013 all\u2019inizio del suo pezzo \u2013 definisce \u00abfascista\u00bb lo \u00absnobismo\u00bb di Wilson (infatti recensendo cinque anni dopo <\/em>Einstein on the Beach<em>, in uno dei pezzi raccolti nel <\/em><a href=\"https:\/\/www.lormaeditore.it\/libro\/9788899793227\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Fiato dello spettatore<\/a><em>, lo stesso Pagliarani<\/em> <em>deprecher\u00e0 la \u00abtirannia\u00bb sul pubblico di chi \u00abdice: \u201cSe mi vuoi sono fatto cosi: o prendere o lasciare\u201d\u00bb, e concluder\u00e0: \u00abdue ore di spettacolo erano pi\u00f9 che sufficienti. Mr. Wilson, io lascio\u00bb). Ricorda invece Cordelli che <\/em>Deafman Glance<em> fu rappresentato per due sere, e lui se le fece per intero tutte e due (per buone quattordici ore complessive, dunque): \u00abci sono tornato per portare gli amici, quanti pi\u00f9 amici potevo, perch\u00e9 ero convinto che dovevano vedere quello spettacolo, che era veramente scioccante. Quello spettacolo fu per me la vera rivelazione del teatro. Capii, cio\u00e8, che il teatro poteva essere, era, \u00e8 una potente forma d\u2019arte che con un linguaggio tutto suo trasmette conoscenze ed emozioni peculiari [\u2026] capii veramente che il teatro \u00e8 la presenza dei corpi sulla scena e sottolineo la parola presenza, che qualche anno dopo capii essere cruciale per definire il senso dell\u2019avanguardia teatrale\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presenza<em> in questo caso \u00e8 termine tecnico, da Artaud. E infatti prosegue Cordelli che era stato lui a contrapporre \u00abl\u2019idea di presenza all\u2019idea di rappresentazione, diciamo l\u2019idea di presentificazione a quella di rappresentazione. Il teatro, dice Artaud, non deve rappresentare qualcosa d\u2019altro ma essere ci\u00f2 che \u00e8. Il teatro \u00e8 la presenza, \u00e8 ci\u00f2 che accade in quel momento. Non siamo pi\u00f9 nel campo della mimesi ma nel campo dell\u2019essere, con tutta la crudezza che ci\u00f2 comporta, ovvero la crudelt\u00e0, il consumo del corpo, cui il corpo presente sulla scena rimanda lo spettatore\u00bb. Concludendo con una notazione che noi, che quelle sere all\u2019Eliseo non c\u2019eravamo, possiamo far nostra in senso diverso dal suo: \u00abcominciavo cio\u00e8 a capire che anche il corpo sulla scena perisce, anche l\u2019arte perisce, anche ci\u00f2 che perisce pu\u00f2 essere arte oppure anche l\u2019arte pu\u00f2 perire\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nell\u2019intervista non lo ricorda ma su quello spettacolo aveva scritto un lungo pezzo, mai raccolto in volume, che usc\u00ec a caldo col titolo redazionale <\/em>Il gran teatro del mondo nella visione onirica di un sordo<em>, alle pp. 166-75 del numero 16 di \u00abCarte segrete\u00bb (aprile-giugno 1971), nota rivista <\/em>underground<em> di allora. Per i motivi suaccennati, c\u2019\u00e8 da credere, la bibliografia italiana specificamente dedicata a <\/em>Deafman Glance<em> non \u00e8 cos\u00ec nutrita, e in genere la si fa cominciare col saggio dedicato a Wilson da Franco Quadri nel \u201976, in occasione della messa in scena di <\/em>Einstein on the Beach<em>, quel settembre alla Fenice. Ma ben diverso da una ricostruzione critica <\/em>a posteriori<em>, si capisce, \u00e8 il <\/em>frisson<em> della prima scoperta: racconto dell\u2019origine che, per eterogenesi dei fini, \u201cdoppia\u201d quello psichico e rituale messo in scena da Wilson. Anche questo era un battesimo bello e buono: quello alla critica teatrale di colui che in seguito, e sino a oggi, non perder\u00e0 pi\u00f9 questo vizio assurdo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ben poche le occasioni in cui Cordelli ha avuto lo spazio per descrizioni dettagliate come quelle del pezzo che (estratto da un\u2019antologia da tempo preparata, ma per una serie di ragioni mai uscita, alla quale ha dato il titolo <\/em>La dieta teatrale<em>) ci ha regalato per questo suo e nostro ricordo di Bob Wilson. Descrizioni che ci restituiscono da un lato, tantalizzanti, il senso di perdita irreparabile che il teatro comporta in chi, come noi adesso, all\u2019appuntamento decisivo arrivi con catastrofico ritardo. Ma dall\u2019altro esaltano il ruolo, vicario quanto prezioso, di quelle cronache teatrali (quali sempre ha considerato Cordelli le sue) capaci di restituirci un archivio virtuale di quella <\/em>presenza<em> che, nel momento della verit\u00e0, ci \u00e8 sfuggita una volta per tutte. \u00c8 vero: come tutte le cose umane, anche l\u2019arte perisce. Ma ci resta almeno la <\/em>sostanza sottile<em> che ha fatto in tempo a catturarne l\u2019aura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">Andrea Cortellessa<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Cordelli_1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67569 lazyload\" style=\"width:400px\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"960\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Cordelli_1.jpg?resize=600%2C960&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67569\" style=\"width:400px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Cordelli_1.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Cordelli_1.jpg?resize=188%2C300&amp;ssl=1 188w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Cordelli_1.jpg?resize=60%2C96&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\"><em>Deafman Glance<\/em> (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di <em>Deafman Glance<\/em>, si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola. In tutti questi anni si \u00e8 parlato tanto di Artaud e si \u00e8 tanto detto che Artaud, per\u00f2, non c\u2019era e non lo si poteva fare: e invece c\u2019\u00e8 chi l\u2019ha fatto, o almeno chi si \u00e8 avvici\u00adnato molto, molto pi\u00f9 che chiunque altro, alla teoria di Artaud. <em>Deafman Glance<\/em> \u00e8 stato per il premio Roma di quest\u2019anno quello che per l\u2019edizio\u00adne del 1969 fu il Bread and Puppet: due modi tanto diversi, eppure stra\u00adnamente simili, di \u201cscalare\u201d Ar\u00adtaud.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1-1024x669.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-67580 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"669\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1.webp?resize=1024%2C669&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67580\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1.webp?resize=1024%2C669&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1.webp?resize=300%2C196&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1.webp?resize=768%2C502&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1.webp?resize=60%2C39&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-prologo-del-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1.webp?w=1500&amp;ssl=1 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo di Robert Wilson comincia con un fatto ben preciso, il fatto per eccellenza: il delitto. Spettatore di questo delitto \u00e8 un sordo, un uo\u00admo cio\u00e8 al quale pi\u00f9 degli altri \u00e8 difficile la ricostruzione degli eventi. Al sordo manca una capacit\u00e0 tecnica di sintesi: in lui i due sensi sintetici, occhio e udito, le due principali mediazioni alla razionalit\u00e0 conclusi\u00adva, sono come decentrati, sbilanciati per sempre. Il delitto cui egli assiste, tuttavia (e lo testimonia la presenza in scena di Sigmund e Anna Freud), \u00e8 il delitto originario, dal quale nascono tutte le rimozioni: il nodo con\u00adflittuale che ogni paziente e ogni psi\u00adchiatra tentano di sciogliere. La vicenda di <em>Deafman Glance<\/em> \u00e8 ambientata nel \u201cprofondo Sud\u201d de\u00adgli Stati Uniti: ma il folclore \u00e8 del tutto casuale. Wilson se ne serve per certi riferimenti iconografici, per certe ridondanze di luci e di colori che nello spettacolo appaiono strettamente funzionali. Lo spettacolo, poi, prolifera di citazioni, sovrabbonda di elementi, appunto, effettistici, sgargianti, splendidi. Quel delitto viene commesso, ri\u00adtualmente, da una giovane madre ne\u00adgra, quasi una Medea negra; e possiede questo duplice valore: uno me\u00adtonimico: ed \u00e8 quello per cui il de\u00adlitto originario \u00e8 appunto un delitto che riguarda la nostra comune origi\u00adne, il nostro comune delitto, l\u2019assas\u00adsinio del padre. E il secondo metafo\u00adrico: per cui il delitto originario \u00e8 as\u00adsassinio dell\u2019infanzia, recupero, sul piano visivo, mediante celebrazione, della graduale perdita di un valo\u00adre assoluto. Da questa perdita nasce il so\u00adgno, il sognare, lo stesso spettaco\u00adlo di Wilson: il quale a met\u00e0 strada tra O\u2019Neill e il surrealismo pittorico, da Bosch a Max Ernst, nella rivela\u00adzione delle nudit\u00e0 o delle mascherature, dei pieni e dei vuoti scenici, \u00e8 come se esplodesse continuamente, silenziosamente, nella ripetizione delle verit\u00e0 perdute, ma tuttora incredibilmente magiche e liberatrici del mito. E il mito, secondo Adorno, \u00e8 il regno dell\u2019immobile, del sempre ugua\u00adle: proprio come in questo spettaco\u00adli nel quale le varie figure, i vari minimi movimenti, appaiono talmen\u00adte rilevanti, da immergere lo spettatore in un pallido e amebico clima da acquario. L\u2019acqua che segna uno dei temi fondamentali: dall\u2019inizio tutto marino, con il giovane ginnasta sconclusionato che indifferente a tutto quanto avviene sulla scena, da questa completamente scisso, se ne va correndo lungo la spiaggia, alla piscina e al laghetto o alla palude vera e propria del secondo atto in una crescita di personaggi acqua\u00adtici sempre pi\u00f9 animaleschi, incontrollabili: trichechi, rane giganti, pe\u00adsci, pescatori.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67573 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"595\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto.jpg?resize=900%2C595&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67573\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto.jpg?resize=300%2C198&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto.jpg?resize=768%2C508&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto alla vita acquatica, per\u00f2, continua quella terrestre, non tanto in un\u2019antitesi realistica, quanto in un rimescolio indistinguibile e volutamente confuso: probabilmente per\u00adch\u00e9 ogni frazione della realt\u00e0 \u00e8 an\u00adche una frazione di questo spettaco\u00adlo, cio\u00e8 del sogno universale che ci comprende, ci racchiude, relega in un\u2019asfissia. La vita terrestre fluttua anch\u2019essa nell\u2019eterno presente, nel simultaneo: dalla danza del fantoccio-negro (vestito di bianco e reso ridi\u00adcolo dalle rigonfiature che lo afflig\u00adgono) a quella collettiva e illusoriamente panica dei negri e delle negre tutti insieme: dal salotto vittoriano con l\u2019ottima cameriera al pianoforte, all\u2019interminabile pranzo del secondo tempo. Ma compaiono in scena tanti altri microcosmi: poco a poco la sce\u00adna si riempie in una serie incessante di epifanie, di infinite sorprese. Pi\u00f9 lo spettacolo \u00e8 immobile e improba\u00adbile da un punto di vista dell\u2019evento, della storia, pi\u00f9 insensibilmente la scena cambia senza posa, ora me\u00addiante arricchimenti, ora mediante sottrazioni, o accostamenti impreve\u00addibili, o divaricazioni folgoranti. Come in un sogno, la materia si agglutina vischiosa nell\u2019uovo: emer\u00adgono altri personaggi: dietro gli alberi, nella notte, c\u2019\u00e8 una piramide oscura e massiccia; davanti alla pi\u00adramide passa e ripassa una proces\u00adsione misteriosa di donne dal seno scoperto; in primo piano si spacca l\u2019uovo e ne esce soltanto uno strac\u00adcio che sale verso l\u2019alto; dall\u2019alto di\u00adscende un angelo e poi subito se ne va; a sinistra un sacerdote unge il sordo, fa del negro sordo un san\u00adto; il santo si siede su un\u2019altalena e viene issato con una canna da pesca in mano, a mezz\u2019aria, in un luogo dal quale seguir\u00e0 in silenzio il resto del\u00adlo spettacolo, questo Gran Teatro del Mondo; a destra, in fondo, quel sa\u00adcerdote muore e viene portato in pro\u00adcessione, dentro l\u2019urna sacra, non senza ironia; da sinistra esce una vera capra; da destra una finta vacca sacra; la stessa vacca era gi\u00e0 apparsa dalla parte opposta; sopra di lei c\u2019era un bambino negro; forse quello stesso che era stato uc\u00adciso all\u2019inizio; questo bambino affer\u00adra il Sole che intanto, illuminato da un riflettore violentemente giallo, era disceso fino alla sua altezza; egli af\u00adferra il disco, e siccome \u00e8 tutto un trucco, lo scioglie dai fili che lo te\u00adnevano appeso e piega il disco e lo infila nella bocca della vacca; la vac\u00adca raggiunta dal Sole si illumina, viene illuminata a sua volta da un ri\u00adflettore puntato nella pancia; e in\u00adtanto ricompare il ginnasta che avevamo visto correre in riva al mare, ora anche per lui l\u2019ambiente \u00e8 palu\u00adstre; sentiamo per un\u2019ora una colon\u00adna sonora che registra i rumori mi\u00adnuziosi del sottobosco; ricompaiono gli stessi allucinanti personaggi del primo tempo; dell\u2019epoca in cui l\u2019assassinio non era stato commesso e l\u2019estensione acquatica era un poco pi\u00f9 vasta, aperta, nonostante fosse gi\u00e0 uno spettacolo; si tratta di personaggi un poco misteriosi: angeli trafitti, possessori di animali, pappa\u00adgalli o colombe, uomini in frac, sem\u00adplici autori-presentatori, altri bambi\u00adni\u2026 e su tutto vigila occhiuta la Lu\u00adna, anch\u2019essa passa e ripassa dietro una cortina di fumo\u2026 uno degli uo\u00admini in frac si china a raccogliere su un piatto la testa della vacca sacra e la offre agli spettatori assenti, toccando il vertice visivo (anche il vertice pi\u00f9 ovvio e volgare di que\u00adsta messa in scena psicoanalitica e orfica) della composizione, mentre la cima della piramide si stacca e l\u00e0 dentro si accende un grande occhio\u2026<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York-1024x689.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-67574 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"689\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York.webp?resize=1024%2C689&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67574\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York.webp?resize=1024%2C689&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York.webp?resize=300%2C202&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York.webp?resize=768%2C517&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York.webp?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Quarto-atto-messa-in-scena-di-New-York.webp?w=1500&amp;ssl=1 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa congerie anche di catti\u00advo gusto o di elementi gi\u00e0 tante volte visti, permane, tuttavia, elemento do\u00adminante, uno splendore inimitabile, e uno smarrimento, un decentramento dello stesso spettatore, che inganne\u00advolmente illuso da una mistica uni\u00adt\u00e0, viene a trovarsi nelle stesse condizioni del sordo: si fa affannosa la ricerca del senso, si cerca asma\u00adticamente di rifare il percorso all\u2019indietro, di ricostruire lo spettacolo, la sua efflorescenza, la sua enfasi. Dal dato iniziale del delitto, da Wil\u00adson come istituzionalizzato, offerto come metastorico, scaturisce, discende quasi come in un teorema, il ro\u00advesciamento di una realt\u00e0 che ha per\u00adduto l\u2019equilibrio del principio (e lo spettacolo si conclude con una \u201ccac\u00adciata dal Paradiso\u201d e con un \u201critorno della scimmia\u201d addirittura nel cuore della musica e del costume vittoriano, due tra i climi pi\u00f9 civili e rimossi che abbia espresso la civilt\u00e0 occidentale). In tale rovesciamento l\u2019esistenza \u00e8 lenta e meticolosa ricerca del sen\u00adso di quel delitto, tentativo di stabi\u00adlire se quel delitto sia reale e se sia una colpa davvero, come sem\u00adbrerebbe lo squilibrio dei due sensi sintetici, e il malessere che ne di\u00adscende. L\u2019esistenza \u00e8 ridotta alla pura ana\u00adlisi di un cammino, viene offerta allo sguardo come in controluce, in definitiva \u00e8 ribaltata in un unico grande mostruoso sogno: \u00e8 ancora una volta la psicoanalisi come mito del deca\u00addentismo europeo. Eppure, a diffe\u00adrenza delle poetiche decadentiste, questo spettacolo non nasce da una carenza, come fenomeno di compen\u00adsazione: ma anzi la istituisce: istitui\u00adsce un Vuoto nel cuore di una Realt\u00e0 prospettata come piena, ingom\u00adbra di un delitto, illusa, anche nel male, della propria pienezza.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due-1024x768.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-67576 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due.webp?resize=1024%2C768&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67576\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due.webp?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Robert-Wilson_Deafman-Glance-1971_foto-di-scena-dal-Primo-atto_due.webp?w=1500&amp;ssl=1 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sogno, nella sua autorappresen\u00adtazione, \u00e8 il Teatro definitivo, l\u2019uni\u00adverso totalmente estetico, l\u2019unica ipo\u00adtesi possibile di una utopistica tota\u00adlit\u00e0. O meglio: l\u2019unica totalit\u00e0 possi\u00adbile, per il sordo, \u00e8 una semplice ipotesi, un gran teatro del mondo, una catastrofica rappresentazione in\u00adcessante di quel delitto e del decentramento che ne consegue. E anche se il teatro, a questo punto, non pu\u00f2 non essere una pura ritualit\u00e0, un gelido e scostante cerimoniale del nulla, il suo al di l\u00e0, la Realt\u00e0, appare minac\u00adciato d\u00e0 questo superfluo splendore, insidiato definitivamente da un fatto (una pienezza) e cio\u00e8 dal delitto: e parimenti messo in discussione dal contrario di quel gesto, dalla sua negazione (un vuoto) e cio\u00e8 dal\u00adlo scacco cui approda la ricerca, la sintesi perduta tra causa ed effetto, movente e delitto, l\u2019irrapresentabilit\u00e0 di questa dialettica fondamentale. Come se la realt\u00e0 non potesse in\u00adtendersi, nel teatro, se non teologi\u00adcamente: e non poter essere, quindi, detta se non mediante negazioni, se non nel suo contrario, e cio\u00e8, ap\u00adpunto, nel teatro. \u00c8 proprio da questa insidia che na\u00adsce, insomma, la presenza di Artaud, come si diceva all\u2019inizio: la lentezza esasperante, lo slegamento dello spettacolo di Wilson \u2013 uno spetta\u00adcolo privo (apparentemente) di qualunque determinabile rapporto con la realt\u00e0 \u2013 sono la nostra condizione. Chi esce prima della fine della rap\u00adpresentazione (e l\u2019originale durava sette ore\u2026), oltre che sordo (come tutti) si nega anche alle residue pos\u00adsibilit\u00e0 di attenzione totale: quelle dovute allo sguardo: egli si sot\u00adtrae alla crudelt\u00e0 del teatro che si insedia come una piccola mancanza nella quotidianit\u00e0, sfugge alla consta\u00adtazione che l\u2019apologia del teatro, il largo uso di tutta una scrittura sceni\u00adca gonfiata fino alla ridondanza, si tramuta in una critica del teatro. Quello spettatore impaziente sfugge alla acquisizione di una certezza: che il teatro certo non d\u00e0 rimedi, se non nella misura in cui aggrava la nostra gi\u00e0 precaria condizione. Sarebbe impossibile nominare an\u00adche soltanto una parte dei 35 attori che prendono parte a <em>Deafman Glance<\/em>, uno spettacolo nel quale, del re\u00adsto, gli attori piegano il proprio corpo alla pura strumentalit\u00e0 scenografica, per acquisirne completa consapevo\u00adlezza proprio nel momento in cui pi\u00f9, quel corpo, viene negato, rimosso come individualit\u00e0. Ed \u00e8 un altro segno della presenza di Artaud, che nel delirio visivo, in questi tableaux vivants di Wilson, non a caso torna alle sue matrici culturali: a Freud e al surrealismo. Anche se di negativo e di irrisolto permane oltre che un sospetto di ideologia mistica, diciamo cos\u00ec, un sospetto che l\u2019ideologia sposi, necessariamente, e anzi diventi essa stessa una struttura in cui, nono\u00adstante il rigore, o anzi proprio a cau\u00adsa di esso, il tempo rappresentato coincida col tempo vissuto, con il presente scenico: un sospetto quin\u00addi di happening, di ricorrente conta\u00adgio, e commistione dei diversi piani. In ogni caso in questo spettacolo, con tutto il suo eccezionale lavoro sul corpo degli attori, \u00e8 evidente co\u00adme non mai che anche per il mate\u00adrialismo storico \u00e8 giunto il momento, come testimonia la cultura di questi ultimi anni, di appropriarsi della biologia: \u00e8 giunta la consapevo\u00adlezza dei limiti imposti all\u2019esperienza dalla fisicit\u00e0: ripudiare questo sareb\u00adbe come restare nell\u2019idealismo e negarsi alla possibilit\u00e0 di entrare nell\u2019area del teatro, radicalmente delimitata dall\u2019area della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_-1024x772.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-67583 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"772\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=1024%2C772&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67583\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=1024%2C772&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=300%2C226&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=768%2C579&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=1536%2C1158&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=2048%2C1544&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-prologue-04-64_.webp?w=2160&amp;ssl=1 2160w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>Immagini: alcuni momenti della rappresentazione di <\/em>Deafman Glance<em> di Robert Wilson alla Brooklyn Academy of Music, New York, febbraio &#8211; marzo 1971. Photo \u00a9 Peter Moore<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Deafman Glance&#8221; (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di &#8220;Deafman Glance&#8221;, si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":599,"featured_media":67562,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[104],"tags":[82,3299,841],"coauthors":[3298],"class_list":["post-67552","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-teatro","tag-andrea-cortellessa","tag-bob-wilson","tag-franco-cordelli","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Lo sguardo di Wilson - Franco Cordelli<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"&quot;Deafman Glance&quot; (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di &quot;Deafman Glance&quot;, si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Lo sguardo di Wilson - Franco Cordelli\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"&quot;Deafman Glance&quot; (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di &quot;Deafman Glance&quot;, si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Antinomie\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2025-08-31T22:01:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1100\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"832\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Franco Cordelli\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Franco Cordelli\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"19 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Franco Cordelli\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/18f7f22d026bb08438668d1122918bc9\"},\"headline\":\"Lo sguardo di Wilson\",\"datePublished\":\"2025-08-31T22:01:00+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/\"},\"wordCount\":3343,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/09\\\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1\",\"keywords\":[\"Andrea Cortellessa\",\"Bob Wilson\",\"Franco Cordelli\"],\"articleSection\":[\"Teatro\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/\",\"name\":\"Lo sguardo di Wilson - Franco Cordelli\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/09\\\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1\",\"datePublished\":\"2025-08-31T22:01:00+00:00\",\"description\":\"\\\"Deafman Glance\\\" (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di \\\"Deafman Glance\\\", si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/09\\\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/09\\\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1\",\"width\":1100,\"height\":832},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/09\\\/01\\\/lo-sguardo-di-wilson\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Lo sguardo di Wilson\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"name\":\"Antinomie\",\"description\":\"scritture e immagini\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\",\"name\":\"Antinomie\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"width\":3543,\"height\":3543,\"caption\":\"Antinomie\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/antinomie.it\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/antinomie_it\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/18f7f22d026bb08438668d1122918bc9\",\"name\":\"Franco Cordelli\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/a4b32c9fbab9fa97103cfa48e2984f48d08915033bec4f7f975044a93509b8ee?s=96&d=blank&r=gd1169e40d2d65cbb37236b05a2d321e7\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/a4b32c9fbab9fa97103cfa48e2984f48d08915033bec4f7f975044a93509b8ee?s=96&d=blank&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/a4b32c9fbab9fa97103cfa48e2984f48d08915033bec4f7f975044a93509b8ee?s=96&d=blank&r=g\",\"caption\":\"Franco Cordelli\"},\"description\":\"\u00e8 nato a Roma nel 1943; \u00e8 romanziere, critico e saggista. Il suo primo romanzo \u00e8 \u201cProcida\u201d (Garzanti 1973, Rizzoli 2006 e Theoria 2018), cui ne sono seguiti altri otto sino a \u201cUna sostanza sottile\u201d (Einaudi 2016, premio Viareggio). Il suo ultimo libro di narrativa \u00e8 \u201cTao 48\u201d, uscito nel 2022 da La nave di Teseo, che ha intrapreso la riedizione delle sue opere (ultimo uscito, nel 2025, il romanzo \u201cPinkerton\u201d dell\u201986). Ha pubblicato anche antologie (storica \u201cIl pubblico della poesia\u201d con Alfonso Berardinelli, Lerici 1975, Castelvecchi 2004 e 2015), saggi (da \u201cPartenze eroiche\u201d, Lerici 1980 e Gaffi 2013, a \u201cUn mondo antico\u201d e \u201cIl mondo scintillante\u201d, Theoria 2019), poesie (\u201cFuoco Celeste\u201d, Guanda 1975), testi per il teatro (diversi dei quali raccolti in \u201cDiderot Dondero\u201d, Fondo Pasolini 1993), reportage e testi inclassificabili come \u201cIl poeta postumo\u201d (Lerici 1978 e \u201cfuoriformato\u201d Le Lettere 2008) e \u201cPropriet\u00e0 perduta\u201d (Guanda 1983 e \u201cfuoriformato\u201d L\u2019orma 2016): quest\u2019ultimo rievoca la pi\u00f9 famigerata delle sue \u201cmanie, pettegolezzi e rancori\u201d in forma di happening: il primo Festival internazionale dei Poeti, andato in scena sulla spiaggia di Castelporziano, sul litorale romano, nell\u2019estate del 1979. Il suo archivio \u00e8 conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell\u2019Universit\u00e0 di Pavia. Scrive di teatro e letteratura per il \u201cCorriere della Sera\u201d.\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/franco-cordelli\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Lo sguardo di Wilson - Franco Cordelli","description":"\"Deafman Glance\" (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di \"Deafman Glance\", si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Lo sguardo di Wilson - Franco Cordelli","og_description":"\"Deafman Glance\" (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di \"Deafman Glance\", si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.","og_url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/","og_site_name":"Antinomie","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","article_published_time":"2025-08-31T22:01:00+00:00","og_image":[{"width":1100,"height":832,"url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1","type":"image\/jpeg"}],"author":"Franco Cordelli","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@antinomie_it","twitter_site":"@antinomie_it","twitter_misc":{"Scritto da":"Franco Cordelli","Tempo di lettura stimato":"19 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/"},"author":{"name":"Franco Cordelli","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/18f7f22d026bb08438668d1122918bc9"},"headline":"Lo sguardo di Wilson","datePublished":"2025-08-31T22:01:00+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/"},"wordCount":3343,"publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1","keywords":["Andrea Cortellessa","Bob Wilson","Franco Cordelli"],"articleSection":["Teatro"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/","name":"Lo sguardo di Wilson - Franco Cordelli","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1","datePublished":"2025-08-31T22:01:00+00:00","description":"\"Deafman Glance\" (\u00abLo sguardo del sordo\u00bb), lo spettacolo che la \u00abByrd Hoffman School of Byrds\u00bb ha pre\u00adsentato nell\u2019ambito del premio Roma 1971, \u00e8 di quelli che gi\u00e0 stanno nella storia del teatro contemporaneo. Non crediamo di avanzare un\u2019ipotesi trop\u00adpo azzardata: ma non era mai capi\u00adtato che un testo fosse cos\u00ec totalmente risolto nella regia e viceversa, con tanto assoluto rigore, e con tan\u00adta sapienza drammaturgica. L\u2019Eliseo, il teatro ospitante, rispet\u00adto all\u2019inizio della serata, dopo quat\u00adtro ore di spettacolo, appariva svuo\u00adtato per la met\u00e0. Un nostro amico, nell\u2019intervallo, diceva che quando si \u00e8 snob come Robert Wilson, l\u2019autore e regista di \"Deafman Glance\", si pu\u00f2 essere perfino \u201cfascisti\u201d e che a fu\u00adria di rovesciamenti delle situazioni di partenza, il pubblico lo si allonta\u00adna dal teatro e che quindi, poi, un fatto estetico tipicamente sociale come il teatro rischia di diventare sintomo di una splendida e rinuncia\u00adtaria solitudine. In realt\u00e0 lo spettacolo di Robert Wilson, e meglio lo stile di Ro\u00adbert Wilson, sar\u00e0 di quelli che faran\u00adno scuola.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1","width":1100,"height":832},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/09\/01\/lo-sguardo-di-wilson\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Lo sguardo di Wilson"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/18f7f22d026bb08438668d1122918bc9","name":"Franco Cordelli","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/a4b32c9fbab9fa97103cfa48e2984f48d08915033bec4f7f975044a93509b8ee?s=96&d=blank&r=gd1169e40d2d65cbb37236b05a2d321e7","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/a4b32c9fbab9fa97103cfa48e2984f48d08915033bec4f7f975044a93509b8ee?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/a4b32c9fbab9fa97103cfa48e2984f48d08915033bec4f7f975044a93509b8ee?s=96&d=blank&r=g","caption":"Franco Cordelli"},"description":"\u00e8 nato a Roma nel 1943; \u00e8 romanziere, critico e saggista. Il suo primo romanzo \u00e8 \u201cProcida\u201d (Garzanti 1973, Rizzoli 2006 e Theoria 2018), cui ne sono seguiti altri otto sino a \u201cUna sostanza sottile\u201d (Einaudi 2016, premio Viareggio). Il suo ultimo libro di narrativa \u00e8 \u201cTao 48\u201d, uscito nel 2022 da La nave di Teseo, che ha intrapreso la riedizione delle sue opere (ultimo uscito, nel 2025, il romanzo \u201cPinkerton\u201d dell\u201986). Ha pubblicato anche antologie (storica \u201cIl pubblico della poesia\u201d con Alfonso Berardinelli, Lerici 1975, Castelvecchi 2004 e 2015), saggi (da \u201cPartenze eroiche\u201d, Lerici 1980 e Gaffi 2013, a \u201cUn mondo antico\u201d e \u201cIl mondo scintillante\u201d, Theoria 2019), poesie (\u201cFuoco Celeste\u201d, Guanda 1975), testi per il teatro (diversi dei quali raccolti in \u201cDiderot Dondero\u201d, Fondo Pasolini 1993), reportage e testi inclassificabili come \u201cIl poeta postumo\u201d (Lerici 1978 e \u201cfuoriformato\u201d Le Lettere 2008) e \u201cPropriet\u00e0 perduta\u201d (Guanda 1983 e \u201cfuoriformato\u201d L\u2019orma 2016): quest\u2019ultimo rievoca la pi\u00f9 famigerata delle sue \u201cmanie, pettegolezzi e rancori\u201d in forma di happening: il primo Festival internazionale dei Poeti, andato in scena sulla spiaggia di Castelporziano, sul litorale romano, nell\u2019estate del 1979. Il suo archivio \u00e8 conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell\u2019Universit\u00e0 di Pavia. Scrive di teatro e letteratura per il \u201cCorriere della Sera\u201d.","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/franco-cordelli\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/cover-Cordelli.jpg?fit=1100%2C832&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67552","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/599"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67552"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67552\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/67562"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67552"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67552"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67552"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=67552"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}