{"id":66951,"date":"2025-07-21T00:01:00","date_gmt":"2025-07-20T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=66951"},"modified":"2025-07-20T19:33:36","modified_gmt":"2025-07-20T17:33:36","slug":"jerome-hiler-o-la-musica-della-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/","title":{"rendered":"Jerome Hiler, o la musica della luce","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\" style=\"font-size:14px\"><em>un senso che non muove ad un\u2019immagine,<br>\u00a0un colore disgiunto da un\u2019idea [i]<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">I. <em>I\u2019m actually your friend and I trust your mind-stream <a id=\"_ednref2\" href=\"#_edn2\"><strong>[ii]<\/strong><\/a><\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jerome Hiler ha sempre occupato un posto tra le parentesi del cinema sperimentale americano, un posto deliberatamente marginale (attenzione a questa parola!). Tra parentesi, era finito anche in un capitolo del volume di Scott MacDonald <em>A Critical Cinema 5. Interviews with Independent Filmmakers<\/em>, al fianco di Kenneth Anger, Tony Conrad, Peggy Ahwesh, Phil Solomon, James Benning e altri; al fianco (o sarebbe meglio dire, contiguamente), al suo compagno di vita, filmmaker sperimentale ben pi\u00f9 conosciuto e visto di lui: Nathaniel Dorsky. Anche nel celebre libro <em>Cinema of Poetry<\/em> (2014) di P. Adams Sitney, ad Hiler era riservata solamente l\u2019ultima, ma fondamentale parte, di un capitolo in cui Sitney discute lungamente dell\u2019idea del <em>polyvalent film <\/em>dietro ai lavori di Dorsky e del compagno, interrogandosi sulle reciproche influenze all\u2019interno della coppia. Hiler era uscito allo scoperto gi\u00e0 nel 1997, quando al New York Film Festival proiett\u00f2 un film-regalo di dieci minuti per Dorsky, <em>Gladly Given<\/em>, e poi, finalmente, nel 2012, con <em>Words of Mercury<\/em>, proiettato pubblicamente in un programma curato da Mark Webber al London Film Festival Experimenta. Prima, i suoi film erano ricoperti da un\u2019aura leggendaria, perch\u00e9 erano comparsi esclusivamente nelle proiezioni sperimentali che organizzava, insieme ad amiche e amici, in case private e occasioni particolari, prima a New York, e dal 1971 a San Francisco, dove si era trasferito insieme a Nathaniel (dopo il periodo di residenza lisergicamente monastica sul Lake Owassa, dal 1967 al 1971) e dove aveva trovato una scena cinematografica fervidissima e attiva, dentro cui si muovevano nomi come George Kuchar e Warren Sonbert. Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare <em>Words of Mercury<\/em>, il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della <a href=\"https:\/\/www.pesarofilmfest.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro<\/a> con <a href=\"https:\/\/www.pesarofilmfest.it\/programma\/content\/305-focus-jerome-hiler\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">una retrospettiva<\/a> curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo <em>Careless Passage<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-66993 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"488\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury5.jpg?resize=650%2C488&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-66993\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury5.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury5.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury5.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jerome Hiler,\u00a0<em>Words of Mercury<\/em>, 2010-2011 \u00a9 Canyon Cinema<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cineasta, s\u00ec, ma prima pittore (con una carriera troncata in giovanissima et\u00e0), soprattutto restauratore e studioso di vetrate medievali, un mestiere e un\u2019arte in cui confluiscono il suo amore per la pittura, la luminosit\u00e0, il colore e le forme (o meglio, la storia della luce proiettata, del colore e delle forme). Per cominciare a scrivere di Hiler si potrebbe partire dal controcampo di Dorsky: <em>Hours for Jerome<\/em>, del 1982. Libro d\u2019ore miniato di immagini sovraesposte, di fiori e sfarfallii, di scene di vita quotidiana girate a New York, San Francisco e sul Lake Owassa, Hiler appare nel meleto soleggiato, nel letto a dormire, nel laboratorio a montare e bagnare e lavorare pellicole, chino sul tavolo come un cesellatore, un miniaturista, un vetraio appunto. Il film \u00e8 strutturato in due parti, a scansione stagionale, montato in forma libera per stanze \u2013 come una <em>chanson <\/em>provenzale \u2013 che accumulano frame su frame fino all\u2019epilogo finale rivolto al cielo, un amen al termine di una preghiera devozionale (e <em>Devotional Cinema <\/em>si intitola proprio un saggio di Nathaniel Dorsky). Questa struttura \u2013 che in forma variata si ritrova anche nei film di Hiler \u2013 Dorsky la prende dai primi libri di John Ashbery, dalle riflessioni con gli amici poeti Michael Brownstein, Anne Waldman, Ted Greenwald, e soprattutto dal dialogo con Warren Sonbert, da cui nasce il dispositivo del <em>polyvalent editing<\/em>, che organizza sequenze e ritmo del film secondo un sistema di richiami e associazioni che risuonano, rimbalzano, si fanno eco a distanza: non un montaggio parallelo, ma, appunto, polifonico, rinfrangente. Hiler faceva parte di quel circolo di artisti e poeti e si deve presupporre che abbia contribuito attivamente all\u2019elaborazione di questa specifica idea di cinema, tanto che le medesime strutture si ritrovano oggi nei suoi film in una forma ancor pi\u00f9 radicale, libera da etichette, rivalutata criticamente, distanziandosi pure da un certo diarismo onnivoro mekasiano: davanti a una sua opera non bisogna sprecarsi nella ricerca di un messaggio nascosto, di una leggibilit\u00e0 evidente, di una fredda analisi del suo linguaggio. \u00ab<em>Trust your mind-stream<\/em>\u00bb, come in un trip dalla temporalit\u00e0 sfasata, dal ricordo confuso, ma di cui rimangono luminose, fugaci, asemantiche tracce.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/inthestonehouse2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-66995 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"475\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/inthestonehouse2.jpg?resize=650%2C475&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-66995\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/inthestonehouse2.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/inthestonehouse2.jpg?resize=300%2C219&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/inthestonehouse2.jpg?resize=60%2C44&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jerome Hiler, <em>In the Stone House<\/em>,\u00a01967-2012 \u00a9 Canyon Cinema<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dello stesso periodo delle riprese di <em>Hours for Jerome <\/em>(1966-1970), sono <em>In the Stone House <\/em>(1967-1971 \u2013 2012) e, in parte, <em>New Shores <\/em>(1971-1989 \u2013 2014), i suoi film pi\u00f9 autobiografici, quelli che nella struttura assomigliano di pi\u00f9 al modello del film di Dorsky. Due film sul tempo \u2013 ancora a scansione stagionale \u2013, sulla resistenza al tempo che passa e scolorisce memoria e pellicole. Hiler ritorna su un materiale girato cinquant\u2019anni prima per paura di non riuscire a conservar traccia di un periodo esemplare della sua vita, di un gruppo di amici e artisti, di una relazione d\u2019amore e di alcuni luoghi, tra cui i gi\u00e0 citati Lake Owassa e San Francisco. Lo statuto discorsivo di entrambi \u00e8 la rammemorazione e la temporalit\u00e0 \u00e8 quella eliotiana dei <em>Four Quartets<\/em>, un tempo tra passato e presente che solo il cinema pu\u00f2 redimere, montato <em>a distanza<\/em>. \u00abWorking on it was a curious dance of life and death\u00bb<a href=\"#_edn3\" id=\"_ednref3\">[iii]<\/a>, dice riferendosi a <em>In the Stone House<\/em>, che in effetti \u00e8 proprio una danza della cinepresa, erede della <em>somatic camera <\/em>di Marie Menken, di fronte a forme e scoppi di colore (i fuochi d\u2019artificio d\u2019epilogo, la tenda accarezzata nelle sue volute trasparenti), di fronte ai limiti e alla potenza della luce proiettata sulla terra, che la Bolex, in quel frangente guidata (presumibilmente) da Dorsky, affronta e incanala con spudoratezza e divertimento durante un\u2019eclisse solare, in una sequenza che \u00e8 anche una delle pi\u00f9 straordinarie metafore visive del cinema di Hiler. Il tempo viene riassemblato lisergicamente per frammenti del quotidiano autoconclusivi, il trip lampeggia in una sequenza in cui Dorsky assume dell\u2019LSD, che \u00e8 anch\u2019essa dispositivo-strumento per filtrare deformare dipingere la luce, ritmare il ricordo con <em>accelerando <\/em>e <em>rallentando<\/em>. E <em>New Shores<\/em>, sequel di <em>In the Stone House<\/em>, dal titolo sirkiano (<em>To New Shores<\/em>, 1937), continua il riassemblaggio di quest\u2019arca del ricordo smarrito, dove nei molteplici riquadri, cornici, buchi, nelle finestre scorporate, fa scorgere il tema del film-pellicola-vetrata come membrana <em>tra <\/em>due mondi, quello esterno, evanescente, dei paesaggi e delle persone (strane e rare presenze nei film di Hiler) e quello interno della contemplazione attenta: una membrana pronta a sfaldarsi, una superficie che ha i colori dell\u2019autunno (prosecuzione stagionale di <em>In the Stone House<\/em>), un rond\u00f2 sulla giovinezza di cui \u00e8 impossibile sentire il <em>refrain<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/newshores1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-66996 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"464\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/newshores1.jpeg?resize=650%2C464&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-66996\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/newshores1.jpeg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/newshores1.jpeg?resize=300%2C214&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/newshores1.jpeg?resize=60%2C43&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jerome Hiler, <em>New Shores<\/em>,\u00a01971-1987 \u00a9 Canyon Cinema<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">II. <em>O la musica della luce<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due elementi correlati fondano il cinema di Hiler: il modello figurativo della vetrata e le analogie con la forma musicale. In <em>Cinema before 1300 <\/em>(2023) ricostruisce i primi cento anni della storia della vetrata medievale assumendola come forma di pre-cinema, mass-media <em>ante litteram <\/em>che attraverso il meccanismo della proiezione della luce (solare) sul vetro gi\u00e0 infuso di colore genera complessi di immagini narrative caratterizzate dalla discontinuit\u00e0 \u2013 prodotta dai bordi neri dei singoli vetri che compongono l\u2019intera vetrata \u2013 e l\u2019illusione del movimento secondo un principio proiettivo e animante dello sguardo, come accade in certi trittici religiosi, sperimentatori di forme arcaiche di montaggio. La vetrata, dunque, come strumento di fissaggio e trasfigurazione della luce, allo stesso modo di una pellicola, tanto che in un punto del film, Hiler arriva a comparare il retro esterno di una vetrata alla bobina degli <em>hand-painted films <\/em>di Stan Brakhage: <em>I\u2026 <\/em>diventerebbe quindi un buon sostituto di una vetrata della cattedrale di Chartres? Hiler guarda alla vetrata come guarderebbe a un frame, ma pi\u00f9 duraturo e stabile: il colore gi\u00e0 soffiato nel vetro (nella Kodachrome) si trasfigura grazie alle linee di pittura nere o marroni che oscurano e modulano la luce. <em>Bagatelle II <\/em>si fonda proprio su questo principio di oscuramento e abrasione della luce del <em>grande proiettore<\/em> solare, e in generale la luce \u00e8 sempre sprigionata, \u00e8 e si fa sostanza grazie all\u2019oscurit\u00e0, al nero, all\u2019ombra. <em>New Shores <\/em>comincia in nero, fino a quando i raggi solari fendono l\u2019ombra degli alberi per squarciare l\u2019immagine, invadere il supporto di celluloide; in <em>Marginalia<\/em>, come un copista o un amanuense medievale, Hiler incide e inscrive sulla luce risucchiata del bianco e nero con caratteri pre-grafici, pi\u00f9 simili allo stile di Cy Twombly che a qualsiasi altro pittore di pellicole delle avanguardie, aggiungendo note a margine e fioriture ornamentali ondeggianti sul caos ecologico del mondo (la folla, il traffico, pale eoliche, antenne, sono le figure di <em>Marginalia<\/em>); e <em>Words of Mercury <\/em>non racconta forse visivamente proprio la trasfigurazione, il passaggio lacerante dal buio alla luce, dall\u2019oscurit\u00e0 fecondatrice alla luminosit\u00e0 soffocante? In Hiler si riconosce una concezione mistica della luce a cavallo tra Occidente e Oriente (tanto che un Buddha campeggia moltiplicato gi\u00e0 in <em>In the Stone House<\/em>). I suoi personali padri spirituali sono minoritari come Pseudo-Dionigi Aeropagita (citato pi\u00f9 volte in <em>Cinema before 1300<\/em>), il cui <em>De Mystica Theologia <\/em>venne squalificato dagli agostiniani; Abb\u00e8 Suger, abbate della chiesa di Saint-Denis nel XII secolo, che credeva nella <em>claritas <\/em>come forma di trasporto da un mondo inferiore ad uno superiore; il faraone Akhenaton, cultore del dio Aton, il disco solare venerato nell\u2019antico Egitto, che presiede all\u2019ouverture di <em>Ruling Star<\/em>, in cui graffiti, fiamme, tronchi, linee di luce geometriche si intersecano fino a confondersi e ricalcarsi in un circuito chiuso tra reale e segno grafico luminoso, fino all\u2019immagine liquida di interconnessione tra forme di esistenza di alberi e rami riflessi nell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/marginalia1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-66999 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"470\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/marginalia1.jpg?resize=650%2C470&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-66999\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/marginalia1.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/marginalia1.jpg?resize=300%2C217&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/marginalia1.jpg?resize=60%2C43&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jerome Hiler, <em>Marginalia<\/em>, 2016 \u00a9 Canyon Cinema<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vetrata \u00e8 veicolo di <em>claritas<\/em>, \u00e8 un\u2019immagine da vedere a distanza. \u00c8 un\u2019immagine <em>ottica<\/em> (e non <em>tattile-aptica<\/em>), secondo la definizione di Alois Riegl in <em>Industria artistica tardoromana<\/em>, come le immagini delle chiese del IV secolo, o, seguendo la teoria di Heinrich W\u00f6lfflin, del periodo barocco: immagini che necessitano un passo indietro per essere esperite. E continuando le trame di rimandi teorici, le vetrate e i film di Hiler risulterebbero sicuramente sotto le categorie benjaminiane dell\u2019aura, del raccoglimento, della contemplazione, e non dello choc, dell\u2019interruzione, dello straniamento. La tensione dei colori e del montaggio non va in una direzione costruttiva o dialettica, ma \u00e8 trascendente e trasfigurativa. \u00c8 una tensione musicale, in un universo visivo dove musica e colore si corrispondono, come una moderna versione cinematografica del <em>clavier \u00e0 lumi\u00e8res <\/em>di Aleksandr Skrjabin. I film di Hiler hanno infatti spesso una struttura e un ritmo musicali, sono variazioni a tema che creano risonanze visive interne, <em>refrains<\/em>, echi. Il dittico <em>Bagatelle I-II <\/em>deriva il titolo dalla \u201cbagattella\u201d, una forma musicale breve da camera di carattere malinconico, e di fatti questi due scherzi filmici hanno una struttura circolare e chiusa, nascono come frammenti poi ricondotti a un flusso continuo, variati da <em>divertissments <\/em>cromatici e pittorici: \u00absuite di momenti si alternano a una vita intera in un istante\u00bb<a id=\"_ednref4\" href=\"#_edn4\">[iv]<\/a>. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67001 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"650\" height=\"488\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury4.jpg?resize=650%2C488&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-67001\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury4.jpg?w=650&amp;ssl=1 650w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury4.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/wordsofmercury4.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jerome Hiler,\u00a0<em>Words of Mercury<\/em>, 2010-2011 \u00a9 Canyon Cinema<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Words of Mercury<\/em>, dal titolo di ascendenza shakespeariana e capolavoro di Hiler, procede intorno a cellule visive e ritmiche che assomigliano a temi contrappuntistici \u2013 sovraimpressi \u2013 che si sciolgono immancabilmente in immagini piane, (e)statiche. Come spiega Sitney:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:15px\">Il principio strutturale di <em>Words of Mercury<\/em> riflette quello dei compositori di Notre Dame del XII e XIII secolo, Leonino e Perotino, che alternavano versi latini cantati in complessa polifonia a versi in canto piano. La loro polifonia metteva in risalto la purezza melodica del canto piano, mentre le linee monofoniche rendevano il suono delle voci multiple ancora pi\u00f9 ricco. Allo stesso modo, soprattutto nella prima met\u00e0 del suo film di venticinque minuti, Hiler alterna lunghe sovrapposizioni con una o due inquadrature pi\u00f9 brevi in \u200b\u200britmi alternati che potrebbero essere definiti poliottici e monottici. Le sovrapposizioni impiegano quasi sempre movimenti di macchina da presa, e le inquadrature monottiche sono tipicamente statiche.<a id=\"_ednref5\" href=\"#_edn5\">[v]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste due configurazioni dello sguardo in macchina creano altrettanti stati di coscienza ottica, che non sono distinguibili nella banale divisione tra sogno e realt\u00e0, perch\u00e9 si tratta di alterazioni magiche di un sogno persistente <em>dalla <\/em>e <em>della <\/em>cinepresa Bolex. La sovraimpressione in camera, permessa dalla Bolex 16mm che consente di generare fino a 5 generazioni di immagini sovraimpresse, e trasmessa dal maestro Gregory J. Markopoulos, che l\u2019aveva gi\u00e0 sperimentata in film come <em>Lysis <\/em>(1949) e <em>Charmides <\/em>(1949), fa accedere lo spettatore in una regione del \u201cvedere\u201d che non ha alcun valore semantico, ma consiste in tracce di significante sinestetiche prodotte dai movimenti danzanti del corpo, dalle stratificazioni di luce e colore impresse nella macchina e da una stupefacente metrica del gesto filmico e macchinico: fosfeni e sovraimpressioni zanzottiane. Anche in questo senso il nero ha una funzione fondamentale di punteggiatura e pausa ritmica, bordatura tra le immagini (come nei singoli vetrini di una vetrata), punto d\u2019origine delle parole mercuriali di morte, entrata e uscita dell\u2019immagine (come il silenzio dopo una successione di note). Se <em>In the Stone House <\/em>e <em>New Shores <\/em>erano film sul tempo, <em>Words of Mercury <\/em>si presenta come un film sulla capacit\u00e0 di comprimere gli strati di un sogno dentro lo spazio ristretto del 16 millimetri. Inoltre, la proiezione voluta rigorosamente a 18fps (fin dai tempi degli screenings privati a San Francisco, definita \u201csacred speed\u201d da Dorsky) instaura in <em>Words of Mercury <\/em>(e non solo) una metrica trasognante, simile a un pacato dettato interiore (il nero \u00e8 definito \u00abvisual breathing space\u00bb<a href=\"#_edn6\" id=\"_ednref6\">[vi]<\/a>) e una plasticit\u00e0 pittorica (come un Willem de Kooning del cinema) che passa per momenti sensibili trascendenti, per grumi e strisce di luce persistenti. In <em>Careless Passage<\/em> (2024) la luce e le sovraimpressioni arrivano ad uno stadio altrettanto elaborato, l\u2019interconnessione delle forme dell\u2019esistente \u00e8 totale, dal micro al macro, il poema e la musica tentano di far sentire qualcosa di inafferrabile, l\u2019evanescenza del sensibile, la sottile bolla luminosa che riflette per un attimo il cosmo: \u00abvedute migranti dell\u2019occhio trasformativo della macchina da presa\u00bb<a href=\"#_edn7\" id=\"_ednref7\">[vii]<\/a>. Gesti estinti, <em>marginalia<\/em>, Jerome Hiler sta tutto in questa passione perduta per il sensibile, il corpo, il supporto, la macchina, la luce che entra dal buco di una vetrata in una chiesa abbandonata.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref1\" id=\"_edn1\">[i]<\/a> Andrea Zanzotto, <em>Da un\u2019altezza nuova<\/em>, da <em>Vocativo<\/em>, Mondadori, Milano, 1957.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref2\" id=\"_edn2\">[ii]<\/a> Frase tratta da <em>Interview with Jerome Hiler, <\/em>Martin Grennberger e Daniel A. Swartnhas, Revista Lumi\u00e8re, dicembre 2016.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref3\" id=\"_edn3\">[iii]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref4\" id=\"_edn4\">[iv]<\/a> Catalogo del festival, p. 105.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref5\" id=\"_edn5\">[v]<\/a> P. Adams Sitney, <em>Cinema of Poetry<\/em>, Oxford University Press, 2015, pp. 210-211.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref6\" id=\"_edn6\">[vi]<\/a> <em>Interview with Jerome Hiler, <\/em>Martin Grennberger e Daniel A. Swartnhas, Revista Lumi\u00e8re, dicembre 2016.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ednref7\" id=\"_edn7\">[vii]<\/a> Catalogo del festival, p. 105.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Jerome Hiler,\u00a0<\/em>Words of Mercury<em>, 2010-2011<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare &#8220;Words of Mercury&#8221;, il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo &#8220;Careless Passage&#8221;.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":596,"featured_media":66981,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[102],"tags":[3285,3286,683],"coauthors":[3284],"class_list":["post-66951","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-jerome-hiler","tag-luca-mannella","tag-rinaldo-censi","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Jerome Hiler, o la musica della luce - Luca Mannella<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare &quot;Words of Mercury&quot;, il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo &quot;Careless Passage&quot;.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Jerome Hiler, o la musica della luce - Luca Mannella\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare &quot;Words of Mercury&quot;, il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo &quot;Careless Passage&quot;.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Antinomie\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2025-07-20T22:01:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1100\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"735\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Luca Mannella\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@antinomie_it\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Luca Mannella\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"15 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Luca Mannella\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/de6146642e8662d63851c24401218de0\"},\"headline\":\"Jerome Hiler, o la musica della luce\",\"datePublished\":\"2025-07-20T22:01:00+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/\"},\"wordCount\":2448,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/07\\\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1\",\"keywords\":[\"Jerome Hiler\",\"Luca Mannella\",\"Rinaldo Censi\"],\"articleSection\":[\"Cinema\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/\",\"name\":\"Jerome Hiler, o la musica della luce - Luca Mannella\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/07\\\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1\",\"datePublished\":\"2025-07-20T22:01:00+00:00\",\"description\":\"Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare \\\"Words of Mercury\\\", il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo \\\"Careless Passage\\\".\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/07\\\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/07\\\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1\",\"width\":1100,\"height\":735},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/2025\\\/07\\\/21\\\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Jerome Hiler, o la musica della luce\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"name\":\"Antinomie\",\"description\":\"scritture e immagini\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#organization\",\"name\":\"Antinomie\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/i0.wp.com\\\/antinomie.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2023\\\/05\\\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1\",\"width\":3543,\"height\":3543,\"caption\":\"Antinomie\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/antinomie.it\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/antinomie_it\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/de6146642e8662d63851c24401218de0\",\"name\":\"Luca Mannella\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/cf01b74e75bd13e4c916d4a6e53e7d38f7bc014e7a1d88eda6e28f0363ca1d56?s=96&d=blank&r=g0dcc37811f2c9da6b2e82b302ae18410\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/cf01b74e75bd13e4c916d4a6e53e7d38f7bc014e7a1d88eda6e28f0363ca1d56?s=96&d=blank&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/cf01b74e75bd13e4c916d4a6e53e7d38f7bc014e7a1d88eda6e28f0363ca1d56?s=96&d=blank&r=g\",\"caption\":\"Luca Mannella\"},\"description\":\"\u00e8 laureando magistrale in Filologia Moderna all'Universit\u00e0 degli Studi di Milano. \u00c8 interessato agli incontri tra testualit\u00e0 e visualit\u00e0. Si occupa di programmazione cinematografica e ha collaborato con riviste di cinema e letteratura, tra cui \\\"filmidee\\\" e \\\"lay0ut magazine\\\".\",\"url\":\"https:\\\/\\\/antinomie.it\\\/index.php\\\/author\\\/luca-mannella\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Jerome Hiler, o la musica della luce - Luca Mannella","description":"Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare \"Words of Mercury\", il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo \"Careless Passage\".","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Jerome Hiler, o la musica della luce - Luca Mannella","og_description":"Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare \"Words of Mercury\", il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo \"Careless Passage\".","og_url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/","og_site_name":"Antinomie","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","article_published_time":"2025-07-20T22:01:00+00:00","og_image":[{"width":1100,"height":735,"url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1","type":"image\/jpeg"}],"author":"Luca Mannella","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@antinomie_it","twitter_site":"@antinomie_it","twitter_misc":{"Scritto da":"Luca Mannella","Tempo di lettura stimato":"15 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/"},"author":{"name":"Luca Mannella","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/de6146642e8662d63851c24401218de0"},"headline":"Jerome Hiler, o la musica della luce","datePublished":"2025-07-20T22:01:00+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/"},"wordCount":2448,"publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1","keywords":["Jerome Hiler","Luca Mannella","Rinaldo Censi"],"articleSection":["Cinema"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/","name":"Jerome Hiler, o la musica della luce - Luca Mannella","isPartOf":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1","datePublished":"2025-07-20T22:01:00+00:00","description":"Fino al 2011, quando su suggestione di alcuni colleghi, si decise a montare \"Words of Mercury\", il cinema di Hiler era rimasto confinato alla dimensione aperta e transeunte della proiezione performativa, o semplicemente relegato nella sfera del personale. In Italia, a togliere le parentesi ai lati del nome di Jerome Hiler, ci ha pensato l\u2019edizione appena trascorsa della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con una retrospettiva curata da Federico Rossin e Rinaldo Censi, che ne ha mostrato l\u2019opera quasi integralmente, fino all\u2019ultimo \"Careless Passage\".","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1","width":1100,"height":735},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/07\/21\/jerome-hiler-o-la-musica-della-luce\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Jerome Hiler, o la musica della luce"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/de6146642e8662d63851c24401218de0","name":"Luca Mannella","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/cf01b74e75bd13e4c916d4a6e53e7d38f7bc014e7a1d88eda6e28f0363ca1d56?s=96&d=blank&r=g0dcc37811f2c9da6b2e82b302ae18410","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/cf01b74e75bd13e4c916d4a6e53e7d38f7bc014e7a1d88eda6e28f0363ca1d56?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/cf01b74e75bd13e4c916d4a6e53e7d38f7bc014e7a1d88eda6e28f0363ca1d56?s=96&d=blank&r=g","caption":"Luca Mannella"},"description":"\u00e8 laureando magistrale in Filologia Moderna all'Universit\u00e0 degli Studi di Milano. \u00c8 interessato agli incontri tra testualit\u00e0 e visualit\u00e0. Si occupa di programmazione cinematografica e ha collaborato con riviste di cinema e letteratura, tra cui \"filmidee\" e \"lay0ut magazine\".","url":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/author\/luca-mannella\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/per-cover-ed.jpg?fit=1100%2C735&ssl=1","gt_translate_keys":[{"key":"link","format":"url"}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66951","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/596"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66951"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66951\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66951"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66951"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66951"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=66951"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}