{"id":6412,"date":"2020-04-26T00:01:06","date_gmt":"2020-04-25T22:01:06","guid":{"rendered":"http:\/\/antinomie.it\/?p=6412"},"modified":"2024-06-06T12:06:23","modified_gmt":"2024-06-06T10:06:23","slug":"uno-spazio-diverso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2020\/04\/26\/uno-spazio-diverso\/","title":{"rendered":"Uno spazio diverso","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 uscito il primo numero dell\u2019annuale \u00ab<\/em><a href=\"https:\/\/polisemie.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Polisemie. Rivista di poesia iper-contemporanea<\/em><\/a><em>\u00bb, curata da un gruppo di giovani poeti e studiosi delle universit\u00e0 di Warwick, di Bologna e di Roma \u00abLa Sapienza\u00bb. Su <a href=\"https:\/\/journals.warwick.ac.uk\/index.php\/polisemie\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">questo fascicolo<\/a>, leggibile in open access sul sito della University of Warwick Press, si leggono saggi, fra gli altri, su Giulia Martini, Valerio Magrelli, Domenico Brancale, Franca Mancinelli e Luigi Di Ruscio. E l\u2019intervista di Stefano Bottero ad Antonella Anedda, che proponiamo ai nostri lettori grazie alla cortesia degli autori e della redazione della rivista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">A.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stefano Bottero: <em>Inizierei la nostra conversazione con uno sguardo a un verso di <\/em>Residenze invernali<em>. Nel 1992 lei scriveva: \u00abIn nessun luogo c\u2019\u00e8 bisogno di noi\u00bb. Si tratta di parole che, se poste in relazione alle dinamiche politiche e sociali dell\u2019Italia contemporanea, assumono la valenza della presa di posizione concreta. \u00c8 secondo lei da considerarsi un attributo stesso della poesia il fatto che versi scritti un contesto privato, riferiti magari a una dinamica emotiva o personale, possano assumere nel corso del tempo una connotazione politica come accade nel caso in questione?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Antonella Anedda<\/em>: S\u00ec, penso succeda. Quel verso era connesso con il termine \u00abbaltico\u00bb. Era il 1991 e a quell\u2019anno (millenovecentonovantuno) si riferisce l\u2019intera poesia. C\u2019era stata la rivolta delle repubbliche baltiche e il tentativo di repressione, soprattutto dopo il sequestro di Gorbaciov e della moglie. Riporto qui uno stralcio da un quotidiano: furono giornate, ore drammatiche, in cui in particolare i popoli baltici, lettoni, lituani, estoni, passarono dalla paura pi\u00f9 grande, quella di una restaurazione della repressione sovietica e la fine della <em>perestrojka<\/em> gorbacioviana, col <em>putsch<\/em> guidato dai veterocomunisti, alla conquista dell\u2019indipendenza <em>de facto<\/em>, il 21 agosto del 1991.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutta la poesia \u00e8 fortemente influenzata da Osip Mandel\u2019\u0161tam, quando scrive: \u00abviviamo senza fiutare sotto di noi il paese\u00bb, e da Paul Celan, che di Mandel\u2019\u0161tam \u00e8 stato il pi\u00f9 grande traduttore. Nell\u201989 era caduto il muro di Berlino. Noi eravamo l\u00ec, la musica di moda era la lambada, c\u2019era un clima di euforia, ma anche di ansia. Economica, politica. Nel 1986 c\u2019era stato Cernobyl, un amico che era non lontano da l\u00ec si \u00e8 ammalato di tumore. Vicino alla Spree c\u2019era una radura e ho visto una lepre muoversi in un cespuglio senza foglie, rado, trasparente. S\u00ec, era una poesia inquieta e si adatta al clima di oggi, in tutti i sensi, non solo italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se la poesia dovesse spingere gli uomini all\u2019azione, lo scriveva Auden, i responsabili della propaganda nazista sarebbero da considerarsi come i pi\u00f9 grandi poeti della storia. In un mondo in cui gli estremismi di destra sembrano rifiorire radicandosi nel vuoto dell\u2019ignoranza, tuttavia, viene spontaneo chiedersi quale possa essere il ruolo della poesia (semmai ne abbia uno). Mi piacerebbe conoscere il suo pensiero a riguardo.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so se la poesia abbia un ruolo. Non sono sicura che consoli, non \u00e8 l\u2019espressione di \u201cun\u2019anima bella\u201d, non credo esista l\u2019anima e non coincide con il poetico. Quella \u00abcosa\u00bb chiamata poesia (cos\u00ec la chiama Giudici) \u00e8 una forte sinapsi della realt\u00e0. Il suo ruolo? Forse quello di resistere? Nonostante tutto. Zanzotto scrive: \u00abtu non mi hai mai tradito paesaggio\u00bb ma cancella la parola \u00abpaesaggio\u00bb. Ecco, in quel cancellare c\u2019\u00e8 la poesia, il suo ruolo forse \u00e8 in quel segno, nel rendere visibile una contraddizione, quello strappo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In <\/em>Salva con nome<em> ha scritto della possibilit\u00e0 di \u00abinvertire la rotta del male\u00bb: \u00abProva da qui dal rettangolo che percorri in questa vita \/ prova a dire il soffio delle cose\u00bb. Ha mai percepito questa possibilit\u00e0 come una responsabilit\u00e0? Esiste secondo lei un dovere morale del poeta nei confronti del vivere dovendo provare a dire, a scrivere?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, esiste per me come persona e questa persona scrive. Nell\u201986 c\u2019era stato Cernobyl e come dice Svetlana Aleksievi\u010d, l\u2019unica vera poeta epica dei nostri tempi, questo ha cambiato il nostro linguaggio. Dopo Cernobyl c\u2019\u00e8 stata Fukushima. \u00c8 successo questo: \u00abL\u2019atomica in tempo di guerra ha dato il braccio all\u2019atomica in tempo di pace: entrambe uccidono. Mancavano persino le parole, per raccontare della gente che aveva paura dell\u2019acqua, della terra, dei fiori\u00bb. Mancavano persino le parole, eppure s\u00ec, penso si debba comunque provare, fino alla fine, come possiamo. Il mio mezzo \u00e8 la scrittura, la uso, non \u00e8 una fiducia cieca, \u00e8 sempre minata dallo sconforto ma vedi che nonostante tutto, lo dice Fortini, lo dice Brecht, scrivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In <\/em>Historiae<em> leggiamo \u00abNon esistono nomi, autrici, autori, \/ volano soltanto le parole\u00bb. Mi viene in mente la riflessione di Pirandello su una vita che non si pu\u00f2 vivere, se si sceglie di scriverla. Esiste il pericolo, per un poeta, di sentire di esistere solamente nei propri versi e nell\u2019atto creativo dello scrivere? <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, esiste questo rischio, ma forse non \u00e8 il mio caso perch\u00e9 mi sento un poeta della realt\u00e0, una persona che tra le altre cose (non che ne sappia fare molte&#8230;!) scrive. Non penso di esistere solo nei miei versi, semmai mi viene il dubbio di non esistere affatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda la poesia <em>Non esistono&#8230;<\/em> l\u2019ispirazione \u00e8 lucreziana, volevo dire che le parole volano non perch\u00e9 sono alte, volano basse come atomi, si compongono e scompongono nell\u2019aria, e i nomi, la fama, la ricerca della gloria legata ai nomi \u00e8 illusoria. Rispetto a Pirandello (avr\u00e0 detto davvero questa frase?) non so, non vedo differenza tra vivere e scrivere, scrivere in fondo non \u00e8 che un modo di vivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nel <\/em>Catalogo della gioia<em>, alla conclusione di <\/em>Rauschenberg (come un quadro di)<em> il mattino stesso appare nei suoi versi come \u00abl\u2019opera d\u2019arte\u00bb. \u00c8 possibile per il poeta vivere gli stessi momenti della realt\u00e0 nella trasfigurazione della poesia o si tratta di qualcosa che avviene in seguito, al momento della composizione?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In seguito, almeno per me, s\u00ec, al momento della composizione, non nello stesso momento. Non so se si possa parlare di trasfigurazione nella poesia quanto di una trans-mutazione, di una trascrizione che accende qualche elemento ulteriore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Parlando di che cosa sia il linguaggio, Valerio Magrelli, intervistato da Giorgio Tranchida, citava una frase di William Burroughs (ripresa poi da Laurie Anderson per una canzone): \u00ablanguage is a virus from outer space\u00bb. Si tratta di un tema, quello del linguaggio, che trova un riscontro concreto nella sua opera, dove oltre alla grandissima variet\u00e0 di forme metriche e stilistiche adottate, il lettore si imbatte negli scarti e nelle fratture della dicotomia \u201clugodorese-italiano\u201d. La mia domanda riguarda dunque il suo rapporto con il linguaggio in quanto tale, e nello specifico con la sua declinazione poetica: che cosa costituisce il linguaggio per il poeta, nella sua esperienza?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono stata (forse lo sono ancora) una bambina balbuziente e il linguaggio \u00e8 sempre una conquista (dello spazio da cui viene quel virus&#8230;) soprattutto quello a voce alta. Paradossalmente la lettura metrica greca e latina rendeva la lettura pi\u00f9 fluida. Con il linguaggio scritto ho un rapporto di continua composizione\/scomposizione, dislocamento. Amo scoprire come una parola si scardina e si illumina con le altre, per diffrazione. Amo i dizionari etimologici. Per me il linguaggio \u00e8 sempre una relazione con l\u2019esperienza e non potrebbe esistere senza una ricerca di struttura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Tornando a citare alcune parole di <\/em>Residenze invernali<em>, questa volta in riferimento alla prima composizione della raccolta, <\/em>la velocit\u00e0 del crollo<em> accomuna tanto il nostro comporre a quello di figure angeliche e animalesche. Il riferimento a domini tanto opposti, quello dell\u2019etologia e quello della sacralit\u00e0 immateriale degli angeli, sembra collocare la nostra esperienza in una caducit\u00e0 che appartiene a entrambi i regni, terrestre o celeste che sia. Esiste, secondo lei, la possibilit\u00e0 attraverso la poesia (e l\u2019arte in generale) di superare questo senso di caducit\u00e0 imperante? <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so, caducit\u00e0 per me \u00e8 una parola positiva. L\u2019arte non \u00e8 un antidoto alla caducit\u00e0, ma la sua consapevolezza pi\u00f9 profonda. La poesia \u00e8 caducit\u00e0, ogni idea perenne mi fa rabbrividire. La nostra caducit\u00e0 \u00e8 quanto di pi\u00f9 prezioso esiste. La rimozione della parola morte, tipica del capitalismo, l\u2019inseguimento di una perfetta forma fisica, l\u2019orrore per ci\u00f2 che invecchia sono le tare dell\u2019Occidente. La nostra esperienza \u00e8 caduca, precaria \u2013 non potrebbe essere altrimenti \u2013 anche se naturalmente questo ci spezza il cuore. La poesia non supera la caducit\u00e0, la percorre anche quando ha, come in Dante, la certezza di una fede. Penso agli abbracci mancati, ai suoi incontri con le ombre. C\u2019\u00e8 un libro molto bello a questo proposito: <em>Amor che move <\/em>di Manuele Gragnolati. In <em>Residenze invernali <\/em>la piuma, l\u2019immagine dell\u2019angelo, era funzionale a un\u2019idea di bianco e pensavo non tanto agli angeli della cristianit\u00e0, quanto alle raffigurazioni classiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La quotidianit\u00e0, le piccole cose, i piccoli gesti, appaiono nella sua poetica come degli elementi di primissimo ordine; il cosmo costituito dai loro dettagli \u00e8 spesso, nelle sue poesie, la via di accesso all\u2019universo della sensazione particolare, del vissuto interiore. In riferimento a questo tratto cos\u00ec peculiare, esistono dei poeti a cui lei si sente stilisticamente vicina o nei confronti dei quali percepisce un\u2019affinit\u00e0 compositiva particolare?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quotidiano, i gesti quotidiani contribuiscono alla mia sanit\u00e0 mentale, lotto contro l\u2019entropia. Non divinizzo la follia creatrice e il binomio poesia-follia. Il <em>clich\u00e9<\/em> poi della poetessa folle mi irrita. Il disturbo mentale \u00e8 un dolore molto serio che va rispettato e non spettacolarizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal quotidiano si pu\u00f2 spalancare l\u2019ampiezza, uno spazio diverso. Penso a Emily Dickinson (520) meravigliosamente tradotta da Amelia Rosselli: da un dettaglio (scarpa, scialle, sotterraneo) si spalanca la Marea, l\u2019infinito, o meglio quello che noi concepiamo come infinito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nomi? Da Saffo a Emily Dickinson, da Elizabeth Bishop a Anne Carson.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sono passati tanti anni dalla pubblicazione dei suoi primi versi. Crede si possa parlare di un \u201cpercorso\u201d riferendosi alla sua vita come poetessa? In altre parole, ha conosciuto una processualit\u00e0 nel suo rapporto con la composizione o si tratta di una relazione che vive sempre allo stesso modo? <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non lo so, non so se si possa parlare di un percorso ma ogni libro per me \u00e8 l\u2019ultimo, una specie di congedo e il metodo di composizione forse non \u00e8 cambiato: accumulo, sedimentazione, poi devo trovare il coraggio di guardare, a quel punto elimino e quello che resta lo compongo spesso attraverso lo spostamento o se si vuole usare un\u2019immagine casalinga: taglio, ricucitura, o chirurgica: taglio, sutura. La creativit\u00e0 nasce (sto citando John Cleese) da quanto riesci a sopportare <em>your shit<\/em>, da quanto riusciamo a giocare con le idee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Esiste una differenza tra quello che significava essere una poetessa negli anni del suo esordio e l\u2019esserlo oggi? Che cosa \u00e8 cambiato, se qualcosa \u00e8 cambiato, nella considerazione sociale del poeta tra il 1992 e il nostro 2019?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considerazione sociale, zero ora e allora, ma \u00e8 da Baudelaire che la situazione \u00e8 questa. Va bene cos\u00ec, la carriera la lasciamo ad altri. Un cambiamento riguarda le donne. Ci sono molte brave poete, poetesse con uno sguardo critico che tiene conto delle conquiste del femminismo ma che va oltre ed \u00e8 capace di ironia, e cosa ancora pi\u00f9 importante, di auto-ironia. Ci sono poi delle critiche vere, con uno sguardo libero, coraggioso come Cecilia Bello Minciacchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ha mai avvertito, in tutti questi anni, la necessit\u00e0 di distaccarsi dal fare poesia e dal rapporto con la composizione?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre, tutti i giorni, non potrei scrivere se non mi staccassi dal fare poesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>A proposito del panorama della poesia contemporanea italiana, quali sono i nomi dei poeti che ama di pi\u00f9?<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8230; sempre di pi\u00f9 Zanzotto, che come ha detto Stefano dal Bianco, non finisce mai&#8230; e come succede a certe piante non smette di \u201cbuttare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color wp-block-paragraph\" style=\"color:#676d82;font-size:14px\"><em>In copertina: una pagina dell&#8217;<\/em>Herbarium<em> di Emily Dickinson (particolare)<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019arte non \u00e8 un antidoto alla caducit\u00e0, ma la sua consapevolezza pi\u00f9 profonda. 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