{"id":62344,"date":"2025-02-28T00:01:00","date_gmt":"2025-02-27T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=62344"},"modified":"2026-06-18T21:31:30","modified_gmt":"2026-06-18T19:31:30","slug":"naturalisti-del-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/28\/naturalisti-del-quotidiano\/","title":{"rendered":"Naturalisti del quotidiano","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Farsi <em>naturalisti del quotidiano<\/em>: \u00e8 questa la proposta, per tenerla in una sola frase. Una proposta facilitata se non legittimata dalla diffusione della <em>nature writing<\/em> al di l\u00e0 dei paesi anglofoni, dove da decenni affascina e influenza ricercatori e artisti che, da orizzonti diversissimi, lavorano con la scrittura o le immagini. \u00c8 il caso delle <em>arts of noticing<\/em> promosse da Anna Tsing a proposito del fungo matsutake o dei libri di Robert Macfarlane, per citare due esempi noti in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta tuttavia di seguire le orme di naturalisti ed esploratori, di ripercorrere le loro imprese storiche negli angoli pi\u00f9 remoti del pianeta ma, pi\u00f9 modestamente, di far tesoro delle loro esperienze per sondare un continente che non conosce frontiere n\u00e9 mappature affidabili in quanto ubiquo: il quotidiano. Sempre a portata di mano, resta sconosciuto, perlopi\u00f9 ignorato. Come sormontare la nostra disattenzione nei riguardi della diversit\u00e0 degli esseri \u2013 viventi e meno \u2013 che popolano il nostro mondo? Come riconnetterci al mondo dei viventi di cui facciamo parte partendo da un\u2019esplorazione sistematica delle nostre attivit\u00e0 quotidiane?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNaturalisti del quotidiano\u201d: l\u2019espressione la ritrovo, accennata di sfuggita, in un libro immenso, <em>Exercices d\u2019observation<\/em> (Premier Parall\u00e8le 2022), del designer-antropologo Nicolas Nova, che insegnava alla HEAD (Haute \u00e9cole d\u2019art et de design) di Ginevra. Recentemente scomparso a soli 47 anni mentre faceva trekking nel deserto dell\u2019Oman, il suo <em>bricolage <\/em>intellettuale sondava con passo leggero terreni inesplorati (alcune testimonianze di colleghi e amici si trovano <a href=\"https:\/\/nicolasnova.org\/about\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>). Nova fa parte di quei rari studiosi che, con la loro parola orale e scritta, non espongono semplicemente lo stato d\u2019avanzamento delle loro ricerche \u2013 secondo il tropismo ombelicale dell\u2019accademia \u2013, ma lasciano intravedere un modo assieme pratico e poetico di rapportarci e abitare altrimenti il nostro mondo. Indifferente ai discorsi dominanti e alle mode culturali, affascinato dall\u2019<em>esprit de finesse <\/em>come dall\u2019<em>esprit de g\u00e9om\u00e9trie<\/em>, Nova aveva la capacit\u00e0 rarissima di muoversi con disinvoltura su livelli culturali eterogenei, connettendoli attraverso passerelle solo a lui accessibili, una capacit\u00e0 invisa dagli specialisti di ogni schiatta.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"800\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/1-Nicolas-Nova.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62359 lazyload\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"800\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/1-Nicolas-Nova.jpg?resize=600%2C800&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62359\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/1-Nicolas-Nova.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/1-Nicolas-Nova.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/1-Nicolas-Nova.jpg?resize=60%2C80&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se non \u00e8 possibile reincantare la realt\u00e0, non per questo la meraviglia \u00e8 andata in esilio, presente al contrario in qualsiasi fenomeno, apparentemente banale, potenzialmente dirimente. A fare la differenza \u00e8 la curiosit\u00e0 che, indipendentemente dall\u2019oggetto in esame, porta \u2013 e condivide \u2013 uno sguardo sensibile su quanto ci circonda. Al centro dell\u2019indagine c\u2019\u00e8 insomma un<em> \u00e9lan<\/em> assieme sensibile e intellettuale e mai una disciplina nel senso pi\u00f9 angusto del termine, dove i protocolli e le questioni di metodo estinguono ogni entusiasmo sotto un fluido viscoso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma <em>praticare l\u2019indisciplina<\/em> \u00e8 un\u2019arte, diversa dai mischioni o dall\u2019eclettismo che, surfando sulla rete, salta da un link all\u2019altro, e necessita qualit\u00e0 rare come lucidit\u00e0, prensilit\u00e0, voracit\u00e0, precisione, generosit\u00e0\u2026 Esplorare e documentare si fanno cos\u00ec indissociabili: non sguazzare nel frastuono della nostra realt\u00e0, ma trascegliere alcuni elementi e restituirli in una narrazione coerente. Farsi esploratori quindi, ma anche archivisti. Quello di Nova \u00e8 uno sguardo analitico aperto alla meraviglia, pronto a fare del mondo \u201cun immenso <em>cabinet de curiosit\u00e9<\/em>, un laboratorio da naturalista, un\u2019officina dove le macchine si mostrano e si smontano\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, secondo lo storico Pierre-Olivier Dittmar.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Modelli<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In <em>Exercices d\u2019observation<\/em>, Nova propone una serie di esercizi e di varianti per risvegliare l\u2019attenzione e \u201ccogliere la pluralit\u00e0 dei possibili\u201d (p. 20). <em>En passant<\/em>, ricorda i <em>Passages <\/em>di Walter Benjamin e il <em>Supplemento al dizionario italiano<\/em> (1958) di Bruno Munari, sebbene il cuore pulsante del ragionamento sia altrove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da una parte c\u2019\u00e8 una radice letteraria, quella della letteratura potenziale a partire da Raymond Queneau e Georges Perec; dall\u2019altra una radice saggistica, a partire dalle tecniche del corpo di Marcel Mauss, esposte per la prima volta il 17 maggio 1934 in una conferenza presentata alla Soci\u00e9t\u00e9 de psychologie. Un\u2019intuizione che, nel corso degli ultimi novant\u2019anni, non ha smesso di stimolare, oltre alla sociologia, l\u2019etnologia, la semiologia e la linguistica francesi, da Pierre Bourdieu a Georges Vigarello.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"575\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2-Andre-Georges-Haudricourt-.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62357 lazyload\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"575\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2-Andre-Georges-Haudricourt-.jpg?resize=850%2C575&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62357\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2-Andre-Georges-Haudricourt-.jpg?w=850&amp;ssl=1 850w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2-Andre-Georges-Haudricourt-.jpg?resize=300%2C203&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2-Andre-Georges-Haudricourt-.jpg?resize=768%2C520&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2-Andre-Georges-Haudricourt-.jpg?resize=60%2C41&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Andre\u0301-Georges Haudricourt<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nova \u00e8 interessato in particolare all\u2019antropologia delle tecniche del corpo che, in Francia, ha le sue radici nelle figure di Mauss, Andr\u00e9 Leroi-Gourhan e Andr\u00e9-Georges Haudricourt. \u201cCos\u00ec come il naturalista (che lavora su scheletri fossili) cerca di ristabilire le parti molli: muscoli e visceri dell\u2019animale, noi dobbiamo disporre attorno all\u2019oggetto l\u2019insieme dei gesti umani che lo producono e lo fanno funzionare\u201d (cit. p. 58) scrive Haudricourt (<em>La technologie science humaine<\/em>, 1987). Nova, che cita questo passaggio, doveva sentire un\u2019affinit\u00e0 con Haudricourt (sconosciuto in Italia), uno degli studiosi francesi pi\u00f9 eclettici e inclassificabili, botanico e ingegnere agronomo, specialista di etnologia delle tecniche, di etnoscienza e di etnobotanica, geografo e persino linguista dell\u2019area austronesiana, lasciando in ognuno di questi campi contributi imprescindibili. Del resto <em>Exercices d\u2019observation <\/em>\u00e8 uscito nella collezione \u201cla vie des choses\u201d, legata alla rivista <em>Techniques &amp; Cultures <\/em>(fondata nel 1976) che, sulla strada segnata da Mauss, Leroi-Gourhan e Haudricourt, vuole far parlare gli oggetti, guardare con occhi nuovi quelle cose apparentemente inerti che ci circondano e costituiscono il nostro <em>environnement mat\u00e9riel<\/em>. Che ruolo hanno gli oggetti nel nostro vivere quotidiano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda non preoccupa solo le scienze sociali, se pensiamo che in <em>Penser\/Classer<\/em> (1985) lo stesso Perec cita a due riprese le tecniche del corpo di Mauss, che includono \u201ccamminare e danzare, correre a piedi e saltare, modi di riposare, tecniche di trasporto e di lancio, maniere a tavola e a letto, forme esteriori di rispetto, igiene personale e cos\u00ec via\u201d<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. La prima occasione \u00e8 data dalle considerazioni sui portatori di occhiali da vista, allo stesso modo in cui Mauss ha riflettuto su come \u201cle persone mangiano, dormono, si lavano, usano determinati strumenti [&#8230;], camminano, ballano, saltano e cos\u00ec via\u201d<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. La seconda occorrenza proviene dal saggio \u201csocio-fisiologico\u201d sulla lettura in quanto attivit\u00e0 fisica, coi suoi gesti e le sue posture, \u201cqualcosa, insomma, come un\u2019economia della lettura nei suoi aspetti ergologici (fisiologia, lavoro muscolare) e socio-ecologici (il suo ambiente spazio-temporale)\u201d<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attivit\u00e0 pi\u00f9 significative delle vicende delle grandi istituzioni e delle ideologie ma di cui sappiamo in genere poco, come ammette Perec: \u201cfatti banali, passati sotto silenzio, non presi in considerazione, che vanno da s\u00e9: eppure ci descrivono, anche se pensiamo di poter fare a meno di descriverli\u201d<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Florilegio<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poich\u00e9 la maggior parte degli esempi proposti da Nova sono ignoti al pubblico italiano, propongo qui di seguito un piccolo florilegio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fl\u00e2neur munito di carnet, smartphone e forbici, lo scrittore spagnolo Antonio Mu\u00f1oz Molina attraversa Parigi, New York, Madrid e Lisbona, mettendo assieme un collage sulle mille sfaccettature di ogni citt\u00e0. Ancorate nel presente se non nell\u2019attualit\u00e0, nelle oltre seicento pagine di <em>Un andar solitario entre la gente<\/em> (2018) ci s\u2019imbatte anche in figure storiche (Baudelaire, Edgar Allan Poe, Fernando Pessoa). Nell\u2019Ufficio degli istanti perduti che apre il libro, Molina \u201cascolta i suoni della vita\u201d: \u201cSono tutto orecchie. Ascolto con gli occhi. Ascolto quello che vedo sulle pubblicit\u00e0 e i titoli dei giornali e dei manifesti e dei pannelli della citt\u00e0. Viaggio attraverso una citt\u00e0 di parole e di voci\u201d: \u201cLe parole scritte mi arrivano come voci, note che decifro su uno spartito, cercando a volte di distinguere diverse parole pronunciate contemporaneamente, di indovinare quelle che non sento perch\u00e9 si allontanano da me velocemente o perch\u00e9 un rumore pi\u00f9 forte le cancella\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"865\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/3-Molina.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62360 lazyload\" style=\"width:472px;height:auto\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"865\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/3-Molina.jpg?resize=500%2C865&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62360\" style=\"width:472px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/3-Molina.jpg?w=500&amp;ssl=1 500w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/3-Molina.jpg?resize=173%2C300&amp;ssl=1 173w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/3-Molina.jpg?resize=60%2C104&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Trajets pendant un an d\u2019une jeune fille du XVIe arrondissement<\/em> (1957) \u00e8 un grafico utilizzato dal sociologo francese Paul-Henry Chombart de Lauwe che visualizza gli spostamenti di una giovane studentessa di scienze politiche che vive nel quartiere pi\u00f9 benestante dell\u2019ovest parigino, tra corsi all\u2019universit\u00e0, lezioni di piano e relazioni sociali. Un approccio empirico e quantitativo proprio alla sociologia urbana e alla geografia sociale, dove cifre, grafici e piante sono resi con una sensibilit\u00e0 che oggi non avremmo difficolt\u00e0 a riconoscere come artistica.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"699\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/4-Paul-Henry-Chombart-de-Lauwe-Trajets-pendant-un-an-dune-jeune-fille-du-XVIe-arrondissement-1957.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62362 lazyload\" style=\"width:594px;height:auto\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"699\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/4-Paul-Henry-Chombart-de-Lauwe-Trajets-pendant-un-an-dune-jeune-fille-du-XVIe-arrondissement-1957.jpg?resize=800%2C699&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62362\" style=\"width:594px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/4-Paul-Henry-Chombart-de-Lauwe-Trajets-pendant-un-an-dune-jeune-fille-du-XVIe-arrondissement-1957.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/4-Paul-Henry-Chombart-de-Lauwe-Trajets-pendant-un-an-dune-jeune-fille-du-XVIe-arrondissement-1957.jpg?resize=300%2C262&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/4-Paul-Henry-Chombart-de-Lauwe-Trajets-pendant-un-an-dune-jeune-fille-du-XVIe-arrondissement-1957.jpg?resize=768%2C671&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/4-Paul-Henry-Chombart-de-Lauwe-Trajets-pendant-un-an-dune-jeune-fille-du-XVIe-arrondissement-1957.jpg?resize=60%2C52&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Paul-Henry Chombart de Lauwe, <em>Trajets pendant un an d\u2019une jeune fille du XVIe arrondissement<\/em>, 1957<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1982 Julio Cort\u00e1zar e la sua compagna Carol Dunlop decidono d\u2019intraprendere un viaggio a bordo di un vecchio pulmino rosso Volkswagen Combi soprannominato Fafner (il gigante trasformato in drago de <em>L\u2019anello di Nibelungo <\/em>di Wagner). Vogliono percorrere il tragitto da Parigi a Marsiglia senza mai uscire dalla A6, l\u2019autostrada del Sud, seguendo un protocollo: vietato lasciare l\u2019autostrada, fermarsi due volte al giorno in ognuna delle 65 aree di sosta, dormire nella seconda. Un cavillo legale complica tuttavia l\u2019impresa, al punto che il 9 maggio 1982 gli autori scrivono una lettera al Direttore della Societ\u00e0 Autostrade: \u201ca quanto ne sappiamo, un veicolo non pu\u00f2 rimanere pi\u00f9 di due giorni in autostrada, ed ecco perch\u00e9 ci rivolgiamo a Lei per chiederle l\u2019autorizzazione che, all\u2019occorrenza, ci eviterebbe di incontrare difficolt\u00e0 ai vari caselli\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"490\" height=\"327\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/5-Julio-Cortazar-e-il-pulmino-Fafner.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62365 lazyload\" style=\"width:600px;height:auto\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"490\" height=\"327\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/5-Julio-Cortazar-e-il-pulmino-Fafner.jpg?resize=490%2C327&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62365\" style=\"width:600px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/5-Julio-Cortazar-e-il-pulmino-Fafner.jpg?w=490&amp;ssl=1 490w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/5-Julio-Cortazar-e-il-pulmino-Fafner.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/5-Julio-Cortazar-e-il-pulmino-Fafner.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 490px) 100vw, 490px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Julio Corta\u0301zar e il pulmino Fafner<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettera resta senza risposta, il viaggio comincia lo stesso, tra descrizioni dei paesaggi, della fauna e della flora autostradali, tra ostacoli d\u2019ogni sorta \u2013 reali (polizia, camion) e immaginari (streghe, agenti segreti) \u2013, rilievi topografici, note sugli autoctoni come in un\u2019inchiesta etnografica. Il risultato \u00e8 un ibrido inclassificabile di testi, disegni e fotografie: <em>Gli autonauti della cosmostrada <\/em>(1983, tradotto da Einaudi), un <em>road trip<\/em> pensato come un diario di bordo o le memorie di un esploratore. Dopo oltre trenta giorni per percorrere appena 800 km, il viaggio si chiude al vecchio porto di Marsiglia e sembra sia durato poco, troppo poco considerato che questo \u00e8 il loro ultimo viaggio terrestre: i due autonauti, malati e consapevoli di avere i giorni contati, scompariranno nel corso dei due anni successivi. Anzich\u00e9 indugiare si mettono in moto, anzich\u00e9 riparare in un buen retiro, s\u2019immergono nell\u2019infrastruttura pi\u00f9 legata alla circolazione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"812\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6-Loic-Wacquant-.jpeg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62372 lazyload\" style=\"width:618px;height:auto\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"812\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6-Loic-Wacquant-.jpeg?resize=800%2C812&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62372\" style=\"width:618px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6-Loic-Wacquant-.jpeg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6-Loic-Wacquant-.jpeg?resize=296%2C300&amp;ssl=1 296w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6-Loic-Wacquant-.jpeg?resize=768%2C780&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/6-Loic-Wacquant-.jpeg?resize=60%2C61&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Loi\u0308c Wacquant<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine degli anni ottanta il sociologo francese Lo\u00efc Wacquant s\u2019iscrive a un club di boxe nel ghetto di Woodlawn a Chicago per studiare dall\u2019interno la comunit\u00e0 afro-americana e i suoi meccanismi sociali. Unico bianco, unico occhialuto e unico francese, per tre anni (1988-1991) si allena da tre alle sei volte a settimana, fino a partecipare ad alcune gare dove si frattura il naso. Il risultato \u00e8 un\u2019appassionante <em>etnografia della boxe<\/em> in quanto arte del corpo, dove \u00e8 colta la vita del boxer, tra sacrifici e prese di distanza dalla violenza di strada. Il rispetto dei vicini e un profitto simbolico, in un quartiere dall\u2019alto tasso di disoccupazione e dalle scarse opportunit\u00e0, controbilanciano la mancata \u2013 quanto vagheggiata \u2013 ascensione sociale. Attraverso la boxe emerge la vita sociale delle classi popolari e dei quartieri operai nell\u2019America post-industriale, tra inerzia dei servizi pubblici e pervasivit\u00e0 delle attivit\u00e0 criminali, tra degradazione economica e solidariet\u00e0 del vicinato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La notte \u00e8 il momento della festa e dell\u2019insicurezza, del piacere e di lavori sottopagati, un momento che resta tuttavia fuori dai radar degli studi, cos\u00ec che la vita urbana risulta \u201cprivata della met\u00e0 della sua esistenza, come amputata\u201d. \u201cUltima frontiera della citt\u00e0\u201d, la notte \u00e8 un territorio del sensibile che non si limita a convocare la vista. I <em>night studies<\/em> e le traversate notturne promosse dal geografo Luc Gwiazdzinski ci insegnano ad abitare la notte urbana.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/7-La-roulotte-di-Antoinette-Rychner.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62370 lazyload\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"675\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/7-La-roulotte-di-Antoinette-Rychner.jpg?resize=900%2C675&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62370\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/7-La-roulotte-di-Antoinette-Rychner.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/7-La-roulotte-di-Antoinette-Rychner.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/7-La-roulotte-di-Antoinette-Rychner.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/7-La-roulotte-di-Antoinette-Rychner.jpg?resize=60%2C45&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">La roulotte di Antoinette Rychner<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni giorno e per un anno, la scrittrice svizzera Antoinette Rychner descrive il piccolo giardino che vede dalla finestra della sua roulotte, parcheggiata nei pressi di un\u2019autostrada. Da questo spazio angusto e sospeso qual \u00e8 una casa mobile su due ruote \u2013 un\u2019immagine della precariet\u00e0 contraria all\u2019idea di abitare \u2013, dalla capanna meno esotica che si possa immaginare e da un paesaggio anti-sublime documenta il quotidiano e il passaggio delle stagioni. Il tavolo della roulotte \u00e8 il suo ufficio, agli antipodi dell\u2019atmosfera ovattata dei coworking, agli antipodi della filosofia dei \u201cnomadi digitali\u201d che, accecati dal mito dell\u2019escapismo, foraggiano quell\u2019economia dematerializzata che ha reso il lavoro ubiquo. Il risultato \u00e8 <em>Devenir pr\u00e9<\/em> (\u00c9ditions d\u2019autre part 2016), cio\u00e8 <em>diventare prato<\/em>, ma anche, per assonanza, farsi vicini, approssimarsi, dove per 180 pagine l\u2019io dell\u2019autrice quasi scompare, lasciando che a mostrarsi sia un paesaggio bucolico e poco appariscente. Un microcosmo che richiede uno sguardo attento e contemplativo, una prosa delicata e precisa che fa di <em>Devenir pr\u00e9<\/em> un\u2019ode al potere della scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono delle zone che resistono a essere cartografate. Non penso a quelle immaginarie come la Zona dei desideri rimossi nello <em>Stalker<\/em> di Tarkovskij, ma a quelle parcelle di territorio che sfidano il gesto del geografo. Lo scrittore Philippe Vasset individua una cinquantina di zone bianche a Parigi e banlieue sulla carta dell\u2019Istituto Geografico Nazionale \u2013 una palese sconfitta della ragione cartografica. L\u00e0 dove non arriva lo sguardo del cartografo arriva la scrittura, che di queste zone bianche offre una descrizione il pi\u00f9 possibile fedele. In <em>Livre blanc <\/em>(Fayard 2007) il bianco delle carte, la loro mutezza, si fa cos\u00ec parola. Munito di GPS, macchina fotografica e taccuino, Vasset indossa le vesti del \u201cturista periurbano\u201d o dell\u2019avventuriero della domenica ed esplora sistematicamente una zona a settimana per un anno. Dietro le lacune della geografia si nascondono zone militari, bidonville, terrain vague e friche, zone inabitate o inesplorate. Qui emerge la marginalit\u00e0 e la marginalizzazione sociale, l\u2019abbandono e la rovina, la violenza e l\u2019esclusione. Descrivendo luoghi periferici, Vasset mostra la capacit\u00e0 del linguaggio di rischiarare le pieghe del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quattro anni Christophe Hanna annota conversazioni e propositi delle persone che incontra riguardo al denaro, classificandole poi per fasce salariali: il loro nome \u00e8 seguito dallo stipendio percepito a fine mese. <em>Argent<\/em> (Editions Amsterdam, 2018) \u00e8 una \u201csociografia\u201d o un affresco statistico \u2013 e quindi agghiacciante \u2013 della nostra societ\u00e0 e dei suoi rapporti di forza economica.<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il 1969 e il 1978, armato di un coltello dalle venti lame, di una lente e del libro di Binz e Thommen sulla flora svizzera, Ernesto Schick batte in lungo e in largo la stazione internazionale di Chiasso, classificando e disegnando le piante spontanee che crescono al confine italo-svizzero. Resoconto delle sue peregrinazioni tra i binari della stazione, <em>Flora ferroviaria, ovvero la rivincita della natura sull\u2019uomo<\/em> (1980, poi Humboldt Books\/Florette 2015, ormai introvabile) \u00e8 un esempio straordinario di botanica urbana, dove scienza e poesia corrono su due binari paralleli.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" class=\"wp-image-62374 lazyload\"\/><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg?resize=900%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62374\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg?resize=60%2C40&amp;ssl=1 60w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/8-Ernesto-Schick-Flora-ferroviaria.jpg?resize=720%2C480&amp;ssl=1 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ernesto Schick, <em>Flora ferroviaria<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per sette anni (1985-92) Annie Ernaux trascrive quello che vede e sente nei suoi viaggi in R.E.R. (il treno regionale che attraversa la regione parigina), i supermercati, i centri commerciali di Cergy dove si \u00e8 trasferita \u2013 cos\u00ec nasce <em>Journal du dehors <\/em>(1993).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al termine di questo piccolo florilegio, va precisato che queste pratiche non sono n\u00e9 recenti n\u00e9 cantonate alla letteratura occidentale, se pensiamo ai <em>Note del guanciale <\/em>della scrittrice poetessa giapponese Sei Sh\u014dnagon, gi\u00e0 ricordata da Perec in<em> Penser\/Classer<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potrei continuare con altri riferimenti letterari, o potremmo divertirci a suggerire per ciascuno un corrispettivo artistico contemporaneo, in una fruttuosa corrispondenza tra scrittura e arti visive, scienze sociali e naturali. C\u2019imbattiamo cos\u00ec in pratiche e approcci che tendiamo a separare, afferenti a piani troppo divergenti e con agende troppo mirate per trovare un terreno d\u2019intesa. Ad ogni modo, in assenza di corsi, scuole o diplomi, gli esercizi e le varianti proposti da Nova, per cui basta armarsi di penna, taccuino e smartphone, sono sufficienti per portare uno sguardo obliquo sulla vita delle cose e degli esseri \u2013 per farci diventare naturalisti del quotidiano.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Pierre-Olivier Dittmar, <a href=\"https:\/\/tc.hypotheses.org\/7061\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cNova vita\u201d<\/a>, in <em>Techniques et cultures<\/em>, 9 gennaio 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Georges Perec, <em>Penser\/Classer<\/em>, Paris, Hachette, 1992, p. 110.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Id., p. 145.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Id., p. 110.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Id., pp. 109-110.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: <em>fotografia di Cort\u00e1zar che scende dal pulmino &#8220;Fafner&#8221; (1983),  inclusa nel libro <\/em><\/em>Los autonautas de la cosmopista<em><em>, Buenos Aires: Muchnik, 1984,  p. 76<\/em><\/em> <em><em>\u00a9 Fondo Aurora Bern\u00e1rdez, CGAI.<\/em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Farsi \u2018naturalisti del quotidiano\u2019: \u00e8 questa la proposta, per tenerla in una sola frase. 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Non si tratta tuttavia di seguire le orme di naturalisti ed esploratori, di ripercorrere le loro imprese storiche negli angoli pi\u00f9 remoti del pianeta ma, pi\u00f9 modestamente, di far tesoro delle loro esperienze per sondare un continente che non conosce frontiere n\u00e9 mappature affidabili in quanto ubiquo: il quotidiano.<\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"author":21,"featured_media":62394,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3],"tags":[901,3142,973,3143,119,624],"coauthors":[2026],"class_list":["post-62344","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-imago","tag-antropologia","tag-botanica","tag-ecologia","tag-etnologia","tag-riccardo-venturi","tag-sociologia","style--link-2"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Naturalisti del quotidiano - Riccardo Venturi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Farsi \u2018naturalisti del quotidiano\u2019: \u00e8 questa la proposta, per tenerla in una sola frase. 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