{"id":62000,"date":"2025-02-14T00:01:00","date_gmt":"2025-02-13T23:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/antinomie.it\/?p=62000"},"modified":"2025-02-10T19:07:25","modified_gmt":"2025-02-10T18:07:25","slug":"sul-guardare-di-pincio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/14\/sul-guardare-di-pincio\/","title":{"rendered":"Sul guardare di Pincio","gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"text"}]},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Avete presente l\u2019incipit di <em>Magnolia<\/em> di Paul Thomas Anderson? Ci torneremo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esce ora <a href=\"https:\/\/www.sellerio.it\/it\/catalogo\/Panorama-Un-Prologo\/Pincio\/15969\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Panorama. Un prologo<\/em><\/a> (lo chiamer\u00f2 banalmente <em>Panorama 2.<\/em>0), l\u2019edizione Sellerio del romanzo di Tommaso Pincio (il nome \u00e8 un alias; all\u2019anagrafe fa, pare, Marco Colapietro) <em>Panorama <\/em>(senza sottotitoli: lo chiamer\u00f2 banalmente <em>Panorama 1.0<\/em>) pubblicato nel 2015 per le allora neonate NN Edizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mia vita si lega a <em>Panorama<\/em>: la mia vita critica, almeno. Nel 2015, con un pezzo su <em>Panorama 1.0<\/em>, feci il mio esordio nel mondo delle riviste letterarie online. Il pezzo si chiamava: <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/i-pericoli-della-meditazione\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>I pericoli della meditazione<\/em><\/a>. Avevo acquistato il romanzo di Pincio nella libreria fiorentina Todo Modo, il giorno in cui l\u2019autore vi fece una presentazione. Conservo ancora la mia copia, con un suo autografo-disegno (\u00abuna firma contiene in s\u00e9 tanto la rappresentazione dell\u2019identit\u00e0, il nome, quanto quella del preciso momento in cui l\u2019identit\u00e0 si manifesta\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, <em>Panorama 2.0<\/em> \u00e8 un vero e proprio <em>upgrade<\/em>: un sistema operativo che si fa opera-aperta e che, forse, ogni dieci anni deve essere aggiornato. Il volume Sellerio, infatti, contiene <em>Panorama 1.0<\/em> \u2013 nel quale, ieri come oggi, si raccontano le vicende di Ottavio Tondi, un lettore editoriale che diventa una star di spettacoli teatrali <em>sui generis<\/em> (sul palcoscenico il divano di Tondi e lui seduto sopra che legge); la sua vita scorre anodina in una placidit\u00e0 paralizzata ma a suo modo paradisiaca, fra spettacoli, pareri editoriali, sesso ancillare con una studentessa-escort di nome (omen) Maddalena fino a quando un pestaggio brutale lo traumatizza e, nel segno del male, Ottavio <em>cade<\/em>: niente pi\u00f9 teatro, niente pi\u00f9 Maddalena, niente pi\u00f9 letture, anche perch\u00e9, a quanto c\u2019informa il narratore (che pare coincidere con Pincio stesso, con tutte le problematiche del caso) non esiste pi\u00f9 alcuna comunit\u00e0 di lettori; da qui in poi la vita di Ottavio Tondi si riverser\u00e0 tutta su Panorama, un nuovo social d\u2019ispirazione panottica (suggeritogli da uno strano poeta spacciatore, Mario Esquilino) dove il nostro protagonista conoscer\u00e0 Ligeia Tissot, un\u2019utente con la quale intratterr\u00e0 una lunga corrispondenza digitale: dire altro sarebbe spoiler \u2013 e una significativa appendice: <em>Acque chete<\/em>, il primo e unico libro di poesie di Mario Esquilino. Haiku in inglese, tradotti in italiano da Tommaso Pincio (che firma anche un\u2019introduzione al libro) e le fotografie di Eugenio Tibaldi. <em>Acque chete<\/em>: singolare silloge poetica uscita gi\u00e0 nel 2013 per le edizioni Mirror.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Gok.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62022 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"630\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Gok.jpg?resize=900%2C630&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62022\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Gok.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Gok.jpg?resize=300%2C210&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Gok.jpg?resize=768%2C538&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Gok.jpg?resize=60%2C42&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Eugenio Tibaldi, <em>Acque chete #<\/em>G,\u00a02013, disegno digitale su foto, 35&#215;50. Courtesy l&#8217;artista e Galleria Umberto di Marino<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli anni la narrativa di Pincio \u00e8 stata magistero di un <em>eerie <\/em>(laddove dovrebbe esserci qualcosa non c\u2019\u00e8 niente; laddove non dovrebbe esserci niente c\u2019\u00e8 qualcosa, secondo il paradigma stabilito da Mark Fisher) assemblato con i materiali della narrativa stessa. Nello<em> Spazio sfinito <\/em>(2000) i protagonisti si chiamavano Jack Kerouac, Marylin Monroe, Neal Cassady ma non erano i <em>veri <\/em>Kerouac, Monroe e Cassady. In <em>Un amore dell\u2019altro mondo <\/em>figura centrale era Kurt Cobain. Copie difformi, quasi simili agli originali, ma differenti, come espulsi dalla Loggia Nera (ma fino a che punto Cobain \u00e8 <em>reale<\/em> oltre l\u2019<em>evidence <\/em>del proprio corpo sacrificato? Fino a che punto Marylin \u00e8 <em>reale <\/em>dopo il trattamento warholiano della propria immagine? Fino a dove Pincio \u00e8 Marco Colapietro e non davvero Thomas Pynchon? il quale, da par suo, \u00e8 un\u2019altra faccia mascherata che non compare, non si rivela anche se <em>accade<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora quest\u2019angoscia si perfeziona. <em>Acque chete<\/em>, infatti, \u00e8 un libro d\u2019artista, ma di un artista inventato. Esquilino (Pincio-Esquilino) \u00e8 un eteronimo pinciano, che compare prima come autore di questi haiku \u2013 che incanalano in una \u00abpiega\u00bb, cio\u00e8 nel momento di agnizione biografica, personaggi storici dai nomi trasfigurati (Dante diventa Daenti Oleegh Yeary; Dostoevskij &gt; Du Stoya Skee; Immanuel Kant &gt; Imman Yuelle Cant ecc.) accompagnati dalle fotografie di Eugenio Tibaldi (lui s\u00ec, davvero esistente) \u2013 per le false edizioni Mirror (che ricalcano il modello visivo di Adelphi) e poi come personaggio letterario decisivo in <em>Panorama<\/em>. Cos\u00ec l\u2019introduzione di TP ad <em>Acque chete<\/em>, nella quale si racconta di un soggiorno presso la residenza artistica di Fosdinovo e dell\u2019incontro con la poesia di Esquilino per tramite dello scrittore argentino Mart\u00ecn Solares cos\u2019\u00e8? Una meta-interpretazione del proprio laboratorio? Un infingimento narrativo per riflettere su tempo e spazio e, perfino, per dare una propria versione della deleuziana \u00abpiega\u00bb?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Rok.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62025 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"630\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Rok.jpg?resize=900%2C630&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62025\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Rok.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Rok.jpg?resize=300%2C210&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Rok.jpg?resize=768%2C538&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Rok.jpg?resize=60%2C42&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Eugenio Tibaldi, <em>Acque chete #<\/em>R,\u00a02013, disegno digitale su foto, 35&#215;50. Courtesy l&#8217;artista e Galleria Umberto di Marino<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un glitch. Lo scarto percettivo per via di un errore di processo dei pixel che compongono le immagini digitali. \u00c8 il glitch, pi\u00f9 che il labirinto, la figura primaria del <em>Panoramaverse<\/em>. Ed \u00e8 sempre stata la figura primaria nella narrativa di Pincio. S\u00ec, perch\u00e9 seguire gli <em>easter eggs<\/em> che l\u2019autore dissemina, il rizoma dei riferimenti, delle apparenti coincidenze, le efflorescenze che nascono da un punto qualsiasi di un romanzo qualsiasi e diventano rami principali in un <em>altrove <\/em>letterario \u00e8 un gioco che fa passare il tempo, ma <em>cui prodest<\/em>? Pincio \u00e8 un esemplare non tanto della postmodernit\u00e0 \u2013 per cui il remixaggio dei materiali dati segue pratiche ludiche, da fine delle grandi narrazioni (Lyotard), come recita la vulgata. Pincio, semmai, \u00e8 un campione di questa tarda postmodernit\u00e0, di questo tempo sempre <em>out of joint<\/em>, ucronico (come, da par suo e per vie alternative, fa Davide Orecchio), impresso nella matrice dal seminale Philip K. Dick di <em>Tempo fuor di sesto <\/em>(1959), per il quale non \u00e8 importante giocare con le linee temporali ma porre una distanza critica, ancorch\u00e9 labirintica, fra la propria opera e il sistema-mondo che la partorisce. Da <em>M <\/em>fino a <em>Un amore dell\u2019altro mondo<\/em>, da <em>Cinacitt\u00e0 <\/em>a <em>Panorama <\/em>(senza contare le traduzioni: eclatante quella di <a href=\"https:\/\/www.sellerio.it\/it\/catalogo\/Millenovecentottantaquattro\/Orwell\/12924\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Orwell<\/a>) Pincio \u00e8 arrivato con quindici, venti anni di anticipo a parlarci di glitch e di tempolinea, vettore della contemporanea <em>theory <\/em>(diffusosi in rete a partire da Brexit e Trum \u201916) che ci vede coinvolti in un catastrofico incidente nell\u2019acceleratore di particelle del Cern, per il quale \u2013 come avrebbe immaginato Dick \u2013 adesso viviamo un presente alternativo, un presente sosia ma in un\u2019altra linea temporale, quella che ospita la distopia incarnata del Trump bis, del tecnofeudalesimo, del <em>climate change <\/em>(al centro di <em>Cinacitt\u00e0<\/em> del 2008). Scrive oggi Pincio su <a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/una-serie-dal-sottosuolodostoevskij-dei-fratelli-dinnocenzo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00abLucy sulla cultura\u00bb<\/a> (a proposito della serie tv dei D\u2019Innocenzo <em>Dostoevskij<\/em>): \u00abRicordo allora quel che diceva Thomas Bernhard a proposito del protagonista di un suo romanzo, <em>Correzione<\/em>: \u201cNon \u00e8 Wittgenstein, ma \u00e8 Wittgenstein\u201d\u00bb, rivelando cio\u00e8 la matrice della propria ispirazione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Q.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62027 lazyload\"><noscript><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"630\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Q.jpg?resize=900%2C630&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-62027\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Q.jpg?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Q.jpg?resize=300%2C210&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Q.jpg?resize=768%2C538&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Q.jpg?resize=60%2C42&amp;ssl=1 60w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><figcaption class=\"wp-element-caption\">Eugenio Tibaldi, <em>Acque chete #<\/em>Q,\u00a02013, disegno digitale su foto, 35&#215;50. Courtesy l&#8217;artista e Galleria Umberto di Marino<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Acque chete<\/em>, nel suo apparato iconografico, \u00e8 un <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/lo-spazio-s-fin-i\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">testo fantasmatico<\/a>. Le immagini di Tibaldi (che differiscono dall\u2019edizione Mirror perch\u00e9 mancano i referenti \u201crealistici\u201d) sono revisioni computerizzate delle \u00abpieghe\u00bb dei personaggi storici raccontati dal Sillabario di Esquilino: \u00abPer ognuna delle vite esegu\u00ec o trov\u00f2 un disegno specifico, ma che rispondesse anche a uno schema mentale d\u2019ordine pi\u00f9 generale\u00bb. Se la vita, poniamo, di Dante s\u2019incardina intorno a un evento specifico \u2013 incontro con Beatrice \u2013 allora il disegno seguir\u00e0 la forma di una spirale. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 importa \u00e8 che questa possibilit\u00e0 d\u2019esistenza \u2013 che Esquilino <em>agens<\/em> collauder\u00e0 con Ottavio Tondi in <em>Panorama<\/em> \u2013 viene poi trattata da Tibaldi attraverso un software per elaborazione di grafici, pertanto \u00abil disegno diventa una sorta di grottesca olografica che abita lo spazio tanto alla maniera di un fantasma, e dunque di un\u2019esistenza gi\u00e0 consumata, quanto come una mappa tridimensionale, e dunque una possibilit\u00e0 di esistere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019hauntology \u00e8 il sosia del postmoderno\u00bb, scrive Mark Fisher in <a href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2021\/05\/20\/mark-fisher-questi-fantasmi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Schermi, sogni, fantasmi<\/em><\/a>. <em>To haunt<\/em>+ontologia: l\u2019infestazione spettrale si innesta nella qualit\u00e0 ontologica della realt\u00e0, che diviene cos\u00ec ag\u00ecta dai fantasmi. Sono i fantasmi del \u00abnon pi\u00f9\u00bb e del \u00abnon ancora\u00bb. <em>Non pi\u00f9<\/em>: i futuri possibili di societ\u00e0 utopistiche, o della Rivoluzione marxista (Fisher scrive sulla scia del Derrida di <em>Spettri di Marx<\/em>), non si sono mai realizzati. Ma non sono semplicemente falliti: essi si sono esauriti nel loro stato larvale, nella loro esistenza ucronica, ipotetica, solo potenziale. <em>Non ancora<\/em>: persistenze virtuali di detriti digitali, schegge nei romiti spazi degli algoritmi, continuano a infestare il nostro presente per rammentarci che quelle \u00abpieghe\u00bb d\u2019esistenza potevano essere. Il presente, cos\u00ec, rimane intrappolato nell\u2019aporia di non realizzarsi in futuri possibili, semmai di auto-tutelarsi nella cuna (ma dietro l\u2019ingenuit\u00e0 bisogna leggerci un progetto di classe, naturalmente) della nostalgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La macchina nostalgica \u00e8 un dispositivo elitario del postmodernismo, l\u2019hauntology \u00e8 il rumore di grammofono palesemente artificiale che sentiamo nei dischi di Burial o di The Caretaker, \u00e8 il disturbo sonoro che dichiara la propria natura d\u2019innesto, \u00e8 il glitch visivo. Cos\u2019\u00e8 la presenza di Jack Kerouac nello<em> Spazio sfinito <\/em>se non, sempre per citare Fisher a proposito di <em>A History of violence <\/em>di Cronenberg, l\u2019impressione di un testo realizzato da qualcuno che conosceva tutte le caratteristiche del genere ma che \u00e8 incappato, in sede di montaggio, in qualche errore? Un errore, ma correggiamo: il sosia. Una copia <em>quasi del tutto<\/em> uguale all\u2019originale. Una ripetizione (derridiana).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2015\/07\/23\/tommaso-pincio-panorama\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Panorama<\/em> \u00e8 dominato dalle ripetizioni<\/a>. Ottavio Tondi, la sua infinit\u00e0 verticale (\u00abragionando sulla rotondit\u00e0 (un aspetto che mi interessava esaltare) sono arrivato a Ottavio, a un otto, a due tondi\u00bb), Ligeia Tissot, ch\u2019\u00e8 doppio di Poe (<em>Ligeia<\/em>) ma anche della famosa marca degli orologi svizzeri (ma anche di Manganelli che traduce Poe); Esquilino \u00e8 il doppio del poeta scomparso nel Distrito Federal; e naturalmente il doppio primario: Pincio\/Pynchon.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di pi\u00f9: <em>Panorama<\/em> non mette in scena un glitch, un errore di parallasse come negli esperimenti precedenti. <em>Panorama <\/em>(gi\u00e0 nel 2015) \u00e8 la messa in prosa di un dispositivo ottico. Il Panorama-social (un sosia di Facebook, ma quasi-del-tutto simile a quello, senza combaciarvi del tutto: l\u2019impressione <em>eerie <\/em>di essere in presenza di qualcosa che dovrebbe essere <em>piena<\/em> ma \u00e8 <em>vuota <\/em>persiste incontrollata) \u00e8, lo dice il narratore, un esperimento erede diretto del Panopticon di Jeremy Bentham. Anche i nostri social network \u2013 e oggi nel 2025 \u00e8 pi\u00f9 evidente che dieci anni fa \u2013 sono mezzi di controllo e propaganda sociale nei quali siamo <em>prosumers<\/em>: \u00abI riflettori sono sempre puntati sugli scrittori\u00bb. S\u00ec, tutti scrivono, in una produzione incessante di performance (una nuova, tribale, oralit\u00e0 che ricorda sia McLuhan che la Nuova Carne di Cronenberg e, in fondo, non c\u2019\u00e8 differenza tra il Villaggio Globale e <em>Videodrome<\/em>) che chiedono non una comprensione (critica) profonda, ma un giudizio: ogni esibizione deve ricevere un punteggio; gli scrittori del <em>Panoramaverse<\/em> vogliono essere giudicati (ma la fragilit\u00e0 emotiva \u00e8 somma e un giudizio negativo non \u00e8 tollerato).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec Panorama-Panopticon, con la sua pulsione scopica, grazie alla manomissione del \u201cguardare\u201d crea anestesia, paralisi, abulia, sonnambulismo (Ligeia mostra un letto). \u00abL\u2019umanit\u00e0\u00bb si fa \u00abpaesaggio\u00bb. \u00abIl pubblico non va a teatro per vedere un palco vuoto, ma io vi dico che perfino un palco vuoto basta per fare spettacolo, se il teatro \u00e8 pieno, anzi se c\u2019\u00e8 qualcuno, anche uno spettatore soltanto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Panorama<\/em> \u00e8 un romanzo su Eden e Caduta del \u201cguardare\u201d. Ottavio Tondi vive dapprima in un Eden (\u00abLa lettura pura \u00e8 una forma di beatitudine, una condizione simile alla santit\u00e0 ed \u00e8 in questi termini che ho inteso il personaggio di Tondi: un santo seppure fallito\u00bb, <a href=\"https:\/\/diacritica.it\/letture-critiche\/sulla-genesi-di-panorama-intervista-a-tommaso-pincio.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>). Maddalena, la cui <em>fellatio <\/em>\u00e8, significativamente, antiprole, gli fa vivere una sessualit\u00e0 senza scopi, gratuita anche se a pagamento. Questa condizione edenica \u00e8 all\u2019insegna di <em>Bruges la morta <\/em>di Georges Rodenbach, che \u00e8 anche un iconotesto. Ma poi Ottavio cade: quasi cade dal Ponte Sisto, la comunit\u00e0 letteraria esanime quasi viene bandita dal consorzio sociale, la sua vita inizia a vivere in una \u00abcattiva infinit\u00e0\u00bb post-hegeliana (i round senza costrutto per il GRA, la marijuana e quindi l\u2019incontro pi\u00f9 infernale di tutti: quello con Mario Esquilino). E, infine, il \u201cguardare\u201d di apparenti possibilit\u00e0 infinite, lo \u00absguardo senza occhi\u00bb (\u017di\u017eek\u00a0) di Panorama e di Ligeia (Ottavio, \u00abUn nome specchio che si adattava bene alla funzione che inizialmente doveva avere il personaggio, quello di uno specchio attraverso il quale raccontare Ligeia\u00bb, ancora da \u00abCarmilla\u00bb) dove a dominare la scena di Ligeia c\u2019\u00e8 un\u2019edizione in tre volumi di <em>Clarissa<\/em>, romanzo settecentesco di Richardson che narra, ovviamente, di una caduta. La vita di Ottavio \u00e8, dunque, una specie di <em>Imitatio Christi<\/em>? Di pi\u00f9: \u00e8 un viaggio nel destino dell\u2019Uomo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatto sta che nel mio articolo del 2015 parlavo di una meditazione (trascendentale) ghermita dagli artigli del capitale, del controllo. Ma naturalmente anche il mio faldone su <em>Panorama <\/em>dovr\u00e0 aggiornarsi ora che il testo s\u2019\u00e8 dotato di un <em>Prologo<\/em> (e di un\u2019appendice assai riflessiva). Chiss\u00e0 che Pincio non ci riservi un ulteriore seguito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ho finito ancora. Parlavo di <em>Magnolia<\/em> all\u2019inizio di questo pezzo. Del suo, folgorante, incipit, in particolare. L\u00ec l\u2019arte narrativa di Paul Thomas Anderson (PTA\u2026 TP\u2026 Tommaso Pincio; giova ricordare che PTA \u00e8 regista anche di una versione cinematografica di <em>Vizio di forma <\/em>di Thomas Pynchon) spariglia le carte: un prologo che \u00e8 anche un mini-romanzo introduttivo: tre <em>case studies<\/em> che illustrano il dilemma consueto: Caso o Destino? Ebbene, quando lessi <em>Panorama 1.0 <\/em>non avevo ancora letto <em>Acque chete<\/em>. Ora, in questa nuova edizione, leggendo l\u2019introduzione al libello apprendo che Tommaso Pincio \u201cricevette\u201d notizia di Esquilino durante la residenza al castello di Fosdinovo. Caso (?) vuole che la residenza sia governata da Pietro Torrigiani e Maddalena Fossombroni, signori del castello (\u00e8 il caso di dirlo). Be\u2019, forse \u00e8 solo frutto di coincidenze ma la libreria Todo Modo di Firenze (la copia di <em>Panorama <\/em>firmata dall\u2019autore, il mio esordio nelle riviste online, la mia esistenza che, tutto sommato, <em>cambia<\/em>) vede, fra i suoi titolari, proprio Torrigiani &amp; Fossombroni. Forse \u00e8 davvero una coincidenza, ma \u00abl\u2019umile opinione di questo narratore \u00e8 che non si tratti solo di \u201cqualcosa che \u00e8 successo\u201d e che non possiamo archiviarlo come uno scherzo del Caso [\u2026] per me non si tratt\u00f2 di una \u201cpura fatalit\u00e0\u201d [\u2026] No, stranezze simili accadono di continuo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stacco.<br><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Gdc95XaCfT0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Canzone d\u2019apertura<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tommaso Pincio<br><em><a href=\"https:\/\/www.sellerio.it\/it\/catalogo\/Panorama\/Pincio\/15969\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Panorama. Un prologo<\/a><\/em><br>con disegni digitali di Eugenio Tibaldi<br>Sellerio, 2024, 344 pp., \u20ac 16<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\" style=\"color:#6a6666;font-size:15px\"><em>In copertina: Eugenio Tibaldi, <\/em>Acque chete #F<em>,\u00a02013, disegno digitale su foto, 35&#215;50. Courtesy l&#8217;artista e Galleria Umberto di Marino<\/em><\/p>\n","protected":false,"gt_translate_keys":[{"key":"rendered","format":"html"}]},"excerpt":{"rendered":"<p>Esce ora &#8220;Panorama. Un prologo&#8221; (lo chiamer\u00f2 banalmente &#8220;Panorama 2.0&#8221;), l\u2019edizione Sellerio del romanzo di Tommaso Pincio (il nome \u00e8 un alias; all\u2019anagrafe fa, pare, Marco Colapietro) &#8220;Panorama&#8221; (senza sottotitoli: lo chiamer\u00f2 banalmente &#8220;Panorama 1.0&#8221;) pubblicato nel 2015 per le allora neonate NN Edizioni. 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Conservo ancora la mia copia, con un suo autografo-disegno (\u00abuna firma contiene in s\u00e9 tanto la rappresentazione dell\u2019identit\u00e0, il nome, quanto quella del preciso momento in cui l\u2019identit\u00e0 si manifesta\u00bb).\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/14\/sul-guardare-di-pincio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Sul guardare di Pincio - Filippo Polenchi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Esce ora &quot;Panorama. 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Conservo ancora la mia copia, con un suo autografo-disegno (\u00abuna firma contiene in s\u00e9 tanto la rappresentazione dell\u2019identit\u00e0, il nome, quanto quella del preciso momento in cui l\u2019identit\u00e0 si manifesta\u00bb).","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/14\/sul-guardare-di-pincio\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/14\/sul-guardare-di-pincio\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/14\/sul-guardare-di-pincio\/#primaryimage","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/cover-Polenchi-Pincio.jpg?fit=1100%2C770&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/cover-Polenchi-Pincio.jpg?fit=1100%2C770&ssl=1","width":1100,"height":770},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/antinomie.it\/index.php\/2025\/02\/14\/sul-guardare-di-pincio\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/antinomie.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Sul guardare di Pincio"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#website","url":"https:\/\/antinomie.it\/","name":"Antinomie","description":"scritture e immagini","publisher":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/antinomie.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#organization","name":"Antinomie","url":"https:\/\/antinomie.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","contentUrl":"https:\/\/i0.wp.com\/antinomie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/logo_antinomie_cerchio.png?fit=3543%2C3543&ssl=1","width":3543,"height":3543,"caption":"Antinomie"},"image":{"@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/antinomie.it\/","https:\/\/x.com\/antinomie_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/antinomie.it\/#\/schema\/person\/8a56afd32d00fb4c516432d81cf4c30c","name":"Filippo Polenchi","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3628cd3ba00f7817e26670c0f0c71c9660120058ef3b230cd1be3f92d23e254e?s=96&d=blank&r=g62a53f96f857070b4515cb7d866681ce","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3628cd3ba00f7817e26670c0f0c71c9660120058ef3b230cd1be3f92d23e254e?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3628cd3ba00f7817e26670c0f0c71c9660120058ef3b230cd1be3f92d23e254e?s=96&d=blank&r=g","caption":"Filippo Polenchi"},"description":"\u00e8 nato e cresciuto a Firenze. 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